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Ma sono abbastanza ottimi-sta. [...] ha tali risorse che, [...] secolo potrà essere migliore del secolo che [...]. Giuliano [...] Di Francia, fisi-co e [...] è una personalità dai multiformi interessi culturali. Scrittore, musicologo, con escursioni [...] scultu-ra, cerca di guardare alle vicende della [...] pole-miche contingenti. La conversazione inizia con [...] quello che, secondo Erik [...] è un «secolo bre-ve». Secondo le categorie usate [...] il primo mezzo secolo per [...] è stato brevissi-mo, con [...] mezzo il fa-scismo, e una guerra civile. Il se-condo mezzo secolo, [...] è invece stato più [...]. Poi, improvvisamente quattro anni fa, [...] avuto una incredibile accele-razione. Ora il «secolo breve» si [...] concludendo con una grande scommessa per [...] essere final-mente un Paese a [...] compiuta, quella che si definisce [...] e con [...] in Europa. Lei che dice professore, [...] questa scommessa di fine [...] Le [...] cose si tengono. [...] de-ve entrare in Europa [...] Paese [...] se vuole reggere il confron-to. Quindi, anche sul piano [...] che vi entri come un Paese a [...]. Credo che [...] in Euro-pa sia non solo [...] ma della stessa Europa. Non potrei proprio immaginare [...] Eu-ropa [...] il nostro Paese o, maga-ri, con una Italia [...] entra-re con un secondo gruppo. Certo le condizioni poste [...] ingresso sono difficili ma non [...] alternativa. Il costo del biglietto [...] Europa è alto per tutti i Paesi. Per [...] pesa comunque un debito [...] impo-ne maggiori sacrifici. È questo il passaggio [...] si riferi-sce? È già stato detto ma [...]. Per anni abbiamo vissuto [...] ora dobbiamo comportarci come formiche. Abbiamo cantato e ora [...]. Non [...] al-tro da fare. In questo senso io [...] le carte in regola. In tempi non sospetti [...] Enrico Berlinguer propose una po-litica di «austerità». Questa è la via che [...] deve imboccare, pensai. Ma nessuno volle [...] perfi-no nel partito al quale Berlinguer apparteneva. E la cosa fu [...]. Poi vennero gli anni Ottan-ta [...] come le cose sono andate. Vede, se avessimo ascolta-to Berlinguer, [...] anco-ra in tempo a condurre una azione [...] quella che oggi sia-mo costretti a condurre. Più sensata? Intendiamoci, non [...] di oggi sia insensata. Ma, certamen-te siamo arrivati [...] in cui i tempi stringono in modo [...] apparire in un certo senso un [...] affrettate ed anche eccessive, [...] economica e fisca-le, contenute nella finanziaria che [...]. Ma non [...] altra via di scampo. Siamo arrivati al punto in [...] per [...] con una frase popolaresca, bisogna [...] un [...] la cinghia. Si cerca di riparti-re [...] equo possibile i sa-crifici ma, come sempre [...] che i sacrifici pe-sassero sulla categoria alla [...]. Ma non [...] il rischio che si metta [...] rischio lo stato sociale, una delle conquiste fondamentali di [...] secolo? [...] chi lo vuole abolire, chi [...] vuole cambiare e chi vuole [...]. Lei che fareb-be? Io [...] non un uo-mo politico. Credo che lo stato [...] cambiato e non abolito. Il punto per me [...]. Sono decenni, io farei [...] agli anni del Partito [...] che cerchiamo una risposta [...] il libero merca-to, il liberismo, oppure affidarsi [...] di economia collettiva. So-no decenni che cerchiamo [...] e, ancora oggi, non mi sem-bra che [...] delinei con chiarezza. Da una parte dobbiamo constatare [...] fallimento delle eco-nomie [...] questo rigurgito di capitalismo e [...] liberismo sfrenato che non può es-sere certo la risposta [...] il futuro. A [...] sono ancora a domandar-mi quale [...] la terza via. Forse quel-la segnata da [...] una economia che non è più segnata [...] delle ideologie im-perniate su un determinato modo [...]. Lei si riferisce ai mutamenti [...] dalla tele-matica, da [...] sistemi [...] infor-matizzazione consonanti alla mondializzazione [...] È proprio così. Oggi andiamo verso una economia [...] e su nuove tecnologia che [...] scenari, ma già comin-ciamo ad esservi immersi, sconvol-genti. In questo tipo di [...] produzione, esiste ancora il lavo-ro, così come [...] tempo? Questa è la domanda. Io credo che [...] e la diffusione delle [...] continuo divenire stiano scon-volgendo il mondo del [...] mercato della mano [...]. O si semplifica [...] marxiana, affermando che ciascuno [...] i suoi bisogni, oppu-re cerchiamo altre soluzioni. Una cosa è certa: [...] come lo abbiamo inteso fino a ieri, [...]