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Oggi si parte con [...] un approfondimento su altri temi come la [...] diritti civili, la maternità, [...]. /// [...] /// Sapete nella nuova Europa [...] chi sono i pensionati più [...] Quelli [...]. Sono gli unici che [...] occupa-zione formalmente garantita dal so-cialismo reale non [...] contributo, non hanno conosciuto periodi di disoccupazione. E oggi, con le [...] marchi [...] reddito mensile e pensare [...] Spagna o Italia dove addirittura possono essere [...]. E i più sfortunati, [...] anda-re in pensione provoca un indubbio impoverimento? Gli [...]. La loro pensione è [...] 64 per cento del salario. Mentre in Belgio lo stesso [...] può godere [...] per cento e in Francia [...] per cento [...]. Questo è solo uno [...] o contraddizioni che si voglia-no chiamare -della [...] Europa [...]. [...] per intenderci nella quale [...] moneta dovrebbe essere unica, ma gran parte [...] vita, della legislazione, del-le soluzioni sociali dovrebbero [...] modo unificate. Opera-zione [...] impervia, quasi impossibile -dicono [...] fronte alla quale le difficoltà della moneta [...] facilmente superabili. Tale è il grovi-glio [...] anche di interessi, di culture e naturalmente [...] alle quali ci si trova di fronte, [...] Scandinavia [...] Sud [...] o della Spagna. Prendiamo un problema chiave, [...]. Prima questione da affrontare [...] disoccupati che ormai preoccupano non poco i [...]. E [...] un giovane che non [...] che lo cerca, che vorrebbe [...]. In-somma il grave e [...] della disoccupazione gio-vanile. Questo giovane è veramente [...] in Italia o in Spa-gna o in Francia. Le sue possibilità di [...] un suo reddito sono infatti [...] scarse. In Spagna oltre il [...] dei giovani non ha lavo-ro, in Italia [...] al 32 e in Francia al 25. Cifre alte, di fronte [...] questi tre paesi hanno [...] poco. Mentre molto hanno fatto [...] cui i giovani [...] latina rimangono legati negli [...] cui i loro coetanei del nord Europa [...] e figli. E al-lora per un [...] lavoro forse va un [...] meglio [...]. Perché lo Stato garantisce [...] Perché si fa carico dei giovani che hanno [...] No, né la [...] né Major né [...] il problema, ma nel Regno Uni-to [...] flessibilità e la precarietà prima imposta dalla [...] e ancora oggi sostenuta dal primo ministro [...] lenito qual-che male. Ed ecco che, grazie [...] del lavoro non garantito, alla possibilità del [...] diffuso, ad una mobilità che non spaventa, [...] gio-vani disoccupati nel Regno Unito [...]. [...] e con essa spesso la [...] e [...] and law , [...] e la legge tante volte [...] da [...] subiscono dei duri col-pi soprattutto [...] parte nord [...] sottoposta da [...] ai drammi delle [...] aziendali e del liberismo. Ma le sta-tistiche -almeno [...] segno di ottimismo. E allora se sei [...] gli studi e vuoi un lavoro sei [...] sei tedesco, bava-rese o sassone che sia. [...] un siste-ma di apprendistato ti [...] dalla scuola al lavoro. Un insieme di leg-gi [...] di percorsi di formazione ti porta dai [...] alle aziende, quasi sempre senza scosse e [...]. Forse [...] sarai più povero, ma [...] giovanile, la disperazione, il [...] di chi ha meno di 25 anni [...] europei. E in-fatti, sempre dati [...] Germania i giovani senza lavoro sono meno [...] cento. Una percentuale che brucia [...] quella a due cifre dei paesi [...] latina. E che dà qualche [...]. Per i giovani senza [...] può fare, la malattia è grave, ma [...]. Forse è meno gra-ve di [...] malattia che pare in questi anni [...] colpito [...] in modo molto più omogeneo, [...] disoccupazione di chi ha oltre 45 anni. Gli [...] come ven-gono chiamati nelle centinaia [...] pagine di studi sul loro conto. Sra-dicati, quasi sempre brutalmente, [...] di lavoro dalla metà degli anni 80 [...] una immagine devastante del mercato del lavoro [...] chi ha meno di 25 anni ma [...] ha più di 45. [...] del lavoro -è un fatto [...] sempre di più [...] del la-voro. Insomma, se è vero [...] parte dei paesi europei si va in [...] prima dei 65 anni, la realtà è [...]