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E, soprattutto, per rivivere [...] lo spinsero a quella decisione. Sandro Onofri Romanzi e [...] Sandro Onofri è nato a Roma nel [...]. Insegna lingua italiana. Ha pubblicato due romanzi: «Luce [...] (che ha vinto il Premio Giu-seppe Berto [...] «Colpa di Nessuno», che sono entrambi usciti [...] di Theoria. Sandro Onofri ha scritto [...] di reportage in forma di racconti: «Vita [...] di viaggio nelle riserve india-ne degli Stati Uniti [...] (Theoria 1993) e «Le magnifiche sorti» racconti di [...] oggi (Baldini e Castoldi, 1997). Da tempo collabora [...]. Vive a Pi-no Torinese. E a Torino ha allestito [...] la [...] ultima personale (galleria Martano) esponendo, [...] dipinti con cieli solcati di [...] da giganteschi ae-roplani. Sebbene ultimamente dipinga, Fresia [...] un ambito di ricerca «concettuale»: lo interessa, [...] pensiero; però non mortifica la forma né [...]. Il paesaggio e il Tempo [...] suo assillo. Con le sculture «Gli [...] Elena» e «29-06-1962» nel 1995 ha preso parte [...] «Crossover», presso le gallerie Martano e Mazzocchi di Parma. Il tavolo profumava ancora [...] cipolla e scarola avanzata in un tegame, [...] sotto i denti i fichi al cioccolato [...] nostri cugini di Tricari-co venuti a [...] a [...] durante il loro viaggio [...]. Mia madre era bravissima [...] la ricordo come fosse ora mettersi lì [...] al tavolo col piano di marmo, una [...] vestagliet-ta. Apriva i fichi a [...] met-teva dentro una mandorla e qual-che pezzetto [...]. Quindi li richiudeva, li [...] fino a quando non si erano colorati [...] li ri-prendeva e li immergeva nel cioc-colato [...] prepa-rato in un altro tegamino, insie-me allo [...]. Alla fine li tirava [...] asciugare e li sistemava (quelli che restava-no, [...] a [...] almeno la metà, tra [...] gridi di disap-provazione) dentro una vecchia scatola [...] teneva an-che i biscotti. Quando ieri Vincenzo è [...] la testa, aveva lo sguardo pieno di [...]. Che strano, ha detto, [...] vergognava, questi fichi mi han-no ricordato un [...] completamente dimenticato. Sa-rà perché è la [...] tanti anni, che ne rimangio uno fatto [...] sapore che sa di cose di là, [...] in cui è stato conservato, o del [...] vuole il silenzio e tutto rapprende, i [...] il grano nei campi e i sogni [...] sospiri degli uomini, fatto sta che è [...] lam-po. E si è messo [...] lo sguardo intimidito. Si è messo a [...] di aprile in cui morì suo padre, [...] vento e di gran luce in cui [...] Irsina, il suo paese, brillavano del sole [...]. Quella notte lui ave-va [...] dor-mire, per non preoc-cupare ancora di più [...] era già tanto disperata per la sorte [...] Umberto, ma quando [...] si era alzato aveva [...] decisione. Le donne erano an-cora [...] morto così come le aveva lasciate la [...] sentiva pre-gare e lamentarsi. Gli uomini bivaccavano fuori [...] da mozzico-ni di sigarette spenti a mucchi [...] le nuvolette che uscivano dalle parole assonnate, [...] per addormentarsi su una sedia, abban-donato a [...] e profondo come un pianto. Senza che nessuno badasse [...] ormai aveva diciassette anni e sapeva già [...] delle bestie, Vincenzo andò in cucina, cercò [...] la vec-chia gavetta che suo padre si [...] servizio militare, e la riempì della zuppa [...] da una delle [...] la sera pri-ma. Quindi la sistemò in [...] rosso che chiuse annodando due a due [...] e andò nella stalla. Il mulo, durante la [...] Umberto, aveva perso [...] alle briglie. La bestia, non montata da [...] non aveva nemmeno più sui peli i se-gni delle [...] e allora Vincen-zo lo portò col laccio a fare [...] gi-ro senza [...] tranquillo. Attraversò lentamente il corti-le, [...] tabaccheria ancora chiusa, percorse in lungo la [...] XX [...] e quando arrivò al belvedere la campana [...] le sette. Il ragazzo raggiunse a [...] di suo cugino Michele, più grande di [...] anni, [...] al quale aveva confidato [...] di [...] prima di vedere il [...] nella cassa. Michele gli consegnò uno [...] e una busta da lettera usata, con [...] uno stampatello tremolante, dentro la quale Vincenzo [...]