ANTEPRIMA MULTIMEDIALI ![]()
|
KosmosDOC: © 2006-2026 IdMiS; contenuti: © gestito da ciascun Ente.
I cookies di kosmosdoc non hanno funzione per terzi, ma soltanto tecnica e di sicurezza (Google Analytics, soltanto come complemento tecnico, è stato utilizzato come assimilato anonimo, ai sensi dei provvedimenti del Garante della Privacy). Abstract, sinossi, scomposizione nelle eterogenee dimensioni catalografiche, sono prevalentemente anonimi redatti o diretti dal curatore quando si è ritenuta condivisibile quale interpretazione univoca; altrimenti, esempio sul medesimo Elio Varriale, e.v., s. sinossi; i titoli con sviluppo significativo in sottocampi testuali terminano in asis, asis-, acsis, rsis, ssis Guida rapida: i link composti di + non necessitano il ricaricamento della pagina: ove colorati consentono l'esplorazione in sottofinestra Guida rapida: il sottoinsieme selezionato del corpus autorizzato può essere esplorato tramite i link +MAP (mappa di frequenza della trascrizione e della descrizione), e +KWPN(brani delle trascrizioni relative) Guida rapida: i link +BD forniscono i brani dell'intera indistinguibile documentazione di Biblioteca Digitale relativi al nome proprio scelto Per il canale video tutorial cliccare: https://www.youtube.com/channel/UClzGpMauhOImKxIwslRpinA/feed |
Videoguida per la navigazione in KosmosDOC.org
Il brano seguente è un frammento di trascrizione automatica (OCR) della pagina richiesta. Questo sistema di indicizzazione della Biblioteca digitale non liberamente visualizzabile mostra parzialmente ciascuna Entità Multimediale suddividendola in piccoli segmenti separati da «[...]» (medesimo periodo o primo periodo successivo) e da « /// [...] /// » (periodo successivo non adiacente). Per riscontrare nella pagina i termini ricercati suggeriamo l'uso di ctrl+F o analoghi, ove il proprio browser lo consenta.
|
[...] AGOSTO [...] riconosce diversi, li indica [...] Tonin Riva, il Perego, il [...] il Ratti, [...] è il Bonaventura, detto il Ventura, questo Piccolino [...] Gerosa, avrà pesato sì o no cinquanta [...] svelto come un fantino. Ma ci deve essere [...] foto, magari di spalle, [...] sempre di mezzo quando [...]. Guarda meglio, gli occhiali [...] naso, cerca nel gruppo, un po' sfocato, [...] dei poliziotti. Esiste, punta ancora il [...] con la testa voltata forse è lui, [...] faccia è la [...]. Piuttosto gli sembra troppo [...] darsi che in quel momento si sia [...] dei piedi. Cosa avrà mai da [...] Sono [...] parecchi che sorridono, nessuno che fissi il [...]. Guardano tutti verso il [...] attenti, divertiti. C'è come un clima [...]. Rigidi però i poliziotti, [...] bracciarm. Sono un blocco compatto, [...] il lume del ponte. Dietro, la fila delle [...]. Dice che potrebbe essere [...] o il Cinquanta, uno [...]. La luce è quella [...] giornata fra la primavera e [...]. Si vede perfino uno [...] o quattro in maniche di camicia, gli [...] tuta da lavoro. Gli sbarbati con gli anziani, [...] non [...] distinzione [...]. Come si fa a [...] Ne sono successe tante in quel periodo, il [...] uno stabilimento che chiudeva. Uscivano dalle fabbriche come [...] il vialone, qualche cartello, alcune bandiere. Sempre lo stesso [...] superare il proprio recinto, [...] in città. Ma arrivava la polizia, [...] strada. Si discuteva, si parlamentava, si [...] di [...] il blocco, oppure di [...] fra gli spintoni e le [...]. Sbarbatelli anche i poliziotti, [...] i loro elmetti di guerra. Riprende a sfogliare il [...] su altre immagini di folla, una manifestazione [...] con le bandiere davanti, un fiume di [...] su una piazza, grappoli di gente seduta [...] giardini, attorno al monumento dei caduti. C'è anche un corteo [...] cartelli legati sul petto, come se facessero [...] e seri quelli in prima fila, tutti [...]. Sono sempre quegli anni, [...] Quaranta e il Cinquanta. Allora se ne vedevano [...] ma nessuno ci pensava, [...] era un altro mondo, [...]