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Rondine, massaia affaccendata sulla punta [...] erbe, frugare la rosa sarebbe, lo sai, delle vanità [...] più vana. /// [...] /// Lei scrive: «Ci sono due [...] in me, io sono a volte [...] a volte [...] mai [...] due insieme». Lei è bianca, eu-ropea, fredda, [...] una vera intellettuale. Lui invece è nero, [...] maledetto, un cam-pione del vitalismo. Sono ai poli op-posti [...] Novecento, [...] moderna lei e assolutamente tribale lui, eppure [...] cosa. Quasi alla lettera. Tutti e due comin-ciano [...] parlando di un «io» scisso, frantumato, dove [...] tre mille identità. Lei smonta così il [...] ot-tocentesco, con la psicologia coe-rente; lui innalza [...] e veemente, a un personag-gio davvero romanzesco: [...]. Nathalie Sarraute e Charles Mingus. La scrittrice francese, nata [...] che ha esordito nel 1938 con Tropismi, [...] nou-veau roman, e oggi vive e scrive [...] parigina accanto al Museo [...] Moderna: Einaudi pubblica ora [...] li-bro, Tu non ti ami. E il jazzista cre-sciuto [...] di Los Ange-les, morto a 55 anni, [...] sono state disperse nel [...] esce da Marcos [...] Marcos la [...] autobiografia, Peggio di un [...]. Esce nella collana inaugurata [...] narratore afroamerica-no [...] la stessa dove apparirà [...] poliziesco (ambientato nel mondo del blues) di [...] nero [...] Walter [...] giusta collocazione, perchè Mingus [...] scrittore e questo non è un li-bro [...] di jazz. Nathalie Sarraute e Charlie Min-gus: [...] musiche del Novecen-to, due modi opposti di [...] tema. La voce di Nathalie [...] è flebile, rarefatta, persino [...] inudibile: Tu non ti ami è un [...] contiene tutto il mo-dernismo e insieme ne [...]. Lo leggi, e ti [...] in lontananza, come echi sempre più estenuanti, [...] Beckett, di Pirandello, di Savi-nio, addirittura di Palazzeschi. Ciò che era moderno, in [...] è sva-porato e senza più forza, una stof-fa ormai [...] una logora filigrana. Mingus, invece, anche scrivendo [...] come gli aveva in-segnato da ragazzo un [...] «Sei un nero. Non ce la farai [...] classica, per quanto bravo tu sia. Se vuoi suo-nare devi [...] da negro. Non puoi sbattere un [...] tocca [...] a sbattere il basso, Charlie! /// [...] /// Sbatti, col-pisci, percuoti, liberati! Tu che sei negro [...] ma bianco per i negri, tu sei [...] e hai sangue nero e indiano e [...] nelle vene, tu che sei peggio di [...]. Nella vita, dice, vuole [...] un uomo, e poi suonare, suonare. È un uomo, e [...] risse coi teppisti di quartiere, nelle bra-vate [...]. È un uo-mo, soprattutto, [...] e trionfante. Ventitre ragazze in una notte, [...] al cinema, sesso sulla spiaggia, sesso fra i rami [...] albero, sesso con una moglie e poi [...] sesso nei locali notturni, sesso [...] e sesso venduto quando «per essere libero e man-tenere [...] limpida» si mette a fare il pappone, sesso con [...] bianca e una nera insieme, sesso. È un uomo: passionale [...] e rissoso, collerico, uno che ha «tanti [...] pochi dove fermarsi a riposare», sempre pronto [...] sempre a un passo [...] qualcuno. Una trascinante forza della [...] che si ribel-la, e poi suona, suona. Suona, il grande Mingus, anche [...] scrive le sue memorie. Con irruenza, con lirismo, [...] e gli assoli del [...] con im-provvisi scarti di [...]. Ci sono pagine adolescenziali, [...] e ingenuità, come in uno [...] Finn ferito dalla vita [...]