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Pagina da Preview Biblioteca Digitale--Pagina de «l'Unità-Unità 2-Nazionale del 1997»--Id 2430577255.

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Questa precisazione è fondamentale, [...] nel quale le pressioni per la riforma [...] -a cominciare dalle originali [...] di Onofri -si basano invece proprio [...] «meno [...] uguale più sviluppo». Gli autori non fanno [...] tesi preconcetta, e oggi molto comune, secondo [...] riduzione del deficit pubblico (e perciò il [...] poiché libera risorse per [...] determina un aumento degli investimenti; né sostengono [...] rende più rigida [...] di lavoro, la [...] riduzione e la connessa [...] assunzioni. Gli autori pongono un [...] va cambiato perché è [...] sottostante, oggi più individualista; di conseguenza, il [...] egualitario e offerto dallo Stato [...] consenso -ed è perciò impossibile [...] una difesa. Gli autori si rifanno al [...] per [...] la caducità e cercano di [...] un senso allo slogan del [...] delle opportunità». Molto pertinenti ed acute [...] sul [...] dei ceti medi (imprenditori, [...] questo proposito. Le proposte sono utili, [...]. Vorrei però discutere un [...]. Mi sembra che il [...] e finanza pubblica sia [...]. Non posso esaminare tutte le [...] del [...] alla [...] ma una mi sembra chiara: [...] riduzione della progressività del sistema fiscale; non si possono [...] i benefici del [...] per la classe media (gli [...] senza [...] il carico fiscale, [...] a quello reale, frutto di [...] fiscale e contributiva. Gli autori imputano tale [...] scellerato della Prima Repubblica [...] corretta -per poi sostenere [...] pubblico è dovuto a quel fatto -e [...] parzialmente corretta. Il patto [...] naturalmente; ed era lubrificato [...] e dalle svalutazioni successive: non [...] luogo a debito pubblico, perché il deficit era finanziato [...] di moneta. Quando -con il «divorzio» [...] Banca [...] e Tesoro del 1981 -il deficit non [...] con moneta e il debito pubblico cresce [...] degli interessi, il patto avrebbe dovuto essere [...]. ///
[...] ///
Come si vede, non [...] né il sindacato, nè [...]. Allora, come si fa [...] minimo di giustizia distributiva e un nuovo [...] con la classe media in queste circostanze? Non [...] alle proposte di [...] ma non sono sicuro [...] che il loro fondamento sociale sia sufficiente. Il commento Diventerà [...] PAOLO LEON Proviamo a [...] passo indietro e a ripercorrere la storia [...] viene considerata una delle maggiori conquiste dei [...]. E così invece non [...]. Nel senso che lo Stato [...] è una [...] da [...] liberali, o anche conservatrici e [...]. Nel discutere del [...] e della [...] evoluzione non bisogna mai [...]. ///
[...] ///
Ma se dovesse indi-care, per [...] un episodio al quale ricondurre la nascita del [...] la [...] lavoratrice, a Bismarck. È lui che in Germania [...] nazionale obbligatorio delle [...]. A [...] in questa dire-zione [...] ovviamente la forza cre-scente del [...] operaio, ma [...]. Nella Germania del 1880 [...] periodo di cui stiamo parlando) stava esplodendo [...] la nuova questione sociale, e Bismarck lanciò [...] di protezione per prevenire lo scop-pio di [...] i sindacati e -di lì a poco [...] politiche della socialdemocrazia te-desca. Naturalmente Bismarck vo-leva costruire [...] autoritario e centralizzato e fu costretto a [...]. Ma ne nacque un [...] si può certo considerare un frutto [...]. Anzi, [...] il movimento operaio in [...] era molto dif-fidente nei confronti delle proposte [...] le considerava uno strumento per ingabbiare le [...] non rivolu-zionarie. Fu così in Germania [...] avvenne in Inghilterra, dove nel quinquennio liberale [...] Lloyd George al governo e il giovane Churchill [...] viene lanciato un pro-gramma di assicurazioni sociali [...] di stare al passo [...] Germania (per quanto le differenze fossero note-voli). I governi conservatori e liberali [...] mossi, inoltre, da [...] grande preoccupazione: quella del [...] militari. Detto in parole chiare: un [...] medio [...] ovviamente ai ri-flessi che le [...] di lavoro avevano sui cittadini) [...] per la stessa integri-tà della [...]