. [...] operai che facevano venti [...] per andare al lavoro, venti e venti [...] inverno, tutti i giorni della settimana. Pedalavano senza forzare, le [...] manubrio. Volta lento le pagine, [...]. Ride, come a una [...] occhiali sulla punta del naso: [...]. Ma gli altri chi [...] E [...] foto di gruppo, una ventina di persone, [...] e in tuta bianca, solo un paio [...]. Alcuni sono accucciati, al [...] in piedi, a semicerchio. Quasi tutti hanno il [...] berretto, tirato sulla fronte Sono davanti al [...] fabbrica, in cima una doppia fila di [...] reggono il filo spinato. La striscia di cielo [...] tratti di cavi [...] tensione. Dice che allora la [...] quasi un avvenimento. Si mettevano [...] qualche giorno prima, fissavano il [...] fissavano [...]. [...] eccitazione è forse troppo, ma [...] era in fondo eccitazione. Quando poi si mettevano [...] come un atteggiamento di imbarazzo, come un [...]. Qualcuno protestava, con bonaria [...] fotografo tardava a scattare. Ne ve-nivano fuori dei [...] mezza bocca, oppure degli sguardi un po' [...] perfino sdegnose, quasi torve, come questo qua, [...] la blusa. Ma che sia per [...] Bonora? Se non è lui ci assomiglia, chissà [...] andato a finire. Abitava vicino a casa [...] sempre col berretto in testa, forse neanche [...] lo levava. Alza gli occhi dal [...] aggrottata, lo sguardo sopra le lenti. Si mette a raccontare, [...] di allegria, delle volte che portavano la [...] fabbrica, di nascosto, perché era proibito, per [...]. Se la ficcavano sotto [...] mettevano nella borsa del mangiare, dentro un [...]. Era davvero un avvenimento, [...] anche il piacere [...]. Tutti, nel reparto, volevano [...] vicino al tornio o alla fresa, col [...] via, quando non chiedeva anche lui la [...]. Allora [...] questo orgoglio per il proprio [...] mica come adesso, con quei [...] che se gli metti una [...] in mano non sanno più come [...]. Allora il banco di [...] il banco di un liutaio, pulito, in [...] ben disposti davanti. Solo le lime erano tutta [...] fila, la lima tonda, la mezza tonda, la lima [...] il [...] de ratt, il triangolino, la [...] bastarda. Una volta un pezzo [...] pezzo finito, preciso, lustro, mentre adesso è [...] dice di [...] via, perché bisogna far [...]. Adesso c'è perfino la [...] la macchina, tutto automatico. Chi sa dare ancora un [...] di [...] mah, indugia sulla copertina del [...] «Immagini di una città operaia». Gli esce sempre quel [...] lo coglie un soprassalto di malumore. O non è piuttosto [...] risentita nostalgia che gli si è svegliata [...] Si [...] dal naso gli occhiali, [...] non saranno stati anni [...] si sentiva però un altro spirito, la [...]. Più semplice, più ingenua [...] genuina, più schietta. Anche la città era [...] città, attorno [...] ancora la campagna, dalle finestre [...] casa [...] si vedevano i pioppi, una [...] di gelsi. Qualche donna andava perfino [...] latte appena munto nelle cascine, col fiasco [...]. Erano cascine belle da [...] chi non ci viveva dentro. Erano silenziose, raccolte, tutte [...]. Ci si arrivava per [...] si sentiva subito il fresco, appena lasciato [...]. Dava un senso di [...] altro mondo, con i fossati. Fuori, in piena campagna, [...] bambini cominciavano a [...] dentro a sei o [...] come grilli. Ma anche in città [...] paesana, si conoscevano quasi tutti, [...] tutti le stesse abitudini. Allora si cenava presto, [...] al cinema qualche volta, sempre in compagnia, [...] magari senza neanche cavarsi la tuta. Quando uno usciva troppo [...] giro e tornava a casa, se non [...]