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Era magnifico avere il diritto [...] far chiasso nella città. Era un privilegio e [...] stare fra gli edifici cittadini e gridare. Vendetti solo quattro giornali [...] dieci centesimi di dollaro, ma quel giorno [...] successo perché avevo imparato a gridare e [...] altri strilloni. Accaddero una o due [...] spaventarono un po', ma non me ne [...]. Uno strillone più. E un poliziotto mi [...]. Eppure quella sera, [...] rincasando con Krikor, mi sentii [...] importante. La rotativa mi affascinava: [...] a [...] quando lavorava e quando [...] a guardare gli uomini che la tenevano [...]. Costoro portavano berretti quadri [...] giornali, e lavoravano in mutande, per via [...]. Avevano i visi e [...] e, generalmente allegri e [...] e cantavano; ma quando volevano mandare nella [...] si mettevano a lavorare come pazzi, terribilmente [...]. Si precipitavano intorno alla [...] lastre di piombo, vi si arrampicavano sopra, [...] pezzi, ne inserivano altri, e poi versavano [...] lastre e lo spandevano con un pennello. Dopo un po' la [...] a ronzare dolcemente mettendosi a funzionare a [...] fracasso enorme. Allora mi mettevo dove [...] i giornali piegati, e leggevo i titoli [...] che si trattava. Una volta ci fu [...] e un suicidio e vendemmo una quantità [...]. Un uomo della nostra [...] a casa, trovò la moglie insieme con [...] sparò sulla donna, poi [...] e poi aprì la [...] sparò nel cervello. Quando la polizia arrivò [...] respiravano ancora, ma dopo [...]. La storia era tutta [...] con fotografie dei tre, quando erano giovani, [...] una quantità di soldi e la notizia [...] agitazione in ogni quartiere. Quel giorno presi come [...] miei giornali e corsi in città a [...] pensavo a quei tre, morti per i [...] per la loro pazzia. Quasi li vedevo nella [...] che morissero, quando ancora qualcosa di fragile, [...] di divino li teneva in piedi, quando [...] e cervello e coscienza. Cominciai a capire che nello [...] diventavo quasi una parte di quella cosa, [...] e la bruttezza alla [...] città. Mi sentii impuro, e [...] non potei più strillare quella notizia; avevo [...] e i denti stretti. Vedevo altri strilloni correre [...] sfiatati, con i visi rossi ed eccitati. La città intera era [...] la gente correva fuori dai negozi per [...]. Sporgevano le tèste dalle [...] ogni mano vedevo e sentivo [...] che calava sulla città, [...] tutto era bassezza ed orrore. Fermo sulla soglia del Griffith [...] il nostro grattacielo di [...] ammiravamo tanto, [...] della [...] e della [...] nel cuore del quartiere [...] su quella brutta vicenda e sugli effetti [...] nostra città. Vidi allora mio fratello Krikor [...] la strada strillando a pieni polmoni e [...] che smettesse, che era male. Mi vergognai di lui [...] il male che facevamo alla nostra città, [...] a parlare. Mio fratello Krikor mi [...] si avvicinò. Capii con dolore che [...] me. In cuore avevo tutte [...] giustificavano il mio silenzio e la mia [...] potevo [...] non erano in lettere [...] avevano grammatica e non potevano essere riunite [...] articolare, una parola alla volta. Stando così le cose, [...] capire a mio fratello Krikor ciò che [...] di me, mi vergognai del mio silenzio, [...] mia confusione e il mio risentimento accrescevano [...] ed era chiaro che stavo per piangere. Così finii col singhiozzare, [...] Krikor si mise a camminare con me [...] strada [...] « Non ho mai [...] così piagnucoloso ». E dopo un po': [...] Non [...] mica per quei tre, vero? Noi non [...]. Che ce ne importa? Il [...] è di vendere i giornali ». E capii che non [...] che era successo dentro di me, e [...] non ero stato capace di svelare la [...]. Piangendo [...] tradito, ed ora ero pronto [...] fare un compromesso. Ero seccato perché non [...] con precisione i miei [...]. Solo le [...] sanno esprimere con precisione [...] vi mettono dentro. Le [...] assorbono ogni avvenimento, anche [...] in un attimo allineano caratteri/ facendo parole [...] esprimono i fatti. Era inutile [...] di dire di più [...] permettesse il mio linguaggio, e perciò mi [...] e mi soffiai il naso. Per [...] il più presto possibile [...] fratello che avevo cominciato a strillare e [...] tratto [...] sentito male. Avevo avuto voglia di [...] stavo di nuovo bene. Così, vidi mio fratello [...] e ci mettemmo a correre insieme nella [...] titolo. Capivo intanto [...] perso qualcosa e guadagnato [...] non avrei più tradito il mio compito [...] sempre strillato le notizie, qualunque fossero. Corremmo insieme fino [...] di [...] e [...] poi io svoltai per [...] e mio fratello Krikor [...] la [...]