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Domenica 21 agosto [...] ila 2 [...] corsa in macchina [...] a Roma, un viaggio di [...] con una donna [...] HO SCELTA TRA TANTI, senza [...] come si sceglie casa tra cento torse più belle, [...] uri cucciolo, quello [...] con la chiazza nera, quando [...] n'è un mucchio a succhiare latte dalla cagna. Cosi ho voluto lei, [...] cappello di pa-: glia in mano e [...] con il cappello di [...] e la valigia rossa tra le gambe, [...] da ancella. C'è sempre ressa sotto [...] parenti e amici di chi deve ancora [...] ansia che sulla risa del volo appaia [...] atterrato, salvo. In testa hanno fusoliere [...] sgranati in ciclo, le vertigini di un [...] da diecimila metri a gambe larghe. [...] dello stomaco un rospo salta, [...]. Si sente in quella folla [...] e la vergogna [...] io ci sento anche le [...] sudore che cola sui fianchi. E se [...] ritarda, allora gli sguardi [...] non osano alzarsi verso il tabellone, le [...] . Come fa un negozio [...] di ferramenta a stare i [...] aria, a superare le [...] carico di [...] che sbattono e di valigie [...] me? Come fa a volare e poi a scendere [...] su una pista sul bordo del mare? Questo si [...] guardando [...] ma cosi, senza [...] a vedere, come per caso [...] per noia: e [...] sono rasoi. Ad esempio, quello che [...] giù tenendo un mazzo di fiori dietro [...] da farsi perdonare? Forse : lui preferirebbe [...] arrivasse mai. E quei, due [...] come a una cerimonia di [...] da quanto non vedono loro [...] Hanno timore di non [...] ora che ha una sposa [...] e bambini biondi. E quanto [...] costato il bi-, [...] a quel negro che aspetta [...] fratello? Quante umiliazioni per consentire a una carne gemella [...] venire [...] a raccattare insulti e mille [...] per farne venire [...] ancora? . La valigia rossa tra [...] ogni tanto si piegavano per [...]. Era arrivata chissà da [...] quanto, e aspettava chi la doveva venire [...] padre, un amico, una sorella, 11 sotto [...] i regali nella valigia, in corpo il [...] spiccioli stranieri nelle tasche. Talvolta sorrideva, quasi ricordasse una [...] che poi [...] raccontato a chi [...] riportata a casa. Forse sorrideva per il [...] notte, per il sangue [...]. Con i tassisti ufficiali [...] difficile, lo li capisco, loro rilasciano le [...] tasse e il sindacato, vanno [...] e [...] Roma come cani alla catena, io li capisco [...]. Metto prezzi più bassi, [...] clienti, faccio come mi pare. Tanto il mio lavoro [...] io sono uno scrittore, non sto a [...] e a litigare per il turno. Ma forse è più [...] uno scrittore, tempo fa. Prendevo le mosche col [...] senso del tempo e delle cose, non [...] a quello che dovevo scrivere: era 11 [...] solo di ricopiare. Come rami mi crescevano [...] senza alcun bisogno di [...] perfetti. Ero accordato con il [...] la terra, ero innamorato e tutto saliva [...] radici. Scrivere era solo acconsentire. E poi [...] i premi, i viaggi, [...] conferenze e delle copie da firmare, gli [...] fotografie. La [...] taxi Il [...]. Ora non riesco a mettere [...] una frase. Ogni parola ha il [...] puzza di pesce marcio: ogni racconto che [...] mente è una menzogna penosa. Cerco di pensare ai [...] tempo, alla città che cresce, ai disagi [...] vicenda che li rappresenti, che riguardi la [...] strada entra in libreria, prendo qualche appunto [...] nausea. Ricordo un tipo che [...] appartamento al pian terreno, uno spaccone, parlava [...] alta: ma una sera, mentre stava al [...] senti che qualcosa si muoveva [...] sotto di lui. Si alzò e vide [...] fogna che sguazzava nella merda. Da allora si libera [...] negli alberghi, e sempre con la paura [...]. A volte [...] che quel topo [...] partorito lui. Nel suo bagno non [...] sedersi, e io non riesco a sedermi [...]. Un tassista abusivo si [...] ragazza. Lo conosco da tempo, [...] capita che ci dividiamo le [...]