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Ciò che mi colpisce [...] modo in cui il regista riesce a [...] al di fuori del film al suo [...]. Trovo, ad esempio, che la [...] quella dove [...] a sparire i suoni, sia [...] toccan-te. Lo spettatore è consapevole [...] protagonisti hanno una relazione vera e che [...] film per esplorare i propri sentimenti. Dal punto di vista [...] Zelig [...] un tour de force, basti pensare che [...] durate tre an-ni. Posso immaginare lo sforzo [...] ottenere un suono dalla qualità perfetta. Ho provato a fa-re qualcosa [...] simile per una del-le canzoni di Fratelli, e abbiamo [...] moltissimo. Per non parlare dei [...] di Gordon Willis; in con-fronto Il mistero [...] è un giochetto da ridere. [...] di rappresentare un indivi-duo [...] è ge-niale: se sei neutrale finisci per [...] delle am-bizioni e i sentimenti di tutti. Il silenzio è uno [...] potenti. Zelig è [...] che avreb-be potuto essere [...] non era nulla. Si dice che gli [...] specchio [...] questo significa che negli [...] altro si vede la pro-pria anima, non [...] interlocutore. In più il film [...] senso [...] specialmente con le finte [...] Bruno Bettel-heim e agli altri personaggi cele-bri. Allen riesce sempre a proce-dere [...] una linea invisibile che separa il film come esplora-zione [...] sé [...] con il qua-le il regista [...] le distanze dalla [...]. La co-micità intenzionale, ecco [...] di Allen. A volte, quando siamo [...] sembrare buffi. [...] tripletta: Comme-dia sexy di una [...] di mezza esta-te, Zelig e [...] Danny Rose, tutti usciti dopo Manhattan. Al-len è il campione [...] massimi. /// [...] /// [...] il [...] ucciso in cima [...] di [...] esplo-de in maniera apocalittica. Tra [...] e la fine del [...] as-siste agli innumerevoli scoppi di collera del [...] Cody Jarrett (Ja-mes [...]. È la prima volta che [...] vede una simile brutalità sullo schermo, né era mai [...] immagi-nata una famiglia americana più [...]. Il forte impatto del [...] larga parte dal regista, Raoul Walsh, che [...] interessa solo [...] suoi cattivi devono essere [...]. Non sorprende dunque la [...] Cody Jarrett, il bandito protagonista di La furia [...]. Cody è la quintessenza [...] per-fetta del «nemico pubblico». Dunque, non [...] corrotto tipico dei film noir [...] fine anni [...] ma una figura tragica, affetta [...] attacchi epilettici e dal com-plesso di Edipo. [...] fortuna di Walsh fu [...] quando vidi La furia [...] prima volta, in un cinema di [...] avevo più o meno [...] un fan sfegatato di James [...]. In La furia umana [...] punto di riferimento morale: i poliziotti restano [...] del destino di Jar-rett. Anche la compassione è [...] si scioglie proprio quando uno dei suoi [...] risparmiato dal killer incaricato di [...]. Di fatto, Jarrett viene [...] da [...] moglie, dal suo braccio [...] infiltra-to che gli era [...]. Da tutti, tranne che da [...] madre. [...] parte, il gangster conserva per [...] il film una peculiare in-tegrità. [...] debolezza è [...] morboso nei con-fronti della madre. In qualche modo, questo [...] tutti quelli che affollano la [...] mente, tanto che ci [...] interessati alla follia di Jarrett, che alla [...]. Nonostante [...] cupa, Walsh non perde mai [...] senso [...] i cui tocchi deli-cati emergono [...] che singhiozza sulle ginocchia della [...] durante uno dei suoi attacchi, o che fa cadere Virginia [...] da una sedia o, ancora, [...] uccide incidentalmente un uomo [...] attraverso il baga-gliaio [...] mentre addenta un pezzo di [...]. Più tardi, si ve-de Jarrett [...] parla con [...] madre ormai nella tomba, [...] «Eri tutto quello che avevo, Ma». Quando Jarrett apprende la [...] «ami-co» infiltrato, scoppia a ridere. È come uno scommettitore [...] così votato [...] da non curarsi più di [...]. Il ritmo di Walsh [...]. Prima di La furia [...] mai visto nulla di simile, al ci-nema. La cosa più sorprendente [...] tono cambia di colpo, pas-sando da un [...] atmosfere di un dramma epi-co. Basta pensare alla scena [...] Jarrett scopre della morte della madre, e come [...] si mette a correre impazzito per la [...] finché non gli mettono la camicia di [...]