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Il segmento testuale fascisti è stato riconosciuto sulle nostre fonti cartacee. Questo tipo di spoglio lessicografico, registrazione dell'uso storicamente determinatosi a prescindere dall'eventuale successivo commento di indirizzo normatore, esegue il riconoscimento di ciò che stimiamo come significativo, sulla sola analisi dei segmenti testuali tra loro, senza obbligatoriamente avvalersi di vocabolarii precedentemente costituiti.
Nell'intera base dati, stimato come nome o segmento proprio è riscontrabile in 1692Analitici , di cui in selezione 65 (Corpus autorizzato per utente: Spider generico. Modalità in atto filtro S.M.O.G.: CORPUS OGGETTO). Di seguito saranno mostrati i brani trascritti: da ciascun brano è possibile accedere all'oggetto integrale corrispondente. (provare ricerca full-text - campo «cerca» oppure campo «trascrizione» in ricerca avanzata - per eventuali ulteriori Analitici)


da Orazio Barbieri, La leggendaria liberazione di Firenze ad opera del popolo fiorentino in KBD-Periodici: Rinascita - Mensile ('44/'62) 1954 - numero 7 - luglio

Brano: [...] con nuclei cittadini e delle campagne. Difficile appariva a molti di noi l'impresa di orientare larghe masse e mobilitarle nella lotta con così poche forze di partito, e ancor più deboli e male orientate erano le altre correnti politiche a Firenze e in Toscana. Ma un uomo, un comunista, seppe prendere le fila del debole tessuto politico e comprendere la forza delle masse operaie, contadine e intellettuali che volevano lottare contro i traditori fascisti e i nazisti, i quali avevano occupato in breve tempo la città. Era Giuseppe Rossi quell'uomo. Lo ricordo quando, da poco liberato dal carcere, giunse a Firenze e ci chiese di procurargli un lavoro di manovale per giustificare la sua presenza in città. Timido e taciturno, penetrava con lo sguardo intelligente gli uomini e con pronto intuito le situazioni. Egli seppe orientare noi comunisti, seppe, nel C.T.L.N., comprendere gli alleati politici, seppe proporre e fare accettare la linea politica giusta per lo sviluppo della lotta in Toscana nei momenti più difficili e decisivi, conquistando la s[...]

[...]Negandoci il diritto alla pace e alla libertà, il nazismo ha preteso imporci la guerra al suo servizio e per i suoi interessi» — e l'appello così proseguiva: — « :.. Dinanzi a noi non c'è che una sola via: impugnare le armi e batterci contro i nuovi vandali. Questa via il popolo italiano l'ha già scelta; da tempo i suoi figli migliori si raccolgono nelle città, nelle campagne, sui monti e si preparano alla guerra partigiana contro i tedeschi e i fascisti loro alleati B. « ... Noi ci schieriamo oggi a fianco delle Nazioni Unite e di tutti i popoli che contro il nazismo lottano per l'indipendenza, la democrazia e la libertà. Noi prendiamo il nostro posto di lotta sullo stesso fronte sul quale si batte l'Unione Sovietica, le cui eroiche bandiere sono il simbolo della giustizia e della libertà...».
Quell'appello fu raccolto prima dai militanti comunisti, poi da molti soldati nelle caserme, dagli operai delle Officine Galileo, della Pignone, dalle donne della Manifattura Tabacchi, dai tessili di Prato, dai vecchi e giovani vetrai di Empoli; da cui[...]

[...]posto di lotta sullo stesso fronte sul quale si batte l'Unione Sovietica, le cui eroiche bandiere sono il simbolo della giustizia e della libertà...».
Quell'appello fu raccolto prima dai militanti comunisti, poi da molti soldati nelle caserme, dagli operai delle Officine Galileo, della Pignone, dalle donne della Manifattura Tabacchi, dai tessili di Prato, dai vecchi e giovani vetrai di Empoli; da cui erano usciti i più coraggiosi combattenti antifascisti. E l'eco delle prime fucilate sui monti Morello, di Greve e di Secchieta risuonò per le campagne toscane, scosse e mosse alla collaborazione coi partigiani e alla lotta contro i tedeschi i mezzadri toscani e le donne della nostra campagna.
Ma quella larga mobilitazione di popolo e la costituzione delle gloriose brigate «Lanciotto», «Caiani», «Sinigaglia», che resero possibile la liberazione di Firenze ad opera dei fiorentini stessi, non fu facile. La via della vittoria passò attraverso dolorose e sanguinose esperienze. Il primo importante colpo dei G.A.P. fiorentini fu quello che portò all'uc[...]

[...]dolorose e sanguinose esperienze. Il primo importante colpo dei G.A.P. fiorentini fu quello che portò all'uccisione del capitano Gobbi, comandante del Distretto militare di Firenze, che aveva messo in atto minacce e rappresaglie contro i giovani renitenti alla leva, dicembre del 1943, i G.A.P. fiorentini lo freddarono, grazie ad un piano magistralmente attuato. A questo giusto castigo, Manganiello e Carità risposero con il massacro di cinque antifascisti giä detenuti al carcere delle Murate. Secondo il metodo che sarà poi applicato in tutta la storia della Resistenza, i repubblichini fascisti fucilarono all'alba del 2 dicembre alle Cascine Luigi Pugi, Armando Gualtieri, Orlando Storai, Oreste Ristori, Gino Manetti. La città fu scossa in tutte le sue viscere: fu il primo assassinio in massa attuato a scopo di rappresaglia e d'intimidazione, ma il massacro anzichè sgomentare i patrioti suscitò nuovo sdegno e nuovi propositi di lotta. Il 15 gennaio i G.A.P. fiorentini organizzarono un altro colpo contro i fascisti: ben sette bombe furono fatte scoppiare contemporaneamente in punti diversi nei centri strategici del nemico, di cui una nell'interno della federazione fascista.
Anche lo sciopero politicorivendicativo, proclamato ed attuato in tutta Italia del Nord per ottenere l'aumento dei salari e delle razioni alimentari e la fine della guerra, ebbe a Firenze e in Toscana una estensione imprevista, sostenuto come fu dalle azioni dei G.A.P. Il Comitato d'agitazione, diretto da Mario Fabiani, Alfredo Mazzoni e Leo Negro, aveva preparato lo sciopero in tutti i particolari attraverso un profondo lavoro fra i[...]

[...]Ginori, della Superpìla, della Cipriani e Baccani, del Vallecchi a Empoli e a Prato. Le tabacchine gettarono manifestini in faccia al capo della Provincia Manganiello che era andato a tentare di dissuaderle. Quasi ovunque i lavoratori ottennero miglioramenti economici e promesse di cessazione della guerra. Incapaci di contenere l'odio popolare e lo sdegno dei giovani delle classi 19232425, che si rifiutavano di rispondere al bando di Graziani, i fascisti operarono il 22 marzo il secondo massacro di giovani renitenti. Non si trattava di combattenti nè di rivoluzionari, ma di ignari giovani, semplici operai e contadini, che imploravano di aver graziata la vita. Nel freddo mattino del 22 marzo al Campo di Marte, fra lo spavento delle giovani reclute che i fascisti avevano obbligato ad assistere all'eccidio, i cinque giovani: Antonio Raddi di 20 anni, Guido Targetti di 21 anni, Alessandro Carona di 20 anni furono bersaglio prima dei moschetti, che le tremanti braccia dei soldati non riuscivano a sostenere, poi delle pistole dei fascisti, che li finirono mentre rotolavano in terra legati alle sedie.
Ma quei massacri non avevano altro potere che quello di accendere ed estendere ancor più la lotta. «... E' necessario che la protesta di tutta la cittadinanza si levi alta e potente perché gli assassini non ripetano altri massacri. Giovani fiorentini, nessun compromesso coi sanguinari fascisti» scriveva l'Azione Comunista il 24 marzo. E le azioni si moltiplicarono con maggiore audacia e con più esperienza. Il 15 aprile fu giustiziato
Giovanni Gentile, il filosofo che aveva avallato con la sua autorità le azioni, della repubblica di Salò. Il 29 aprile il console della milizia Ingarano fu freddato dai G.A.P. all'uscita dell'albergo mentre si dirigeva verso un'auto che l'attendeva: due gappisti portarono a compimento l'impresa uccidendo anche un maresciallo della milizia e il milite autista che tentava di opporsi, mentre cinque elementi di copertura provocarono lo scompiglio fra i fas[...]

[...]vanni Gentile, il filosofo che aveva avallato con la sua autorità le azioni, della repubblica di Salò. Il 29 aprile il console della milizia Ingarano fu freddato dai G.A.P. all'uscita dell'albergo mentre si dirigeva verso un'auto che l'attendeva: due gappisti portarono a compimento l'impresa uccidendo anche un maresciallo della milizia e il milite autista che tentava di opporsi, mentre cinque elementi di copertura provocarono lo scompiglio fra i fascisti che erano corsi in aiuto facendo scoppiare una bomba sotto l'auto.
Più vasta estensione aveva assunto la lotta partigiana sui monti dell'Appennino toscoemiliano. Oramai non si trattava più di piccoli scontri e colpi di mano, ma di vere e cruente battaglie. Lanciotto Ballerini, Faliero Pucci, Alessandro Sinigaglia erano caduti combattendo nei primi scontri (anche Gino Menconi che aveva svolto un'intensa attività a Firenze cadde poi torturato dai fascisti nel Carrarino); col loro nome erano chiamate le brigate fiorentine che operavano in collaborazione con la Brigata Lavagnini, che agiva intorn[...]

[...] che erano corsi in aiuto facendo scoppiare una bomba sotto l'auto.
Più vasta estensione aveva assunto la lotta partigiana sui monti dell'Appennino toscoemiliano. Oramai non si trattava più di piccoli scontri e colpi di mano, ma di vere e cruente battaglie. Lanciotto Ballerini, Faliero Pucci, Alessandro Sinigaglia erano caduti combattendo nei primi scontri (anche Gino Menconi che aveva svolto un'intensa attività a Firenze cadde poi torturato dai fascisti nel Carrarino); col loro nome erano chiamate le brigate fiorentine che operavano in collaborazione con la Brigata Lavagnini, che agiva intorno a Siena. Dopo le prove di Vallibona e sulle colline di Greve, scendendo da Monte Giovi e da Gattaia, i partigiani della «Faliero Pucci» e della «C. Checcucci» con la collaborazione della popolazione il 6 giugno occuparono Vicchio di Mugello, isolando completamente il paese con un attacco di sorpresa. Cinque fascisti furono uccisi, dieci feriti e quattordici fatti prigionieri dopo un lungo combattimento. Poi vennero le azioni di Secchieta, sul Falterona[...]