. Prese i soldi e [...] in tasca senza [...] poi piegò la busta [...] nel taschino della camicia e ci diede [...] con la mano. Quindi scambiò un abbraccio [...] con suo cu-gino, montò in sella, girò [...] si av-viò lentamente fuori dal paese. Adagio, come pas-sano i [...] le ultime case, e quando Vin-cenzo si [...] sterpaglia brulla, gli nacque dentro la speranza [...] forse avrebbe saputo ritrovare [...] che suo padre gli [...]. Non si mantengono i [...] tristezza dentro, dice-va sempre, che ti [...] le idee e ti [...]. Ci vuole [...] del cuore e del [...] fa gonfiare i muscoli e le speranze [...] delle donne. E a queste parole, [...] ogni volta come fosse un ragazzino. Vincenzo si sentiva svuotato, [...] perso le sue forze in chissà quale [...] ca-sa in cui si era trascinato mentre [...] una a una ogni battaglia col suo [...] ogni volta uscen-do ancora più sfinito. E [...] madre e suo fratello piccolo, [...] ai quali pensare. /// [...] /// La luce della campagna [...] marrone a seconda se era azzan-nata dal [...] gli rinvi-gorì il respiro [...]. Attraversò una vasta piana [...] la crosta indurita dal so-le sfarinarsi sotto [...] mulo, [...] su alti dossi sassosi, [...] selvatica e di fiori celesti piccoli e [...] infine tor-nò a scendere verso la piana [...] Fontana Ve-tere, che brillava come fosse una distesa di [...] quarzo addi-rittura. Il mulo teneva un [...] e a Vincenzo sem-brava che avesse riguardo [...] inesperto, perciò gli parlava come aveva visto [...] padre, lo ringraziava e man mano che [...] i progetti che gli sembravano rea-lizzabili e [...] tanto realizzabili non erano, che sem-bravano anzi [...] sogni, e che allora esponeva a voce [...] quale effetto facevano. A mezzogiorno incrociò una [...] addentrava nei cam-pi fino a sparire dietro [...] si fermò a una fontana per abbe-verare [...] mangiare anche lui un boccone. Ma non appena aprì [...] aveva conser-vato il brodo di carne, si [...] tre ragazzi, i quali gli si piazzarono [...] guardarono senza parlare. Vin-cenzo allora aprì il [...] suo cugino Michele e vi-de che conteneva [...] frittelle di ricotta, dei panini col pecorino [...] parente ave-va portato da Moliterno, e una [...]. Offrì un paio di [...] ragazzini. I due più piccoli [...] grande per capire come dovevano com-portarsi, quindi [...] frittelle, avidamente le cacciarono in bocca, e [...] sul bordo della fontana, accanto a Vincenzo. Tutti e quat-tro in [...] panini col pecorino e mangiarono in silen-zio, [...]. Finiti i panini, Vincenzo [...] e divise a fette la salsiccia che [...] nella busta di Michele. Di dove sei?, chiese [...] grande. Vincenzo ci pensò su [...] voglia di raccontare gli affari suoi ma [...] in mente altre risposte, de-cise di dire [...]. Fino a ieri ero [...] Irsina, [...] con mio padre. Ma oggi non sono [...] parte. I ragazzini lo guardarono [...] poi il più grande, che doveva avere [...] la stessa età di Vincenzo, gli offrì [...] loro. E voi dove andate?, [...] Vin-cenzo. [...] rispose il ragazzo. Per adesso però ci [...] perché papà non ha i soldi per [...]. Parto io e vado [...] Domenico, che sta già lì da un [...] ha mandato il bi-glietto per [...]. Poi quan-do lavorerò pure [...] soldi per fare venire anche i miei [...]