. [...] di rabbia e di-sperazione [...] punto di vista coreografico da Walsh e [...] con i campi lunghi [...] scene più intense del cinema americano. Lo stesso vale per [...] in cima al serbatoio di butano [...] grida: «Sono in cima [...] Ma! Quando iniziai a frequentare [...] cinema, [...] era già uscito e [...]. In classe avevo visto [...] film di Welles, così lo andai a [...]. Per Welles, [...] fu un film pro-fondamente [...]. Lui aveva adattato opere [...] Shakespeare [...] dai tempi del liceo, e credo che [...] adolescenza finì in quella pellicola. A dispetto del budget [...] di alcuni difetti tecnici, il film ha [...] inge-gno, che sono da ricondurre esclusivamente alla [...]. Penso alle scene di [...] più belle che io abbia mai visto. No-nostante le pessime recensioni, quando [...] ebbi la sensa-zione che Welles [...] raggiun-to [...] della [...] carriera [...]. Per esempio, la scena [...] Welles distrugge la stanza, in Quarto potere, non [...] sem-brata convincente, come se [...] avesse avuto difficoltà a [...] preciso stato [...]. In [...] invece, è evidente che Welles [...] a [...] nel-la parte. Affiorano tutte le espe-rienze vissute [...] carriera, e questo è un [...] molto perso-nale di [...] in una parte. La cosa che più [...] è [...] che accompa-gna ogni scena. Quando si pensa a Welles, [...] identifica con lo straordinario autore del classico [...] Quarto potere. In que-sto film, invece, Welles [...] continuo tocchi comici: le sce-ne in cui [...] cavalieri in armatura issati sui cavalli per [...] sono molto divertenti, pur essendo realisti-che. Quanto ai limiti tecnici, [...] a chiunque: il so-noro è pessimo, come [...] fossero state concesse solo poche ore per [...] la sincro-nizzazione. Però, visto che [...] ero uno studente di [...] guardare oltre i difetti. Imparai a raggiungere il [...] film. E quando ci si [...] scoprire qualcosa di più im-portante dei suoi [...] apposta per appagare [...]. Gruppi quali «Art [...] mettevano in di-scussione il concetto [...] arte [...] della sfera sociale e politica. Contestavano la nozione di [...] mercato e la riduceva-no a puro testo. [...] divenne così [...] gioco di rimandi, un oggetto [...] di un mondo [...]. Una sera, tornata a New York dopo [...] periodo passato [...] occidentale [...] -dove avevo scoperto la bellezza [...] e perfetta delle culture in cui [...] visiva era genuina, grezza, tattile [...] per caso a una proie-zione notturna del Mucchio selvag-gio. Mentre osservavo il tremolio [...] luce, mi ritrovai sen-za fiato, trasformata. Così come [...] nella serie di dipinti [...] I [...] della guerra usava la pittura per mettere [...] lati più oscuri della natura umana, così Peckinpah [...] scher-mo, lo inondava di sangue per il-luminare [...] che era [...] non la violenza. Ne rima-si soggiogata, fin [...] iniziale dello scorpione. [...] una violenza sensuale fece tremare [...] galleria degli spec-chi. Era la sintesi di [...] stato prima e un annuncio di quanto [...]. Fino a quel momento [...] pensato di fare cinema, ma con Il [...] che era possibile riunire nel medesimo testo [...] catartico e il sensuale con il cerebrale [...]. Il mucchio selvaggio è [...] analizza se stesso e i pro-pri contenuti. Per me il tremolio [...] di luce ha rappre-sentato il momento in [...] storia personale è cambiata, per sempre. La loro prospettiva e [...] mi facevano sognare possibilità illimitate. Ancora og-gi, Lawrence [...] mi procura la stessa emozione. In quel [...] negli altri di Lean, [...] superfluo, nulla è sprecato: ogni ripresa è [...] serve a dipanare la trama, ogni immagine [...]. I film di Lean sono [...] grandi romanzi, con una differenza: quando si legge è [...] che sollecita [...] al cinema, invece, bisogna fidarsi [...] fantasia del regista. Lean va oltre: porta [...] che neppure la nostra fanta-sia riuscirebbe ad [...]