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Nostalgia della nebbia e del [...] che fu Il giorno [...] in cui finì la se-conda [...] mondiale erava-mo in barca sul lago sotto un so-le [...] balenante in scaglie vi-tree [...] verde immobile tra scure colline, [...] pelle [...] che [...] la-sciava dopo lunghi bagni in [...] fondali. [...] un ululato di sirene accerchiò [...] e a noi suonò come [...] allarme che an-nunciasse un tardivo [...] ormai irra-gionevole bombardamento su quel paesaggio da quadro rimasto [...] immune, [...] città divisa e contesa da [...] avrem-mo voluto fuggire. La guardammo: aggrappata in-torno [...] chele di pallido granchio, intatta. Le sirene, ancora ululanti, [...] delle ostilità nel mondo: il Giappone si [...]. Dalle barche che affollavano [...] del lago di Como quel pomeriggio del [...] alleati in libera uscita cominciaro-no a tuffarsi, [...] polacchi, bianchi e neri, in divise kaki [...] piedi. Si tuffavano e nuotavano intorno [...] barche urlando di gioia in una babele di esclamazioni [...] risali-re, come se la guerra fosse stata una lunghissima [...] da cui sol-tanto [...] con [...] potesse de-finitivamente [...]. Il lago formicolava di figure [...] una piazza in festa. Ogni storico tuffo di quei [...] vincitori avrebbe dovuto scavare nella vitrea superficie un gorgo [...] cui poi sprizzasse una fontana a memoria della guerra [...] monu-mento vivo e [...] in una città perennemente [...] del sonno. Il lago non restituisce, [...]. Non serbò traccia di [...] di cui forse nulla sanno i giovani [...] che oggi dal Circolo della Vela o [...] Canottieri Lario solcano il primo bacino come una pista [...] acque più aperte, più azzurre e godibili. Il lago respinge la [...] accoglie le sospirose ambre ro-manzesche delle ville [...] dove una ninfetta neoclas-sica stilla lacrime grigie. E invece educa lo [...] no-stalgia di luoghi mai visti. Illude chi lo contempla [...] da sè, ora fiume, ora squarcio di [...] ora lembo di qualche sud inargentato di [...] di sogni, come se il ghiacciaio dalle [...] che ritirandosi gli impresse la pro-pria forma [...] una nuova spettrale glaciazione. Passeggiando lungo il lago [...] nei pomeriggi [...] quando sembrava che la guerra [...] sarebbe mai finita, che i confi-ni del mondo sarebbero [...] sem-pre quel cielo e [...] pensa-vamo di essere in Islanda. [...] scaricatori e carpentieri come [...] intorno alle barche perdute nella bruma. [...] i fotografi ambulanti ad [...] quando venivano i soldati con le loro [...] quelle che già guardavano fisso dalle bacheche [...] formose [...] trionfo, una mano sulle [...] ba-laustra di ferro: eroine di un irrom-pente [...]. Ci spingevamo allora fin [...] i gabbiani nei lunghi crepuscoli tra gli [...]. Dalla diga la città, [...] non pareva più la [...] ma [...] abitato di una oceanica [...] a noi, pareva di essere altri, non [...] quella provincia, ma ironici fan-tasmi senza età [...]. Giunte a metà della [...] gomiti appoggiati sulla pie-tra, come se fossimo [...] il freddo ci scuoteva. Se un contemplatore [...] -di quelli che Melville [...] perdute in fanta-sie oceaniche» al margine della [...] presentava, pallido in cappotto nero, come un [...] deluso o ban-carottiere -ne seguivamo ogni pas-so, [...] gesto. E se, al ritorno, [...] uno sguardo complice di om-bra tra ombre, [...] lo spettacolo mancato, ma non per quel [...] verso casa, sciogliendo [...]. Ci stringevamo nei cappotti, pre-se [...] furore di essere altrove. [...] fiordo sareb-be tornato lombardo, [...] non appena la nebbia si fosse diradata [...] scalette corrose che portavano ai cancelli delle [...] oscillanti delle barche disertate, e [...] profilo dei monti nativi. Le nostre fantasie si [...] senza apparentemen-te [...]. Sono loro che posso-no [...]. Non conosceremo più autunni che [...] dalla quale nes-sun sole o [...] ci potrà asciuga-re. Una goccia di quella [...] può avvelenare ancora og-gi. In novembre, passeggiavamo nel [...] Giardini pubblici, cal-pestando le enormi foglie dei plata-ni [...] terra fradicia come isole e [...] di un arcipela-go dissestato. Una premonizione di immobilità ci [...] il ghiacciaio si era arrestato [...] discesa distillan-do stasi in una [...] di spazi chiu-si, cimiteriali. Contro il lago nero [...] la cupola del tardo neo-classico mausoleo voltiano, [...] stecchite e paralitici ri-tratti di celebri concittadini. Più in là le [...] del futuri-stico monumento ai caduti si leva-vano [...] il confine tra la città e [...]