[...]l Carrarino); col loro nome erano chiamate le brigate fiorentine che operavano in collaborazione con la Brigata Lavagnini, che agiva intorno a Siena. Dopo le prove di Vallibona e sulle colline di Greve, scendendo da Monte Giovi e da Gattaia, i partigiani della «Faliero Pucci» e della «C. Checcucci» con la collaborazione della popolazione il 6 giugno occuparono Vicchio di Mugello, isolando completamente il paese con un attacco di sorpresa. Cinque fascisti furono uccisi, dieci feriti e quattordici fatti prigionieri dopo un lungo combattimento. Poi vennero le azioni di Secchieta, sul Falterona, a Pomino (ove i tedeschi fecero strage di vecchi e bambini), l'attacco a Carmignano contro otto vagoni di tritolo che saltarono in aria insieme ai partigiani che avevano fatto il colpo, l'attacco alla Capannuccia, il combattimento di Pian d'Albero ove i tedeschi sorpresero, il 20 giugno, un centro di raccolta di partigiani privi di armi e in attesa di smistamento: ne uccisero diciassette nel corso del combattimento con nuclei della « Sinigaglia », che era[...]

[...]Francesco Leone e Antonio Roasio (Silvati) (che con il compagno Giuseppe Rossi costituivano il triumvirato insurrezionale), insieme ai compagni fiorentini Mario Fabiani, Guido Mazzoni, Giulio Montelatici, Dino Saccenti e tanti altri.
Ora, pure alla distanza di dieci anni, il ricordo mi riporta agli ultimi giorni turbinosi dell'occupazione nazista e a quelli della liberazione della città. Nomi cari di compagni e di amici caduti, volti equivoci di fascisti rimasti in città per l'ultima bisogna, figure oscure di guastatori tedeschi, vie, piazze, giorni indimenticabili in ognuno dei quali c'è stato un dramma, un episodio di eroismo, un gesto di solidarietà, un atto di tradimento, si rianimano come cose presenti.
Il rombo dei cannoni degli alleati si udiva già in città. Le brigate partigiane che operavano sui monti circostanti erano scese nei dintorni più prossimi di Firenze con una rapida marcia di avvicinamento: la «Lanciotto» e la «Sinigaglia» dal Pratomagno e dal San Michele scesero alle pendici dell'Incontro a sud di Firenze, per attaccare al[...]

[...]ssimi di Firenze con una rapida marcia di avvicinamento: la «Lanciotto» e la «Sinigaglia» dal Pratomagno e dal San Michele scesero alle pendici dell'Incontro a sud di Firenze, per attaccare alle spalle i tedeschi, mentre la «Caiani» e la «Fanciullacci» erano scese dal monte Morello e dal monte Giovi a Fiesole, a Settignano e a Cercina per prendere tra due fuochi i tedeschi in ritirata.
I colpi dei G.A.P. in città avevano causato serie perdite ai fascisti; Bernasconi, Nocentini, Manganello e Carità non si sentivano più sicuri perché i patrioti li attaccavano nelle loro stesse tane. Le squadre di azione si moltiplicavano per la partecipazione alla lotta di larghe masse di popolo: comunicazioni interrotte, sentinelle sui ponti dell'Arno colpite, automezzi distrutti o sequestrati, ingenti quantità di macchine e materiale delle fabbriche sottratto alla distruzione dei tedeschi. Gli operai della Galileo, della Pignone, e di tante altre fabbriche incrociavano le braccia e si preparavano ad assumere il controllo delle aziende.
I fascisti, incapaci di[...]

[...] Le squadre di azione si moltiplicavano per la partecipazione alla lotta di larghe masse di popolo: comunicazioni interrotte, sentinelle sui ponti dell'Arno colpite, automezzi distrutti o sequestrati, ingenti quantità di macchine e materiale delle fabbriche sottratto alla distruzione dei tedeschi. Gli operai della Galileo, della Pignone, e di tante altre fabbriche incrociavano le braccia e si preparavano ad assumere il controllo delle aziende.
I fascisti, incapaci di combattere a viso aperto, compivano intanto le ultime atrocità: Elio Chianesi ucciso barbaramente il 13 giugno; la famiglia Romo e la prof.ssa Cox barbaramente assassinati; ai primi di luglio Bruno Fanciullacci viene torturato e ucciso; il 17 luglio è compiuta la strage di piazza Tasso con l'uccisione di Aldo Arditi, Igino Bercilli, Umberto Peri, Corrado Fritelli e del piccolo Ivo Poli, di 7 anni, oltre a molti feriti.
La rabbia dei fascisti si sfogava sugli inermi, sui prigionieri. Ci si abbandonava ad ogni sorta di violenze e di saccheggi. Oramai la vita della città era paraliz[...]

[...] incapaci di combattere a viso aperto, compivano intanto le ultime atrocità: Elio Chianesi ucciso barbaramente il 13 giugno; la famiglia Romo e la prof.ssa Cox barbaramente assassinati; ai primi di luglio Bruno Fanciullacci viene torturato e ucciso; il 17 luglio è compiuta la strage di piazza Tasso con l'uccisione di Aldo Arditi, Igino Bercilli, Umberto Peri, Corrado Fritelli e del piccolo Ivo Poli, di 7 anni, oltre a molti feriti.
La rabbia dei fascisti si sfogava sugli inermi, sui prigionieri. Ci si abbandonava ad ogni sorta di violenze e di saccheggi. Oramai la vita della città era paralizzata, i tedeschi sparavano sui passanti, impedivano il seppellimento dei morti. La battaglia si svolgeva in un clima arroventato.
Il 20 luglio l'Azione Comunista scriveva: «Popolo fiorentino, se non prendi le armi, se son insorgi per cacciare i tuoi carnefici, per difenderti, subirai la sorte toccata a tanti altri centri toscani. I tuoi bambini e le tue donne, i tuoi giovani e i tuoi uomini verranno deportati e uccisi, non ti illudere sul fatto che i tede[...]

[...]re, alle razzie continue, agli oltraggi più volgari.
Popolo fiorentino, non dare ascolto alle voci di pacificazione, di accordi, di tregue, che sono smentite di ora in ora dai fatti brutali che avvengono fra le tue mura, dal contegno dei soldati tedeschi, da quello provocatorio dei loro sicari in camicia nera che tentano di far nascere incidenti per sfogare la brama di sangue che li agita; chi tratta coi tedeschi, fa il giuoco loro e quello dei fascisti, li asseconda nella turpe manovra di addormentare la popolazione per portare a termine, indisturbati, i propri piani criminosi.
Le iene tedesche si avvicinano nella loro ritirata a Firenze, seminando ovunque distruzione e morte. Anche nella nostra città se ne scorgono i tristi annunci: pacifici cittadini presi in ostaggio per essere fucilati, fabbriche spogliate e devastate, negozi, magazzini e case saccheggiate, razzie di uomini in tutti i quartieri».
Nello stesso giorno il C.T.L.N. dopo una vivace discussione dovuta alla resistenza dei democristiani, lancia alla popolazione un manifesto nel[...]

[...]ti annunci: pacifici cittadini presi in ostaggio per essere fucilati, fabbriche spogliate e devastate, negozi, magazzini e case saccheggiate, razzie di uomini in tutti i quartieri».
Nello stesso giorno il C.T.L.N. dopo una vivace discussione dovuta alla resistenza dei democristiani, lancia alla popolazione un manifesto nel quale fra l'altro è detto:
« Il Comitato toscano di Liberazione nazionale avverte la cittadinanza che un gruppo di individui fascisti e collaboratori tedeschi, tra i quali si notano il questore di P.S. Manna, il generale Somma, già comandante la divisione di camicie nere " 23 marzo ", e gli ufficiali dei carabinieri generale Carlino, generale De Leonardis e ten, col. Acconciagioco, falsamente dichiaratisi autorizzati dal C.T.L.N., hanno impartito istruzioni e preso disposizioni per la costituzione di una cosiddetta Guardia civica, alla quale vengono invitati a partecipare anche privati cittadini. Il Comitato toscano di Liberazione nazionale diffida gli agenti di pubblica sicurezza, i metropolitani e i carabinieri, nonché tu[...]

[...]disposizioni per la costituzione di una cosiddetta Guardia civica, alla quale vengono invitati a partecipare anche privati cittadini. Il Comitato toscano di Liberazione nazionale diffida gli agenti di pubblica sicurezza, i metropolitani e i carabinieri, nonché tutti i cittadini di Firenze ad ubbidire agli ordini di così indegni ufficiali e a corrispondere comunque ad una iniziativa che ha l'unico scopo di tentare il salvataggio all'ultima ora di fascisti repubblicani e di collaboratori del nemico. Avverte che chiunque si metterà al servizio di tali mestatori, sarà considerato un traditore e verrà, come tale, passato per le armi».
E' in questo clima di incubo e di terrore che il comando tedesco, con il consenso dei fascisti, emise il 29 luglio l'ordinanza che obbligava la cittadinanza ad abbandonare le proprie abitazioni sulla riva destra dell'Arno nel centro della città, entro le ore 12 del 30 luglio. Le ore crepuscolari del giorno 29 furono le più febbrili, le più angosciose: cittadini ignari e inermi correvano per ogni senso per cercare un parente, per mettere in salvo un oggetto (i tedeschi avevano ordinato di lasciare i mobili), famiglie intiere peregrinavano per trovare un luogo ove posare un materasso. Intanto gli uomini politici dirigenti il movimento patriottico prendevano gli ultimi accordi, stabilivan[...]

[...]regrinavano per trovare un luogo ove posare un materasso. Intanto gli uomini politici dirigenti il movimento patriottico prendevano gli ultimi accordi, stabilivano i contatti, davano le direttive sulla tattica da seguire per preparare l'attacco decisivo contro i tedeschi.
Il 3 agosto il comando germanico proclamava lo stato d'assedio e nessuno poteva più uscire dalla propria casa. Come era stato previsto e denunciato dal C.T.L.N., i tedeschi e i fascisti, nella notte fra il 3 e il 4, si ritirarono di qua dall'Arno e minarono i ponti di S. Niccolò, alle Grazie, S. Trinita, alla Carraia, della Vittoria e tutta la zona intorno al Ponte Vecchio, di qua e di là dal fiume. La notte si udirono i primi boati dello scoppio delle mine. La mattina alle 5, altre esplosioni scossero la città. I ponti e Por Santa Maria erano saltati in aria.
Di qua d'Arno si diffuse nella città un clima di squallore e di morte. Nessuno poteva uscire di casa, neanche per seppellire i morti. Fin quando sarebbe durata quella agonia? Ancora un giornale clandestino, diffuso att[...]