. [...] questo un discor-so estremo: [...] nei regimi fa-scisti (in particolare [...] mussolinia-na) i programmi di [...] basarono -e con grande enfasi -sulla necessità [...]. [...] arriva un [...] in ritardo a com-prendere la [...] insita in un si-stema pubblica di protezione so-ciale. Quando cambia atteggia-mento? «Intanto [...] organizzazioni dei lavora-tori avevano sviluppato proprie for-me [...] contro i rischi della vita: si erano [...] esperienze artigia-ne (molti operai erano stati in [...] risalivano addirittura alle corporazioni medievali. Dun-que [...] tutto [...] artigiane corporative, le [...]. [...] delle associazio-ni dei lavoratori cambia [...] via che, nel confronto [...] mondi, [...] pubblica statale schiaccia le loro [...] di organizza-zione autonoma. Allora gli stessi [...] di protezione sociale pubblico e [...]. Abbiamo descritto [...] «istituzionale» del [...] a fine [...]. Ma, nel frattempo, le [...] vorticosamente: nascono le grandi [...] di massa, il fenomeno [...] dalle campagne verso le città e le [...] grandi lotte operaie. Come si intreccia la [...] del nuovo mo-dello di produzione industriale, col [...] col [...] È vero che [...] tutto è nato da [...] conservatori e che poi tutti i pro-grammi [...] ai ceti medi, ma in mezzo a [...] tutto il complesso delle assi-curazioni sociali obbligatorie, [...] delle politiche del lavoro, che rappresentano il [...]. Tutto ruota attorno a [...] la composizione so-ciale che si determina con [...] e che va oggi sotto il nome [...]. In questo contesto di [...] sviluppo. [...] per [...] di un siste-ma di difesa [...] simile a quello attuale vengono [...] di [...] vita di tutto il mondo [...] parlo della [...] tra fordismo e [...]. Nel senso che [...] da Ford è il sistema [...] organiz-zazione macroeconomica messo a [...]. Quando Ford creò il primo [...] popolare di automobile (il fa-moso [...] in fabbrica, ma anche il [...] modello di consumo di mas-sa [...] dalla fabbrica, vendendo [...] col [...] scala le automobili che loro [...] producevano. Questo elemento del consumo di [...] viene [...] di mercato contemporanea. Ma uscendo fuori dalla [...] solo il consumo, che è figlio [...]. Si tende spesso a [...] della quale quella for-ma di società ha [...] camminare, che è appunto il [...] State. Il nesso è: grande [...] (Ford), [...] alla piena occupa-zione [...] sviluppo delle [...]. In sostanza: i primi [...] lo sviluppo del terzo (il [...] che a [...] volta li so-stiene. [...] non va mai dimenticata perché [...] assicurazioni obbligatorie e poi la tutela sanitaria non si [...] po-tute sviluppare se non fosse stato certo il finanziamento [...] via con-tributiva. E la base contributiva [...] Stato sociale è stata ga-rantita dalla crescita [...] dipendente attorno al sistema [...] di fabbrica e at-torno [...] pieno [...]. È [...] di questa temperie culturale, di [...] speranza collet-tiva creata da [...] di illimitato sviluppo del lavoro [...] che [...] lotte dei lavoratori dipendenti (e [...] con il clientelismo dei go-verni a caccia di consensi [...] i ceti medi) tutta una serie di programmi sociali. Perché ci si sentiva le [...] un mondo che a poco [...] poco avreb-be sempre più sviluppato [...]. [...] illimitata (economica, occupa-zionale) che [...] e ri-schia di mandare in crisi il [...] «Appunto. Quindi, quando con gli occhi [...] oggi noi critichiamo an-che il nostro sindacato per la [...] scarsa lungimiranza nel chiedere programmi di [...] generosi e oggi (attenzione: [...] non sono sostenibili, dimenti-chiamo di [...] in una situazione culturale e strutturale [...]