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La giornata senza calcio immaginata [...] raccontata da tre scrittori Dal telefono una voce: «C'è Claudia?» STATA COME una domenica [...] quando [...] il campionato è lenno, Ma [...] c'è il mercato, e i [...] riportano i [...] dei [...] con tutte quelle tabelle squadra [...] squadra, che sono sempre sbagliate ma che intanto incasellano [...] sogno per un giorno o due. E poi [...] il mare, ci sono i [...]. Ieri invece i giornali [...] riempire te pagine, li hanno ingolfati di [...] noiosi, e invece del mare [...] quel cielo infognato [...] e gli alberi lungo [...] tutti potati e non riuscivano a dare [...]. Stavano 11, coi rami [...] e monelle, che non morivano più e [...] di memoria e desiderio. Fausto alle undici stava [...] da letto, in pigiama, la barba lunga [...] già pieno di cicche, il "Corriere» sfogliato [...] lenzuola Ha sentito la moglie [...] in casa dalla messa, [...] cappotto [...]. Poi Claudia ha aperto la [...] della camera e gli si è accostata, [...] sul letto un po' [...] di [...]. Si sta bene, vero? Si [...] ha sussurrato lui. Lei gli ha chiesto [...] avesse pianto, o Fausto ha ringhiato un [...] chiusa, accendendo [...] cicca. Sono contenta [...] oggi non vai alla [...]. È tanto che non passiamo [...] domenica Insieme. Poi lei ha [...] una mano e ha preso [...] del bambino sul comodino, lisciamo [...] Non ho voglia di restare a casa, mi piacerebbe [...] una bella glia, tutti e tre insieme. Ma Fausto non ci [...] era decesso e non aveva voglia di [...] Ha [...] se avesse [...] qualcuno dei suoi amici, [...] Claudia [...] risposto di no. Saranno usciti con le [...]. Se non lo tanno [...] possono fare? Da domenica ricominciate a seguire [...]. Ma Fausto non ha [...]. Si 6 alzato stancamente, [...] II caffè che la moglie gli aveva messo [...] di uscire e che adesso era ormai [...] è andato a chiudersi in bagno. Quando è uscito era [...]. Il bambino intanto si era [...] e piangeva nella [...] che Claudia teneva in cucina, [...] sempre sotto gli occhi. Dàgli qualcosa da mangiare. Ha mangiato adesso, ha [...] Claudia. Piange perché vuole venire [...]. [...] un po' lu. Ma Fausto ha [...] le spalle, e si [...] sedere. Fallo smettere, per Dio! Non b voglio sentire! Sei [...] No, ma non voglio sentire [...] pianto, hai capito? Hai capito? [...] uno scatto si è [...] dal tavolo, dirigendosi [...] la carrozzina. Claudia però 6 [...] più svelta di lui. Il piccolo ha cominciato [...] più fotte. /// [...] /// Ma Claudia 6 [...] a rintanarsi in un angolo [...] ai fornelli. Tu sei pazzo, sei [...]. Il bambino aveva la [...] strillava sempre più forte. Fausto ha [...] un braccio e ha latto [...] il tegame [...] tornello. Una chiazza di olio bollente [...] è [...] friggendo sul pavimento. In quel momento è [...] e Claudia si à irrigidita. Fausto non si muoveva, voleva [...] moglie si spostasse da [...] Poi ha allungato una mano [...] agguantato II bambino. Claudia non ha reagito. [...] col bambino in braccio, è [...] a rispondere. Il [...] di stracci tra le [...] a piangere, con le labbia tumide, e [...] saliva si allungava di lato e gli [...] mento. Pronto? [...] urlava Fausto [...] parte non rispondeva nessuno. /// [...] /// Fausto è tomaio in [...] il bambino nella carrozzina e [...] in camera. Quindi ha chiuso la [...] tornato dalla moglie. [...] trovata chinata a temi, mentre [...] il pavimento [...]. [...] presti [...] il gomito e [...] sollevata. Non ti azzardare mai più [...] le ha dello, Lei non [...] risposto. Ha preso ì bicchieri [...] li ha [...] sul tavolo. Fausto ha percorso [...] contro voglia, sentiva il [...] bucare [...] porta e [...] nelle orecchie, sempre più [...] forte. Pronto? Ma di nuovo II [...] solo un respiro lento, incerto. Pronto? Poi [...] capo del Ilio ha [...] una voce Improvvisamente allegra chiedere [...] Claudia. Chi la vuole?, ha [...] Fàusto. Vorrei parlare con Claudia, [...] più scaldo [...] E lei eia il, [...] che lo fissava senza aprire [...]