. È sempre in giacca [...] grigi ben stirati, [...] il distintivo dei donatori [...] per noi abusivi ò fondamentale presentarsi come [...] come garbati autisti personali. Invece lui è un [...] scaricato sul grande raccordo turisti ai quali [...] prezzo in corsa. Adesso sorrideva gentile alla [...] litania le recitava i nomi degli alberghi [...] intanto si puliva con il fazzoletto gli [...] ci alitava sopra. Una volta [...] visto picchiarsi con due [...] parcheggio davanti agli Arrivi. Li ha lasciati [...] come due fazzoletti di [...] sangue, poi ha rotto i fari delle [...] un sasso e ha scatarrato sui sedili. La notte dopo lo [...] dieci sotto casa, coi legni dei picconi. Per un po' è [...] ripreso a lavorare, ogni tanto offre un [...] veri. Aveva già la mano [...] della valigia rossa e con gli occhi [...] andiamo, in mezz'ora siamo in città. Uria signora mi si [...] un carrello pieno di borse e valigie [...]. Forse disperava che dalla [...] la persona giusta, quella con cui aveva [...] pensava di telefonare a qualche amico fidato: [...] stretta la valigia [...] belle ginocchia, stava li, [...]. Ero lontano, poggiato a [...] leggevo le parole sulle labbra del tassista: «Non [...] signorina, la porto dove vuole, son pochi [...] che aspetti, è inutile, non viene più, [...] inutile. E lei, caparbia, di [...] ii suo silenzio ribatteva: si che viene, [...]. Vado fuori a vedere [...] aerei che decollano, ho deciso, fuori a [...] ma poi, non so perché, sono andato [...] come l'acqua allo scolo. Ho incrociato il mio [...] aveva abbandonato la partita. Più mi avvicinavo, più [...]. [...] al suo servizio, mi ripetevo [...] testa. Posso [...] a casa, per me è [...] piacere, Signorina, credo che ormai nessuno verrà a [...] ma io posso [...] comodamente fino a casa. Abbia fiducia in me, [...] porto soltanto le persone che mi piacciono, [...] corsa al giorno per parlare con chi [...] scrivere, con chi [...] una storia nel viso. Credo che chi arriva da [...] porti con sé una verità sconosciuta, ancora grezza e [...] e io [...] voglio ascoltare. E quasi un anno [...] sere vengo [...] a Fiumicino, carico un [...] lo trasporto a Roma ascolto la [...] storia. Spero che ne nasca [...]. Poi torno a casa [...] nulla, mangio, bevo, dormo, sogno di partire, [...] un fagiano impallinato ma [...]. Abbia fiducia in me, [...]. Ora la vedevo meglio: [...] come [...] spinta contro il muro [...] debole; come se si trattenesse dallo svanire. Per un attimo i [...] si sono fermati, i voli erano tutti [...] loro posto erano gli aerei in cielo, [...] a un passo da lei. E anche a me [...]. Senza dire nulla le [...] valigia e siamo usciti, io davanti e [...] schiena sentivo i suoi occhi spingere, farmi [...] improvvisamente il tempo ci mancasse. Abbiamo traversato il cantiere [...] c mucchi di sabbia, carriole rovesciate. Sono anni che lavorano [...] più bello e più efficiente, per farne [...] ed elastico, un moderno trampolino verso la [...]. Per adesso ci si [...] e si trascina la valigia per chilometri. A me piace più [...] in distruzione, senza fino, e mille lingue [...] per chiedere informazioni e non capire mai [...]. Questo pensavo di raccontare [...] per [...] nei segreti di una [...] aggiungere: «È [...] Leonardo da Vinci, anche [...] mai le cose, e di là c'è [...] di là niente». Ma mi sembravano bagatelle [...] scorciatoie, cosi camminavo in silenzio [...] mi voltavo a controllare [...] seguiva o se si era già perduta. Tanto lo sentivo che era [...] spalle. Aveva un accento imprecisabile, [...] altrove, e anche il corpo era tra [...] so dove: caviglie e polsi robusti, capelli [...] la grazia mista alla malinconia di chi [...] occhi grandi e vaghi. Ho notato che aveva [...] mano laccate di [...] quelle della mano sinistra, [...] come in un autentico tassi. Giravo la chiave cosi [...] mi si sarebbe spezzata tra le dita. Infine è scoccata la [...] i pistoni hanno preso a pompare. Dal tubo di scappamento [...] fumo scuro come nuvola di temporale. Mentre facevo manovra, [...] è nato a Roma nel [...] ed è uno del più accreditati scrittori della nuova [...]. È autore di raccolte [...] e di racconti. Il suo primo scritto [...] nel 1986 col titolo «Diario [...] millennio che fugge», per Bompiani è Invece [...] «Snack [...] Budapest» (dal quale è stato tratto un [...] regia di Tinto [...] per lo stesso editore [...] uscito «Grande raccordo». Da Einaudi 1 due [...] e accolti con grande favore dalla critica: «Crampi» [...] «Grando Circo Invalido». Tra le raccolte di [...] uomo innocuo» del 1978, In assoluto il [...] e il successivo «Ponte [...]