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[...] / [...] OGGI un fenomeno che [...] gli occhi di tutti. Un caso di costume, [...]. Mi riferisco alla nascita, [...] di pubblicazioni che hanno per oggetto il [...]. Non come oggetto di studio [...] o antropologico, però. Si tra [...] in vece di ricettari [...] ingannevoli ma ben colorati, oppure di guide [...] pagelle di merito, oppure di riviste settoriali [...] apertamente pubblicitarie. È logico che ci [...] mai, cosa voglia dire un caso di [...] significhi che un evento quotidianamente naturale goda [...] così poco scientifica attenzione. Cosa è? E la [...] se si pensa che [...] prima, la consistenza della -cosa» é [...] e si fonda su [...] di più personale, singolare, incomunicabile e non [...] appunto il piacere della gola. È vero altresì che la [...] in una situazione culturale complessa, [...] che pretende [...] il massimo di incontrollata libertà [...] piace-, -non mi [...] e basta) assieme al massimo [...] coercitivo. [...] gustativo d'oggi, in questa [...] libero e al tempo stesso garantito in [...] gerarchico, promozionale (attraverso regole e leggi che [...] -Nulla-). Un discorso corretto mi [...] conto di entrambi questi [...] due corni divergenti del problema. Mentre del primo, piacere e [...] non c'è molto da dire se non della [...] o della [...] evoluzione storica, [...] corno moltissimo ci sarebbe da [...] e raccontare. Si può anche dire, e [...] naviga [...] che il piacere è individuale [...] appartiene ad un grado progredito di cultura (tende [...] mentre la regola prevede al [...] una massificazione, al meglio una [...] (o mediocrità non sempre aurea). Si dice: devi distinguerti [...] di personalità e di originalità, ma [...] vale solo se è [...] numero di persone, se cioè si annullano [...]. Ecco il meccanismo sotteso [...] in generale e a quella gastronomica in [...] non dissimili da quelle adottate per la [...]. Siccome non sono un moralista [...] lo condanno, ma chiedo solo [...] coscienza del gioco e delle [...] modalità. Così posta la questione, [...] il cibo sono inglobati in uno dei [...] sono diventati uno degli specchi della società [...]. Attengono alla sfera del [...] di tutte le tecniche del sistema produttivistico, [...] del capitalismo. Gioco di specchi, sì, [...] in forma ben più [...] dello sport, per esempio, che pure ne [...] buona dose. Pari alla moda, ho [...] quel [...]. Mi ripeto, su altra [...] più alcun rapporto [...] o elementarmente casuale trà. Ed eccoci tornati ai [...] rubriche specializzate, alla tv, ecc. /// [...] /// Semmai ciò dimostra ulteriormente che [...] una diffusa esigenza di essere guidati, garantiti, spersonalizzati [...] nei piaceri. È sempre stato così? Lo [...] bene che no, perché sappiamo [...] cultura, quella del consumo, [...] da quella della fame, come [...] quella del [...] borghese o [...] curtense. È cambiata [...] ed è cambiata la [...] segni anche sul cibo, che sempre meno [...] attorno alle risorse locali: pani [...] a Vercelli, pesce spada [...] Trapani, [...] di farro a Lucca, ecc. A mio modo di [...] grossa non sta negli sconvolgimenti della specificità [...] del paesaggio, dalla velocità dei trasporti e [...] dallo spostamento del punto di riferimento che [...] passato al ristorante. Voglio dire che ogni discorso [...] e ogni inchiesta o con vegno si riferiscono ormai [...] formule dei [...] dalla cucina regionale alla -nouvelle [...] alla dieta mediterranea, fino al [...] Entrano cioè nel meccanismo so. Da quando [...] regola èra [...] quasi inesistente era [...] con tutti i suoi marchingegni, [...] è passati ora [...] completo In [...]. Ciò vuol dire però [...] trasformazione della vita sociale. E della [...] cultura [...] la tv, il computer, ecc. Niente di nuovo né [...] riflettiamo sul fatto che il gusto è [...] natura e conformazione, il [...] alla quale, concorrono vari fattori, ambientali, familiari, [...]. Un contadino mangia diversamente [...] un operaio da un dirigente, un giovane [...] un cinese da un inglese. È banale ma sta [...] il gusto non è, ancora, [...] nonostante i molti ristoranti [...] proliferanti [...]. [...] parte non vorrei che questa [...] venisse scambiata per [...] non vuole essere e perche [...] sottende alcun giudizio mora-le, di bene e di male, [...] positivo e negativo. E piuttosto il rapido [...] di una situazione in movimento, è descrittivo [...] che nón siano quelle, legittime, del proprio [...] propria [...] memoria (in coerenza con [...] piacere). Se me ne occupo [...] sistema del cibo è esemplare e sintomatico, [...]