. Lei vuol dire che [...] della società? Questo è il punto. Siamo nel mezzo di [...] che chiede una organizzazione diversa della società. [...] già chi pensa alla settimana [...] di quattro gior-ni. Addirit-tura, [...] chi propone una sorta di [...] sabbatico per parti di catego-rie lavorative. Non so e non spetta [...] me indicare quali vie seguire. So, però, che non [...] della società, della produzione [...] se-condo le categorie che [...] con alcuni mutamenti, sono [...] ai nostri giorni. Avremo ancora un secolo della [...] sperato tutti e conti-nuiamo a [...] anche se co-mincia ad insinuarsi qualche dub-bio. Dove funziona la socialdemo-crazia? Forse [...] scandinavi. Siamo immersi in un [...] grandi problemi ai quali continuiamo a pensare [...] ideali ed ideolo-giche. Forse, allora, è anche il [...] di [...] quale socialdemocra-zia. Anche in questo caso [...] è assolutamente necessa-rio. Un mondo nel quale [...] quinto», nel senso che [...] società sviluppate fanno riscontro i quattro quinti [...] della miseria. Nei «Dialoghi di fine [...] scritto, di fronte alla fame e [...] delle risorse, la scienza [...]. Ma sfamare chi ha [...] può. Vede, se ci fosse [...] difficoltà maggiore non è quella di trovare [...] per non far morire di fame interi [...]. Oggi il vero punto è [...] come farla arri-vare a quei [...]. An-che se il mondo [...] la volontà di percorrere questa strada, la [...] arri-vare il cibo, le medici-ne, i vestiti. Anche in questo caso [...] nuova orga-nizzazione delle so-cietà nazionali del mondo [...] stessa Europa. È una strada difficile, quella [...] propone. Va ripensato il no-stro [...] e di superfluo. Torniamo a quello di [...] prin-cipio. [...] indi-cata da Enrico Berlin-guer per [...] vale per [...] e per il mondo sviluppato. Ba-di bene, questo non [...] ai mezzi moderni of-ferti dalla scienza e [...] di-re [...] con diversi cri-teri e [...]. Invece continuiamo tutti in modo [...] a [...] essere delle cicale. Guardi che non dico [...] base di concetti cristiana-mente umanitari, ma perchè [...]. Altrimenti distruggiamo noi stessi. Secondo me la difficoltà [...] molte cose delle quali ab-biamo parlato, ma [...] incontrollato del-la popolazione mondiale. Si dice che il [...] Duemila. Non è così, ci [...]. Che può fare la [...]. Se il lago [...] dovesse prosciugarsi, si esaurirebbe [...] di acqua dolce. Si potrebbe pensare di [...] ma a quali costi? E comunque sarebbe [...] sviluppato a gesti-re il passaggio. Trovo le sue riflessioni improntate [...] un certo pessimismo. È così? Io sono [...] mio pessimismo. Pensiamo a cosa è [...] Medioevo, da tanti punti di vista oscurantista. Ma dopo è [...] il Rinascimento. E non ci sarebbe [...] Medioevo. [...] che dopo questa fase difficile [...] ne apra [...] diversa e migliore: [...] ha tante risorse, mai [...]. Il mio mondo ormai [...]. Ma fino [...] Mille, nes-suno avrebbe immaginato il Rina-scimento. Giuliano [...] di Francia, fisico e [...] riflette ad alta voce sul Novecento. Del resto, nessuno [...] Mille avrebbe immaginato il Rinasci-mento». Ritiene che [...] perse una occasione non ascol-tando [...] richiamo [...] di Berlinguer. Un richiamo che oggi [...] e il tutto mondo sviluppato. DALLA NOSTRA REDAZIONE RENZO CASSIGOLI [...] periodo ci sono stati [...] di crisi della nostra società: il declino [...] la rivol-ta fiscale, la crisi del [...] il conflitto generazionale cia-scuno [...] del momento, come fattore decisivo per comprendere [...] del nostro tempo. La questione generazionale si [...] nel-la stessa storia demografica del genere umano, [...] giovani componenti del Comitato di salute pubblica [...] Luigi X VI o il giovane Giulio Cesare [...] il Senato, il conflitto genera-zionale diventa esplosivo [...] sintetizza un insieme di correnti e componenti [...] che [...] gli equilibri fondamentali di [...]. Non è il caso [...]. Oggi che il potere [...] mani di colossi della finanza e della [...] crisi generazionale si pone non solo come [...] di chi era giovane nei 60 e [...] come effetto della marginalizzazione economica e sociale [...] delle compo-nenti della nostra società, costrette a [...] potere e di benessere in ambiti nazionali. La rabbia del ceto [...] causata da un pessimismo di fine millennio, [...] disarticolazione del-la coscienza giovanile non è il [...] naturale moto [...] entrambe affondano le radici [...] della so-stanza economica e sociale del capitalismo [...]