. Attraversato il parco del [...] quartiere più ricco della città dove mi [...] molto chiasso, là in quelle strade tranquille. La gente usciva dalle [...] per scoprire che cosa era accaduto, e [...] strillare e più strillavo e più capivo [...] così, perché il linguaggio del cuore è [...] essere messo in stampa. Sollevai anch'io non poca [...] e, alla fine del giorno, tutti i [...] venduti, ed avevo in tasca una quantità [...] nichel e di bronzo. Non pensavo più affatto [...] bassezza e [...] di quel che fa [...] inondo. Il suo problema non fu [...] di sostituire il tetto a travature con volte e [...] ma di dare alla costruzione, oltre ad una solida [...] un ordine, una chiarezza, una misura attinte dalla tradizione [...] e di [...] con una decorazione architettonica elegante [...] sobria. Essa raggiunse così espressioni [...] purezza e classicità di forme quelle del [...] Rinascimento. Firenze e Pisa furono [...] di maggiore attività. [...] fiorentina si distingue per la [...] semplicità e castigatezza. Elemento caratteristico è il [...] marmoree con cui ama rivestire i muri. Il più glorioso monumento [...] « 1 te. Lei disse che non [...] per girare nelle strade; anche Krikor disse [...] io questo non potevo [...] non mi pareva affatto [...] periodo della vita tutto particolare. Sapevo solo [...] vivo. Cominciavo a sentirmi inquieto, [...] dal mondo, andare in giro e far [...]. Volevo far qualche cosa e [...] che cosa accadeva. Aspettai una settimana e poi [...] alla carica. Krikor mi disse: « Non [...] vendere i giornali, devi avere almeno dieci [...]. Questa è la regola [...]. Una settimana dopo, quando [...] se potevo vendere i giornali, Krikor ed [...]. [...] dopo la zuffa, Krikor [...] Ne parlerò al signor York. Se lui dice di [...] ». Dichiarai che volevo cominciare [...]. Una sera, a pranzo, Krikor [...] « Domani, quando esci di scuola, corri [...] dell' Herald. Ti aspetterò lì. Il signor York vuol [...] » . Andai al pianoforte e [...] bel pezzo di suonare. Sentivo intanto che mio fratello Krikor e le sue sorelle discorrevano, e udii Lucy dire: [...] Secondo me, fai male a [...] girare nelle strade alla [...] età ». Incominciai a suo-nare piano [...] che avrebbe risposto Krikor e lo udii [...] Lo so, ma non riesco a [...] capire ». Quella notte, invece di [...] che pensare: "Domani, dopo la scuola, venderò [...]. Ero felice di avere [...] fare, mi piacesse o no, ma, comunque, [...]. A scuola, il giorno [...] ottimo alunno: non volevo che per punizione [...] le lezioni, e quando suonò [...] campana mi precipitai fuori [...] attraverso molte strade fino alla sede del [...]. Sul marciapiede, [...] trenta o quaranta ragazzi [...] giornali, e la presenza, in quel posto, [...] diversi mi spaventò. Per un istante desiderai [...] casa, solo nel cortile, ma quando Krikor [...] non ebbi più quel desiderio. Krikor mi condusse in [...] nel sottosuolo della casa attiguo alla rotativa, [...] rapidamente le linde copie [...] della sera. Era uno spettacolo bellissimo. Non avevo mai visto niente [...] più bello. La macchina, fatta [...] mi appariva più grande della [...]. Era nera e massiccia [...] rumore faceva pensare al correre degli avvenimenti. Impressionato, presi la mano [...]. [...] odore [...] e di carta e d'olio [...] e [...] di mille pezzi di macchine [...] tutti una [...] che lavoravano incredibilmente veloci. Il modo stesso con [...] e piegati e ammassati i giornali era [...]. Krikor mi condusse nel [...] del signor York, e [...] mi apparve un uomo [...] sulla scrivania e un sigaro spento [...] della bocca. I muri della stanza [...] fotografie di pugili, di attrici, di corse [...] di grandi uomini come il presidente e [...] Stato. Ebbi [...] di entrare nel cuore [...]. Il signor York, un [...] viso tondo, aveva occhi azzurri chiari e [...]. Sembrava incerto fra la [...] sonno. Il signor York mi [...] si accigliò. Poi cominciò a canticchiare [...] a fischiare. E io pensavo: "Si [...] mi vuole". Cominciai a sentirmi molto [...] la rotativa e volevo avere il diritto [...] mentre [...] che non me [...] permesso. Mi decisi a un [...] feci uno sforzo per sembrare molto intelligente [...] un giornalaio dev'essere intelligente. Stavo diritto più che [...] in modo (lo speravo, almeno) da rivelare [...] spirito, il mio coraggio e la mia [...]. Sono certo che avevo [...]. Sorridendo debolmente il signor York [...] Quanti anni hai, figliolo?». /// [...] /// Lui sorrise di nuovo, [...] diverso, aveva capito certo che mentivo. Era strano [...] della mia voce sui passanti. /// [...] /// Era strano [...] della mia voce sui passanti. (0) (0) ![]()
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