. Se ci calassimo nei panni [...] sin-dacalisti che alla fine degli anni [...] andarono a negoziare con i [...] di allora la riforma [...] ci comporteremmo esattamente nel loro [...] modo: chiederemmo un rendimento del [...] una pensione pari almeno [...] del salario de-gli ultimi cinque [...] dieci anni, ecc. Oggi invece ci troviamo [...] con-ti con un restringimento della base contributiva. Non cresce più [...] di lavoro dipendente (anzi [...] settore della grande industria; cresce (ma di [...] piccola industria, mentre ci troviamo di fronte [...] lavoro autono-mo. E [...] il meccanismo pensato [...]. [...] va ricercata tra Germania e In-ghilterra. Quando inizia la [...] «In parte da noi fu Giolitti ad ini-ziare a far qualcosa, ma prima [...] Bismarck, cosa del tutto conge-niale [...] suo approccio politico [...]. [...] con motivazioni non dissimili da [...] del resto [...]. Ma [...] aspet-ti particolari del suo [...] «Ci sono due particolarità stori-che nella nascita [...] del [...] in Italia. Una è il ruolo [...] Chiesa [...] veste caritativa: un aiuto [...] con-fronti dei bisognosi, ma [...]. [...] particolarità è che il [...] tutto ciò che, a fine secolo, era [...] a svilupparsi attorno alle società di mutuo [...] di resi-stenza e ai primi embrioni del [...] poi del Partito Sociali-sta. Tutte le associazioni di mutuali-tà [...] messe fuori legge e sosti-tuite [...] casse di gestione [...] fasciste, controllate poi dalla media [...] professionale che [...] al regime. E su tutto ciò si [...] innestato poi in maniera quasi [...]. Bisogna dire che le [...] però, sono molte, sia [...] repubblicana che prima del [...] tradizionale po-liticizzazione del movimento ope-raio italiano ha [...] in secondo piano le forme di gestione [...]. [...] del secolo la sinistra [...] organismi di lotta politica o sindacale tutto [...] nato inizialmente come or-ganizzazione per la protezione [...]. Così ci troviamo, negli anni [...] e [...] alle prese con una precipi-tosa [...] pubblico: originariamente [...] poi i membri delle famiglie [...] lavoratori industriali dipenden-ti, poi si arrivò agli impiegati, poi [...] lavoratori autonomi e alle [...] tutte le categorie con regimi [...] in modo più o meno clientelare. Per questo, quando mi [...] grande conquista del movimen-to [...] delle riserve [...] ad accettare questa impostazio-ne [...] ma le ho ancor più forti per [...] sviluppo del [...] è stato pe-santemente condizionato [...] macigni»: il ruolo giocato dalla Chiesa, la [...] un dopoguerra nel quale [...] operaio si è interessato [...] riforme sociali (la battaglia delle pensioni negli [...] della sanità del decennio successivo), ma in [...] che fini-va per favorire maggiormente i ceti [...] sempre avuto la caratteristica di contribuire meno [...] più ampi (per non [...]. Angelo Melone [...] 5. Nasce dalle élite, diventa [...] sfida il 2000 Stato sociale Forbici o [...] Tagliare [...] riformare lo Stato sociale? È questa la [...] sulla quale si sta svolgendo, in questi [...] politico ed economico fra forze sociali, governo [...]. Su questo nei prossimi [...] un duro scontro di interessi. Ed è quello dello Stato [...] tema affrontato nella intervista di Angelo Melone [...] Massimo Paci. [...] come è nato e si [...] sviluppato nei decenni, innanzitutto. Poi in tutti i [...] sociali e politici. E nei suoi contenuti: [...] occupazione. Ed, infine, anche nei [...] essere in Italia e in Europa. Tutto questo non per ovviare [...] di fondo del dibattito politico che rimane quella fra [...] tagli e la riforma, ma per dare una risposta [...] e precisa. Ciò che occorre -spiega Massimo Paci [...] è tagliare, ma cambiare un modello di [...] costruito prima dal fascismo [...] governi democristiani. Oggi ci vuole uno Stato [...] opportunità che sostituisca quello vecchio e malato [...] clientelismo. I suoi punti di [...] sanità, occupazione, minimo vitale, salario per i [...]. [...] State Massimo Paci con Angelo Melone [...]. ///
[...] ///
[...] State Massimo Paci con Angelo Melone [...].

