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Dopo la condanna a [...] stata tra quanti hanno iniziato una campagna [...]. Nei giorni scorsi ha [...] in carcere, compiendo (insieme [...] Giuseppe [...] un viaggio tra le [...]. Sembrava semplicemente [...] di un [...]. [...] un odore da ospe-dale. Non so se fosse vero, [...] davvero. Io non avevo mai messo [...] in un carcere, ma gli ospedali li conosco e [...] è inconfondibile. Poi ci hanno fatto entrare [...] pianterreno e [...] davvero. Non una semplice in-fermeria: al [...] di Pisa [...] una sala per la Tac. Ma non ci sono [...] corri-doio ci sono celle e, dietro le [...]. Ci ha ac-colto gentilmente nella [...] stanza. Io mi son guardata [...] fi-nestra ho guarda-to fuori, a un albe-ro [...]. Dai ra-mi pendevano, come frutti [...] forse [...] gialli. Gli [...] in tv lanciati da [...] fa e più hanno mani-festato per lui. E subito quella stan-za [...] più familiare. Il carcere: quello che [...] più è la serie infini-ta dei corridoi, [...] da un gran-de cancello. E poi il rumore, [...] chiu-dersi, delle serra-ture e delle chiavi. Le chiavi: le senti [...] vedono mai, escono e en-trano dalle tasche [...] oggetti magi-ci, invisibili. [...] dentro il car-cere è una [...] di pellegri-naggio: ho visto anche la bi-blioteca, che è [...] e con qualche misero scaffale di libri, quando [...] vista ho [...]. Man mano che avanzavamo [...] più spesso al funzionario che ci accompa-gnava: [...] dove sono le [...] mi ha ri-sposto: [...]. E da dietro la porta [...] sentito la voce di Adriano che diceva: [...] tu [...]. /// [...] /// [...] e non saprei dire [...] gran-de. Ho visto un letto [...] Adriano [...] sopra. [...] alzato e lo spazio [...] e il muro non gli permetteva neppure [...] scarpe ai piedi. Però [...] una finestra, una piccola [...]. Un muro basso divide [...] di là ci sono il lavandi-no, il [...]. E una tenda di un [...] crema triste. Ho chiesto: [...] se mando una tenda a [...] gliela fate [...] mi hanno risposto che si [...] informati. Sul muro, sugli scaffali [...]. Ero mol-to curiosa di vedere [...] cel-la, eppure mentre guardavo in-torno mi sono sentita improv-visamente [...] che non aveva il diritto di guardare: una cella [...] una stanza, [...] obbligato, un luogo che finisce [...] svelarti impudica-mente. Abbiamo parlato, non [...]. [...] fare, [...] in cella di un altro [...] un ragazzo col codi-no e con un orecchino con [...] piccolissimo brillante, che do-veva restituire un libro. Ricordo il colore, un [...] le due porte della cella: una fatta [...] tutta di ferro con [...] in alto da cui il detenuto [...]. [...] ci ha fatto capire che [...] pote-vamo trattenerci oltre. Adriano mi ha accompagnato alla [...] stava rientrando quando ha detto ai secondini: [...] lo potete [...]. Ha superato le sbarre [...] ci [...]. Abbiamo visitato tutto, [...] il cortile [...] il campo da tennis dove [...] gioca nessu-no, il campo di [...] raccon-tato di giocare spesso e [...] ha preso il sole. Con una punta [...] ci hanno fatto vedere il [...]. A me quel luo-go [...] detenuti amano, è sem-brato terribile. Solo alla fine del [...] visto ormai al penultimo can-cello un cortilet-to [...] stesi ad asciuga-re: era il primo segno [...] casa, di famiglia. Mi ha fatto veni-re [...] quei panni appesi fuori [...] cella nella Certosa di Parma. Ma il momento peggiore [...] visita è quando sono arrivata sulla strada. IL CARCERE era alle [...] io ero piena di un senso di [...]