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IL [...] cura dì CAROLINA [...] riconoscete: signore? -domandò [...] al [...] -rispose Arthur Rance -Sono sceso [...] mia camera per stringervi la mano. Mano tesa [...] si rasserena, stringe la [...] presenta, presenta Arthur Rance, lo invita a [...]. Faccio colazione con [...]. Arthur Rance parla perfettamente [...] quasi senza accento straniero. La [...] faccia rasa e violacea, [...] certi tic nervosi, tutto dimostrava e provava [...]. Come mai [...] è commensale di [...] giorni dopo, dovevo venire a [...] da Frédéric [...] che si era dato [...] solo da una quindicina d'anni, [...] dopo la partenza da Filadelfia del professore e di [...] figlia. [...] in cui gli [...] vivevano in America, avevano [...] molto Arthur Rance che era uno dei [...] del nuovo mondo. Infine, bisogna mettere [...] di Arthur Rance, per spiegare [...] con la quale era ricevuto al [...]. È anche probabile che in [...] a [...] una certa amicizia avesse legato [...] Arthur Rance e la figlia del professore, ma nulla [...] supporre in tutto ciò II minimo romanzetto d'amore. [...] doveva essere sui quarantacinque anni. Egli rispose in un [...] domanda di [...] -Quando venni a conoscenza [...] mio [...] in America; volevo assicurarmi, [...] che la signorina [...] non era stata colpita [...] me ne andrò se non quando ella [...] ristabilita. Arthur Rance prese allora [...] conversazione, evitando di rispondere a certe domande [...] e confidandoci, senza che [...] le sue personali idee sul dramma; idee [...] potei capire. Anche [...] infatti, pensava che Robert [...] dovesse entrare nella faccenda. CI disse di conoscere [...] dal giovane [...] per arrivare a dipanare [...] dramma della Camera Gialla e ci riferì [...] messo al corrente degli [...] galleria inesplicabile. [...] che egli spiegava tutto con Robert [...] ma fini con [...] che [...] aveva avuto una grande ispirazione [...] sul posto Joseph [...] il quale, un [...] o [...] sarebbe riuscito a scoprire [...]. Pronunciò queste ultime parole [...] si alzò, ci salutò e usci. [...] lo guardò allontanarsi, dalla [...] tipo strano! Arrivata la sera, fui [...] che [...] non prendeva nessuna di [...] io [...] e quando, scesa la [...] nella [...] camera, glielo feci osservare. Mi rispose che tutte [...] già state prese e che questa volta [...]. Siccome affacciavo qualche dubbio, [...] la sparizione [...] nella galleria e [...] a intendere che il fatto [...] sarebbe potuto ripetere, mi rispose che lo sperava e [...] si augurava che ciò avvenisse. Erano allora le sei [...]. Si alzò, mi fece [...] e mi condusse attraverso la galleria. Raggiungemmo la galleria destra [...] fino al pianerottolo della scala che attraversammo. Continuammo quindi la nostra marcia [...] galleria, ala sinistra, passando davanti [...] del professore [...]. [...] di codesta galleria, prima di [...] al torrione, si trovava una camera occupata da Arthur Rance, la cui porta era giusto in faccia alla finestra [...] levante che si trovava [...] galleria, ala destra, là dove [...] aveva collocato papà Jacques. Quando si voltava le [...] porta, ossia uscendo da quella camera, si [...] galleria girante [...] destra che non si [...]. Quando ve lo dirò, [...] collocarvi [...]. E mi fece entrare [...] nera triangolare, situata di sbieco a sinistra [...] camera di Arthur Rance. Da quel cantuccio, potevo [...] che avveniva nella galleria con tanta facilità [...] stato davanti alla porta di Arthur Rance [...] sorvegliare la porta [...]. La porta di quella [...] essere il mio posto di osservazione, era [...] smerigliati. Nella galleria, con tutte [...] ci si vedeva bene; la stanzetta invece [...] posto opportu-nissimo per spiare. Tornammo indietro attraverso la [...]. Arrivati davanti [...] della [...]. Quel gesto, che turbò [...] commuovere affatto [...]