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[...] storia dei pomodori di Rebibbia [...] si possono aprire spiragli. E quanti altri varchi [...] se, contro gli stupidi apologeti della repressione, [...] alla fantasia innovatrice. Il rumore delle porte [...] lontananza delle piante, [...] della pioggia; la luce, [...] non appaiono mai pieni, «totali», ma sempre [...]. Come è difficile, per [...] immaginare questa condizione carceraria proprio nei suoi [...] immediati: quegli aspetti di cui ognuno dì [...] accorge, perché li vive quasi automaticamente. Qualche lettore de [...] ricordi le impressioni che ricavavo, uscendo da [...] di Sofocle, fatta da detenuti nella sezione [...] romano di Rebibbia. Vorrei provarmi a riprendere [...] impressioni, qualche pùnto di quel ragionamento. Vorrei [...] muovendo [...] vissuta da un gruppo di [...]. A Rebibbia si tenne [...] fa un convegno proprio per riflettere sul [...]. Da quel convegno nacque, [...] alcuni detenuti, [...] di cimentarsi in un [...]. Per prudenza, per difficoltà, [...] a più innanzi nel tempo [...] di mettere in piedi [...] propria cooperativa di lavoro, composta da detenuti [...] (oggi la stanno realizzando). Pensarono di partire da [...] tipo artigianale, tutto svolto [...] del carcere. Uno dei detenuti era [...] Salerno. Per mezzo dei suoi [...] composto da venti detenuti, riuscì a mettersi [...] una ditta che vendeva pomodori. Tra lettere, permessi, nullaosta [...] del tempo. E così i venti, [...] loro magre tasche i soldi per [...] della materia prima, poterono [...] i pomodori solo il 3 settembre [...] assaì tardi per una [...] di consueto comincia a luglio e dura [...]. Un tempo prezioso già [...] andato via. Ottennero dalla direzione del [...] a disposizione un capannone. [...] visto: niente di brutto; [...] quelle mura scabre, spoglie, avvertivo una stretta. I venti detenuti lavorarono [...] giorni fino a 12 ore di fila. Alcuni di loro ebbero [...] rapporti disciplinari: avevano lavorato «fuori [...] di servizio»! Nonostante [...] favorevole e aperto della [...] per mille ragioni ci furono difficoltà nelle [...] agenti di custodia (anche di loro bisognerebbe [...] antichissimo, arduo, quasi insostenibile hanno sulle spalle! In ogni modo con [...] di novembre, 58. I venti detenuti, cavando [...] di soldi dalle loro tasche, acquistarono il [...] bollitura; e alla fine il prodotto era [...]. [...] cominciò la fase forse più [...]. Solo una piccola parte [...] essere venduta direttamente a privati (anche la [...] acquistò alcuni barattoli: i pomodori erano ottimi). Un gruppo di barattoli [...] Festival [...] di Genzano, che si [...] nel pieno di dicembre. Ma per il resto [...] ed era la gran parte [...] prodotto [...] cominciò un patimento. Di chi la colpa? Si [...] che non era di nessuno. Controlli sanitari, autorizzazioni, trattative [...] Enti [...] delibere, timbri, bolli, ecc. Ma aveva tempi, regole, [...] coincidevano con [...] di chi, in un [...] quella sonda semplice (ma cosi densa! /// [...] /// La neve di dicembre [...] parte dei barattoli rimasti fuori del capannone. La stagione per la [...] pressoché al termine. [...] il rischio che decine [...] barattoli restassero invenduti: più che i soldi [...] una risposta che diceva a chi aveva [...] «Ti [...] sei in carcere! Voleva dire una speranza frantumata, [...]. Quale speranza? Non solo [...] di un modestissimo guadagno. Altro, e assai di [...]. Se davvero il lavoro [...] e intenso momento del nostro esistere) non [...] non è solo aspra necessità materiale; se [...] in [...] dei registi ROMA [...] Cinquanta fra i più [...] rappresentanti della cultura italiani, tra 1 quali Federico [...] Gillo [...] Marcello [...] Mario [...] Tinto lira». Natalia Ginzburg, hanno rivolto [...] cittadini a seguito dò. [...] si invitano i cittadini [...] nel tranello della ritorsione e della vendetta [...] cieco che può portare [...] triste memoria. Se può apparire arduo [...] invocare la pietà per quelli che si [...] atti derivanti dalla loro malattia, e doveroso [...] dello stato provvedimenti». Incontro fra la [...] e i sindacati ROMA [...] Riprendono [...] trattative fra i sindacati c la [...] la società americana acquirente [...]. I proprietari della [...] Golan e [...] Il loro rappresentante Italiano Fulvio [...] e una delegazione della Federazione [...] lavoratori dello spettacolo si sono incontrati Ieri [...] Roma. I sindacalisti hanno esposto la [...] piattaforma impostata sulla difesa della integri-tà [...] ilei livelli occupazionali. [...] nuovo incontro. Quale lume, quale necessità [...] rinserrato fra quattro mura, in privazione radicale [...] che per ognuno di noi è il [...] giorno! Fu possibile tirare un [...]. I pomodori erano stati [...]