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E in quanto tale Goti, Burgun-di, Vandali e Unni divennero [...] da [...] e odiare. Insomma [...] il «diverso»: non a caso [...] in greco si-gnifica balbuziente. Il lin-guaggio non era comunque [...] ostacolo alla compe-netrazione. Nomadi, con [...] fondata sulla caccia e sulla [...] avevano [...]. Nei [...] imperatori romani fu di cauta [...]. Nel IV secolo la [...] inarre-stabile: le invasioni si susse-guirono a ritmo [...] 476 [...] romano [...]. Gli ebrei, razza da escludere [...] eliminare) Nel 1941 nei loro confronti il regime hitleriano [...] la [...]. Ma la persecuzione degli [...] pericolosi di volta in volta sia in [...] in quello [...] ha [...]. [...] romana imperiale furono ac-cusati [...] di disobbedienza alle leg-gi, di praticare forme [...]. Dalla seconda metà [...] in poi, la pro-gressiva [...] si accompagnò alla re-crudescenza [...]. Toccò [...] in Germa-nia con il [...] negli ebrei in quanto «razza» il nemico [...]. Paura del «rosso» I [...] alieni I comunisti travestiti da alie-ni. Entrambi, negli anni Cin-quanta [...]. [...] mangiare i loro bambi-ni. La paura del «rosso» [...] pa-rossistici che persino la pro-duzione cinematografica ne [...]. I film di fanta-scienza diventano [...] della lotta tra [...] e il male (la Russia). Alcu-ne di quelle pellicole [...] degli [...]. Ma molti di quei [...] ridere. Non hanno riso per [...] americani perse-guitati dal maccartismo, la campagna contro [...] nel [...] dal se-natore repubblicano McCarthy [...] in una vera e propria caccia alle [...]. La campagna terminò nel [...]. Ma non la guerra [...] a «sciogliersi» nei primi [...] per finire con la [...] orientale. Muro al confine per fermare [...] poveri [...] Dal [...] che per necessità si sono [...] muovere e trasferire in paesi più ricchi hanno sem-pre [...] forme di discrimi-nazione. È un destino toccato [...] in Svizzera o in Germania. È un destino che, [...] tocca ora agli albanesi. Noi abbia-mo mandato [...] a pre-sidiare le coste pugliesi. Gli americani hanno creato [...] proprio muro di Berli-no al confine con [...] Messico: [...] di recinzione «ar-mata» per fermare i [...] i «polli» messicani che [...]. Ma gli america-ni hanno un [...] indica-tivo per chiamare [...]. Come alieno, ma anche [...] del famoso film di Scott. Il diverso da noi [...] estraneo portatore di minacce, come un nemico [...] da eli-minare. Le nuove forme di intolle-ranza [...] i [...] integralismi e nazionalismi, non ci [...] negli ultimi tempi, a un [...] innanzitutto il rivale, inve-ce che [...] prossimo? Questioni scabro-se, angosciose che, per parte mia, tro-vo [...] rasserenante affrontare con [...] con Marisa Fiumanò, psicanalista la-caniana [...] responsabile del Laborato-rio Freudiano di Milano. Autrice di numerosi testi, Marisa Fiumanò [...] curato ultimamente un libro scritto da quattro [...] giurista: [...] fecondazione» (ed. Tartaruga): [...] della procreazione oggi, e sulla [...] delle donne con un bi-sogno di maternità, ad affidare [...]. Marisa Fiumanò, perché di fronte [...] uno sconosciuto tendia-mo a manifestare diffidenza, pri-ma che confidenza? Dobbiamo [...] tutti un [...] paranoi-ci? [...] è costituita [...] perché ogni sog-getto riesce a [...] come un io [...]. [...] a impedire che la propria [...] venga attaccata [...]. Per spiegare come questo [...] precocemente, [...] cita un testo di S. Agostino, dove si descrivono [...] piccoli, uno lat-tante e [...] appena più grande, che [...] torva il fra-tellino attaccato al seno. Questo sguardo così aggressivo, questa [...] di invidia tanto precoce nei confronti del fratellino che [...] della madre, ci mostra come [...] si costituisca fin da subito [...] di [...] radicale e primiti-va, dove [...] del nostro [...]. Non però nella primissima in-fanzia, [...] il bambino vive ancora una confusione, [...] originaria fra il sé e [...]