. Un dato per tutti [...] di occupazione dei lavoratori che hanno dai [...] anni è passato negli ultimi diciotto anni [...] 54 per cento in Francia, nei Paesi Bassi [...] Germania ed è diminui-to del 30 per [...] Gran Breta-gna. Ma poi gradualmente la [...] i lavorato-ri ancora più giovani, quelli la [...] dai 55 ai 59 anni che si [...] 20 al 30 per cento. Che cosa hanno fatto [...] Stati [...] di fronte alla chiusura di grandi centri [...] al crollo della occupazione di uo-mini maturi, [...] che avevano fatto i minatori nello [...] o i siderurgici in Lorena [...] metalmeccanici alla Fiat? [...] va detto si è [...] omogeneo: li ha [...] e ha scoperto le [...]. [...] del prepensionamen-to, malgrado lo scandalo [...] ne hanno fatto gli imprenditori no-strani, non è figlio [...] italiano. In Francia è stato [...] scopo il fondo nazionale per [...] nei Paesi Bassi si [...] gli strumenti possibili, dalle assicura-zioni contro [...] a quelle contro la [...] propria. Ma nella sostanza al [...] sud [...] di fronte alle ri-strutturazione [...] uomi-ni che non riuscivano a reggere le [...] rispo-sta è stata quella di [...] in pensione prima del [...]. Nessu-no ha pensato di [...] di organizzare corsi di formazione. La preoccupazione dei governi [...] quella di garantire il lavoro, ma attraverso [...] assi-stenza, il reddito o un parte di [...]. Un particolare curioso: nei [...] Europa il prepensiona-mento è chiamato [...] un nome che evoca [...] invalidità. Con qualche esagerazione, ma [...] può dire che la mitica Svezia e [...] nord Europa di fronte [...] della disoccupazione degli «over [...] di [...] invalidi per giustificare la [...] comunque un reddito. Le deprecate pensioni di [...] fino alla Scandinavia. Per i disoccupati di una [...] età e i [...] è stata finora una matrigna [...]. Ma ora qualcosa sta [...] tutti i paesi sono condannati ad essere [...] parte, come le vecchie macchine obsolete. Comunque costano trop-po, comunque [...] socia-le che non si può sopportare a [...]. E allora beato il [...] danese o tedesco perché lì [...] so-luzione [...] hanno già pensata ed ap-plicata, [...] soluzione che potrem-mo chiamare del pensionamento strisciante. /// [...] /// Se [...] è in difficoltà, se [...] alcuni giovani, gli over 50 lasciano gradualmente [...] di lavoro. Riducono il loro orario [...] del 30 per cen-to. O anche del 40. Si riduce anche il [...] lo Stato interviene, garantisce i contributi e [...] reddito. I più vecchi non [...] qualche giovane viene assunto negli spazi di [...] lasciano vuoti. Meglio, quindi, avere difficoltà [...] Germania [...] in Danimarca se hai [...] piuttosto che in In-ghilterra. [...] lo Stato nel 1988 ha [...] senza lavoro 700. Gran parte di loro è [...] disoccupata, una parte ha preso una pensione di in-validità. E la cosa si [...]. Ritanna Armeni ROMA. Oggi è meglio [...] in Italia, in Inghilterra [...] Ger-mania? È meglio, per chi ha meno di [...] senza una occupazione, ma rimanere protetto dalla [...] nei paesi latini o essere im-messo brutalmente [...] nel mercato del lavoro come av-viene in Inghilterra? Alessandro Cavalli, professore di sociologia [...] di Pavia, si è [...] e in maniera diffusa della condizione giovanile [...] Italia. In questa intervista Cavalli [...] raggio di attenzione [...]. Professore cominciamo da casa [...] giovani italiani disoc-cupati che rimangono con mam-ma [...]. Questo li rende molto [...] giovani [...] « Il lavoro è [...] importante intorno al qua-le si costruisce [...]. Il fatto che questa esperienza [...] dila-zionata nel tempo sicuramente ostacola la formazione di una [...]. Quindi per i giovani italiani, [...] per i giovani [...] di lavoro costituisce un blocco [...] formazione [...] «Certamente. Se non si ha [...] reggere sulle proprie gambe [...] certo a costruire una idea positiva di [...]. Quindi il ruolo della [...] ma non ha solo [...]. In Italia i tassi [...] i 30 e i 60 anni sia [...] un alto livello [...] come quelle del nord, [...] con bassi livelli come il sud sono [...] come si sa, i tassi della disoccupa-zione [...]