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Lunedì 18 marzo [...] ina [...]. Storia di [...] ragazza marocchina che vive in [...] Roma piena di sotterranei [...] Quel venerdì di tre anni [...]. Alia fine [...] di matematica, prima di congedarsi, [...] si avvicinò. La ragazzina fece di [...] capo, poi scoppiò a piangere e corse [...]. Si levò uri brusio generale [...] i ragazzi. [...] chiese spiegazioni a Marco, [...] di banco. Quello alzò le spalle. Allora si rivolse a tutta [...] scolaresca: [...] cos'ha [...]. Sapete niente?». La risposta negativa fu [...]. E tuttavia il professor Marcelli [...] va notato un gruppo di ragazzine nelle prime file [...] non si erano associate al coro di no, [...] sguardi [...] e commenti a bassa voce. [...] scuro in volto, usci. Scese di corsa le scale [...] nel cortile. Cerano soltanto due operai che [...] una parete del portico. Si spinse fino [...] deserto. Chiese al portiere, ai [...] piano. Niente, nessuno [...] vista. Pensò allora di avvisare [...] cambiò idea. Risali velocemente le scale [...] sopralluogo nei bagni femminili. Tutte le porte della [...] tranne una. [...] Al di là si [...] soffocati: [...] che cos'hai, esci fuori! Non riusciva a pronunciare [...] intasava in gola, [...] tutta la faccia [...]. Dopo un ennesimo sfogo [...] vuotò il sacco. Mio padre non lo fa [...] il [...] non lo fa più. La ragazzina lo guardava [...] e il suo sguardo smarrito diventava via [...] a misura che i secondi passavano e [...]. Poi Marcelli prese a [...] indietro per II bagno, battendo nervosamente i [...]. La [...] mente [...] pensieri che gli corrugavano la [...] e gli alteravano I lineamenti in una smorfia come [...] ribrezzo, Si fermò, gettò uno sguardo allo specchio del [...] che rimandava la [...] faccia contratta, ricoperta da una [...] chiara [...] settimana, [...] figura di quella ragazzina accucciata [...] terra e ancora scossa dai singhiozzi. Le si avvicinò, le [...] le sorrise: «Bene, disse poi con fare [...] un braccio, -andiamo in classe, vieni! La ragazzina si lasciò [...] era appena entrata la professoressa di italiano [...]. Quella annui [...] e lui si piazzò [...] nello smilzo spazio compreso fra la predella [...] le due colonne di banchi. Morta a 102 anni Elia Olivieri Sangiacomo vedova di [...]. [...] Sangiacomo, la votava dèi maestro Ottorino [...]. Aveva sposato II compositore [...] anni più anziano di lei, nel 1919, [...]. Compositrice « cantante, Elsa Olivieri Sangiacomo avrà svolto [...] come [...] soprano anche con II marito [...] aveva lavorato lino al [...] quando dee Isa di ritirarsi [...] cantora. Storia di una ragazza marocchina [...] una Roma pervasa di sotterranei pregiudizi. [...] era al suo fianco [...] terra, immusonita, il volto insozzato dal pianto: «Sì [...] Paola [...] e Marisa Longhi, per [...]. Erano le due ragazzine [...] cicciottel-la bruna, cori la faccia da roditore; [...] rossa di capélli e di carnagione, il [...] di efèlidi. Marcelli si rivolse à [...] «Allora, Marisa, [...] parlare tu?. /// [...] /// [...] sostiene che oggi in [...] le avreste detto delle cose offensive, è [...]. La ragazzina scrutò con [...] poi sfoderò un bel [...] denti e rispose; «No, professore, le ho [...] che è, le ho detto la verità! Marisa si guar-dò attorno, [...] i compagni: «Ma su, lo sanno tutti, [...] Scoperto [...]. Ma questi sono dettagli, [...] Marisa?. [...] la prese per mano [...] e aggiunse, rivolto a tutta la scolaresca: «Dunque, [...] si ritiene offesa delle [...] Marisa e Paola. Marisa invece pensa che [...] non ci sia nulla di offensivo, ma [...]. Voi che ne pensate?». /// [...] /// Dagli ultimi banchi fioccò [...]. Luca, non ti nascondere. Alzati, su, al-zati in [...]. Un ragazzino bruno si [...] banco scòsso dalle risa, coprendosi la faccia [...]. [...] fa ridere lui! Il ragazzino esitò, guardò [...] scoppiò ancora a ridere, poi [...] «Dice che [...] non è una sporca marocchina. /// [...] /// Un boato di risate [...]. Marcelli mise su una faccia [...] bellicosa. Mollò [...] e si avviò verso [...] fila, che si stava risedendo in un [...] incontenibile che lo scuoteva tutto come un [...]. Marcelli lo raggiunse e [...] ceffone sonoro, lo prese per un orecchio, [...]. Poi rientrò e fece [...] suo vicino di banco, li tutto senza [...] parola. Tornò in classe [...]. Nessuno fiatava, un silenzio così [...] non [...] mai stato lì dentro. Guar-dava lo zoccolo verde [...]