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E ciò, secondo noi [...] e so-prattutto per il [...] conseguenze fondamentali: aprirsi ad una piena comprensio-ne [...] sviluppo e di giustizia di questi paesi [...] essi una politica di coope-razione su basi [...] che sia possibile perpetuare [...] sviluppo fondato su quella artificiosa espansio-ne dei [...] è fonte di spre-chi, di parassitismi, di [...] delle risorse, di dissesto finanziario. Ecco perchè una politica di [...] di rigore, di guerra allo spreco è divenuta una [...] irrecusabile da parte di tutti ed è, al tempo [...] la leva su cui premere per far avanzare la [...] per trasfor-mare la società nelle sue strutture e nelle [...] idee di base. Una politica di [...] non è una politica [...] verso [...] nè deve essere perseguita [...] di garantire la semplice sopravvivenza di un [...] sociale entrato in crisi. Una politica di [...] invece, deve avere come [...] per questo che essa può, deve essere [...] movimento operaio -quello di instaurare giustizia, efficienza, [...] una mo-ralità nuova. Concepita in questo modo, [...] anche se comporta (e [...] la [...] stessa natura) certe rinunce [...] acquista al tempo stesso significato rinnovatore e [...] un atto liberato-rio per grandi masse, soggette [...] e a intollerabili emarginazioni, crea nuove solidarietà, [...] ricevere consensi cre-scenti diventa un ampio moto [...] di [...] di trasformazione sociale (. Certe obiezioni di qualche [...] elementari del mondo di og-gi e [...] di oggi. In sintesi, questi dati [...] moto e [...] dei popoli e paesi [...] Terzo [...] che rifiutano e via via eli-minano quelle [...] e [...] cui sono stati costretti, [...] una delle basi fondamentali della prosperità dei [...] in secondo luogo [...] concorrenza, la lotta senza [...] fra questi stessi paesi capitalistici, della quale [...] le spese i paesi meno forti e [...] quali [...] infine, la mani-festa e [...] evidente insostenibilità economica e insopportabilità sociale, in [...] mondiale, delle distorsioni che hanno caratterizzato lo [...] italiana negli ultimi [...] anni. Da tempo noi comunisti [...] e di far prendere [...] dati oggettivi della situazione del mondo e [...]. Tuttavia, ancora oggi molti [...] resi conto che adesso [...] si trova oramai -ma [...] o poi, anche altri paesi eco-nomicamente più [...] si troveranno -davanti a un dilemma drammatico: [...] lascia vivere portati dal corso delle cose [...] andando, ma in modo tale si scenderà [...] gradino la scala della decadenza, [...] della vita e quindi [...] poi, di una involuzione politica reaziona-ria; oppure [...] faccia la realtà (e la si guarda [...] non rassegnarsi ad essa, e si cerca [...] traversia così densa di pericoli e di [...] occasione di cambiamento, in [...] che possa [...] luogo anche a un [...] che sia dunque non una sconfitta ma [...] sul-la storia e sulla natura. Ecco perchè diciamo che [...] è, sì, una necessità, ma [...] anche essere [...] per rinnovare, per trasformare [...] certo, come ha detto [...] un compagno operaio, tutta da [...] ma quindi da non lasciarci sfuggire. [...] per definizione comporta restrizioni [...] a cui si è abituati, rinunce a [...] ma noi siamo convinti che non è [...] la sostituzione di certe abitudini con altre, [...] non sperperatrici, conduca a un peggiora-mento della [...] della vita. Una società più austera [...] società più giusta, meno diseguale, realmente più [...] più umana. IL DISCORSO È una leva [...] trasformare [...] ENRICO BERLINGUER [...] passati solo sei mesi da [...] 20 luglio 1976 che aveva visto lo straordinario risultato [...] del Pci, ma che aveva anche cementato attorno alla [...] un grande blocco conservatore. E ne mancavano solo un [...] della «bufera» del [...] di quel movimento turbinoso che [...] prodotto tensioni inedite a sinistra, con [...] al comizio di Lama, con [...] rossa Bologna attraversata da una pro-testa radicale e violenta. Ecco, è in mezzo a [...] due date cardine che Enrico Berlin-guer convoca una grande [...] di intellettuali e si pre-senta con una parola [...] mai sentita prima: [...]. Da-vanti ad una platea [...] e perplessità, prospetta un modello di sviluppo [...] fondato non [...] continua della pro-duzione e [...] da una sorta di severa scelta del [...]