[...] le macerie (che poi risultarono tutte minate), penetrammo nella Chiesa di Santa Felicita, e poi entrammo in Boboli ove accampavano le truppe neozelandesi e i partigiani. Migliaia di profughi erano accampati sotto le logge di Palazzo Pitti. Sui feriti, sulla folla, che faceva coda per avere i viveri e per prender l'acqua, si posava il nostro sguardo. Almeno era gente che dava segno di vita, a i partigiani cantavano, snidavano i franchi tiratori. fascisti!
Dopo aver parlato coi membri della delegazione del C.T.L.N. e coi dirigenti del movimento partigiano, conferii coi comandanti alleati. Mi condussero nella Villa Torrigiani, ove portai le informazioni sui movimenti delle poche truppe tedesche che ancora martirizzavano la città. Gli ufficiali inglesi, ai quali chiedevo di far passare l'Arno anche a pochi soldati che avrebbero potuto, insieme coi partigiani e coi patrioti pronti al nord della città, cacciare i tedeschi, si rifiutarono di esporre i loro uomini.
Alla Villa Torrigiani vidi Potente, nella sua camicia rossa e in pantaloni corti, co[...]

[...] e di viveri per i partigiani.
Gli alleati gli avevano detto — come avevano fatto con tutte le formazioni partigiane incontrate nella loro avanzata da Roma di smobilitare la sua divisione. Ma Potente, col suo tatto politico, oltreché militare, seppe, nei colloqui, convincere gli ufficiali alleati ed ottenne il riconoscimento della sua divisione e delle altre formazioni partigiane, quali unità militari inquadrate per continuare la lotta contro i fascisti e i tedeschi. Potente, inoltre, sottomise agli ufficiali alleati un piano particolareggiato di attacco per liberare Firenze coi suoi partigiani a fianco di unità militari canadesi.
La sera dell'8 agosto, Potente e Gracco tennero rapporto, nel chiostro di S. Spirito, ai comandanti delle compagnie partigiane che dovevano attaccare all'alba del 9: Tutta la divisione garibaldina era in linea. Quando calò la notte i partigiani riposarono intorno al chiostro in attesa dell'attacco. I proiettili dei mortai tedeschi continuavano a cadere distaccati l'uno dall'altro, ma in modo sconcertante nei centri[...]



da Vasco Pratolini, Firenze, marzo del ventuno in KBD-Periodici: Nuovi Argomenti 1960 - 1 - 1 - numero 42

Brano: [...]a Fonderia e uno di loro stava di guardia sul ponte, al largo dai carabinieri, e se venivano dei rinforzi il Masi gli faceva cenno fingendo di togliersi il berretto e grattarsi dietro l'orecchio. Ora, invece, gli dicevano, ma tra i denti e mentre gli versavano il soldino: « Sei una carogna, Masi, ma bada, i capelli bianchi non ti salvano, prima o poi, da una libecciata ». Egli era come il ponte affidato alla sua custodia, preso tra due fuochi. I fascisti gli passavano davanti, sui camion, come se lui fosse li a far la statuina. Il ponte è stretto: ha novant'anni, é sospeso, ai veicoli é proibito transitare. «Diglielo a un altro! » al massimo gli rispondevano. E come se fosse un cane, per mettergli paura: «Pulsa via! ». Se non usciva dalla garritta, lo appestavano di fumo. Oppure veni
8 VASCO PRATOLINI
vano appiedati: « È tornato a casa il tale ? L'hai visto passare ? ». Dapprincipio aveva risposto: «Non lo conosco, ci passa tanta gente, non so chi sia ». Ora, dopo che anche a lui avevano promesso mazzolate : « Mi pare di si, mi pare di no »[...]

[...]età degli argini. È sempre così, di primavera. Gonfio, ma calmo, quasi verde e ora tutto barbagli; sotto il ponte schiumava un po', siccome fa un balzo alla pescaja di Santa Rosa, quando tocca San Frediano. Dall'altro capo, sullo slargo dove incominciano via dell'Antonella e via Bronzino, c'era la stessa gente di tutte le sere, ma era come se stesse ferma ad aspettare qualcuno o qualcosa che sarebbe dovuto arrivare da un momento all'altro. Era i fascisti che aspettavano: gliel'avevano mandato a dire, non si sapeva da chi, non si sanno mai queste cose, che sarebbero tornati stasera: "E prima di buio, giacché al Pignone si vuol rialzar la testa e lanciano le sfide, questi puzzolenti, queste bucaiole". Ora pretendevano che il Masi gli facesse il saluto. « Abbiamo sistemato San Frediano, con la teppa che c'é, figurati se non pieghiamo il Pignone! ».
San Frediano, l'avevano messo a posto come nemmeno la Pa lizia c'era mai riuscita; e pigliandolo di sotto e di sopra, dalle spalle e di petto; entrandoci attraverso le Mura, o da Ponte alla
FIRENZE,[...]

[...] l'autoblindo, bloccò via San Giovanni, e circondò piazza Tasso; la Polizia, cosí protetta, fece una retata. Dopotutto, se non al Pignone, chi é in San Frediano che non é schedato ? Tra poco, non importa più essere né ladri né ruffiani; « basta ti bollino per sovversivo ». Pensatela come volete, un ordine ci vuole; sistemato San Frediano, si erano buttati sul Pignone. Un osso un po' più duro.
Come in San Frediano, anche al Pignone abitavano dei fascisti; e mentre in San Frediano erano in diversi, ma quando c'era da bussare si eclissavano, al Pignone, i fascisti si contavano sui diti, e al contrario, erano i più coraggiosi. Essi, guidavano le spedizioni. È così, dove c'é più api c'è più miele. Specie con Folco Malesci. Con l'ingegnere. Avrà avuto venticinque anni, nemmeno; non ancora di leva, era andato al fronte volontario. Era un animo irrequieto; negli ultimi tempi della guerra si era fatto aviatore. Poi era stato a Milano, era stato a Fiume. Era stato anche all'estero, aveva viaggiato. Conosceva Mussolini di persona. Sembra che D'Annunzio gli scrivesse come Garibaldi scriveva a quelli della Mutuo Soccorso. Di più. E dacché era tornato, malgrado a[...]

[...]i fa in San Frediano. « Una di coteste sere può essere stasera, s'annusa nell'aria, non bastasse il resto, figlioli. E una domenica nata male. Scoppiata quella bomba, dicono in mezzo a via dei Tornabuoni: qui non si può sapere, qui si sa quello che chi passa ti vuol raccontare, e meno si sa meglio si vive: la città
12 VASCO PRATOLINI
é deserta e come sottosopra, é una contraddizione. Chi é stato? Gli anarchici, chi vuoi siano stati ? ». E loro fascisti l'hanno presa per un'offesa personale. Dianzi, come il vento, avevano perfino i soldini belI'e contati, non hanno neanche segnato il passo, quattro o cinque di questi giovanotti del Pignone, son rientrati dal centro con gli occhi che gli sbuzzavano dal viso: « Gavagnini ce lo pagano caro », hanno gridato. « Diglielo ai tuoi amici, ruffiano! ». Io non ho amici, lui aveva pensato. Né voialtri, né loraltri, son solo. « Digli che non s'azzardino. Digli che ci andiamo noi a cercarli stasera ». E sembra, ora, che una per una, si siano vuotate le case, di lá dal ponte.
Ecco, il sole è digiá mezzo a[...]

[...] al suo stabbiolo. « Non mi dice nulla di buono » si ripeteva. Si tirò il berretto sulla fronte per ripararsi dal riflesso del sole, e si portò una mano alla visiera, in modo da poter seguire meglio i movimenti di quella gente del Pignone. Gli era parso che di tanti gruppi se ne fosse formato uno solo; alle finestre delle case era come non ci fosse più nessuno. D'un tratto, senti uno frigolio di freni, si voltò e vide tre automobili e in fila, i fascisti che ne discendevano, che affrontavano i due carabinieri, li disarmavano, gli legavano i polsi dietro la schiena e li spingevano dentro una delle macchine. « O questa ? » egli non ebbe il tempo di chiedersi. Istintivamente si era portato a ridosso del suo stabbiolo; e uno di quei fascisti credé si volesse nascondere. Costui, Masi non lo aveva mai visto, gli poggiò la rivoltella alla bocca dello stomaco, ma subito dalle sue spalle, Folco Malesci gridò: « È un amico, ve l'ho detto, lascialo stare. E tu Masi, a cuccia e buono, via! ». Masi non si mosse da dove si trovava. « Guarda lacchezzo ch'è questo », perciò. "Questione di minuti secondi", avrebbe detto poi. Una barca si era staccata dalla riva, con due uomini sopra, uno che spingeva la pertica come un dannato e uno, anche lui in piedi, faceva
22 VASCO PRATOLINI
dei segnali, come per dire a quelli del Pignone: "Eccoli, sono[...]

[...]« È un amico, ve l'ho detto, lascialo stare. E tu Masi, a cuccia e buono, via! ». Masi non si mosse da dove si trovava. « Guarda lacchezzo ch'è questo », perciò. "Questione di minuti secondi", avrebbe detto poi. Una barca si era staccata dalla riva, con due uomini sopra, uno che spingeva la pertica come un dannato e uno, anche lui in piedi, faceva
22 VASCO PRATOLINI
dei segnali, come per dire a quelli del Pignone: "Eccoli, sono arrivati". Quei fascisti, dalla spalletta, li presero di mira con le rivoltelle, ma la barca era digiá fuori di tiro, mentre due fucilate fecero eco dalla parte della piazza, dove gli altri due carabinieri che ci stavano di guardia avevano sparato in aria. La folla si era mossa, ed essi ripiegavano, correvano all'indietro attraverso il ponte, per finire tra le braccia dei fascisti che gli saltarono addosso e trattarono come i primi due.
Ora, eliminate le forze dell'ordine, i due schieramenti si fronteggiavano. Il ponte ancora li divideva.
La folla si era attestata, faceva massa, come se una sbarra le impedisse di avanzare. Lontana tutta la lunghezza del ponte, non si decifrava, tra cotesta calca, un solo viso, ma tanti visi presi nel riflesso del sole, e quei berretti, i cappelli: i vestiti delle donne risaltavano per via dei colori. Da questa parte, i fascisti si erano a loro volta radunati, Folco era al centro; e per un momento si guardarono come per contarsi. Il M[...]

