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E fondato quella moderna Altro [...] Bossi! Solo i monaci [...] discepoli di San Patrizio [...] un ideale cristiano umile e «moderno», tengono [...] patrimonio. E se oggi leggiamo Virgilio [...] merito loro. Torna il capostipite [...] italiano Se sul tuo [...] vampiro I racconti «efferati» di Lorenzo [...] in sé, e secessionisti, [...] Bossi, [...] probabilmente Bossi non potrebbe parlare di «Roma [...] Roma si sarebbe persa la memoria. Il ragionamento è lievemente [...] ma ha un suo fondamento. Lo si rintraccia fra [...] un singolarissimo libretto da poco uscito in Italia, Come [...] irlan-desi salvarono la civiltà, scritto da un [...] Thomas [...] che è di origine [...] a Ro-ma ci sta benissimo al punto [...] una casa, a Traste-vere: capita [...] Il titolo del suo [...] America è da due anni fra i [...] venduto svariati milio-ni di copie, affonda le [...] un momento storico ben pre-ciso: il crollo [...] Romano. Una fase di passaggio, [...]. Occorre pensare -sembra ov-vio [...] lo è -che allora non [...] né Internet, né le [...] libri a stampa. Diffondere la cultura significava [...] a mano, con amore e [...]. Le «biblioteche» erano po-che, [...] al-la frammentazione (e dal [...] molte anda-rono distrutte. Gli «amanuensi» del Medioevo [...] là da venire: stiamo parlando del V [...] Il nome della rosa si svolge svariati secoli [...]. Ci fu un unico paese [...] cui, du-rante [...] storico fra la caduta [...] Romano e [...] di Carlo Magno (tre se-coli [...] la cultura classi-ca venne preservata: [...]. E per un motivo che [...] spiega con dovizia di storie [...] di aneddoti: in Irlanda non [...] stato [...] i romani non si erano [...] spinti fin là. Erano sbarcati, sì, in Inghil-terra, [...] colonizzata con molte difficoltà e un pizzico [...]. In quanto [...] chissà se mai vennero a [...] della [...] esistenza. [...] rima-se libera, unico pezzo [...] in cui il cristianesimo giunse [...] sul-la punta delle spade romane, ma come una parola [...] e rassere-nante. Grazie a San Patrizio, [...] che arri-vò fra gli [...] amico. Nel mio libro lo [...] uno dei padri della Chiesa, [...] un altro grande testimone [...]. Ago-stino è un intellettuale [...] con un forte senso di col-pa le [...]. Le sue Confessioni sono il [...] fon-dante della coscienza occidentale, il primo autodafé, [...] nella scena della letteratura e [...] coscienza. È dilaniato dal proprio [...] dolore le proprie esperienze sessuali. San Patrizio è [...]. È un santo senza [...]. Nei suoi testi non parla [...] del peccato sessuale. Ed è il primo [...] dai [...] da solo, disarmato. [...] allora, era come Marte. [...] lassù, non [...] mai stato, e San Patrizio [...] va libero, a [...] volta, da ogni legame con [...] romano. Nel V secolo, San Patrizio [...] primo a condannare lo schiavi-smo e a [...] co-me persone». È dopo la predicazione [...] San Patrizio che gli irlandesi diventa-no, pian piano, cristiani. Ma lo di-ventano a [...] chiunque vada in Irlanda ancora adesso co-glie [...] del tutto autoctona, e unica, del catto-licesimo [...]. [...] è un pae-se profondamente [...] ritualità religiosa e il senso di colpa [...]. Questo sembra [...] ragione alla famosa battuta [...] Freud, [...] citata da [...] secondo la quale gli [...] di fronte al quale la psicoana-lisi [...] impotente: «La veri-tà è che ogni [...] per essere [...] sa-no», dice [...]. [...] è in-discutibile -sembra una [...] lo è -che il centro della vi-ta [...] nelle comuni-tà irlandesi non è la chiesa, [...]