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Un infarto sembra sia [...] del decesso Mario Schifano, così lo schermo [...] della pittura Era nato a [...] in Libia e si [...] Roma nel 1948. Aveva lavorato come restauratore [...] di Valle Giulia, poi, negli anni Sessanta, [...] cascate di colore ottenute con emulsioni smaltate. E, infine, i film. Il ricordo Le foto, [...] gli amici FULVIO ABBATE Intorno alle ore [...] è morto il pittore Mario Schifano. A quanto si è [...] casa ed è stato [...] Santo Spirito con [...] del pronto in-tervento cittadino. In un primo mo-mento, [...] era stato ricoverato nel reparto [...] ma la gravi-tà delle sue condizioni ha indotto i [...] a [...] nel centro di ria-nimazione. Mario Schifano non illustrava [...] fosse rappresentazione [...] del colore sulla tela. Ossia, più che definire [...] descrivendo [...] del [...] poche parole il [...] quadro veniva descritto dal segno [...] dal tono), raccontava [...] del colore, quando a contatto [...] sup-porto quasi si accartoccia, più che stendersi in campiture [...]. Schifano veniva da lontano, [...] che negli anni Sessanta sembravano troppo smac-catamente [...] ottenuti con la tecnica emulsionata servendosi della [...] dia-scopio. [...] emulsionate, carta, plexiglas. Sfruttando tecniche diverse, soprat-tutto [...] per le sue ope-re, spesso [...] in cicli come [...] le [...]. In quegli anni feroci, in [...] dilagante, Mario Schifano, as-sieme ai [...] di quegli anni, Tano Festa [...] Franco Angeli -definiti tutti e tre da-gli storici [...] « Pittori di Piazza del [...] -fondava un nuovo modo [...]. I tre artisti indirizzarono [...] verso lidi popolari, raccontan-do per cicli [...] apparire de-gli oggetti mitici [...] Schifa-no gli schermi monocromi; Festa im-poste, persiane e [...] Cappella Sistina; Angeli ve-li risibili, trasparenti che [...] del blu, [...] del dollaro americano, giocattoli [...]. Schifano era nato a [...] in Libia nel 1934. Aveva un percorso in [...] suoi [...] restauro. Aveva lavorato presso il Museo [...] alla pittura; le nevralgie che si anni-dano [...] tufacei e le irruenze pacate [...] murale etrusca nella loro [...] avevano affascinato a tal punto che non [...] più, deci-se di raccontare [...] di là del segno [...] nella rappresentazione della cromia e non nella [...]. Fu, per Schifano, inevitabile [...] fantastiche emulsioni smaltate che gocciolavano cascate di [...] dallo schermo. Fantasie [...] si disse; [...] colorate si aggiunse; scher-mo televisivo [...] movimento, si voci-ferava. /// [...] /// Comunque [...] di Schifano [...] storia. Il colore di Schifano [...] marche, paesaggi romani, Veneri di Milo o [...] Balla che [...] si voglia, enucleava nello [...] quasi vo-lesse [...] la loro [...] mitica. Schifano non descriveva ma [...]. [...] ad asciugarsi e si autodefiniva [...] ad [...]. In quegli anni non [...] che la semiologia aveva rapito il cuore [...] Schifano che aveva a [...] disposizione anche una diretta [...] di Jean Luc Godard. Anche Schifano in que-gli [...] sceneggiando una personale idea di film, originale [...]. [...] immortalò in sequenze tonali il [...] Sandro Pen-na. Poi sperimentò segnali [...] tonale, marchi consumistici, [...] riflessioni sul Futurismo e, [...] del dinamismo pittorico in una epo-ca che [...] avanguardie storiche alle quali peraltro lui non [...]. A detta di storici [...] Schifano [...] anni ottanta e oltre si era un [...] aveva disperso in mille rivoli troppo colorati [...] dedicandosi leziosamente [...] di più toni colori-stici, [...] qualità. Ave-va tappezzato lo studio [...] quantità industriale, riproduce-va [...] la Polaroid fissava sulla [...]. [...] più appa-recchi televisivi tra-smettevano immagini [...] ogni dove che [...] frammentava sulla tela [...] di colori. Fu così che la [...] nuova sacerdotessa del colore che emetteva a [...] immaginifiche ma-nipolate continua-mente. /// [...] /// Lo prova il sito [...] Schifano aveva creato [...] a disposi-zione di tutti, [...]. Me-glio: non voleva essere [...]