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Intanto lo Stato, soltanto [...] ai monopoli far-maceutici 50 miliardi [...] di medicinali, chiedendo uno [...] appena al [...]. Il che significa che [...] regalati [...] farmaceu-tica dal governo mentre [...] di [...] adeguata. Il libro di Berlinguer [...] di cui abbiamo ci-tato [...] ci sembrano più drammaticamente vive, giunge nelle [...] accennare a un piano « per un [...] », che prevede una riforma generale del [...] previdenziale; una produzione diretta di medicinali da [...] Stato per rifornire gli enti mutualistici, e una [...] dei prezzi delle medicine, eliminando finalmente lo [...] su di esse; un piano orga-nico per [...] principale [...] dei posti letto, con [...] ospedali specializzati, psichiatrici, pediatrici, ecc. [...] princi-pale è appunto, secondo Berlinguer [...] quello di capovolgere [...] tendenza [...] sanitaria italiana, che è [...] poco e così male da arrivare ad [...] «piccole malattie» (perchè queste « con la [...] il rendi-mento e la possibilità dei servizi [...] di passare [...] orientamento moderno possibile, che [...] prevenzione dalle malattie. [...] dimostrato nel libro che, [...] potrebbero in Italia avere migliaia di tubercolotici [...] che un terzo delle morti per Cancro [...] da una diagnosi e da una cura [...] più di 20 mila persone potreb-bero essere [...] e al lavoro, guarite. E il costo della [...] assai minore per lo Stato che non [...] malattia. Per tutto questo oc-corre [...] legislatura, eletta il 25 maggio 1958, come [...] Berlinguer e [...] una riforma sanitaria, indilazionabile [...] Italia, deve far leva non solo sui medici, [...] amministratori nonché sui lavoratori e sulle loro [...] del Parlamento, dei legislatori, per-ché se la [...] in Italia « dipende per un terzo [...] è pur vero che per due terzi [...] leggi ». Maria Antonietta [...] OTTIERI, [...] Donnarumma [...]. /// [...] /// [...] Ottieri si rivelò due [...] Tempi stretti, [...] un [...] saggistica sul vasto e complesso mondo operaio [...]. Si parlò di lui [...] tra i più vivi scrittori degli ultimi [...] di ricerca sociale e umana che lo [...]. Ottieri torna ora alla [...] nuovo libro, quasi uno studio sociologico condotto [...]. Chi scrive in prima persona [...] uno psicotecnico addetto [...] del personale di una bellissima [...] costruita da una società settentrionale in una arretrata zona [...] Mezzo-giorno (e non è difficile riconoscervi lo stabilimento impiantato [...] Olivetti presso Nàpoli). Ottieri pone al centro [...] una serie di problemi scottanti: le ripercussioni [...] da una fabbrica modernissima in una zona [...] accese nella folla di disoccupati, che assalta [...] dello stabilimento; la crisi morale in cui [...] chi deve scegliere i pochi « eletti [...] di « pescatori senza [...] « contadini senza terra » e manovali [...] accalca [...] del personale (e il [...] Donnarumma [...] diventa quasi il drammatico simbolo); la differenza [...] e [...] settentrionale (il diverso modo [...] considerare il lavoro e il padrone); e [...]. Una problematica ricca, come [...] che, a parte i limiti che vedremo, [...] una gamma di acute notazioni, di situazioni [...] attuali, che cercheremmo invano nella mag-gioranza degli [...]. Ottieri ci dà nettissimo [...] tremendo con-trasto tra il mondo ordinato della [...] circon-data da un giardino, e intorno ad [...] biblioteca, la mensa », e [...] sociale, e il villaggio [...] colorate, da una parte, e il mondo [...] meridionali [...] tra i freddi implacabili [...] che « selezionano » gli [...] assumere, e la folla di manovali analfabeti [...] tra [...] di capitalismo industriale e [...] del Sud. Ottieri avverte [...] dello squilibrio, la soffre [...] ma non sa appro-fondire il problema, e [...] poco i due termini del contrasto gli [...] immutabili, senza una via [...]. Da una parte c'è il [...] cancro » incurabile della disoccupazione, [...] la fabbrica con le leggi [...] «organizzazione» che non le permettono [...] assumere più di quel tanto; da una parte un [...] di arretratezza senza speranza e senza redenzione, e [...] di progresso necessariamente limitato; da [...] parte la « disperazione », [...] la «ragione» (come dice egli [...]. Al centro di questa [...] questa dolorosa necessità, si sviluppa la crisi [...] è poi lo scrittore stesso), con le [...] i suoi sconforti, con la consapevolezza della [...] del suo fallimento. Il fatto è che Ottieri [...] inserire il problema di una prospettiva più [...] e di sviluppo economico. Non sa capire che, [...] «isola» colorata e mitica in un mare [...] è che la riprova più clamorosa di [...] generale, la cui responsabilità gravissima ricade sulle [...] classe dirigente (compreso «il presidente» che Ottieri [...] e che è evidentemente Oli-vetti, con le [...] «comunitarie»); e che in quella stessa « [...] i poveri disoccupati vedono come [...] di felicità, la «alienazione» [...] Ottieri non crede, continuerà a caratterizzare il lavoro, [...] che si profilano [...] non saranno solo rivendicativi, [...] scrive. E [...] parte il rigido contrasto [...] Ottieri [...] tutto il vasto movimento ideale, politico e [...] di cui anche il povero disoccupato del Sud [...] non risentire (se si sappia guardare al [...] singolo uomo [...] definito dai [...] e [...] umano dello scrittore). Ottieri non ignora i [...] li considera solo per [...] come un fenomeno isolato. Ed ecco che (a [...] polemiche, che tralasciamo) il sindacalista comu-nista che [...] al cementifìcio è [...] come un giovane che [...] senza essere «capito» da chi lo circonda; [...] Commissione interna della fabbrica [...] è visto di scorcio, [...] ruolo direttivo: e soprattutto le « sezioni [...] arroccate [...] come dentro un fortino [...] non parte-cipino attivamente e intimamente a tutta [...] città e della zona, del Sud e [...] Paese, [...] siano [...] chiusa e disperata di [...] fatta di polvere e di forni). E alla fine Ottieri, parlando [...] sciopero al cementifìcio, sottolinea che «nessun tessuto lega una [...] e [...] », quasi non ci fossero [...] anche in una zona arretrata e povera di indùstrie [...] legami di classe tra padrone e padrone, tra operaio [...] operaio, tra [...] e disoccupato, più o meno [...] natural-mente. [...] questa mancanza di una visione [...] dei pro-blemi, il [...] del libro. Anche in [...] Tempi [...] Ottieri approdava a una visione pessimistica [...] perchè non sapeva guardare al di là [...] di cedimento dei movimento operaio, non sapeva [...] operaia in una prospettiva più vasta. /// [...] /// Anche in [...] Tempi [...] Ottieri approdava a una visione pessimistica [...] perchè non sapeva guardare al di là [...] di cedimento dei movimento operaio, non sapeva [...] operaia in una prospettiva più vasta. (0) (0) ![]()
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