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ANTEPRIMA MULTIMEDIALI

tipologia: Bibliografie ed altri insiemi documentari; Id: 21+++


Area dell'identificazione
Titolo Bibliografia tematica/contestuale ad uso dialettico/integrativo di documentazione bibliotecaria storicamente determinata - segnalazione da parte del prof. Leonardo Allodi
Area della descrizione
Note In ottemperanza a quanto riportato nella nostra nota sulla Privacy (riguardo a possibilità integrativa, coerente con Suprema Corte di Cassazione, cfr. sentenza 5525/2012), nota che sintetizza il nostro compromesso tra deontologia ed etica riguardo ai cosiddetti diritti all'oblio ed alla memoria, che consta del testo:

Le trascrizioni precedentemente visualizzate sono tratte da documentazione già pubblicata, dunque materiale che come biblioteche abbiamo il dovere di rendere consultabile e nell'epoca del digitale - con pro e contro -, rendere riscontrabile on-line. La fonte scritta - ivi compreso quella comunemente definita orale fissata su supporto durevole nel tempo -, non rappresenta che un oggetto attivato dalla ricerca di un individuo, individuo formato ed in relazione con una cultura: essa determina gli interessi che hanno attivato una determinata ricerca individuale. Affinché una data cultura si sviluppi, la memoria e l'oblio sono entrambi processi necessari, selettivi, ma soltanto nel loro divenire storico dunque critico: la negazione della dialettica, una memoria imposta ed un oblio forzato - il totalitarismo -, porterebbero alla distruzione di quella data cultura - scriveva Buttitta «[Un populu] Diventa poviru e servu / quannu i paroli non figghiano paroli / e si mancianu tra d'iddi». Consigliamo caldamente coloro i quali si sentissero lesi moralmente dai brani consultabili in questa sede, di controbattere, rettificare o commentare - dialettica... -, al qual proposito è possibile peraltro utilizzare lo strumento K-Commenti (per commento sul documento specifico in calce alla schedatura od alla trascrizione); ciò nonostante per limitare gli effetti di letture superficiali, non volendo divenire involontario pretesto di "gogna" sociale, né amplificatori di cronache spicciole non più - se mai -, di importanza per la Memoria, ci rendiamo disponibili laddove specificatamente e motivatamente richiestoci ad applicare degli omissis alla trascrizione liberamente visualizzabile.

Abbiamo ampiamente riflettuto sul caso in oggetto.


All'Istituto della Memoria in Scena (ONLUS) è stata inviata da uno studio legale bolognese una diffida per conto del prof. Leonardo Allodi con oggetto «rimozione articoli sul prof. Leonardo Allodi» ed una triplice richiesta, argomentata principalmente sul diritto all'oblio, ma che giungeva addirittura ad alludere ad illeciti analoghi alla «diffamazione» (a mezzo stampa), come da sentenza cassazione ivi citata:
«Riteniamo, quindi, che abbiate commesso un gravissimo illecito nel non aver segnalato l'iter giudiziario della vicenda coinvolgente il nostro assistito, onere che incombeva sicuramente su di Voi nel momento in cui avete deciso di digitalizzare e indicizzare l'archivio storico del giornale; sul punto, la giurisprudenza statuisce chiaramente: '... è necessario che il giornalista che intenda dar conto di una vicenda la quale implichi risvolti giudiziari a distanza di tempo dall'epoca dell'acquisizione della notizia, completi e aggiorni la verifica di fondatezza della notizia nel momento diffusivo...' (Cass. pen., 15.1.2008, n. 14062)».

Dopo averla ricevuta, condivisa con l'esecutivo e la Segreteria del coordinamento delle Biblioteche KosmosDOC, e letta attentamente; vagliati i pareri dei nostri riferimenti etici, accademici e legali, e parallelamente compiuto ricerche piuttosto approfondite su quei fatti e sui testi ad essi relativi reperibili liberamente nella rete internet (quelli relativi al nostro sistema KosmosDOC sono stati inseriti in questa "bibliografia", quelli esterni al nostro sistema sono citati in appendice in calce a questo testo), riteniamo il nostro operato svolto in modo assolutamente corretto sia dal punto di vista deontologico - inteso in questa sede nello specifico biblioteconomico -, sia da quello etico - in questa sede comprensivo dell'intero operato i cui risvolti indiretti possono risultare relativi ai cosiddetti diritti all'oblio ed alla memoria.
Difatti, l'accettazione di un principio di rimozione di un oggetto bibliografico, implicherebbe gravi ripercussioni, non soltanto sul nostro Istituto o gli altri Istituti consociati nel Sistema Documentario Integrato dell'Area Fiorentina, ma sull'intero sistema bibliografico almeno sino all'SBN: le Biblioteche dovrebbero eliminare gli analitici/spogli di periodico dove viene citata la "menzione" di un arresto, ad esempio nel caso reperibile come primo risultato di una ricerca su Google della stringa testuale «capogruppo pci al Comune Rosario Fiorentino» relativo al sito SBN Rita Pennarola, Il corvo di Sorrento. arrestato e poi subito rilasciato il capogruppo pci al Comune Rosario Fiorentino, in «La voce della Campania. quindicinale regionale di politica, economia, cultura e attualità», 1989/n. 9 ?!?

Neghiamo dunque la responsabilità che parrebbe ci voglia essere attribuita relativa alla pubblicazione dei testi, non potendo considerare come tale l'operazione catalografica di una Biblioteca sul proprio patrimonio detenuto, unica nostra creazione di cui possiamo essere ritenuti responsabili, e verso la quale va il nostro impegno di continua correzione degli errori, ulteriormente alla nostra disponibilità integrativa. Il catalogo è ciò che è posto on-line a pubblico accesso: gli OPAC sono in uso da molti decenni, e ridurne la portata significherebbe ridurre la fruibilità pubblica di quelle informazioni più maturate, ossia quelle Fonti pubblicate (non direttamente la Memoria che in questa sede consideriamo sinonimo di cultura - in tutti i suoi significati - e l'Oblio che in questa sede possiamo definire processo selettivo che sviluppa la Memoria, la quale determina l'interesse di una ricerca odierna in una dimensione temporale e dunque crea l'attualità del passato), lasciando le altre egemoniche, ossia negando di fatto «il diritto essenziale per le "smemorate società moderne" immerse solo in un smisurato e immantinente presente» - come solidarmente espresso dal collega Calogero Governali, Responsabile del Centro Documentazione Archivio Storico CGIL Toscana. Il catalogo, ivi compreso quello analitico, sia esso minuziosamente descritto fino alla trascrizione, elaborato con procedure automatiche tramite microfilmatura digitale, comprensivo di soggettazione od altri indici testuali e metatestuali, o reso ricercabile, non può costituire ripubblicazione né tantomeno riedizione; se, dunque, dovessimo sottoporre dal Codice sulla Privacy a «trattamento» archivistico per «finalità storiche», salvo la disponibilità di «integrazione» della dialettica, i «dati sensibili» e «giudiziari» non soltanto per l'inedito o mai reso pubblico, ma per l'oggetto pubblicato (neppure "pubblico", esempio oggetto consultabile in pubblici registri, né registrazione privata di una trasmissione pubblica ossia una fissazione statica di un oggetto dinamico, ma oggetto reso statico all'origine, come sancito dalla flessione al participio passato del lemma "pubblico") e di conseguenza per la sua esistenza inventariale e per la sua istanza catalografica, l'intero sistema biblioteconomico ne sarebbe scoinvolto, laddove un'interpretazione del genere minerebbe le fondamenta stesse dei concetti internazionalmente riconosciuti di unità bibliografica (tra gli altri dalla stessa IFLA).

Nel caso specifico non stiamo neppure descrivendo cosiddetta "Letteratura grigia", come un ciclostilato a diffusione locale, ma un settimanale con tiratura di 90.000 copie, come «Rinascita» - e ne consegue anche i quotidiani «l'Unità» o «Avanti!» o fossero come nell'integrazione posta in appendice «La Stampa» o «Lotta Continua» o fossero verosimilmente «Avvenire», «La Repubblica», «Corriere della Sera», od anche «Il Popolo d'Italia» del Ventennio o le riviste «Civiltà Cattolica» fondata dal padre gesuita Carlo Maria Curci o «La Critica» fondata dal filosofo liberale Benedetto Croce, Karl Marx e Friedrich Engels, Il Manifesto del Partito Comunista, traduzione di Pietro Gori, F. Fantuzzi, Milano, 1891 [1a ed Londra, 1848], Diderot e D'Alambert (direzione di), Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers, Le Breton ed altri editori, 17 voll. + 11 voll tavole, Paris, 1751-1772 oppure Miguel de Cervantes, El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha, Juan de la Cuesta, Madrid, 1605 od ancora Charles Darwin, The origin of species, John Murray, London, 1859 o Johannes Gutenberg (redazione di), cosiddetta Bibbia a quarantadue linee, Magonza, 1455.

