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In conseguenza di una [...] ci toccherà di lacrimare di fronte [...] natalizia del bambino asiatico [...] due chicchi di riso i palloni con [...] Parigi si giocheran-no i mondiali di calcio. Quanto vale Jordan? Ugualmente [...] Marco Revelli ci informa che le nostre [...] vengono prodotte da ottomila [...] occu-pano di progettazione, manage-ment, commercializzazione e produzione [...] settantacin-quemila operai dislo-cati in varie parti del [...] soprattutto in Indo-nesia. Un paio di scarpe [...] America per una cifra che va dai 73 [...] viene prodot-to per meno di sei dollari [...] ragazze che ricevono una paga oraria di [...]. Il monte salari complessivo [...] in Indonesia è inferiore [...] venti milioni di dollari ot-tenuto dal cestista Michael Jor-dan [...] far la pubblicità alle fa-mose scarpette. Come [...] si è vissuto da noi, [...] anni del dopoguerra. Nel Maestro di Vigevano, [...] Mombelli, che ha lasciato la scuola per lavorare [...] moglie, a un col-lega che gli chiede [...] nuova situazione, risponde: «Già che non ho [...]. Io do da lavorare [...]. Quattro ciabattini montano le scarpe [...] altre quattro [...] giuntano a casa loro la [...] roba. /// [...] /// E in-fine, al colmo [...] lascia sfuggire: «E la pelle e il [...] a comprare fuori di Vigevano col tassì, [...] dazio e lo nascondo in una stalla; [...]. La [...] ha riprodotto da un continente [...] il modello del calzolaio di Vigevano, che ar-ticolava la [...] impresa di strada in strada e anticipava comunque ciò [...] oggi si chiamerebbe [...]. An-che per le tasse [...] la [...] che nel 1988 aveva [...] tede-sco 545 milioni di marchi, quat-tro anni [...] 31, do-dici mesi più tardi chiedeva il [...] milioni di mar-chi. Il direttore finanziario Volker [...] onestamente spiega-va: «Cerchiamo di [...] nei paesi in cui le tasse sono [...] nel territorio nazionale». I profitti si raccolgono [...] invece nei vari paradisi fiscali raggiunti dai [...] auto-mobilistico. La competizione che si [...] del mondo significa per i suoi esegeti [...] molti altri rappresen-ta un autentico disa-stro. Jeremy [...] ormai famosissi-mo per il [...] fine del [...] scrive che «stiamo per [...] nella quale saranno necessari sempre meno lavoratori [...] beni e i servizi richiesti dalla popolazione [...] che nel mondo vi siano più di [...] disoccupati o di sot-toccupati. Qualcuno di più per [...] Office di Ginevra. Modernizzazione? In Europa il [...] è andato dal 1973 crescen-do fino a [...] peraltro, la soglia del 10 per cen-to [...]. Negli Stati Uniti non [...] dei disoccu-pati, di chi non cerca neppure [...] occupati a tem-po parziale contro la loro [...] lavoratori occasio-nali, somma circa 35 milioni di [...]. Si potrebbe aggiungere che [...] giornata la-vorativa si è allungata via via, [...] ora. Oggi il lavoratore me-dio [...] un ven-tennio fa è impegnato quasi un [...]. Il libro di Marco Revelli [...] di altre allettanti infor-mazioni. /// [...] /// Basta per dimostrare che [...] non genera lavo-ro, che è ormai ininfluente [...] di forza tra ca-pitale e lavoro, che [...] significa più «cittadinanza», cioè appartenenza a una [...] che «cittadinanza» non significa lavoro. Revelli scrive di disfatta [...] «di un vasto ridimen-sionamento del suo peso [...] società indu-strialmente avanzate; di un gene-rale arretramento [...] vita e di lavoro per fasce maggioritarie [...] un drastico indebolimento delle sue rappresentanze politiche [...]. Crescere dimagrendo, è il [...]. Il lavoro può rap-presentare [...] grasso»: la si può ridurre o eliminare, [...] le leggi del merca-to, le condizioni di [...]. Guy [...] dimostrava in [...] tutti, la-vorare [...] che tra il 1955 [...] la somma di cento miliardi di marchi [...] la produttività creava circa due milioni di [...] tra il 1965 e il 1970 la [...] eliminava centomila. E via peg-giorando. Crescere dimagrendo Ma un [...] si è spezzato. Lo sviluppo non mette [...] delle so-cietà un surplus di ricchezza da [...] sociale, «né la società nel suo complesso [...] della redistribuzione come forma [...] domanda interna e quindi alla crescita». E la ragione è [...] lavoro, produzione e consumi non con-vivono negli [...] po-chi soldi che guadagna il «calzo-laio» della [...] in Indonesia non possono [...] americano, la [...] non paga le tasse [...] Germania, [...] profitti en-trano nel mercato finanziario globale, diventano [...] non sente responsabilità territoriali o nazionali. Peccato che, anche nelle [...] i problemi restino: [...] dei vecchi e dei [...] in generale, le nuove povertà, [...]. La merce [...] Ed ecco, nelle ultime [...] di Revelli, il nuovo busi-ness: [...]. O meglio: la so-cialità [...]. Camminia-mo nel senso della [...] non gestisce i servizi, semplicemente li appalta [...] come la [...] ad esempio, che si [...] e di aerei, ma anche di bambini [...] raccolta dei contributi volontari per oltre un [...] in diciotto stati Usa. Oppure come la Medicare che [...] a domicilio agli anziani. La vecchiaia è un [...] in Italia. Il [...] è diventato [...] costruendo socialità, assisten-za e [...]. Revelli ag-giunge che non [...] solo in termini economicistici al-la rottura [...] tra Stato e Mercato, [...] circuito dello scam-bio e [...] bisogna riatti-vare il circuito [...] della solidarietà. Addirittura Re-velli ci riconduce [...] un socialismo delle origini, né di Stato, [...] con il corol-lario del mutualismo, del coope-rativismo [...] atti-vo. Siamo approdati al volonta-riato, alle [...] al terzo settore, di cui [...] si na-scondono le ambiguità (non solo perché imprese [...] sono la fondazione [...] e da noi [...] Bocconi e [...] S. Raffaele, ma anche perché [...] di comodo per «aziende», imprese [...] nei confronti della quali [...] Stato [...] il suo [...] e la cui fortuna [...] Italia (il tre per cento degli occupati lavo-ra [...] meno nel terzo settore) incontra [...] benevolenza di chi vorrebbe [...] lo stato so-ciale, per sponsorizzare poi affari-sti [...]. Come [...] Facciamo come [...]. Ma [...] Reagan non è [...] fortu-na. [...] fronte alla globalizzazio-ne, il [...] pure vo-lontariato o socialismo [...] rimet-tere insieme politica, economia e cultura, può [...] segno uni-ficante, promuovendo però le autonomie della [...] il protago-nismo dei cittadini, in-troducendo elementi di [...]. Secon-dando insomma ispira-zioni [...]. [...] in realtà [...] si regge sulla valorizzazione di [...] «fare comune volto [...] collettiva». Ma [...] la centralità non cancella le [...] del sistema ma è la condi-zione di una forma [...] di demo-crazia, una forma matura che scopra la cittadinanza [...] e il burocratismo, vizi antichi [...]. /// [...] /// Ma [...] la centralità non cancella le [...] del sistema ma è la condi-zione di una forma [...] di demo-crazia, una forma matura che scopra la cittadinanza [...] e il burocratismo, vizi antichi [...]. (0) (0) ![]()
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