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[...] sequestro di persona, armi, droga [...] omicidio, per Santino Ste-fanini, esponente della banda del-la [...] di uscire da San Vittore [...]. E in questo senso, e [...] pure [...] X. Grazie alla performance di Laurie Anderson [...] nei lo-cali della Fondazione Prada per un [...]. E senza [...] appunto perché stavolta [...] è soltanto virtuale. Non come quando, nel [...] cin-que compagni si calò dal muro di [...]. Oppu-re come nel 1982 ad Alessandria, da dove usciva [...] in un ristorante. Una mattina varcò la [...] e non [...]. Nove anni di collegio, [...] furti. Il carcere minorile. E dalla [...] fuori dalle [...] di anni ne ha passati [...] quotidiano della firma. [...] titolo del libro pubblicato [...] Fondazione Prada, edito da «Magazine 2», il [...] San Vittore redatto dagli stessi carcera-ti, vincitore del [...] edi-zione [...]. Sottotitolo del libro, «Dal Cesare Beccaria a San Vitto-re», passando per una trentina di carceri, [...] e non, isole com-prese (la Gorgona, [...] Porto Azzurro), descritte con una [...] quasi ossessiva [...]. La stessa usata per [...] delitti, [...] rocambolesca fuga finita con [...] quale Santino uscì vivo, ma con un [...] e di stomaco in meno. Ancora, la medesima meti-colosità [...] racconta gli amori, la nascita del figlio, [...] nel corso dei lunghi anni passati dietro [...]. Come vive questa [...] esperienza, così inconsueta, con Laurie An-derson? «Penso che sia giusto portare [...] qualsiasi cosa positiva che [...]. Non nego che ci [...] forma di narcisi-smo da parte mia, mi [...] libro. Ma [...] cosa importante: il motivo per [...] queste iniziative sta nel fatto [...] vorrei che i magistrati si [...]. E poi, dopo tanti anni [...] assenza dalla società, anche se non dico una parola, [...] silenzio urla [...]. Cosa intende quando dice di [...] «Che quelle cazzate non ho [...] intenzione di [...]. Oggi vedo le cose [...] diverso. Allora non mi rendevo conto [...] male, [...] che procuravo alle vittime dei [...] furti. Magari a uno rubavo [...] quello, poveretto, la mattina doveva andare al [...]. Quando entri in un [...]. Senza porti problemi. E lo stesso [...]. [...] premi il grilletto senza do-mandarti [...]. Poi con gli anni [...]. E ha chiuso anche con [...] evasioni? Nel [...] riuscite lei parla di numerosi [...] tenta-tivi. Sono scappato anche dal Beccaria. Ma ora ba-sta. Mi accontento di questa [...]. Quando ha iniziato a [...] in modo [...]. Madi sicuro ho cominciato a [...] di farla finita con quella vita dopo il ferimento, [...] seguito [...]. Pensa che al suo [...] in qualche [...] «Assolutamente no. Il carcere semmai è [...] scuola di de-linquenza. Soprattutto quando sei molto giovane, [...] risentimento. È un luogo di [...]. Non serve a [...]. Se sono cambiato non [...]. Che cosa intende per [...] non come un delinquente. Che non usano quel [...] sono io e tu sei lo stronzo [...]. Quelli che ti fanno [...] non sbattendoti in faccia ogni momento [...]. Nel suo libro parla [...] e molto affetto del di-rettore della Gorgo-na. /// [...] /// E di persone positive, [...] «Poche, per la verità. [...] Luigi Pagano, attuale direttore di San Vittore. /// [...] /// San Vittore è stato [...] carcere, non è vero? Da quando è [...] vissuto questo ritorno? «Nel corso degli anni, [...] per presenziare ai pro-cessi. Adesso sono [...] dalla fine del 1996. [...] vissuto come un ri-torno a [...]. Anche perché sono milanese. Poi [...] il fatto dei collo-qui. Ora posso [...] con regolarità, mentre durante [...] per i miei era difficile. E vedere [...] cosa» Quanti anni ha e [...] sa suo figlio [...] «Ha 12 anni. Sa che sono in [...] fatto cose che non si devono fare [...] che pa-ghi. Prima o [...] il crimine più brut-to che [...] uomo possa commette-re. [...] ero alla Gorgona, lo vedevo [...]