. Ha vinto nel 1990 [...] premi Chiara e [...] Cavour. I temi dei suol scritti, [...] hanno spesso [...] autobiografiche, [...] il viaggio e la morte. Nel racconto inedito che [...] sono in qualche modo «fusi». Marco [...] vive a Roma ed è [...] i [...]. Franco Di [...] StarA. [...] d'occhio la ragazza nello specchietto [...]. Stava [...] ma, calma, e mi fissava [...] nuca. È I) che i [...] appoggiano la pistola o il coltello. Mi hanno detto che [...] metallo si diffonde dalla nuca in tutto [...] anche i pensieri ghiacciano e poi si [...] come assiderati. Ma era cosi carina, [...] non [...] desiderava da me quattro [...]. E poi un furto [...] non vale la pena neanche di raccontare, [...] di scrittori che [...] come zecche alle ascelle [...]. Mi svegliavo la notte [...] aggettivo sbagliato, me lo sentivo sul petto [...]. E la mattina mi [...] la città mi appariva più bella grazie [...] aggettivo. La più bella me [...] ufficiale dell'esercito. Da ragazzo ha comprato [...] terra, una cinquantina di ettari vallonati, terra [...] percorsa solo dalle lucertole. LI ha piantato migliaia [...] bagnava ogni domenica con [...]. Pregava Dio perché facesse [...] gli importava di essere un uomo solo, [...]. Su un lato del terreno [...] costruito una tettoia, e ci passava ogni momento libero, [...] su una pietra, a guardare la [...] curva verde di mondo. Così anno dopo anno [...] il bosco, i fusti erano sempre più [...] spuntavano cespugli e funghi, correvano le faine, [...] gli uccelli. [...] lui sapeva indirizzarsi in [...] di piante, in quella freschezza. E una sera, in una [...] minima al centro del bosco, ha incontrato un cane: [...] è diventato il suo cane. Dopo un mese ha [...] e se l'è messo al dito. E poi una chiave, e [...]. Guidavo rapido [...] che tira verso il raccordo. Ho indicato alla ragazza [...] in mezzo alla campagna, un ponte senza [...] fiume, che non si sa a cosa [...]. A me piace, però. Che per decenni [...] tirato su con pazienza solo [...] questo, come si costruisce una scatola per [...] un dono. /// [...] /// Verso la costa un [...] ardeva, si vedeva in lontananza una cupola [...]. Una macchina s'è cappottata [...] volte, e poi è finita in una [...]. [...] è rimasto un braccio [...] la fede e lui [...] avvolto in una coperta [...] a casa [...]. [...] lavato e [...] tenuto con sé per [...] ghiaccio. Lo cospargeva d'acqua di [...] gli guardava le linee del palmo, quella [...] vita, la fortuna, il denaro. Era come leggere un [...]. Diceva che ogni tanto [...] mano, a [...] che ormai era di [...]. Poi ha dato tutto [...] cani. In cielo si vedeva [...] luna arrotarsi tra le nuvole grosse. Mi è venuta cosi [...] con queste parole, e [...] trovata ridicola, da scrittore [...]. Ogni tanto la ragazza [...] forse si accovacciava in un angolo del [...]. Poi, di colpo, la [...] testa era accanto alla mia. Mi sentivo stranamente attento, [...] tutte le punte del filo spinato che [...] di una caserma, [...] rinfrescato da tutte le [...] lungo viale, e di buon umore, contento [...] spasso per la mia città una ragazza [...] quando portavo [...] per le pagine di [...] ria amare. Siamo passati accanto alla [...] studiato, vedevo svettare alte le cime dei [...] da noi bambini nel cortile: e poi [...] dove ho giocato a correre e fuggire, [...] bar dove mi sedevo con gli amici [...] niente, a ridere di ogni cosa. Quanto tempo è passato, [...] ne deve passare, pensavo, verranno altri bar, [...] nerà la voglia di [...] e pagine da riempire, finalmente la storia [...]. Era di nuovo con [...] al mio. Eravamo arrivati proprio sotto [...]. Ho spento il motore [...] la luna era tesa proprio tra le [...] come [...] gialla, e mi sembrava [...] stesse per rovesciarsi. Anche questa mi è [...] luna. Ma non devi spaventarti. Non devi spaventarti. Ho scaricato le valige [...] a casa, quattro piani di scale, lei [...] dietro fino al mio pianerottolo, al mio [...] giallo, al campanello con il [...] nome scritto a matita, [...] porta di casa mia, di casa nostra. /// [...] /// Ho scaricato le valige [...] a casa, quattro piani di scale, lei [...] dietro fino al mio pianerottolo, al mio [...] giallo, al campanello con il [...] nome scritto a matita, [...] porta di casa mia, di casa nostra. (0) (0) ![]()
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