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La mattina, a scuola, [...] di cinque discuteva sui risultati delle partite [...] il pomeriggio del giorno precedente e sulle [...] di campionato che quel giorno dovevano svolgersi. E dato che tutto ciò [...] luogo [...] solo [...] durante la lezione scrivevamo con [...] zelo gli articoli e le corrispondenze del nostro giornale [...] « IL BOTTONE ». Dopo [...] ora di lezione, tornando [...] nelle mercerie, a colpi di soldi risparmiati [...] bottoni per rafforzare opportunamente la nostra [...]. Durante un giro d'acquisto [...] di [...] si soffermarono su un [...]. Non era uno di [...] ma serviva come manico per un parapioggia [...]. Fatto [...] materia plastica, pesante, era un [...] color rosso visciola. [...] ristette davanti alla vetrina: se [...] mangiava con gli occhi. Alcuni erano prò, altri [...] scoperta di [...]. E noi cinque allievi [...] Classe II B del Ginnasio del [...] di cui il nostro [...] colomba neanche a-vrebbe immaginato che costituissero direzione [...] Società del Calcio di Bottoni di [...] (S. Dopo di che entrammo [...] quando apprendemmo che il « terzino » [...] tenuto in evidenza dal [...] ornamento di parapioggia [...] costava 80 duri fillér, [...] chiu-demmo la porta alle nostre spalle. Se avessimo messi insieme [...] soldi, forse ce [...] fatta [...] ma chi avrebbe aiutato [...] ad accaparrarsi quel prodigioso [...] giorno dopo [...] entrò in classe con [...]. Si giustificò con un [...]. Però, appena il professore [...] tirò fuori dalla saccoccia [...] parapioggia color visciola. Tutti quanti capirono, anzi [...]. Chiunque di noi, se [...] possedere la regale somma, avrebbe agito allo [...]. Chi avrebbe avuto la [...] fermo cinque ore di seguito, tra dubbi [...] speranze, sentendosi in tasca gli 80 fillér [...] tastare ogni minuto il magnifico bottone rosso [...] giunta al culmine nel pomeriggio, quando la [...] si schierò con il [...] sul campo sportivo creato sulla tavola della [...] dei [...]. La presentazione avvenne splendidamente. Il nuovo giocatore era [...] potente di ogni altro comune bottone di [...] spazzato via gli attaccanti [...]. La difesa di [...] era un muro [...] infrangibile. Dopo la partita che [...] mia sconfitta, non riuscivo a trattenere il [...] sempre più prepotente: dovevo ottenere da [...] il bottone rosso da [...] di esso tutte le [...] tattiche sarebbero rimaste tentativi [...]. [...] con lui per altri [...] Senza prospettiva, a priori. Ma il desiderio pressante [...] tale calore che a un tratto si [...] nella mia testa una furbizia a spirale. /// [...] /// I ragazzi lo sapevano, [...] vero maestro nel raspamento del bottone. I dislivelli sotto i [...] da me con tale maestria, che nemmeno [...] fatto di meglio. Insistevo, dicendo che il [...] forse avrebbe saltato persino il dischetto della [...] credette meglio [...] di [...] per bene. In quel momento nemmeno [...] che cosa volessi [...] con il bottone. Il progetto di [...] via veramente e di non [...] mai più a [...] non era stato nemmeno formulato [...] testa. Ma [...] del possesso, il fatto che [...] come se fosse mio, mi [...] con forza irresistibile. E quella sera, oltre [...] anche il lume degli occhi di [...] tintinnava là, nella mia [...] pò in ritardo mi presentai alla cena. Mio padre mi accolse [...] severo. Sentivo la minaccia che [...]. Appena sparecchiato, mi interrogherà [...] allora verrà fuori, che al posto della [...] tutto il pomeriggio avevo giocato a [...]. A che prò sbandierare [...] particolari come si era svolta la dura [...] di dopo cena? A grandi linee proprio [...] immaginato. Naturalmente la severa disciplina [...] i bottoni uno dopo [...]. Invano dicevo che quello, [...] era mio ma di [...] e che dovevo [...]. Probabilmente questa condanna spietata [...] testa [...] abominevole. Cioè, per essere sinceri, [...] se addossassi a mio padre la parte [...]. /// [...] /// [...] è chiaro che non parlava [...] la mia bocca solo il cuore [...] quando avevo convinto [...] a far limare da me [...] suo bottone. Già allora era germogliato [...] malfatto, solo che di nascosto, incerto anche [...] stesso. Poi, il freddo provvedimento [...] casa aveva fatto sbocciare il germoglio. Il giorno dopo mi [...] con il naso lungo. Subito andai da [...] e gli dissi [...] negli occhi ciò che [...] notte avevo inventato: che cioè mio padre, [...] si era arrabbiato e alla fine [...] ebbi un grande singulto, [...] aveva gettato nel fuoco [...] e tra questi anche il suo. [...] non mi rivolse una sola [...] di rimprovero, annuì con tristezza, quasi per esprimere le [...] condoglianze e si rassegnò alla morte, nel rogo, del [...] » miracoloso. Poi non successe niente, [...] lontano dalle partite pomeridiane con i bottoni, [...] sgobbando sui libri, a casa. Un giorno mio padre [...] a scuola per interessarsi dei miei progressi. Lo strano era che [...] Io strillo della paura abituale: mi preoccupava molto [...] se ora [...] venisse fuori e domandasse. Cento volte avrei assunto, [...] il peso di tutti i voti brutti, [...] ma anche quegli altri che nel corso [...] anni avrebbero potuto attaccarmi al collo. Sentivo che ogni voto [...] ma ciò che avevo commesso contro il [...] qualcosa di diverso. [...] si può giocare solo [...] quello uno non viene chiamato a correggersi. E allora, lì, sul corridoio, [...] in me la meditazione. La coscienza risvegliata batteva dietro [...] tempie. Sarebbe stato meglio dire [...]