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[...] artista romano, passato da [...] astratto concreta molto vicina [...] astratto americano, parla di de [...] così come si parla di [...] amico. Anche lui stimava molto il [...]. A quando risale il [...] «Ci conoscemmo nel [...]. Io ero a New York [...] mia prima mostra, assieme [...] critico [...]. La prima cosa che [...] Philip [...] col quale ero diventato [...] Roma, fu di portarmi a conoscere de [...]. [...] ci condusse allo stu-dio [...] che allora era la strada dei pittori. [...] bus-sò alla porta e, a [...] che chiedeva chi fosse, rispose: [...] Philip con due amici, un pittore e un critico [...]. De [...] aprì la porta e [...] già tutti i capelli bianchi, una bella [...] maniche di camicia. [...] gli raccontò chi eravamo, [...] New York, e che lo ammiravamo molto. Lui mor-morò [...] e senza di-re altro [...] giacca e uscì di ca-sa: con quei [...] quella giacca sembrava [...] quando va a comprare [...] Pi-nocchio». [...] Lo spiammo dalla finestra: anda-va [...] e tornò [...] di Chianti buonissimo, in onore [...] noi italiani. Da allora di-ventammo amici. Comparve [...] di quella mia mostra, [...] della galleri-sta, Catherine Viviano. Poi venne a [...] veniva a cena da [...] davanti al caminetto. Fu [...] nel [...] la prima monografia su de [...] pubblicata dai Fratelli Fabbri. Quando lo portammo a New York, [...] se la fece tra-durre [...]. Ne [...] contento». Quindi de [...] era un [...]. E poi per me [...] che camminava. Come la pit-tura aveva [...] i bassi, le luci e le ombre. Momenti di grande tenerez-za, [...] inaspriva e si rinchiudeva in se stesso. Si offriva e sfuggiva [...]. Per dire chi fosse de [...] per dare [...] del suo animo così eletto [...] poe-tico le voglio leggere un brano di una [...] lettera del [...] alla rivista Art News, scritta [...] risposta a un arti-colo in cui si diceva che [...] -col quale aveva diviso lo [...] -lo aveva imitato. È una vera [...]. Quando, saranno quindi-ci anni, [...] la prima volta nello studio di [...] era così bella che [...] senso di leggera vertigine e a quei [...] vivo da afferrare immediatamente ogni cenno. Se per gli artisti [...] forza stabilire sempre da dove vengono le [...] perso-ne, beh, allora io vengo dal 36 [...]. Che ora ci viva [...] sembra impossi-bile. Sono contento che non [...] alla [...] potente in-fluenza finché la [...] e farò bene. Dolce [...] sia be-nedetto il tuo caro [...]. [...] «Contrariamente ai pittori di [...] rinnegano, de [...] era un pittore che [...] perché credeva nella pittura: guar-dava al Cubismo, [...] periodo di Picasso e lo dichiarava, amava Rubens, [...] antichi. Con la [...] morte, dopo quelle di [...] finiti i grandi. Non ci sono più [...] Philip [...] o [...] personaggio, tutti cari amici. Era proprio una comunità: come [...]. Lei riuscì a [...] in qualche modo. Arrivato a New York [...] farmi conoscere i pittori americani. Mi portò in giro [...] e io divenni su-bito loro amico, perché [...] entusiasmo, calore, since-rità, scambio immediato tra esseri [...]. Perché la passione per [...] americana? «In quel momento, [...] per [...] americana era per noi una [...]. E poi la scuola [...] New York era fatta soprattutto di espatriati: armeni, russi, [...]. Questi artisti trovavano nella [...] patria. [...] dopo la caduta del fascismo [...] una nuova patria: vera, sta-volta, non quella falsa imposta [...] fascismo. A New York [...] una cul-tura altissima, stabilita dal Museo [...] Moderna, dove erano esposti [...]. Tutte cose che in Italia [...]. Il surreali-smo di Mirò, [...] di [...] diventate [...] artisti emigrati [...]. E da parte nostra [...] di rin-novamento; non un furbesco orec-chiare la [...]. Trovavamo una coincidenza con strade [...] cui già eravamo [...] espressionista già prima di conosce-re [...] americani. Ma ero figurativo; la pittura [...] mi ha fatto [...]. Cosa differenzia de [...] Astratto, per esempio da [...] gettava il colore come una [...] con felicità assoluta, come il volo di un gabbiano. Lo lan-ciava in strati [...] quadro era gremito, il quadro era fi-nito. In de [...] invece, [...] sempre [...] che a un certo pun-to [...] interrompeva. [...] momenti di abbandono alterna-ti a [...] di durezza. La pittura viveva di [...] si scioglieva nella pen-nellata e la pennellata [...] geometria, in una specie di ebollizione espressionistica. In de [...] espressio-nistico, ma questa intensità violen-ta [...] di pari passo con [...] per la pittura, per la [...] per il colore: i suoi rapporti cromatici erano sempre [...]. Non [...] niente di fi-gurativo nella [...] pittura, neanche nelle Donne. La carne gli serviva per [...] fuori un rosa, la forma di una guancia per [...] una curva. Ma non [...] in lui la vo-lontà di [...]. [...] è pensiero moderno, [...] di oggi, [...] la prospet-tiva, la volumetria, la [...] implicano un mondo esterno classificabile, catalogabile, con-trollabile. [...] corrispon-de invece al nostro credere [...] in cui viviamo. Non vogliono conformismo, cercano [...]