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[...] anni [...]. Fay [...] arriva [...] tenendo per mano la [...] guinzaglio il cane, che rimarrà legato fuori [...] un bar sulla [...]. Canal [...] non è lonta-na, e Canal [...] è [...] più giù verso la [...] Manhattan: vecchie case di mattoni rossi anne-riti dal [...] e toz-zi, traffico, negozi e negozietti dove [...] New York fanno quello che hanno sempre [...] di chiunque altro: commercia-re. Tuttora ospita ristoranti italiani [...] immi-grati [...] africani o cen-troamericani. I vecchi «paisà», se [...] un pizzico di fortuna, sono andati altrove [...] sta diventando Cina pro-fonda, [...] un negozio dopo [...]. Le poche vec-chiette italiane che [...] se-dute sul marciapiede, come nei paesini di una volta, [...] in dia-letto: [...] tutti gialli, [...] tutti cinesi». Anche [...] è [...] e [...] si intito-la, appunto, uno straordinario [...] che Fay [...] sta scri-vendo da dieci anni, [...] work in progress che è forse la cosa più [...] del volume Voci dal silenzio di cui parliamo nella [...] accanto. Un magma di versi Fay [...] una signora di 44 anni che è stata, negli [...] una delle creatrici del [...] Workshop (punto di aggregazione di [...] e attivisti politici [...] e ha pubblicato negli Usa, [...] la [...] di New York, due im-portanti [...] di poesie In the City [...] (1979) e [...] Song (1982). Entro il [...] il poema [...] dovrebbe trovare una [...] forma definitiva. Ma è quasi più [...] un magma di versi che corrisponde singolarmente [...] e commerciale di uno dei quartieri più [...] misteriosi, di New York. Fay [...] è nata a New York, [...] a [...]. La storia della [...] famiglia è la storia [...] migliaia di cinesi [...]. Mio padre venne in Ame-rica [...] prima della guerra, poi, dopo la fine [...] in Cina e sposò mia madre per [...]. Non si erano mai vi-sti [...]. Nel [...] appena sposati, si trovavano [...] Hong Kong in va-canza, quando in Cina scoppiò la [...]. Un parente li chiamò [...] Usa [...] gli disse: [...] torna-te! Mio padre, che era [...] rientrò a New York e orga-nizzò [...] di mia ma-dre, che [...]. Chissà, se non fosse [...] rivoluzione forse oggi sarei in Ci-na». Invece, nel [...] Fay nasce a New York, [...] tre sorelle che in cinese si chiamano [...] come lei, mentre in [...] nomi di Jane e Jani-ce. Mio padre si è fatto [...] per tutta la vita e [...] imposto a mia madre il nome di [...] che lei non è mai [...] a pronuncia-re! Oggi Jane fa la [...] Ja-nice [...] per la [...] «Siamo la prima generazione [...]. Mio padre lavorava in [...] portava [...] la casa. Ma papà, come tutti [...] era un patito della calligrafia tradizionale cine-se [...] anni ci ha regalato pennello, inchiostro e [...]. Io, da ragazza, ho [...]. I miei erano scon-volti. Volevano che diventassimo avvocati [...]. Credo che mia madre [...] cosa faccio di preciso, anche se ha [...] quando le sue amiche le hanno detto [...] nome era comparso sui giornali. Lei, da sola, non [...] accorta: tuttora legge so-lo il cinese e [...] male». [...] i cinesi [...] non sono come gli italiani: [...] cinese, cantonese o mandarino che sia, rimane per loro [...] lin-gua viva. Oggi, mi rendo conto [...] inglese e il mio cinese è al [...] bambina di 4 anni. Sai, da un la-to [...] la voglia di integrarsi, [...] un forte senso di autodife-sa. Da bambina, a [...] vivevo in un quartiere [...] forte comunità ebrea: eravamo 4-5 famiglie cinesi [...] sfottevano a sangue. La vo-cazione artistica è [...] rivalsa: vedere i miei così sfruttati, vedere [...] la schiena. Non volevo vi-vere come [...] tempo stesso volevo [...]. Solo uomini [...] negli anni [...] era una comunità composta quasi [...] di uomini che solo dopo la fine della guerra [...] cittadini statunitensi (molti di loro, dopo [...] combattuto) ed ebbero il permesso [...] far venire in America le famiglie. Ma i loro figli crebbero [...] anni [...] sullo sfondo di [...] in ebollizione: «Io avevo 16 [...] nel [...]. Fu un grande, benefi-co [...]