. Va bene, ma mi [...]. I ragazzi non mi [...] se fosse venuto fuori che [...] sì, sì, è superfluo [...] avevo rubato a [...] il bottone da parapioggia [...]. Per mia fortuna, la [...] padre era riuscita bene, e non si [...] con [...] avevo [...] tempo. Nel pomeriggio, per effetto [...] che i professori avevano espresso sul mio [...] prese le chiavi [...] e da dietro le [...] inamidati, passati di moda, pescò fuori la [...] consacrata come sede del club bottoni. Stavo lì dunque, sulla [...] con il tesoro da tan-to tempo bramato [...] eppure sentendomi come escluso, [...]. Come potevo andare dai [...] di nuovo con la [...] bottoni, se avevo diffuso la voce che [...] aveva condannati alla morte sul rogo? Li [...] miei bottoni, quasi come i loro. Improvvisamente, come chi è [...] febbre, [...] il cappotto, il berretto [...] la « squadra » leggendaria e [...] verso i miei amici. Un solo pensiero solitario [...] mia testa: che cosa avrei detto, come [...] tirato fuori. Sapevo solo una cosa: [...] voglio giocare con loro e non è [...] mi escludano. Erano già insieme tutti [...]. Si stavano preparando proprio [...] alla partita di quel giorno. Irruppi tra loro e [...] mia tasca i bottoni e misi subito [...] il terzino miracoloso color [...] a dovere. Anche gli altri mi [...]. Restai muto ai loro [...] abbassai la testa e sentii di arrossire [...] dei capelli. Ma parlare non seppi. Mi sembrò interminabile quella [...] gocce di veleno [...] bugia ardevano sulla mia [...]. [...] parlò [...] che asini siete! Ora che sicuramente va [...] scuola, glieli ha ridati. Se prima mi bruciava [...] ora, a un tratto, la mia anima [...]. Impressionato, guardai [...]. Ma credeva così davvero? Oppure [...] solo che mi voleva liberare dalla [...] mi rimase tempo per [...]. I quattro ragazzi saltarono [...] tutti [...] Spazzola, allora andiamo! Per due settimane sei [...] prima partita la giocherai con me! E uno dopo [...] giocai con tutti. Quel pomeriggio, ero in una [...] forma [...] meravigliosa. Vinsi prima [...] poi Pista, e infine [...]. Per ultimo avrei potuto [...]. Ma non ebbi la forza [...] di [...] il gol decisivo. Non mi importava la [...] vittoria su di me. /// [...] /// Un giocatore parte dalla [...] a destra, [...] da quella in basso [...]. Un giocatore sceglie i [...] di tante caselle quanti sono I numeri [...] ma considerando soltanto quelli dispari, vale a [...] 3 e II 5; se realizza invece [...] non sposta II suo segnalino, e attende II [...] per riprovare. Per [...] giocatore varranno soltanto II [...] e il é. Il gioco procede tenendo [...] che riguardano le caselle circolari contraddistinte da [...] che sono uguali per I due percorsi. CASELLE [...] ha diritto a tirare nuovamente II dado. [...] da un av-versario: fermo per [...] turno. [...] si subisce una punizione. Chi capita In questa [...] II dado altre due volte e [...] sta fermo un turno. [...] respinge: fermo due turni. [...] con un avversario: fermo un [...]. C) [...] si va direttamente alla [...]. [...] Su questa casella II [...] I dadi non realizza uno dei suol [...] chi aveva scelto i dispari, pari per [...] I pari) Invece di star fermo come [...] va In calcio [...] e [...] da (D). Se lo «tesso giocatore [...] ha diritto a battere [...] si colloca nella casella (L) [...] segue le re-gole Indicate [...]. I) Fallo di rigore: II [...] nella casella (L) e balte il rigore. L) Chi arriva sulla Catella (L) [...] casella (I), o vi arriva avanzando regolarmente [...] casella, ha diritto a battere il rigore. Prima che II giocatore [...] II [...] per tentare il gol, [...] ha diritto a piazzare II [...] (un bottone o altro) sul N. S o sul N. [...] dal tipo di numeri [...] allora (pari o dispari) Il giocatore realizzerà [...] in uno dei suol tiri farà 5 [...]. Esemplo: il portiere viene [...] N. Il giocatore per fare II [...] con i suol tiri, almeno un é. Se il portiera viene [...]. Se II gol viene [...] ha realizzato segna un punto e la [...]. Se II gol non [...] palla (cioè II [...] viene portata in (R). R) Se II giocatore che [...] in (R) (dopo [...] il rigore) aveva scelto i [...] pari, [...] verso (F) direttamente [...] quindi verso [...] porta se realizza un numero [...]. Punta Invece verso (O) [...] (E), (F) ecc. La stessa cosa vale [...] scelto I numeri dispari Per la partita [...] limite di tempo (20 o [...] minuti). Vince chi al termino [...] punti, cioè più gol. /// [...] /// Vince chi al termino [...] punti, cioè più gol. (0) (0) ![]()
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