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Questa precisazione è fondamentale, [...] nel quale le pressioni per la riforma [...] -a cominciare dalle originali [...] di Onofri -si basano invece proprio [...] «meno [...] uguale più sviluppo». Gli autori non fanno [...] tesi preconcetta, e oggi molto comune, secondo [...] riduzione del deficit pubblico (e perciò il [...] poiché libera risorse per [...] determina un aumento degli investimenti; né sostengono [...] rende più rigida [...] di lavoro, la [...] riduzione e la connessa [...] assunzioni. Gli autori pongono un [...] va cambiato perché è [...] sottostante, oggi più individualista; di conseguenza, il [...] egualitario e offerto dallo Stato [...] consenso -ed è perciò impossibile [...] una difesa. Gli autori si rifanno al [...] per [...] la caducità e cercano di [...] un senso allo slogan del [...] delle opportunità». Molto pertinenti ed acute [...] sul [...] dei ceti medi (imprenditori, [...] questo proposito. Le proposte sono utili, [...]. Vorrei però discutere un [...]. Mi sembra che il [...] e finanza pubblica sia [...]. Non posso esaminare tutte le [...] del [...] alla [...] ma una mi sembra chiara: [...] riduzione della progressività del sistema fiscale; non si possono [...] i benefici del [...] per la classe media (gli [...] senza [...] il carico fiscale, [...] a quello reale, frutto di [...] fiscale e contributiva. Gli autori imputano tale [...] scellerato della Prima Repubblica [...] corretta -per poi sostenere [...] pubblico è dovuto a quel fatto -e [...] parzialmente corretta. Il patto [...] naturalmente; ed era lubrificato [...] e dalle svalutazioni successive: non [...] luogo a debito pubblico, perché il deficit era finanziato [...] di moneta. Quando -con il «divorzio» [...] Banca [...] e Tesoro del 1981 -il deficit non [...] con moneta e il debito pubblico cresce [...] degli interessi, il patto avrebbe dovuto essere [...]. /// [...] /// Come si vede, non [...] né il sindacato, nè [...]. Allora, come si fa [...] minimo di giustizia distributiva e un nuovo [...] con la classe media in queste circostanze? Non [...] alle proposte di [...] ma non sono sicuro [...] che il loro fondamento sociale sia sufficiente. Il commento Diventerà [...] PAOLO LEON Proviamo a [...] passo indietro e a ripercorrere la storia [...] viene considerata una delle maggiori conquiste dei [...]. E così invece non [...]. Nel senso che lo Stato [...] è una [...] da [...] liberali, o anche conservatrici e [...]. Nel discutere del [...] e della [...] evoluzione non bisogna mai [...]. /// [...] /// Ma se dovesse indi-care, per [...] un episodio al quale ricondurre la nascita del [...] la [...] lavoratrice, a Bismarck. È lui che in Germania [...] nazionale obbligatorio delle [...]. A [...] in questa dire-zione [...] ovviamente la forza cre-scente del [...] operaio, ma [...]. Nella Germania del 1880 [...] periodo di cui stiamo parlando) stava esplodendo [...] la nuova questione sociale, e Bismarck lanciò [...] di protezione per prevenire lo scop-pio di [...] i sindacati e -di lì a poco [...] politiche della socialdemocrazia te-desca. Naturalmente Bismarck vo-leva costruire [...] autoritario e centralizzato e fu costretto a [...]. Ma ne nacque un [...] si può certo considerare un frutto [...]. Anzi, [...] il movimento operaio in [...] era molto dif-fidente nei confronti delle proposte [...] le considerava uno strumento per ingabbiare le [...] non rivolu-zionarie. Fu così in Germania [...] avvenne in Inghilterra, dove nel quinquennio liberale [...] Lloyd George al governo e il giovane Churchill [...] viene lanciato un pro-gramma di assicurazioni sociali [...] di stare al passo [...] Germania (per quanto le differenze fossero note-voli). I governi conservatori e liberali [...] mossi, inoltre, da [...] grande preoccupazione: quella del [...] militari. Detto in parole chiare: un [...] medio [...] ovviamente ai ri-flessi che le [...] di lavoro avevano sui cittadini) [...] per la stessa integri-tà della [...]