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[...] copertina, in questo senso, [...] può [...] distaccato e leggero con [...] narra-tore riguarda certi momenti della [...] ado-lescenza. Il romanzo di Piccolo [...] di formazione, gli anni [...] politica nel liceo (più [...] che praticata) e dei primi in-namoramenti. [...] tormentato per Claudia, ma ci [...] anche le irresistibili pa-gine iniziali, [...] impegnato [...] faticosa, snervante, vissuta centimetro dopo [...] di infilare una mano sotto la gonna diCristina. Poi ci sono le [...] vere e pro-prie prove di sé in [...] le proprie capacità tecniche, la stima nei [...] suo ruolo nel gruppo. E in-fine il senso [...] primo lutto ar-rivato con la morte del [...] le prime pagine del [...] mito, ma che lasciamo alla fine incattivito [...] immalinconito. [...] voce o divertita oppure, [...] si fanno più impegnative, con un tono [...] risulta ben più forte di quello drammatico. Il libro insomma non [...] inquietudini di un adolescente che mette per [...] il naso dentro il mondo e le [...] avviene in tanti ro-manzi di formazione: è [...] un senso sotterraneo di meraviglia, [...] propensione alla [...]. È que-sta secondo me [...] impor-tante della scrittura di Francesco Piccolo. /// [...] /// Ma la [...] comicità non è mai scis-sa [...] una grazia di fondo, che nasce da una profonda [...] dei motivi che [...] amore verso le sue figure. Piccolo quando racconta è [...] pie-no di meraviglia. In lui non [...] mai [...]. Ma poi ci sarebbe [...] da [...]. [...] per esempio che questo [...] uno scrittore vero, per niente «ancora inge-nuo». Usa la lingua con [...] agevolmente di ritmo a [...] dal discorso libero indiretto [...] scuola, al monologo interiore delle partite [...] piena di coordinate e [...] delle scene dentro casa. E così anche il [...]. [...] di questi tempi un [...] narrare può apparire a taluni banale, irrilevante, [...] disdicevole. Ma nessuno è perfetto. E Francesco Piccolo non [...]. IL LIBRO [...] Giampaolo Pansa parla del [...] alle vittime degli anni di piombo La [...] terroristi [...] 4. Nel romanzo, a Parigi, [...] Angela [...] fissa la fo-to di [...] pubblicata sulla prima pagina del «Corriere della Sera». Nella realtà, una banda [...] doveva uccidere, a maggio, il giornali-sta. Il caso lo salvò. Lo stesso, terribile caso [...] del sottoprodotto brigati-sta ad ammazzare il suo [...] Walter [...]. Nel libro, Angela parte [...] viaggio. Dovrà trovare il giornali-sta [...] Bruno Viotti, per [...] fuori dalla notte. E si intitola proprio «Ti [...] dalla notte» (Sperling [...] Ku-pfer, 323 pagine, 28. Un romanzo, certo, ma [...] scomode, e di fantasmi che abitano ancora [...] le notti di tanta gente. Una storia [...] (apparentemente), ma anche una storia [...] sangue, delle vittime e degli assassini. Perché il tema del [...] terrorismo, col suo carico di memorie e [...] non passano. Pansa raccontò da croni-sta [...] per qua-si due decenni, dalla «Stampa» al «Corriere [...] Sera» a «Repubbli-ca». E a metà di [...] strada incrociò quella degli [...]. Fu il caso, così [...] così crudele, a decidere che non toccava [...] al pove-ro [...]. Ho degli amici che [...] degli amici che sono stati feriti, che [...] e le scarpe ortopedi-che. E allora, come faccio [...] E poi ho visto gli assassini ridere. Al processo Moro guardavo [...] becchini che ri-devano davanti alle madri meri-dionali, [...] che aveva-no i figli poliziotti che loro [...]. Raccontai queste cose e, come [...] Viotti, mi pre-si le bacchettate del [...] e di [...]. Perché poi il libro [...] Pansa [...] an-che un libro di intrecci. Viotti è lui, ma [...] trascina dietro il ri-morso del protagonista del [...]