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Ma, come dimostra il [...] Cleopatra, non sono le fattezze impeccabili a rendere [...]. È [...] che una donna possiede, il [...] magico di cui si sa circondare, a [...] irresistibile. Quanto a questo, nessuno [...] Greta sapeva come fare. Dotata fin da bambina di [...] spavalda e volitiva, [...] era la [...] figlia di un cappellaio olandese [...] di una madre altrettanto olandese. Per qualche remoto retaggio [...] aveva ereditato dai genitori, tipici frisoni, la [...] chiari: aveva capelli neri, occhi marrone scuro [...] olivastra. Un aspetto [...] esotico per una ragazza spigata [...] quota un metro e [...] (una fuori-misura per quei tempi) [...] oltretutto, senza seno. [...] non si perse [...] e dissimulò bene i suoi [...] anzi ci costruì sopra il suo mito. Quando arrivò a Parigi, [...] alle spalle un matrimonio infelice e cinque [...] coloniale, due figli e quasi ventisette anni: [...] per una donna [...]. Qualcuno le suggerì di [...]. [...] non aveva mai preso lezioni [...] danza classica in vita [...] né la [...] corporatura era adatta al varietà. Decise pertanto di [...] un genere nuovo: la [...] indiana, forte della [...] esperienza di vita coloniale [...] lineamenti particolari. La metamorfosi avvenne per [...] in volta, [...] fece sprofondare nella mitologia [...]. Figlia [...] ora di un monaco [...] una principessa indiana o di un Lord [...] si proclamava allevata sulle [...] come danzatrice sacra in [...] fino ad assumere il nome di Mata [...] che in malese significa [...]. E danzando in onore [...] dello strip-tease conquistò la Parigi [...] esotico restando coperta solo da una placchetta [...] e da un [...] un corpetto da lei [...] due cupolette metalliche che non si tolse [...] davanti ai suoi innumerevoli amanti. La [...] fama fu tale che [...] persino una prestigiosa scrittura alla Scala di Milano [...] ruoli diversi: quella della principessa Armida [...] di Gluck e quello [...] Venere [...] balletto moderno «Bacco e [...]. Le critiche non furono [...] entusiaste, ma lei non ci [...] più di tanto e continuò le sue danze esotiche, [...] peraltro riuscire mai a convincere [...] a [...] una parte nei suoi Balletti Russi. Quella storica sera del 1911 [...] a danzare fu Mata [...] 1. Mitica e (quasi) irrag-giungibile, Alessandra Ferri [...] la [...] liaison amorosa con la Scala [...] accinge a [...] la stagione nel ruolo [...] Mata [...] nel 1911. Signora Ferri, con [...] di Gluck è la [...] balla in uno spettacolo [...] scorso è stata a Pesaro [...] «Guil-laume Tell» e il prossimo gennaio danzerà ne «I [...] di Verdi [...] di Roma. È solo un caso [...] scelta precisa? Tutte e due le cose. Mi è stato chie-sto [...] ho accettato. Poi, mi sono accorta [...] Tell che [...] rappresentavano esperienze stimolanti. Un piacere artistico. In che modo hanno [...] già ragguardevole carriera? È stata [...] di immergermi in un [...] ben curato, come non capita spesso nel [...]. Ritiene che in Italia, [...] una danzatrice abbia più risonanza se partecipa [...] che a un balletto? Direi che le [...] anche [...]. Non è più molto [...] balletto si dia così scarsa at-tenzione, ma [...] mi ha permesso di [...] appassionato [...] che forse non andrebbe [...] spettacolo di danza. Va [...] con Muti, che di [...] balletti? Guardi, la differenza fra direttori [...] sta fra chi è [...] non lo è. Quando si tratta di [...] Muti, si ha qualcosa in più. E per me la [...] trovare chi me la fa comprende-re profondamente [...]. Cosa ha imparato da [...] Nel [...] ci si concentra molto sui tempi musicali, [...]