. Ci sono dialoghi sincopati [...] deliranti, di estremo virtuosismo. [...] e [...] la comicità («perchè non mi [...] sdraiare sul divano, dottore?» «perchè scegli sempre la poltrona, Charlie»). Un [...] di magia, tanti eccessi, il [...] sbieco di [...] e, naturalmente, il jazz. Charlie Par-ker, [...] Collette, Red [...] Art Tatum, Fats Navarro [...] che balla: suonano insieme a Mingus la [...] Novecento più vitale, senza stancarsi mai. Carsici, intermittenti GIOVANNI GIUDICI Come [...] (per es. Specialmente tra i fedeli [...] non remu-nerato» che è [...]. Non ho mai conosciuto [...] Giuseppe Rosato, ma fin dagli anni [...] non mi erano ignote [...] si di-stinguevano (a quanto ricordo) per la [...] quieta e disin-cantata riflessione [...]. Poi, come succede, si [...] delle persone o si cancella-no le proprie. Ritrovare adesso Ro-sato (e [...] e temi) in un nuo-vo libro che [...] «Nutrire il corpo» (Editore Manni) mi dà una [...] quasi riassa-porata giovinezza. Benchè (come egli scrive) «Può [...] la vita/ ma già non più la [...] ora scrutata se alle porte/ sia gìà, [...] messa in via. Con un altro autore, Nino Crimi, [...] trapiantato a Mila-no, ricordo invece un incontro [...] degli anni [...]. Il suo libro del [...] «Falce [...] (G. [...] rivelava un volto di poeta [...] vena epigrammatica («Resta tenera età,/ [...] cara, il gioco/ [...] cose,/ come dici, bizzarre,/ disincantata [...] grave/ al tuo lavoro del nord:/ . Adesso Crimi si ripresenta [...] «Nei [...] mobili» (edizioni Pendragon) su una linea di [...] e secca invettiva: «La furberia [...] a sbarcare il lu-nario;/ [...] slancio es-sa comprende;/ istinto maschera-to di ragione,/ [...] prigio-ne, non il disprezzo». Tra i feno-meni carsici, [...] i fiumi come il [...] anche certe «sorgenti intermittenti». Ad esse assimileremo «Irma» [...] del pesce [...] di una poeta donna, Graziella Tonon, nome del tutto nuovo (che io sappia). Con [...] di una prossima e sempre [...] «inter-mittenza», ecco [...] i versi che si-gillano [...] e raffinato li-bretto: «Però noi [...] ci amia-mo/ mi ha detto/ alle sette in cu-cina. Chiara e Torpedo, angeli [...] Eschilo e [...] rimosso ANTONIO FAETI Ho [...] recente [...] il numero 10, ovvero [...] grande formato che [...] Bonelli ha proposto in [...] già stato uno speciale [...] altri, ultima opera del grande disegnatore bolognese Magnus, [...] scom-parso. Il nuovo «speciale» è [...] Jordi [...] per le tavole, mentre [...] sempre di Clau-dio [...]. Ebbene: questo [...] è proprio una specie [...] laurea dedicata ai fumetti, per via delle [...] ac-cade di realizzare quando lo si è [...]. Jordi [...] vive e lavora a Barcel-lona, [...] trascorso [...] -era disegnatore anche suo [...] Mi-guel [...] -immerso nei fumetti ita-liani, [...] in Spagna. Fra questi [...] anche Texas Bill, perchè [...] appari-va [...] spagno-la: un incontro appassionato [...] solo i primi nove albi della serie [...] in Spagna. E [...] mi fermo per for-mulare alcune [...] illazioni. Sarà stato soppresso perchè Fran-co [...] lo gradiva? Oppure sarà scomparso per mancanza di lettori, [...] una Spagna interamente franchi-sta, incapace di accettare le avventu-re [...] di Aquila della Notte? Così ritrovo [...] o la più recente, let-tura [...] di [...] apparsa su vari giornali [...] del 1992, quando Sergio Bonelli [...] da testimonial per una campagna pubblicitaria del manifesto, mentre [...] suo eroe veniva stampato [...] con una breve storia affiancata [...] intorno alle scelte politiche di [...]