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Uomo intelligente, inquieto, colto di [...] cultura acquisita con [...] ca, aveva messo sulla carta [...] sue ri-flessioni, i suoi affanni, i suoi miti. In questi due mesi, [...] frugare tra le sue carte: racconti, appunti, [...]. Lo doma, e poesie, pochissime, [...] di parole ridotte [...] perchè meglio mostrassero [...] lo scheletro delle cose: quelle [...] alle quali egli aderiva [...] giorno per giorno nella [...] vita di giornalista comunista e [...] vita, più schiva, più segreta, [...] amata o più odiata, di scrittore. Non [...] scissura profonda, tuttavia, tra [...] e [...] vita: la contraddizione si componeva [...] ricerca. Michele, fin quando la [...] lo ha portato via [...] aveva soltanto [...] e non credevamo al [...] stesse voci quando, la mattina del 1. Il recupero di questa gran [...] forza di vivere [...] la forza degli emigranti, del [...] di cavalli, dei [...] dei costruttori di dighe [...] era il fine di Michele [...] adoperare questa forza, [...] dalla disperazione, costruire con essa [...] mondo più giusto per tutti. Se n'è andato, non [...]. Michele " non aveva avuto [...] far elle. Il racconto di questa [...] Germania che oggi pubblichiamo è il racconto [...] fuga dalla Germania, vent'anni or sono. Là egli conobbe [...] guerra, la fame, la paura. Vide morire uno dei [...] fuga; se lo vide accanto, : maciullato [...] raffica di mitra, come questa figura scomposta, [...] Renzo [...] ha disegnato per illustrare [...]. Conobbe il vagone piombato, [...]. Tornò in Italia, nel Molise. Ma nel [...] è a Roma. [...] la [...] voce, la notte, al giornale: -Cercavo lavoro. /// [...] /// Sai che mestiere? Portavo [...] in barella, al [...] », e sorrideva. Si iscrive al Partito [...]. Gli pare di [...] vita quando entra a « Pattuglia ». [...] soltanto fattorino. Corre in bicicletta per [...] quando può, legge, studia, scrive. Nel 1954 è redattore di [...] Avanguardia »; nel [...] entra come redattore [...]. /// [...] /// Scriveva con [...] la rapidità [...] del fulmine, teso, [...] "prendere respiro. Anche per [...] questo slamo andati a -frugare [...] le [...] sue carte. Tra tanti racconti, appunti, [...] questo. Era senza titolo, scritto [...] fogli [...] di redazione, corretto con [...] e là. Abbiamo scelto questo, perchè [...] in altri scritti che hanno ricevuto premi [...] recente aveva avuto il Premio Teramo e [...] Premio [...] Michele rivela la [...] natura di scrittore diretto, [...] nasce dalla realtà, immediata, senza schermi letterari. Vi è riflessa la [...] quella violenza, alla quale. /// [...] /// Michele Lalli I INDIVIDUARONO [...] di fronte al tabellone degli orari. La stazione di Lipsia aveva [...] volta immensa, non Ricordo [...] se di cemento o cristallo, [...] era notte. Eravamo rimasti [...] per qualche ora nel [...] poi ci accorgemmo che troppo [...] ti venivano lanciate occhiate [...]. Era ora di sloggiare. Il nostro [...] di Achille era il [...] Addosso degli indumenti incredibili. Ma fuggendo da Berlino [...] potuto [...] niente per rimediare a [...]. Era [...] un miracolo [...] riusciti a procurarsi a [...] bollini per il [...] e la marmellata. /// [...] /// Meglio ancora: non tedeschi. Usciti dal [...] eravamo venuti di fronte [...] controllare gli orari di partenza dei treni [...] volta li [...]. /// [...] /// Ce [...] chiaramente con noi. Vi erano solo due [...] della partenza. Per il [resto, il [...] che gli scambi allargavano sino a un [...] stendeva di fronte a noi nella [...] notte. /// [...] /// E la guardia dietro. Avevamo paura [...] guardare nella [...] direzione. E solo con la coda [...] un [...] forse casuale, abitudinario: la destra [...] scendeva lungo il fodero di cuoio della pistola di [...] a lunga canna, una [...]. /// [...] /// Forse aveva ragione Arrigo, [...] Bussano, [...] diceva [...] che bisognava tagliare la [...] svelta. Camminavamo ora tutti e tre [...] uno strano modo; con [...] una voglia di correre cioè [...] nelle gambe, una -gran paura in corpo ed una [...] ancora più grande di apparire gente normale. Intravidi un altro gesto [...]