I beni culturali costituiscono un sistema complesso che deve sottostare ai principi di natura, ed alle peculiarità linguistiche, legislative, tecnico/scientifiche delle società in cui sono tutelati. Il tempo passato in un sistema linguistico è stato constatato essere quasi un universale, utilizzato sin dai primitivi complessi di comunicazione. Il passato non passa: è e - speriamo - sarà.
Ridurre l'accesso ai beni pubblicati, ossia il catalogo di naturale sedimentazione del pubblicato nel tempo, non è volontà dichiarata dal legislatore, neppure per il «trattamento» dei «dati sensibili» e «giuridici», come definiti nell'art. 4 D.Lgs 196/2003 e successive modificazioni; laddove il bene sia di natura coerente, il portato principale del Codice della Privacy, con le dovute eccezioni, è recepito nelle modalità di consultazione del patrimonio archivistico dagli artt. 122 e seguenti del D. Lgs 42/2004, e più generalmente anticipato nel Codice di deontologia e buona condotta per i trattamenti di dati personali per scopi storici, Provvedimento del Garante n. 8/P/2001; del portato mutuabile anche su nature differenti di bene culturale, nel caso del pubblicato, coerentemente con i principi biblioteconomici (ed il codice deontologio dell'AIB, in revisione) e coerentemente con l'orientamento suggerito dalla Suprema Corte di Cassazione (cfr. sentenza 5525/2012), mediante l'istanza catalografica è possibile accogliere, nel corso del tempo, integrazioni sviluppabili nei modi e nelle forme che sono ritenute opportune dai rispettivi OPAC, nel rispetto non soltanto delle specificità scientifiche e culturali delle discipline coinvolte da norme catalografiche delle più eterogenee (tra le quali quelle relative agli standard ISBD, ISAD(g), ISAAR(cpf), e le molte dell'Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD), che possono avvalersi tra gli altri di sistemi di classificazione - esempio Dewey -, di thesauri - es. Iconoclass - e soggettari - es. Nuovo Soggettario BNCF -, di sistemi linguistici di lemmatizzazione e sviluppo morfologico, di indici dei nomi e di luoghi, di altri indici testuali che possono basarsi anche su sistemi di trascrizione automatica e manuale, sistemi OCR e riconoscimento del layout, anche laddove sia stata operata una microfilmatura digitale, etc.), ma della stessa natura dialettica della Storia.
Per quanto nelle nostre forze il compito che prima dei nostri giorni fu diretto dai «Conservatori» della Biblioteca d'Alessandria sarà onorato. Vogliamo quindi fornire quanta più chiarezza possibile sul nostro catalogo e dunque offriamo in questo caso specifico, ulteriormente alla possibilità di integrazione descritta nella nostra nota sulla Privacy, queste due "bibliografie ad uso integrativo/dialettico di documentazione bibliotecaria storicamente determinata" (tematica/contestuale e specifica), uno spazio gratuito ed ai testi direttamente connesso, ad uso integrativo del prof. Allodi, ove egli possa rettificare o commentare gli articoli che lo riguardano e/o i fatti stessi dell'epoca.

[primo spazio previsto ad uso integrativo del prof. Leonardo Allodi]



Ulteriormente non possiamo che precisare quanto segue.

Fermo restando che da tutte le ricerche svolte a seguito della diffida ricevuta, abbiamo intuito che l'Allodi, al momento dei fatti in oggetto, sia stato un giovane studente, maturato in anni in cui la militanza, anche estremista, era un fatto piuttosto comune, e che, riguardo le indagini, è stato prosciolto da ogni accusa dopo l'istruttoria; fermo restando che come Archivi e Biblioteche in funzione pubblica fruibili dalle più disparate istanze intellettuali, politiche, etc., con un patrimonio documentario che solo per l'Istituto della Memoria in Scena consta di decine di tonnellate di cartaceo che abbiamo il dovere di rendere ricercabili al pubblico, e che nel caso in oggetto, trattandosi di patrimonio documentario già pubblicato, esso non debba sottostare alle normative archivistiche relative alla Privacy, ci dichiariamo estranei ad ogni responsabilità sui testi pubblicati anni orsono da editori altri di cui noi, in quanto Biblioteche, deteniamo copia che rendiamo consultabile come documento edito e storicamente definito, e dunque chiariamo che non possiamo riconoscere la nostra responsabilità sull'eventuale incompletezza dei testi dell'epoca, e che la nostra responsabilità sul lavoro di catalogo analitico in OPAC, come per ogni altro catalogo analitico collettivo si limita al consentire la ricerca quanto più esaurientemente possibile su dati oggetti, ivi compreso tramite indici testuali e metatestuali, e che il catalogo è un oggetto in divenire e visualizzabile "allo stato dell'arte". Crediamo che le Biblioteche e di conseguenza gli OPAC analitici debbano costituire antipodo dei vari «porto delle nebbie» (di cui, ad esempio, in Franco Coppola, Il 'porto delle nebbie' tra crimini e misfatti, in «La Repubblica», «Cronaca di Roma», 20/3/1997, p. 4 oppure Alessandra Arachi, «Lo spostamento è un colpo al cuore Ma il porto delle nebbie non c' è più», in «Corriere della Sera», 12/6/2010, p. 5, od ancora Claudia Fusani, Il Csm «attenziona» la procura di Roma. Piazzale Clodio, il porto delle nebbie, in «l'Unità» [Nuova Iniziativa Editoriale], 12/03/2010, p. 26). Nelle peculiarità di ciascuna procedura relativa alle Scienze dell'Informazione (conoscenza accertabile, fondata su basi epistemologiche, non determinata prevalentemente da peculiarità culturali), la più ampia ricercabilità dei testi pubblicati è deontologicamente obbligatoria per ogni Biblioteca in funzione pubblica: dovremmo forse lasciare alle incurie del tempo e della polvere i volumi - ed i cataloghi che li descrivono analiticamente - al più consegnandoli ben chiusi, senza renderli de facto ricercabili da parte di coloro che ne fanno richiesta, quantunque fosse dimostrato - non è questo il caso - i testi riportino notizie incomplete, non veritiere o diffamatorie?

In merito alla "menzione" dell'iter giudiziario: non possiamo essere equiparati ad un giornalista che voglia pubblicare un nuovo articolo, né al giornale che lo pubblica, in quanto il giornalista tramite il giornale scrive per moltitudini di lettori o ascoltatori (attivi nell'interpretazione ma piuttosto passivi nella scelta del testo) determinando - lui stesso o su mandato della redazione - i testi e gli argomenti imposti in un'"agenda", la quale potrebbe risultare inattuale; il bibliotecario svolge una funzione opposta, ossia la messa a disposizione di una moltitudine di testi individualmente per ciascuno dei lettori, e sui più disparati argomenti per lo più inattuali. Tra l'altro per il caso in oggetto, ci è doveroso precisare che sino al momento della diffida le visualizzazioni delle pagine relative, compreso le visualizzazioni del prof. Allodi e presumibilmente dei suoi legali, siano state pochissime, e dunque che la notizia nel nostro sistema di prestito bibliotecario non sia stata oggetto di attenzione pubblica; inoltre, seppure non potrebbe essere imputabile a nostra responsabilità, abbiamo constatato il giorno in cui abbiamo letto la diffida come, alla ricerca su Google.it della stringa testuale «"prof. Leonardo Allodi"», sui 245 risultati, non sia risultata alcuna pagina relativa al nostro sistema e neppure nei 350 risultati relativi alla stringa «"Leonardo Allodi"», e soltanto con le stringhe «"Leonardo Allodi" neofascismo» si sia ottenuto un elenco in cui sia comparso un riferimento ad una pagina relativa ad un articolo che per le precisazioni di questa Bibliografia abbiamo isolato in Raimondo Bultrini, [Mario Amato] [1a p] Da anni seguiva i casi più scottanti. [5a p] Voleva interrogare oggi un fascista «pentito», in «l'Unità», edizione nazionale del 24 giugno 1980, pp.1 e 5

E' da far notare come per noi, in quanto Biblioteche, ogni manomissione degli indici testuali e metatestuali in un'operazione che analogamente ad altri "insabbiamenti" rappresenta una forzatura rispetto al naturale sviluppo del catalogo (indici che, ove influenzati dalle nostre peculiarità culturali, sono frutto di procedure generali, metodi o tassonomie non pensate in funzione di risalto di una specifica peculiarità politica), costituisca una nostra rinunzia, seppur piccola, alla deontologia professionale dello specifico biblioteconomico che solo umanamente potrebbe giustificarsi ove vi sia una netta prevalenza di un opposto risvolto etico dettato dal caso particolare.