. Noi di fuori e Adria-no [...] dentro. Ho pensato che stare [...] in ogni caso, [...] da innocenti è insopportabile. Mi son tornate in [...] visite al cimite-ro, quando si esce da [...] fatto visita ai pro-pri cari in fondo [...] senso di allegria e di conforto, per [...] si è rinnovato. Il carcere degli innocenti [...]. Io sono siciliana e noi [...] siamo abituati [...] ma quando è nella legge [...] è tremenda. Solo allora ho capito bene [...] cosa che mi aveva detto par-lando Adriano: [...] da [...]. In questi ultimi anni [...] me in Sicilia. Ho chiesto il permesso di [...] in carcere. [...] chissà se visto da lì [...] con [...] giorni di vigilia. Quando si partiva nella [...] di treni, corrie-re, navi, per raggiungere la [...] a far sentire la propria vo-ce sotto [...] potere. Questa volta è diverso. Questa volta al go-verno [...] Romano Prodi, Wal-ter Veltroni, Luigi Berlinguer, Giorgio Napolitano. Tutta gente verso la [...] nutre sti-ma, affetto, simpatia. La gente [...] al governo. Gli umori sono diversi, [...] che oggi saranno in piazza a Roma [...] sindacati. Senti però in tutti la [...] con [...] di [...] a fianco, nel corteo, le [...] di Buttiglione o addirit-tura di Berlusconi o Fini. Ascoltia-mo la [...] di stare in una [...] auto-noma anche in questa occasione, [...]. [...] raccolto in un breve [...] voci di due protagonisti delle nostre accanite [...]. Una è quella dei [...] un futuro produttivo, [...] è quella di chi [...] anni di [...]. [...] tutelati e [...] terra di nessu-no. La domanda può essere secca: [...] cosa credi abbia fatto questo governo sul lavoro? [...] con un lungo sospiro, come An-gelo Capuccini, cassintegrato da [...] anni. [...] chi risponde senza esita-zioni, [...] cassintegrata [...] in un progetto di [...] presso il Mi-nistero dei Beni Culturali, Elisa [...] rimorsi. Ma con [...]. Se qualcuno [...] delle ele-zioni vinte [...] mi avesse [...] -contro il governo [...] avrei detto che non sarebbe [...] stato possibile. E invece domani ci [...]. Ho nel mio portafoglio due [...] una del Pds (quindi [...]. [...] costretta [...] più sulla seconda, purtroppo. Per dare una sveglia a [...] governo è [...]. Così parla Elisa e [...]. [...] questo piccolo angolo di [...] Italia [...] un giorno davvero alla ri-balta. Ed ecco Massimiliano [...] 22 anni, studente universi-tario, [...]. Trascorre il tempo libero [...]. /// [...] /// Non ha molte speran-ze [...] professionale, an-che perché frequenta lettere [...] attorno gonfiarsi un esercito [...]. Ora può tirare [...] senza [...] con i genitori. Non può certo mettere [...]. Il sindacato? Lo conosce [...] per questo domani [...]. [...] al Pds da quando aveva [...] anni ed è molto razionale. Il sindacato non può [...] non difendere le proprie rivendicazioni nel mo-mento [...] il partito a cui faceva riferimento va [...]. Il sogno di Massimiliano [...] futuro, quando da elettricista occasionale potrà [...]. La [...] e il [...] proprio domani -sarà molto più [...] rispetto a quella di mio padre. Ma che alme-no quel [...] e distri-buito diversamente. /// [...] /// [...] chi è in procinto, però, [...] la-sciare il tempo [...]. [...] ancora un anno. Con lui entria-mo nel mondo [...] cassintegrati ed [...] industriali. /// [...] /// La [...] fabbrica era la tessile Mac [...] con ragazze di 14-15 [...] grandi lotte, oggi tutte madri di famiglia, [...] tempo dai corsivi graffianti di [...]. [...] trafila della cassa integrazione e [...] altre leggi che accompagna-vano le grandi [...] di [...]