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[...] amico, voi che fate i [...] perché non fate un film su uno come me? Non vi dovete pei lamentare se la gente non va [...] al cinema, tanto voi gli fate vedere sempre la [...] pappa. La gente vuole che [...] lei, di come vive, o di come [...] non di sogni. /// [...] /// Tu dirai che ci [...] fuori dalla vita [...] conducente [...] di uno al quale [...] «parlare»? Cosa può avere un autista del Comune [...] Roma da raccontare [...] vuol dire che se [...] va al cinema ha proprio ragione. Un autobus, oggi, è [...] un piroscafo che attraversa un mare continuamente [...] le grandi città, come per esempio Roma, [...] oceani immensi, schiumosi, in cui avventurarsi è [...] pauroso. Un [...] la acqua da tutte [...] il Comune non ha soldi, tutto rattoppato, [...] di sé una nube scura e maleodorante, [...] motore mezzo andato. Su di esso ci [...]. Tutta questa gente sale [...] dei suoi problemi sul groppone, non li [...] no, e tutti stretti come sardine stanno II [...] rimproverarsi qualcosa. È il sentimento che [...] corpi accatastati e sbatacchiati che io devo [...] posto [...] di questa fetente città. Si odiano, non [...] dubbio. Invece non si perdonano [...] viaggiare insieme, sia pure per qualche minuto. Non si perdonano i [...] loro piedi, i loro gomiti, le loro [...]. Quelli in piedi odiano [...] loro forze i viaggiatori che hanno avuto [...] sedersi e gli cascano addosso, cercano di [...] faticoso almeno quanto il loro. Qualche volta, qua ido [...] il tempo, penso che un autobus ò [...] della vita, della società. Non per darmi importanza, [...] sia cosi. In (ondo, si sale [...] insieme cori gli [...] come noi, ed ò [...] nasce. Poi se ne discende, [...] quando si muore (anche se capisco che [...] diversa, [...] quando vuole lei). Gli altri restano. Altri ancora saliranno, scenderanno, [...] e andare della vita. Ecco, [...] come nella vita, ;i [...] io, mentre [...] il barcone in mezzo [...] macchine [...] che, le macchine private, [...] la strada da tutte le parti, [...] mi soffocano E intanto [...] d'odio bollente. A ogni [...] brusca che sono costretto [...] vampata d'odio si dirige verso di me, [...] le spalle. Parolacce di tutti i [...] addosso. Quand'ero più giovane fermavo [...] freno a mano, spegnevo il motore e [...] passeggero più vicino, la cui parolaccia [...] arrivata più chiara. Poi, un po' perché [...] lo permetteva, un po' perché sono diventato [...] finta di non sentire. Mi sono calmato. Prima ero una furia. Alla prima parolaccia il [...] mi balzava in bocca, il sangue se [...] in testa. Ma adesso ho capito [...] ho la mia responsabilità verso tutti questi [...] il conduttore. Loro dipendono da me. Nemmeno lo sanno, loro, [...]. Che se diventassi pazzo [...] con me dentro il Tevere. Basterebbe che cedessi a certe [...] alla fine [...] a certe idee nere, alla [...] di sei ore e più di traffico duro. Incoscienti, non sanno che [...] tutti. Lo ammetto, qualche volta, [...] pure quando non ce n ò necessità, Freno, [...] cascano tutti corno pere cotte, i preti [...] le prostitute contro le monache, i maniaci [...] bei culi rotondi dietro cui si mettono [...] loro inclinazioni. Sono i momenti che [...] me ne folto di tutti, di loro, [...] della mia responsabilità. Ci sono anch'io, [...] perdio, anch'io ci ho i [...] guai, [...] miei desideri insoddisfatti, una moglie [...] mi fa impazzire per la [...] gelosia, uno stipendio [...] una miseria, le rate da [...] ci ho anch'io un cazzo che vorrebbe trovare altre [...] la vita che avanza, la vecchiaia che [...]. Che si credono, tutti [...] miei [...] le lunghe ore al [...] abbracciare come [...] e invece é un [...] il cervello qualche volta mi va in [...]. Ribollono le idee, i [...]