. Ed è importante anche [...] del suo valore economico, sociologico, antropologico, se [...] riempito del suo segno, persistente e primario, [...] della simbologia. [...] dunque è una delle ragioni, [...] letterato professionale, per cui mi occupo di questo fenomeno. Ma [...] e perché. Io ripeto, siamo [...] un meccanismo di mercato, con [...] sue logiche, le sue leggi, i suoi strumenti di [...] i suoi apparati di diffusione e penetrazione capillare, i [...] coinvolgimenti di interessi e [...] i suoi papi, le sue [...] e le sue [...]. Insomma, il cibo mi offre [...] speculare riflessione di un sistema, che è quello [...] un altro punto di vista [...] lettura. Né vorrei [...] di un sotteso moralismo. Mi basta la coscienza [...] la consistenza del fenomeno. E partendo da [...] solo, varrebbe la pena [...] inchiesta sul futuro, incominciando a sapere cosa [...] e perché: qua! Se escludo -La [...] che è [...] giornale serio in materia, [...] gastronomi non se ne occupano, intenti come [...] stelle, cappelli, soli. Cosa significa, per esempio, [...] massiccia dei [...] wendy, quick dai paesi anglosassoni? Nella sola Milano se ne sono aperti una decina in [...] più di un anno e prosperano [...]. Forse converrebbe indagare sul [...]. [...] parte gli [...] gastronomici, come li chiama Massimo Alberini, restano inaccostabili dai giovani per la [...] dei prezzi, ma anche senza [...] cioè educazione, verso la casa, la famiglia, [...] assetto della società. E infine, possiamo dimenticare [...] quotidiano delle mense, praticate da un sessanta [...] questo voglio dire, che la [...] foto di [...] e, in basso, una [...] fine del [...] che raffigura un [...] può essere meno frivola [...] si voglia far apparire, come la moda. Appartiene pochissimo al piacere e [...] e moltissimo al «sistema». Folco Portinarì MILANO [...] «Il bambino della notte»: [...] che emerge nei sogni, nelle fantasticherie, nei [...] fin dalla prima infanzia, e che verrà [...] al momento del parto, con il suo [...] della luce», il figlio vero, reale, messo [...] le doglie e [...] di conforti emotivi, come [...] «Vieni, impara ad [...] madre! Il sapere clinico entra [...] e bandisce questo sapere arcaico del corpo, [...] ai riti, alle [...] delle culture del passato [...] tracce della [...] presènza anche [...] femminile di oggi. Nei giochi delle bambine [...] come emerge dalle ricerche e [...] tutto diventa pretesto per rappresentarsi [...] loro vagheggiato. O ciò che oggi offre [...] dello spettacolo, che sta [...] anche [...] come ha espressamente -dichiarato Douglas [...] uno dei più potenti registi [...]. Basti pensare ad ET, [...] viene da lontano, così prossimo e così [...] del bambino notturno, del figlio concepito solo [...]. E questo impedito sviluppo e [...] esterna di una cultura del proprio corpo, della propria [...] parte delle donne, non si [...] sólo in un impo--verimentò culturale. Ha anche . Se vengono rimossi, manipolati [...] educati e sublimati, i fanta-. Sta [...] oltretutto, il valóre di una [...] capace di [...] restituire [...] donne le [...] rimosse; di [...] rendere consonante la loro attività [...] col loro pia--cere, in modo che il parto cessi [...] essere distinto in cieca riproduzione di corpi e in [...] creazione ai simboli, per assumere il senso complessivo della [...] umana. Sotto accusa in queste [...] infatti il sistema di progressiva medicalizzazione. N'e abbiamo parlato con [...] protagoniste di questo Convegno, relatrice nella sessione [...] del parto nelle diverse culture. Brigitte Jordan, docente di [...] Michigan State University, di cui esce proprio in [...] la Emme Edizioni, La nascita in quattro [...]. Così come [...] occidentale, e specialmente quella [...] via assunto in modo sempre più esclusivo [...] La [...] ha sempre avuto [...] femminile un posto di [...] ha dovuto subire [...] e la «sublimazione» della [...]. A Milano un convegno rida [...] donna ciò che le [...] parto de [...] Giuseppe Gioachino [...]. Nonna, adesso che mamma [...]