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Giovanni, più uno storico [...] Franco Scoppola e un pole-mista di razza come Lucio Colletti, [...] il risultato, come si dice, è garantito. Torna-no gli scenari di [...] segnò la scon-fitta storica delle sinistre, tornano [...] quanto pesò [...] ameri-cano e [...] della Chiesa, tornano le [...] forte fosse (e quanto avrebbe pesato in [...] del Fronte) il legame di Togliatti e [...] Pci [...]. La sorpresa è che [...] e molta acqua passata sotto i ponti, [...] voglia di rivendicare le proprie ra-gioni. E così accade questo: Andreotti [...] di quel 1948, considera vero e non [...] co-munista, dice che quel 18 aprile fu [...] due veri poli («non quelli di adesso», [...] spiega che non [...] alcun pericolo, che il Pci [...] Stalin e che [...] non sarebbe mai in-tervenuta [...]. Colletti non esita a glori-ficare [...] nata col 18 apri-le, [...] («come sfi-da», precisa) la stagione [...] avanzata della politica centrista», considera De Gasperi [...] vero statista italiano del dopoguerra [...] è stato omesso [...]. Quanto a Scoppola, [...] che tenti di vedere anche [...] chiaroscu-ri di quella stagione fatidi-ca, per lui non [...] dubbio che [...] sfuggì se non al pericolo [...] so-vietica, certo «a una situa-zione [...] esiti imprevedi-bili». Unico punto in comu-ne [...] per il bel libro di Aldo Rizzo, [...] terribile. Sentite Andreotti e i [...] «Il peri-colo comunista era reale. Un ministro ungherese mi raccontò [...] nel [...] face-va [...] e lui ricordava perfettamente che [...] simulava [...] della Val Padana». Quanto alla Chiesa, si [...] Andreotti, [...] doveva fare? «La liber-tà religiosa era soppressa [...] Urss [...] nei paesi [...] i cardinali erano in [...]. La Chiesa era una [...] anime e difen-deva la libertà religiosa co-me [...] di-fendevano la proprietà pri-vata». Le cose, dice An-dreotti, [...] in altri paesi [...]. Insomma [...] la paura, («ci fu anche [...] votò e scappò in Svizzera») e [...] il pericolo. Quanto al Pci, Andreotti dice [...] il perico-lo maggiore era [...] che [...] poteva avere sul partito. Un elemento che ha [...] quando segretario era Ber-linguer. Poi però aggiunge che [...] lui difen-dere Togliatti, dato che una certa [...] fa a gara nello [...] i meri-ti. E dice che è [...] To-gliatti non amava [...] e le regole asiatiche [...] un aneddoto [...] dallo stesso ex segretario [...] Pci: «Quando era segre-tario del [...] To-gliatti -ricorda Andreotti -andò [...] a una ce-rimonia dei comunisti mon-goli a [...] il segretario di quel partito. Gli dicevano sempre, (e [...] anni di segui-to), che era in clinica [...] gli auguri pubblici. Poi seppe che era [...] anni prima». Sentite, invece, [...]. [...] sarebbe intervenuta in caso [...] sini-stre o in caso di difficoltà susseguenti [...] No, dice il presidente di Rifondazione comunista [...] non invi-tare anche un rappresen-tante della sinistra [...]. Quan-to al Pci, il legame [...] è innegabile, ma era solo fi-nanziario, infinitamente mi-nore [...] che gli Usa ebbero in Italia. E poi, aggiunge [...] Togliat-ti e il Pci [...] testa alle pressioni di Stalin. Cosa che non fecero [...] del consi-glio italiani di fronte alla Casa Bianca, [...] Bettino [...] per [...]. Sorrisi in sala, qualcuno [...] Stalin ha ucciso alcuni mi-lioni di dissidenti, i [...]. La realtà, aggiunge [...] è che la diversità [...] Pci [...] ad altri partiti comunisti nacque nella Re-sistenza, [...] e la vittoria delle sini-stre avrebbe decretato [...] governo di sini-stra che non avrebbe avuto [...] fare con le esperienze dei paesi [...]. Poi [...] allarga il discorso al [...] socialisti, [...] con qualche appiglio [...]. È vero, dice [...] «Nenni sbagliò a far [...] a non distinguer-si». Sbagliò anche il Pci a [...] di un blocco. Ed ecco la notazio-ne che [...] per [...] è un paese fatto così. Ognuno deve sempre an-dare [...] e col proprio candida-to. È bene che se [...] testa chi vuole introdurre forzatamente il bipolarismo [...] chi vuole annacquare le diversità. Chiaro il messaggio? Nel [...] accenno vagamente autocritico di [...] il Pci e anche Togliatti [...] capire che il mondo, [...] il mondo produttivo stava [...]