. Qualche volta mi viene [...] solo. E chi mi sente, [...]. /// [...] /// Me ne frego del [...]. Me ne frego [...]. Me ne frego, in [...]. Devo pure io trovare [...]. Ma mi calmo subito. Se perdo il controllo [...] e faccio un massacro, ammazzo tutti. Spesso mi calmo guardando Roma Mi [...] incontro a folate le fattezze della città, [...] donna. Ecco [...] il Campidoglio, ecco la [...] Spagna, ecco il culo, il Colosseo. Roma mi piace come una [...] che mi piace. E proprio come una donna [...] ha il potere di calmarmi. Ogni [...] immagine é come una carezza. Ma anche 11, anche II [...] motivi per incazzarsi, perché mai donna bella [...] Roma. Nemmeno la peggiore mignotta [...] a calci, stuprata come Roma E quando [...] certi palazzi [...] a certe demolizioni, ecco [...] rabbia. [...] ammetto, parlo da solo, mentre [...]. Beh, questa non ò una [...] scena per un film? Eh? Un uomo di quasi [...] che parla da solo con la città, con la [...] città, e gliene dice di tutti i colori, come [...] una donna, Gli dice [...] bella, gli dice [...] brutta, gli dice ch'è puttana, [...] dice [...] santa. E guida, Irena, svolta, [...] porte, guida, frena, svolta, accelera. Non ò una bella scena? Il conduttore va [...]. Si dirà che sono [...]. Va bene, sono pazzo. Lo penso anch'io. Ma non meno di [...] e che scendono. Sono pazzo, ma pazzo [...]. Delle volte, sul volante, mi [...] voglia di [...] e di [...] un sonno. E una volta a un [...] un viaggiatore, uno gentile, una rarità, mi dovette svegliare. [...] addormentato, per pochi secondi, tra [...] rosso e il verde. Tutti i mestieri son [...] lo nega. Ma venite voi quassù [...] bussolotti mezzi sfasciati, pieni di corpi umani [...] per le strade strette e [...] di macchine [...] città come Roma, venite, [...] voi fate conduttori e io i film. Eh? Voi fate i conduttori [...] io il dottore, [...] ma [...] studiare, prima, [...] i mezzi. Tutti i mestieri son [...] quello più duro degli altri, il minatore, [...] il mio, [...] latito ò vero che [...] ò piena di ulcerosi, di impotenti, di [...] di ipocondriaci. E io sono uno [...] credo [...] tutte le malattie di [...]. Ne volete sapere una? Bene, [...] sono un igienista. E mi tocca stare [...] tutti questi [...] a riscaldarmi dei loro [...] dei loro corpacci lavati poco e male. Delle volte salgono [...] dei tipi coi visi [...] piagati. Che sarà? Rogna? Voi cosa [...] Scendereste [...]. /// [...] /// Voi, ma non io. Quando sale gente cosi, [...] meglio, cerco di non scuotere tanto i [...] germi non gli scappano dalle bocche e [...]. Poi, al capolinea, apro [...] e con [...] intrisa [...] disinfetto i mancorrenti. Voi scendereste, ma io [...] mio posto, perché se scendo mi cacciano [...] di me [...] una fila infinita di [...] stare al posto mio, perché lo considerano [...]. Ormai la lotta ò [...] disoccupati, e non solo tra ricchi e [...]. Delle volte mi si [...] tipi macilenti. No, io sono il [...]. Tutti ce [...] con me. E io devo stare II, [...] posto, a disposizione di tutti. A chiunque [...] il ticchio di salire e [...] a provocare lo può fare. Mia moglie, [...] pazza di gelosia perché [...] faccio il galletto con le passeggere, ogni [...] e si mette proprio [...] senza farsi vedere. Se, per caso, una ragazza, [...] viaggiatrice, una qualunque sconosciuta, viene a [...] sul percorso, su una fermata, [...] che lei si scopre, incomincia a punzecchiarmi, «È lei [...] tua amica, eh? Vi siete dati un appuntamento, eh? Dove? Brutto maiale, dove?». E io mi tengo, [...] un certo punto, perché lei, Ada, non [...] qualunque, lei ò mia moglie, e io [...] dovere di subire le sue angherie, cosi [...] ne nasce [...] e io incomincio a [...] piangere, e tutti i passeggeri si mettono [...] e tutti la compiangono, e lei se [...] racconta a tutti i fatti nostri, che [...] di sedurre la sorella minore, quasi una [...] trovato a letto con la nostra vicina [...] moglie, cioè, del mio migliore amico. Tutti fatti inventati di sana [...] almeno nei particolari. Cosa fareste, voi, amici [...] coglioni? Direste «Stop», direste «La scena ò [...] e ve ne andreste a prendere una [...]