Riguardo ai risvolti etici che il nostro operato indirettamente comporta, è stato pure analizzato il caso specifico in merito alla prevalenza del cosiddetto diritto all'oblio rispetto a quello della memoria. I fatti relativi ai testi in oggetto sono profondamente legati ad un orizzonte "politico" ("politico" neppure come opinioni personali od adesione a partiti, ma inteso in questa sede come volontà storica dei partecipanti a quei gruppi di rendere manifeste le proprie azioni). In questo giudizio "di merito", cui siamo stati costretti successivamente alla diffida ricevuta, abbiamo dovuto constatare che l'"ago della bilancia" piuttosto che sul personale diritto all'oblio, ha fatto prevalere il collettivo diritto alla memoria, memoria collettiva come frutto della sintesi di quel percorso dialogico cui facciamo riferimento in nota e per cui vi è sempre un contrasto con il relativo personale. Sebbene a garanzia di questo contrasto ci rivolgiamo spesso al tomo del personalista Paul Ricoeur, La memoria, la storia, l'oblio, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2003, stavolta, abbiamo dovuto considerare i testi del caso specifico, in potenza, molto utili alla collettività, per cui gli stessi aspetti che collateralmente, in atto, possono avere risvolti personali debbono, nella loro portata "esemplare" seppur particolare, prestarsi alla ricercabilità e dunque, solo al momento in cui il potenziale sia in atto, divenire oggetto della capacità critica dell'individuo: i testi sono stati giudicati potenzialmente utili - fonti storicamente determinate - per la ricostruzione storica di una delle tematiche più importanti del nostro trascorso repubblicano.

Ciò nonostante siamo voluti venire incontro alle richieste rivolteci. Non potendo e non volendo giudicare nel merito l'effettiva completezza ed aderenza dei testi ai fatti descritti (comunque testi storicamente definiti), né tantomeno volendo giudicare nel merito i fatti stessi, abbiamo dedicato alcuni giorni a sviluppare le trascrizioni relative quanto più filologicamente corrette. Pur non ritenendoci obbligati in tal senso, la struttura multi-dimensionale delle varie norme di catalogo sperimentali implementate in KosmosDOC, ha consentito la realizzazione di questa 'Bibliografia tematica ad uso integrativo di documentazione bibliotecaria storicamente definita - segnalazione da parte di Leonardo Allodi', ed una analoga 'Bibliografia personale', composta dagli articoli reperibili tramite il nostro sistema; quella personale contiene gli 11 articoli in cui è citato il nome «Leonardo Allodi», alla quale, nella presente tematica, sono aggiunti altri 14 articoli, che si trovavano affianco nella stessa pagina, in funzione di una migliore contestualizzazione dei testi, dei fatti specifici, e del "clima" di quei giorni.
Con la presente, offriamo la possibilità al prof. Leonardo Allodi, di integrare, commentare, rettificare, quanto all'epoca è stato scritto.
E' una funzione insolita per un sistema bibliotecario offrire sui propri cataloghi una "descrizione" del genere. Ma chissà che questa sperimentazione - cui siamo giunti soltanto dopo la diffida ricevuta -, non sia la strada giusta per sviluppare il percorso eticamente e deontologicamente corretto, che consente, tramite la metatestualizzazione delle fonti, l'esistenza del potenziale luogo dialettico delle particolarità politiche ed intellettuali storicamente determinate, anche laddove queste siano dedotte da testi incompleti, ed anche laddove gli editori storici non combacino più con quegli attualmente esistenti. Con un suffisso ormai alla moda, ma in questa sede applicato alla biblioteconomia ed alla Storia: i cataloghi dialettici 2.0...


[secondo spazio previsto ad uso integrativo del prof. Leonardo Allodi]











Appendice delle fonti reperibili tramite la rete internet esternamente a KosmosDOC i cui testi citino l'Allodi, e siano riferiti a quei fatti.
redazionale, Indagini su gruppo neofascista a Rieti e a Parma: due arresti [sottotitolo: Collegamenti con le bombe al Campidoglio e a Regina Coeli? Indagini su gruppo neofascista a Rieti e a Parma: due arresti], in «La Stampa», 17/05/1979 - numero 108 pagina 14 [da http://www.archiviolastampa.it/ component/ option,com_lastampa/ task,search/ mod,libera/ action,viewer/ Itemid,3/ page,14/ articleid,1073_01_1979_0108_0014_15349840/ (omettere gli spazi a seguire le barre dell'URL)]
PARMA — Nel quadro dell'operazione che ha preso l'avvio dalla Procura della Repubblica di Rieti, i carabinieri del nucleo operativo di Parma hanno arrestato due estremisti. Il primo è Claudio Mutti, 33 anni, abitante in [indirizzo omesso nella trascrizione integrativa d'appendice KosmosDOC], insegnante di lettere all'istituto magistrale. A suo tempo sospettato di essere coinvolto nella strage di piazza Fontana, Mutti, da tempo noto per le sue idee di estremista, sarebbe il teorico di un movimento denominato «nazi-maoismo», nel quale confluirebbero estremisti di destra e di sinistra. Il secondo arrestato è Leonardo Allodi, 23 anni, [indirizzo omesso nella trascrizione integrativa d'appendice KosmosDOC], studente universitario a Bologna, incensurato. Il loro arresto è avvenuto in gran segreto. I carabinieri hanno eseguito gli ordini di cattura emessi dal sostituto procuratore di Rieti nei confronti di cinque persone, fra le quali appunto Mutti e Allodi; altre due persone — una di Torino ed una di Roma, di cui non si conoscono i nomi — non sarebbero finora state rintracciate. II quinto, già in carcere, è l'operaio Maurizio Neri, 30 anni, residente a Salisano di Rieti. Sulle tracce di quest'ultimo gli inquirenti, secondo quanto si apprende da Rieti, erano arrivati nel corso di indagini iniziate una ventina di giorni or sono in seguito alla comparsa di scritte neonaziste sul monumento che a Monte Tanza, un paese del Comune di Monte San Giovanni in provincia di Rieti, ricorda le vittime della strage compiuta dai tedeschi nel 1944. In casa di Neri e stato scoperto un ricchissimo archivio composto da documenti, nastri e lettere appartenenti ad organizzazioni terroristiche sia di destra che di sinistra. Secondo notizie giunte da Roma, ieri stesso si sarebbe tenuto un vertice fra i magistrati che si occupano degli ultimi attentati terroristici; si sarebbe accertato che dai documenti risulterebbe confermata l'esistenza di un «Movimento rivoluzionario popolare» che ha rivendicato gli attentati a Regina Coeli e al Campidoglio. Sarebbero già state eseguite una cinquantina di perquisizioni in varie città italiane e si sarebbero già raccolti circa duemila nomi. Si prevedono, pertanto, ulteriori sviluppi.


