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Lì alle due del pome-riggio [...] 22 giugno del 1897 due uo-mini, uno di [...] e [...] di [...] anni, si danno appunta-mento per [...] sullo stato di [...] possibile [...]. Si chiamano Konstantin [...] detto [...] e Vladimir [...]. Discutono tutto il pomeriggio [...] poi nella tenuta di cam-pagna vicino a Mosca [...] fino alle otto del [...]. Diciotto ore di colloquio e [...]. [...] Teatro [...] Mosca, forse [...] ce-lebre palcoscenico del mondo: dalla [...] gruppi, [...] Filarmonico di [...] che comprende anche [...] e Olga [...] che diventerà la mo-glie di Cechov. Un teatro che si [...] tempi, in [...] com-pletamente rivoluzionaria. Prima di tutto perchè [...] del fare teatro il palcoscenico, dunque [...]. E che [...] debba essere «nuovo» cioè [...] rap-portarsi al teatro con un impegno to-talizzante [...] dubbio. Ma che teatro sarebbe [...] Teatro [...] che si inaugura il [...] 1898 con uno Zar Fedor di [...] Tol-stoj? Sicuramente un teatro [...]. Non tanto nella scel-ta [...] quanto, con una politica popolare dei prezzi [...] Russia, segnata da terribili disuguaglianze sociali, vuol [...] teatro a un pub-blico diverso, meno privilegiato [...]. A [...] oggi in quegli inizi [...] già tutta [...] storia del teatro di sempre. Perchè anche «quei due» [...] su-bito con le difficoltà finanziarie (e [...] ci brucerà buona par-te [...] con la pe-sante ingerenza dei mecenati, che [...] vogliono però dire la loro, per esempio, [...] attori o in quella del repertorio. Per non parlare [...] presenza della politica che [...] con corag-gio, a giocarsi [...] carisma. E non si parla [...] di mezze calze o di mezzibusti, ma [...] di Stalin. Idealmente, dunque, il Teatro [...] ponte fra la scena del passato e [...] un un futuro ricco di promesse anche [...] sangue come succede a ogni rivoluzione, che [...] essere nè [...] nè [...] è pronto ad accettare [...] necessario da pagare a [...] nuova e più giusta. Anche se, mal-grado certi [...] sia in Europa che in America opportunamente [...] «caldi» e malgrado certe lettere, deve [...] per non farsi nè [...] dal «sole in-gannatore» staliniano. Malgrado sia fondato da [...] più attento [...] culturale e [...] a quello del pal-coscenico, [...] Teatro [...] di Mo-sca, viene sempre ricordato come il [...] anche se a lui [...] volta in volta, grandi personaggi, come [...] come [...] detto [...] come [...]. Lo diceva lo stesso [...] : «in voi vedo le [...] che io non posseggo. Io riesco ad andare [...] nel contenuto e nel suo senso, ma [...] la forma tendo al-la mediocrità, benchè sappia [...]. Non è un caso, [...] a [...] che si debba un [...] «il» Metodo: mol-to letto o piuttosto chiacchierato [...] magari a spropo-sito. Anche se [...] ha un incubo ricorrente: [...] per avere ingannato e soffocato [...] ta-lento; sento di dover invocare aiu-to e, come accade [...] peggiori in-cubi, vorrei ridurre a brandelli e [...] fuoco ai miei libri, [...] via gli allievi. Eppure proprio que-sto suo [...] così diverso e così [...] ha rivoluzionato le sce-ne. Il Teatro [...] insomma, è stato grande [...] in scena Cechov ma anche Shake-speare, [...] Ibsen. È stato grande nel [...] non tanto come a un contenitore di [...] a un progetto; nel proget-tare [...] del palcoscenico che si [...]. Anche se ha dovuto [...] trasformazione in monumen-to: come [...] URSS che ha trasformato soprattutto il più [...] dioscuri, [...] nel «piccolo padre» del [...]