. Eppure arrivava il tempo [...] maggio -in cui il lago ri-belle si [...] la pri-ma volta in un azzurro fiume [...] picchi nevosi magnetizzando da ogni zolla di [...] primule selvatiche, cremisi gialle scarlatte, a volte [...] riconqui-stando in una notte [...] porto sepolto sotto la [...] Piazza Cavour. Negandosi: non più pittoresca [...] di un quadro, ma energia iniziale, forma-trice [...]. Oggi quando torno [...] prigione -dalla quale, come [...] sono fuggita -non riconosco più quella visionaria [...] tra acqua e terra. La sbarrano le metalliche [...] turismo; il lago stesso, qua-si avvolto in [...] impone altri metodi di avvicina-mento. Soltanto nelle giornate primave-rili [...] ristabilisce la fantastica terra di nessuno degli [...]. Una città fittizia e [...] uno scenario teatrale fatto di passerelle, di [...] di legno, e si sovrappone [...] costringendo i passanti a [...] e a disperarsi: dan-neggiata e imprecante, mai [...] sue acque, questa finta Venezia, questa illuso-ria Amsterdam, [...] città sveglia e in festa. COMO Quella diga sul [...] MARISA [...] Marisa [...] a ritroso nel tempo [...] Emily Marisa [...] ha esordito scrivendo storie [...] pagine di «Comunità» e del «Mondo». Studiosa di letteratura americana [...] a far conoscere in italia la narrativa [...] («Il [...] romanzo americano», [...] 1960) e quella delle [...] («La [...] della chimera», Edizioni di storia e letteratura [...] università di Milano, Pavia, Catania e Genova. Ha studiato miti e [...] ricerche di cui troviamo traccia in numerosi [...] cruciali quali la poetessa americana Emily Dickinson, [...] per Mondadori, [...] completa. Nei suoi racconti (Alcuni [...] «Linea [...] «Racconta 2», la Tartaruga [...] personali si riflettono e si rifrangono in [...] collettiva, e il tempo visionario della mente [...] storico. Una [...] raccolta verrà pubblicata prossimamente dalla [...] editrice Donzelli. Vesuvio PESARO Antonio Faeti: favole [...] sogni di un maestro [...] fino a qualche anno fa, [...] una presenza annun-ciatrice, proprio [...] di via [...] a Pesaro. Era una vecchia dotata di [...] i segni che si attribuiscono al Tempo e al Mito, una creatura fuggita da una stampa di [...] o da [...] del [...]. Una vecchia diafana, bianca, [...] alternavano brevi tracce di grigio e di [...]. E sorrideva, sedu-ta su una [...] piccola sedia, sulla soglia di una casa minuscola, una [...] che doveva ribadire il senso di una soglia ben [...] significativa, una soglia [...] di un altrove che sem-brava [...] poco configurato nel pianterreno tutto visibile dalle fine-stre sempre [...] in estate. Il tavo-lo, il lume, [...] stoviglie sape-vano di altre epoche, di altri [...] altre storie e di altre vite. Forse dovevano essere così [...] da una dignità povera, delle classi più [...] Trenta. La pentola [...] è acciaccata e quasi consunta, [...] si adopera, se ne fa [...] uso. I ricami della vecchia [...] letto, sono stati più volte ram-mendati, ma [...] sono puliti. Dunque una via che aveva [...] custode e ora non [...] più, il pianterreno è chiuso, [...] da ragnatele, da polvere, da brevi scorie dedotte dalla [...]. Senza il sorriso della [...] si volta a destra e [...] ancora il carretto, il [...] il primo cortiletto. An-che le pareti sono [...] color ocra inconfondibile, sassi affioranti [...] a dire di quando [...] utiliz-zando pochi mattoni, per rispar-miare, e molti [...] che ora riportano il sembiante del greto [...] uno squarcio di natura, in questo spazio [...]. Cer-to, entrando nella strada, [...] prima di tutto, [...] che deriva dal nome. È una perfetta nominazione, però, [...] che col-lega via [...] la scritta posta [...] il cortiletto breve e pieno [...] segni, composto come di memo-rie, come già [...] pianterreno, di qualcosa che non [...] più: il como-do conforto di chi si accontenta, [...] più accorata rivolta contro [...]. Il laboratorio non sarebbe [...] senza il carretto che gli sta da-vanti. Certo, le luci sempre [...] i riflessi, i suoni pro-dotti da gesti [...] che possono consentire solo queste so-norità, alludono [...] superstite officina, su-perstite contenitore, e chiedono ancora [...] un tempo altro e diverso. Ma il carretto ha [...] da [...] bicicletta, rac-conta di [...] in cui non si [...] si sapeva sprecare, di un mondo in [...] si trasforma-va, con qualche patata e qualche [...] pietanza, e i quadretti contegnosi della giacca [...] nella gonna della figlia, in un trapasso [...] non poteva presagire la civil-tà dei rifiuti, [...] rifiuto. Il carretto è, poi, [...] indizio: la Riviera, da Pescara a Ri-mini, [...] Francavilla a Je-solo, è tutta fervida di [...] più tornei [...] di quanti ce ne [...] si rammentano cacciate di duchi e reingressi [...] glo-rifica un Ottocento dominato dal Mago di Oz, [...] altari per tartufi, e cattedrali per vini [...] genealogie. Ma il car-retto non [...] ribadi-sce [...] componente tana-tologica di ogni [...]