. In nessun modo. Del suo lavoro, che [...] abitudine, definivano Pop, una volta ha detto: [...] insoluto». Gli ero amico, gli [...] certi giorni lo andavo a trovare. Mario stava lì, disegnava, [...] di carta con i pen-narelli e gli [...]. E intanto guardava la [...]. E intanto si fa-ceva [...] da tutti noi che andavamo a [...]. Non amava il bel [...] mentre il cielo brontola-va [...] di un temporale, mi [...] piace quan-do il tempo è così, perché [...] sensazione di non per-dere nulla di quello [...]. Amava stare in casa, Mario. Era pieno di idee, Ma-rio. Di storie da raccontare. Era molto curioso. Sapeva tut-to del mondo. Aveva un fi-glio: Marco Giuseppe, [...] vo-leva bene più [...] altra cosa al cosmo. Era, in assoluto, [...] di cui andava più felice, Marco Giuseppe. Mi ricordo il giorno [...] suo bambino, in una chiesa sulla via Flaminia. [...] lui, [...] Monica, la mamma di Marco Giuseppe, i nonni, e [...] Mo-ravia, che lui chiamava «il [...] Alberto». Scattò scattò fo-to per [...] della ce-rimonia. Il prete sorrideva. Amava scattare sempre foto, Mario. Noi, i suoi amici, [...]. Diceva sempre che prima [...] avrebbe fatto un libro, un libro gigantesco, [...] foto del mondo, una specie di Guida Monaci [...] le immagini che veniva-no dal mondo: i [...] satelliti, le nuvole, gli animali, le piante, [...] film. Spes-so e volentieri (Mario [...] regalava ai suoi amici, ma anche ai [...] foto che amava ritoc-care con i pennarelli. Ora, ora che Mario non [...] più, me ne viene in mente una, tratta da [...] programma sui cento anni del cinema, dove compare una [...] di Lumiere. Una fra-se che potrebbe [...] per lui. Non amava parlare del [...] passato. E io lo tormentavo, [...] di quando facevi il [...] di quando eri bambino [...] in Libia, dai, raccon-ta. Qualche volta, Mario, ce-deva, [...] di lui al museo etrusco, del suo [...] Los [...] e in Texas. Sì, da ragazzo, Mario, [...] periodo aveva fatto il garzone in una [...] Trastevere, vi arrivava in bici-cletta dalla [...]. Quella pasticceria [...] ancora, una domenica di qualche [...] fa sono andato a portare lì i suoi saluti. Lo ricordavano con affetto, [...] «poteva diventare un bravo pasticciere, ma non [...] strada: lui voleva fare il pitto-re, ha [...] strada». Sono queste le parole [...] abbia mai sentito dire per lui. Le faccio [...]. Ora che Ma-rio non [...] più. Qualche setti-mana fa mi [...] fo-glio di [...] del 2000. Sopra ci sono disegnati [...] mio e quello di Fiorel-la, mia moglie) [...] co-sì: «decidi da ora come sare-te». Non so come saremo [...] ci mancherà. Mario Schifano con suo [...] opera e in alto [...] suo studio IL COMMENTO Quei felici anni Sessanta ENRICO CRISPOLTI Oggi che è inopinata-mente conclusa, si può [...] Schifano abbia giocato [...] la propria avventura di [...] presto a rischio [...] per [...] poi in più occasioni [...] di-versi la riconquista, a volte faticosa quanto [...] esiti. Pur se [...] può rimanere il dub-bio se [...] abbia del tutto rea-lizzato quanto la [...] sensibilità e le [...]. Certamente infatti già fra [...] (gli altri: Angeli, Lo Savio, Fe-sta e Uncini) [...] 1960 si erano proposti alla Galleria La Salita, [...] indizi di una nuo-va presenza generazionale romana, Schifano [...] il più istintiva-mente dotato di qualità pittoriche. /// [...] /// Sono sostanzialmente tre, credo, [...] più signifi-cativi del suo essere pittore. Quel tempo di formulazioni [...] certo dominante [...] rigore integralista e «sublime» di [...] conclamata «astrazione [...] nordamericana in una seducente esplicitazione [...]. E poi la felice [...] lungo in particolare i centrali anni Sessanta, [...] evocante, che costi-tuì [...] ottimistica e quasi spensierata [...] della giovanile «nuova figurazione» italia-na. Con un occhio alle [...] (la lezione di Jim Dine, in particolare) [...] Oceano. Quindi, a distanza di [...] crisi, la tempestosa passio-nalità con la quale [...] è [...] gettato in partico-lare nella [...] anni Ottanta, soprattutto in paesaggi vor-ticosamente partecipati [...] emotive di [...]. Ne rimane [...] a rischio, umanamente prima che [...] e stagioni di pittura [...] fra lirismo felicemente evocativo, in [...] certo incanto di sensibilità poeti-ca, e poi furore vitalistico, [...] a [...] rincorrere [...]