. Non fu, [...] subito, [...] fortunata. E lo stesso Berlin-guer non [...] spesso [...] come cardine della [...] poli-tica, della politica del Pci. [...] questa parola [...] ri-cevette critiche da destra e [...] si-nistra, fu interpretata come una sorta di invito ad [...] nostalgico e un [...] vec-chiotto, oppure come un tentati-vo [...] compressione delle rivendi-cazioni e dei conflitti sociali. Ma che voleva dire [...] senso ha oggi cercare di rintrac-ciare questa [...] mentre molto del Berlin-guer leader del Pci [...] discussione? Ne abbiamo par-lato con Mario [...] che quel giorno di [...] Eliseo [...]. Cominciamo con una ricostruzio-ne personale. Cosa pensasti allora di [...] e cosa ne pensi oggi? Ricordo molto bene quel con-vegno [...]. Ricordo in-tanto che [...] dal teatro fioccavano le batture. [...] la cosa non mi convinse [...] credo, [...] che fosse soprattutto fuori tempo. O meglio fuori da [...]. Si scontrava con qualcosa [...] dentro le cose, nei processi profondi che [...]. Per capirci: eravamo alla [...] nuovo movimento di massa, che avrebbe interessato [...] e che poneva obiettivi di appropriazione. Ma dirò di più, [...] i mec-canismi sociali che avrebbero portato agli [...] Ottanta, [...] anni che avevano per slogan una sola [...]. Torniamo un momento al [...]. Credo che [...] fosse da una parte figlia [...] critica della società opulenta, una critica viva nel mo-vimento [...] e [...] che discendesse dallo shock pro-vocato [...] crisi petrolifera del 1973 che mise in dubbio [...] stessa di una crescita economica [...]. Il movimento del [...] era così lontano da tutto [...] Sì, quel movimento non teoriz-zava una critica del modello [...] ma semmai puntava ad una sorta di radicale redistribu-zione [...] ricchezza. È tipico dei movimenti che [...] lo stato [...] dei ceti più emarginati della [...] di «riappropriarsi» delle cose, dei [...] di consumo, nel [...] si chiedeva tutto per tutti. In que-sto senso [...] non aveva alcuna capacità di [...] con queste istanze. E se mi guardo [...] sia stato proprio [...] il suo limite più [...] uno degli elementi che allora produssero una [...] tra il Pci e le giovani ge-nerazioni [...] mai stata sanata. Niente da salvare, allora, [...] così ostico? Al contrario. Io credo -e non [...] -che [...] sia oggi più attuale [...] lo fosse allora. Con-sumata la sconfitta [...] degli anni Ottanta, [...] mi sembra importante perché rappresenta [...] radicale messa in questio-ne della visione complessiva della società. Se mi permetti un accostamento [...] strano, credo che [...] abbia molto a che fare [...] parola [...] di Berlinguer, quella della diversità [...] fuori qual-che anno più tardi. Io non leg-go la [...] sem-plice difesa della differenza del Pci, come [...] del [...] comunista, ben-sì come un altro [...] radicale allo stato di cose esistente. Una sorta di alternativa [...] non fosse quella del so-cialismo reale, già [...] È così che interpreti queste parole [...] Se vogliamo sì, credo [...] della terza via. Credo che [...] porti molto il segno [...] Rodano sul leader del Pci, non so, invece, [...] Ber-linguer [...] stato toccato dalle elaborazioni teoriche della scuola [...] Francoforte, [...] cri-tica dei marxisti americani alle società opulente. [...] anche qualcosa di pasolinia-no, non [...]. Proprio qualche settimana prima [...] 1976 Pasolini aveva scritto per [...] un appello di voto [...] Pci [...] nome della rivolta contro gli idolatri dello [...]. È vero, [...] una critica ad una idea [...] progres-so, come processo lineare e in qualche modo «inevitabile», [...] era stata invece propria anche della sinistra socialista e [...]. Era una bella novità. Ma, per tornare un [...] la mia impressione è che [...] di austerità si sia [...] di sacrifici, come era avvenuto per il [...] storico schiacciato sulla prassi [...] nazionale. Non dimentichia-mo che quelle [...] muovevano nella quotidianità della politica che tendeva [...] tattica. Ecco, oggi che siamo [...] ciò, che la tattica e la [...] sono sparite restano le [...] ritirano fuori la loro grandezza e quindi [...] attualità non contingente. E poi dentro [...] una aspirazione a ve-dere la [...] fuori [...] ri-stretta [...] e da quella del Nord [...] mondo. In fondo [...] dei processi di globa-lizzazione che [...] erano solo [...] e che oggi si sono [...]. Non credi? Penso di [...]. E mi viene da [...] dovremmo guardare meglio a ciò che sta [...]