. Subito dopo [...] il voltone. E potrebbe apparire spudorato, [...] ostinatamente mi-steriosi, così capaci di far male [...] testi-moni di agguati veri, di duelli auten-tici, [...] con-sapevoli, se ne trovano tra le illu-strazioni [...] Maurice [...] per I tre Moschettieri. Per via [...] il voltone è un rischio [...] sa di [...] permettere, fa, o me-glio faceva, [...] della propria organizzazione strutturale: chi ha la vecchia custode, [...] pianterreno [...] il cortiletto [...] del restauro e il carret-to [...] può consentirsi un voltone alla [...]. Anche Gautier avrebbe potuto [...] di un voltone scenografico dentro [...] della dignità. La strada va [...] giardini segre-ti, paralleli, uno di fronte [...] dopo alcune finestre ampie, [...] e silenziose da imporre altro, coerente, doveroso [...] le guarda. I giardini segreti sono [...] di due muri che fan-no pensare a Hugo [...] Rosai. Grandi camminatori, entrambi, di [...] simboliche, hanno trasfuso nelle pagine e nelle [...] vero dei muri di questo ti-po. Sembrano coprire, difendere, celare, [...] volutamente fastidioso. [...] inconfondibile dovrebbe [...] semplicemente austeri, le vegetazioni appena [...] percettibili impongono limitati erbari onirici, ma [...] anche un segreto [...] come in tutti i segreti. Proprio perchè sono collocati [...] che si chiama via [...] possono essere se-greti, sì, [...] op-pure difendere sconosciute, im-pensabili frenesie, o dissolutezze [...] efficaci. Non nascondono, però, nel [...] loro ambizioni. È tutto avvolto [...] di ogni intona-co, ma loro [...] consentono un am-miccante lussureggiare, chiedono di alludere a una [...] ma [...] apparentemente impossibile, me-diterraneità. Altre case, severe e silenziose, [...] due lati. Ma, su quello sinistro [...] un furto che ha lo stesso valore [...] vecchia cu-stode. [...] ancora [...] con il volto del Cristo [...] spi-ne, il Cristo sembra ancora un santino [...] di icona romantica dei Na-zareni tedeschi e [...] dramma sanguinoso e popolare. Ma è scomparsa la [...] pesarese, che stava sotto il Cristo. Intorno alla sparizione, formulo [...]. Può essere stato un [...] chissà, un ciellino, uno che usa la [...] così come altri usano [...] West [...] i vestiti di Armani, o le relazioni [...] onesti politici del nuovo governo progressista. Ma può essere an-che un [...] sincero credente, che [...] portata via per [...] o per non [...] vedere, a lei, pre-ghiera che [...] una presenza, ciò che sta accadendo, ciò che acca-drà, [...] che fra un poco sarà. Nelle ultime case, prima che [...] termini, stanno già ri-strutturando. Come la filossera, o il [...] o il colera, ecco [...] tonalità Benetton che si pa-lesa, [...] proprio di fronte [...] segreto che ancora la strada [...]. È una specie di antico [...] per le automobili di [...] o di [...] una pe-nombra più che mai [...] perchè la strada era, ed è, troppo stretta per [...] auto. E, del resto, [...] faceva, e fa, capire [...] garage è il deposito, o [...] di un fabbricante di [...]. Sulla destra, antiche travi [...] nudo, gialline di un giallo dantesco, dicono [...] il cuore segreto e intatto di una [...] gli fanno un tra-pianto, o gli donano [...] fanno smettere di battere. Antonio Faeti, nato a Bologna [...] 1939, è ordinario di Letteratura per [...] della [...] città. Da «Guardare le figure» (Einaudi, [...] «Il gobbo misterioso», di imminente uscita presso Bompiani, [...] venti libri tutti dedicati allo studio [...] collettivo, alle illustrazioni, ai [...] generale alla letteratura per [...]. Solo con «Marion a Weimar», [...] Bompiani nel mese di aprile, ha abbandonato [...] abituali per una esplorazione dei sintomi e [...] riposti nella scena politica dei nostri tempi. Faeti ha fatto il [...] anni e, [...] ha al suo attivo [...] insegnamento: da ciò scaturisce un interesse costante [...] con i giovani e i giovanissimi ai [...] sia le proprie ricerche che le prospettive [...] quadro di riferimenti utile per costruire, per [...]. Da molti anni tiene [...] la rubrica [...]. La sparizione [...] una perfetta nominazione, però, quella [...] collega via [...] la scritta posta [...] il cortiletto breve e pieno [...] segni, composto come di memorie. /// [...] /// La sparizione [...] una perfetta nominazione, però, quella [...] collega via [...] la scritta posta [...] il cortiletto breve e pieno [...] segni, composto come di memorie. (0) (0) ![]()
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