. Oggi [...] operaio della Mac [...] fa i cosiddetti [...]. [...] del comune di Pomezia, [...] ambiente, con altri quattro, e [...] oc-cupa, appunto, di problemi am-bientali. Lo stipendio, tra Inps [...] Comune, [...] aggira sul milione e mezzo. Il futuro? Non ha molte [...] ancora un anno, poi avrò [...] anni di con-tributi e potrò andare in [...]. Altri lavoratori rischiano, in-vece, [...] sussidio e senza lavoro, [...] per assenza di progetti. Tante ra-gioni per manifestare. Ma il governo lo svolge [...] questo mestiere? [...] sono soddisfatto soprattutto per [...] a [...] e [...] in Europa. [...] i risultati sono stati ottenuti. Viene trascurato, però, il [...]. Trova accenti più aspri Angelo Cappucci, [...] anni, tecnico al setti-mo livello di qualifica, [...] fabbrica, Elettronica [...] contromisure elettroniche, in cas-sa [...] marzo, [...]. [...] è folgorante: un governo mo-scio [...] nostri problemi. /// [...] /// Non avendo famiglia ero [...] altri. Nega di compiere altri [...] prendono tanto facil-mente alla mia [...]. Aveva avuto [...] scorso, per pas-sare ad [...]. [...] proposto di passare dal setti-mo [...] al quarto livello. Dai tre milioni e [...] uno e nove lor-di. /// [...] /// E ora? Ora il [...] suo tempo facendo il presidio davanti ai [...] gli altri suoi compagni. La [...] di-venta anche più lunga [...] dentro a lavorare. Il futu-ro? Cappucci risponde [...] del cassintegrato che non trova altri lavori [...]. Ti trovi improv-visamente dopo [...] un abitudine a certi ritmi di vita, [...] davanti e devi cer-care di [...]. Ho per fortuna parecchi [...] la [...] con [...]. La manifestazio-ne di sabato? Il [...] Il mio in-terlocutore risponde con un lungo sospiro: [...]. I giovani sono meno [...]. Come Fabio Calè, 24 [...]. [...] redu-ce da tanti lavori casuali: [...]. [...] nei ristoranti di Londra dove [...] lavoro si trova anche a giornata e spesso sono [...] regolari [...] della vita. Niente a che vedere [...] italiani. Ogni quartie-re ha il suo [...] «job [...]. [...] truffe come i corsi di [...] falsi, ditte fantasma. Anche Fa-bio sarà nel corteo [...]. Già: giovani [...] alle spalle tanti anni [...] come garantiti. /// [...] /// Ave-va 18 anni quando [...] quella che era la [...] Roma, un vero e pro-prio covo di [...] super politicizzati. [...] stata chiusa negli anni ottanta, [...] infinite traversie. Molti di quei metalmec-canici [...] Elisa, ai lavori socialmente utili, facendo quelli [...] manifesti o puliscono le scuole. Oggi Elisa la-vora al [...] cioè segretaria, presso il ministero dei Beni Culturali. Il pomeriggio presta la [...] attività nella segrete-ria della [...] romana. Ricorda an-cora quella [...] fabbrica gloriosa: quando passa [...] Tor Sa-pienza, confessa, le viene [...] no-do alla [...]. Eppure [...] -li-nea di montaggio, cottimo [...] con il mal di testa. Le chie-diamo se almeno [...] testa oggi sia passato. E lei risponde con una [...] di nostalgia per il taylo-rismo aziendale: [...] mal di [...] mi viene per altre cose. [...] uno stato [...] di tanti che proven-gono da [...] industriali. Se oggi tu chiedessi [...] noi se preferirebbe rientrare in fabbrica o [...] ministero ti rispon-derebbe, senza esitazioni, di desi-derare [...]. Anche se quasi tutte [...] impiegati, o ma-gari uscieri. /// [...] /// Anche se quasi tutte [...] impiegati, o ma-gari uscieri. (0) (0) ![]()
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