. E anche [...] non capì bene cosa accadeva. Perché, ad esem-pio, nel [...] e socialisti furono al-lontanati dal governo, non [...] manifesta-zioni di protesta? Semplice, dice [...] perché era-vamo convinti che [...] o poi si sarebbe riprodotta. Quanto alle elezioni, dice [...] furono vinte dalla [...] grazie alla Chiesa e [...] in-fluenza degli Usa, che ave-va [...] presenza militare e una economica col piano di aiuti. Ed ecco Scoppola. Contesta ad Andreotti [...] della Chiesa, («i cui costi [...] -sono stati pagati in seguito per-ché per molto tempo [...] è avuta [...] di una [...] ma ricorda che, come anche Togliatti ebbe in qualche modo a di-re, la vittoria della [...] levò il Pci da una [...] molto imbarazzante che forse avrebbe avuto difficoltà a gestire. Quella sconfitta, dice Scoppola, [...] fortu-na del Pci», che avrebbe dovuto fare [...] sue contraddizioni e una realtà interna e [...]. Conclusio-ne: «A distanza di [...] giunto il momen-to di vedere tutti gli [...] vicenda, anche quelli che oggi non sareb-bero [...]. La sfida a [...] «Con la Serbia sì sotto [...] Serbia mai» Al ballottaggio per le presidenziali a sorpresa [...] vinto il candidato che prometteva autonomia dalla Federazione jugoslava [...] apertura [...] La svolta non è piaciuta [...] leader serbo perché segna [...] sconfitta [...] MAURO MON [...] A LI [...]. Se arrivate in questi [...] Montenegro, as-sieme ai tanti manifesti con il bel [...] nuovo presi-dente Milo [...] è questa la scritta [...] muri della capitale [...] la vec-chia [...] e di tante altre [...]. Nella piccola e suggestiva [...] messo in moto un mec-canismo politico e [...] davvero di spezzare per sempre i sogni [...] leader serbo [...]. La sfida verso Belgrado, [...] insidie e di pericoli, è partita in [...]. Il Montenegro non vuole [...] qualcuno ci pensa dav-vero, dalla casa madre [...] ad un processo di dissoluzione de-finitiva di [...] della federazione jugoslava. No, non è questo [...] forti sono i legami tradizionali, di cul-tura, [...] storia comune tra i due popoli per [...] radicale che, que-sta sì, porterebbe a scrivere [...] e funeste nella storia dei Balca-ni. [...] però, si è stufata di [...] ai ca-pricci di Belgrado e vuol trovare la [...] strada. La svolta si è [...] or sono, il 21 ottobre, quando nel [...] elezioni presidenziali, il primo ministro [...] ha supe-rato per meno [...] il presi-dente uscente [...] che, vice-versa, e con [...] duemila consen-si, due settimane pri-ma aveva vinto [...]. Cosa è suc-cesso in [...] giorni che potrebbero cambiare gli assetti e [...] tutta [...] che stenta da sempre [...] Le opposizioni, final-mente unite, hanno riversato il [...] pri-mo ministro che così è passato. E così noi popolari, [...] ai [...] ai due partitini albanesi [...] formazione musulmana, che si chiama [...] come il partito di [...] in Bosnia, ci siamo [...] Milo [...]. Milo e [...] inutile [...] fi-no a giugno, facevano [...] partito e cioè il [...] la ver-sione montenegrina [...] il partito socialista serbo [...]. E per molto tempo sono [...] e [...] spartendosi onori e cariche. Ma poi, quando il disegno [...] di strangola-re il Montenegro è [...] chiara-mente alla luce, il [...] si è spacca-to in due, [...] per lo stes-so nome con [...] differenza che uno si chiamava [...] e [...] ala [...]. Tra-dizionalista e obbediente a Belgra-do, [...] modernista e dispo-sto a fare i conti [...] il secondo. Dirò di più: è [...] nel suo insieme che non ne vuol [...] dimenti-care. [...] da noi è diverso [...] con resistenze e reticenze la questione è [...] A [...] insomma, Milo [...] ha intravisto la possibilità [...] carte in tavola, e con lo sponsorizzazione [...] cui diplomazia sta facendo un lavoro abilissimo [...] regione, si è gettato [...]