. Cosi mi capireste quando la [...] presto, ogni volta che mi affidano la mia bella [...] rattoppata e [...] capannone [...] immenso come una cattedrale, potete [...] piccolo sotto la cupola [...] e di lamiera, potreste [...] dicevo, prendere a calci con [...] violenza il copertone [...]. Non la carrozzeria, perché [...] i danni, ma il copertone si, lo [...] calci, ed ogni mattina, prima di salite [...] di comando, mi sfogo, lo prendo a [...] Vettore, il mio nemico, e gliene dico [...] colori. Non ò una bella [...] Vedere [...] uomo di quasi [...] che ogni mattina prende [...] suo strumento di lavoro, una specie di [...] nafta, scuro come il carbone; rumoroso e [...] mi guarda con la [...] e i paraurti sembrano sghignazzare e prendersi [...]. E io raddoppio la [...]. Non è una bella scena? Cosa volete di [...] che vi racconti di quando [...] signora ha pensato bene di partorire sul mio autobus? O di quando, alla vista [...] prete, una donna é stata [...] da una crisi religiosa e si ò gettata si [...] piedi pretendendo [...] 11 [...] io 11, col culo avvitato [...] seggiolino, sudato, con i pensieri che vanno e vengono, [...] ricordi belli, e quelli brutti, la volta che mia [...] venne a sedersi accanto a me per [...] che voleva divorziare da mio [...] perché [...] fatto un amante di [...] anni, lei che ne aveva [...]. E io (ermo, 11, [...] le emorroidi in fiamme, uri inizio di [...] dal mestiere, a chiudere, ad aprire, a [...] per conto di questa mass;i anonima [...] per me non ha [...] con questa vecchia madre impazzita accanto, e [...] la lesta, pene per lei. Prigioniero in questa puzzolente [...]. Ma io, in [...] a [...] gli voglio bene, ma [...] tutti che poi alla fine ti ci [...] che ti dà da mangiare. Gli sono grato, in [...] mostro e sento la responsabilità nei suoi [...] coi meccanici quando non fanno bene le [...] me ne accorgo subito, ho [...] e il piede lini. Noi [...] ci chiamano ancora cosi nonostante [...] tram non ci siano più, siamo una categoria responsabile, [...] moderna. Ci [...] dei problemi di tulli, cerchiamo [...] aiutare, nel nostro piccolo, il comune a trovare delle [...] moderne perché si sviluppi, [...] generale, il trasporto collettivo. Cosa credi, caro amico [...] Noi [...] assi privilegiati, [...] noi ragioniamo. La gente ò rassegnata, da [...] parte, a vivere male, e [...] pensa che [...] prendete . La gente si vergogna [...]. SI, noi [...] siamo persone serie. E alla gente gli [...] anche con un film. Che ci vuole? Un [...] una giornata della mia vita. Come quella che incominciò [...] Elio Petri roncano e [...] città, uomo di cultura [...] ò [...] semplice e complessa insieme, [...] rimanda questo soggetto inedito, datato 1977, del [...] mente, giusto dieci anni fa, il 10 [...] Vi ritroviamo, imperniati su una [...] cosi tipica quale era [...] quella del «tranviere», lo sguardo indagatore, il [...] impietosa e affettuosa, la capacità di vedere [...] e le persone [...] Roma «dietro la facciata», [...] segni caratteristici delle sue prime prove [...] 