. Qualcuno ha detto che [...] poeta del cinema degli oriz-zonti lontani. Io credo che Sir David Lean [...] ai nostri occhi prima [...]. Nel film Peter [...] nel ruolo di Lawrence, [...] futuro fissando un fiammife-ro acceso, poi, [...] con un gioco di [...] suoni sovrapposti, con un soffio fa apparire [...] straordinario spettacolo del sor-gere del sole sul [...]. Ho scelto di [...] anche perché so che [...] di recente un remake (firmato da Adrian Lyne, [...]. Non ho nulla in [...] i film, basta che si trovi un [...] me-glio. Ma bisognerebbe evitare di [...] un classico come questo. Tutte le cose che [...] rendere più esplicite, nel film di Kubrick [...]. È una lezione su come [...] avendo dei vincoli: Kubrick solle-cita [...] in modo da riempire gli [...] bianchi. Lolita è un numero [...] singola parte mi sembra [...] e la regia naturalmente, ma an-che la [...]. La cosa più difficile [...] dosare con efficacia lo humour, per [...] passare dalla paura a [...] tetri. Nella prima scena, ad [...] un dialogo brillante e mo-derno, ma con [...] ci si scopre atterriti. Abbiamo tutti sentito le [...] sul modo di lavora-re di Kubrick, la [...] Ku-brick sa lavorare. È proprio quello che [...] da un regista: che continui a lavorare [...] quello che vuole, e ognu-no ha un [...]. /// [...] /// La paranoia che cre-sce [...] di Cla-re [...] (il vero amante di Lolita [...] Peter Sellers, [...]. Quando [...] si met-te a [...] creata dalla [...] presenza è fenomenale, ed [...] fatto che, nel-lo stesso momento in cui Hum-bert [...] ragazza stanno litigando, lui ha un attacco [...] Loli-ta avvengono sempre due o tre cose [...]. Credo davvero che sia [...] vicino alla perfezione che abbia mai visto: [...] e malinconico. [...] significa [...] a semplici pa-role, ma per [...] il film con-tiene atmosfere e sentimenti che non si [...] più. Ovvero, «il film della [...] e commentato da una trentina di grandi [...]. Da Allen a Lynch, da [...] a Scorsese, da Eastwood a Spielberg, sono molti i registi che hanno accettato [...] di Marco Müller, di-rettore del [...] di Locarno. La cui cinquantesima edizione, dal [...] al 16 agosto, sfodera ap-punto una retrospettiva [...] stars» che dovrebbe portare in [...] al lago svizzero una bella fetta di cinema hollywoodiano. Il gioco -di cui [...] -vive ovviamente di contrasti e curiosità. E sarà di-vertente scorrere [...] Edizioni [...] cu-rato dal critico statunitense Bill [...] e integrato da schede [...] Bernard [...] per rintracciare le passioni [...] ci-neasti. Unica condizione posta dal [...] sfor-tunati, emarginati dalla critica o manomessi dai [...] da definire un quadro non convenzionale di [...]. Gli interessati non si [...]. Tutti (o quasi) hanno [...] iscritto chi verbalmente, divertendosi a sorprendere i [...]. Chi po-teva immaginare, ad [...] Allen avrebbe scelto un film tosto, impietoso, [...] come «La collina del disonore» di Lumet? O [...] Coppola avrebbe indicato [...] e misconosciuto we-stern «I [...] paura», diretto e interpretato da Marlon Brando? O [...] Wayne Wang avrebbe ripescato [...] (si fa per dire) [...] di «Senza un attimo di tregua» di [...] Inutile di-re che i [...] proiettati in copie tirate a luci-do, in [...] cura organizzativa di casa a Lo-carno. Naturalmente si possono nutrire [...] validità critica di una retrospettiva sif-fatta, più [...] -a celebrare il cinquantesimo del festival in [...] grandeur che ad offrire un ri-tratto esaustivo [...] del passato (dopo le belle «persona-li» dedicate [...] Camerini, Guitry, [...]. Ma siccome, come ama [...] del fe-stival, «quella contemporanea è [...] di un cinema che [...] sulla propria memoria e non sa manifestare [...] proprio futuro», [...] in allegria questa scorribanda [...] di ieri: certo parziale, umorale, discutibile (Robert Altman [...]. Parker» [...] Alan Rudolph), eppure testimo-nianza [...] totale, gioiosamente [...]. Michele Anselmi [...] 5. /// [...] /// Michele Anselmi [...] 5. (0) (0) ![]()
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