. E quanto costa [...] Non lo so. Però forse nostro pa-dre [...] dire. Vincenzo annuì alla proposta [...] disse che comun-que non aveva i soldi [...] biglietto. Era ancora sospettoso, infatti, e [...] voleva far sapere del denaro [...] da Miche-le. A quelle parole i [...] mangiare e rimasero zitti, con gli occhi [...]. [...] un proble-ma, disse il più [...]. Però in-tanto puoi venire [...] Matera, [...] for-se puoi trovare il modo di guada-gnare [...]. [...] fece Vincenzo, rinfrancato da [...] dalla luce che aveva visto nello sguardo [...] compagno. Come ti chiami?, chiese. Io mi chiamo Mimmo. Loro sono i miei [...] Ciro [...] Francesco. E tu come ti [...] Io Vincenzo. Allora andiamo? Andiamo. E si incamminarono lungo [...] gialla, quattro ragazzini e un mulo con [...] groppa, una di qua e una di [...]. Arrivarono a Matera quando [...] il buio. Scese-ro lungo il Sasso [...] fino a raggiungere il [...] Gravina, [...] avrebbero trovato Raffaele, il quale in quei [...] comparsa in un film che stavano girando [...] sas-si. Lo videro da lontano [...]. Raffaele corse verso di [...] contadino antico, con un saio largo e [...] caviglie nude, e una specie di mantella [...]. Porta-va in mano due [...] e ordinò a Mimmo di [...] a ca-sa. Li raggiunse poi la [...] baracca fuori città dove vi-vevano, morto di [...] vestito degli stracci dei suoi gior-ni normali. Si conobbero, man-giarono insieme [...] con-serva contenuti nei cestini, e si ri-fecero [...] pez-zo di pecorino di Moliterno [...] sacca di Vincenzo. Poi, siccome avevano voglia [...] misero a letto i [...] a raccontare tutto ciò che era successo, [...] erano conosciuti, del brodo di carne e [...] ricotta mangiate sotto il so-le di Fontana Vetere. Vincenzo riferì [...] mor-te di suo padre [...] Raf-faele [...] dilungò a spiegare perché non poteva andare [...] America. Vincenzo disse del suo [...] e Raffaele gli rispose che lo comprendeva. Ti ca-pisco, fece, e [...] senza sapere. Mio padre, vedi, è [...] vec-chio cimitero, a me-no di duecento metri [...]. Io vado spes-so a [...] parlo come non sono mai riusci-to a [...] vivo, come non riesco a fare neanche [...]. Ci vado ogni volta [...] la malinconia. E che cosa è [...] il più piccolo dei bambini che ascoltava [...] quan-to si andava dicendo. Zitto tu, e dormi, [...] Raffaele. La malinconia è una [...] ai grandi, è una cosa grossa che [...] non ci può entrare, non trova spazio. Perciò non ti riguarda. Poi tornò a rivolgersi [...] Vincenzo. Mio pa-dre mi ha [...] che sono, un esule nella mia ter-ra, [...] sempre senza tana. Lui era rozzo ma [...] scrivere, e portava sempre con sé una Bibbia [...] quando andava nei campi. Di-ceva che lo aiutava [...] quanto doveva fare e pensa-re. Sono cresciuto così, abituato [...] modo mio e a rendere conto solo [...] Dio [...] quel che fac-cio. Il problema è che Dio [...] uomini la pensano sempre in ma-niera diversa, [...]. Papà fu ammazzato di [...] lo lasciarono una not-te sulla scalinata a [...] a boc-cheggiare sangue, e [...] che non riuscì a vedere [...] per-ché altrimenti gli avrebbe [...] anche [...] stilla del suo sangue. Da quella notte stes-sa [...] mia vendetta e non mi sono fermato [...] fine, ma siccome [...] fatto solo per mio [...] ha riconosciuto nessun merito. Dopo la guerra mi [...] trovato una casa e un lavoro a Napoli, [...] pochi anni mi hanno tolto tutti e [...] ri-masto così, senza sapere dove an-dare, con [...] già malata e un figlio, Domenico, che [...]. Ho comin-ciato a rubare, [...] da solo e poi azioni più grosse [...] altri, finché non mi hanno preso e [...]