. Ne-gli altri paesi i [...] fra giovani e gli adulti sono quasi [...]. Questo significa che viviamo [...] che privile-gia il lavoro del capofamiglia, che [...] nelle situazio-ni economicamente disastrate. E che privilegia la struttura [...] rispetto [...] al giovane. E quindi ostacola [...]. Meglio allora [...] di un giovane inglese [...] un la-voro fisso, ma comunque riesce a [...] si [...] «Certamente quel lavoro, per [...] un pezzo di identità, dà la sensazione [...] essere in grado di reggersi da solo, [...] dipendere dalla famiglia o dallo Stato. Certo ci so-no delle [...]. In [...] si creano dei gruppi giova-nili [...] sono sottoposti [...] emarginazione, in Gran Breta-gna i [...] sono un grosso problema. Pensi alla Scozia dove la [...] è abbastanza drammatica. Nasco-no quelli che vengono chiamati [...] i disoccupati di [...]. Tra i quali, immagino, [...]. Passiamo alla Germania, [...] paese europeo nel quale pare [...] sia trovata una soluzione al [...]. [...] il tasso di disoccupazione [...] è pressoché uguale a quello degli adulti. È quella tede-sca la [...] deve segui-re? «Sicuramente il sistema tedesco non [...]. E questo è dovuto [...] grande tradizione [...]. Una forma di lavoro [...]. [...] con un contratto di apprendi-stato [...] per un certo periodo meno ore, prende un salario [...] e ha una quota di ore dedicate alla formazione. Questo sistema è gestito insieme [...] e dal sindacato». Sembra un sistema perfetto. An-che in Italia [...] simile con i contratti di [...] lavoro. Ma in Germania, con-trariamente [...] i giovani hanno poi la garanzia di [...]. Questo sistema ha funzionato [...] Germania [...] stata quasi la piena [...]. Allora il passaggio [...] al lavoro vero e proprio [...]. [...] situazione, come si sa, è [...]. Questa garanzia comincia [...] e anche questo meccanismo [...] in crisi. Anche nei Länder tedeschi [...] un sistema di squilibri re-gionali abbastanza consistente. Un giovane renano ha [...] di un giovane sassone a trovare lavoro, [...] motivo che nella [...] re-gione [...] ancora la piena occupa-zione [...] sistema che fa [...] il canale principa-le di [...] può funzio-nare». Questa macchinosa procedura si [...] dei grandi af-fari di questo decennio (con [...] proseguirà nel prossi-mo) e sta diventando di [...] più imponente sotto i nostri occhi: si [...] rigoglio proprio nella stagione che avrebbe dovuto [...]. La catena di [...] sta riempiendo [...] delle sue insegne, così come [...] riempiendo [...] dopo [...] riempito [...] ed ha annun-ciato, per bocca [...] suoi dirigenti italiani, che chiuderà il [...] con un fatturato di 130 [...] (solo nel nostro paese). Non saranno mol-tissimi rispetto [...] della tv, che si misurano a mi-gliaia [...] un detta-glio da non [...] il doppio [...] scorso e conti-nuano a [...]. Attualmente i negozi so-no [...] entro la fine di giugno e diventeranno [...] 2002. Questo significa che si [...] in Italia un negozio a set-timana. E [...] grandi come supermercati. Il gruppo [...] che controlla la società [...] Italia [...] di [...] ha fatto parlare molto [...] Stati Uniti perchè si è distinto in [...] contro la pornografia e per rigidi divieti [...] 17 an-ni, rifiutandosi talvolta di distri-buire film [...] conservatori. Ne [...] Mar-tin [...] denigratoria guidata da Pat Boone. Con i suoi 4000 [...] negli Stati Uniti e 2000 in altri [...] può da-re seri fastidi [...] più potenti. Ma non sta [...] di sicu-ro il suo punto [...] forza. La vera al-zata di [...] impresa consiste [...] investito per espandersi in [...] ora anche [...] esattamente come [...] proprio mentre i [...] , assai pagati per [...] davano per [...]. Per George [...] (il teorico [...] del dinosauro televisi-vo) le [...] erano «cadaveri ambulanti», cavalcate da [...] crede di [...] ed invece è già [...]. La legge del microcosmo (chip [...] più po-tenti) e quella del [...] (la cre-scita esponenziale di potenza [...] rete) avevano decretato che [...] televisivo [...] passare [...] al [...] un congegno nato dal-la convergenza [...] televisione e computer. Per Nicholas [...] (Essere digitali) la vendita [...] nastri magnetici e, orrore, il loro noleggio [...] pratiche destinate ad apparire in pochi anni [...] su uno scomodo traffico di «atomi» anzichè [...] scambio di [...]