. Oppure si andava al [...] in zoccoli e canottiera, col tempo buono. [...] ci si metteva lì in [...] sul marciapiede. Li vedi tu adesso [...] il [...] è acceso in faccia, [...] sdegnoso nella piega delle labbra. Pure la voce ha [...] con punte aguzze, che contrastano col gesto [...] della mano. Ma è con tono [...] le gite, erano importanti anche le gite. Si partiva in dieci, [...] volte una brigata di trenta, sembrava che [...] pezzo di fabbrica. Gli sposati portavano le [...] intere. Ci tenevano tutti ad [...] soliti musoni, i solitari ostinati, che facevano [...]. Se [...] Manzini, giornalista, è nato a Mantova. Attualmente vive e lavora [...] Milano. È stato tra gli [...] collettivo «Le bombe di Milano», uscito nel [...] ha scritto «Una vita operaia» (1976), «Indagine [...] rosso» (1978) e «Una famiglia italiana» (1980), [...] Einaudi e «Padroni e contadini», pubblicato [...] da Mondadori. I suoi sono libri [...] e recente storia, libri che danno la [...] di tante emblematiche vicende nella società italiana [...]. [...] protagonista del racconto che Manzini [...] per [...] è un personaggio immaginario. Ma non è difficile [...] vita come metafora bruciante di tanti contemporanei [...]. Foto di [...] GIORGIO MANZI NIno non [...] scusava, ostia, mi dispiace. Si andava nei paesi appena [...] dove comincia la collina, si andava sui laghi, una [...] perfino a Venezia. Si portava il mangiare [...] pollo, la cotoletta, il coniglio, pane e [...] sul posto. Allora si vedevano trattorie [...] scritta, colazione al sacco. Si cominciava a sciogliere [...] scompartimento del treno, per mostrare quel che [...]. [...] fervore, [...] subito allegria. Passava presto la mattina, [...] il paese, due passi in campagna, una [...] del lago, raro che si facesse il [...] a spogliarsi, specie le donne. Poi a tavola, per due [...] tre ore, magari uniti ad altre compagnie, tutto un [...] che poteva finire con i cori e con il [...] perché spuntava quasi sempre una fisarmonica o una chitarra. Meravigliava vedere certa gente [...] con tanta serietà, non si sarebbe mai [...]. Qualcuno anche si inciuchiva, da [...] ciondoloni, bisognava proprio [...] su in due per [...] fino alla stazione. Se era uno sposato, la [...] si vergognava, le labbra stizzite, [...] trattenuto tra [...] denti. Ma [...] donne che ci scherzavano [...] si fa festa è giusto bere un [...] in più. In treno poi bastava [...] finestrino, [...] della sera faceva svaporare [...]. Il giorno dopo, al [...] parlava, siamo stati [...] siamo [...] là, questo, quello, le [...] incontri fatti, i contrattempi, come se fosse [...]. C'è ancora, oggi, il [...] sospeso, sembra che aspetti [...]. Con questa espressione stupefatta [...] suoi anni. Non sono tanto le [...] contraggono la fronte, è il labbro un [...] fissità incantata degli occhi. È un momento, si [...] un piglio focoso. Vuoi mettere una volta? Allora [...] allora si poteva contare [...] di lavoro. Dopo tanto tempo passato insieme, [...] i giorni dell'anno, gomito a gomito, si creava una [...] tranquilla, sicura. Bastavano poche parole per [...] un cenno, [...]. Magari ci si trattava [...] bruschi, ma in un attimo passava tutto. Si parlava senza riguardi, [...] cose serie, delicate. Nessuno aveva niente da [...] teneva dentro qualcosa. Se uno aveva un [...] fuori, se uno al mattino arrivava con [...] la prima cosa che confessava, ostia, stanotte [...] brutta notte, la donna, il bambino. Non [...] allora falsi orgogli, quel che [...] era si era. Se uno aveva un bisogno [...] che lo dicesse, trovava sempre chi gli dava una [...] così, con semplicità, come una cosa naturale, come una [...] che si deve fare. Erano le amicizie del [...] più durature, più solide di quelle [...] che poi si stingono, [...] uno va di qua, [...] va di là. Capitava anche che ci [...] sangue avvelenato, ma faceva repubblica a sé, [...] un po' alla larga, senza troppo [...]