. [...] questo un discor-so estremo: [...] nei regimi fa-scisti (in particolare [...] mussolinia-na) i programmi di [...] basarono -e con grande enfasi -sulla necessità [...]. [...] arriva un [...] in ritardo a com-prendere la [...] insita in un si-stema pubblica di protezione so-ciale. Quando cambia atteggia-mento? «Intanto [...] organizzazioni dei lavora-tori avevano sviluppato proprie for-me [...] contro i rischi della vita: si erano [...] esperienze artigia-ne (molti operai erano stati in [...] risalivano addirittura alle corporazioni medievali. Dun-que [...] tutto [...] artigiane corporative, le [...]. [...] delle associazio-ni dei lavoratori cambia [...] via che, nel confronto [...] mondi, [...] pubblica statale schiaccia le loro [...] di organizza-zione autonoma. Allora gli stessi [...] di protezione sociale pubblico e [...]. Abbiamo descritto [...] «istituzionale» del [...] a fine [...]. Ma, nel frattempo, le [...] vorticosamente: nascono le grandi [...] di massa, il fenomeno [...] dalle campagne verso le città e le [...] grandi lotte operaie. Come si intreccia la [...] del nuovo mo-dello di produzione industriale, col [...] col [...] È vero che [...] tutto è nato da [...] conservatori e che poi tutti i pro-grammi [...] ai ceti medi, ma in mezzo a [...] tutto il complesso delle assi-curazioni sociali obbligatorie, [...] delle politiche del lavoro, che rappresentano il [...]. Tutto ruota attorno a [...] la composizione so-ciale che si determina con [...] e che va oggi sotto il nome [...]. In questo contesto di [...] sviluppo. [...] per [...] di un siste-ma di difesa [...] simile a quello attuale vengono [...] di [...] vita di tutto il mondo [...] parlo della [...] tra fordismo e [...]. Nel senso che [...] da Ford è il sistema [...] organiz-zazione macroeconomica messo a [...]. Quando Ford creò il primo [...] popolare di automobile (il fa-moso [...] in fabbrica, ma anche il [...] modello di consumo di mas-sa [...] dalla fabbrica, vendendo [...] col [...] scala le automobili che loro [...] producevano. Questo elemento del consumo di [...] viene [...] di mercato contemporanea. Ma uscendo fuori dalla [...] solo il consumo, che è figlio [...]. Si tende spesso a [...] della quale quella for-ma di società ha [...] camminare, che è appunto il [...] State. Il nesso è: grande [...] (Ford), [...] alla piena occupa-zione [...] sviluppo delle [...]. In sostanza: i primi [...] lo sviluppo del terzo (il [...] che a [...] volta li so-stiene. [...] non va mai dimenticata perché [...] assicurazioni obbligatorie e poi la tutela sanitaria non si [...] po-tute sviluppare se non fosse stato certo il finanziamento [...] via con-tributiva. E la base contributiva [...] Stato sociale è stata ga-rantita dalla crescita [...] dipendente attorno al sistema [...] di fabbrica e at-torno [...] pieno [...]. È [...] di questa temperie culturale, di [...] speranza collet-tiva creata da [...] di illimitato sviluppo del lavoro [...] che [...] lotte dei lavoratori dipendenti (e [...] con il clientelismo dei go-verni a caccia di consensi [...] i ceti medi) tutta una serie di programmi sociali. Perché ci si sentiva le [...] un mondo che a poco [...] poco avreb-be sempre più sviluppato [...]. [...] illimitata (economica, occupa-zionale) che [...] e ri-schia di mandare in crisi il [...] «Appunto. Quindi, quando con gli occhi [...] oggi noi critichiamo an-che il nostro sindacato per la [...] scarsa lungimiranza nel chiedere programmi di [...] generosi e oggi (attenzione: [...] non sono sostenibili, dimenti-chiamo di [...] in una situazione culturale e strutturale [...]