. Il mercato nel metrò Altre [...] si affollavano dinanzi agli occhi, la mercanzia [...] lungo il sottopassaggio della metropolitana, quei neon [...] riempiva tutto io spazio, suo padre ed [...] adescavano i passanti additando gli occhiali e [...] di legno e le cassette pirata e [...] di tutto per non farsi riconoscere, girata [...] fitto con le amiche e via via [...] il cuore le cominciò a battere con [...] posti più impensati, sulle tempie e sui [...] collo, e Paola non capiva quella improvvisa [...] rispondeva a monosillabi, «si, sì, [...] visto. Ma con chi ci sei [...] con tuo fratello?. E dove stavate?». [...] anche Marisa nel grappo, [...] a fissare la schiera di ambulanti e [...] conversazione. [...] se ne avvide [...] almanaccò al volo qualcosa da [...] per [...] ma non fece in tempo [...] aprire bocca che [...] si voltò verso di lei [...] le urlò, [...] ma non è tuo padre [...] la?». Lei dapprima finse di non [...] abbassò il capo e sgusciò alle spalle [...] compagno improvvisando con lui una [...] ma poi fu suo padre a [...] a gran voce, [...] dove vài, vieni, vieni qua. È [...] la piccola [...] ve la ricordate quando [...]. Il padre la baciò [...] si vedeva lontano un miglio che non [...] di lei, ma anche delle sue giovani [...] di ragazzini e ragazzine [...] e perbene che rientravano a casa dopo [...] a spasso per negozi, in Centro, durante [...]. Era questo che più [...]. Marcelli ribadì la domanda: «Allora, [...] qualcuno che [...] esprimere la [...] opinione? È [...] oppure no quella che. Non potè concludere la [...] cacciò un urlo lancinante [...] a morte, gli strisciò alle [...] e fuggì via veloce [...]. Quel venerdì, per [...] fu [...] giorno di scuola. Oggi ha sedici anni [...] domestica presso una famiglia di commercianti. In una mostra e [...] cinque fotografi bloccano [...] di fabbriche e [...] va in camera [...] Negli anni Venti e Trenta [...] delle fabbriche avevano un me di epico [...]. Gli operai e le [...] come gli eroi [...] che avrebbe portato [...] verso il progresso e [...]. Questo tipo di rappresentazione [...] ma oggi in che modo si può [...] Una occasione per riflettere sul tema ce la [...] «Chimica aperta» promossa dalla [...] in giro per varie [...] comunque testimoniata da un ricco volume pubblicato [...] Leonardo Arte. In occasione del [...] anniversario della [...] fondazione, la [...] ha infatti incaricato cinque [...] (Gabriele Basilico, Vincenzo Castella, Moreno Gentili, Mimmo [...] Toni [...] di fare un libero [...] ad essa associate, analizzando le strutture architettoniche [...] produttive e la realtà delle [...] che vi lavorano. Fin dalle prime immagini [...] il lavoro di questi autori, pur così [...] lo stile che per i soggetti fotografati, [...] usando la macchina fotografica come uno strumento [...]. Cosa ci fanno quindi [...] cosa ci mostrano? Abituati al luogo comune [...] deturpano il paesaggio con la loro bruttezza [...] immediatamente colpiti dal lavoro di Mimmo [...] nelle sue vedute gli [...] una loro strana bellezza, si impongono come [...] di porsi in relazione con il loro [...]. Guardiamo una fabbrica che si [...] in una baia sabbiosa nei pressi di Brindisi e [...] che la [...] presenza non distrugge il luogo, [...] lo costruisce: certo non è più un sito balneabile [...] recarsi con [...] e ombrelloni, eppu-re continua ad [...] un paesaggio con un suo ordine e una [...] forma. Spesso ad essere brutta [...] fabbrica in sé, ma lo spazio costruito [...]. Viene allora da [...] la dissoluzione di un [...] quanto più il territorio viene alterato da [...] disseminati insensatamente ovunque, e non quando viene [...] forma architettonica delimitata -come quella della fabbrica [...] il senso e [...] di un sito, ma [...] relazioni con esso. Là dove una forma [...] interne, non c'è caos, ma ordine: un [...] confermato dalle nitide e splendide fotografie di Gabriele Basilico, [...] quali ci rivelano quanto le fabbriche siano [...] costruire al proprio [...] strutture spaziali e prospettiche [...]. Le immagini dì Vincenzo Castella [...] gli impianti chimici da un punto di [...] ravvicinato, soffermandosi sulle di-verse parti che li [...]