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Ripetiamo tutti, da tanti [...] la lotta alla mafia con la repressione, [...] il mare con un cucchiai-no. Che ci vuole [...] della cultura. Che ci vuole quella [...] dello sviluppo. Sabato, [...] a Palermo, è previsto [...] Pds che si annuncia parteci-pato. Servono davvero i «dibatti-ti»? O [...] utili alla lotta alla [...] «Trovo la domanda mal [...]. Le due cose non [...]. E guai a considerare la [...] come [...] «antimafia» possibile. I dibatti-ti, in particolare [...] in giro per [...] servono moltissi-mo. Sono strumenti di vera [...]. Servono per riflettere [...] criminalità in generale e [...] particolare, superando la tradi-zionale separatezza degli apparati [...] Stato. Attraverso le domande dei [...] a capire molto bene cosa pensano della [...] della questione morale. Riflettendo insieme, si contribuisce [...] sulla realtà dei pro-blemi. Tanti luoghi comuni, stereo-tipi culturali, [...] limite della [...] sulla mafia -tipo il concetto [...] o la bestemmia che la [...] spazzati [...] crisi. Proviamo a ragionare secondo [...] e la mafia, per anni [...] stato ha significato regioni in [...] alla mafia e [...] dal pun-to di [...] dirit-ti e del lavoro; la [...] di conse-guenza, ha creato attorno a sé un forte [...] che produce luoghi comuni [...]. [...] è proprio facendo cultura [...] nelle parrocchie, nel dibattito con questa o [...] si può contrastare questa [...] che si nutre di [...]. Lavoro faticoso, per un [...]. Lo sforzo, dunque, vale [...] «Certamente. [...] un lavoro -direi [...] svolto senza tenere [...]. Non obbligato-rio, e che comporta [...] quota sup-plementare [...] strettamente [...]. Ma di [...] sotto certi pro-fili decisivo. Non dimentichiamo [...] che questo tipo di [...] nella lotta al terrori-smo. [...] molte ambi-guità: [...] compagni che [...] con lo Stato né con [...]. Solo verso la fine [...] i terro-risti sono stati isolati e quindi [...]. [...] mafia, rispetto a quelli del [...] sono [...] lonta-ni? «Senza dubbio. Ma in entrambi i [...] del consenso è la questione decisiva. Pochi [...] nel 1977, dopo [...] avvocato Fulvio Croce per mano [...] non fu possibile trovare 6 [...] disposti a fare i giudici po-polari in un processo [...] i capi storici delle [...]. Sembrava che il ter-rore [...] che una città co-me Torino, nonostante le [...] lotta per la libertà, fosse sconfitta. Sul tavolo del presidente [...] medici tutti [...]. /// [...] /// A questo punto cominciò [...] assemblee. [...] deserte, per la paura. Poi piccoli gruppi di [...] non avevano il coraggio di fare le [...] su bigliettini anoni-mi. E solo dopo, molto [...] oceaniche alla Fiat Mirafio-ri, nei reparti [...]. Anche per ef-fetto di [...] chiarire che il terrorismo era una minaccia [...] le vittime po-tenziali, ma per tutti. Cessarono le [...] dai terroristi. I terroristi si accorsero di [...] essere [...] di nessuno. /// [...] /// Constatarono di non avere [...]. E da [...] venne giù la [...] pentiti [...]. Tornando alla mafia. Qualcosa di analogo al [...] Croce, [...] per il primo «maxi» proces-so a Cosa Nostra, [...] raffica di [...]. Non è un caso [...] Dalla Chiesa, che aveva vissuto [...] esperienza ai tempi del [...] Palermo, va in tutte le scuole, comprese le [...]. Facevano altrettanto Rocco Chinnici, o Falco-ne e Borsellino; e [...] la-sciò addirittura interrotta una lette-ra [...] la [...] ai ragazzi di una [...] ancora non era potuto andare. Oggi sono tanti i [...] che fan-no queste cose. E [...] non solo in Sicilia [...] sul tema ma-fia, è anche un modo [...] Nord e Sud. Soprattut-to quando si dimostra con [...] che la mafia non può essere esorciz-zata come fenomeno [...] aree del Mezzogiorno e che, invece, è un fenomeno [...] un [...]