. Ma lì era diverso, [...] facevano [...] aperta, [...] i giochi per i [...] nemmeno di essere in carcere. Poi quando mi hanno tra-sferito [...] preferito [...] credere che ero [...] per lavoro. Quando [...] rivisto, non mi rico-nosceva. È stata una sofferenza che [...] ci sono parole per [...]. E mi ha anche rimproverato [...] non [...] non [...] accom-pagnato al suo primo [...]. Quando uscirà dal carcere [...] fare? Aprire [...] commerciale con la mia [...]. Lei lavora [...] pensiamo di aprire un [...] abiti delle sfilate in stock [...] negli Stati Uniti e [...] Giappo-ne». La compagna di cui [...] «No, lei mi ha [...] saputo che ero stato insieme a [...] nel breve periodo che [...] carcere. Prima ancora mi aveva [...] il gran-de amore della mia vita. La donna di adesso [...] quando eravamo ragazzi. Abbiamo ripreso i rapporti [...]. Ci scriviamo delle gran [...] possiamo nemmeno [...] perchè legalmente per me [...]. /// [...] /// [...] «Sono stato con lui fino [...] quan-do aveva sette mesi, fra una deten-zione e [...]. Mi sogno di [...] stare insieme, fare le [...] i giorni. [...] al bar a prendere [...] luna park, al parco, parlare coni suoi [...]. Purtrop-po quando uscirò sarà già [...] grande. Speravo che almeno in oc-casione [...] questa mo-stra mi concedessero un giorno di permesso per [...] a [...] insieme, [...] il [...] sono capace anche di fare [...] di buo-no». Se lei potessi tornare indietro, [...] cosa [...] «Invece di rapinare [...] negli studi. Mi piace dipingere, per [...] di-versi quadri. Alcuni, alla Gorgona, li ho [...] in una mostra di beneficienza. E poi mi piace [...] non mi sento né pittore, né scrittore [...]. Comunque, sto [...] già usciti. Di recente, con una poesia [...] vinto anche un premio. Una pergamena e un [...]. /// [...] /// Da sempre Laurie An-derson [...] quello che siamo abituati a consi-derare invisibile: [...]. [...] su provocazione del critico [...] Prada, la [...] sfida è, se possibile, più [...] dare corpo a chi non [...] rappresentare chi non si vede. Mettere sullo stesso piano la [...] la libertà totale della creazione. Così è nato «Dal [...] video -installazione e performan-ce, per un mese [...] am-pi spazi candidi della Fondazione. Uno «spettacolo» un [...] speciale con due soli [...] Laurie An-derson, moltiplicata per quindici e un carcerato, Santino Stefanini, [...] condannato a una lunga [...] proprio davanti a noi, per mezzo di [...] di altre [...] tecnologie, dal carcere di San Vittore [...] è rinchiuso. Un esempio di traspor-to [...] corpo da un luogo a un altro, [...] a [...] («transustanziazione» la definisce Celant), [...] del direttore del carcere milanese, Luigi Paga-no, [...] che la cul-tura possa essere [...] riscatto. Così il sogno di Laurie Anderson [...] che non si vede, di fare muovere [...] si muove è diventato realtà, dopo due [...] a [...] e in un carcere [...] Vien-na. Musa del minimalismo, inven-trice [...] evocativa e mentale allo stesso tempo, Laurie Anderson [...] «Dal vivo» come un percorso in cui [...] di vita quotidia-na o di pura invenzione [...]