. Un rimorso legato [...] morte di un innocente. Non abbiamo mai avuto [...] vera per le vitti-me». Parla così Pansa. E parla così Viotti, [...] «Siamo stati di-sumani con chi è sta-to ucciso, [...] donne, le madri, le mogli, i figli, [...]. Io mi sento colpevole [...]. E poi le facce, [...] gli as-sassini si tirano dietro. La loro cat-tiva sociologia, [...] quei loro volumi di memorie or-rendi nella [...]. Quegli innocenti non meritavano [...] quella loro morte non merita questa pochezza [...] continuo, questo ri-vendicare onore per storie senza [...]. Dice Pansa: «Ti confesso [...] certi libri. Ma che cazzo hanno [...] Questi non hanno fatto la rivolu-zione, non hanno [...] proletaria, hanno solo ammazzato persone inermi. Dopodiché debbo-no venire a [...] pasta e fagioli con Moro prigio-niero dietro [...] di azioni miserabili scandite intorno [...] del prigioniero. Dice Viotti: [...] più vistosa del regime [...] gigante-sco cimitero. E la storia dei [...] soltanto la storia delle loro vittime. Non hanno [...] alle spalle: solo morti, [...] tanti torturati a vita». Pansa, cosa si prova [...] dal caso? Tira su il viso, cerca [...] per anni e anni ha evitato di [...] ne voglio più sapere, non voglio scri-vere [...] voglio fa-re dibattiti», e che ora, dopo [...] una tragica naturalez-za. Si vede che non [...] ora, avrebbe detto mia madre. Ma chi decide qual [...] cui uno deve morire? Se muori di [...] i tuoi geni, o la vita che [...]. Ma se muori per una [...]. [...] fu am-mazzato perché quella [...] feroci cacciatori di teste da offrire come [...] maggiori delle [...]. Stavo a Milano, uscivo [...] gior-nali e per portare a [...] il mio cane, Bret. Non sapevo che questo [...] sorvegliando. Avevo deciso di restare [...] di giorni, quando mi telefonò Eugenio Scalfari: [...] perché era venuta [...] anche a Gianni Rocca, [...]. Presi un aereo la [...]. E la mattina dopo, [...] a [...] non mi hanno trovato. Hanno cercato Nozza, e non [...] trovato. E la roulette russa [...] doveva essere [...]. Una cosa che mi [...]. La voce di Pansa [...]. Quel giorno, quel dolore, [...]. E anche quei giorni, [...] morti. /// [...] /// Ma anche altre persone [...] la vita del giornalista finirono macellati dagli [...] che in quei tempi an-davano a caccia: [...] Alessandrini, Carlo [...] il commissario Calabresi, «ho [...] Viotti che parla -di un es-sere umano [...] un ani-male braccato», e Roberto Ruffilli, «Bobo [...] Pansa [...] di diritto, senatore [...] il politico più buono [...] che io abbia mai incontrato». Nella [...] casa di Forlì lo [...] gli spararono alla nuca. /// [...] /// Che succede, dunque, a [...] ha visto gli amici mori-re, ha vissuto [...] che ha conosciuto le persone ridotte a [...] ho vomi-tato nel vedere [...] delle vittime»? E che, uomo di sini-stra, [...] strada del dolore -quando scrive il più [...] quella tragedia, «Storie ita-liane di violenza e [...] vile, parruccona, cieca e boriosa? Vedeva quegli [...] «Manifesto» e su «Lotta continua», Pansa, e «ci [...] come Viotti. Succede che cala il [...]. Basta, troppo sangue, troppo [...]. Ma poi un giorno [...] «anche se vorrei es-sere come Angela, piede [...] tasca, [...] di catti-vo dietro le [...]. Ma non si può, [...]. E così si ripercorre [...]. Finché qualcuno non viene [...] tua mano, pro-mettendoti: «Ti condurrò fuori dalla [...]. In basso, [...] simbolica degli anni Settanta Charles Maier: «La crisi italiana? È [...] degli anni Settanta» ANDREA [...]. /// [...] /// [...]. /// [...] /// [...]. E [...]. /// [...] /// [...]. /// [...] /// [...]. (0) (0) ![]()
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