. Un capitalismo che ha [...] negli anni del New Deal, del consumo [...] dei grandi mercati nazionali. Quel modello, par-tito [...] statunitense e dalle idee [...] aveva dato vita ad un meccanismo unico [...] sin-golo cittadino poteva vedere nella crescita della [...] mi-glioramento del proprio futuro, concretamente dimostrato dalla [...] sociale e politica e da crescenti livelli [...] di risparmio. [...] dei grandi mercati nazionali [...] ceto medio consumatore in grado di determinare [...] tra econo-mia e politica: [...] dei servizi e la [...] di ac-quisto attraverso il meccanismo della tassazione [...] servizi pubblici, pubblico impiego e commesse pubbliche. [...] della politica, [...] e della società trovò così [...] mai più raggiunta. Il consenso e la [...] futuro migliore si specchiava-no nella effettiva realtà [...] e nella disponibilità di spazi aperti, sociali [...] le nuove generazioni potevano esprimere se stesse [...]. Questo mec-canismo oggi si [...]. Fenomeni di saturazione del [...] la scoperta del mercato di nicchia, nuove [...] com-petitori hanno prima frantumato le barriere nazionali [...] di scala. La difesa del tasso [...] è trasformata in una lotta feroce per [...] materie prime e forze lavoro. Sono state in-dividuate mecche [...] basso costo e sono state superate, nella [...] nazionali, senza che a questo corrispondesse la [...] mercato e di un ceto medio globale. Nelle Filippine i giovani [...] dollaro [...] per produrre scarpe che [...] e che verranno vendute ai loro coeta-nei [...] ricchi che vivono a casa dei genitori. La nuo-va frontiera della [...] creato due scompensi: i [...] boys della repubblica economica [...] da un lato usano i paesi terzi [...] a basso costo e tenere bas-si i [...] prodotti, impedendo la creazione di un ceto [...] rastrellano le risorse economiche dei paesi ric-chi, [...] grazie alla conquistata extraterritorialità, dal contribuire alla [...] di potere [...] a di-sposizione della società. Il peso dei servizi [...] patto della prosperità si riversa, quindi, interamente [...] che rimango-no ancorate [...] nazionale. Il ceto medio, i [...] stesse strutture pubbliche si confrontano con [...] fabbisogno sociale, mentre le [...] disposizione si riducono parallelamente al raf-forzamento dei [...]. SI SONO quindi contratte [...] il potere economi-co di quel ceto medio [...] ieri comprendeva anche la classe operaia occidentale [...] figli. Negli Stati nazione di [...] e politicamente, si svolge la battaglia per [...] ricchezze e dello scar-so potere politico ancora [...]. Battaglia che non con-trappone [...] ai grandi ceti finanziari -oggi molto più [...] di rimanere ancorati ai produttori globali -ma [...] ad adulti, ceto medio a classi [...] tutti rele-gati nello stesso [...] dalla loro natura nazionale. I giovani sono di [...] alternative; o accettano i termini della competizione [...] e subordinano ad essi la propria realizzazione [...] unico valore in questa so-cietà, o scivolano [...] rimangono fuori dallo sviluppo. Oggi gli Stati nazionali [...] sociali non sono più in grado di [...] di questi termini, poiché sfuggono [...] nazionale. Il giovane non partecipa [...] definizione di nulla. Divorato dalla necessità di [...] un vantaggio competitivo, lascia che i passaggi [...] vita seguano uno schema dettato da altri. La certezza di un [...] partecipazione e di piccoli pro-gressi è andata [...] chi [...] conquistata con un per-corso [...] di impegno durato tre generazioni dal dopoguerra [...]. E questo rappresenta il [...] i giovani che vi-vono la società [...]. Oggi la nuova generazione [...] la paura e non riconosce né idoli [...]. È una razza pa-gana che [...] aggira smarrita urtando tutto ciò che gli pare [...] alla conquista di uno spazio [...]. Alla generazione della socie-tà [...] ridà fiducia nel domani se non si [...] di comprendere il quadro complessivo della [...] vicenda, superando i limiti [...] per conquistare il mondo ed appro-dati in [...]. È la perdita di [...] propositiva che si può imputare alle generazioni [...]