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Don Luigi Ciotti è [...] Pieve Di Cadore il 10 settembre del 1945, [...] dopo si è stabilito a Torino dove [...] dal 1950. Veste [...] nel 1972, ma fin [...] un gruppo di impegno giovanile che più [...] «Gruppo Abele». Emar-ginazione, disadattamento giovanile, prosti-tuzione, [...] Aids e bambini sie-ropositivi: tra questi «ultimi» [...] svi-luppato [...] di Don Ciotti. Nel 1968 co-mincia un [...] minorili. Nel 1972 comincia [...] nei confronti del problema droga [...] aperto 24 ore su 24 un centro droga sulla [...]. È del 1974 [...] della prima comunità agricola per [...] oggi le comunità sono 8 più due servizi di [...] accoglienza. Ulti-mo, ma solo in [...] è il suo impe-gno contro le mafie. Nel 1995 nasce «Libera -Associazioni, [...] numeri contro le mafie» di cui Don Ciotti [...]. PROTEGGERE gli edifici dalle [...] un terremoto è possibile, anzi in questa [...] sono [...] ma è costoso e, [...] una trentina di inter-venti andati a buon [...] Italia il ministero dei Lavori Pubblici ha bloccato [...] le leggi esistenti non contemplano questo tipo [...]. Ora si aspetta che [...] indicazio-ne sui [...] metodi di prote-zione. Risultato: i nostri tecni-ci [...] sistemi anti-sismici gare [...] negli altri paesi -Stati Uniti, Portogallo, Grecia -mentre da noi [...] segna il passo. Adesso il terremoto delle Marche [...] potrebbe segnare una svolta, [...] che gli esperti organiz-zeranno il [...] novembre a Pe-rugia una mostra per illustra-re a chi [...] facoltà di decidere i [...] sistemi antisismici. Questi si ispirano a [...] anziché basarsi sulla resistenza della struttu-ra, puntano [...] delle forze sismiche che possono determinare crolli [...] lesio-ni. I metodi sono soprattutto [...] e dissipazione energetica. A [...] il funzionamento è [...] Alessandro Mar-telli responsabile [...] di sviluppo di [...] e coordi-natore nazionale del Gruppo di lavoro [...] di cui fanno parte [...] rappresentanza di settori di ricerca, di attività [...] numerose isti-tuzioni locali. Tecnica-mente parlando [...] funziona come un filtro: filtra [...] che può far male al-le strutture. La dissipazione invece ha [...] tra-sformare gran parte [...] sismica in calore. In pratica [...] che andreb-be a colpire [...] mandata via. Facciamo un esempio: in [...] sommità delle colonne che lo sostengono, tra [...] sede stradale o ferroviaria, vengono inserite strutture [...] di un sisma si [...] cioè si defor-mano in [...]. Un altro tipo di [...] alla base della struttura alcuni cilindri dentro [...] un fluido vi-scoso: il movimento del pi-stone [...] un ricircolo del fluido che si scal-da [...] sismica. Nel caso di edifici [...] possono instal-lare alla base o anche in [...] per esempio tra un piano e [...]. Dei due metodi, i [...] dicono [...] sono i più maturi. In Giappone sono partiti [...] enorme di applica-zioni di questo tipo, così [...] Stati Uniti. E in Ita-lia? «Ci [...] trenti-na di applicazioni dei due si-stemi, ma [...] Ministero dei Lavori Pubblici si è accor-to [...] tecnologie convenzionali, cioè non rien-travano nella legge [...]. Il ministero ha dato [...] non ha emesso linee guida per orien-tare [...] Martelli -. Una sola applica-zione è stata [...] dopo il [...] presso [...] della Basili-cata». Per [...] si era già pensato ad [...] alcuni mo-numenti. Ad esempio la fon-tana [...] Perugia. Poi lo stop buro-cratico [...] 4 anni ha bloccato molto [...] in Italia di queste [...]. Nel frattempo [...] italiana ha trovato modo di [...]. Dunque, come proteggere o, [...] caso, come ricostrui-re? La questione è: dare [...]. Per gli edifici di [...] problema re-sta aperto: i [...] sistemi an-ti-sismici [...] e dunque non facilmente ap-plicabili. Negli Stati Uniti è [...] è stato fatto, ma in strutture [...]