. Se ci calassimo nei panni [...] sin-dacalisti che alla fine degli anni [...] andarono a negoziare con i [...] di allora la riforma [...] ci comporteremmo esattamente nel loro [...] modo: chiederemmo un rendimento del [...] una pensione pari almeno [...] del salario de-gli ultimi cinque [...] dieci anni, ecc. Oggi invece ci troviamo [...] con-ti con un restringimento della base contributiva. Non cresce più [...] di lavoro dipendente (anzi [...] settore della grande industria; cresce (ma di [...] piccola industria, mentre ci troviamo di fronte [...] lavoro autono-mo. E [...] il meccanismo pensato [...]. [...] va ricercata tra Germania e In-ghilterra. Quando inizia la [...] «In parte da noi fu Giolitti ad ini-ziare a far qualcosa, ma prima [...] Bismarck, cosa del tutto conge-niale [...] suo approccio politico [...]. [...] con motivazioni non dissimili da [...] del resto [...]. Ma [...] aspet-ti particolari del suo [...] «Ci sono due particolarità stori-che nella nascita [...] del [...] in Italia. Una è il ruolo [...] Chiesa [...] veste caritativa: un aiuto [...] con-fronti dei bisognosi, ma [...]. [...] particolarità è che il [...] tutto ciò che, a fine secolo, era [...] a svilupparsi attorno alle società di mutuo [...] di resi-stenza e ai primi embrioni del [...] poi del Partito Sociali-sta. Tutte le associazioni di mutuali-tà [...] messe fuori legge e sosti-tuite [...] casse di gestione [...] fasciste, controllate poi dalla media [...] professionale che [...] al regime. E su tutto ciò si [...] innestato poi in maniera quasi [...]. Bisogna dire che le [...] però, sono molte, sia [...] repubblicana che prima del [...] tradizionale po-liticizzazione del movimento ope-raio italiano ha [...] in secondo piano le forme di gestione [...]. [...] del secolo la sinistra [...] organismi di lotta politica o sindacale tutto [...] nato inizialmente come or-ganizzazione per la protezione [...]. Così ci troviamo, negli anni [...] e [...] alle prese con una precipi-tosa [...] pubblico: originariamente [...] poi i membri delle famiglie [...] lavoratori industriali dipenden-ti, poi si arrivò agli impiegati, poi [...] lavoratori autonomi e alle [...] tutte le categorie con regimi [...] in modo più o meno clientelare. Per questo, quando mi [...] grande conquista del movimen-to [...] delle riserve [...] ad accettare questa impostazio-ne [...] ma le ho ancor più forti per [...] sviluppo del [...] è stato pe-santemente condizionato [...] macigni»: il ruolo giocato dalla Chiesa, la [...] un dopoguerra nel quale [...] operaio si è interessato [...] riforme sociali (la battaglia delle pensioni negli [...] della sanità del decennio successivo), ma in [...] che fini-va per favorire maggiormente i ceti [...] sempre avuto la caratteristica di contribuire meno [...] più ampi (per non [...]. Angelo Melone [...] 5. Nasce dalle élite, diventa [...] sfida il 2000 Stato sociale Forbici o [...] Tagliare [...] riformare lo Stato sociale? È questa la [...] sulla quale si sta svolgendo, in questi [...] politico ed economico fra forze sociali, governo [...]. Su questo nei prossimi [...] un duro scontro di interessi. Ed è quello dello Stato [...] tema affrontato nella intervista di Angelo Melone [...] Massimo Paci. [...] come è nato e si [...] sviluppato nei decenni, innanzitutto. Poi in tutti i [...] sociali e politici. E nei suoi contenuti: [...] occupazione. Ed, infine, anche nei [...] essere in Italia e in Europa. Tutto questo non per ovviare [...] di fondo del dibattito politico che rimane quella fra [...] tagli e la riforma, ma per dare una risposta [...] e precisa. Ciò che occorre -spiega Massimo Paci [...] è tagliare, ma cambiare un modello di [...] costruito prima dal fascismo [...] governi democristiani. Oggi ci vuole uno Stato [...] opportunità che sostituisca quello vecchio e malato [...] clientelismo. I suoi punti di [...] sanità, occupazione, minimo vitale, salario per i [...]. [...] State Massimo Paci con Angelo Melone [...]. /// [...] /// [...] State Massimo Paci con Angelo Melone [...]. (0) (0) ![]()
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