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[...] un combattimento in quelle condizioni. È doloroso [...] ma adesso non possiamo far [...]. Due di voi rimarranno [...] fucile mitragliatore per facilitare la ritirata agli [...]. Il fuoco aumentava [...] i fascisti si erano [...] più, sparavano e strillavano come forsennati. Non avevo fatto 150 metri, [...] chiare [...] queste parole: « È lei, [...] la donna! Non fu tanto la [...] quanto la voce di chi [...] pronunciata. Era la voce del [...] nera « Fa-langa », colui che mi [...] al mio compagno e che assieme a [...] seviziata. Era lui, il seviziatore [...] di tanti rastrellamenti, [...] che venti giorni prima [...] mio marito, e che pure a me [...] sorte se non fossi riuscita a fuggire [...]. In mezzo agli spari [...] concitato di un compagno: «A terra, Gina, [...]. Mi rialzai poco dopo [...] correre per sfuggire alla cattura dei fascisti. Ma non ebbi il tempo [...] fare un passo che mi arrivò una pallottola in [...] gamba. Subito ebbi chiarissima la [...] gravemente; la mia gamba era. Caddi per terra senza [...] rialzarmi. Sentivo i compagni chiamarmi [...] invitarmi ad alzarmi, a proseguire. Non sapevano che fossi [...] chiedevano se fossi stanca. [...] pallottola passò -fischiando poco [...] e colpì di netto, così mi parve, [...] strisciando si stava avvicinando. Vieni, Gina, alzati vieni [...] sono vicini! Diversi compagni mi vengono [...] aiuto, per portarmi via. Ma avrebbero dovuto portarmi [...] fatto i fascisti avrebbero [...] noi come al tiro a segno, poiché [...] campagna senza possibilità alcuna di nasconderci. Dissi ai compagni di [...] tempo che tanto era impossibile: « Cercate [...] fate ancora in tempo! Io, oramai ferita e [...] non potevo permettere che gli altri affrontassero [...] grande. Con infinita tristezza i [...] e io rimasi sola. La sparatoria continuava e [...] abbondantemente dalla ferita. Non potevo finire prigioniera [...] «Falanga» [...] la seconda volta e per giunta così [...]. Troppo avevo sofferto nei [...] prigionia per [...] rassegnare a cadere di [...] di quegli assassini. Ero orgogliosa di essere [...] carcere a sopportare le torture senza tradire [...] ora sarebbe stata la stessa [...] potevo [...]. /// [...] /// Questo pensiero mi tormentava [...] sentire fino in fondo il dolore procuratomi [...]. Una cosa mi appariva [...] non dovevo a ogni costo farmi prendere [...] meglio sarebbe stato morire. Guardai la mia rivoltella, [...] amica; mi rimanevano ancora tre colpi; ricordai [...] chiedevo talvolta ai compagni, cioè se un [...] alla testa sarebbe stato sufficiente per morire [...]. I compagni rispondevano di [...]. Allora sembrava uno scherzo [...] problema si poneva in tutta la [...] tragicità. Avevo tre colpi: due [...] brigante nero che si fosse avvicinato, [...] per me. E tutto sarebbe finito. Intanto gli spari diradavano, [...] altri partigiani erano riusciti ad allontanarsi. Sentivo ancora vociferare, da non [...] le parole di una voce [...] distinta: « [...] colpita io, non può essere [...] la pallottola era infetta ed esplosiva)). Io me ne stavo [...] di grano che appena mi copriva il [...] per non dare ai miei inseguitori segno [...] a mettere in pratica il mio proposito [...] fosse avvicinato. Un gruppetto di fascisti [...] a venti, trenta metri da me, io [...] di tanto in tanto e a seguire [...]. [...] un milite chiamò il capitano [...] di [...] scoperto un rifu-gio. Ebbi un sospiro di [...]