. /// [...] /// Quelli [...] disse [...]. Ma [...] dove [...] binari. E poi i vagoni. Figli di puttana! Era , una delle guardie. Mi girai per un [...] il foro nero della bocca spalancato sotto [...] sola cosa che riuscii a distinguere. Perchè subito dopo vidi Bussano [...] di sbieco sulle rotaie, dirigendosi verso « [...] sosta su un remoto binario. /// [...] /// [...] lo seguì, ed io con [...] ci tagliava la gola, mentre la guardia dannata continuava [...] urlare. E ci stava dietro. Sentivamo i suoi stivali [...] brecciame. [...] aveva un respiro pesante e [...] colato, come una grossa macchina messa in movimento [...] non ancora rodata, che desse [...] colpi a vuoto. /// [...] /// Non avremmo combinato nulla, [...] sarebbe finita. /// [...] /// Già mi trovavo indietro [...]. Una raffica sola, ma Bussano, [...] pieno, cadde con la faccia in [...]. Sbattè con la bocca [...] e ci fu lo scroscio dei denti [...] Doveva essere già morto, perchè non si mosse Neppure [...] , Ora lo e [...] eravamo [...] le traversine, le mani [...] il respiro : mozzo. [...] invece [...]. Il commissariato di polizia [...] ridicolo stambugio. Perquisizione, e vennero fuori [...]. [...] Vittorio Mussolini, il figlio del [...]. /// [...] /// Volevamo arruolarci nelle forze [...]. Vogliamo combattere, signore. /// [...] /// Quattro pareti e basta. Pareti che non arrivavano [...] attraverso quel breve spazio sentivo nel cubicolo [...] roco di [...]. Che ci faranno, [...] che spararci. [...] stato lui, a dire di [...]. Ho [...] dì vita e dieci anni [...] confino sulle spalle. Un fascista già ammazzato. /// [...] /// Se crepo, chi . [...] detto tu. Son le madri che [...] contano. Sono il solo maschio, [...] e mettiti [...] a dormire. /// [...] /// Un po' di silenzio. /// [...] /// Dì lì a poco [...] russare mi giungeva attraverso il tramezzo come [...] nenia. Se lui dormiva voleva [...] cose andavano bene. [...] ci tirarono fuori e su [...] macchina ci condussero al [...]. Era un edificio grigio [...] Già da fuori, al solo [...] faceva venire da piangere. Una sola compatta parete [...] e in cima, un orletto per lo [...] il resto, finestre che si aprivano sul [...] occhiaie. Dentro, e poi ancora [...]. Un piano e due. [...] non fiatava. /// [...] /// Lui [...] abituato, alle galere, a [...] che precedono o condizionano il ricevimento in [...]. /// [...] /// E lo guardavo smarrito. Ma i suoi occhi [...]. Guardava in alto: attraverso [...] il vuoto tetto del montacarichi [...] le reti di metallo a [...] larghe. /// [...] /// A che [...] non farti ammazzare. Decidi [...] finita, ti butti giù e. C'è la rete, che [...]. E loro, che ti [...]. E ti ammazzano come [...]. /// [...] /// Il corridoio era lungo, e [...] dava [...] di [...] di una corazzata. Ai lati si aprivano, [...] degli uffici, con targhe illeggibili al di [...]. [...] gente in piedi, lungo [...] e guardava il muro. Ci presero in consegna. II [...] della stazione ci mollò a [...] del [...] tracciò alcune firme su delle [...] e se ne andò. /// [...] /// Il primo che tentò di [...] fu [...] gli arrivò una frustata tra [...] gambe. Il muro era grezzo, [...]. [...] aveva quel color grigio, [...] militari. Era ruvido, come una buccia [...] arancia ingrandita al microscopio. Avevo già osservato tutti [...] molto tempo, di quella strana pelle di [...] già a tracciare avventurosi viaggi tra una [...] tra un poro e [...] insomma cominciavo a cadere [...] quando ci chiamarono. Ci avevano assegnato le [...]. /// [...] /// E non fu possibile [...] nulla. /// [...] /// La mia era solo [...] piastrelle lucidissime; in un angolo [...] la tazza del cesso, [...] degli strani riquadri di metallo dai quali [...] somigliava vagamente a pagliericci di crine. /// [...] /// [...] fatale, ma la prima cosa [...] un uomo in galera fa [...] una volta rinchiuso in una [...] è quella di mettersi a [...]