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Erano anni, gli anni [...] Quaranta [...] Cinquanta, di to-tale dominio del dialetto. [...] era lontano dalla no-stra [...] lo era la lingua straniera, quanto lo [...] o [...] o [...]. Chi usava [...] era diverso, estraneo. Se fore-stiero, era depositario [...] superiore, aveva qualco-sa in più; se paesano, [...] parlare italia-no appariva [...] inconcluden-te ostentazione e frutto [...]. Ci si senti-va autorizzati a [...] e [...]. Parla come mangi, si [...]. Oppure: parla come [...] fatto [...]. La lingua italiana aveva [...] ai no-stri occhi, tanto è vero che [...] per esercizio, per finta si poteva avere [...] qualche frequenta-zione. A scuola, [...] era come la storia, [...] come la matematica. Cose astruse, ed estranee [...] esistenziale. Non ricordo di preciso [...] ho posseduto il cerchio. Certamente dopo i [...] anni e prima dei [...]. Pri-ma dei [...] anni credo non si [...] per-fetta armonia di coordinazio-ne della guida del [...] anni cominciavamo a sentirci fuori [...] e dai suoi giochi, [...] di [...] che malizio-samente preferiva prestare [...] alle donne piuttosto che a giochi e [...] primi malesseri e delle sconvolgenti fantasie erotiche [...] e corpo. Il cerchio a tredici anni [...] roba da bambini. A tredici anni portavamo [...] calzoni corti, [...] e [...] secondo un costume familiare [...] curava dei possibili effetti delle temperature fredde [...] -riteneva che il freddo invernale desse forza, [...]. [...] chi invece a [...] comin-ciava a indossare, [...] i pantaloni alla [...] con i cal-zettoni colorati. Ed erano figli di [...]. Nelle famiglie benestanti ci [...] i figli non prendessero freddo alle gam-be. I genitori benestanti non [...] temperatu-re fredde dessero forza e rin-saldassero il [...]. Non ricordo come venni [...] cerchio. I cerchi si cedevano, [...] trovavano per caso in qual-che discarica? Fonte [...] acquisti e ab-bandoni in discariche dove-vano essere [...] biciclette. Il ricambio di in-vecchiati [...] soddisfaceva la do-manda dei ragazzini. Quando ne venivi in [...] a [...] ruotare per vicoli e [...] salite, in corse che desideravi intermi-nabili e [...] conclu-devano, nel sudore, con un evitabile fiatone [...] la gola. Il cerchio era di [...]. Il cerchio da biciclet-ta [...] raro, più apprezzato, più ricercato -il cerchio [...] corsa (sottile e leggero). Il secondo comportava nel [...] corsa, un maggiore transfert di fantasia (ci [...] come ciclisti). Ma il primo a [...] meglio perché il rapporto tra peso, diametro [...] più agevolmente il punto di equilibrio. Soprat-tutto in discesa e [...] cerchio normale era preferibi-le. Il maggior peso rispetto [...] più largo scarta-mento tra i due bordi [...] meglio il terre-no, la corsa era più [...]. Il gioco del cerchio [...]. Dal Cinquecento ne giun-ge una [...] testimo-nianza. Nel 1560 il pittore [...] Pieter [...] il Vecchio creava quello [...] Giochi di fan-ciulli, che appare come babe-lico e [...] giochi infantili. Tra una folla di bambini [...] a gio-care con i dadi, a cavalcare una botte [...] una staccionata, fare capriole, lanciare trotto-le, arrampicarsi su alberi, [...] addosso [...] ne appaiono in primo piano [...] che fanno a gara a far correre il cerchio [...] colpi con un bastoncino. Di che materia saranno [...] del Cinquecento? Sa-ranno stati di legno, un [...] su se stesso e fissato da legacci. Noi, negli anni Quaranta, negli [...] Cinquanta, il cer-chio non dovevamo [...] ce [...] già [...] fatto, era il cerchio della [...] da bicicletta, privato di ca-mera [...] e di raggi. Dove-vamo invece rimediare uno [...] e spin-gere il cerchio: poteva essere, sì, [...] che, incastrato [...] del cerchio, servisse a [...]. Ma poteva risultare peri-coloso. Se, durante la corsa, [...] bastoncino si fosse impigliato con la punta [...] fori dei raggi del cer-chio, erano dolori: [...] finanche slogare il braccio. Meglio del bastonci-no risultava [...] un vero e proprio manu-brio che avvolgeva [...] cerchio. Il manubrio si co-struiva [...] ferro abba-stanza robusto piegato a for-ma di [...] più lunga, adibita a manico, la si [...] ba-stoncino e attorcendo altro fil di ferro; [...] corta la si piegava a semicerchio con [...] meno ampio se-condo i gusti. Questo arco fa-ceva da [...] del cerchio. Il gioco del cerchio [...] il gioco della ruzzola. Anche il nome dialet-tale [...] -attesta la di-scendenza. Il Glossario latino italiano di Pietro Sella registra un [...] ruelle (gioco della ruzzola, appunto) [...] verso la fine del 130 secolo ad Alessandria e [...] ad [...] cui si parla nel secolo [...] a Noto, in Sicilia. La ruzzola era un [...] legno o di ferro e veniva giocata [...] in gara. Non col ba-stoncino si [...] con un lungo spago av-volto. Un [...] come la trotto-la. Di norma la ruzzola biso-gnava [...] in metallo o in legno. [...] con pa-zienza e perizia per [...] uno strumento di vittoria. /// [...] /// Si sa, una gran parte [...] giochi simula scontri in batta-glie. Si è anche data [...] ruzzola casareccia la forma di formaggio. Ho vaga memoria di [...] adulti. Si faceva, a squadre, [...] rigorosa-mente, pena la squalifica, un percorso a [...] e dossi. Si for-mavano di bocca [...] discussione in discussione classifiche dei più bravi, [...] magnificavano le imprese di chi con un [...] a tagliare una curva a gomito superando [...]