. I bambi-ni piccoli, quando [...] che piange, magari per colpa loro, ne [...] persona: un bimbo di nome Luca, che [...] piangere, dicendo che Luca (e non Matteo) [...] male. Una bambi-na di pochi [...] guarda allo specchio, può scacciare questa im-magine [...] aggressiva e mi-nacciosa. [...] originaria fra il sé e [...] non ci [...] paura [...] dalla paranoia, ma fa sì [...] il soggetto rivaleggi [...]. Una rivalità che precede addi-rittura [...] nascita [...] È possi-bile? [...] è radicalmente diviso, per-ché nel [...] stesso in [...] na-sce, ci si separa da [...] parte di sé. Una [...] il soggetto cercherà sempre [...] dimentica-re, per pensarsi invece come intero. Ma tale interezza [...] è solo im-maginaria, è [...] che [...] sempre [...] messa in pericolo [...] sia esso il fratello reale [...] anche solo la propria figura allo specchio». E se invece ci [...] sociale, lì dove si giocano le [...] «I gruppi si strutturano [...] un ideale, si compattano identificandosi con la [...] leader. Ma per mantenere tale [...] ogni caso con-trapporsi a un esterno considerato [...]. Siamo sempre [...] strutture paranoiche. Proprio perché è [...] primitiva, la posizione paranoica [...] come un virus laten-te che può esplodere [...] grande facilità. Le ideologie po-litiche di [...] un potenziale di aggressività [...]. [...] di tanti [...] contem-poranei, dobbiamo pensare che è [...] più [...]. Ma questa struttura conflittua-le e [...] è presente anche [...] femminile? [...] chi pensa che, almeno nel [...] fra donne, [...] o meglio, [...] si presenta innanzitutto sotto la [...] della complicità, di una sorellanza che precede il conflit-to. Le donne attraversano il [...]. Il primo è quello [...] chiama [...] che significa letteralmente [...] de-vastazione, [...] e indica la con-flittualità, [...] corpo con la madre: [...] reciproca, ma anche necessaria, [...] possa diventare a propria volta donna. Solo se il [...] viene consumato, infatti, [...] potrà accedere a una [...] identità sessuata. Altrimenti, [...] possibi-lità è il [...] cioè il [...] la ragazza viene, per così [...] rapita da una figura di femmi-nilità che appare completa [...] con la quale perciò [...] in competizione; una figura mater-na [...] ma totalmente altra, perché sembra avere già tutto: [...] il bambino, la maternità. In questo caso, la [...] rimanere al di qua della femminilità, perché [...] e non può essere [...]. Molti casi di infecondità [...] proprio a questo [...]. [...] un romanzo di Marguerite Duras: [...] rapimento di [...] V. [...] dove si descrive molto [...] durante un ballo notturno la giovane [...] la-scia che il suo [...] la notte con una sconosciuta: una signora [...] nero, la quale glielo sottrarrà senza che [...]. Nei confronti di [...] donna, certo una controfigura della [...] rimane in un ango-lo a [...] prova un rapimento [...]. Non [...] «La dimensione paranoica si può [...] solo grazie [...] di un terzo che [...] separatore fra il sé e [...]. La para-noia è una collisione [...] due identi-tà, due soggetti che si percepiscono [...] punto [...] che la vita [...] equivalga alla [...]. [...] spesso comincia quando uno si [...] prigioniero del [...] il compito [...] sa-rà proprio quello di aprire [...] spa-zio fra due soggetti prigionieri di [...]. Giampiero Comolli il mio [...] Così [...] la paura del prossimo Il racconto Tu [...] segreto si svela: che distanza [...] tra noi VALERIA VIGANÒ Tu [...]. Guardo dormire la tua [...] lenzuola, e il tuo viso con la [...]. Non è il sonno [...] ma [...] che gli occhi chiusi [...]. Ti sei addormentata in [...] secondo, liberando-ti del peso corporeo nel quale [...]. Ma non schia-rendo la [...] produce ancora qualche scheggia, un sussulto. Poi an-che i rimasugli [...] ne sono andati e io non ho [...] o almeno provarci. I tuoi segni di [...] labbra, si sono ghiacciati, irrigiditi da un [...]. La tua pelle sembra [...] per il persistere tempora-neo della vita dopo [...]. Sei supina, le braccia [...] letto ma il tuo sonno è fatto [...] degli ostacoli e la riparazione dei torti [...]