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Il filosofo Mario [...] ci spiega perché TORMENTONI Quanti [...] PARTIAMO da un appello: [...]. [...] che il [...]. [...] non scherziamo, nes-suno [...]. Le leggende metropolitane mantengono [...] solo se [...]. [...] John Ford, in quel bellissi-mo [...] che uccise Li-berty [...] che non ci stan-cheremo mai [...] citare? Se la ve-rità contraddice la leggenda, stampate la [...]. Noi, in questo caso, siamo [...] con John Ford. Anche il professor Mario [...] è [...] con John Ford. Lo intervistiamo sul tema [...] Roma assolata dove tutte le leggende metropolitane sem-brano [...]. È bello che rimanga [...] miste-ro». Un mistero, so-prattutto, non [...] per secondi fini, co-me Ustica o come [...]. Ma, al di là [...] una di-mensione rituale in questo grido che [...] ro-magnole che Mario [...] può aiutar-ci a interpretare. Docente di estetica [...] di Tor Ver-gata a Roma, [...] per uscire per Costa [...] Nolan un suo libro [...] Disgusti, [...] della repulsione), [...] ha spesso riflettuto, nei [...] concetto filosofi-co di ripetizione: «Nella nostra cultura [...] due mentalità. Una individua [...] delle cose nella loro origi-ne, [...] momento della loro na-scita; [...] predilige una di-mensione non originaria, [...] cui il momento della nascita non conta. Ho letto sui giornali gli [...] su questo grido, su que-sto [...] e mi sembra che [...] siamo di fronte a una [...] senza origine. È molto inte-ressante: forzando [...] potremmo affermare che in questo trionfo della [...] il po-stmoderno, ovvero tutta la ten-denza culturale [...] cui noi oggi viviamo». Sono tre, secondo [...] le cose che maggiormente [...] improvviso de-flagrare del grido «Valerio! La prima: «Tutte le mo-de [...] basano [...] ma [...] siamo di fronte a [...] portata [...]. Grida-re un nome slegato [...] denota un amore per la ripetizione in [...]. È il trionfo del [...]. La seconda: [...] sonoro gioca un ruolo de-terminante. È un grido nella notte, [...] sorta di ritorno a una dimensione tribale: esattamente come [...] tatuaggi o il [...] al-tri aspetti della moda giovanile [...] sono legati a una cultura tri-bale trasportata di peso [...] nostra modernità». La terza: «È un [...]. [...] il rapporto fra [...] che in greco significa [...] e [...] che indica una rapida diffusione [...] del rito in questio-ne». Però, professore, [...] una differenza: è giusto [...] la moda, è giusto insistere sulla ripetitività [...] almeno siamo di fronte a qual-cosa che [...] che non è imposto dai [...] o da qualche stilista [...]. [...] un grido che nasce chis-sà [...] e tutti lo imitano. [...] una componente ludica, di gio-co, [...] non le pare? «Certo. La nascita spontanea del [...] le sue caratteristiche tribali, che enun-ciavo prima. Ed è vero, [...] una componente ludica. Però non perderei di [...]. Il primo: il fatto che [...] fenomeno nasca dal basso non ci deve spingere a [...] una connota-zione [...]. Il secon-do: in ogni gioco [...] si rispetti ci sono delle varianti, [...] com-petizione, [...] una dinamica. [...] no, è ripetizione pura». [...] curiosità, professo-re: come si immagina, [...] la na-scita di questo tormentone? Co-me un rituale di [...] che poi si trasmette ad altri gruppi, o co-me [...] grido di dolore di un soli-tario, la vox [...] in deserto di un poveraccio [...] una pove-raccia) che ha perso Valerio e lo cerca [...] notte? «Direi che [...] dietro, una dinamica di gruppo. [...] sicuramente un [...] quindi non andrei alla [...] Autore unico». Insomma, per fare paragoni [...] una Voce nella tempe-sta, non è il [...]. Ed è quasi inutile [...] sapremo mai chi diavolo è, la signora Jones. Alberto Crespi [...] 