. Possono ancora nascere amicizie come [...] di una [...] una smorfia, di ironica sopportazione, [...] blando compatimento. Ma resta perplesso, incerto, [...] le recriminazioni che gli premono dentro. Sbotta, la voce vibrata: [...] la bonarietà, si è contaminato tutto, il [...] una giostra. Non li vedi questi giovani? Insoddisfatti, scontenti, mai fermi. [...] si stordiscono, gi-rano a [...] più , quel che vogliono. È [...] le impostare un discorso, sono [...] insofferenti. [...] no sempre sbrigativi, hanno sempre [...] come se [...] avessero paura di riflette-; re. Non li senti come [...] no? A strappi, sono più [...] che le parole. /// [...] /// Sospira, mah, forse si [...] del suo sfogo. [...] fre, al mattino, quando en-. Allora [...] il reparto era un porto [...] -mare, pieno di rumori ma [...] anche di voci, di grida, [...] richiami. Tutta la fabbrica [...] era un brulichio, perché [...] lora la fabbrica era fatta [...] ; uomini, attorno alle mac-; chine, attorno agli impian-ti. Erano una fiumana ; quando [...] se [...] dietro non [...] poteva passare, doveva [...] procedere [...] con tran-. Dava come ; un senso [...] sicurezza [...] si confusi lì in mezzo, [...] una folla che non era una, folla ma gente [...] in gran ? parte si conosceva. Veniva-? no da tutte le [...] dalla [...] Bassa, dai paesi di collina, [...] un miscuglio di dialetti, [...] erano molte le facce conta-? [...] con le loro parlate [...] grosse. [...] si vedeva-! Allora la fabbrica [...] era davvero una cosa viva. E adesso? Adesso la [...] quasi un mortorio, [ in cinque anni [...]. È cominciato a poco [...] piccoli colpi, ne anda-; vano via dieci [...] . Si è visto proprio [...] ingrossarsi, gli [...] i cinquantenni, operai [...] anche più giovani, che pre-; [...] il sicuro oggi che [...] domani. E stata [...] come una ramazzata, è sta-; [...] come se avessero [...]. In certi! Si chiudono [...] gli occhi e sembra [...] in una stazione ferroviaria, [...] con la voce [...] te che, ogni tanto, chiama [...] il tubista, [...] meccanico. Sul viale, [...] ra [...] camminano! Nel suo reparto sono [...] da [...] trecento che erano. Prima : si lavorava vicini, [...] va e si parlava, faceva [...] cere scambiare qualche ; chiacchiera. Adesso un [...] mo qua un uomo [...] spazi vuoti o macchine ferme, coperte con [...]. Molte le hanno sbullonate e [...] per [...] ! Sembra un reparto in [...] qualcosa di [...] dato, i tomi sporchi, [...] non servono più, aperti gli scaffali degli [...] uno passa e prende nessuno se ne [...]. È come una casa in [...] dà un senso di provvisorio. Il lavoro? Fa la [...] smorfia di leggero disgusto: un [...] da [...] che con quattro chiodi mette [...] sesto una scarpa. I pezzi li ordinano [...] arriva solo la minutaglia, piccole [...] da fare] alla svelta. Un [...] operai abituati a lavo-; [...] lavori fini, di precisione e di pazienza. È come se gli [...] che sei non conta più niente. Allora si vi-; [...] sì brontola, non ve-i [...]. [...] filati via tutti i suoi [...] amici, non è rimasto nessuno di quelli di una [...]. Stava; quasi per accettare, [...] chiuso, ma poi ha rifiutato. /// [...] /// Stava; quasi per accettare, [...] chiuso, ma poi ha rifiutato. (0) (0) ![]()
Nota sulla tutela della privacy. e Nota sulla tutela del copyright.
|
Nonostante i continui tagli che il settore culturale è costretto a subire - biblioteche storico/letterarie ed Archivi storici in particolare -, nell'epoca del Web 2.0 non termovalorizziamoci!La funzione di servizio pubblico sia essa offerta da un Ente pubblico o privato ha un costo; affinché il progetto possa mantenersi e continuare ad essere sviluppato sarebbe necessario un sostanzioso finanziamento pubblico, ma in sua assenza? Sareste disposti ad "adottare" una pagina e renderla fruibile a tutti in una rigorosa logica senza scopo di lucro? |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Filtro S.M.O.G+ disabilitato. Indici dal corpus autorizzato |
visualizza mappa Entità, Analitici e Records di catalogo del corpus selezionato/autorizzato (+MAP) |
Interfaccia kSQL
passa a modalità Interfaccia kSQL