. Mai come in questo [...] venute alla mente alcune cose scritto da Marx [...] altri) sul mercato. Quei barattoli di pomodori [...] o alle mense aziendali, e sarebbero stati [...] meno secondo la misura risultante dal complesso [...] dei prezzi operanti in quel momento nel [...]. Ed è Inutile domandare [...] barattoli che essi raccontino qualcosa di quella [...]. Ma se i barattoli [...] nulla viaggiando nel «libero» mercato, noi possiamo [...]. Parlo [...] carcerario, del rinchiudere una [...] per cinque, dieci, venti, trent'anni, dentro un [...] e di celle, senza nemmeno domandarsi e [...] egli deve o può essere dentro quelle [...]. [...] di noi «liberi», svegliandosi la [...] tosse pure nelle condizioni più dure, pensa una [...] giornata, cerca di [...] momenti, spazi in cui crede [...] potere esprimersi. Immagina comunicazioni, rapporti, incontri: [...] Invoca che in quelle relazioni o conflitti possano [...] una scintilla del suo fare, del suo [...]. E questo è forse [...] certo è un elemento essenziale per affrontare [...] duri, più estranei, più costrittivi del suo [...]. Ma il [...] può vivere, se non [...] ragione di vita? Come può affrontare la [...] se non definisce uno scopo, una ragione [...] volto? Rischia di sentirsi senza volto. Lui [...] alla lavorazione di pomodori, ma [...] contro 11 muro che Io chiude, e che gli [...] «Sta dentro; sta solo; voglio che tu stia [...] far niente, che tu sia [...] un vuoto, una terribile incompiutezza. E ciò non per [...] questi e questi e questi anni. È proprio vero che [...] che questa terribile condanna è necessaria per [...] per tutelare la società da chi ha [...] o rapinato? [...] sorge la sensazione di [...] che [...]. In qualche modo una vita [...] assenza, di [...] di vuoto [...] non è sopportabile: non è [...]. E allora, per forza [...] saranno spinti, anche nei carceri «più umani», [...] ragione di sé dentro [...] carcerario, il solo che [...] definirsi, a cristallizzarsi, a ritrovare parola e [...] mondo della devianza; a ribadire cosi le [...] anche la loro rottura con la società. Ecco la rovinosa, disperata [...] il carcere alimenta e riproduce il carcere. Ecco la stupidaggine incomparabile, [...] che dice al deviante: «Tu [...] soltanto questo». E quindi, fintanto che [...] lo incatena alla deviazione: [...] a farsi recluta delle moderne strutture organizzate [...]. In qualche modo, sembra così [...] ragione chi paradossalmente sostiene che era più «umano» ciò [...] si faceva in altri secoli; quando semmai si mozzava [...] mano dal deviante; [...] pure così mozzato [...] lo si riammetteva poi nel [...] delta società, e in qualche [...] così ritornava a [...] un uomo. E forse anche nei [...] almeno [...] logica di sfruttamento. Ma [...] del problema, in un [...] la trama delle repressioni si è fatta [...] e mascherata, ma non per questo meno Invadente; [...] in cui, dinanzi al trapasso di costumi [...] vertiginose delle relazioni, [...] sempre più fitta la [...]. Ma è proprio vero [...] da fare [...] Io credo affatto. [...] ma quanto stringente storia [...] Rebibbia dice che si possono aprire spiragli, [...]. E quanti altri varchi si [...] schiudere, se [...] contro gli stupidi apologeti della [...] dessimo più ali alla fantasia [...] alta ricerca di [...] percorsi. Dentro [...] carcerario ci stanno sofferenze, [...]. Adopero parole che non [...] ma invocare il senso e [...] della comunicazione, anche là [...] o lo sbandamento o la debolezza hanno [...] rottura. E poi, non stiamo [...] ogni giorno, la bocca delta parola: lavoro? Non [...] sugli altari? Non abbiamo imparato da piccoli [...] il destino insopprimibile? Non abbiamo coniato medaglie, [...] padroni non ci raccontano [...] che [...] è la chiave di [...] il grammo, il minuto, [...] milioni di gente [...] circa [...] detenuti che sono nelle [...] Italiane [...] scontare una pena o in attesa di [...] attorno al diecimila; e credo che solo [...] Infinitesima riesce a svolgere una certa attività di [...] non sono nemmeno registrati [...] senza lavoro: non fanno nemmeno cifra. In nome della norma, [...] quel quaranta-cinquemila in un luogo speciale; abbiamo [...] reti di relazioni con gli [...] quelle più immediate e [...]. [...] detto che la loro [...] essere decisa in un conflitto tra singoli, [...] a principi: e in nome di principi, [...] ore, giorni, luoghi, comportamenti della loro esistenza [...] resecato dal mondo. Abbiamo preso possesso della [...] del loro comportamento. E allora il principio [...] mozzo; non può dire: [...] tu; non può ignorare [...] che esclude il detenuto persino dal mercato [...]