. Gli esperti sono alla [...] che possano essere meno dannosi per le [...] protettivi. Abbiamo in cantiere un [...] prima applicazione in provin-cia di Reggio Emilia [...] danneggiato dal terremoto del [...] ma sem-pre a livello [...]. Se i sistemi [...] degli edifici artistici, an-cora in fase di [...] modalità con-venzionali. Molte ad esempio sono [...] dei quattro muri va per conto proprio. In più, bi-sogna evitare [...] poi risultati errati. È ancora aperto il [...] sostituire nella basilica di Assisi le travi [...] in ce-mento. Le volte, comunque, sono [...] non si tratta di muri por-tanti, per [...] di un terremoto è [...] che cadano. Il dibattito è ancora [...] si possono dare soluzioni che vanno bene [...]. PER SINGOLE opere [...] po-trebbe essere più sem-plice: [...] tutto il museo, e già ci sono [...] in Giappo-ne, o si interviene a proteg-gere [...] co-me è avvenuto in Italia per i [...] Riace che sono stati singolarmente isolati nel mu-seo [...] Reggio Calabria. Naturalmente, vista [...] dei sistemi anti-sismici, è [...] sulle strutture che verranno edifi-cate ex novo. Quando un ospedale viene [...] in meno sono parecchi di più. Allora biso-gna spendere qualche [...] per costruire un ospe-dale in modo che [...] crolli, ma che resti per-fettamente funzionante e [...] ricoverata si senta sicura. In Umbria la gente [...] ospeda-li sia perché vede le lesioni sia [...] sono co-struiti nello stesso modo in cui [...] le ca-se. E lo stesso discorso [...] scuole: se possono crollare, così come sono [...] con quale corag-gio i genitori mandano i [...] scuola?» Per gli edifici esistenti [...] sismico comporta il taglio [...] dunque, costi elevati. Oppu-re, con un grado [...] inferiore, si posso-no applicare [...] «Si possono appli-care sistemi [...] o viscosi. Negli Stati Uniti dopo [...] Los Angeles ci sono stati adeguamenti sia [...] taglio di fondazione sia con sistemi dissipativi [...] di strutture rinforzanti». Per le case? [...] del pro-getto Catania era previsto [...] studio per [...] sismico di strutture ad uso [...]. I costi? Vogliamo che [...] A Catania [...] questo rischio, se non [...]. Adesso per [...] e le Marche quanti [...] fuori? A parte il va-lore delle vittime [...]. Spesso prevale un ra-gionamento [...] davvero grosso avviene ogni [...] in questi [...] quanto bisogna spen-dere per [...] sisma provochi delle vittime? La ci-fra occorrente [...] meglio per diminuire le vittime degli incidenti [...]. Luigi Ciotti «Droga: ingiusto [...] la liberalizzazione» Droga: tra liberalizzazione e [...] «Esiste e deve esistere. Non [...] una via [...]. Le vie so-no tante. Ognuna comporta pro e [...] benefici, che vanno attentamente valutati. Bisogna, comunque, partire e [...] persona. In questo caso dalla [...]. Bisogna rispetta-re la [...] sofferenza, non [...]. Perché questo [...] ci consente di capire [...] e in particolare quella [...] sono un sintomo, non [...] quel disagio. E, allora, accompagnare quella [...] cammino nuovo, di vera libertà e consapevolezza, [...] a trovare ri-sposte. Queste risposte non pos-sono essere [...] uguali per tutti, standardizzate. Non possono es-sere indifferenti [...] familiare e sociale che quella singola e [...] alle spalle». Molti dicono che una risposta [...]. Ma questo lo ricono-scono [...] tutti, anche i più decisi avversari di [...]. /// [...] /// Sgombriamo il cam-po da [...] ed anche ingiusta via, quella del carcere. Questo non significa li-beralizzare [...]. Significa depenalizzare il loro [...]. A [...] volta, depenalizzare non significa [...] incentivare questo consumo. Di una cosa possiamo essere [...]