. [...] per il momento è [...] eccoci davanti [...] che ha raggiunto in Italia [...] dipen-denti e che continua ad assumere grazie [...] di intrattenimento che si muove con i [...] scarpe della gente che lo va a [...] restituire. Che cosa significa? Che [...] informa sulle cose che alla gente piacciono [...] che alla gente non piacciono. Che prendere un film [...] 7. Può darsi che la televisione [...] la [...] di pull, ovvero «tirare» in [...] no-stra, lo spettacolo che ci pare, [...] che ci pare, schiacciando qual-che [...] su una scatoletta nera, sia destinata a diventare padrona [...] nostre future serate, può darsi che Rai Sat, che [...] che ogni altra diavoleria [...] e [...] saranno [...] intratte-nimento per grandi e piccini. Per adesso il terzo [...] pieno di cose che hanno riempi-to già [...] secondo: la [...] televisione che va sotto [...] di [...] e che non vuole [...] né in America né in Europa. Ed un gran traffico [...] casa nostra e il negozio [...] quartiere. /// [...] /// In questo idilliaco clima, [...] la festa del libro. Tutti sono più buoni: [...] spet-tacolo e dello sport si regalano volumi [...] ognuno è in-vitato a recarsi nelle librerie, [...] con gadget e cotillon: almeno per un [...] bada a spese, tanto paga la [...]. Reclamizzando, con [...] il suo marchio [...]. Ora, il [...] è buono e, specie [...] be-ne alla salute; ma assai meno bene [...] in polvere che la [...] medesima da tempo spe-disce [...] a scopo umanitario. Fa meno bene per [...] che il latte in polvere va diluito [...] potabile, si sa, nei [...] come e più di tutto il resto. E poiché negli ulti-mi [...] è stata messa ripetutamente [...] e soprattutto dai cosiddetti intellettuali) per tale [...] si intendono bene le ragioni che [...] spin-ta a spendere un [...] per la festa del libro italiana. Del re-sto, di recente aveva [...] qual-cosa di simile, attirandosi le me-desime contestazioni, sostenendo una [...] dedicata [...] per ragazzi. Ora, chi ha a [...] della lettura in Italia si trova a [...] imbarazzante scelta: plaudire alla nobile ini-ziativa di [...] o condanna-re la sponsorizzazione [...] multinazionale un [...] troppo furba nel rifarsi [...] Per quel che ci riguarda, propen-diamo per la [...]. Cerchiamo di vedere perché. /// [...] /// È raro che gli [...] sollevino per qualche nobile causa: sovente, i [...] limitano a fir-mare appelli nascondendo, subi-to dopo, [...]. Questa volta è capitato [...] concre-to: un nutrito numero di librerie oggi [...] battenti per pro-testare contro la sponsorizzazio-ne della [...] alla festa; in più, [...] personaggi dello spettacolo hanno detto che non [...] non regaleranno libri, non firmeranno autografi e [...]. Ci pare che [...] di-retto in un favore di [...] causa sia da tenere in maggior conto ri-spetto a [...] passerella libraria, sia pure organizzata a sostegno della lettura. /// [...] /// Il mondo dei libri [...] disastrato: perché [...] la festa con una [...] Perché perdere una buona occasione per iniziare a [...] generale atteggiamento di disinteresse? Alla buona riu-scita [...] oggi concorro-no, per esempio, anche Rai e [...] il Coni e [...] sulle reti televisive passa [...] appunto) che invita alla [...] simbolico dei libri partecipano anche i cal-ciatori, [...] registi di cine-ma. Ma poi? Che cosa [...] Non sarebbe utile se Rai e [...] dessero maggior spazio ai [...] giorni [...] senza aspettare la festa [...] (In margine: i buoni propositi in questo senso [...] Rai di Siciliano aveva iniziato a rendere concreti [...] nel dimenticatoio. E non si potrebbero [...] libri negli stadi, nei cine-ma, nei teatri? Forse, [...] impe-gnasse [...] per [...] giorni anzi-ché per uno, [...] immagine della [...] se ne gio-verebbe. E difendere i «contesta-tori», [...] sarebbe più arduo. /// [...] /// E difendere i «contesta-tori», [...] sarebbe più arduo. (0) (0) ![]()
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