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Il pro-fessor [...] Andersen, danese, vive da [...] Italia ed è considerato uno dei maggiori [...]. Docente di Sistemi sociali comparati [...] facoltà di sociologia [...] di Trento, in precedenza aveva [...] europea di Firenze. Nei giorni scorsi ha [...] al convegno su «Un nuovo [...] per i giovani europei», [...] Modena da Sinistra giovani e Associa-zione Gramsci X XI [...]. Professor Andersen, cominciamo [...] qua-li sono le ragioni [...] sistemi di [...] in [...] «Io penso che la [...] allo Stato sociale in quanto tale, abbia [...] con i cambiamen-ti della nostra società che [...] malfun-zionamento del [...] costruito nei decenni passati». [...] due: il cambiamento de-mografico e [...] globalizzazione [...]. [...] viene troppo enfatizzata e indicata [...] come una vera minaccia. In verità, essa ri-guarda [...] delle nostre società, che una volta stavano [...] nella nuova economia sono a rischio. Parlo in particolare dei [...] dei giovani, che hanno maggio-ri difficoltà a [...] del lavoro». Un problema [...] che irrilevante, specie in [...] «Da un lato si [...] costo del lavoro, ma questo porta a [...] pover-tà, come vediamo negli Stati Uniti. [...] possiamo aiutare questi soggetti [...] di disoccupazione, come è stato finora in Europa. Questo però ha portato [...] mas-sa di lungo termine, difficoltà dei giovani [...] mondo del lavoro a formare famiglie, a [...] professionale prima che sia troppo tardi». Veniamo alla questione demografica [...] insiste molto, riferendosi in particolare ai paesi [...] «La [...] demografica viene generalmente iden-tificata con [...] della popolazione anzia-na, invece [...] drammatico è la ridu-zione della fertilità. Non è che abbiamo [...] che ci sono troppo pochi bambini. Mentre [...] del Nord il tasso di [...] è intorno al 2,1, [...] mediterranea è sceso [...] in alcune zone [...] è sotto [...] un vero record mondiale. Il peso del mantenimento [...] anziani, è strettamente legato alla popolazione attiva. Se non [...] una larga po-polazione attiva e [...] essa è poco produttiva, avre-mo in futuro una crisi [...]. [...] «Oltre alla ripresa demografica, [...] tema del ciclo vitale, di cui si [...]. Quando è stato costruito [...] abbiamo assunto a base di riferimento un [...] che cominciava a lavorare a 15/16 anni, [...] 60/65; la morte interveniva in media otto [...] pensionamento, cioè a 71/72 anni. Oggi la vita media [...] è allungata in media di otto anni, [...] in pensione dieci anni prima, anche perché [...] i [...] per realizzare le grandi [...]. Quindi si pagano diciotto [...] in più. Mentre un lavoratore paga [...] numero mi-nori di anni. Infatti, oggi, un giovane, [...] comincia a lavorare a 25, forse anche [...]. [...] «Drammatiche per lo Stato sociale. Ma anche per la [...] due categorie, gli insider, cioè quelli che [...] godono dei vantag-gi (quasi dei privilegi), dello Stato [...] gli ou-tsider, cioè colo che sono fuori, [...] e spesso anche dal lavoro». Lei sostiene, insomma, che a [...] il prezzo di [...] «Sì. In media un pensionato [...] red-dito che supera del [...] la loro capacità di [...]. Hanno troppi soldi rispetto [...]. Al tempo stesso non [...] una politica occupazionale per i [...]. A me sembrerebbe logico [...] anziani ai giovani. Una operazione che però [...] struttura delle categorie forti, dagli insider. Come si vede non [...] crisi del [...] State, ma della rappresentanza». Vuol dire che i [...] categorie [...] «Non è solo questione [...] di [...] che pure proteggono quelli [...]. In Italia, la maggioranza [...] reggono su un solo reddito, quello del [...] è quasi indispensabile [...] dai rischi di perdere [...] reddito o la pensione. [...] una sorta di [...] che finisce per scaricarsi sui [...]. Dunque, anche per ragioni [...] un [...] «La spesa sociale in Italia [...] più alta che nel resto [...]. Semmai è che non [...] fare pagare le tasse. In ogni caso, il [...] italiano non è sulla [...] nella [...] distribuzione. Si spende in modo sbagliato [...] si continua a prendere a riferimento [...] tipico degli anni [...]. Ma questa non è [...] la so-cietà è molto cambiata. Invece, lo Stato sociale [...] Italia, [...] la sanità, spende il [...] in pensio-ni. Questo non è [...] State, ma [...]. Ma se si spende [...] non si può sostenere la famiglia, incentivare [...] si possono aiutare i giovani a trovare [...]. Lei ha proposto un [...] ti-po socialdemocratico, ma a [...] significa? «Che nessuno ci perde, ma [...] della so-cietà ci guadagna. Certo, i socialisti devono [...] concetto di uguaglianza, che non può essere [...] per sempre. Dimenticano infatti che tutti [...] lavoretti [...] si può accettare di [...] periodo an-che 500 mila lire al mese, [...] la pos-sibilità di [...] dopo. Questo significa evitare la [...] si ha sia negli Usa, con il [...] la povertà permanen-te, che in Europa con [...] lungo periodo. [...] di uguaglianza deve essere dina-mica, [...] statica. Bisogna riprendere il concetto [...] sempre in movi-mento e dove [...] possono salire». Ma quali sono le [...] si torna alle cause [...] del [...] di cui si diceva [...] e globalizzazione. Occorre stimolare la fertilità [...] delle donne nel mer-cato del lavoro. Se in una famiglia [...] anzichè uno, si hanno conseguenze posi-tive. Non solo si risponde [...] lavoro e di realizzazione delle donne. Si abbassa note-volmente il [...] quattro volte di meno per la famiglia [...] rispetto a quella che ne ha uno [...]. In più, chi lavora [...] e quindi aumenta la domanda di ser-vizi, [...] sono proprio i servizi a ge-nerare maggiore [...]. Nei paesi con il [...] di occupazione femminile, [...] an-che il tasso di [...] nei paesi scan-dinavi, [...] delle donne lavora e [...] doppia che in Italia e Spagna. Certo, [...] un prez-zo da pagare [...] servizi sociali e di so-stegno alla famiglia. Ma non si tratta [...] ma anche di investimenti». [...] «Bisogna puntare a legare flessibilità [...] forma-zione. [...] e la qualificazione professio-nale sono [...] garanzia contro la [...] della [...] contro il rischio cioè di [...] perma-nentemente in una condizione di [...] e di esclusione, di restare [...] dal sistema di prote-zione sociale per tutta la vita. Tutte le ricerche in-dicano [...] chiave è la formazione. Chi ha una istruzione [...] pro-prie possibilità di uscire davvero dalla disoccupa-zione». /// [...] /// Chi ha una istruzione [...] pro-prie possibilità di uscire davvero dalla disoccupa-zione». (0) (0) ![]()
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