Giuseppe Fredi, Una centrale eversiva scoperta a Rieti (è fascista: ha collegamenti con le Br?) [sottotitolo: Fra i documenti sequestrati c'è un programma di azioni «contro il sistema» da compiere insieme con i gruppi di estrema sinistra - In carcere Mutti, Allodi e Neri], in «La Stampa», 19/05/1979 - numero 109 pagina 14 [da http://www.archiviolastampa.it/ component/ option,com_lastampa/ task,search/ mod,libera/ action,viewer/ Itemid,3/ page,14/ articleid,1073_01_1979_0109_0014_15350856/ (omettere gli spazi a seguire le barre dell'URL)]
DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE RIETI — E' stata individuata una centrale eversiva con una vasta rete di diramazioni in tutta Italia. Per ora sono in carcere tre persone, due prese a Parma, una terza in provincia di Rieti (una quarta viene ricercata), ma altri arresti sono previsti nei prossimi giorni. Su tutta l'operazione, diretta dalla procura del capoluogo sabino, è calata una coltre di silenzio. Si parla di una organizzazione neo-nazista che cercava alleanze con le Br. L'attenzione degli inquirenti è accentrata su Claudio Mutti. 23 anni, di Parma. Professore, esperto di lingue, amico di Franco Freda, coinvolto a suo tempo nell'inchiesta sulla strage di piazza Fontana, sospettato di appartenere al disciolto Ordine Nuovo, si è trovato nei guai anche per la bomba sul treno Italicus, ma in istruttoria è stato assolto. Espulso dal msi nel '74, da allora si è dato molto da fare per creare comitati come quello per l'«Amicizia con la Libia». Mutti, oltre che di associazione sovversiva e ricostruzione del disciolto partito fascista, deve rispondere anche di favoreggiamento nei confronti del latitante Franco Freda, del quale era curatore di affari editoriali. Ieri il professor Mutti è stato interrogato nel carcere di «Santa Scolastica» dal sostituto procuratore Giovanni Canzio. Tre ore di colloquio, durante le quali al Mutti è stata rivolta una serie di contestazioni soprattutto di carattere ideologico, rinviando la continuazione dell'interrogatorio ai prossimi giorni. Usciti dalla casa circondariale, sia il magistrato che gli avvocati difensori. Costantino Cambi e Piero Moscati, hanno tenuto la bocca chiusa. Canzio si è appellato al segreto istruttorio e al vincolo si sono attenuti anche i due legali. Stamane verrà ascoltato Leonardo Allodi, 23 anni, di Parma, studente nella facoltà di scienze politiche dell'università di Bologna. E' il secondo degli arrestati e deve rispondere d'associazione sovversiva e ricostituzione del disciolto partito fascista. Maurizio Neri, 26 anni, operaio, è già stato sentito dagli inquirenti. Ex paracadutista, fanatico dell'ultradestra, è stato lui a dare il via all'inchiesta. Tre settimane fa i carabinieri che indagavano su alcune scritte ingiuriose trovate sul monumento ai partigiani sul Monte Tancia, perquisirono la sua abitazione a Salisano Sabino. L'operazione dette frutti insperati. Nella casa di Neri fu trovato una specie di archivio: agendine con numeri telefonici, nomi di persone con accanto una sigla, una sorta di manuale su come tracciare le scritte murali, manifesti del comitato «Italia-Islam», bobine registrate delle riunioni che la cellula eversiva ha tenuto a partire dalla fine dello scorso anno. Alla procura della Repubblica di Rieti sono convinti di trovarsi di fronte ad una organizzazione molto ramificata, il cui programma si può riassumere in quattro stadi: il primo era quello relativo alla creazione di cellule; il secondo riguardava la realizzazione di gruppi eversivi di diversa matrice ideologica di destra e di sinistra; il terzo l'infiltrazione in movimenti che lottano comunque contro il sistema, come i Comitati ideologici che combattono le centrali nucleari; il quarto, infine, prevedeva il passaggio ad azioni di guerriglia e di terrorismo, con attentati e rapimenti. Gli inquirenti sospettano collegamenti fra la centrale eversiva di cui ancora non si conosce con esattezza il nome (su alcuni appunti trovati nell'abitazione di Maurizio Neri si parlava di «Unità rivoluzionaria», «Fronte unito rivoluzionario» e «Unità di popolo», n.d.r.) con i recenti attentati al Campidoglio e davanti a Regina Coeli. I sospetti trovano riscontro nel fatto che il linguaggio usato nelle riunioni cui si riferiscono le bobine rinvenute in casa di Neri è simile a quello apparso nei comunicati con cui il «Movimento popolare rivoluzionario» ha rivendicato i due attentati di Roma; ma fino ad ora non esistono prove precise per collegare l'organizzazione cui apparteneva Neri a questi due episodi.


Redazionale, Un neofascista ricercato per gli attentati al Campidoglio e al carcere di Regina Coeli [sottotitolo: Sono sedici gli arrestati nelle indagini sul terrorismo nero], in «La Stampa», 09/06/1979 - numero 126 pagina 12 [da http://www.archiviolastampa.it/ component/ option,com_lastampa/ task,search/ mod,libera/ action,viewer/ Itemid,3/ page,12/ articleid,1074_01_1979_0126_0012_15359281/ (omettere gli spazi a seguire le barre dell'URL)]
DALLA REDAZIONE ROMANA. ROMA — La Digos romana cerca Pierluigi Scarano, 21 anni, accusato di ricostituzione del partito fascista e sul quale grava anche il sospetto che faccia parte del gruppo eversivo di destra responsabile delle bombe al Campidoglio, al carcere di Regina Coeli, al ministero degli Esteri. Gli attentati furono firmati dal Movimento Rivoluzionario Popolare, sigla che per gli investigatori sarebbe un nuovo filone di Ordine Nuovo. Scarano è stato denunciato e arrestato più volte sia per ricostituzione del partito fascista sia per episodi di violenza squadrista. A suo carico sono pendenti cinque processi per aggressione. Nel maggio del '78 fu bloccato dalla polizia a bordo di una «500» insieme con due attivisti del Fronte della Gioventù sotto l'abitazione del vicecapo della polizia Emilio Santillo: nell'auto c'era una pistola calibro 7,65; per quell'episodio fu denunciato per porto abusivo di armi. Da alcuni giorni Pierluigi Scarano è scomparso, da quando carabinieri avevano perquisito la sua abitazione. Il neofascista era strettamente collegato con Walter Negrini, squadrista della Balduina, arrestato sabato scorso. Entrambi, secondo gli investigatori, farebbero parte di quel gruppo — i cui membri sono in parte in carcere in parte ricercati — che farebbe capo al vertice del terrorismo nero e cioè a Franco Freda, Claudio Mutti, Paolo Signorelli, oltre che all'ex deputato missino Sandro Saccucci. Le indagini sul terrorismo nero negli ultimi tempi hanno portato a sedici arresti. Si sono intrecciate inchieste partite da diverse città italiane, e confluite nelle mani della magistratura romana. Il giudice Amato indaga sugli attentati del Mrp e ha ereditato l'inchiesta aperta a Rieti. Il giudice Sica ha scoperto il traffico internazionale di armi condotto da persone — finora 9 finite in carcere — a cui per ora non sono stati contestati reati di associazione sovversiva. Si lavora tuttavia sull'ipotesi che le armi per l'eversione nera passassero attraverso questo gruppo. Gli arrestati importavano clandestinamente armi, munizioni, ma avevano anche tutta l'attrezzatura per falsificare il numero di matricola delle pistole. Scarano militava nelle Comunità Organiche di Popolo, ed è questo un altro legame fra lui e il prof. Paolo Signorelli, tratto in arresto due giorni fa e accusato di ricostituzione del partito fascista. Signorelli era l'ideologo della rivista «Costruiamo l'azione» in collaborazione con Sergio Calore, l'operaio studente di Tivoli anche lui sospettato delle bombe al Campidoglio e a Regina Coeli. Nel penultimo numero della pubblicazione si proclamava la necessità di un'alleanza con le Br e si affermava che era finito il tempo di «costruire l'azione ed era arrivato il momento di passare ai fatti». Secondo Signorelli gli scritti andavano interpretati nella loro accezione culturale e non tecnica. L'inchiesta ha già trovato collegamenti non solo con gruppi neofascisti del Reatino ma soprattutto con Claudio Mutti, Leonardo Allodi, arrestati a Parma. Claudio Mutti è il traduttore degli scritti «politici» del nazifascista Franco Freda, condannato all'ergastolo al processo, per le bombe di piazza Fontana, fuggito prima della sentenza da Catanzaro. L'indagine, confluita nelle ultime settimane nelle mani della magistratura romana, punta quindi molto in alto: c'è un traffico internazionale di armi, ci sono elementi neofascisti che cercano contatti con i gruppi clandestini dell'estrema sinistra. Dietro a questi elementi i giudici individuano una copertura ideologica che tende ad assimilare concetti, slogan e idee proprie dell'estrema sinistra rivoluzionaria per far passare invece una linea e una strategia politica di chiara matrice fascista.


Redazionale, Ancora Sid e fascisti [sopratitolo: due arresti per la fuga di Freda e le bombe di Roma], in «Lotta continua», 18/5/1979, p.2 [da http://fondazionerrideluca.com/download/1979/05_1979/LOTTA-CONTINUA_1979_05_18_104_0002.pdf]
Il procuratore della Repubblica di Rieti, Giovanni Canzio ha ordinato una serie di perquisizioni ed arresti in varie parti d'Italia. L'inchiesta riguarda i fascisti del Movimento Popolare Rivoluzionario autori degli attentati al Campidoglio e a Regina Coeli.
L'inchiesta parte un mese fa con l'arresto di un ex para Maurizio Neri, di Arezzo, bloccato in provincia di Rieti. Mercoledì vengono arrestati Claudio Mutti e Leonardo Allodi. Claudio Mutti è un personaggio noto: professore di lingue e letteratura, traduttore di libri per la casa editrice di Franco Freda, coinvolto nei processi contro Ordine Nuovo, Ordine Nero e nel processo per piazza Fontana (ne esce sempre indenne), fondatore di Lotta di Popolo, amico di Giannettini. Oggi presidente di un'associazione Italia-Islam dai connotati molto strani. Legato all'associazione è un giornale, Costruire l'azione, che alterna « fraseologia di sinistra » ad esaltazioni fasciste. Questo giornale è spesso associato al nome di Signorelli. più volte indicato come il capo dei Nar.
Da notare che il primo numero del giornale ha come direttore responsabile, tal signor Te', ex collaboratore del Tempo, indicato come appartenente al Sid, amico di Pecorelli, il giornalista di O.P. ucciso in un attentato.
Insomma molti elementi fanno intravedere una storia grossa di provocazione e il passato di Mutti ne ha già viste molte.
Per ora le accuse contro gli arrestati sono di associazione sovversiva e favoreggiamento nella fuga di Freda. Si parla di molti altri ordini di cattura.