. Ci trovammo in camera [...] neanche accennare alla scena che avevamo sorpreso, [...] sue ultime istruzioni per la notte. Prima di tutto dovevamo [...] dovuto entrare nella stanzetta nera e 11 [...] tempo che occorresse per vedere qualche cosa. Vedrete prima di me [...] dalla galleria destra da [...] strada che non sia [...] girante poiché voi, dalla stanzetta, potete vedere [...] destra, mentre io non posso vedere [...] la galleria girante. Per [...] non avete che a [...] che regge la tenda della finestra della [...] è vicina alla stanzetta nera. La tenda cadrà, velando [...] facendo immediatamente un quadrato d'ombra là dove [...] di luce, poiché la galleria è illuminata. Quando il quadrato luminoso [...] saprò che cosa vorrà dire. Lo lascerò fuggire dopo [...] visto in faccia. È questo che mi preme: [...] la faccia. Saprò poi fare in [...] muoia per la signorina [...] anche se resta vivo. Se lo prendessi vivo, [...] e Robert [...] non melo perdonerebbero mai [...] tengo alla loro stima. Sono brava gente. Quando vedo la signorina [...] versare un narcotico nel [...] padre, perché questa notte non si svegli [...] ella deve avere col suo assassino, dovete [...] riconoscenza per, me avrebbe [...] io conducessi davanti a suo. E una grande fortuna [...] della galleria inesplicabile, [...] sia svanito come per [...]. Lo capii quella notte [...] improvvisamente raggiante della signorina quando seppe che [...] fuggito. E capii anche che [...] poveretta non bisognava tanto acciuffare [...] quanto [...] muto, a qualunque costo [...] modo. Ma uccidere un uomo! Non [...] della famiglia [...] fidanzato di Mathilde FREDERIC [...] poliziotto PUNTATE [...] si accorge che al castello [...] c'è un nuovo ospite: Arthur Rance. Nel frattempo il giornalista [...] far liberare i custodi [...] e ha chiarito la [...] notte del mancato delitto. Durante un pranzo alla [...] spiega che Robert [...] ha lasciato il castello [...] improrogabile e misterioso. Conscio però che [...] si sarebbe fatto vivo [...] giornalista di proteggere la fidanzata. La signorina [...] aspetta il suo aggressore [...] cerca di evitare a ogni costo questo [...]. La candela era in [...] con tutta quella barba. Ma la galleria è [...] ora so. E in tal caso [...]. Questa mattina alle dieci [...] signorina [...] con [...] raffinata ha fatto in [...] senza infermiere, per questa notte. Con pretesti plausibili, ha [...] permesso di venti-quattr'ore e per vegliare presso [...] la loro assenza ha voluto soltanto il [...] il quale dormirà nel salotto di [...] figlia, accettando questa nuova [...] riconoscente. La coincidenza della partenza [...] e delle precauzioni prese [...] circondarsi di solitudine, non ammette dubbi. La venuta [...] che [...] teme, la signorina la prepara. Il portinaio e [...] moglie vigilano "per ogni [...] che la loro [...] inutile, prima, ma il [...] utile, dopo, se bisognerà ucciderò. Gli domandai a bruciapelo: -«Perché [...] Arthur Rance? Potrebbe esserci di grande aiuto. Stasera pranziamo in [...] Frédéric [...] a meno che egli [...] alle calcagna di Robert [...]. In quel momento, sentimmo [...] stanza accanto. Pranzammo nella camera di Frédéric [...] che ci disse di [...] allora. Ci mettemmo a tavola [...] e io non tardai ad accorgermi che [...] alla quasi certezza che [...] e [...] ciascuno per conto proprio, [...] la verità. [...] disse al gran Fred [...] andato a [...] spontaneamente e che egli [...] perché lo aiutassi in un lavoro importante [...] stessa doveva consegnare [...] lo dovevo ripartire per Parigi, [...] treno delle undici, portando il suo manoscritto, [...] a puntate in cui il giovinotto narrava [...] dei misteri del [...]. [...] sorrise a quella spiegazione [...] cui non la si dà a intendere, [...] educazione non contraddice cose che non lo [...]. Con mille precauzioni nel [...] nelle inflessioni della voce, [...] e [...] s'intrattennero abbastanza a lungo [...] castello di Arthur [...]. Rance, sul suo passato [...] America [...] avrebbero voluto conoscere più a fondo, almeno [...] le relazioni che aveva avuto con gli [...]. A un certo momento, [...] che apparve subitamente sofferente, [...] sforzo: credo, caro [...] che ormai ci resti [...] fare al [...]. Che cos'ho mai? -balbettò -Sarei [...] ci guardò con occhio smarrito. Invano lo interrogammo; non [...]. [...] accasciato su una poltrona e [...] potemmo più [...] una parola di bocca. Eravamo molto inquieti per [...] noi. Gli fummo molto [...] ma ora sembrava non soffrisse [...]. Aveva [...] pesantemente la testa sulle spalle [...] le sue pupille appesantite ci nascondevano il suo sguardo. [...] si chinò sul suo petto [...] gli ascoltò il cuore. Quando si rialzò, mi [...]. E mi trascinò nella [...] camera dopo [...] richiuso la porta di quella [...]. Alle dieci si tolse [...] fece un cenno e io capii che [...]