. Questi sono giovani pe-renni, [...] di essere la voce manifesta della storia [...] di comprendere e trasformare la società a [...] somiglianza. Da questo fallimento sia la [...] del [...] che quella del [...] sono rifluite in una acritica [...] che ha [...] il rifiuto culturale ed ideologico [...] tutte le forme di ragionamento e di azione collettiva, [...] a far pendere la bilancia del potere sociale a [...] della sfera econo-mica, teatro riconosciuto e legittimo [...] egoistica. Il valore vir-tuoso [...] incatenato, del patto di [...] in-dividuale e redistribuzione generale, non è sopravvissuto [...] è mai stato automatico al capitalismo, ma [...] tem-perato [...] delle forze democratiche e [...]. Oggi può es-sere utile [...] giovanili, ma non è sufficiente se non [...] quesiti fondamentali: quali sono i centri di [...] esercitare pressione e quali sono i contenuti [...]. Nel primo caso è [...] politiche che non siano og-gettivamente subordinate ai [...] produzione e del-la finanza globale. Nel secondo caso ci [...] volontà di ra-gionare connettendo i fenomeni, scoprendo [...] una società che non ha più certezze [...] politiche. Non basta rimescolare le [...] per ridisegnare la mappa dei rapporti di [...] società globale. Marco [...] Direttore responsabile: Giuseppe Caldarola Condirettore: Piero Sansonetti Direttore editoriale: Antonio Zollo Vicedirettore: Marco Demarco [...] Giancarlo Bosetti Redattore capo centrale: Luciano Fontana Pietro Spataro [...] Società Editrice de [...] S. /// [...] /// In Rai poi, ci [...] e talenti in grado di realiz-zare un [...]. Cosa sia la cultura [...] è tema che offre infinite in-terpretazioni e [...]. Credo che per «cultura» [...] il risultato di un [...] che tenga assieme qualità, [...]. Qualità di tutti i [...] una maggiore attenzione ai prodotti giornalistici e [...]. Il che significa, magari, [...] Film Blu di Kieslowski in prima serata, una regia [...] Ronconi, [...] speciale sui Beatles o sui viaggi del Papa, [...] alla produzione e coproduzione di documentari e [...]. Sul concetto di «formazione» [...] qualche paro-la. Ho già scritto che [...] Servizio [...] che non abbia anche una caratteristica educativa [...] senso; anche se a molti fa arric-ciare [...] fa pensare al peda-gogismo catodico di anni [...]. Nulla di tutto questo. Per «formazione» penso prima [...] una tv che abbia la capa-cità di [...] stessa fornen-do anche gli elementi per [...] e spiegare il meccanismo [...]. Questo significa contribui-re alla [...] e della democrazia, fornire gli anti-corpi per [...] di per-suasione del piccolo schermo. Infi-ne, valorizzare il servizio [...] notizie utili, informa-zione, archivi interattivi e accessi-bili. Tutto questo non è [...] fare. Ma questo è quello [...] ha senso fare. È neces-sario impostare un [...] al Servizio pubblico di arri-vare preparato alla [...] e del multicanale. Significa pensare alle potenzialità [...] alla tv satellitare tenendo conto che non [...] capacità di liberazione e di sviluppo [...] puramente quantitativo della comunicazione. Uso le parole di Mauro Wolf, [...] ha spiegato meglio e prima di me [...] più non impli-ca che si comunichi meglio: [...] anche, soltanto, mag-gior confusione e maggiori difficol-tà [...] a capirsi. In questo senso i [...] più necessari (e difficili) sono nella direzione [...]. Nei fatti, tutto questo [...] Rai si traduce, terra terra (o alto alto), [...] nella valo-rizzazione [...]. [...] questa «piccola cosa» -che non [...] titoli sui giornali -è stata già fatta con grande [...] di risorse pub-bliche. Questo perché negli archivi [...] storica dei nostri ultimi [...]. Da una parte uno strumento [...] valorizza-zione della memoria, [...] una vera miniera [...] i «contenu-ti» delle reti tematiche. La Rai ha la [...] uno degli ar-chivi più ricchi del mondo [...] Uf-fizi [...] cantina -e sarebbe folle non [...] e [...] fruttare anche sul mercato. Come sarebbe folle non [...] dei mille cana-li, ad un nuovo modello [...] anziché per reti, che permetta, [...] di un ridise-gno complessivo, [...]. Questi, insomma, sono gli [...] presidenza. Vorrei spendere le ultime [...] qualcosa che viene spesso trascurata: gli ascolti [...] Rai [...] sono mai andati così bene. Il pro-dotto Rai piace [...] guarda, al pubblico. E questo sarà anche [...] che abbiamo chiamato a dirigere reti e [...]. Il loro lavoro si [...] qualcuno, vincente. Se la poli-tica si [...] certezze legislative alla Rai invece che del [...] pensan-do che questo sia il suo compito [...] meglio per tutti. Noi, [...] di Stalin e im-provvisi [...] più contenti. /// [...] /// Noi, [...] di Stalin e im-provvisi [...] più contenti. (0) (0) ![]()
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