Redazionale, Dai "Guerrieri senza sonno" al populismo armato. I panni vecchi della "nuova destra" [sottotitolo: L'inchiesta della magistratura Iniziata a Rieti e in corso a Roma sta mettendo in luce il progetto di ricostruzione di un polo nazionale del terrorismo fascista. L'«evasione» di Franco Freda, la ristampa dei suoi testi la riscoperta dell'islamismo: c'è il vecchio, filone ordinovista dietro i nuovi bombardieri neri], in «Lotta Continua» 9/06/1979, p. 2, [da http://fondazionerrideluca.com/download/1979/06_1979/LOTTA-CONTINUA_1979_06_09_123_0002.pdf]
Con l'arresto di Paolo Signorelli, 42 anni, insegnante in un liceo privato di Roma, già fondatore di Lotta Popolare, la corrente «peronista» del MSI, e ora animatore di «Costruiamo l'azione », l'inchiesta giudiziaria sul « Movimento Rivoluzionario Popolare » ha voltato pagina, facendo un salto di qualità. Il MRP è la nuova sigla del terrorismo fascista che ha rivendicato a Roma alcuni clamorosi attentati contro «simboli del potere borghese»: il Campidoglio, il carcere di Regina Coeli, l'autobomba inesplosa davanti al Consiglio Superiore della Magistratura e infine il Ministero degli Esteri. L'inchiesta ha fatto il primo giro di boa della formalizzazione dell'istruttoria iniziata dal sostituto procuratore di Rieti, Giovanni Canzio, e proseguita a Roma dal PM Mario Amato che ha continuato comunque a lavorare in tandem con il collega reatino. L'ultimo atto prima della formalizzazione era stato il mandato di cattura spiccato contro 2 «manovali» del tritolo: gli squadristi romani Walter Negrini, che è stato arrestato, e Pierluigi Scarano, latitante fin dal giorno della perquisizione della sua casa ordinata alle prime battute dell'inchiesta. Ma a quest'ultima potrebbe derivare un contributo prezioso da un'altra indagine che, coperta da un fitto segreto, ha dato in queste ultime ore a Roma sviluppi molto interessanti.
Parliamo dei 9 arresti effettuati dai carabinieri del nucleo speciale di Dalla Chiesa e del reparto operativo di Roma al termine di una ventina di perquisizioni disposte dal sostituto procuratore Eugenio Mauro, seguendo una «pista» sul traffico internazionale di armi. Gli arrestati sono stati trovati in possesso di 235 pistole, 63 fucili, una «machine-pistole». 3 bombe a mano.
20.000 proiettili, attrezzature varie per punzonare i numeri di matricola delle armi e per ricaricare i bossoli usati, Questo arsenale era stato murato nelle doppie pareti di alcune abitazioni e gli arrestati avevano allestito in un locale sotterraneo della villa di uno di loro un poligono di tiro. Personaggio centrale della vicenda sembra essere l'ex carabiniere e giornalista del "Sole - 24 Ore" Fabrizio Aiazzi, di 37 anni, collezionista ed esperto di armi.
L'inchiesta reatina, a cui va il merito di aver intrapreso l'indagine sulle nuove forme dell'eversione fascista in Italia, era iniziata in sordina alla fine di aprile con l'arresto seguito alla percuisizione del suo alloggio a Salisano Sabino, dell'ex paracadutista Maurizio Neri, di 26 anni.
Costui venne trovato in possesso di materiale molto compromettente e interessante; in pratica l'archivio del nuovo gotha del terrorismo fascista della fine degli anni '70, nastri registrati e trascrizioni dattiloscritte di attivi e riunioni promosse in varie località d'Italia (Milano, Torino, Roma, Napoli, Bari) al fine di promuovere la costruzione di un movimento che riunisse sotto un'unica sigla e un programma le «energie disperse» dell'eversione nera. Fra il materiale sequestrato anche elenchi di nomi e un carteggio che hanno portato all'arresto di Claudio Mutti. 33 anni, docente universitario a Parma e responsabile delle «Edizioni AR» di Franco Freda; di Leonardo Allodi, 23anni, studente alla facoltà di Scienze Politiche a Bologna e collaboratore di Mutti; di Marino Granconato 26 anni, impiegato di banca a Treviso, anche lui legato a Freda, e — con la specifica imputazione di strage e detenzione di esplosivi in relazione agli attentati di Roma — Sergio Calore, operaio della Pirelli di Tivoli, factotum del foglio «Costruiamo l'azione», e a suo tempo inquisito nell'inchiesta su Ordine Nuovo.
Dopo la formalizzazione l'inchiesta ora è concentrata a Roma e un giudice istruttore dovrebbe affiancare il P. M. Amato nelle indagini che si preannimciano laboriose.

Chi è Claudio Mutti
Collegato con la cellula veneta di Freda e Ventura fin dal '69, ritenuto un ideologo di Ordine Nuovo, nella primavera del '74 viene arrestato perché sospettato di essere uno degli organizzatori di Ordine Nero in Emilia e in particolare degli attentati che precedettero il voto nel referendum sul divorzio, rivendicati da Ordine Nuovo a Molano (Perugia), Bologna e Ancona. Mentre si trovava in carcere per queste accuse venne rinviato a giudizio per complicità nella strage di Piazza Fontana: i suoi contatti con gli imputati fascisti erano attestati dalla corrispondenza che intratteneva con l'agente del Sid Guido Giannettini, allora latitante a Parigi e con Freda e Ventura già in carcere. Proveniente dalle file del MSI, nel '64 fonda «Giovane Europa» e nel '70 «Lotta di popolo», gruppo in cui l'antisemitismo «storico» si coniuga con una fraseologia d'effetto flloaraba e filopalestinese, e datano da allora i rapporti con la Libia di Gheddafi sulla falsariga di quanto avveniva da parte di una componente del Sid e dei servizi segreta nazionali. Mutti verrà prosciolto in istruttoria per quanto riguarda gli attentati di Ordine nero; assolto insieme ad altri 132 ordinovisti nel processone per la ricostituzione di Ordine Nuovo svoltosi l'anno scorso a Roma; per le accuse che lo vedevano imputato a Catanzaro usufruirà dell'amnistia.

I neri e l'Islam
La prima organizzazione Italia-Islam veniva fondata, nel gennaio '74, proprio da Claudio Mutti a Ferrara, ma questo filone aveva e avrà altre propagini fra gli ideologi del terrorismo nero. Freda nel '69 scriveva il libro «Gheddafi templare di Allah» dietro le vicende del «Fronte nazionale rivoluzionario» che a partire dalla cellula-madre toscana (di cui era uno dei maggiori esponenti Mario Tuti) doveva — nelle intenzioni dei suoi progettisti — estendersi a tutto il territorio nazionale, si coglie più di uno spunto che collega quella trama eversiva fascista con questo confuso bagaglio pseudo - ideologico costituito dall'islamismo: l'esperimento di portare in Sicilia la rete del «Fronte» prenderà le forme di una sigla, il «FULAS» che rivendica in quel periodo diversi attentati contro edifici pubblici simboli del «continente».
FULAS doveva leggersi, secondo i suoi propagandisti, di volta in volta come «Fronte unito di lotta al sistema» e come «Fronte unito di liberazione arabo-siculo».
Sempre a partire dalla cellula di Tuti si arriva alla strage dell'italicus e alla pista del «Drago Nero», dalle cui pieghe esce un personaggio come Roland Stark [sic! Ronald Stark], il miliardario americano detenuto fino a un mese fa nelle carceri di mezza Italia per un colossale traffico di stupefacenti e detentore di oscuri legami con il mondo arabo e con alcune gerarchie religiose islamiche.
E arriviamo ai giorni nostri quando il filone Islam subisce un notevole rilancio sull'onda della vittoria di quella rivoluzione in Iran. «I guerrieri di Allah. Uniti col popolo iraniano in lotta contro l'imperialismo»; «La lotta del popolo iraniano è anche la nostra, contro gli imperialismi russo-americani disgregatori di civiltà»: titoli e slogans del genere si possono leggere su «Costruiamo l'azione», il foglio del rilancio nazi-populista che si stampava a Roma e che è una delle pedine dell'inchiesta avviata dalla magistratura di Rieti.