. Io intuivo che la [...] è più importante, lo avevo già sperimentato [...] Manon [...] con Muti ne ho avuto una ricon-ferma. Stabilire un tempo non [...] importante: scatu-risce dalla musica stessa. [...] ha funzionato questo triangolo? Questo [...] il pubblico. Io mi sono trovata [...]. Con Muti avevo già lavorato [...] Le [...] de la fée, ma ogni [...] è una ri-velazione. Posso dire di [...] sco-perto Gluck con lui. Prima non mi ero [...] a questo autore e Muti mi ha [...] aspetti drammatici e la grande magia di [...]. Adoro le sue atmosfere misterio-se [...] irreali. Per quel che riguarda [...] la Scala, mi sembra che tutto proceda [...]. Il balletto comincia ad [...] spazio e a crescere. E lavorare sotto un [...] differenza? Pier Luigi Pizzi cura regia, costumi [...] si avverte una grande sinto-nia che lega [...]. Accade di rado nel [...] che in ge-nere il coreografo è morto [...] e dunque non esiste quasi regia, ma [...]. Diverso è lavorare, ovviamente, [...] Roland Petit. A Mata [...] interprete alla Scala nel [...] ruolo, fu rim-proverato il carattere «troppo ero-tico» [...] Armida. Quali tratti possie-de la [...] È una donna di grande forza ma anche [...] piena di sensualità velata di tristezza. Pre-ciso però che non [...] personaggio Armida: ese-guo degli interventi di danza [...] degli stati [...] di Armida. Il contrasto tra amore [...] terzo atto, men-tre nel secondo interpreto una [...] un sentimento di amore sensuale e inebriato [...] di irraggiungibile. Parliamo della coreografia, limi-tata [...] a una sor-ta di movimento danzato. Non si è sentita [...] Beh, [...] nel Tell ero a mio agio con [...] punta e molto spazio per la danza. In [...] era necessario mantenere lo [...] barocchi, le scarpette con il tacco. Il che non ti [...] come salti, spaccate o altro. Con Pizzi ci siamo [...] di danze antiche per [...] non filologica ma ispi-rata a movenze [...]. Il bellissimo rapporto con Muti, [...] cantanti e con il coro della Scala. /// [...] /// Pier Luigi Pizzi, una [...] mondo dello spet-tacolo, non solo italiano. Una storia cominciata come [...] ma anche come amico e come protagonista [...] avventura di teatro con la Compa-gnia dei Giovani: [...] celebre «ditta» De [...]. E poi scenografo e [...] altri registi, per esempio Luca Ronconi. Fino a quando Pier Luigi Pizzi, Pigi per gli amici, ha de-ciso di mettersi [...] in prosa che nella lirica, oggi il [...]. Ed è proprio nella [...] regi-sta, scenografo e costumista [...] di Gluck che inaugurerà [...] il 7 dicem-bre che lo incontriamo per [...] «suo» spettacolo. Da molti lei è [...] del teatro barocco di cui ha firmato [...] che hanno fatto epoca. Anche questa [...] è [...] di [...]. Ma che [...] davvero per lei il Settecento: [...] tarlo o [...] Ho scoperto [...] fra il mio modo di [...] teatro e il [...] da quando ho messo in [...] Orlan-do furioso di Vivaldi, con Marilyn Horne. Questa esperienza mi ha, [...] mondo possibile di invenzioni teatrali. Perchè il teatro barocco [...] un formidabile generatore di im-magini. Questo tipo di musica, [...] a creare, mi fa sentire libero di [...]. A me, che ho una [...] e di sce-nografo, è sembrato [...] co-struire [...] con la complici-tà e [...] della musica barocca. Ecco perchè dopo il [...] Vivaldi sono nati gli [...] co-me [...] per la Scala, e [...] Rinaldo [...] ha fatto il giro del mondo ma [...] da Reg-gio Emilia, dal teatro Romolo Val-li. Da lì nascono i [...] Purcell [...] la sfida di mettere in scena, per [...] La passione secondo Giovanni di Bach alla Fenice [...] Venezia. Ecco il senso di [...] se io, gra-zie a Dio, mi sono [...] Verdi, di Wagner e, soprat-tutto, di Rossini. Questa è la prima [...] in scena [...] di Gluck? No. Ho cominciato con Alceste [...] Maggio Fiorentino nella versio-ne viennese [...]