. [...] che vuole condi-videre con gli [...] ci chiede di se-guire [...] più fonda la [...] musica e la [...] voce. /// [...] /// Una pianta otto-centesca, che [...] San Vittore, ci [...] nella [...] parte inizia-le si consuma fra [...] musica e buio. Per terra sabbia vera [...] dalla qua-le spuntano ben quindici Laurie di-verse: [...] al-trettanti, minuscoli calchi di ges-so che narrano [...] storie. Ecco Laurie vestita di [...] «secondo il vecchio stile», la notte in [...] abbandonato i suoi sogni per andare ad [...] qualcun altro. Notti come quelle di [...] con gli edifici in fiam-me, [...] al limite del [...] come nel suo bellissi-mo cd [...] red», della morte del pa-dre. Oppure [...] vestita di [...] dorata, leggere le pa-gine [...] che si sfoglia, letteralmen-te, sotto i nostri [...] la storia scono-sciuta di Alessandro Magno o [...] un orologio millena-rio. È chiaro che quello [...] Lau-rie Anderson vuole è, sfruttando da maestra le meraviglie [...] «nostra» quotidianità conducendoci verso un altro luogo. Dove arriviamo [...] sul quale si affacciano una [...] blu con la scritta «registrazione» e una rossa con [...] scritta «diretta». Poi buio e tanti [...]. Sul fondo [...] di [...] grandez-za naturale sul quale, attraverso [...] in movimento [...] del fa-scio di luce che [...] quello strano totem, si disegna un uomo seduto, camicia [...] baffi e grandi occhi, mani composte [...]. È Santino Stefanini, ectopla-sma [...]. [...] che è rin-chiuso nel carcere [...] lì, davanti a noi, per [...] virtuale. Dapprima [...] una fascia di colore. Poi, a poco a [...] direttamente sot-to gli occhi di chi guarda, [...] immagine con un maglioncino [...] impercettibili e poi sempre più evidenti: il [...] il deglutire, il muove-re nervosamente le mani [...] calzati in scarpe da tennis. Noi lo vediamo, ma [...] vede. Nes-sun rumore fuorché la [...]. Non pos-siamo [...] e lui non può parlare [...] noi; ma [...]. Fra il pubblico, un [...] quel nuovo gioco, vorrebbe toccare quella statua [...] animerà [...] momenti non pro-grammati, scelti [...]. /// [...] /// [...] che Stefanini possa alzarsi dalla [...] verso di noi è grande. Ma è solo [...] le più sofisticate tecnologie [...] pari passo con la libertà individuale. [...] che si è allenato a [...] la posizione con degli esercizi di meditazione, che [...] «attore» proprio perché sta scontando [...] pena lunghissi-ma, ritornerà ad esse-re [...] fascio di luce che si [...] nel silenzio di [...] nella tra-sformazione di una materia [...] corpo, luce, metallo, pietra, legno. Se un giorno la [...] americana riuscirà a realizzare [...] negli Stati Uniti, il [...]. Maria Grazia Gregori Alla Fondazione Prada [...] Milano la performer Laurie Anderson «riproduce» in [...] detenuto di San Vittore evasione Il fantasma [...] Anderson, [...] a Chicago nel 1947, si definisce «performance [...] ma la [...] popolarità è legata soprattutto [...] in àmbito musicale e alle sue ricerche [...] aperta da Demetrio [...]. Negli anni, ha collaborato [...] Bob Wilson, Philip [...] Brian Eno, Lou Reed, Sol [...]. A proposito della manifestazione [...] Laurie Anderson ha detto: «Cerco di creare una qualità [...] di una persona, il cui valore essenziale [...] o fortemente connotato, ma impenetrabile: un alieno [...] confinato e isolato in una prigione per [...] di tempo. Tramite il mio lavoro, [...] a [...] o meglio lo porto [...] che è quello [...]. È come il raggio il [...] di sole che [...] illumina i diseredati di [...] a [...]. [...] che gioca con la [...] UNA SERIE di immagini proiettate nello spazio [...] emerge la sagoma di [...] ma finto TUTTO questo ci dice che [...] sofisticate non vanno di pari passo con [...] Intervista con Santino Stefanini, [...] rapinatore e omicida protagonista [...] «La mia vita reclusa. E da cambiare» «MIO FIGLIO [...] anni e sa che sono in prigione [...] cose che non si devono fare. E devo pagare» «SE TORNASSI [...] di fare rapine nelle banche vorrei studiare. E magari scrivere. /// [...] /// E magari scrivere. (0) (0) ![]()
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