Dai NAR ai MRP
I «NAR» sono una sigla tristemente nota a Roma perché è servita a firmare gli attentati più sanguinosi computi dai fascisti da un anno e mezzo a questa parte, fra cui l'omicidio di Ivo Zini e il grave ferimento dì Vincenzo Di Blasi davanti alle bacheche della sezione del PCI all'Alberone o come la tentata strage delle donne di Radio Città Futura. I NAR fanno la loro comparsa fra Natale e Capodanno del '77, secondo uno stile comunque già collaudato nei giorni immediatamente successivi al grande convegno del movimento a Bologna, in una sequenza di agguati culminata con l'assassinio di Walter Rossi. La morte dei tre fascisti davanti alla sezione di via Acca Larentia interrompe l'offensiva dei Nar, le file fasciste sono percorse da un terremoto che trovera espressione nell'appello alla «tregua» lanciato da Pino Rauti in persona, che anticipa così di un anno la futura messa a punto.
L'aggiustamento del tiro dei killer sui «vesponi», dai punti di ritrovo dei compagni alle sezioni del PCI, è la prima conseguenza visibile della «campagna di rettifica» condotta dai rautiani e dagli ex-ordinovisti.
Segue però l'assalto a Radio Città Futura che ha le caratteristiche della «caccia al rosso» e che ricorda stragi eseguite dai fascisti in questi anni in paesi come la Spagna e la Turchia e che non rispecchia dettami della nuova linea che teorizza l'evitare lo scontro frontale tra i «rivoluzionari». Da allora i NAR non faranno più parlare di loro, se non in occasione della rapina in un'armeria di Roma compiuta con le divise da carabinieri indosso. E arriviamo agli odierni attentati firmati «Movimento Rivoluzionario Popolare» che sembrano indicare il definitivo perfezionamento di una linea d'azione che privilegia l'attacco alle «cose», piuttosto che alle persone e che perfeziona anche anche il linguaggio, sempre più mutuato dal vocaboario «sinistrese» e più puntualmente funzionale alla definizione dell'obiettivo di volta in volta colpito.


Carlo Amabile (a cura di), I giorni del lavoro – Cronologia. Anno 1979, riferimento principale URL https://sites.google.com/site/storiadelmovimentooperaio/cronologia/1979
[...]1 giugno[1979]: esce il primo numero di “Agenzia Europea d’Informazione”, che si definisce “periodico di lotta al sistema”. Reca soltanto l’indirizzo della redazione (Montreux, Svizzera) nessuna indicazione su direttore e redattori. Raccoglie notizie sull’attività delle organizzazioni di estrema destra europee ed extraeuropee, tra le altre del Noe (Nouvel Ordre Européen) che ha sede in Svizzera presso Guy Amaudruz e che “registra con soddisfazione l’adesione di Sandro Saccucci” deputato italiano del Movimento Sociale Italiano, e dell”italiano Movimento Politico Ordine Nuovo del quale pubblica un documento in cui si afferma: “Ecco giunto il tempo della lotta senza quartiere.L’azione degli eroi sconvolgerà il “senso della storia”. L’Europa avrà un Ordine Nuovo”. Vengono pubblicati anche due comunicati di Ordine Nuovo. Nel primo è scritto: “In riferimento agli irresponsabili attentati compiuti dai sedicenti Nuclei Armati Rivoluzionari, ci sentiamo in dovere di dissociarci dalle azioni e dai fini del suddetto gruppo. Condanniamo questi loschi individui al soldo della provocazione attuata dal regime”. Nel secondo si afferma che “ora tocca all’Italia subire le violenze demogiudaiche. Dopo aver scatenato le forze della polizia sui rivoluzionari dell’Autonomia Operaia, ora si vuol colpire anche quei gruppi nazional-rivoluzionari che cercano un’intesa con le frange emarginate dell’estrema sinistra. Ci riferiamo all’arresto dei camerati Claudio Mutti e Leonardo Allodi, coinvolti nel Movimento Popolare Rivoluzionario”.[...]

La detenzione preventiva, durante l'istruttoria, di Leonardo Allodi nel gruppo degli arrestati confluito nel carcere di Rebibbia, è citata, riguardo alle testimonianze di Sergio Calore sintetizzate dal Presidente della Corte d'Assise di Bologna riportate nel paragrafo Interrogatorio alla Corte di Assise di Bologna udienza 9.12.1987 (in Vol. LXXVII) del 5° volume degli atti istruttori per l'Ordinanza-Sentenza contro Michele Greco relativamente alle imputazioni per gli omicidi Piersanti Mattarella, Pio La Torre e Michele Reina, Tribunale di Palermo, N. 3162/89 A- P.M. N. 1165/89 R.G.U.I., pp. 847-849 [consultabile su http://delittiperfetti.org/wp-content/uploads/2014/01/Volume-5.pdf]:
«[...]"Il Presidente dà lettura delle dichiarazioni di CALORE sul punto del suo arresto nel maggio del '79 e della sua detenzione con Valerio FIORAVANTI, che conobbe nel luglio del '79, con il quale strinse subito amicizia.
In quello stesso periodo erano detenuti con CALORE Paolo SIGNORELLI, Claudio MUTTI e Leonardo ALLODI.
Dopo la scarcerazione, avvenuta il 13.11.1979, CALORE riprese immediatamente contatti con il gruppo di Costruiamo l'azione, che si era dissolto come struttura durante la sua detenzione...
Il Presidente: conferma le dichiarazioni che ho letto?
CALORE: confermo...[...]"»

Ad altre testimonianze di Sergio Calore sono riferibili anche alcuni testi della documentazione allegata alla Sentenza di primo grado Corte d'Assise Tribunale di Bologna, n. 4/88 dell'11/07/1988 procedimento n. 12/86 R.G.C.A. al quale sono riuniti i procedimenti penali nn.l3/86 R.G.C.A. e 2/87 R.G.C.A, più ampiamente cosultabile nel sito dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 [da http://www.stragi.it/2agost80/sen01/s01.htm]; va precisato però che le testimonianze di Sergio Calore ivi trascritte citano nel gruppo detenuto a Rebibbia tale «Renato Allodi» e non Leonardo.










[spazio d'appendice previsto ad uso integrativo del prof. Leonardo Allodi]











Appendice da stampa quotidiana in corso di importazione nel sistema KosmosDOC
Redazionale, Per i giudici di Rieti Freda sarebbe l'animatore del nuovo terrorismo nero [sopratitolo:Alcuni documenti sequestrati in un paese della Sabina confermerebbero l'ipotesi], in «Avanti!», 19/05/1979, p.5
L'ipotesi è suggestiva e, per certi aspetti, neppure da escludere del tutto: Franco Freda, il capo carismatico del neo fascismo italiano ritenuto dal tribunale di Catanzaro ideatore e direttore della strategia della tensione che culminò nella strage di piazza Fontana del dicembre 1969, sarebbe la mente che dirige il nuovo terrorismo fascista. Quello, per intenderci, che ha messo già segno i primi colpi con gl attentati di Roma contro il Capidoglio e il carcere di Regina Coeli.
In altre parole, Freda evaso dal soggiorno obbligato di Catanzaro - in ciò imitato qualche mese dopo da Ventura - non starebbe al sicuro e tranquillo nel solito paese sudafricano, ma, al contrario, sarebbe attivissimo in Europa allo scopo di riallacciare le fila dell'internazionale nera, e relativamente all'Italia avrebbe messo a punto una nuova strategia della tensione. E gli obiettivi da colpire, tanto per incominciare, sarebbero uffici pubblici, carceri, monumenti e via di questo passo.
Questa nuova presenza di Franco Freda sulla scena italiana è ritenuta assai probabile dalla procura della Repubblica di Rieti che già da tempo ha avviato un procedimento giudiziario a carico di alcuni personaggi per ricostituzione del partito fascista. Come si ricorderà, mercoledì scorso, appunto su ordini di cattura del tribunale di Rieti firmati dal giudice Gianni Canzio, furono arrestati a Parma, Claudio Mutti di 33 anni, professore, legatissimo a Freda e a suo tempo coinvolto nel processo per la strage di piazza Fontana, e lo studente Leonardo Allodi di 23 anni.
In particolare per il professor Mutti l'ordine di cattura parla oltre che di associazione sovversiva e di ricostituzione del disciolto partito fascista, di favoreggiamento nei confronti di Freda verosimilmente prima della sentenza del 28 febbraio allorché i tribunale di Catanzaro condannò all'ergastolo tanto Freda che Ventura, e, dunque, quasi certamente in occasione della fuga e dell'espatrio.
Di più a questo riguardo non si è riusciti a sapere. Alla procura di Rieti è calato il sipario «per non compromettere ulteriori indagini». Ancora più interessante a riguardo della nuova cellula nera diretta da Freda sarebbe il materiale sequestrato ieri in casa di un operaio di 26 anni, Fabrizio Neri residente a Salisano un piccolo centro della Sabina non lontano da Rieti. Gli inquirenti non dicono nulla a questo proposito, ma sembra certo che si tratti di bobine che recano registrate tutte le riunioni che la nuova cellula ha tenuto dal novembre-dicembre del 1978; appunti dattiloscritti e manoscritti che parlano degli obiettivi che dicevamo prima; elenchi di persone ricercate dalla polizia con accanto al nome di ognuna una sigla che forse si riferisce al fatto del quale la Digos la ritiene responsabile.
Ma il materiale sequestrato al Neri sarebbe importante anche per un altro motivo. Tra esso ci sarebbero incartamenti che lasciano intendere il progetto di una sorta di patto operativo tra il terrorismo nero e quello rosso, allo scopo di «abbttere lo stato democratico; opuscoli inneggianti al connubio; alcuni numeri di «costruiamo l'azione» e «contronformazione» in cui viene esaminata con molto interesse l'ipotesi di un'alleanza terroristica tra organizzazioni pur così contrapposte sul piano ideologico.