3. Cominciò una sera qualsiasi: [...] la stampa, la sera, nella sala Debussy [...] cinema, si spensero le luci, partì la [...] i film e una voce nel buio [...] «Raul! Tutti pensammo a un [...] perso di vista un ami-co e lo [...]. La sera dopo: stesso [...]. Diventò [...] ap-pena le luci si [...] il grido «Raul! Le voci cambiavano. Spesso erano in due [...] gridare. Era divenu-to, insomma, un [...]. Che an-dò [...] almeno [...] anni, al-trettante edizioni del festival. La cosa buffa è [...] mai capito chi diavolo fosse Raul e [...] cominciato a [...]. Quanti casi del genere [...] a voi? Forse ogni gruppo, ogni banda, [...] il suo «Raul» o il suo «Valerio». Il famoso «Alto Gra-dimento», [...] grido [...]. Ieri, su Italia Radio, [...] «Verso sera» ha raccolto decine di testimonian-ze su [...] co-minciare dal grido «Franco! Ma se a volte si-mili [...] diventano di massa, e affiorano sui [...] per lo più rimangono chiusi [...] del gruppo. Nel lessico fa-miliare di [...] esem-pio, ci fu un periodo in cui [...] giro ci si chiamava «Ugo! Quale fu la nostra [...] anche alcuni amici, per vie del tutto [...] nome «Ugo» per [...] a vicenda (ancora una [...] loro si chiama-va così) facendo immediata-mente scattare [...]. È un [...] come la barzelletta in [...] si racconta-no delle barzellette (sì, è un [...] una «mise en [...] come il cinema nel [...] semplicemente con dei numeri: [...] a memoria, le hanno numerate, e basta [...] un numero perché tut-ti gli altri sghignazzino; [...] prova un estraneo, nessuno ride, perché -gli [...] -«le barzellette bisogna [...] raccontare». È dei tempi del [...]. Nelle conversazioni tra stu-denti [...] tra studenti e professori prese piede, per [...] strano feno-meno linguistico. Dilagò e sparì, nello [...] mese. Una sorta di virus [...]. A brani del discorso [...] contagio enfati-co, immediato e goliardico, il termine «Battiato». Imbasten-do tra noi conversazioni [...] «Sei stato interro-gato in Battiato?». In alcuni giorni venne [...] immediatamente di-smessa, una coniugazione ir-regolare del verbo [...] (indicativo presente: «Io Bat-tiato, [...] Battiati, [...] Battiata, noi Battiato, voi Battiato, essi Battiato»), [...] etimologica (sempre con radi-ce il nome del [...] declinazioni greche e latine. La cosa, [...] ebbe fine quando al [...] sosti-tuirono, piano pia-no, sue variazioni «di contenuto» [...] la radice «Battiato» con quella dei suoi [...]. Il significante, diceva [...] pre-vale sempre sul significato, [...] caso fu proprio [...] del significato a inter-rompere [...] dei significanti e il loro dirom-pente effetto [...] epidemico, incon-scio del linguaggio. Qualcosa di partecipe dello [...] cui, nel lin-guaggio delle scrit-te murali, [...] delle varianti a partire [...]. Roland [...] nel suo Ele-menti di [...] il sottolinguaggio e la porzione di un [...] di un gruppo specifico. [...] di idioletto lascia però [...] di un co-dice normativo e comunque di [...] vero e proprio. In questi casi succe-de [...]. Il gu-sto [...] (e il biso-gno di sfogo) [...] invece alla forzatura di componenti (scelte praticamente a caso, [...] successivamente germinate) del linguaggio comune, [...] il tempo necessario perché esso [...] quasi [...] alla [...] funzione referenziale, espugnando «il corpo [...] e divertita (carne-valesca) di [...] ad uso di un gruppo [...] o meno di persone. /// [...] /// Il gu-sto [...] (e il biso-gno di sfogo) [...] invece alla forzatura di componenti (scelte praticamente a caso, [...] successivamente germinate) del linguaggio comune, [...] il tempo necessario perché esso [...] quasi [...] alla [...] funzione referenziale, espugnando «il corpo [...] e divertita (carne-valesca) di [...] ad uso di un gruppo [...] o meno di persone. (0) (0) ![]()
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