1960-1961, /giorni contati 1962. [...] ricordare, perfino, che su un [...] pubblico» [...] si apriva e si chiudeva [...] parabola [...] personaggio dei IT Giorni contati [...] impareggiabile Salvo Randone), la [...] scoperta improvvisa [...] della morte [...] comune e quotidiana, il suo [...] dapprima [...] di presenze, poi sempre più [...] verso il buio finale. Del resto, [...] di Elio nel cinema [...] tramite [...] di stampo giornalistico, condotta [...] maestria Dieci anni dopo, senza Elio AGGEO [...] commissione di Giuseppe De Santis, [...] accingeva a realizzare [...] ore 11, a partire [...] sconvolgente [...] la mattina del lunedi [...] quando in via Savoia, nella capitale, una [...] sotto il peso di duecento donne, ragazze [...] là per rispondere [...] modestissimo impiego, una di [...] parecchio erano rimaste ferite, e tutte umiliate. Il poco più che [...] mese dopo [...] andò a [...] le oscure protagoniste e [...] negli ambienti . Ne nacque un lavoro [...] innervato di tensione civile [...] dalle teorie e dalle pratiche di Cesare [...] che forni la base [...] definitiva di Homo ore 11. Il libretto che ne [...] seguito (oggi, temiamo, introvabile) costituirebbe tuttora un [...] studio per chiunque si affacci alla professione [...] di tanti manuali aridi e generici. Anche nei successivi confronti, [...] maturo, con opere letterarie dense di rischi, [...] variamente temibili (il Mastronar-di del Maestro di Vigevano, [...] Sciascia di A ciascuno il suo, 1967, [...] modo, 1976), Petri mantenne [...] non nella totalità dei risultati, nei loro [...] contatto di fondo con la realtà concreta, [...] «bassi» della società, con la vita della [...] della grande storia, la [...] passione politica, il suo [...] adesione e di delusione, di polemica spesso [...] amicizia, di rabbiosa solidarietà) col «vecchio partito [...] e della [...] giovinezza», come lo avrebbe [...] dei suoi ultimi scritti, si nutriva di [...] stato, quasi ragazzo, funzionario della federazione romana [...] Pei), [...] una conoscenza non astratta di uomini e [...] morale e umana in primo luogo, la [...] sinistra» che, in preda al più rozzo [...] da rilievi formali, si [...] classe operaia Da in [...] sembrò davvero in grado di capire e [...] ritratto di un «proletario senza coscienza». Sarebbe bello e istruttivo [...] film, oggi che non ò più questione, [...] Italia [...] soprattutto nel mondo, di so [...] un paradiso comunque lontano, [...]. [...] messa in testa che [...] della moglie di mio fratello, di Cinzia, [...]. Quando arrivò [...] si mise a fare [...] prese i ragazzini e se ne andò, [...] dormire, credevo che facesse cosi per mettermi [...] tratto non sentii più [...] suoi passi e il rumore degli oggetti [...] valigia, quando non sentii più il frignare [...] gran silenzio capii che si [...] andata sul serio. Così qua e la [...] Roma, [...] un pazzo, mentre [...] del lavoro, a casa [...] fratello, ma di Ada nessuna traccia. Finché non scoccò [...] del lavoro e mi [...] testa annebbiata di presentimenti oscuri, col [...] cerchione viscido in mano, [...] città [...] e dietro la massa [...] simili bisognosi di trasporto. [...] cresceva ogni minuto, di [...] di strada in strada. Ogni tanto scendevo, bloccavo [...] alla strada e andavo a telefonare, in [...] generali, a casa mia, a casa di [...] mia suocera. Di Ada e dei [...]. [...] tratto, a metà della [...] per fingere un guasto [...] per fare scendere tutti, [...] una fermata, coi bambini e la valigia, [...] io scendo c chi se ne [...] di tutto, [...] insomma mi metto a [...] e chi se ne frega se poi [...] la gente ha visto che piangevo. Faccio montare [iure Ada [...] e li ho fatti stare con me [...] della giornata e per non sentirmi muovere [...] fatto pure il biglietto, tanto io sono [...] del comune di Roma. Almeno non ci ho [...]. Lo so, lo so, [...] fattacci. Se in un film [...] omicidi, stupri, schifezze di tutti i generi, [...] perversioni di tuti i tipi, beh, a [...]