[...]arono come i primi due.
Ora, eliminate le forze dell'ordine, i due schieramenti si fronteggiavano. Il ponte ancora li divideva.
La folla si era attestata, faceva massa, come se una sbarra le impedisse di avanzare. Lontana tutta la lunghezza del ponte, non si decifrava, tra cotesta calca, un solo viso, ma tanti visi presi nel riflesso del sole, e quei berretti, i cappelli: i vestiti delle donne risaltavano per via dei colori. Da questa parte, i fascisti si erano a loro volta radunati, Folco era al centro; e per un momento si guardarono come per contarsi. Il Masi li aveva digiá contati. Erano dieci, undici, mancava quello dai basettoni, e un paio erano rimasti accanto alle automobili e per tenere d'occhio i carabinieri che vi si trovavano legati. Soltanto due erano in divisa: il Pomero con la camicia nera dalle maniche rimboccate, i pantaloni da ufficiale, i gambali gialli; e uno basso, dai baffi e dai capelli neri, lo stesso che lo aveva assalito e che sembrava essere il più anziano di tutti, ma anche quello che contava meno. Stava alle spal[...]

[...]tre cento, ma urli, grida, che per essere cento diventarono una sola ed unica voce, e se ne perdevano le parole. «Non v'azzardate! Non v'azzardate! D.
C'era stato un movimento, ma la folla non era venuta avanti; si era come rimescolata dentro le proprie grida. Quindi, una sassaiola si era abbattuta a metà del ponte, contro le fiancate, era ricaduta in Arno. Qualche pietra più piccola, o meglio o più fortemente diretta, era rotolata ai piedi dei fascisti. Come una salve. E di nuovo il silenzio; di nuovo quella voce:
« Malesci se ci sei, fatti sentire da cotesti delinquenti. Portali via D.
Ora Falco si era drizzato in tutta la persona, "gli sporgeva la bazza, tanto doveva essere infuriato". Tuttavia era calmo, la rivoltella in mano, si rivolse al Masi, spiaccicato di spalle contro il suo stabbiolo: « Chi è questo? » gli chiese. «Mah », il vecchio disse, un po' balbettava, un po' si dava coraggio: « O non é il Santini? Mi pare, non lo so ». Poi, rivolto ai suoi amici, Falco gli ordinò: « Non mi venite dietro. Muovetevi quando vi chiamo ». E a[...]

[...] folla, come un fuggi fuggi subito ricomposto. Folco gridò:
« Vi do tempo due minuti per sgomberare la piazza. Mandate a casa le donne. O spariamo addosso anche a loro. Vi si disfà, stasera ».
E accadde qualcosa di cui il Masi non si sarebbe « mai capacitato »; di cui anche Folco, che pure li conosceva, si sorprese, e per la prima volta nella sua vita, gli fece gelare il sangue nelle vene. Erano trascorsi dieci minuti, nemmeno, dall'arrivo dei fascisti, e tutto finora, si era svolto « in un battibaleno, come un volo di pallonetto che con l'occhio non gli stai dietro ». Ora incominciavano i secondi dieci minuti, un quarto d'ora che sarebbe sembrato eterno, e poi, « poi da mettersi le mani sugli occhi davvero ».
Stasera vi si concia per le feste », urlò il Pomero.
E Folco: « Ho guardato l'orologio, sappiatevi regolare ».
Ma in quello stesso momento, come da dietro un gran velo di tulle, di caligine, di bruma, uscendo dall'ombra della piazza dove già era calata la sera, e sbucando sul ponte ancora colpito dai barbagli di sole, la gente del [...]

[...]ne, fermatevi », gridò Folco. Si era messo con un ginocchio a terra, per impugnare meglio la pistola e darsi come un riparo. Gli altri lo avevano imitato. « Un altro passo, e si spara ».
Gli rispose, non più il Santini, non lo si vedeva: erano tutti
26 VASCO PRATOLINI
e nessuno, che si tenevano ammucchiati: ma un urlo di donna:
«
Assassini! ». Si vide un vestito verde agitarsi, e subito venne risucchiato nel gruppo come da uno strattone.
I fascisti ne avevano approfittato per rinculare di qualche passo, e adattarsi in una posizione migliore, sui due lati: Folco, Tarbé e il Pomero davanti; gli altri alle loro spalle e dirimpetto. La folla, come i fascisti si erano fermati, anch'essa si fermi. Su quelle teste si alzavano delle spranghe, dei bastoni. Erano a metà del ponte; e in quel momento il sole dava gli ultimi e più. forti bagliori.
Qui, parti il primo colpo. Né Folco, né il Pomero, né Tarbé avevano sparato, ma dalle loro spalle, « quello basso, tutto nero come la pece ». In piedi, cercando la mira dentro il mucchio, una ventina di metri distante, e col riflesso che l'accecava, egli sparò due, tre volte ancora. Nella folla si apri un varco; tra urli e grida, essa si divise in due file, e sbandò e si sparse verso la piazza donde era partita[...]

[...]In piedi, cercando la mira dentro il mucchio, una ventina di metri distante, e col riflesso che l'accecava, egli sparò due, tre volte ancora. Nella folla si apri un varco; tra urli e grida, essa si divise in due file, e sbandò e si sparse verso la piazza donde era partita. Miracolosamente, la metà del ponte rimase vuota; nessuno sotto quei colpi era caduto. Ora, dall'altro capo del ponte, impugnando i moschetti dei carabinieri, accorrevano i due fascisti rimasti di guardia, e gridavano: « Stanno passando sull'Arno. Ci vogliono aggirare. Guardate, sono sui barconi ».
«Li».
«Li».
«Li».
A un ordine di Folco, la squadra era indietreggiata: protetta dai tralicci del ponte, sparava coi moschetti e i revolver sui barconi. Folco si riparava sul fianco del pilone, quasi accanto al Masi, più che mai spiaccicato contro il suo stabbialo. Il vecchio balbettò, tra l'uno e l'altro scatto dell'otturatore: «Li ho avvistati io, ingegnere. Lora, questi suoi amici, non se n'erano accorti ».
I tre barconi di renaiolo, erano carichi di gente che agitava i pug[...]

[...]no attraversato il fiume sul barcone risalire l'argine delle Cascine, gli aveva sparato; e d'istinto, per darsi un riparo, era saltato sull'auto, mentre il fascista anziano lanciava la macchina sul lungarno e verso la città. Da bordo, Folco e il Pomero, continuarono a sparare, finché l'auto non scomparve lontano, dietro una voltata.
Sul ponte, la folla, una volta di più sorpresa dagli spari, subito immaginandosi un'imboscata, e che dei rinforzi fascisti la prendessero dai due lati del ponte, impazzita e dalla rabbia e dal terrore, si era sbandata. Il ragazzo lottava ancora con Tarbé che si liberò di lui, si alzò e di corsa cercò scampo dalla parte delle Cascine. Ma già coloro che erano risaliti dall'argine, un attimo intimoriti dalla sparatoria di Folco e del Pomero, ora imboccavano il ponte; e quelli sbandatisi, tornavano indietro correndo, per cui Tarbé si trovò preso lui ora, e solo, tra i due gruppi della gente del Pignone che gli si avvicinavano. Non più donne o uomini, vecchi, ragazzi, ma esseri al di fuori di se stessi, scatenati.
Eg[...]



da Alessio Tolstoi, I diavoli dell'audacia in KBD-Periodici: Rinascita - Mensile ('44/'62) 1944 - numero 2 - luglio

Brano: [...]i segnalazione era ben occultato, il cielo celeste pallido. Faceva tanto caldo che si poteva quasi sentir crepitare le foglie. Nei pressi v' era un formicaio e il tenente Zhabin di tanto in tanto si toglieva una formica dalla guancia. Mordicchiava un filo d'erba e non mostrava alcuna fretta di iniziare il suo racconto.
Al soldato tedesco — cominciò finalmente —è proibito di usare il suo cervello. Questa è una funzione considerata dannosa tra i fascisti. Il soldato tedesco è incapace di rendersi conto subito della realtà e quando poi si sveglia... Bene, furono per l'appunto questi attimi che ci permisero di cavarcela... Eravamo abbastanza mal combinati, non c'è dubbio. A ripensarci ora — basta il solo ricordo a mandarti un brivido lungo la schiena... I nostri uomini, naturalmente, sono uomini in gamba. Il segnalatore Petrov, per esempio, a giudicarlo dall' apparenza nessuno lo direbbe mai un tipo così audace. E' troppo bello per essere un uomo, con quegli occhi sognanti e quasi imbambolati; manda ogni giorno una cartolina alla ragazza... I c[...]

[...]Tu saresti stato bene all'università, alla facoltà di fisica e matematica... ,. c Andò da sè, rispose egli, vi scivolai dentro, quasi da ragazzo... r.. Voi volete sapere come andammo a finire al di là delle linee tedesche ? Beh, mi si. era ordinato di concentrare nel villaggio di P. tutto il nostro armamento e di mantenerci in contatto col Q. G. fino all'ultimo istante. Di conseguenza mi trovai circondato. Al crepuscolo due camion pieni zeppi di fascisti se ne vennero senza sospetto a Dubki. Lasciammo passare i tedeschi assolutamente indisturbati, li crivellammo sui fianchi con le mitragliatrici e quando incominciarono a gettarsi giù dalle macchine regalammo loro anche un assaggio delle nostre baionette. Questo ai tedeschi non piace affatto. Alcuni riuscirono a scappare. L'ufficiale che li comandava si gettò tra i giunchi e chi s'è visto s'è visto. Trovammo dei documenti importantissimi nella sua borsa. Mettemmo in moto i camion tedeschi e vi saltammo dentro tutti e venticinque. In quello di testa eravamo Petrov ed io con Shmelkov al volante.[...]