. Non si è, strana-mente, [...] dibattito su questo [...] che però me-riterebbe di [...] più attenzione. Jordi [...] è uno di quegli [...] con rigore e con grande, si direbbe [...] coerenza, la religione del-lo stile. Nelle tavole di [...] non [...] un graffio di inchiostro, non [...] un colpo di pennellino, non [...] un profilo, non [...] una sintesi grafica che non [...] immediatamente ri-conducibili alla [...] prorompente poetica visiva. [...] sembra per sempre innamorato dei [...] degli schizzi, dei piccoli appunti presi en [...] dagli impressioni-sti. Il suo modo di [...] fra i più colti, anche se è [...] ammiccare verso le scaturigini laidamente più popola-ri [...] con auten-tiche violenze esercitate proprio a danno [...] del proprio ineffabile segno. E poi [...] è anche il creatore [...] Tor-pedo [...] di Chiara di notte, due per-sonaggi che [...] volte dato lo stesso divorante piacere che [...] quando leggevo i fumetti. Un gangster e una [...] che spara e uccide con impassibile fre-nesia, [...] ha speri-mentato ogni componente della ampia fenomenologia [...]. Insomma una coppia capace [...] fino a noi due metafore rilevanti [...] ro-mantica, perchè nero, solitario, [...] bandito, e tutta pervasa dalla misteriosa, sacrale [...] antichissima identità, era la cocotte. Chiara e Torpedo, sottratti [...] dal [...] di in-finiti episodi che [...] il fondamento es-senziale di una irresistibile voca-zione, [...] successione ritmica dei coiti e con la [...] colpi di pistola, co-me le scansioni, i [...] della nostra vita siano comun-que privati di [...]. Martellanti nel dare la morte [...] nel dare il pia-cere, Chiara e Torpedo sono sim-metrici, [...] corona una pe-rizia consapevole, la morte defini-sce il senso [...] di un mestie-re. Il [...] mefitico di tante macchine [...] che annunciano le feste natalizie, le spese [...] nei [...] che hanno ucciso le [...] cannella in cui si poteva perfino indugiare [...] Chiara e Torpedo gli emblemi riassuntivi e [...] in realtà, non offre personaggi, ma specchi [...] i volti for-sennati che definiscono una vita [...] pervasa da raffiche. [...] li ha accolti tutti [...] Chiara e Torpedo, dando alla prima il sembiante [...] di una grande donna del West, assegnando [...] secca, tanatologica durezza di un detective della [...]. [...] si è rivelato un [...] casa: nella [...] fabula va-sta e aperta [...] due [...] e approfitta [...] per ribadire che lui [...] riassuntivo, dut-tile, maneggevole, e che per que-sto [...]. Non ci sono scene [...] questo è un [...] globalmente li-bertino, fondato su [...] è tutto erotizzato. [...] è bravo e la storia [...] bella, è una storia da do-poguerra, in cui le [...] persi-stenze della Guerra Civile riporta-no al nostro [...] al perdersi di tan-ti, ai [...] smarriti, alle vendette, alle turpi, personali continuazioni e persecuzioni [...] ciò che doveva [...] concluso. Sono brutti tempi, questi, [...] lo si è detto e scritto da [...] le vendite e le tirature, scompaiono testate. Ma il [...] ci dice tutta la verità [...] di questo [...] medium. Anche nei libri, anche [...] anche nelle poesie, le Chiare e i Torpedo [...] casa presso le Aquile [...] Notte. Ma solo nel fumetto, [...] diventa, soprattutto, un omaggio alla persistenza dello [...]. Scappati per un [...] dalle loro strisce originarie, [...] hanno reso più diafano e scavata la [...] e hanno fatto esplicite [...] di Kit, attempato libertino. FRANCO RELLA Le due [...] da Sofocle Edipo il [...] (Feltrinelli, [...] e [...] (Einaudi, 1996, con un [...] G. Steiner e [...] di Brecht in appendice), [...] opere decisive della nostra modernità. Sono le opere con cui [...] apre una nuova prospettiva [...]