. Quella, appunto, che si accende [...] individuale e collettivo. Oltre al fantasma del «bambino [...] notte», quali altre figure e situazioni è dato scorgere [...] scena del parto che si [...] dentro i [...] e in rapporto [...] la cultura del tempo, coi [...] con cui essa dà forma, in particolare, a una [...] del corpo [...] parto de mamma», il sonétto [...] Belli riprodotto [...] a fianco, ci mostra [...] grande forza sintetica alcune di [...] situazioni e figure con cui il parto si configura [...] individuale e collettivo. Vediamo di [...] aiutati dal commento diene ha [...] Silvia [...] Fin-zi. Il parto ha luogo [...] è immediato oggetto di discussione tra la [...] nonna, con la prima che interroga, formulando [...] in base [...] collettivo. C'è innanzitutto la risposta [...] la donna, cioè col «fiato del [...] col soffio vitale che, [...] greca, con Aristotele per esempio, e attributo [...] donna essendo pura materia inerte, contenitore ricettivo, [...] di molle cera su cui [...] scrive i propri caratteri [...]. E poi la risposta [...] «dove» è uscito il pupo, da un [...] che da subito idea di come [...] reale del corpo femminile [...] essere sostituita, com'è propria di moltissime culture, [...] che tende a rendere la donna cieca [...] corpo, a far sì che Io conosca [...] fuori anziché dal di dentro, interrogando lo [...] una esteriorità che copre il vuoto di [...] non si rappresenta. Anche la risposta della [...] uomini, sia pure «qualche volta», partorirebbero, ci [...] culture del parto siano sempre state improntate [...] punto di vista degli uomini, che non [...] ad attribuirsi anche questa capacità ed hanno [...] del parto per capire se stessi. Una metafora ostetrica è [...] da Platone che attribuisce a Socrate [...] maieutica di far partorire [...] a quei discepoli che, inclini alla meditazione, [...] «pregni» delle soluzioni da dare alle questioni [...] dibattito. Un modo [...] in forma simbolizzata, delle possibilità [...] del parto. La donna, invece, è [...] questo processo di sublimazione e trasformazione dei [...]. C'è poi, nel sonetto [...] Belli, [...] quel cupo ruotare di domande della nipotina [...] della nonna intorno al tema del bambino [...] morta per parto e di quella che [...] un insieme di motivi che rimandano, per Silvia [...] del «bambino della notte» [...] e tremori che accompagnano [...] di un suo concepimento [...] notturne. Anche nelle altre culture [...] notte» e il suo viaggio fra le [...] che prende spesso forme [...] morte, proprio in quanto rappresentazione non socializzata, [...] logos, alla -discussione ed elaborazione razionali [...] più singolare e sbalorditivo [...] ciò, il fermo proposito, quasi gridato dalla [...] «Nonna [...] vedo [...] di fare un pupo! Come [...] Si rivelano [...] tutte le astuzie e seduzioni [...] presenta, come fosse una favola, [...] le cose [...] se e di morte. Ma esso si rivela [...] un progetto istintuale attraversato dalla esigenza riproduttiva [...]. Se i tempi ciclici della [...] ha detto Silvia [...] a conclusione della [...] relazione [...] attraversano il corpo femminile senza [...] alcuna soggettività li riconosca, che alcun pensiero li rappresenti [...] immagini, allora vediamo [...] emergere [...] della specie, che persegue indifferente [...] suoi fini in un corpo spossessato. Piero [...] è [...] o se invece adottiamo una [...] dei parto come evento familiare e naturale. C'è, infine, la differenza di [...] che ha portato, [...] del modello medico, ad una [...] più sofisticata, a volte inutilmente tale, [...] di analgesici (antidolorifici) e [...] (la sostanza che aumenta la [...] delle contrazioni uterine) di cui sono dubbi e forse [...] gli effetti, [...] ricorso ai parto cesareo e [...]. Invece, nelle altre situazioni [...] parto è gestito [...] della famiglia e della [...] è presa [...] della consultazione familiare e [...] centro la donna». [...] del [...] aspetta davanti [...] scendo massaggi alla schiena della [...]. Nelle ore del travaglio [...] vicine [...] madre della donna sono [...] lunghi racconti delle loro analoghe esperienze. Via via che il [...] si avvicina, vengono scandite le "parole del [...] le spinte in modo ritmico e rituale. Il resto è silenzio, [...] donna ha partorito ed è uscita la [...] si rilassano e sorridono, scherzano, mentre la [...] ridendo e piangendo, alle sue emozioni e [...]. Di più: vuoi ripropone [...] modo di affrontare il processo del parto, [...] chiuso nello specialismo e arrogante, pratiche diverse [...] essere assunte, in modo nuovo, senza minimamente [...] i risultati del progressivo abbassamento della mortalità [...]. /// [...] /// Di più: vuoi ripropone [...] modo di affrontare il processo del parto, [...] chiuso nello specialismo e arrogante, pratiche diverse [...] essere assunte, in modo nuovo, senza minimamente [...] i risultati del progressivo abbassamento della mortalità [...]. (0) (0) ![]()
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