. Allora ero solo scenografo [...] regista era Giorgio De Lullo. Sono molto legato a [...] quale ho sentito [...] di spogliare lo spazio [...] tutta la forza tragica venisse fuori in [...] Grecia ripensata nel Sette-cento ma con grande [...]. Qualche anno do-po, da regista, [...] messo in scena la versione francese [...] che [...] stesso aveva ripensa-to, dando grande [...] ai cori e alle danze, [...] in una cornice barocca, monumen-tale. Alceste [...] rifatta ancora nella [...] versione viennese, con la direzione [...] Muti. E il suo lavo-ro, così [...] ed essenziale, mi ha spinto a proiettare [...] in [...] proponendo [...] am-bientazione neoclassica. E, infi-ne, [...] stata la mia prima [...] a Versailles, in una cornice [...] più barocca non poteva essere; ma era una lettura [...] filo-logica, con strumenti [...] di-rei cameristica. E per [...] della Scala, invece, come [...] Ho voluto rifare lo [...] compositore che era partito dal libretto di [...] tratto libera-mente dalla Gerusalemme [...] Tasso, che era già servito a Lulli un [...]. Dunque ho pensato a [...] tut-ti gli ingredienti del teatro baroc-co: la [...] me-raviglia e degli inganni. In più [...] la stessa volontà riformista [...] Gluck [...] imporre forza espressiva per rivitalizzare la materia [...]. Cosa vedrà lo spettatore? Ho [...] un contenitore che è una grande quadreria, [...] si svolgeranno, con [...] di altri elementi scenografici, [...] le trasformazioni, gli spostamenti di luogo e [...]. Il mondo di Armida, [...] pieno di simboli: così que-sta quadreria si [...] perchè ognuno dei cinque atti è do-minato [...] dei sensi. Il primo dalla vista, [...] Armida [...] stata folgorata [...] di Re-naud; il secondo [...] Renaud è imprigionato in un giardi-no incantato; il [...] per-chè è [...] che avviene il primo [...] due amanti; il quarto dal gusto perchè [...] devono distogliere i due ca-valieri cristiani in [...] Renaud, passano attraverso il pa-lato. Il quinto atto sarà, infine, [...] il segno [...] perchè tutti i pia-ceri a [...] Armida affida Renaud in [...] assenza sono legati al canto [...] alla danza, dunque alla musica. A parte i quadri [...] si è det-to, ci saranno elementi scenografici [...] arco trionfa-le, una tavola imbandita, la facciata [...] di Armida, un giardino [...] labirinto co-me il libretto richiede. Ma questa fedeltà porterà i [...] a confrontarsi con il difficile problema [...] per esempio la ricerca di [...] ge-stualità adatta. In uno spettacolo come [...] vuole essere una ricostru-zione filologica, la recitazione [...] la nostra espe-rienza e anche da un [...]. La gestualità deve servire [...] chiara [...] che, ol-tre tutto, si [...] un libretto francese. Perciò mi rifaccio al [...] barocco che ha tutto un vocabolario di [...] a ogni gesto corri-sponde sempre un sentimento. Ma il codice va [...] e misura perchè la [...] applicazione non diventi sistematica [...]. Per fortuna i can-tanti [...]. E sorprendente è stato [...] il coro davvero fecondo e co-struttivo. Come ha lavorato con il [...] Muti? [...] in [...] perfetta. Non è la prima [...] con lui e ci conosciamo da tanto [...]. Per [...] cerchia-mo di dare il [...] valore a ogni minimo dettaglio, ma sen-za [...] con costante ricerca [...]. Un 7 dicembre [...] dunque. Non esageriamo: la prima [...] Scala [...] sempre la prima della Sca-la. Accanto Pierluigi Pizzi, regista, scenografo [...]. /// [...] /// Accanto Pierluigi Pizzi, regista, scenografo [...]. (0) (0) ![]()
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