. E negli Usa dove [...] è diventato una specie di sciamano al [...] giovani allievi che non han-no la fortuna [...] miti di Hollywood. Per questo oggi che [...] periodo, che sono stati tradotti più libri, [...] e il Tea-tro [...] che ancora oggi vive, [...] mito inattingibile, ma piuttosto come un esempio, [...] strada, dei magni-fici protagonisti di una storia [...] ha vissuto esperienze difficili. Come dei fratelli. Maria Grazia Gregori SALISBURGO. Non ha mai diret-to uno [...] al mitico Teatro [...]. Ma per i Russi, [...] gli attori e i registi, Peter Stein [...] che senza dubbio ha dato un senso [...] di [...]. E non solo perchè [...] scena dei Cechov memorabili da Tre sorelle [...] Zio [...] an-che in versione italiana [...] presentato in prima mondiale con enorme successo [...] Mosca. Dice il regi-sta tedesco con [...] «Mi avevano invitato a tenere il discorso commemorativo ufficiale [...] fra [...] e [...] allo [...] Bazar; ma io sto già [...] a Salisburgo e non ho [...] accettare». [...] il tea-trante e il suo [...]. Cosa conta di [...] « Senza dubbio la [...] bio-grafia, il suo essere uomo [...] teatro sono molto più interes-santi del [...]. Perchè lui ha fatto tutto [...] che ha fatto per rinnovarsi, senza mai camminare lunga [...] sola linea. Certo era rus-so: non [...] che era realistica, ma [...] lottare contro se stesso. Il mito ci dice [...] è stato [...] della recita-zione naturalistica, secondo [...] attore entra con i suoi sentimenti nella [...]. Questo non è assolutamente [...] tutte le volte che [...] voleva un teatro [...] non ci è mai [...]. Il suo meto-do, imitato [...] mondo, magari a sproposito, deriva proprio dalla [...] di-sciplinarsi. Perchè lui, che ol-tre [...] anche regi-sta, si sentiva trascinare dalla [...] natura e allora si [...] i guinzagli che possono [...] Come è avvenuto il [...] «Ho cominciato presto a confrontarmi con lui da [...] i miei attori alla [...] di Ber-lino. Insieme abbiamo fatto anche [...] Russia, ma è stato un approccio timi-do, [...] senso [...] anche se volevamo co-noscere, [...] mondo. Poi, quando i russi [...] a lavorare, il legame è diventato più [...]. [...] parte da un fatto [...] attoriale dei russi che è fatto di [...] virtù. Per questo misto di [...] io, che sono un tea-trante tedesco, sento [...] anche se posso essere critico, come, del [...]. Di-ciamo allora che emozional-mente [...] lui è nata [...] di cui non pos-so [...]. I russi dicono che [...] quando il regista [...] ha detto a un [...]. Prima di lui la credibilità [...] teatrale non era importante. Ma oggi senza quella [...] possibile nep-pure il cinema. Questo non si-gnifica che [...] deb-ba fare sempre Cechov. Deve essere credibile anche [...] un danzatore, anche un canto. La richiesta di credibili-tà [...] come in [...] come in Brecht. Non come certi ciarlatani [...] prendono un sacco di [...] lui non hanno nulla a che fare. Se si conosce la [...] vita, la [...] arte, il suo ruolo allora [...] si può non restare affasci-nati da [...] da quella vita, dal mistero [...] teatro. E per un attore [...] guida, più importan-te del mitizzato metodo, più [...] per capire idiosincrasie, vizi, per conoscere se [...]. Senza troppo sentimento, senza [...]. E Blok impazziva per [...] La [...] precedente il suo primo viaggio in Italia, [...] grande poeta russo Aleksandr Blok vide «Tre [...] Cechov al Teatro [...] di Mosca e così [...] madre: «Questa è una nicchia della grande [...] dei pochi angoli risparmiati dagli sputi e [...] questa Madrepatria nauseabonda, lurida, ottusa, macchiata di [...] fortunatamente, domani me ne andrò. [...] atto si svolse fra grida [...]