. Ma come fare? Bisognava [...] casa più vicina era a più di [...] distanza. Dovevo salvarmi; a tre [...] figlio in casa di mio padre, il [...] Euro [...] appena cinque anni, già orfano del padre. Era terribile pensare che [...] poteva [...] a mancare in quel [...]. Il pensiero di mio [...]. Insieme mi sembrava di [...] voce di mio marito: « Se uno [...] dovrà continuare la lotta [...]. La lotta non era [...] dovevo continuare a vivere per continuare a [...]. Intorno a me era [...] i fascisti se ne erano andati. Allora presi la rivoltella, [...] in tasca e mi tolsi la cintura [...] di allacciarmi [...] per fermare possibilmente [...]. Sentivo le forze [...]. Il carcere, la vita [...] il dolore per la perdita del mio [...] di mio fratello di sedici anni in [...] aveva influito duramente sul mio fisico. Il [...] ne era andato abbondantemente [...] dovevo riuscire a fuggire. Cominciai a trascinarmi carponi [...] sperando di trovare qualcuno che mi desse [...]. Fu un tragitto faticoso [...] volte non riuscivo a trovare la forza [...] di rassegnarmi ad aspettare la fine. Ma non potevo rinunciare [...] un po' di coraggio e ricominciavo a [...]. Arrivai finalmente nei pressi [...] avevo intravisto. [...] un viavai di persone [...] io facevo segno con la mano non [...] di chiamare. Passò circa mezz'ora prima [...] decidesse ad avvicinarsi. Possibile che dopo uno [...] arrivare, nessuno sarebbe accorso? Ma ecco che [...] verso di me e domanda: « Chi [...] o un repubblichino? ». Era un vecchio dalla [...] grande amico di mio padre. Mi aveva vista crescere [...] non riuscì a trattenere le lacrime: Sei [...] Gina [...] in queste condizioni? Sta tranquilla ti porterò [...] vado a chiamare mia figlia ». Ritornò con la figlia, [...] una tavola e mi portò a casa [...]. Mandarono a chiamare il [...] non volle venire perchè aveva paura, era [...] carcere dove i fascisti [...] rinchiuso con [...] di [...] curato un partigiano. La ferita era grave, [...] ero trascinata per terra senza la minima [...] difendesse [...]. Le ore passavano e io [...] maledettamente. Bisognava andare in un [...] ma con che mezzo? Macchine non ce [...] un cavallo e un birroccio. Non fu facile [...] perchè i tedeschi avevano [...] mezzi di trasporto. Comunque, alla fine fu [...] e su quello partii verso [...] di Carpi. Molto tempo impiegammo per [...] guidato da due donne, con gli aere [...] passavano sopra, [...] e non voleva più [...]. Dopo [...] superato il posto di blocco [...] di Carpi, dopo sei ore [...] combattimento, sul lettino della sala operatoria, credetti finalmente di [...] al sicuro. Ma qualche cosa ancora [...]. I fascisti tornati alla [...] probabilmente telefonato agli ospedali circonvicini per [...]. Non ascoltarono il professore [...] osservare che non potevo essere interrogata prima [...]. Volevano sapere quello che [...] a sapere da me, prima. Fui di nuovo interrogata [...] potei manifestare apertamente tutto [...] che nutrivo per quei [...]. Era sera quando mi [...] stata operata; mi ricordai a fatica di [...] era successo e ancora non sapevo di [...] della gamba. Ho desiderato di morire [...] accorsi: non credevo di trovare la forza [...] tanta sventura. Ma come sempre nei [...] mi son ricordata delle parole del mio [...] Chi di noi vivrà, dovrà continuare la lotta. Se rimarrai sola, mi diceva, [...] sarà il partito ». La guerra e i [...] distrutto la famiglia. Pensai che ne avevo una [...] grande: il nostro glorioso partito. /// [...] /// Pensai che ne avevo una [...] grande: il nostro glorioso partito. (0) (0) ![]()
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