. Gli incontri pa-re avessero [...] nelle osterie o, più signorilmente, in casa. Ovvia-mente, il formaggio, a [...]. I vinti pagavano [...] vino. Del gioco col cerchio [...] un doppio ru-more, [...] e [...] perfetta-mente sovrapposti e coordi-nati: [...] (ar-gentino) costante e uguale dello strusciare della [...] del cerchio e il rumore metallico (un [...] e occasionale prodotto dal rotolare del cerchio [...]. A seconda del tipo [...] il rumore mutava: [...] era forte e, nel-la [...] per i grandi che, nelle case, sui [...] era uguale, da sorda sega metallica; sullo [...] intenso, meno for-te, più leggero. Le corse si preferiva [...]. Al piacere della corsa, [...] controllare il cer-chio, si univa il gusto [...] a qualcuno. Era la perfidia [...]. /// [...] /// [...] una strana capanna, nella spiaggia [...] alla pineta. Una capanna coperta con [...] canne di fiume, mentre tutto intorno comandano [...] armato. Furono una conquista delle [...] Medicina, stanche di dovere riposare sotto un ombrello [...]. Nella pausa di [...] avere pranza-to in un quarto [...] -un panino [...] salame [...] ombreggianti le mondine potevano dormire [...] quarti [...]. Fu una grande conquista, in [...] tempi. E noi, per [...] per stare freschi, abbiamo [...]. Ora stanno [...] dei platani, gli anziani arrivati [...] bolognese, perché ormai si aspet-ta la campana che annuncia [...] pran-zo. [...] sta scritto sul muro bianco. [...] Orlando [...] fu il primo sindaco dopo [...] Liberazio-ne, e «diede se stesso per il benessere e [...] salute [...]. Con un cartello giallo, [...] battezzato con un nuovo no-me: Villa Arzilla, [...] messo pure tre stelle. Camere grandi, perché una [...] otto o dieci bambini, ed ora siamo [...]. E ci si conosce [...] giorni, dai del tu a tutti. Non [...] quella soggezione che hai [...] in un hotel, do-ve ci sono il [...]. [...] facciamo tutto [...] pulizie [...] per [...] bene. Trentatrè mila lire al [...] tutto compreso: vitto e alloggio, la spiag-gia [...] ed anche il viaggio [...] paese [...]. Il fatto è che [...] vogliamo stare bene, dobbiamo avere [...]. Se pensi che siano [...]. [...] Rebecchi, 77 anni, gira con [...] casseruola. Ma ognuno fa quello che [...] il letto -tutti sono pronti a darti una mano». I soli «extra» sono il [...] e [...] minerale. [...] la bottiglia, quattromila cinquecento il [...] da due li-tri. È anche buono». Il Comune di Medicina ci [...] colonia, gratis, e per noi [...] spende più una lira. A tutto il resto [...]. Ogni anno facciamo tre turni [...] anziani, e riusciamo an-che [...] milio-ni per le spese straordinarie, [...] che non ce ne siano. Dopo di noi arriveranno [...] al San [...]. Fanno bene, le chiacchere dopo [...] tre stelle». Uomini e donne che [...] hanno dovuto «con-quistare» tutto -dalle otto ore [...] mutua -raccontano come, negli ultimi [...] sono conquista-ti anche una [...] a noi, dove si sta come a [...]. Ci sono i vecchi [...] dicono, facciamo [...]. Si fa la gara, [...] i vecchietti ven-gono mandati in pensioni [...] ho-tel. Un [...] paga il Comune, un [...]. Tutto risolto, dicono. /// [...] /// Quasi tutti i Comuni, [...] Province, hanno colonie come questa ed anche [...] e sono abbandonate. A noi anziani non [...] fare niente. Dopo che siamo andati [...] inventato gli or-ti sociali ed i centri [...]. An-che le vacanze debbono essere [...]. I vacanzieri di Medicina (ma [...] gruppo [...] San Lazzaro, Granarolo. Se vai via con [...] Comune, [...] hai una pensione di 900. Se hai la pensione [...] 520. Sem-bra giusto, a prima [...] è così. In un paese ci [...] sappiamo come stanno le cose. /// [...] /// Gino -faccio un nome [...] 1950 è riuscito a fare il mutuo, [...] com-prare un podere, e poi ha avuto [...] farsi la casa nuova. Nel 1995 Gino si [...] lavorare ed ha venduto il po-dere, per [...] mezzo, ed ha comprato i Bot. Mario -un altro esempio [...] bracciante e poi muratore, non ha una [...] ma ha una pensione di un mi-lione, [...] quella di Gino che ha la minima. Se vai via con [...] Co-mune, Mario spende più di Gino, e questo non [...]. Per questo, da [...] al giorno, ed un [...] che vuol dire poi apparecchiare per i [...] i pavimenti. /// [...] /// [...] al giorno, [...] e mezzo al massimo: serve [...] a passare il tempo. E poi [...] lavoran-do con altri, sei [...] co-noscenza: non succede come in pensione, che [...] mettia-mo dieci giorni per attaccare discor-so con [...] tavolo, e quando [...]. Vien su un vento [...] fa davvero piacere, se pensi [...] di [...]. Quei due giovani, ad [...] di testa, ed a casa sono se-guiti [...]. Le loro famiglie ci hanno [...] se [...]. /// [...] /// Le loro famiglie ci hanno [...] se [...]. (0) (0) ![]()
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