. Ma nella mia giornata [...] i fattacci, se proprio lo volete sapere. Roma ò piena di mascalzoni, [...] di ladri, di terroristi. Molti di questi tipi [...] perché [...] devono mischiarsi alla lolla [...] riconosciuti. Spesso sul mio autobus [...] tra ragazze e maniaci sessuali [...] cercano il contatto con le loro parti intime. Sul pavimento [...] si trovano talvolta dei [...] si sa come e gettati 11, forse [...]. Ogni giorno [...] c'è un borseggio. In generale i ladri [...] sono [...] perché i giovani si dedicano [...] scippo. Sono diventato perfino amico [...] Checco, un vecchio pregiudicato di [...] anni, che appena si [...] e [...] lo beccano subito. /// [...] /// Checco ringrazia e scende. Fattacci? Spesso [...] ò preso a sassate [...] vogliono che i biglietti siano gratuiti. In un paio [...] hanno cercato di bruciare la [...]. Fattacci? Una volta guidavo [...] e sento qualcuno che mi [...] volto Vedo una guardia . È mollo eccitato. Io gli dico di [...] quello che sta per fare. /// [...] /// Lui mi dice di [...] al più vicino commissariato, cambiando strada. Poi mi tende un [...] a fumetti e mi dice di [...] che dopo, alla line [...] sarebbe ripresi, lo obbedisco, ma quando cambio [...] ne accorgono e si mettono a protestare, [...] di parolacce al mio indirizzo. [...] della confusione i due terroristi [...] di scendere, e la guardia li ferma con la [...] ma un terzo sbuca alla sue spalle e gli [...] tri testa due colpi. Poi viene verso di [...]. [...] è pieno di gente [...]. Ilo paura per me [...]. Tutti e tre i [...] le pistole. /// [...] /// [...] si svuota di colpo. Rimaniamo Millanto io e [...] guardia. Avrà una ventina d'anni, lo [...] preso i giornali a fumetti come por [...]. È sera tardi. Tira un venticello dai [...] 1 mici capelli ed anche quelli del [...] biglietti del [...] gettati [...]. Voglio dire al morto [...] meglio se mi dava reità, che ha [...] ma non aveva esperienza. Insomma mi motto a [...] posto riservato ai mutilati e invalidi di [...] che tutto Unisca. Un giorno mi si [...] ruote una ragazza che vuole ammazzarsi, lo [...] e la salvo. Siamo diventati amici. Si chiama Maria. Di lei Ada non [...] non la conosce e invece, ecco, dovrebbe, [...] Maria. Mi viene a trovare [...]. Sale, conio gli altri, [...] e mi dà qualche cosa, piccoli regali, [...] cravatta. Non [...] mai toccata con un dito, Maria. Non vuole più ammazzarsi. [...] riabituata [...] di vivere, come tutti la [...] salire. Il cuore mi batte [...]. Parliamo un poco, anche [...] parlare al conducente», di lei, di me. Mi chiede dello ragazzine. Qualche volta le dico [...] vita non è serena che forse dovrei [...] ho paura di non [...] mi censuro. [...] ieri Maria è venuta, [...] solito posto. Mi guardava I la pianto, [...] tratto, in silenzio. /// [...] /// Non so perché piangeva. Va bene, ò vitro, il [...] vuole emozioni brutali, fatti grossi, ma il pubblico è [...] di quelli che prendono [...] o [...] gli piacerebbe [...] in un film così, [...] com'è, senza finzioni e abbellimenti. Allo persone poi bene [...] allo [...] allo [...] ai normali e agli [...] tutti (nielli che prendono [...] gli piacerebbe rivedersi, riflettere, [...]. Non voglio più insistere. /// [...] /// Devo andare a lavorare e [...] ancora non [...] capito, [...] è [...] continuare. Tanto, prima o [...]. Ne sono sicuro. Peggio por voi, che non [...] niente di emonia. Ora salgo al mio [...] motto in marcia, la vecchia [...] o via, in mezzo alla [...] col miti carico di [...] di pazzi, di tipi conio [...] mezzi infelici, mezzi felici e mezzi pazzi, pieni di [...] ma anche pruriti ad amare, via [...] contro [...] (rollando, [...]. Il mio sogno, quando [...] da cui si vede [...] di portare [...] con tutto il suo [...] ai prati o di correre [...] come per [...]. Un giorno lo farò. /// [...] /// Un giorno lo farò. (0) (0) ![]()
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