. Quando fummo in calzini, mi [...] con una voce cosi bassa che dovetti indovinare le [...] parole più che non [...] rivoltella. Trassi l'arma dalla tasca [...]. /// [...] /// Allora si diresse verso [...] camera, [...] con infinita precauzione; la [...]. Ci trovammo nella galleria [...]. [...] mi fece un nuovo cenno. Capii che dovevo andare [...] nella stanzetta nera. Mentre mi allontanavo da [...] raggiunse e mi abbracciò, quindi con le [...] vidi rientrare nella [...] camera. Stupito di quel bacio [...] inquieto, arrivai nella galleria destra che percorsi [...] il pianerottolo e continuai per [...] sinistra della galleria fino [...]. Prima di [...] osservai bene il nodo della [...] della finestra. Bastava che lo toccassi [...] perché la grossa tenda ricadesse con un [...] a [...] il quadrato di luce; [...]. Un rumore di passi [...] alla porta di Arthur Rance. Egli non [...] ancora coricato. Ma come mal era [...] non avendo pranzato né con [...] né con [...] figlia? lo almeno non [...] a tavola, nel momento in cui sorprendemmo [...] signorina. Mi ritirai nella stanzetta [...] ci trovai perfettamente. Vedevo tutta la galleria [...] pieno giorno. Evidentemente, nulla poteva [...] di quanto vi sarebbe successo. Ma che cosa vi [...] Forse qualche cosa di molto grave. Aspettai [...] circa, durante la quale [...] di anormale. Fuori, la pioggia che [...] cadere violentemente verso le nove di sera, [...]. Il mio amico [...] aveva detto che probabilmente niente [...] successo prima di mezzanotte o [...] del mattino. Nondimeno, saranno state appena [...] mezzo, quando la porta di Arthur Rance [...]. Ne intesi il lieve cigolio [...] cardini. Si sarebbe detto che [...] con le più grandi precauzioni. La porta restò aperta [...] mi parve lunghissimo. Nello stesso momento, notai [...] che veniva dal parco e che si [...] terza volta. Da principio non vi [...] quella terza volta il miagolio era cosi [...] fece ricordare ciò che avevo udito dire [...] «diavolo nero» e siccome quel grido aveva [...] i drammi svoltisi al [...]. Subito dopo vidi apparire [...] della porta un uomo che si affrettò [...]. Non potei [...] subito, perché mi dava [...] era curvo su un involto assai voluminoso. Richiusa la porta e [...] si voltò verso la stanzetta nera e [...] era. Era il guardaboschi, [...] verde. Indossava lo stesso vestito [...] visto per la strada, davanti [...] del [...] il primo giorno che [...] e che portava ancora [...] quando, uscendo dal castello lo incontrammo, [...] ed io. Nessun dubbio; era il [...]. Lo riconobbi perfettamente. Aveva una certa faccia che [...] parve esprimere una forte ansietà. Siccome il grido del [...] di fuori per la quarta volta, egli [...] I [...] nella galleria e si avvicinò alla seconda [...] dalla stanzetta nera. Quando fu alla finestra, [...] ai vetri e guardò nel buio del [...]. Vi restò un mezzo [...]. La notte era chiaro, a [...] illuminata da una luce splendente che improvvisamente spariva dietro [...] grossa nuvola. [...] venie alzò due volte [...] alcuni segnali che non capii, poi, [...] dalla finestra, riprese il [...] si diresse, seguendo la galleria, verso il [...]. [...] mi aveva detto: «Quando [...] sciogliete il nodo del cordone». Io vedevo qualche cosa. Era questo che [...] aspettava? Ciò non mi [...] eseguire [...] che mi era stato [...] nodo. [...] raggiunse il pianerottolo, ma [...] di [...] proseguire per [...] destra della galleria, lo [...] scala che conduceva al vestibolo. Che fare? Guardai stupidamente [...] che occultava la finestra. Il segnale era stato [...] vedevo apparire [...]. /// [...] /// Lasciai trascorrere una mezz'ora che [...] parve un secolo. Che fare adesso, anche se [...] qualche altra cosa? 11 segnale era stato dato e [...] avrei potuto [...] una seconda volta. [...] canto, avventurarmi nella galleria [...] poteva sconvolgere tutti i piani di [...]. Non potendo più [...] d'aiuto per [...] di nuovo, arrischiai il tutto [...] il tutto. Uscii dalla stanzetta e, [...] misurando i miei passi e con [...] teso nel silenzio, andai [...] girante. /// [...] /// Andai alla porta della [...]. /// [...] /// Girai la maniglia, la [...]. /// [...] /// [...] era tutto lungo disteso sul [...]. /// [...] /// [...] era tutto lungo disteso sul [...]. (0) (0) ![]()
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