. Potrà sembrare un argomento [...] invece davanti alle sue fotografie lo sguardo [...] come se anche i tubi dimessi e [...] avessero una loro vita misconosciuta e una [...] raccontare. Accolte dalla macchina fotografica [...] Castella [...] cose si mostrano come presenze con un [...] farci cenno e ci invita a riflettere. Con le immagini di Moreno Gentili [...] di Toni [...] passiamo dal mondo delle [...] strutture architettoniche a quello delle persone che [...] chimici. Le fotografie di [...] osservano gli uomini nella [...] nella singolarità delle loro relazioni. La fabbrica non viene [...] puro luogo di lavoro, ma anche come [...] vita quotidiana, dove ci si incontra, si [...] amicizie. Moreno Gentili usa invece [...] come un prolungamento del corpo che penetra [...] strumento capace di vedere in modo autonomo [...] sguardo. Guidati dalle sue intense [...] la fabbrica, entriamo in stanze dominate dai [...] ingranaggi misteriosi. [...] appare spesso come [...] sfocata, come un essere [...] macchine che sembrano avere scarso bisogno di [...]. Si avverte la solitudine [...] che, magari liberati dalla fatica fisica, sembrano [...] dalla potenza sempre più sottile, autonoma e [...]. [...] da tempo il mondo della [...] e della classe operaia non sono più al centro [...] sociale: il mondo [...] è mutato profondamente ma è [...] divenuto una realtà sconosciuta ai più. Queste immagini, quindi, hanno [...] inaugurare una riflessione nuova su come oggi [...] questo mondo, [...] le trasformazioni in atto. Né credo sia possibile ignorare [...] fase [...] iniziata dopo la prima guerra [...] di [...] nel segno di una tradizione [...] spesso ristretta dentro limiti regionali: benché non gli manchino [...] pèrsino nei bozzetti di [...] erba un fascio (1958), pagine [...] sconsolata durezza che sono da ri-Peccati, questi, che, se [...] annullano lo scrittore arioso e sensuale, [...] protagonista di [...] del colore, il felice sostenitore [...] visibilità del mondo, quello che meglio si realizza nel Giornale di bordo (1915), rendono perlomeno problematica una celebre definizione [...] Renato Sena da molti ripetuta: che Soffici sia alia [...] fine «un dono». Vero è, altresì, che [...] ridurre lo scrittore, il poeta, il pittore [...] Sòffici, come ha fatto certa critica troppo [...] di quel «superomismo mezzadrile» di cui Papiri [...] incarnazione. A [...] è la casa editrice Vallecchi [...] quale, [...] il [...] più bello di Soffici, che [...] registra uno dei più esaltanti momenti [...] tra [...] e la cultura europea [...] Sco-perte è massacri. Il libro, apparso nel 1919, [...] i migliori scritti [...] che Soffici aveva pubblicato tra [...] 1908 e il 1913 non solo su «La Voce», [...] anche su [...] come sottolinea [...] Giorgio Luti, rilevando con ragione [...] teorica e [...] dei [...] dèi grappolo, inseriti nelia sezione [...]. È in [...] libro che incontriamo il Soffici [...] comprendere a fondò quello che è stato [...] Novecento. Quel Soffici che così [...] 1911, a un Prezzolinì troppo preoccupato del [...] de «La Voce»: «Parlando di Picasso so [...] un maestro non solo [...] ma del presente e [...] un giorno capire che cosa voglia dire [...] di essere stati i primi a [...] i buoni creatori odierni». N [...] questo, che oggi non possiamo [...]. Inutile ripetere, per altro, [...] critici più avvertiti hanno più volte scritto: [...] Soffici [...] sbagli mai un colpo nel separare gli [...]. Scoperti che rispondono ai [...] di Picasso, appunto, ma anche di [...] Cézanne, Renoir; Medardo Rosso, Rousseau, [...] Degas. Inutile aggiungere, poi, che Scoperte [...] deve avvicinare ad altri suoi libri fondamentali, [...] straordinaria esperienza parigina protrattasi dal 1900 al [...] Rosso e [...] (1909), Arthur Rimbaud (1911), [...] il poeta agli italiani, Cubi-smo e futurismo [...]. Con Scoperte e massacri, [...] che da militante si fa storiografico, Soffici [...] i traguardi già tagliati da tre grandi [...] coeva, che andavano preconizzando, con autorevolezza, il [...] Novecento [...] Borgese, Cecchi e [...]. Si potrebbe aìre ancora molto [...] questo libro, ma noi vogliamo chiudere con una nota [...] tempi in cui esso appariva, per [...] ai nostri, in ordine alla [...] del rapporto con i maestri, [...] ridefinìzione delle gerarchie di valore, [...] canoni. Soffici, [...] Cecchi, [...] avevano di fronte Croce, D'Annunzio, Pascoli, [...] non hanno evitato di percorrere, con [...] delle idee, la propria [...]. La mia generazione ha [...] veri maestri, più spesso [...] tiranni di nullo pensiero: [...] ha quasi sempre anteposto la superstizione e [...] delia ragione. /// [...] /// La mia generazione ha [...] veri maestri, più spesso [...] tiranni di nullo pensiero: [...] ha quasi sempre anteposto la superstizione e [...] delia ragione. (0) (0) ![]()
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