. [...] è cosi sicuro che il [...] e questione mafiosa in Italia [...] di [...] «Nessuno che conosca le cose [...] mafia dovrebbe avere dubbi [...] in-dissolubilità di questo nesso. Pur-troppo, invece, se si [...] politico negli ultimi tempi la sensazione è [...] ri-mozione. Il tema del ripristino [...] mortificato nei confi-ni di un preteso strapotere [...]. [...] mo-do si dimentica che [...] legalità è fondamentale in terra di mafia: [...] ele-mentari di vita civile; per avviare uno [...] non sia cioè rapina di risorse collettive [...] per la mafia e i suoi complici». La differenza che passa [...] davvero a cuore va-lori garantisti e quanti [...] «garantismo» caricano a testa bassa contro lo [...] Procure, richiama in qualche mo-do, sconfinando [...] etologia, la differenza che [...] e lo sciacallo. /// [...] /// Semmai, per garantire il [...] le Procure dovrebbero es-sere potenziate come avvenne [...] terrorismo. Il magistrato, ma anche il [...] o il [...] alla società civile, dicendo ai [...] al [...] svolgono un compito insostituibile di [...] pubblica. Lo voglio ripetere: [...] qualcuno non dovrebbe mai di-menticare». /// [...] /// Per Giancarlo Casel-li, chi [...] prima fila nella lotta alla mafia, merita [...]. E ad esporsi in [...] sono soltanto i magistrati e gli inve-stigatori. Ciò non toglie che [...] lotta alla ma-fia ha fatto una ragione [...] ad esempio, ad Antonino [...] magi-strato ormai in pensione [...] scuole di [...] -non «fa notizia», vede [...] circondata dal silenzio dei media. A volte, dice Casel-li, [...] peg-gio. [...] su questo aspetto: « Un [...] in questo collegamento fra il nord e [...] tema della mafia e della lotta alla [...] e don Ciotti, che [...] degli animatori». Che profonde ogni energia [...] ascoltare le sue parole [...] un invito ad impe-gnarsi per la pace, [...] tolleranza, la lotta con-tro ogni forma di [...]. E invece di es-sere [...] suo servizio -e viste le sue attuali [...] sarebbe più giusto parlare di sacrificio [...] qualcuno, come è accadu-to [...] su [...] che non esita ad [...] inquali-ficabile quanto volgare. I casi più eclatanti: [...] Carlo Al-berto Dalla Chiesa, ribattezza-to il «Nembo [...] che «pre-tendeva» di sconfiggere [...]. Giovanni Falcone, che i [...] di giustizia di Palermo caricavano di pro-cessi [...] le «sue carte», avrebbe fatto «panna montata». O Paolo Borsellino, scelto [...] Leo-nardo Sciascia, a esempio dei «magistrati professionisti [...]. Con il risultato che [...] venne smantel-lato. [...] il procuratore Gae-tano Costa, la [...] rossa». O il poliziotto Ninni Cassarà, [...] i suoi rapporti al giudice Falcone, sprezzante-mente [...]. [...] don Pino Puglisi, al quale [...] che doveva [...] a «fare il prete». O [...] Libero Grassi, che «si [...] testa di non pagare il racket». E il giu-dice Cesare Terranova [...] cercata visto che «voleva [...] il magistrato», dopo avere fatto il parlamen-tare [...] Roma? E il capitano dei carabinieri di Monreale, Ema-nuele Basile, [...] capo della mobile di Palermo , Boris Giu-liano, [...] diventati dei «Serpico» mentre avrebbero potuto [...] a una visione più [...] lavo-ro? Si potrebbe andare [...]. La prima «arma» adoperata [...] sem-pre stata [...] della calun-nia, del dileggio, [...]. E su questo si [...] castelli dei luoghi comuni, i veleni, le [...] «campagne» che hanno poi aperto la strada [...] armi, quelle vere. [...] storia vecchia. Niente di nuovo sotto [...]. Agguati -per [...]. Ma agguati che dovrebbe-ro [...] neces-sità di non abbassare mai la guardia. /// [...] /// Ma agguati che dovrebbe-ro [...] neces-sità di non abbassare mai la guardia. (0) (0) ![]()
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