. E dato che non [...] fa sempre in maniera sbagliata. Dopo qualche minuto infatti [...] mal di testa. A forza di andare [...] la vertigine lo afferra; e si deve [...]. Ma non [...]. Entro una cella non ti [...] fermare. Devi fare qualche cosa, [...] devi [...]. /// [...] /// Ma anche questo è [...]. Perché in genere ci [...] via tutti i ganci, tutti gli uncini, [...] lacci delle scarpe. Anche ammazzarsi [...] la cosa più semplice del [...] sembra [...] diventa [...]. Le galere, sempre, sono [...] che il proprio mestiere lo conosce alla [...]. Sennò diventi grullo. Prima un giro a [...] a destra: allora tutto va bene. Era misero, magro, come [...]. Aveva gli occhi rossi [...] muco si erano essiccati [...] tra occhio e palpebra. Aveva i pomelli rossi, [...] di petto quando son gravi e stanno [...]. Però forse valeva la pena [...] retta. Cambiai passo e girata. Andava meglio; il capogiro [...] un po' disparve. E poi lo hai [...] abiti. Sono della Slesia, io. Polacco della Slesia. Credevi di [...] solo, vero! Credevo anch'io di essere [...]. /// [...] /// [...] i più semplice Siamo in [...] lo sai? Selle. Mi misi a ridere. [...] si lavora tutti. /// [...] /// Camminavo [...] e Indietro. Il polacco si era [...] del cesso e mi guardava. Quello sguardo incollato addosso mi [...] fastidio, come una vicinanza sgradita, una presenza che non [...] a sopportare. Potresti essere mio figlio. Ma ero a disagio. /// [...] /// Gran brutto affare. Tu [...] con i tuoi diciotto, io [...] miei quaranta. E senza figli. Polonia, Slesia, adesso la [...] non si capisce più [...]. Tra il carbone, le [...]. Cerano prati, anche. Ogni mattino può essere [...]. Ogni volta che si [...] serratura della cella, può essere [...]. Non vedo [...]. A te non [...]. Forse un giorno condurrai [...] avrai figli. Tutto il mondo parlerà [...]. Molto bene [...] disse luì. Non ti impiccheranno Ti [...] lager. Se sei furbo, campi. Se sei stupido, crepi. /// [...] /// Ci devi [...] dentro. /// [...] /// Ti condanni o ti [...]. ET difficile da spiegare. Il sole al tramonto [...] rovesciava purpurei fasci di luce che incendia-vano [...]. Pareva di nuotare in una [...] di sangue diluito. Poi, ad un tratto, [...] si levò un canto di [...]. Una voce roca, sgraziata, [...]. Ma cantava una canzone che [...] Berlino mi era stata cara: « Es [...]. /// [...] /// E borsanerista [...] disse. Poi sollevò la destra. Che era tutta di [...] imbalsamata, un pezzo di legno attaccato al [...]. Un colpo di carabina, [...]. /// [...] /// Mi hanno preso a [...]. Tanto per [...] una lezione. Era massiccio e torvo, con [...] faccia [...] come una vecchia visiera medioevale, [...] celata da guerriero [...] disse [...] Olandese. /// [...] /// Guardavo la faccia di [...]. Aveva occhi celesti ma freddi, [...] ritagliati da una scodella smaltata. Somigliava un [...] a [...] ma in peggio: più deciso, [...] torvo. Se [...] era Disegno di Renzo [...] temperino, costui doveva essere una [...] una sciabola da dragone. La donna non cantava [...]. Anche i gridi delle [...] smorzati [...] gran fossa del tramonto [...] nella notte. Allora entrò il russo. Camminava rigido, come se [...] reni [...] fosse impedito da qualche [...]. E per me [...]. Molto bene [...] disse il russo. Aveva un sorriso gentile, [...] betulle. Entrarono gli altri, ma non [...] nè una storia, nè una faccia. /// [...] /// Suonò una campana, in un [...] remoto. La luce, al centro [...] un palpito, un altro ancora, alla fine [...]. /// [...] /// [...] era pesante. Sette fiati ci mettono [...] una stanza; sudavo e guardavo la bocca [...]. Cercavo una stella, una nuvola. /// [...] /// Sono finestre fatte per far [...] il nulla [...]. Il russo giaceva bocconi, [...] verso il pagliericcio. E respirava piano, quasi [...] dovesse tirare un filo, delicato e [...] e come se il [...] scommessa tra lui e il suo corpo. A lui, nel silenzio, [...] come se [...] di essi vi fossero [...]. /// [...] /// A lui, nel silenzio, [...] come se [...] di essi vi fossero [...]. (0) (0) ![]()
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