. Ha promesso di fare del Montenegro una piccola Mon-tecarlo dei Balcani. E i montene-grini ci [...]. Hanno vi-sto, anche loro, la [...] maestra dello sviluppo decretando la fine [...] internazionale di queste [...] montagne. E sensibili come sono [...] saliti sul carro [...] che parla di Occidente. Non è un mi-stero [...] che [...] peraltro florida, almeno quella [...] re-pubblica si sia basata, e in qualche [...] ancora, sul contrabban-do di ogni tipo. Di lavori normali ce [...] o pochissimi e la gente, almeno a [...] o lun-go la costa, [...] ad ingrassa-re i proprietari dei bar. Quando Versace è stato [...] qualcuno con fare scherzoso ma non troppo, [...] un lutto generale, visto che gli uomi-ni [...] i signori del «black market» non uscivano [...] indossare abiti fir-mati dallo stilista calabrese. Tutto bene, dunque? Figuria-moci. Le cose sono assai [...]. E non solo e [...] uomini di [...] ogni giorno inscenano dimostrazione [...] centri e accusano Milo e il suo [...] e di traffici illeciti, ma perché la Serbia, [...] che non ha voluto ricono-scere, come legittime, [...] 21 ottobre mentre gli Usa face-vano arrivare, [...] Atene, [...] esangui casse dello Stato un gros-so prestito, [...] quale si-tuazione difficile si metteva, gra-zie proprio [...]. E non pas-sa giorno [...] di Bel-grado non vengano vomitati in-sulti contro Milo. Il fatto è che [...] nulla della svolta montenegrina, se non si [...] sta accadendo nella gran-de madre serba. [...] come or-mai gli capita sovente, [...] sbaglia-to mosse e il disegno che aveva in testa [...] mese fa gli si è ritor-to contro, [...] ad una solitudine ancora più [...]. Non potendo più, la [...] essere rieletto per la terza volta presidente [...] Serbia, [...] mesi fa, con una sorta di colpo [...] è fatto procla-mare leader federale, sostituendo il [...] messo lì, senza poteri, [...]. Naturalmente, il buon [...] pen-sava di [...] cambiare la carta co-stitutiva [...] avere quella forza che [...] non aveva. Ma come? Ecco il [...]. Di camere federali ce [...] quella delle Repubbliche do-ve i rappresentanti della Serbia [...] Montenegro sono alla pari, venti a venti. E questa fu una «gentile» [...] tattica concessione da-ta a [...] proprio per [...] ad entrare nella piccola federazio-ne [...]. Poi, [...] quel-la dei cittadini dove [...] eletti su base proporzionale e [...] ovviamente, il Montenegro che [...] abi-tanti non può nulla contro i rap-presentanti [...] di serbi. Finora, comunque, non [...] stati problemi, visto che [...] grazie anche [...] controllava tutto. Cosa che oggi è [...] perché il leader serbo aveva in animo [...] la camera delle Repubbliche, dove doveva scomparire [...] le due re-pubbliche della fede-razione. Della quale, forse, non si [...] mai più. Da quando a [...] spira forte il vento [...] e si agi-sce in proprio. [...] fede-rale è altamente fru-strato, tanto [...] una. [...] in questi ultimi due [...] ha potenziato a di-smisura, in mezzi e [...] ogni pic-colo [...] che si rispetti, vedi [...] o [...] Hussein, la polizia e [...] speciali e quella che era una strut-tura [...] fatto di fedeltà lascia alquanto a desiderare. Ma le difficoltà per [...] non sono finite. La farsa delle ele-zioni [...] ancora in rappresentazione. Uscito inglo-riosamente di scena, [...] a vantaggio di uomini [...] (che appoggiò [...] di Sarajevo, minacciando il [...] armi chimiche per poi capeggiare la protesta [...] dicembre scorso) e, soprattutto, del cetnico [...] che non può mettere [...] Occidente , al ballottaggio, i socialisti del pre-sidente [...] alla loro base il boicottaggio delle elezioni [...] quorum. E, tra un mese, [...] si tornerà alle urne nuovamente. [...] ha cambiato cavallo e [...] ministro degli Esteri, Milan [...]. Un altro uo-mo senza [...]. Tutti dicono che potrebbe [...]. Ma tutti, pure, sono [...] che [...] giocherà di nuovo la [...]. Ma il malessere serbo [...] il paese a [...]. /// [...] /// Ma il malessere serbo [...] il paese a [...]. (0) (0) ![]()
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