. [...] scopre infatti che dietro [...] si nasconde la caotica potenza mitica, [...] «orientale» (quello che diventerà [...] Nie-tzsche). Scopre che [...] greca non è il modello [...] una perfezione da imitare, ma una forma che rende [...] il conflitto tra il «proprio» e [...] la polis e le potenze [...] ne sono escluse e che la premono da ogni [...]. Ma non è [...] cosa, questa, che [...] impara dalla tragedia. Umano e divino La conciliazione [...] e il divino, tra [...] della natura e [...] è «la nascita [...] ostilità», del conflitto tra ciò [...] non ha forma e [...] di forma, che apre uno [...] interstizio, una sorta di vuoto nella scrittura in cui [...]. Ed è questo spazio [...] ha sempre cercato di occultare: che persino [...] la tragedia gre-ca avevano cercato di rendere [...]. Ma, [...] che ha espresso questo livello [...] contraddizioni, è diventata [...] di [...] un ostacolo, un mero modello [...]. [...] sposta la [...] attenzione dalla forma [...] e alla natura [...] antica, e quindi sulla tensione [...] il proprio e [...] che questa esprime. Per quanto possa sembrare para-dossale, [...] Greci, per [...] stessa della loro capacità rappre-sentativa, [...] appropriavano nel re-gno [...] estraneo. Per noi, continua [...] «è [...]. Ecco perché è così [...] proprie re-gole artistiche dalla sola perfezio-ne greca». Ma i Greci ci [...] perché, per noi co-me per i Greci, [...] cono-scibile solo in rapporto [...] con [...]. La grecità è dun-que [...] spazio di una alterità che mette in [...] la nostra identità. È per questo che [...] dichiara di [...] spingere, con la [...] tradu-zione di Sofocle, [...] greca a sco-prire il lato [...] nascosto «che essa ha rinnegato», [...] là [...] si incontri». [...] che sta appunto nella maestria [...] che ave-va assorbito nelle «proprie» forme [...] orientale. E in una lettera, [...] aggiungerà: «Spero di rimanere [...] principio anche se dovessi espor-re più temerariamente [...] proibito al poeta». Che cosa è proibito [...] Che cosa è a lui proprio e al [...] estraneo? «Molte sono le cose terribili, ma [...] è [...] aveva scrit-to Sofocle (Antigone, [...]. [...] / [...] der [...] que-sta è la traduzione di [...] «Numeroso lo smisurato» e dun-que [...] sono le cose che si rive-lano nel vuoto tragico. È [...] infatti, che nella [...] capacità di gioia e [...] sventura e di passione e di bellezza, [...] la via che conduce alla verità del [...] insieme, in ten-sione, il diverso senza mai [...]. Ed è da questo «vuoto» [...] emerge la parola che apre la tra-duzione [...] che è forse la verità, [...] più autentica del tragico. Anche Brecht arretra di [...] e trasforma il testo [...] in: «Sorella, Ismene, virgulto [...]. La parola è di fatto [...] perché fonda [...] che è anche speranza, che [...] ha mai avuto linguaggio. A que-sta si appella Antigene [...] a parlare, quando si ri-volge a Ismene, [...] in nome [...] che si na-sconde e [...] in questa parola, [...] della legge, la rottura [...]. Perché per questo non [...] ma si deve anche lottare. Questa lotta infatti non [...] ma alla dissonanza in cui tutto possa [...] Antigo-ne [...] Creonte, il bene e il male. Questo è quello che [...] scopre in Sofocle, nel [...] un futuro, che non ha ancora penetrato [...] lotta che non ha quartiere, ma che [...] comunque, non distruttiva. [...] si ritira, con questo suo [...] nella tana di una quiete follia, che era, forse, [...] di un ascolto che doveva venire. /// [...] /// [...] si ritira, con questo suo [...] nella tana di una quiete follia, che era, forse, [...] di un ascolto che doveva venire. (0) (0) ![]()
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