[...]rientarci. Davanti a noi doveva esserci un villaggio che conoscevamo. Ci fermammo .e Petrov saltò giù dicendo : c Lasciatemi andare in ricognizione ). Ecco, pensai, ilmomento in cui costui risuscita e dimentica completamente la ragazza. Va pure. Si rimpinzò le tasche di bombe a mano, e via.
Scomparve svelto e leggiero. Dopo una quarantina di minuti un fruscio nei cespugli e rieccolo accanto alla cabina dello chauffeur. c Vi è un'autocolonna di fascisti nel villaggio r.. Beh, pensai, questo è un bel guaio... Ma era l'unica strada che potessimo prendere poichè a dritta e a manca vi erano le paludi e sarebbe stato sciocco tornare indietro. Shmelkov disse rassicurante : c Su, ragazzi, ce la caveremo lo stesso ). I nostri elmetti d'acciaio potevano passare al buio per elmetti tedeschi e non era possibile riconoscere le divise. Soltanto le baionette, tipicamente russe, potevano tradirci. Ordinai agli uomini di tenere i fucili pronti. Dopo un po' in testa ad un convoglio motorizzato vedemmo i tre lumi blu, simbolo di arresto per i tedeschi. Shmelk[...]

[...]e di legno... Rallentammo. Sentimmo un ordine brusco in tedesco: Sedevamo silenziosi, i fucili e le bombe a mano pronte. Avanzavano verso di noi nella luce incerta due sen_ tinelle. Una di esse si fermò, l' altra se ne venne direttamente alla cabina di guida e vi guardò dentro col naso schiacciato contro il finestrino. Scambiammo un'occhiata... improvvisamente mi ammiccò e mi susurrò in un russo incerto : c Sono russo... non andate al ponte li i fascisti spareranno ). Per
18 LA RINASCITA
circa cinque chilometri.attraversammo i campi lungo le sponde del fiume ascoltando il gracidare delle rane. Raggiungemmo una strada e di nuovo vedemmo le luci blu. Sentimmo lo stridere e il cigolare di ferraglia : carri armati in marcia e quello di testa a meno di una trentina di metri da noi. Giù, dissi agli uomini, e per amor del cielo tenetevi ben nascosti... Ci tenemmo sull'orlo della strada avanzando a media velocità e dando rispettosamente la destra ai pesanti e bruni carri armati con la svastica nera dipinta sul disco bianco simile in tutto ad un occ[...]

[...] una strada e di nuovo vedemmo le luci blu. Sentimmo lo stridere e il cigolare di ferraglia : carri armati in marcia e quello di testa a meno di una trentina di metri da noi. Giù, dissi agli uomini, e per amor del cielo tenetevi ben nascosti... Ci tenemmo sull'orlo della strada avanzando a media velocità e dando rispettosamente la destra ai pesanti e bruni carri armati con la svastica nera dipinta sul disco bianco simile in tutto ad un occhio. I fascisti presumono che quel teschio e quelle ossa incrociate che hanno sui loro cinturoni, che i carri armati e le bombe urlanti siano sufficienti asuscitare un timor panico nel nemico... Può darsi... Lo sanno loro. Alcuni selvaggi si, mettono una maschera con corna e zanne e pensano anch' essi di incutere terrore ai loro nemici... Dopo i carri armati, ecco venire cannoni antiaerei, autobotti di carburante e camion. Era ben chiaro che se non fossimo stati attenti vesta volta eravamo fritti davvero. Dovevamo cambiar strada, ma come? Appena a provarlo, avremmo immediatamente risvegliato i sospetti. Scor[...]

[...]o i camion e sedemmo a mangiare un boccone. Improvvisamente Petrov con una galletta tra i denti rizzò la testa, saltò in piedi e si slanciò nel folto del bosco dove si era sentito un grido : ed eccolo ritornare trascinandosi dietro pel braccio un ragazzetto di circa nove anni coi capelli cortissimi, il naso all'insù e gli occhi accesi. (Che fate? Ma non vedete che sono uno dei vostri? Lasciatemi — strillava il ragazzetto — vi avevo scambiati per fascisti >. c Cosa fai qui, ragazzaccio prepotente ? > c Sono un pioniere, lavoro col nonno Oksen... >. Venimmo a sapere che questo ragazzetto ed altri cinque monelli come lui erano rimasti a casa insieme all' ottantenne nonno Oksen. Gli uomini e le donne, portandosi dietro i bambini e un po' di masserizie e di cibarie se ne erano andati nella boscaglia paludosa e di 11 facevano la guerriglia.
< La casa di nonno Oksen serviva loro di quartier generale. I sei ragazzi girellavano per la contrada tutto il giorno non temendo di spingersi sin dove erano i tedeschi e lamentandosi con loro come se chiedesse[...]

[...]urante
e cinque apparecchi da caccia.
Risolvemmo la faccenda in un batter d'occhio. Quando i colpi sparati dai miei rintronarono e le sentinelle tedesche che evevano fino allora passeggiato su e giù presso le trincee si gettarono a terra, balzammo fuori dei cespugli gridando urrah / Questo nostro grido ha sempre un pessimo effetto sui nervi dei tedeschi, cosa che non si può dire che facciano le loro bombe urlanti sui nervi dei nostri uomini. I fascisti si buttarono fuori dalle loro buche, alcuni di essi alzarono subito le mani, altri scapparono qua e là come se fossero impazziti, sparando coi fucili mitragliatori. Da una delle carlinghe tirammo fuori per le cinghie del paracadute un aviatore. Appiccammo il fuoco alle autocisterne ed agli apparecchi e ce ne ritornammo nel bosco. Il ragazzo ci disse : — Io scappo. Arrivederci. Raeconterò tutto questo al nonno che aveva intenzione
di mandar qui un grosso gruppo di armati
c Rimanemmo tutto il giorno in quel posto. Sentivamo passare i carri armati. La boscaglia risuonava dei colpi delle loro [...]

[...]agli apparecchi e ce ne ritornammo nel bosco. Il ragazzo ci disse : — Io scappo. Arrivederci. Raeconterò tutto questo al nonno che aveva intenzione
di mandar qui un grosso gruppo di armati
c Rimanemmo tutto il giorno in quel posto. Sentivamo passare i carri armati. La boscaglia risuonava dei colpi delle loro mitragliatrici, ma noi eravamo tutti al riparo. Decidemmo di procedere a sera lungo la Dvina in cerca di un punto di minor resistenza. I fascisti non hanno un fronte solido essi avanzano a capofitto in stretti cunei e — diamine — con un po' di cervello si riesce sempre a fargliela.
Ripartimmo la notte procedendo a ventaglio con le mitragliatrici ai lati. In distanza bruciava la cittadina di D. Era un ammasso di fiamme — le colonne di fuoco raggiungevano quasi le nubi. Ai fascisti piace questo genere di illuminazione, la preferiscono al cinema. Alcuni aeroplani volavano a cerchio sulla città in fiamme sparando sui disgraziati che cercavano scampo e respingevano così nelle fiamme i vecchi, le donne e i bambini.
c Ma basta di ciò Eravamo furiosi. Non vedevamo l'ora di averne qualcuno nelle mani. Fermammo una macchina che trasportava tre ufficiali
e prima di spedirli all'altro mondo li obbligammo a volgere i loro brutti musi in direzione di D. perchè quello spettacolo apparisse loro meno divertente — questa volta — del cinematografo. Tagliammo molte linee telefoniche, [...]

[...]simo sguardo distratto e dolce ad un tempo. I contadini cercarono di persuaderci a rimaner con loro e ad unirci alle forze dei patrioti... Vi assicuro che lo avremmo fatto volentieri!... Ma, dopo tutto, il dovere è dovere ~.
Il tenente Zhabin balzò agilmente in piedi. Aerei
nemici dette un ordine secco. Nella macchia di
nocciuoli l'alta erba si agitò per un muoversi affrettato di uomini. Si vedevano volare a grande altezza cinque bombardieri fascisti. In meno di tre minuti il posto di segnalazione aveva avvertito l'aerodromo e una formazione di caccia apparve nel cielo. Risuonavano come corde tese, minacciosi, potenti, nella loro ripida salita, incontro ai bombar
dieri I pesanti apparecchi fascisti tentarono cli
abbassarsi e tornare indietro, ma troppo tardi II.
fioco e lontano rattattat delle mitragliatrici si sentiva attraverso il cielo blu. I caccia li incalzavano. Uno dei bombardieri si agitò, perse quota e precipitò mugolando col naso all' ingiù, lasciandosi dietro una scia di fumo...
ALESSIO 1 OLSTOI
' I nostri più vivi ringraziamenti agli undici ufficiali e soldati dell'esercito americano che hanno voluto manifestarci la loro attiva solidarietà sottoscrivendo undici abbonamenti sostenitori. Se il loro gesto sari seguito da tutti i nostri amici la vita di a Rinascita sarà as[...]



da Alberto Moravia, La ciociara in KBD-Periodici: Nuovi Argomenti 1955 - 11 - 1 - numero 17

Brano: [...] e poche scatole di sardine di cattiva qualità. Avevo, si, i soldi e non li tenevo più in banca ma a casa per precauzione perché dicevano che il governo voleva chiudere le banche e prendersi i risparmi della povera gente; ma adesso i soldi non li voleva più nessuno e d'altra parte mi sapeva d'amaro, dopo aver fatto i soldi vendendo in borsa nera, di spenderli in borsa nera coi prezzi che andavano alle stelle. Intanto erano tornati i tedeschi e i fascisti e passando per Piazza Colonna una mattina vidi il bandierone nero dei fascisti che pendeva dal balcone di un palazzo e tutta la piazza era piena di uomini in camicia nera, armati fino ai denti e tutti quelli che avevano fatto quel fracasso la notte del venticinque luglio, adesso scappavano rasente i muri, come tanti topi quando arriva il gatto. Io dissi allora a Rosetta: « Speriamo che ora vincano presto la guerra e che si possa mangiare di nuovo ». Era il mese di settembre e una mattina mi dissero che c'era una distribuzione di uova dalle parti di via della Vite. Ci andai, e c'erano infatti due camion pieni di uova. Ma non distribuivano niente e c'era un tedesco in mut[...]

[...]enza mai allontanarmene, salvo che per i viaggi della borsa nera. Ero convinta, è vero, che gli inglesi sarebbero venuti al più presto, roba di una settimana o due, e mi preparavano infatti per un'assenza di non più di un mese; ma nello stesso tempo avevo non so che presentimento non soltanto di un'assenza più lunga ma anche di qualche cosa di triste che mi aspettasse nell'avvenire. Io non mi ero mai occupata di politica
e non sapevo niente dei fascisti, degli inglesi, dei russi e degli americani: tuttavia a forza di sentirne parlare intorno a me, non dico che avessi capito qualche cosa, perché a dire la verità non avevo capito niente, ma avevo capito che non c'era niente di buono per l'aria per la povera gente come noi. Era come in campagna quando il cielo si fa nero per un temporale e le foglie degli alberi si rivoltano tutte dalla stessa parte e le pecore si mettono l'una contro l'altra e con tutto che sia estate, da non so dove viene un vento freddo che soffia rasente terra: avevo paura ma non sapevo di che;
e mi stringeva il cuore al p[...]