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Il progetto è senza scopo di lucro, ma purtroppo le spese sono ingenti. Da alcuni anni IdMiS - Istituto della Memoria in Scena (ONLUS) -, anche grazie al Comitato promotore Fondazione Giovanni Frediani ed all'Associazione Culturale Controtempo, ha investito molte risorse sia monetarie che umane nella progettazione del sistema, nella traduzione digitale del proprio patrimonio archivistico, bibliografico - specialmente dell'emeroteca -, biblioteconomico, e museale; in assenza di un contributo pubblico minimamente adeguato ci vediamo costretti a chiedere alle biblioteche che vorranno aderirvi ed indirettamente agli utenti la condivisione dei costi e/o la partecipazione attiva all'elaborazione delle unità bibliografiche che ciascun ente vorrà inserire per il prestito digitale interbibliotecario.
Il sistema condivide già oltre settecentomila Entità Multimediali, di cui gran parte afferenti alla Biblioteca digitale.

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La digitalizzazione/elaborazione dal cartaceo alla Biblioteca Digitale, relativamente all'emeroteca riguarda (in parentesi quadra consistenza detenuta ed altre annotazioni; * ove lavorazione tuttora in corso):

Periodicità non quotidiana


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Cinema Nuovo [serie quindicinale 1952-1958]

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Città & Regione [1975-1976*]

(259)

Civiltà cattolica [1850-2000*]

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Interstampa [1981-1984*]

(268)

Marxismo Oggi [1988-1991*]

(262)

Nuovi Argomenti [1953-1965]

(252)

L'Orto [1937]

(227)

Paragone. Arte [le serie dirette da Roberto Longhi, 1950-1970]

(263)


(237)


(257)

Rinascita [1944-1962 mensile, 1962-1989* settimanale, marzo 1989 numero 0 direttore Franco Ottolenghi, 1990-1991* Nuova serie direttore Asor Rosa]

(145)

Teatro in Europa [1987-1997*]

(237)

Vita cecoslovacca [1978-1984*]


(239)

Quotidiani

Avanti! Quotidiano del Partito Socialista Italiano [1943-1990* edizioni di Milano e Roma]

(236)

Brescia Libera [1943-1945]

(193)

Granma. Organo oficial del Comite Central del Partido Comunista de Cuba [1965-1971*, 1966-1992 riduzione del Resumen Semanal]

(225)


(238)

Ordine Nuovo [1919-1925]

(97)

Corriere della Sera [1948* annata completa «Nuovo Corriere della Sera»]

(227)

Umanità Nova [1919-1945]

(201)



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Eventuali segnalazioni dei propri interessi potranno influire sulle priorità di lavorazione. Per un elenco di tipologie differenti (monografie, enciclopedie, materiale discografico e non book material) o delle consistenze minori, oppure per informazioni sul prestito bibliotecario/interbibliotecario: .





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