. È vero, si parla [...] di mon-dializzazione, ma in maniera direi subalterna. Si registrano i processi [...] dei mercati, [...] di nuo-ve aree produttive, [...] molto meno le contraddizio-ni nuove che questi [...] da noi come [...] a noi. Penso solo a un [...] lavoro che non [...] che scompare, che sembra [...]. Ecco in [...] di Berlinguer [...] i germi di una [...] delle cose che si è an-data nel [...] la sinistra sembra oggi interessata più a [...] processi che a proporre [...] modelli complessivi. Insomma, [...] dopo mi sem-bra tu stia [...] Berlin-guer. Non è un [...] strano per un intellettuale comunista [...] non è mai stato [...] Forse. Ma non credo sia [...] oggi possiamo lasciar-ci alle spalle (o alla [...] delle singole scel-te, della «navigazione» politica quotidiana [...] idee di tempo lungo, che furono tipi-che [...] Berlinguer. Queste idee reggono. Non voglio dire che [...] riparlare di auste-rità (per altro, parola piuttosto [...] deve cogliere la sostanza. Non mi pare proprio [...] dimenticare Ber-linguer, semmai direi che an-che quello [...] da criticare è oggi da riscoprire, di [...]. Non è un omag-gio «post [...]. Può apparire strano, ma [...] la sto-ria contemporanea viva mo-menti regressivi, che [...]. Noi ci troviamo in una [...] queste anse della sto-ria. E quindi quello che [...] può diventare attuale, ciò che era allora [...] al tempo odierno? Sì. Se ci pensi, anche [...] di austerità [...] qualcosa di simi-le: [...] una visione del progres-so -ripeto [...] lineare. Nel sen-so che il [...] contraddizioni tali che ne mina-no alla base [...] po-sitivo. Ma questo forse è [...]. /// [...] /// Raul Mordenti, allora tra [...] movimento del [...] a Roma e oggi [...] italiana alla seconda università della capi-tale, ricorda [...] di Ber-linguer. Anzi, a pensarci bene, [...] irridenti di quel movi-mento recitava proprio così: «Vo-gliamo [...] sacrifici». Era un modo per ironizzare [...] presa e sulla popolarità del richia-mo [...] «ma anche, perché spesso [...] la verità, per dire -commenta [...] Mordenti -che avremmo voluto [...] i sacrifici se avessimo avuto [...] un su-perfluo a cui rinunciare». È evidente che [...] della critica al modello di [...] capitalistico, della condanna [...] consumistico nulla era giunto a [...] movimento di giovani che irrompeva inatteso sulla scena politica [...] del 1977. È il segnale di [...] forse la più grande tra la sinistra [...] nuove generazioni, cominciando dagli studenti. Così come il [...] era stato caratterizzato da una [...] tra sinistra (e Pci in particolare) e giovani, [...] 77 sarà segnato dalla rot-tura. Una frase come questa [...] provocato magari degli applausi pieni di sensi [...]. Nel [...] provocò soltanto rabbia». Che cosa era successo [...] un decennio per provocare un si-mile cambiamento. Tutto, da un punto [...] e politico, persino antropologico. Era cam-biato il rapporto [...] il lavoro, come testimoniò una ricer-ca, allora [...] ignorata, di Girardi condotta per conto della [...] di Torino. Era un processo iniziato [...] e arrivato al culmine in quella particolare [...]. E nelle università (che [...] del [...] la situazio-ne era radicalmente [...] passato: gli atenei non erano più luoghi [...] stati inve-stiti dalla grande ondata della sco-larizzazione [...] in mo-to [...] degli anni sessanta dal-la [...] e pro-seguita con la [...] degli accessi (da tutte [...] si poteva arrivare [...] senza le vecchie barriere). Era vero, ma era [...]. Negli atenei arriva-vano in [...] di quei ceti me-di che si erano [...]. Non nel senso dei [...] ma per quella tendenza della piccola borghesia [...] preci-pitare il suo status non vive i [...] non guarda al la-voro organizzato, ma si [...] sentimenti di incertezza e di paura». Insomma quegli studenti non [...] della borghesia, nè privilegiati. E la loro rivolta [...] caratteri dei movimenti espressi dai ceti emarginati. Stu-denti senza speranze di [...] atenei, senza adesione ai valori che venivano [...]. Mordenti dà ragione a quanto [...] pub-blicata [...] accanto. Ma, credo, di una redistribuzione [...] ricchezza [...] bisogno, almeno per i ceti [...]. Anche se a dire [...] capitalismo [...] è sempre apparente: gli [...] indispensabile faccia di chi [...]. /// [...] /// Anche se a dire [...] capitalismo [...] è sempre apparente: gli [...] indispensabile faccia di chi [...]. (0) (0) ![]()
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