. Sei cattiva nel sonno, [...] tesa, la fronte appena corrugata di chi [...] lieve mancanza. Come potrei addormentarmi ora, [...] il tuo segreto dentro, quello che io [...] parole che dici, dai sorrisi che mi [...] da tutta [...] che il sonno sa [...]. Svelato è il segreto che [...] qualcosa che io ignoro, che [...] una distanza lungo la quale [...] diventi [...]. Siamo entrati ieri in Finlan-dia [...] frontiera che in mezzo alla foresta ci [...] paese. [...] scelta perché eravamo con-vinti [...] avrebbero sbrigato le formalità in un se-condo. Era mattina presto, e gli [...] infiniti conservavano [...] fitta, scariche di freddo entravano [...] finestrini, chissà cosa è [...] ci chiedevamo. Una coltre di si-lenzio [...] sotto il peso della neve, la strada [...] con cui era curata. Dopotutto, anche se non ave-vamo [...] una sola au-tomobile e nella notte polare nessuno si [...] in viaggio su questa strada grande come una carrozzabile, [...] svedesi continuavano a [...] percorribile. Dopotutto era una via alla [...]. Il tragitto della giornata [...] lungo, una digressione verso la regio-ne dei [...] ac-campamento accanto a una fonte [...] e poi saremmo rientrati [...] Norvegia [...] in al-to, per immetterci nella dire-zione di Capo Nord. Guardan-do la cartina si [...] di innalzarci, il Nord è sempre in [...] riproduzione del mon-do. Capovolgendo la mappa mi [...] aves-sero fatto il contrario e il su [...] scambiati mi davano subito il senso di [...] una posizione innaturale, le vi-scere a premere [...] lingua contro il palato, un ef-fluvio di [...] nei vasi del cervello. La postazione di frontiera era [...] casupola di legno con una sola finestra. La porta era aperta, una [...] co-priva la veranda. Una striscia rossa segnava [...] uno stato [...]. [...] era fatto di una distesa [...] senza alberi e [...] si era spalancato di colpo, [...] pun-ti di riferimento che la [...] li-nea. La foresta [...] si era fermata ai margini [...] provve-dimenti umani. La decisione di fissare [...] il confine era doppiare ciò che la [...] fatto, dare una fine al bosco, spazzare [...] non fossero licheni e mu-schio per le [...]. Abbiamo spento il motore e [...] scesi [...] dalla macchina. [...] un tepore che odorava [...] di un azzurro intenso, sembravano genziane dolomitiche. La porta della casupola cigo-lava, [...] la stanza [...] una macchina da scrivere, una [...] fogli sparsi inte-stati del governo finlandese. Non avevamo sbagliato, una sdrucita [...] azzurra e gialla lo confermava. Siamo ri-masti in piedi [...] infinito che però finiva, ma molto in [...] può essere un fondo, in uno scintil-lio [...]. La voce arriva insieme [...] rotolare di pietrisco, respiro affannato. Diventa un urlo, quando [...] e noi dentro il [...]. È in divisa militare [...] di tela verde in testa che copre [...] e fa ombra al viso spigoloso, agli [...] gli occhi chiarissimi. È furibondo mentre la [...] di allacciarsi i pantaloni e tocca la [...]. Dal tono sembra ci [...] ma non par-la inglese e [...] va [...] per [...]. Alla fi-ne ci fa [...] prosegui-re e attendere. Ci sediamo per terra, [...] al-la lamiera della macchina. Co-me sempre io mi [...] le lungaggini, tu invece frugavi nello zaino [...] un panino. Il doganiere era scomparso [...]. La luce spaccava gli [...] muschio umido bagnava il se-dere. Sentivamo un gracchiare, altre [...]. Poi lui aveva chiamato, [...] passaporti. Li girava e rigirava. Ci guardavamo [...] tre muti, neanche noi [...] perché sembrava che lui valutasse dalla nostra [...] di liberarci o no. Intanto erano trascorse tre [...]. La ricetrasmittente non funzionava, [...] doga-niere ripeteva brusca le stesse parole, come [...] è abi-tuato che al silenzio. Dentro la macchina avevi [...] Sibe-lius [...] radio e fatto partire un Massimo Ranieri [...] napoletani. Lenta-mente ci eravamo messi [...] un dialetto nordi-co camuffato da Vesuvio, e [...] impassibile, [...] era di-ventato identità. /// [...] /// Lenta-mente ci eravamo messi [...] un dialetto nordi-co camuffato da Vesuvio, e [...] impassibile, [...] era di-ventato identità. (0) (0) ![]()
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