. Ma intanto avevo fatto [...] figli. In carcere mi hanno [...] sempre ubria-co, e io allora ho cominciato [...] solo, ho studiato la legge in galera, [...] qualcosa dando consulenze e consigli ai miei [...] di sigarette o cibo, rara-mente soldi. Così sono andato [...] anni, e così do-vrò continuare finché non [...] rendere [...]. Quindi si stese sulla [...] branda, e si addor-mentò quasi [...]. Mimmo gli tolse lo [...] i piedi sul letto in modo che [...] infine lo coprì amore-volmente. Passarono così i giorni [...] i quali Vincenzo acquistò fiducia in quei [...] tanto sconclusionati quanto generosi, e decise di [...] Mimmo e partire per [...]. La sera prima della [...] il suo mulo a Raf-faele, che gli [...] padre, saggio e incattivito come lui. E Raffaele si incaricò di [...] un biglietto a [...] madre, la pri-ma volta che [...] avuto la pos-sibilità di recarsi a Irsina, per [...] della decisione di quel fi-glio [...] andato via così [...] e [...] per-ché avrebbe pensato lui, Vincen-zo, [...] a lei e al fratelli-no. La mattina della partenza Vin-cenzo [...] poco dopo [...] da uno strano rumore [...]. Si affacciò alla finestra [...] Raffaele già vestito, intento a par-lare col cane [...] faceva ogni mattina prima di an-dare in [...]. Il ragazzo si coprì [...] sulle spal-le e uscì anche lui. Come mai sie-te già pronto [...] gli chiese. E [...] rialzò a fatica il viso, [...] col viso uno sguar-do di malato, una fitta lunga. Raffaele non era uomo da [...] incontro con una risposta. Era chiuso nella [...] offe-sa, solo serrava i denti [...] se per recrimi-nare o per covare la [...] forza. Il silenzio della mattina [...] da deserto, senza confini né tem-po, come [...] fosse sprofondato tut-to intorno e solo il [...] Murge fosse rimasto a [...]. Io vado via, non voglio [...] partire, esplose col suo sguardo straluna-to [...] a fil di vo-ce. E gli consegnò una scatola [...] scarpe legata con uno spago. Me li ha dati [...] co-nosco io, aggiunse con uno sguardo furbastro. Ci sono i fichi [...]. [...] nel viag-gio. Poi lo abbracciò stretto. Ri-cordati che adesso Mimmo [...] fece. Io sono fuori gioco, [...]. Sembrò fermarsi per stu-diare [...] per [...] infilò la giacca e [...] guardare il cielo. Occhi neri, lu-minosi. Non sono ancora finito. Sembrava [...] o al vuoto della gola [...] Gravina che si apri-va lì sotto di lui. Non più di me, [...] altro, mormorò Vincenzo con un sorriso a [...] dal vento in cui già si sentiva [...] da lontano e portava semi [...] e [...] e voci di calca, dei marciapiedi pieni [...] poco sarebbe scomparso. Sandro Onofri I fichi [...] In questo notturno campestre [...] Fresia, da un mo-mento [...] po-trebbe apparire uno dei [...] qualche tempo, solcano i cieli dei suoi [...]. Nel buio della grafite [...] fa, Fresia nascondeva invece frasi che intrap-polava [...] essenziali forme geometriche, come quelle esposte [...] della collettiva del [...] «Luoghi in relazione», [...] a Mozzate. Erano come messaggi in [...] mare. Nella persona-le del [...] alla galleria Martano di Torino, Fresia ha esposto grandi paesaggi, [...] e metropolita-ni. Ma la [...] opera contempla anche il colore, [...] la dolcezza. Accanto a tre orologi [...] un leggero ritardo, realizzavano quasi un tempo [...] della mostra, ha infatti esposto [...] da guerra im-mersi in [...] timbri, di miele: co-me per volere annullare, [...] dolcezza, il potenziale distruttivo [...]. Che appare sospeso e [...] liquido: senza peso e senza tempo. Si è messo a [...] di aprile in cui morì suo padre, [...] vento [...]. E voi dove andate?, [...] Vincenzo. [...] rispose il ragazzo. Per adesso però ci [...]. /// [...] /// Per adesso però ci [...]. (0) (0) ![]()
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