Appendice da stampa non quotidiana descritta analiticamente - indici testuali e metatestuali - nel sistema KosmosDOC
Sergio Criscuoli, Gli arresti di Genova e Firenze, in «Rinascita», 1979 n. 20 (25/5/1979).
Quanto è accaduto dal 7 aprile in poi in mezza Italia non ha precedenti nella cronaca giudiziaria degli ultimi dieci anni, in tema di lotta al terrorismo, se vogliamo escludere il versante dell’eversione nera. E’ un susseguirsi di arresti e di perquisizioni, di incriminazioni che vanno dalla «semplice» associazione sovversive all'ìnsurrezione contro i poteri dello Stato, accusa da ergastolo. Allora: si sta finalmente alzando il sipario sul vero organigramma di questo «partito» che si arma, spara, uccide e fa stragi in nome di una classe che invece ha già pagato col sangue il suo ripudio della violenza? E le prove?
Un primo bilancio si può fare. E cercheremo di farlo seguendo un criterio il più possibile cronologico, anziché critico: un onesto giudizio di merito su quest'inchiesta dovrebbe presupporre una base di conoscenze ben più profonda del frammentario panorama di indiscrezioni di cui si è potuto disporre finora. Qualcosa di più di un giudizio, semmai, si può e si deve esprimere su uno degli episodi più gravi che hanno fatto da contorno alla vicenda giudiziaria: l'ignobile, criminale sortita compiuta dall'«autonomia» padovana con i volantini-taglia nei quali due cittadini, comunisti, indicati come testimoni dell'inchiesta, vengono additati all'attenzione dei killers sparsi «in tutto il territorio nazionale», con un augurio di «buon lavoro» ai medesimi.
Ma intanto lo stesso pubblico ministero di Padova, Pietro Calogero, ha indicato in Toni Negri il vero e principale testimone contro se stesso e gli altri imputati. Come dire che quanto egli ha lasciato scritto o inconsapevolmente ha inciso sui nastri degli inquirenti che intercettavano le sue telefonate varrebbe molto di più delle denunce raccolte a suo carico dalla magistratura.
Le prime testimonianze ricevute dal sostituto procuratore Calogero dovrebbero risalire a circa un paio d'anni fa. Esse avrebbero spinto il magistrato di Padova ad una conclusione «storica», divenuta poi il punto di partenza dell'accusa: quella secondo la quale lo scioglimento di Potere operaio, tra il '72 e il '73, avrebbe coinciso con la fondazione di un movimento eversivo sdoppiato in due filoni: «autonomia organizzata», da una parte, e il suo «braccio armato», e interamente clandestino, rappresentato da una diversificazione di sigle (Br, Prima linea, Ronde proletarie, Unità comuniste combattenti, ecc.) in gran parte fittizia. Tra i due filoni sarebbe quindi intercorso un rapporto in una certa misura dialettico, ma soprattutto di «osmosi».
In base a questa «ipotesi di lavoro», il Pm Calogero ha messo sotto controllo tutti i più attivi leaders dell'«autonomia», ha organizzato intercettazioni telefoniche, pedinamenti, perquisizioni, fino a stringere il cerchio, il 7 aprile scorso, con gli arresti. Del folto gruppo di «autonomi» messi sotto processo, sono passati sotto la competenza della magistratura romana quelli accusati del reato più grave: l'appartenenza alla «direzione strategica» delle Brigate rosse, con il sospetto di una partecipazione al rapimento e assassinio di Aldo Moro. Secondo i giudici, gli imputati si sarebbero spartiti le zone d'influenza del territorio nazionale: Negri, Ferrari Bravo, Vesce e Nicotri, a Padova e nel Veneto; Piperno (ancora latitante) nel Sud, con un punto di riferimento a Cosenza; Mauro Dalmaviva a Torino; Scalzone tra Roma e Milano.
Gli indizi mostrati finora dai magistrati riguardano soprattutto Toni Negri. Nei primi tre interrogatori il docente padovano si è visto contestare quasi esclusivamente scritti ed episodi di molti anni fa, collegati allo scioglimento di Potere operaio, ed ha replicato con lunghe e complesse spiegazioni. Il quarto interrogatorio, invece, è andato diversamente: i giudizi hanno tirato fuori decine di documenti, di lettere e di appunti, di fronte ai quali Negri non ha voluto rispondere.
Ma intanto il panorama delle indagini antiterrorismo continua ad allargarsi di regione in regione. Ecco che a Genova, considerata la «roccaforte» delle Brigate rosse, scatta un'operazione del generale Dalla Chiesa e vengono arrestate diciassette persone. L'accusa è quella di appartenere alla sezione genovese delle Br adibita alla «propaganda, reclutamento e indicazione di obiettivi», come si legge nel testo degli ordini di cattura. L'inchiesta sarebbe partita dall'assassinio del compagno Guido Rossa, l'operaio dell'Italsider ucciso perché assolse il dovere civile di denunciare un fiancheggiatore delle Br in fabbrica. E' stato detto che non ci sono collegamenti con la vicenda giudiziaria di Padova, tuttavia uno degli arrestati, Giorgio Moroni, era tra i personaggi controllati dal Pm Calogero. Gli altri fanno quasi tutti parte della cosiddetta «area» dell'«autonomia»: ci sono studenti, laureati, due operai dell'Italsider. Il totale riserbo degli inquirenti non ha finora permesso di definire i contorni di questa indagine.
Qualcosa di più, invece, si è saputo sull’ultimo recente blitz di Firenze. Sono stati arrestati in otto: alcuni per «associazione sovversiva», altri per «banda armata». Quasi nessuno è fiorentino: vengono da Frosinone, da Bologna, da Olbia, da Mantova, da Varese, da Campobasso, da Brindisi. «Autonomi» anche loro. In base al materiale trovato nelle loro case, gli inquirenti pensano di avere messo le mani su elementi di Prima linea ed altre formazioni «consociate».
Ma intanto... qualcosa si muove anche sul versante dell'eversione nera. C'è un ibrido gruppo chiamato Movimento popolare rivoluzionario, comparso a Roma con il barbaro attentato al Campidoglio, poi con le auto imbottite di tritolo davanti al carcere di Regina Coeli e al Consiglio superiore della magistratura. Maurizio Neri, Claudio Mutti e Leonardo Allodi sono finiti in carcere, accusati di essere i «teorici», i fondatori dell'organizzazione. Sono fascisti noti, gente legata a Freda e Ventura, che assieme a Pino Rauti vanno teorizzando da tempo un «patto strategico» con gli «autonomi», per un attacco comune alle istituzioni democratiche.


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SEGNALIBRO DEI CAPITOLI DELLA BIBLIOGRAFIA
⇒ Franco Freda, NAR, MRP, autonomia fascista e dintorni
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⇒ Toni Negri, Autonomia Operaia e dintorni
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⇒ Politiche statali
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⇒ giudice Mario Amato
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capitolo: Franco Freda, NAR, MRP, autonomia fascista e dintorni


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in KBD-Periodici: l'Unità - Nuova serie - Edizione nazionale 1979 - - maggio - 17
Redazionale, Attentati a Roma: arrestato fascista legato a Freda+++

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Gian Pietro Testa, Claudio Mutti: trasformismo al servizio dell'eversione [sopratitolo: in un libro bianco la carriera del fascista preso a Parma] [sottotitolo: Fu arrestato per gli attentati di «Ordine Nero»: in tasca una tessera del PSI, in un tacco le lettere di Freda e Ventura - Si era infiltrato anche nei Radicali]+++

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Raimondo Bultrini, Nuova centrale terroristica per unificare «rossi e neri» [sopratitolo: Dietro gli attentati romani un piano stile Freda?] [Sottotitolo: Un interessante carteggio in casa di tre arrestati - Mutti interrogato oggi - Un recente summit - I legami con le bombe al Campidoglio e al Carcere]+++

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Gian Pietro Testa, [p. 1] La strategia per saldare «rossi» e «neri» [sottotitolo: Mutti, dal legame con Freda e Giannettini alla «milizia» radicale - L'ipotesi di Rauti] [p. 24] La strategia+++
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Raimondo Bultrini, Tra Br e autonomia, lo stile ambiguo della centrale «nera» [sopratitolo: L'organizzazione terroristica scoperta a Rieti legata al fascista Freda] [sottotitolo: Interrogato ieri Mutti - Materiale trovato a casa di un altro arrestato - Una rivista «ufficiale» che manifestava per le frange più violente dell'ultrasinistra]+++