[...]zio fu più breve perché all'infuori degli scaffali, del banco e di qualche seggiola, non c'era rimasto nulla, tutto era stato venduto pulito e spazzolato in quegli ultimi mesi di carestia. Finalmente tornammo di sopra, in casa e io dissi scoraggiata : « A che serve quest'inventario... tanto lo sento, qui non ci tornerò mai più ». Giovanni che si era seduto e fumava, scosse la testa e rispose: « Tra quindici giorni arrivano gli inglesi, persino i fascisti lo ammettono... tu te ne vai in villeggiatura per due settimane e torni e facciamo una bella festa per il tuo ritorno... che ti salta in mente? ». Giovanni, dopo queste parole, ne aggiunse molte altre per consolarci, me e Rosetta e quasi ci riuscì; così che quando se ne andò eravamo molto sollevate, e lui questa volta, con tutto che fossimo soli, nell'anticamera, non ripeté quel gesto della manata, ma si contentò di farmi una carezza al viso, che lui me la faceva spesso anche quando era ancora vivo mio marito e io gliene fui grata e quasi quasi mi parve davvero che nulla fosse successo tra me[...]

[...]quella nostra casa tanto vecchia sarebbe andata in polvere e noi ci saremmo rimaste sotto. Così scendemmo nel rifugio e c'erano tutti quanti gli inquilini della casa e passammo tre quarti d'ora sedute sui banchi, al buio. Tutti parlavano del l'arrivo degli inglesi come di cosa di pochi giorni: erano sbarcati a Salerno che stava vicino a Napoli e da Napoli a Roma ci avrebbero messo forse una settimana anche ad andar piano, perché ormai tedeschi e fascisti_scappavano come lepri e non si sarebbero fermati che alle Alpi. Ma alcuni dicevano che a Roma i tedeschi avrebbero dato battaglia perché Mussolini ci teneva a Roma e lui non gliene importava niente di ridurla una rovina purché gli inglesi non ci entrassero. Io ascoltavo queste cose e pensavo che facevamo bene ad andarcene; Rosetta si stringeva contro di me e io capivo che lei aveva sempre paura ormai, e che non si sarebbe cal
LA CIOCIARA 63
mata se non quando fossimo andate via da Roma. Ad un certo punto qualcuno disse: « Sai che dicono? Che lanceranno i paracadutisti e quelli entreranno ne[...]

[...]ne, anzi passavano soltanto i cani: ne vidi cinque o sei brutti affamati e sporchi che annusavano ai cantoni e poi pisciavano contro i muri dai quali pendevano lacerati i manifesti a colori che incitavano alla guerra. Passammo il Tevere a Ponte Garibaldi, percorremmo via Arenula, passammo l'Argentina e piazza Venezia. Al balcone del palazzo di Mussolini pendeva lo stesso bandierone nero che avevo visto qualche giorno prima a piazza Colonna e due fascisti armati stavano ai due lati della porta. La piazza era deserta, sembrava più grande del solito. Io dapprima non vidi il fascio d'oro nel bandierone nero e mi parve addirittura una bandiera di lutto, tanto più che non c'era vento e pendeva giù, che sembrava davvero uno straccio di quelli che si mettono ai portoni quando c'è un morto nello stabile. Poi vidi il fascio d'oro, tra le pieghe e capii che era la bandiera di Mussolini. Domandai a Giovanni: «Ma che, è tornato Mussolini? ». Lui fumava il mezzo sigaro, e rispose con enfasi: «È tornato e speriamo che ci rimanga per sempre ». Rimasi a bocca[...]

[...] l'abbiamo noialtri italiani ».
Finalmente il treno si mosse, senza un fischio, senza uno squillo di tromba, senza un rumore, come per caso. Avrei voluto raccomandarmi una ultima volta alla Madonna che proteggesse me e Rosetta da tutti i pericoli ai quali andavamo incontro. Ma mi era venuto un sonno così forte che non ne ebbi neppure la forza. Pensai soltanto: « Sti figli di mignotte... »; e non sapevo se pensavo ai tedeschi o agli inglesi o ai fascisti o agli italiani. Un pò tutti forse. Quindi mi addormentai.
ALBERTO MORAVIA



da Orlando P. [attribuzione Orlando Parizzi, curato da Danilo Montaldi], Vita di Orlando P. scritta da lui stesso (continuazione del numero precedente) in KBD-Periodici: Nuovi Argomenti 1955 - 11 - 1 - numero 17

Brano: [...] quando sono partito non avevo casa vivevo di lavoro e di spensierità in quei tempi il vino aveva preso il sopravento di me e fui mandato alle spese del popolo a visitare le più belle città d'Italia afinché trovai un'isola circondata d'acqua della salute forse quel'acqua salata mi mise un po di sale nella testa. Alle ore 2 di notte si arriva a Cremona si va a bere una bottiglia alle Tre Stazioni in via Dante da Nesio la vi era il covo dei vecchi fascisti i miei compagni mi salutano e io rimango per passarvi la notte. In terra vi é 40 cent. di neve l'ora è tarda mia sorella a tanti bambini e non cié posto per me mio padre é in mezzo al fiume Po unica idea é passare la notte qui chiamo l'oste e chiedo allogio questo vuole la carta d'entità io non lb e presento il mio libretto con foglio di precedenza assoluta Ordine del Duce questo invece prende il libretto e lo porta al tavolo dei suoi clienti che sono fascisti e io da stare al mio tavolo sento che se ne ridono e danno qualche frase come: é un bolseschifo chiamate le guardie — io ascolto e son[...]

[...] compagni mi salutano e io rimango per passarvi la notte. In terra vi é 40 cent. di neve l'ora è tarda mia sorella a tanti bambini e non cié posto per me mio padre é in mezzo al fiume Po unica idea é passare la notte qui chiamo l'oste e chiedo allogio questo vuole la carta d'entità io non lb e presento il mio libretto con foglio di precedenza assoluta Ordine del Duce questo invece prende il libretto e lo porta al tavolo dei suoi clienti che sono fascisti e io da stare al mio tavolo sento che se ne ridono e danno qualche frase come: é un bolseschifo chiamate le guardie — io ascolto e sono anche stanco del viaggio mi metto una mano alla testa come scacciare certi pensieri e mentre penso come posso pagare quei stupidi e vili fascisti eccoti venire due poliziotti mi guardanò e senza dirmi una parola si recano dall'oste che é a poca distanza esaminano il libretto e il foglio di precedenza assoluta poi dicono a l'oste: se vi preme di tenere aperto l'esercizio dateci subito allogio altrimenti vi portiamo via subito la licenza in questo
DESCRIZIONE DELLA MIA VITA 203
momento voi stavate trasgredendo gl'ordini del capo del governo non solo portarvi via la licenza ma anche voi perché siete contro la legge e se ne vanno. Noto che il baccano che facevano prima quei fascisti é terminato e l'oste mi viene vicino dicendomi : se vo[...]

[...]che é a poca distanza esaminano il libretto e il foglio di precedenza assoluta poi dicono a l'oste: se vi preme di tenere aperto l'esercizio dateci subito allogio altrimenti vi portiamo via subito la licenza in questo
DESCRIZIONE DELLA MIA VITA 203
momento voi stavate trasgredendo gl'ordini del capo del governo non solo portarvi via la licenza ma anche voi perché siete contro la legge e se ne vanno. Noto che il baccano che facevano prima quei fascisti é terminato e l'oste mi viene vicino dicendomi : se volete accomodarvi la camera é pronta — allora comando una mezza bottiglia bianca me la vuoto e poi prendo la scala — é il n° 5 primo piano signore — grazie — apro la porta do un'occhiata in giro per la stanza vedo che trucchi non cie né mi svesto e mi metto a letto il sonno a subito ragione di me e m'addormento. Alla mattina verso le ore 11 scendo nel locale pago l'oste lire 5 della stanza più la mezza bottiglia e mi rivolgo verso l'oste dicendo : buon giorno e arrivederci un giorno — mi saluta e vado a finire da mia sorella. Nessuno mi asp[...]

[...] a quella di mio padre e piano piano me la costruisco a mio gusto tutta diversa dalle altre. Con suo tempo me la pitturo con diversi soggietti sempre a sfondo politico quello più che attira la folla è un quadro grande tutta la parete della baraccha dove in sfondo rosso si trovano tutti i più conosciuti pesci del mare con nel mezzo un marinaio vestito in blu con berretto bianco e una Stella rossa quello è il più bello del quadro, dà noia un pò ai fascisti ma non mi chiamano all'ordine forse sanno che la mia testa è cocciuta e che anno niente da fare perché o uccidermi o lasciarmi perdere io non avvicino nessuno sono altro che amici che vengono a trovarmi e per loro b sempre una parola di conforto o un piacere da fare che adempio sempre con piacere e così passano gli anni e nell'avicinarsi alla rivoluzione la clientela aumenta le brigate nere che abitano a 20 metri della mia baraccha vedo che incominciano a diventare piccoli e imbarazzenti. Diversi capi che lavorano con le squadre agli ordini dei tedeschi vanno a gara a venirmi a trovare e si s[...]

[...]erché se non altro erano anche loro contro i boia capitalisti ii odiavo solo perché erano severi e guerrafondai finalmente venne il 1945 il 25 aprile ero anche un pò stanco perché il mio lavoro che esercitavo a quei tempi era molto pericoloso perché di giorno ero sempre pieno di sonno e di notte dovevo vegliare o per fare fuggire dei militari che si recavano a casa per poi proseguire sulle montagne o per tenere di notte qualche amico cercato dai fascisti per poi passarlo dall'altra sponda onde potesse essere salvo e tutto questo facevo senza guadagni e senza essere nella «Sap» e il giorno desiderato venne. Appena vidi qualcuno armato andai in via Colletta di fronte al distretto militare e la mi armai di moschetto e cartucce nella giberna e mi recai senza ordini da nessuno in via del Sale sul ponte la vi erañó altri miei vecchi amici e anche un po gazzaglia io vedo che non sanno prendere una decisione pronuncio queste parole : ragazzi a fare la rivoluzione non ci vuole chiacchere ma bensì i fatti —e mi rivolgo a Rizzi che é un tribulato politi[...]