. La minaccia del carcere [...] per il tossicodipen-dente. Questa non è [...] è un dato di fatto. Quelle migliaia di [...] in carcere sono la [...] più povera ed emarginata. Questa fascia in carcere [...] più colpita [...] e che più facilmente [...]. Se nemmeno la morte [...] dissuade, tanto me-no può [...] la minaccia della prigione. Ripeto: il carcere è [...] e non funzio-na nemmeno come [...]. E [...] bi-sogna prevedere e rafforzare [...] strumenti e di risorse, e di servizi, [...] carico di queste persone sul territorio. Vedi, un percorso è [...]. Non ci si può [...] di [...]. [...] la risposta non è solo [...] o strettamente terapeutica. Se quel giovane, pur [...] stessi contesti di emarginazione sociale, di dispe-razione [...] poi, tornerà a consumare droga. Che lui vedrà come [...] a portata di mano per [...] sopportabile la [...] sof-ferenza. [...] è un potente e pericoloso [...] rispetto a una realtà vissuta con disagio. Se non cambiamo questa [...] modo con cui quella perso-na la [...] e la vive, non [...] il suo problema, la [...] tentazione di fuggire e [...]. Per quanto riguarda le [...] le droghe leggere valgo-no i ragionamenti che [...] «Il discorso è parzialmente di-verso. Nel consumo delle cosid-dette [...] in particolare, prevale forse più la ricerca [...] una [...] socializzazione, di supe-rare un [...] che non la ricerca di una medicina [...]. Il consumo di ecstasy [...] un fenomeno comporta-mentale e di costume decisa-mente [...]. La seconda chiama in [...] di cura. Gli sforzi, riguardo [...] vanno indiriz-zati essenzialmente sulla pre-venzione». Lo stesso discorso per [...] «Sì. Il consumatore di ha-shish, [...] di ecstasy non si [...] come [...]. Dunque non chiede aiu-to, [...] casi di abuso continuato o di forte [...] sarebbe [...] bisogno. I rischi sono molto [...] dei giovani. Non sanno che ci [...] episodi di morte per abuso di queste [...]. Non sono infrequenti i [...] e i ricoveri in pronto soccorso. Ma neanche per que-ste [...] la sanzione, la proibizione assolu-ta, costituiscono un [...]. Bisogna farvi fronte con [...] sul piano informativo. Bisogna che questo fatto [...] rischi, pur sensibilmente diversi da quelli di [...] ci so-no. La via repressiva nasconde [...] non li risolve. Magari tranquillizza noi. Ma non aiuta i [...]. Se chiudia-mo le discoteche, [...] ecstasy semplicemente si sposte-rà nelle feste private. O nei [...] come già in parte [...]. Se, attraverso le sanzioni [...] consumatore di hashish a nascondersi, sarà poi [...] a comunica-re con lui». [...] «La terza via è [...] veramente a educare, ad aiutare le famiglie [...] mi-gliorare i contesti di vita sociale in [...] vivono e crescono. [...] con chia-rezza. La legge o la [...] supplire a carenze e ne-cessità che sono [...]. Il carcere, ripeto, è una [...]. [...] un modo di nascondere il [...] sotto il tappetto. Solo che in questo [...] tappetto finiscono persone giovani col rischio che [...]. Ciòè emarginati, messi in [...] criminali. Poi so-no costretti a [...] spac-ciare o a rubare. La terza via è [...] al presente e una voglia di futuro. Certo, è una via impegnativa. Chiede anche a noi [...] gioco per cambiare. E quando dico noi, [...] società [...] noi adulti, noi genitori». Famiglia, vita sociale, valo-ri. I giovani, in real-ta, [...] di più. /// [...] /// Ci chiedono senso, comunicazione, [...]. /// [...] /// Bisogna ac-cettare fino in [...] e la responsabilità che comportano. Stiamo cominciando a fare, [...] di emergenza, un lavoro di prevenzione, coinvol-gendo [...] riferimento delle culture giovanili, collabo-rando con i [...] i gestori delle discoteche. [...] que-sta la [...] di cui dobbiamo convincerci. /// [...] /// [...] que-sta la [...] di cui dobbiamo convincerci. (0) (0) ![]()
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