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r. bu., Camerati di Freda con l'autonomia nell'assalto a Lama [sopratitolo: Un patto del marzo '73] [sottotitolo: Dall'inchiesta di Rieti altri riscontri - Il piano contro Bologna - Altri interrogatori]+++

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Redazionale, Minacce al giudice che indaga sui fascisti [sopratitolo: Fermati ma subito rilasciati (soltanto una denuncia) a Rieti quattro squadristi] [sottotitolo: Tracciavano scritte nel Palazzo di Giustizia - Il sostituto procuratore Canzio ha fatto arrestare i missini che picchiarono due compagni e sta indagando sulla centrale nera legata a Freda]+++

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redazionale, Arresti a Rieti, 20 perquisizioni a Roma [sopratitolo: indagine comune per le bombe nella Capitale e la centrale legata a Freda?] [sottotiolo: Sono finiti in carcere un operaio di Tivoli e un «personaggio trevigiano»]+++

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Redazionale, Dai comitati pro Freda altro arrestato a Rieti [sopratitolo: Era esponente di Ordine Nuovo a Treviso] [sottotitolo: L'inchiesta nel Lazio dopo gli attentati romani si allarga sempre di più - Nuovo appello all'eversione «rossa»]+++

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Redazionale, Individuato almeno uno degli attentatori al Campidoglio [sopratitolo: Fra gli arrestati a Rieti] [sottotitolo: E' Sergio Calore preso nell'inchiesta sui neofascisti legati a Franco Freda]+++

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in KBD-Periodici: l'Unità - Nuova serie - Edizione nazionale 1979 - - maggio - 30
Raimondo Bultrini, [1a p]Fascisti di ordine nuovo e autonomi accomunati nell'inchiesta di Rieti [sopratitolo: Le indagini per gli attentati dinamitardi a Roma firmati dal MPR] [sottotitolo: Teorizzata l'alleanza tra tutti i gruppi eversivi - Invito ad «appoggiare il Partito Radicale»? - Inchiesta avocata dalla Procura di Roma - Accuse di strage] [15a p] Fascisti di Ordine Nuovo e autonomi+++

La consultazione delle 3 pagine/componenti dell'Analitico è resa possibile grazie all'adozione avvenuta da parte di: Istituto della Memoria in Scena (ONLUS) - contributo fattivo dei volontari

in KBD-Periodici: l'Unità - Nuova serie - Edizione nazionale 1980 - - agosto - 28
Angelo Scagliarini, Solo ora si indaga sulla ridda di sigle dell'eversione nera [sopratitolo: i magistrati di Bologna approfondiscono la pista dell'associazione sovversiva] [sottotitolo: Dopo lo scioglimento di «Ordine nuovo» nato una miriade di gruppuscoli - ai giudici della strage tutti gli incartamenti delle inchieste di Amato sui fascisti]+++

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capitolo: Toni Negri, Autonomia Operaia e dintorni


tipologia Analitici (8 oggetti)
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in KBD-Periodici: l'Unità - Nuova serie - Edizione nazionale 1979 - - maggio - 18
m. s., Un «organigramma» internazionale dell'autonomia [sopratitolo: Si delineano nell'inchiesta a Padova] [sottotitolo: I legami con «capistazione» stranieri documentati in un carteggio — A Roma da domani il via alle perizie foniche]+++

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in KBD-Periodici: l'Unità - Nuova serie - Edizione nazionale 1979 - - maggio - 18
se. c., Un «organigramma» internazionale dell'autonomia [sopratitolo: Si delineano nell'inchiesta a Padova] [sottotitolo: I legami con «capistazione» stranieri documentati in un carteggio — A Roma da domani il via alle perizie foniche]+++

La consultazione delle 4 pagine/componenti dell'Analitico è resa possibile grazie all'adozione avvenuta da parte di: Istituto della Memoria in Scena (ONLUS) - contributo fattivo dei volontari

in KBD-Periodici: l'Unità - Nuova serie - Edizione nazionale 1979 - - maggio - 20
Sergio Criscuoli, Anche documenti sul caso Moro nell'archivio segreto di Negri [sopratitolo: Nuovo interrogatorio per il docente padovano] [sottotitolo: I giudici mostreranno all'interrogatorio due scritti di suo pugno con indicazioni strategiche in vista dell'accordo di maggioranza del 16 marzo - Le perizie foniche]+++

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in KBD-Periodici: l'Unità - Nuova serie - Edizione nazionale 1979 - - maggio - 27
g. p. t., «Tanti saluti autonomi» da Parigi all'americano Stark [sopratitolo: Con cartoline firmate da Bignami, Bifo e Guattari]+++

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in KBD-Periodici: l'Unità - Nuova serie - Edizione nazionale 1979 - - maggio - 27
m. s., Sentiti a Padova dieci nuovi testi: ulteriori sviluppi [sopratitolo: Sempre più vasto il fronte delle operazioni giudiziarie antiterrorismo] [sottotitolo: Fais replica seccamente all'attacco anticomunista del collegio di difesa degli imputati]+++

La consultazione delle 2 pagine/componenti dell'Analitico è resa possibile grazie all'adozione avvenuta da parte di: Istituto della Memoria in Scena (ONLUS) - contributo fattivo dei volontari

in KBD-Periodici: l'Unità - Nuova serie - Edizione nazionale 1979 - - maggio - 27
se. c., Nuove indagini fuori Roma mentre si interroga Negri [sopratitolo: Sempre più vasto il fronte delle operazioni giudiziarie antiterrorismo] [sottotitolo: Le contestazioni al docente padovano e agli altri vengono dilazionate per non ostacolare accertamenti paralleli - Un giudice in missione da venti giorni]+++

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in KBD-Periodici: l'Unità - Nuova serie - Edizione nazionale 1979 - - maggio - 29
Michele Sartori, Negata a Padova la scarcerazione delle due autonome+++

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in KBD-Periodici: l'Unità - Nuova serie - Edizione nazionale 1979 - - maggio - 29
Sergio Criscuoli, Le nuove accuse dei giudici a Negri [sopratitolo: Dai rapporti internazionali al vertice Br le contestazioni nei verbali d'interrogatorio] [sottotitolo: Lettere all'estero in cui si parla di contatti con la Germania, la Francia, la Spagna e gli USA - Un «telefono rosso a partire da Parigi...» - Una testimonianza sul «braccio militare» dell'«autonomia» - Polemiche tra imputato e magistrati]+++

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capitolo: Politiche statali


tipologia Analitici (1 oggetti)
L'utente dispone autorizzazione
in KBD-Periodici: l'Unità - Nuova serie - Edizione nazionale 1979 - - maggio - 20
Ibio Paolucci, «Unità e fermezza democratiche hanno isolato le BR» [sopratitolo: Intervista al giudice Caselli]+++

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capitolo: giudice Mario Amato


tipologia Analitici (4 oggetti)
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in KBD-Periodici: l'Unità - Nuova serie - Edizione nazionale 1980 - - giugno - 24
b. mi, Un magistrato democratico [sottotitolo: I colleghi ricordano Mario Amato: «Un lavoratore indefesso e combattivo», Progressista, era impegnato nella corrente di «Unità per la Costituzione»]+++

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in KBD-Periodici: l'Unità - Nuova serie - Edizione nazionale 1980 - - giugno - 24
Raimondo Bultrini, [1a p] [Mario Amato] Da anni seguiva i casi più scottanti. [5a p] Voleva interrogare oggi un fascista «pentito»+++

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in KBD-Periodici: l'Unità - Nuova serie - Edizione nazionale 1980 - - giugno - 24
Sergio Criscuoli, [1a p] Ucciso a Roma il giudice dei NAR. Un colpo alla nuca mentre aspettava l'autobus. Aveva scoperto i mandanti dei delitti fascisti [sopratitolo: Terrorismo e mafia convergono in un medesimo attacco alla Repubblica ed ai lavoratori] [sottotitolo: Mario Amato, 42 anni, sorpreso a pochi passi da casa da due killer fuggiti in moto - era senza scorta - Aveva detto: «non vogliono aiutarmi in questa inchiesta importante e delicata»]. [5a p] Hanno tolto di mezzo il principale inquisitore contro l'eversione nera [sopratitolo: Il barbaro ed efferato assassinio nella capitale del Sostituto procuratore della Repubblica Mario Amato; sottotitolo: Prima una ridda di rivendicazione poi è apparsa chiara la matrice fascista - Come Occorsio 4 anni fa - «Nelle mie inchieste mi lasciano solo» aveva detto nel corso di una assemblea di magistrati]+++

La consultazione delle 8 pagine/componenti dell'Analitico è resa possibile grazie all'adozione avvenuta da parte di: Istituto della Memoria in Scena (ONLUS) - contributo fattivo dei volontari

in KBD-Periodici: l'Unità - Nuova serie - Edizione nazionale 1980 - - giugno - 24
trafiletto redazionale, Telegramma di Berlinguer alla famiglia Amato+++

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