. Resta insomma il profilo [...] del dramma di momenti ri-scattati [...] una tendenza altri-menti [...] che caratterizza invece i momenti [...] creativi del suo lavoro. Il quale risulta tuttavia storicamente [...] anche per le originali esperienze di «film [...] negli anni della fortuna del [...]. Un saggio di Michel Meyer [...] che [...] tecnica di persuasione ricopre [...] Retorica, un antidoto alla sbornia da [...] In un mondo che [...] oratoria può svolgere la [...] la distanza che separa gli interlocutori. [...] fa emergere di questa disciplina [...] indubbiamente con-dizionata da una forte impalcatura concettuale e filosofica. [...] gli aspetti [...] ad essa connessi, [...] guarda soprat-tutto a quei [...] ad occupare uno spazio rilevante, culturale ed [...] attualità. E infatti, la corretta [...] e prassi della retorica impongono un impegno [...] «ragione», «seduzione». [...] le intenzioni [...] sono chiare: non un «manuale» [...] una riflessio-ne generalizzata sul ruolo che «la re-torica riveste [...] democrazie con-temporanee». Una volta indicato con chiarezza [...] scopo [...] Meyer [...] tuttavia dal gettare uno sguardo [...] ma penetrante nella [...] storia. E così si passa [...] in chiave [...] della retorica stessa da [...] Platone alla fonda-mentale delimitazione gnoseologica aristotelica, fino a [...] contemporanee di questo tema ad opera, ad [...] o di un [...]. Ma che [...] Certo, tecnica della persuasione al [...] là della veridicità [...] proposto, e quindi tec-nica [...] congiunta alle [...]. Dinamiche, oggi più di [...] di inquietante peri-colosità. Ma, una volta confinato [...] di un orizzonte per [...] chi sa scavare al fondo del-le sue [...] non scoprirvi il suo essere mo-mento di [...] razionale del discorso, e, [...] tra soggetti. E tutto questo senza dover [...] necessariamente quegli aspetti connessi [...] oratoria, [...]. Di queste sue potenzialità raziona-li [...] organizzative [...] moderno ha sempre più bisogno. Non fosse al-tro perché, [...] che tende sempre più al solipsismo e [...] retorica oggettivamente può svolgere la critica funzione [...] spazio che separa due interlocutori. E quindi invito [...] e non allo scontro, [...] e non alla barbarie. Se dunque la [...] della [...] imponendo il rispetto delle regole [...] per-suasione razionale e [...] prevaricazione seduttiva, allo-ra la distanza [...] la separa da una visione [...] incontrovertibile del logos filosofico [...] fatica col-mabile. Ciononostante Meyer afferma la [...] di filosofia e retorica, che [...] nemmeno di inclusione [...]. E mentre ribadisce [...] subordinazione gnoseologica alla fi-losofia, [...] retorica debba occupare lo spazio problematico del-la [...] lasciando [...] filosofia. Ma per conseguire questo obiettivo [...] esercitare la difficile arte della [...] essere reto-rica [...] «ne-ra», che per [...] equivale a [...] del discorso che tende a [...]. È proprio [...] «critica» che Meyer riesce [...] poten-zialità forse inespresse della retorica, specie quando [...] tecnica de-mocratica del dialogo, da opporre [...] mass-mediologico dei cervelli. In un [...] è diventato comunicazione», una [...] in quanto laica possibilità di [...] dalla violenza. Per cui, in [...] retorica tesse [...] della umana mutevolezza e con-traddittorietà, [...] di un discorso fondato sul [...] metafisico. Tutta-via questo suo stesso [...] possibilità di praticare un autentico agire comunicativo. Cen-trale, allora, risulterà il [...] possibile fulcro per ri-pensare e stabilire i [...]. Tanto che questa possibilità [...] dalla defini-zione generale proposta : «atto di [...] tra gli individui a proposito di un [...] tanto [...] quanto [...] ma co-munque rinvia sempre [...]. Cioè da una [...] per Meyer, spinge gli individui, [...] manipolazione dominante, a prati-care le virtù critiche e formative [...]. Maurizio [...] La retorica di Michel Meyer Il Mulino 1997 [...]. /// [...] /// Maurizio [...] La retorica di Michel Meyer Il Mulino 1997 [...]. (0) (0) ![]()
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