. Anche perché il possibile [...] lui più ancora che per altri [...] è quasi tutto: per [...] modi di essere e di comunicazione primordiali [...] il sesso, la vita familiare, la gioia [...] del tutto proibiti o sono ridotti a [...] più di angoscia che di felicità (cosa [...] brevissime ore di «colloqui» con figli [...] di fronte a cui [...] la condannata si presentano con le [...] del carcere! E infine, perché mettere [...] di dovere? È davvero follia pensare, immaginare [...] luoghi di massima disperazione possano essere tentate [...] fra esseri umani nel lavoro, che oggi [...] irrealizzabili, dove noi liberi viviamo la vita [...] giorni? Stavo per scrivere la parola (oggi [...]. Poi mi sono ricordato [...] parola poteva rappresentare verso chi è prigioniero [...] è tutto nelle mani degli altri. Salvo quella insopprimibile facoltà [...] solo la morte può togliere. Pietro [...] (o amato) da motti, [...] coloro che prima e dopo la seconda [...] riflettuto, si sono, letteralmente, piegati alla necessità [...] dimensione centrale (e talvolta [...] della nostra vita di [...]. Lì si era ritirato [...] la detenzione in un carcere americano e [...] cattedra di Filosofia del diritto a Berlino [...] adesione al nazismo. Ma, pure, dal suo [...] rinunciato a produrre forti concetti, a [...] dirimenti problemi sullo scenario, [...] politologia. Vediamo, allora, di mettere [...] di quei concetti. Uno su tutti: il [...] questo giurista (così ha sempre amato definirsi) [...] Germania [...] che incubava tutti i [...] del Reich hitleriano prossimo venturo. Il decisionismo di Schmitt [...] dalle versioni [...] indossate in anni recenti [...] italiano) nasce, come teorizzazione politica, dalla implacabile [...] una data situazione di [...] non esistono più giudici [...] o regole del gioco da rispettare. Quando le carte Teorico [...] Politico, [...] di [...] anche a sinistra: ecco [...] filosofo tedesco scomparso quasi centenario Cari Schmitt [...] sul tavolo di una [...] amico e nemico (vedi la guerra civile), [...] Politico [...] le cose-, decidendo. O con me, o [...]. Non valgono più, quindi, [...] i vincoli di una Costituzione (il giudice [...] dei quali gli attori [...] si muovono e operano. La crisi funge allora [...] essenza del Politico, che non si fa [...] regole del gioco, ma usa del potere, [...]. Al di là della [...] un simile concètto, va sottolineato come Schmitt [...] del gioco una finzione che la risi [...]. Ancora: la crisi per [...] è momento normale della polittico, in essa [...]. Sono teorizzazioni che ritroviamo [...] della [...] 1928 (pubblicato da noi [...]. Un tentativo di risposto [...] perché quel connubio con [...] hi-tleriana da parte di [...] ricco? perché Schmitt come Martin [...] come Gottfried Benn? , [...] di un altro motivo [...] opera quello della coppia [...]. Lo troviamo espresso do Schmitt [...] in un colloquio con Angelo [...] apparso sulla rivista -Il [...] un eccezionale documento [...]. Ecco le sue parole: -Se [...] cercare di definire la mia teoria del politico, direi [...] i essenzialmente una antropologia pessimistica. Se io dico mio [...] solo individuo [...] del momento polemico ma [...] definizione del nemico come definizione della mia [...]. La lotta mortale sembra [...] non dover lasciare scampo. E sorge un altro [...]. Chi così ti svela [...] giurista che ha dato vita a una [...] la dottrina costituzionale, nata contro [...] e pensata proprio in [...]. E, [...] il segno di una straordinaria [...] intellettuale, che si era rivelata fin da quel [...] politico» [...] cui criticava la impoliticità dei [...] la loro inettitudine a cambiare [...] visto che [...] accettano per buono così com'è, [...] non turbi le loro illusioni». O che era riemerta [...] del partigiano» (edito in Italia [...] Saggiato-re»), studio dedicato a questo nuovo [...] politico, dagli [...] che combattevano Napoleone a Castro [...] Mao, e in cui [...] teorico di Schmitt si [...] non meno ardue che lucide sugli abissi [...] (ancora il mondo della Techne, luogo classico [...]. Si può facilmente capire [...] corpo cosi robusto potessero aggrapparti molte mani. Dai decisionisti americani, che [...] del loro storico pluralismo nazionale [...] dei suoi [...] (proprio nel momento della decisione [...] rivela [...] delle forze), alla polemica [...] fatta propria negli anni Sessanta [...] dopo da certi settori della sinistra (non solo tedesco) [...] in tempi più vicini dai teorici meno rozzi della [...] destra», pronti, questi ultimi, a cogliere anche quanto di [...] ed [...] nello conclamata rivendicazione [...] di un [...] che poggiava su una necessità [...]. Quei tentativi di appropriazione [...] di forza, non c'é dubbio. Anche te, per fortuna, [...] percorrere fino in fondo, non stiamo percorrendo, [...] possibili che Schmitt ha illuminata. Andrea Alo! /// [...] /// Andrea Alo! (0) (0) ![]()
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