. Ciò che si realizza sulla [...]. Il pittore non inizia con [...]. [...] di questo incontro». Come in-dicata dal critico Harold Rosenberg [...] un famoso articolo apparso nel [...] nel suo libro del [...] The [...] the New, tradotto in Italia [...] Feltrinelli tre anni dopo), la novità operativa affermata [...] nordamericani, sul fondamento di «una coscien-za della [...] di-versa da quella dei primi [...] tanto europei quanto ameri-cani, [...] Grande Avanguardia», riguarda piena-mente il lavoro di Willem [...] quale si era andato [...] metà degli anni Quaranta. Dialetticamente pros-simo, seppure in [...] diverso ri-spetto a quello di [...] di Gor-ky, di Kline, [...] di [...] di [...] e di altri protago-nisti [...] definito da qualche anno «Espressionismo astratto». Del resto proprio nel [...] Pa-rigi era apparso il breve volume «Un art [...] Michel [...] capitale per la definizione [...] mappa europea e america-na [...]. La grande cor-rente artistica, [...] ri-chiamo alla dimensione esisten-ziale, che ha dominato [...] anni Quaranta e Cinquanta, e nel cui [...] si colloca [...] della creatività di de [...]. Il quale, olandese di [...] (Rotterdam, [...] e di prima for-mazione, si era impiantato [...] New York nel 1926, dove il suo inizia-le espressionismo [...] nei secondi Trenta in li-bertà di scrittura [...] or-ganizzazione non figurativa [...] fra suggestioni strut-turali [...] e [...] cromatiche [...]. Sensibile [...] parte [...] teorico che andava ope-rando un [...] chiave per la formazione [...] libe-ratoria [...] astrat-to nordamericano, quale è stato [...] Trenta a New York il pittore russo John Graham [...] suo libro «The [...] and [...] Art», apparso a New York [...] 1937, scrive Ilaria Vanni in «La Diana», [...] della Scuola di Specializzazione in Storia [...] di Siena). Non si preoc-cupano neppure [...]. Sono infatti troppo inquieti [...] dove si dovrebbe star seduti. Non vogliono sedere secondo [...]. Si sono infat-ti accorti [...] -ogni ge-nere, ogni stile di pittura, che [...] definire tale -costi-tuisce oggi per se stessa [...] vivere, uno stile di vita, per co-sì [...]. Ciò è appunto quanto ori-gina [...] forma. È proprio nella [...] inutilità che essa è libera. Non vogliono conformismo, cer-cano soltanto [...]. E ri-vendica la libertà [...] pulsioni sia utilizzando figure che prescindendo da [...]. Pur in una costante [...] di fonda-mento [...] e in [...] larga pratica gestuale della [...] registra infatti, nel tempo, nel percorso del [...] sorta di disin-volta pendolarità di soluzioni fra [...] come altrimenti fra insurrezioni espres-sive e distensioni [...]. Quando a metà degli [...] Trenta [...] impegnato in cospicui murali [...] del [...] Art [...] promosso dalla Work Progress [...] contro la recessione economica, [...] espressionista nordico praticato nei [...] de [...] lavora ad insiemi strut-turali [...]. Tuttavia ritornando appena qual-che [...] nei primissimi Quaranta, a rappresentare figure umane [...] in [...] prossimità interrogativa; ma al [...] anche più libere configurazio-ni [...] organicistico nel lo-ro impianto [...] fatto già in modi di lin-guaggio «informale». Il suo in-gresso in [...] avviene infatti a metà dei Quaranta, sia [...] femminili, pittorica-mente risolte in una totale libertà [...] in immediatezza di ge-sto, entro [...] e quasi carna-le tensione [...] cromatico; sia in fluttuazioni spa-ziali di libere [...] entro un accentuato impianto disegnativo, e in [...] più asfittica nel pulsante intreccio ubiquitario. Ma [...] degli anni Cin-quanta la [...] intima vena espres-sionista [...] in gestualmen-te esasperate monumentali figure [...] dissacrati prosperosi idoli [...] divismo di consumo contro il [...] de [...] ener-gicamente si pronuncia. Che, presenti nella Biennale [...] prima del subentrato modello baconiano, hanno rap-presentato [...] di riferimento nella formazione di diversi giovani [...]. Ma a metà dei Cinquanta [...] in modi di libera ge-stualità espressionista, pur [...] convulsa organicità al-lusiva ad emozioni connesse ad [...]. Alla fine dei Cinquanta [...] Ses-santa si affida invece ad un fare [...] e monumen-tale, recuperando anche più lar-ghi godimenti [...]. E tuttavia, a metà [...] Sessanta [...] poi nei primi Settanta si registra nel [...] tenta allora anche la scultura) un ritorno [...] (altre «don-ne», molto carnali, immerse in accenni [...] una scrittura pittorica fattasi ge-stualmente più convulsa. La qua-le caratterizza anche la [...] ed erratica ulteriore allusività [...] di luminosità naturale, sviluppata nei [...] Settanta; infine [...] in un largo rabescare, di [...] decantazione lirica, [...] stagione creativa [...] lungo gli Ottanta e oltre. /// [...] /// La qua-le caratterizza anche la [...] ed erratica ulteriore allusività [...] di luminosità naturale, sviluppata nei [...] Settanta; infine [...] in un largo rabescare, di [...] decantazione lirica, [...] stagione creativa [...] lungo gli Ottanta e oltre. (0) (0) ![]()
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