[...]ano inghiottire certe paroline come queste — Io per la causa della rivoluzione mi sono dato giorno e notte e senza casa per nascondere quello che voi fate io perché sono stato a vedere il sole a scacchi mi credete tale mentre voi entrate alla notte sempre ubriachi ed io ò la colpa vi compatisco perché potete essere i miei figli ma non abusatevene perché quando sarà terminata questa baraonda le cose prenderanno un'altra piega non vi saranno più i fascisti ma dei nemici più terribili che non perdonano quando avrete fatto il militare vi ricorderete delle mie parole Orlando aveva ragione direte in voi stessi lui è venuto con niente fra di noi non à più lasciato il servizio giorno e notte — e terminata la baraonda per ordine di Gianni Ghidetti ebbi in premio una branda di ferro pagliericcio coperte e due lenzuoli perché sapeva che io non avevo niente l'unico che abbia avuto stima di me e mi aiutò anche dopo la rivo
214 ORLANDO P.
luzione prendendomi in caserma alla Pagliari come manuale dove passai quasi due anni la paga era poca perché mi pagav[...]



da Concetto Marchesi, Sentenza di Morte in KBD-Periodici: Rinascita - Mensile ('44/'62) 1944 - numero 2 - luglio

Brano: [...]re della Sera, non è recente: .è del 28 dicembre ; ma l' appello che vi risuona è sempre lo stesso, è l' appello per l' adunata dei c concordi ), di quanti cioè, senza distinzione di partiti, vorrebbero ricupe,rare (lo spirito nazionale, in un momento distrutto e rifare la c patria disfatta ,.
L' Italia, senatore Gentile, non si disfece improvvisamente, nell' c obbrobrio ~, — come voi dite, — dell' 8 settembre. Allora perfezionò il suo processo fascistico di disfacimento, allora finì di essere un paese con una monarchia e con un esercito. Il fascismo era già morto. Perchè questa rinascita del fascismo dopo l' 8 settembre è una sconcia commedia rappresentata da sconci gazzettieri. Il fascismo non può risorgere perche esso non è un organismo malato, è una malattia; non è il lebbroso che possa guarire, è la lebbra. Tradito dalla monarchia, da gran parte delle proprie gerarchie, abbandonato dalla grossa borghesia bancaria, industriale e terriera , avviluppato in un' atmosfera pesante di disfatta, il fascismo restò solo, con nessun altro appoggio[...]

[...] fede s. In buona' fede, signor senatore, perchè essi, a vendersi, come voi dite, non ricaverebbero altra mercede che la fuga o la prigione o la morte. I denari di Giuda sono dalla vostra parte e si chiamano stipendi, taglie, pfemi di delazione, premi di esecuzione, arruolamenti di militari e di lavoratori.
Il professor Gentile, nuovo gran maestro della cultura e della intellettualità italiana, si rivolge a tutti, c anglofili e germanofili, antifascisti e fascisti, italiani sbandati e italiani orientati s, perchè ri mandino per ora quella che può dividerli e cessino dalle lotte ; e ammonisce i fascisti a i mettere la patria al disopra dello stesso partito senza arbitri nè violenze, perchè la giustizia possa meglio adempiere al suo ufficio sacrosanto s. Grandi parole ! Sacrosanto chiama il filosofo Giovanni Gentile l'ufficio della giustizia e l'onore, afferma che ( non è parola vana, ma bisogno insopprimibile di un rinnegare sè stessi s. Precisamente ! Ma guardate, signor professore, quello che succede ora nelle città della vostra Italia repubblicana tra i poteri governativi e la parte avversaria. L'avversario assale per la strada a colpi di rivoltella. L'onore vi costringerebbe a cercare e [...]

[...]eliri della reazione ; è lo stagno dove hanno confluito i rifiuti e le corrotture di tutti i partiti. E ora da questa proda immonda della paura e della follia si ardisce tendere le braccia per una concordia di animo ? Concordia è unità di cuori, è congiunzione di fede e di opere, è reciprocanza d'amore ; non è residenza inerte e fangosa di delitti e di scellerataggini.
Quanti oggi invitano alla concordia, sono complici degli assassini nazisti e fascisti; quanti invitano oggi alla tregua vogliono disarmare i patrioti e rifocillare gli assassini nazisti e fascisti perchè indisturbati consumino i loro crimini.
La spada non va riposta finchè l'ultimo nazista non abbia ripassato le Alpi, l'ultimo traditore fascista non sia sterminato. Per i manutengoli del tedesco invasore e dei suoi scherani fascisti, senatore Gentile, la giustizia del popolo ha emesso la sentenza : Morte !
CONCETTO MAItCHHsI
Questo articolo di Concetto Marchesi venne pubblicato sul numero 4 (marco 1944) della rivista del Partito comunista La nostra lotta, che si pubblica clandestinamente nelle regioni occupate dai tedeschi. Esso venne Scritto in risposta a un miserando e vergognoso appello di Giovanni Gentile alla
concordia s, cioè al tradimento della patria, apparso sul Corriere della .Cera fascista. Poche settimane dopo la divulgazione di questo articolo, che suona come atto di accusa di tutti gli intellettuali one[...]



da Paolo Alatri, Il Governo Nitti e la questione adriatica in KBD-Periodici: Nuovi Argomenti 1959 - 5 - 1 - numero 38

Brano: [...]he la
soluzione annessionistica non era quella perseguita dai piú; dal che
si ebbero conferme sempre più chiare nei tempi successivi. Le elezioni fiumane per la Costituente del 24 aprile 1921, tenute in con
dizioni di maggiore libertà rispetto al periodo della dominazione dannunziana, diedero una schiacciante vittoria agli autonomisti, nonostante il tentativo di incendiare le schede fatto dal sindaco Riccardo Gigante « a capo d'un manipolo di fascisti e legiona
IL GOVERNO NITTI E LA QUESTIONE ADRIATICA 177

ri » (30). Pochi giorni dopo quegli stessi fascisti, guidati da Francesco Giunta, occupavano a mano armata il Municipio (31); « non riuscirono però, di fronte alla sfiducia della cittadinanza e del governo, a mantenere il potere per più di due giorni e lo cedettero quindi ad un Alto Commissario italiano (avv. Bellasich) che avrebbe dovuto instaurare una normalità accettabile dalle due parti in conflitto » (32;. Dopo nuovi conflitti (2627 giugno 1921), il 5 ottobre si riunì la Costituente eletta il 24 aprile, nella quale gli autonomisti di Zanellà erano in grande maggioranza, sicché il 3 marzo 1922 gli estremisti ricorsero a un nuovo colpo di f[...]

[...]gioranza, sicché il 3 marzo 1922 gli estremisti ricorsero a un nuovo colpo di forza, alla rivolta armata: il palazzo del Governatore, ove risiedeva Zanella, fu preso d'assalto mentre un mas comandato da Giunta sparava su di esso 31 colpi di cannone. Zanella dovette capitolare nelle mani di Attilio Prodam e abbandonare Fiume; ma, se da quel giorno lo Stato libero fu virtualmente soppresso, la città continuò ad essere teatro di lotte tra gruppi di fascisti e di legionari in concorrenza tra loro (33).
Nel quadro generale della storia politica d'Italia e d'Europa nel dopoguerra, la vicenda di Fiume ha un'incidenza che trascende di molto i suoi propri termini, modesti se strettamente considerati: ed é perciò che abbiamo creduto, utilizzando una vasta documentazione inedita, di dedicare a quella vicenda un lavoro d'una certa ampiezza. « Alla Conferenza della Pace — leggiamo nell'AlbrechtCarrié (34) — la lotta per Fiume, tema di contestazione in se stesso insignificante, si indurì in una battaglia diplomatica di prestigio che in ultima analisi non[...]

[...](34) R. ALBRECHTCARRIÉ, op. cit., p. VI (nella « Premessa editoriale » di JAMES T. SHOTWELL).
178 PAOLO ALATRI
per le questoni di maggior rilievo che esso implicava, il problema di Fiume avrebbe potuto essere messo da parte dagli storici come relativamente insignificante, ma il suo peso sulla sistemazione della pace nel suo insieme, come sulla successiva storia d'Italia, fu di durevole importanza ».
Per la mobilitazione dei nazionalisti e dei fascisti di tutta Italia che si realizzò attorno ad essa, « dall'ottobre del 1918 al settembre del 1919 Fiume si comporta veramente — come scrive un dannunziano (35) — da legionario e da fascista verso Croati e Alleati, contro Clemenceau e contro Wilson, nei confronti del sempre titubante e sempre commosso Orlando, e contro le preoccupazioni, le insidie e il cinismo rinunziatario di Nitti ».
In Fiume — prendendo il nome della città come simbolo di quella mobilitazione — si incontrano i rappresentanti delle varie frazioni del nazionalismo e del sovversivismo di destra: accanto al figlio di Vittorio Em[...]

[...] da lui e a farlo cadere quando divenne più precisa la prospettiva di una politica di riavvicinamento all'Unione Sovietica da essi considerata con orrore. Ma la sostanza del racconto e del giudizio di Nitti resta pur sempre accettabile.
A Nitti succedette Giolitti: il quale, se condusse a conclusione
(44) Ibid., pp. 54344.
184 PAOLO ALATRI
la vicenda fiumana, inaugurò però una politica di patteggiamenti con le destre, e particolarmente con i fascisti, che doveva costituire una premessa della « marcia su Roma » (45). « Dopo la guerra — ha scritto uno studioso di quel periodo (46) — Giolitti era sostanzialmente un sopravvissuto. Il giudizio può sembrare duro, ma é reale. Il vero problema non era ormai, infatti, né di continuare né tanto meno di rinnegare la politica giolittiana, ma di portarla su un terreno nuovo, più ampio: quello della democrazia. Il vero problema era la riforma agraria, l'esproprio della grande proprietà assenteista, l'avvento delle classi lavoratrici al governo, la Costituente. Tutto ciò era, apertis verbis o larvatamen[...]