. Pub dove, sia chiaro, [...] e bambini, a diffe-renza di quelli inglesi [...] dal punto di vista sessuale e generazionale. Al di là di [...] V secolo nasce la grande apertura dei [...] liberi [...] da sempre, fanno proprie [...] di [...] e le con-servano, anzi, [...] a noi. Detto più concretamente, oggi [...] classici, da Virgilio a Ovidio, se in Irlanda [...] li avesse trascritti. E anche questa trascrizione [...] Irlanda, caratteri propri. /// [...] /// Sentite cosa scrive il [...] appena finito di trascrivere, nel Libro di [...] il [...] uno dei poemi epici [...] il faticoso lavoro di copiatura con un [...] in irlandese, con la formula [...] della cultura orale: «Siano [...] che memo-rizzeranno fedelmente il [...] in questa forma, senza [...]. Ma, non soddisfatto, ag-giunge [...] in latino: «Io, che ho copiato questa [...] precisamente questa fantasia, non do alcun cre-dito [...] suddetta sto-ria, o fantasia. Alcune cose in essa [...] diabo-liche, altre invece sono invenzioni poetiche; alcune [...] altre no; alcune sono per il divertimento [...]. Insomma, i manoscritti irlandesi [...] sono, ci spiega [...] degli ipertesti: mescolano le [...] pieni di appunti personali, di [...] di commenti, messi lì [...] per alleviare la noia. Spesso [...] ipotizza che si trattasse [...] ag-giunge liriche di suo pugno, [...] che caste; subentrando a [...] la [...] pessima calligrafia; in certi [...] mezzi termini, come [...] di un manoscritto, esasperato [...] testo in greco antico che ha appena [...] «Per fortuna è finito, e che sia [...]. Insomma, [...] celta è un amanuense [...] di cui i filologi, nella loro inevita-bile [...] un sacro terrore. E sono un gio-co [...] questa parola, ma noi oggi possiamo [...] senza tradire il loro [...]. Le lingue debbono par-larsi. Quando occorre, si può [...] alle lin-gue create da [...] per far parla-re, nel Signore [...] gli elfi o i nani o gli [...]. [...] non è irlandese, ma è [...] se lo fosse. Con i manoscritti dal V [...] poi nasce il testo aperto, in cui [...] di includere un [...] tutto, ogni epoca, lingua [...] lui conosciuto. In letteratu-ra, non si [...] nulla di simile fino a quando James Joyce [...]. Alla fin fine, si [...] che gli irlandesi da un lato salvarono [...] posero le basi per [...]. È questa la storia [...] racconta con uno stile [...] che può ricor-dare, a noi italiani, il [...] Um-berto Eco: che, detto per inciso, è il saggista, [...]. Ho bisogno di incontrare [...]. Mi immergo nei documenti, [...] uno storico: ma riesco a [...] e a [...] quando da essi [...] una persona, e la [...] me, in carne ed ossa». Sarà, anche questo, un [...] «Sono nato a New York, mi sen-to molto [...] miei quattro nonni erano tutti irlandesi e [...]. Solo uno di loro [...] lo capisco appena, abbastanza per leggere le [...] sono nella contea di [...]. Ma mia madre raccontava [...] cantava canzoni, e par-lava a proverbi. Sono cresciuto ascoltando un [...] molto diverso da quello [...] nelle vie di New York. Per me era una sorta [...] lessi-co familiare, e [...] poi vivo nelle contee occidentali [...] è stata una grande emozione». Emozioni simili, in Irlanda, [...] al turista igna-ro, figurarsi allo studioso dai [...]. Inevitabile chiedere a [...] una «drit-ta», un luogo dove [...] ir-landese si può rintracciare meglio che altrove. Io e mia moglie [...] alla prima visita, do-po tre giorni di [...] nella campagna, battuta dalla pioggia perenne. Arrivammo pres-so un convento [...] tetto, magnifico. /// [...] /// Accanto, un [...] breakfast gestito da persone stu-pende [...] poi sono divenuti ami-ci, e sono i padrini di [...] figlio. Per la cronaca, era [...] Quin, e il mio nome completo è Thomas Quin [...]. Il cuore della mia Irlanda [...] come me». Alberto Crespi [...] 3. Una Bologna che vive [...] da lampi oscuri e da fetidi odori. Una Bolo-gna al limite [...]. Una città e i [...]. Su tutti [...]