. Quando [...] si avviò [...] per il duello, in [...] delle scenate isteriche. Al colpo di pistola [...] persone si mise a urlare in modo [...] sincero, un modo tipicamente russo. Quando [...] e [...] urlarono, molti urlarono con loro [...] sono stato lì lì per [...]. [...] fa nasceva a Mosca il Teatro [...] un evento destinato a cambiare [...] scene [...] 2. /// [...] /// E questo è [...]. Sorvoliamo sul fatto che [...] 28 febbraio e va in on-da sul [...] estive. Il Conto Montecristo di Ugo Gregoret-ti [...] superato acque agitate e do-mani sera approderà [...] ore 20,50). Come dice il suo [...] ieri a Ravenna la serie delle anteprime Rai [...] Italia, «il cigno ha [...] con la nobiltà e [...] cigno. I piedi li ha [...] in tv il suo cigno, nono-stante sia [...] anche popolare. Qualche «tiro di cerbottana», [...] con signorilità, per vin-cere le resistenze di Giovanni [...] che [...] ereditata dal predecessore Locatelli. Il Conto Montecristo, forse, è [...] troppo nobile per la tv [...] sol-tanto per gli ascolti. Benché ci sia -anche [...] potrebbe essere diversamente?, visto che Il Conto [...] tempo -la citazio-ne della [...] il sex appeal senza [...] al concorso fa ascolto sicuro. Siamo in uno dei [...] quarta puntata de Il Conto Montecristo, quando [...] Fernando [...] (Nello Mascia), superati gli [...] proce-dere (respinta dal Senato), si di-stende in [...] Martino Ca-panna Show, certo di fare una bel-lissima [...]. Non fosse per la [...] vesti di Iris Pey-nado, che in diretta [...] figlia del principe arabo da cui lui [...] tangenti e che ha (forse) fatto uccidere. Ma nep-pure [...] è proprio come sembra al [...]. Dissacrante, è [...] pochissimo de Il Conto Montecristo. /// [...] /// Se-guendo le tracce e [...] 1. Sarà Francesco De Lorenzo [...] la figura del protagoni-sta? «Ho chiesto a Nello Mascia [...] interpretare una trimurti -ha ri-sposto il regista [...] Gava, Cirino Po-micino, De Lorenzo. Ha filmato le aule [...] poi con un gioco elettronico ci ha [...] e comparse, al-ternando le [...] e le altre immagi-ni [...] effetto esplosi-vo. Noi sappiamo che è [...] nello stesso tempo vediamo che sono proprio [...]. O noi, i gior-nalisti [...] il politico che è appena stato assolto [...] (sempre Fer-nando [...] Mascia, nella realtà fu Giulio Andreotti). E chi sarà Edmondo [...] vit-tima cattiva, anzi pessima, [...] torti subìti con il doppio di crudeltà [...] non [...] nella realtà italiana -dice Gregoretti [...] figura tipica-mente francese». Perciò il regista ha [...] della pro-duzione, che voleva [...] un [...] giovane belloccio -e ha [...] di Corso Salani, che ieri, dopo la [...] «Edmondo è [...] che buono, è agghiacciante». Sappiamo invece chi è, [...] in-terpretato ne Il Conto Montecristo [...] Mario Scaccia (mentre il critico [...] Federico Zeri ha dato [...] voce, la mimica al personag-gio di [...]. Ma le parole di [...] usciranno dalla bocca del [...] anima-te attraverso un marchingegno [...]. [...] inven-ta macchine inutili (prestate [...] inventore, Luciano Canduc-ci): quella per isolarsi tra [...] metallo; o quella per suici-darsi dopo [...] visto [...] girare davanti ai propri [...] politici (non usata perché troppo esplicita). E Ugo Gregoretti ha [...] in queste sei puntate de Il Conto [...] vedrà martedì 24, poi ogni martedi fino [...]. Si ride un sacco, si [...] anche un [...] straniti per [...] delle emozioni, si pensa. [...] arriva da tutte le parti. [...] del politico: «Un crescendo verdiano! Dalla tappez-zeria [...]. Dal gioco virtua-le trasformato in [...] sedia elettri-ca. /// [...] /// Grego-retti, succederà un macello. Eccoci qua». Nadia Tarantini [...] 2. /// [...] /// Nadia Tarantini [...] 2. (0) (0) ![]()
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