[...]asse popolari premevano alle porte dello stato .e solo un programma spregiudicatamente democratico aveva qualche speranza di recuperarle. Ma Giolitti questo non lo poteva e non lo voleva offrire: era contro i suoi principi, contro il suo metodo, contro la sua sostanziale sfiducia nelle masse, che egli stimava meritevoli di essere governate umanamente, ma non capaci di esercitare esse stesse il potere. Naturale quindi che pensasse all'imbarco dei fascisti,. per cogliere i tradizionali due piccioni: riassorbire (e possibilmente... digerire) il movimento fascista trasformandolo in una corrente conservatrice un po' zotica ma di tipo tradizionale, e ricattare i socialisti ed i popolari per piegarli ai suoi voleri. Il calcolo, inutile ri cordarlo, si rivelò gravemente errato ».
Un altro scrittore, che di quei tempi e di quegli eventi fu attento e acuto osservatore (47), giudica che le anticipate elezioni
(45) Cfr. in proposito il mio lavoro su Le origini del fascismo, Roma, Editori Riu niti, 1956.
(46) RAIMONDO LURAGHI, Giolitti e il fascismo, L[...]



da Gian Pietro Testa, [p. 1] La strategia per saldare «rossi» e «neri» [sottotitolo: Mutti, dal legame con Freda e Giannettini alla «milizia» radicale - L'ipotesi di Rauti] [p. 24] La strategia in KBD-Periodici: l'Unità - Nuova serie - Edizione nazionale 1979 - - maggio - 19

Brano: [...]ia di infiltrato (tessere del PSI, della Camera del lavoro, di Potere Operaio, quest'ultima una tessera interessante ai fini dell'inchiesta Calogero su Autonomia organizzata di Negri a Padova), per giungere fino agli ambienti radicali, di cui il fraterno amico e camerata Claudio Orsi, nipote di Balbo (promotore dei comitati proFreda) appare addirittura finanziatore, così come si può evincere dai «tabulati» degli iscritti al PR.
Che ci siano dei fascisti «attivi» tra i radicali non deve stupire. L'ex leader radicale bolognese [«ra (segue in ultima pagina) dicale»] professor Giuseppe Caputo, uscendo clamorosamente dalle file del suo partito all'inizio del '78, pubblicò un libro bianco («La Rosa rubata»), in cui, raccontando, tra l'altro, di una furibonda rissa al vertice radicale sul problemafascisti, scriveva: «Quando alla fine il segretario emiliano, anche per protestare contro le collusioni tra i dirigenti nazionali e tutti gli elementi locali più torbidi, si dimetterà dal partito, Spadaccia prenderà le parti degli "exfascisti" che oserà chiamare "splendidi compagni": e Pannella darà ragione a chi ha teorizzato la doppia tessera MSIPR, sostenendo che persino Saccucci ha diritto ad essere "splendido compagno" dei radicali». (Per quanto riguarda Mutti, ora il prof. Caputo precisa che il giovane ideologo neonazista sarebbe infiltrato negli ambienti del PR, facendo iscrivere un suo «camerata»).
Dicevamo: niente di che stupirsi. La strategia parte da lontano. Dovessimo fissarla in una data, dovremmo rispondere: maggio 1965, quando all'Hotel Parco dei Principi di Roma si tenne un convegno (divenuto poi famoso) sul tema «[...]

[...]na lotta unitaria al sistema».
Operazione «di saldatura» che oggi appare ancora perseguita e in parte riuscita, sia sul piano della lotta armata allo Stato, sia sul piano legalitario: «Gli slogan contro i comunisti — ha scritto ancora il professor Caputo nel suo "libro bianco sul partito radicale" — additati come nuova polizia aiutano: se il nemico non è più il nemico di classe, ma il blocco compatto dei "garantiti" (borghesi e operai), anche i fascisti possono darsi la vernice romantica dei neorivoluzionari in lotta contro il potere».
La saldatura tra «neri» e «rossi», questo, si diceva, il vero nodo. Una saldatura che il giudice di Padova Giovanni Tamburino ha così sintetizzato in un'intervista: «Le Brigate rosse iniziarono ad assassinare gratuitamente a Padova, a trecento metri dal tribunale dove si stava mettendo allo scoperto una grossa organizzazione fascista...». E poi: «Un dato fa riflettere: c'è una caduta verticale del terrorismo neofascista e una parallela esplosione di quello rosso. Casuale o pilotata? Gli autonomi hanno scritto[...]



da Ercoli [Palmiro Togliatti], Classe operaia e partecipazione al governo in KBD-Periodici: Rinascita - Mensile ('44/'62) 1944 - numero 1 - giugno

Brano: [...]que mi sembri che nessuno lo metta in dubbio, oggi, tra di noi, — non è contro tutte le guerre. Essa lotta risolutamente contro le guerre ingiuste, s il cui scopo è di assoggettare altri paesi, altri popoli »; ma sostiene le guerre giuste, le guerre di liberazione, il cui scopo è a la difesa del popolo contro le aggressioni esterne e i tentativi di assoggettarlo ,. La guerra del popolo italiano contro gli invasori hitleriani e contro i traditori fascisti è, fra tutte, la più giusta. Essa è tale perchè 1' Italia fu presa alla gola e aggredita a tradimento quando, spossata da otto anni di brigantaggio internazionale fascista, aveva chiaramente espresso la sua volontà di cercare nella uscita dalla guerra un inizio di rinnovamento. Essa è tale perchè l' invasione h;tleriana, oltre ad avere offeso i sentimenti più elementari della giustizia e della dignità umana, pone in giuoco la nostra libertà, indipendenza e unità come nazione. Essa è tale, infine, perchè combattiamo contro Hitler, il nemico di ogni libertà, di ogni civiltà, di ogni progresso p[...]

[...]l crollo dell' imperialismo italiano, per condurre una guerra giusta e santa, nell'interesse vitale del popolo e di tutto il paese.
Mentre la partecipazione al potere dell'ala riformista e opportunista della socialdemocrazia venne realizzata per impedire che il movimento operaio
e popolare distruggesse i focolai della reazione, e quindi aprì la strada al fascismo, — noi partecipiamo al governo per esigere e attuare, in un blocco di partiti antifascisti, la distruzione completa del fascismo.
Mentre i socialdemocratici al potere diressero il fuoco contro ii.movimento d'avanguardia degli operai, — noi dirigiamo il fuoco contro le forze più nere della reazione, contro Hitler e Mussolini.
Mentre l'avvento al potere dei socialdemocratici significò in tutti i paesi un approfondimento della scissione in seno alla classe operaia e alle forze democratiche e progressive, — la nostra partecipazione avviene sulla base dell' unità della classe operaia e di tutte, le forze democratiche e antifasciste nel nostro paese.
Mentre la politica dei capi social[...]

[...] progressive, — la nostra partecipazione avviene sulla base dell' unità della classe operaia e di tutte, le forze democratiche e antifasciste nel nostro paese.
Mentre la politica dei capi socialdemocratici opportunisti al potere si risolse nella difesa di interessi
e posizioni dei gruppi reazionari della società e'quindi sbarrò la strada al progresso ecbnomico, politico
e sociale, — noi, partecipando al potere e battendo i gruppi reazionari e fascisti, impieghiamo l'arme stessa della partecipazione non solo per soddisfare le giuste rivendicazioni dei lavoratori ma per assicurare che il loro movimento democratico e progressivo non debba mai più essere stroncato da una ondata di reazione e di barbarie. Noi assicuriamo al popolo la libertà di esprimere liberamente domani, in un'Assemblea costituente, la sua volontà sovrana su tutte le questioni della ricostruzione del paese, di cui avviciniamo il momento della liberazione definitiva.
La nostra azione governativa si svolge sotto gli occhi della classe operaia e del popolo, a; quale. abbiamo d[...]



da Eugenio Reale, Comunisti e cattolici in KBD-Periodici: Rinascita - Mensile ('44/'62) 1944 - numero 1 - giugno

Brano: [...]delle masse popolari cattoliche e non cattoliche nell' azione comune per lo schiacciamento dell' hitlerismo e del fascismo, per la liberazione del nostro paese e per il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori.
Questo significativo, se pur ancora parziale e non definitivo successo della nostra azione politica per un'intesa con le masse cattoliche è stato preparato da un lungo e paziente lavoro di persuasione e diconvincimento che i fascisti, gli elementi più reazionari della borghesia ed i nemici dell' unità del popolo ,han fatto di tutto per sabotare. Nel corso della nostra lotta contro il fascismo, che è stata insieme lotta per l'unione del popolo contro i nemici della pace e della libertà, noi ci siamo indirizzati ripetutamente alle masse cattoliche e, senza scoraggiarci per la loro incomprensione o per i loro rifiuti, abbiamo teso loro la mano rivolgendo ad esse un fraterno appello alla solidarietà ed alla collaborazione in un'opera comune di progresso e di dignità umana.
Senza andar troppo indietro nei ricordi e per non ci[...]

[...]ggio e un'abnegazione che si sono imposti all'ammirazione del mondo per liberare la patria dallostraniero e per far nuovamente di essa una grande e libera nazione In Spagna, i lavoratori cattolici sono stati a fianco dei loro fratelli comunisti e socialisti nella lotta contro Franco : e l'alleanza dei cattolici con le forze più avanzate della democrazia è stata suggellata dal sangue delle migliaia e migliaia di credenti massacrati dagli eserciti fascisti italiani e tedeschi sol perché colpevoli di aver difeso la loro patria contro i generali traditori e contro l'invasore straniero.
La voce dei comunisti e delle masse cattoliche invocanti l'unione di tutte le forze contro la reazione é il 'fascismo non è rimasta senza eco e le piu alte gerarchie della Chiesa l'hanno spesso ascoltata e raccolta. Lo stesso pontefice Pio XI rispose qualche anno fa alla < mano tesa > dai comunisti ai loro fratelli cattolici eon la dichiarazione che c una mano tesa non si respinge > e con un famoso messaggio al cardinal Verdier nel quale era detto tra l'altro
che[...]

[...]italiani non hanno dimenticato che accanto a Gramsci, ad Amendola e a Matteotti s' erge la sublime figura di don Minzoni, il mite sacerdote di Argenta che addita dalla sua tomba alle masse cattoliche la via della lotta contro il fascismo fino al sacrificio della propria vita. I comunisti italiani, infine, non hanno dimenticato nè potranno mai dimenticare il carnaio del Colosseo, le esecuzioni sommarie di Torino e di Savona, le fucilazioni di antifascisti che continuano ad aver luogo in tutta Italia e nelle quali cadono sotto il piombo nazista cattolici, comunisti e cittadini di altri partiti,
AI di sopra di ogni opinione politica e di ogni divergenza di fede religiosa, la collaborazione dei cattolici con i comunisti 'e con tutte le altre forze del popolo può essere oggi particolarmente feconda. I comunisti sanno per propria esperienza quanto gravemente e quanto a ]ungo la divisione delle masse cattoliche e non cattoliche abbia pesato sulla recente storia d' Italia. Essi sanno quanta parte questa divisione abbia avuto nella vittoria del fasci[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine fascisti, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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