. Apre il primo giro [...] musica dei Luftwaffe, un gruppo di [...] metal britannico uscito sul [...] il doppio [...] mon amour. Ma di amore in giro [...] davvero poco. Il concerto finisce presto [...]. Pubblico contro metallari. Dal tafferuglio di polvere [...] staccano tre ragazzi diretti alla loro piccola [...] metallizzata. Mettono in moto in [...] Valle Media. Alla luce fioca dei [...] simboli [...]. Siamo agli inizi di [...] serata potrebbe chiu-dersi su di un remoto [...] notturna. [...] uno strano vento. I tre si rimettono [...]. Ascoltano roba tipo Torrone Man-dorlato, [...] Tan-go, nomi che nem-meno [...] de-stra saprebbe imma-ginare, finché una jeep verde [...] di [...] addosso. Radio Mer-curio domina [...]. [...] della fra-zione di [...] la stessa macchina che aveva [...] di [...] si è schiantata contro una [...] di roccia. Ne estraggo-no un tipo tutto [...] che, a [...] di profilo, ha un naso [...] punta, un doppio mento sporgente. Lentamente la radio prende [...] le voci dei ragazzi. Nessuno può più [...]. Quando il solo super-stite [...] è ormai troppo tardi: [...] sono rimasti due corpi [...] oscuro an-gelo della morte. È solo il primo [...] mannari che incontreremo in queste avvincenti storie [...] Loren-zo [...]. Vi abbiamo accen-nato alla [...] tre in-fatti è la meno bella, per [...] sorpresa delle altre due. [...] canto, in ogni storia [...] che [...] si voglia, la sor-presa è [...]. La sorpresa, la tran-ce, [...] la cattiveria della scrittura. Requisiti che [...] vero e proprio misconosciuto [...] di genere [...] conosce davvero be-ne. Ma non lo dà [...]. Lui si muove tra pagine [...] parole in una sorta di accorta trasandatezza, co-me si [...] immerso in una lunga [...] che qualcuno gli ha suggerito [...] suonare [...] e lo-fi. E lui lo fa, [...] pare [...] inseguire ben altri riti [...] titolo di quello che fu il suo [...]. [...] e smorza, [...]. Poi torna a correre. Proprio come la protagonista [...] il più bello della raccolta, dal titolo «Priscilla [...] sta correndo». [...] siamo nel delirio metropo-litano, [...] puro, nel nau-fragio senza requie [...] urbano, in una Milano che [...] deserta e desolata non la si leg-geva da tempo. Il paesaggio è da Ultimatum [...] Terra. Due ragazzi si incontrano [...]. /// [...] /// Decidono di fare un [...] insieme. Questo finché non si [...] cammino i «Lupi fratelli». Da [...] in poi tenetevi, perché [...] di Eduardo e Priscilla ha [...] inizio. È una notte da scannati, [...] con gli strombazzamenti per una partita di calcio da [...] finita. E ci sono pagine dove [...] mito di Cappuccetto Rosso si tra-sforma [...] che ci sarà tante volte [...] di immaginarci. Perfetto gioco strutturalista, incanalato [...] un rac-conto di genere. Arri-va persino [...] un metronotte salvifico. Gli assassini diventa-no orchi e [...] casa [...] assume le fat-tezze di una [...] abitazione in mez-zo a un bosco. È diffi-cile sconfiggere [...] e [...] lo sa bene. Già lo aveva di-mostrato [...] di rac-conti [...] dove si piegava al [...] consapevole che in fin dei conti è [...] dal quale solo la morte ti piò [...]. E così, nel terzo [...] «efferata» raccolta, paga al genere il debito [...]. E così finisce, anche [...] le stigmate della lenta e dolente sto-ria [...] di accetta-zione e di nichilismo. Giovane scrittore con editore [...] modo di passare la notta-ta. Tra bevute sataniche e [...] Creature della notte fino [...] Profili di mostri di Vincent Price. Sempre sotto [...] del vecchio [...] belva del pianerottolo. I ragazzi vanno a [...] limite del baratro, si fanno di benza [...] piccole para-noie vedono solo cani inferociti e [...] una notte il signor [...] non spicca un bal-zo. Jonathan Giustini [...] 1. /// [...] /// Jonathan Giustini [...] 1. (0) (0) ![]()
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