. Cominciai a lavorare in [...] artisti [...] dove conobbi, ad esempio, [...] cui famiglie erano state in campo di [...] guerra. Sono stata politicamente molto [...] anni. Da [...] ve-devamo [...] cambiare e vo-levamo contribuire al [...]. Oggi, dire che io [...] sorelle non avremmo mai accet-tato un matrimonio [...] di mia madre può sembrare [...]. Negli anni [...] non lo era». [...] shock culturale, fu il contatto [...] i [...] arrivi. Nel [...] una nuova legge [...] provocò un cambiamento del-le «quote» [...] ingressi, e consentì [...] di molti cinesi da Hong Kong. La genera-zione dei miei [...] Cina rurale, dai villaggi, e ave-va conservato [...] era come fermata nel tempo. Gli [...] venivano da una realtà urbana [...] simile a New York. [...] che fino al [...] stava perdendo abitanti, divenne un [...]. Le condizioni di la-voro diventarono [...] e solo [...] degli anni [...] i lavoratori riuscirono a organizzarsi [...] a ga-rantirsi i diritti sindacali, o [...] sanitaria. Prima del [...] era un villaggio, dove [...] non andavano per strada e gli uomini [...] cosiddette «società di famiglia»: mio padre [...] la [...] devi sapere che [...] in Cina è un [...] Smith o Jones in America. Negli anni [...] divenne quel frenetico casino [...] oggi, più simile a Hong Kong e [...] Taiwan [...] alle campa-gne della Cina continentale». Ma Fay, è mai stata [...] Cina? «Ci andrò [...] prossimo. Sono stata solo a Taiwan, [...]. [...] di Taipei, per studiare il [...]. Non mi sono trovata [...]. Mi mancavano la pizza, gli [...]. Difendere le tradizioni E [...] «Mio padre non è mai tornato. Mia madre [...] andata, tre anni fa. Abbiamo ancora uno zio, [...]. Sempre nello stes-so villaggio di [...] volta. Ma mio pa-dre si [...]. Non ci raccontava mai della Cina. Le sue [...] erano [...] negli anni [...] i vaudeville, la costruzione [...] State [...] di [...] per la prima vol-ta. Fay, affrontiamo un discorso [...]. [...] e il maoismo, [...] e la rivoluzione. Però negli anni [...] dei gruppi maoisti a [...] ho studiato Lenin e Marx, [...] esibivano il libretto rosso; ma io mi domandavo sempre [...] fosse possibile applicare certe cose [...]. I cinesi che sono [...] Usa avevano un unico sco-po nella vita: migliorare [...] materiali. Erano tutti po-verissimi e [...] modi per sopravvivere: difendere stre-nuamente le tradizioni [...] di lavoro. Questi valo-ri, sostanzialmente, resistono, [...] società è cambiata. Quan-do torno da mia [...] re-cuperare le [...] ser-vire il tè, non [...]. Cer-to, io ho deciso [...]. E non ti dico [...] colpa per la vita massacrante che i [...] fatto. Giustificare questa mia [...] significa anche darsi una [...] nostre radici culturali, tramandare il passato. Siamo a cavallo fra [...] per la nostra generazione la sicurezza economi-ca [...] di felicità. Vivere questi [...] valori [...]. Soprattutto per una donna. Scrivere poesie è un [...]. [...] «Il mio canto per [...] Una poetessa cinese, Fay [...] narra tradizioni e cam-biamenti [...] di New York. Un magma di versi per [...] delle generazioni che si sono avvicendate dal [...] quando [...] soltanto uomini, nel tentativo di [...] un destino da poverissimi con [...] del commercio. Il padre emigrato in America [...] ritornò negli Usa al [...] cinese. I rapporti con il [...] della vocazione artistica. DAL NOSTRO INVIATO ALBERTO CRESPI Tre [...] della poetessa nel volume «Voci dal silenzio» Fay [...] ha 44 anni ed [...] delle maggiori poetesse [...]. Tre suoi lavori (il [...] intitolato [...] e le poesie «Genitori» [...] «Padre») [...] essere letti su un volume intitolato «Voci [...]. Scrittori ai margini [...] uscito nel gennaio [...] per la collana «I canguri» [...] Feltrinelli e curato da Mario [...]. Il volume (che costa [...]. Il curatore Mario [...] è docente di letteratura [...] Statale di Milano: il suo libro più noto [...] «New York. [...] delle colline», Saggiatore 1995. /// [...] /// [...] delle colline», Saggiatore 1995. (0) (0) ![]()
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