. Lui le ha passato [...] In cucina. L» sentiva parlare [...]. Se una resta indietro, Zaccaria, [...] mio, la va a riprendere, la sospinge [...] la dirige, lo ci ho passato [...] anni con le pecore [...] sono mai annoiato, perché un gregge è [...] solo [...] insensibile sembra sempre uguale, [...] diverso. DI solito le laccio [...] Ponte delle Valli, erba cittadina, stentata, che [...] baracche e [...] erba concimata dal turno [...] puzza e dal rumore. Eppure loro se la [...]. Non sanno [...]. Certo, la giornata del pastore [...] lunga, ma ho una radiolina che mi [...] compagnia. C'è tanta musica e [...] che spiega le cose più difficili. La domenica ci sono [...] calcio, io sto lenno seduto su un [...] arrivano le notizie da tulli gli stadi [...] folla che grida a Milano e a Firenze, [...] Parma e a Napoli, le voci [...] dei cronisti, te interviste [...] classifiche: tutto riesce ad entrare nella radiolina, [...] in un bicchiere. Ogni [...] racconto a una pecora [...] partite, le rimonte, i rigori dati e [...] lei mi guarda pazientemente, Ma la cosa [...] più sognare sono i [...] degli stadi: campo in [...] il cronista, e io mi immagine i [...] saporita, nutriente. Domenica scorsa a Marassi, che [...] lo stadio dì Genova dove [...] vano la [...] e il Genoa, ci sono [...] dei [...] incidenti, un ragazzo e [...] accoltellato ed e morto [...]. Ho sentito alla radio che [...] campionato si sarebbe [...] lut-to. E allora ho detto [...] Zaccaria. Per inciso: io tengo [...] Lazio, bianca e azzurra come sono le pecore [...] della primavera. Cosi domenica, parecchio prima [...] il gregge verso lo stadio Lungo la [...] piene di musica esagerata, ragazzi si allacciavano [...] insultare e spulare, ma poi c'è stato [...] non girava pili nessuno, e I aria [...] rischiararsi. Le pecore marciavano [...] non [...] bisogno di [...] o di [...] con il bastone. Insomma, dopo [...] eravamo sul prato [...] e lo sono sicu-ro [...] non c'è nemmeno sotto le alle montagne [...] Nord, [...] delizia verde, grassa, compatta, una pianura da [...] grande come le nuvole, lo mi sono [...] Insieme [...] Zaccaria sulla panchina [...] il posto migliore, e [...] deve essere [...] forte quando gli spalti [...] gente che spera nella vittoria e canta [...] le bandiere Però era bello anche senza [...] senso di tregua, di serenità. Una volta ho [...] dire che le pecore [...] che anni la le mostravano in televisione [...] un programma e Ialini: non so [...]. F allora mi sono detto: [...] bello se oggi i pastori di lente le città [...] Italia [...] le greggi a brucare [...] degli stadi, a [...] con le loro [...] merde. Sarebbe un bel segnale [...] il latte domani sarebbe migliore. La nostalgia per quelle ore [...] POTEVA. Oggi non poteva lare [...] né silenzio. A [...] di solito erano già [...] dopo essersi preparati in fretta e [...] snocciolando prove di cori [...] tamburi. Controllavano in salotto che [...] fosse in ordine, [...] le ciarpe, [...] fumogeni, i panini che [...] alzandosi [...]. E come al [...] aveva in cambio la casa [...] sé. La porta si chiudeva sui [...] figli maschi e sul marito. Si apriva per qualche [...] della radio che lei ascoltava sprimacciando un [...] lavatrice. Al loro [...] già stirava, sentendo le voci [...] si [...] fagocitate dal racconto degli episodi [...] dei gol mancati, Comunque da quando uscivano [...] per infilarsi [...] lei respirava. Respirava diversamente, inalava a [...]. Calava un tempo diverso [...] il suo. Non si metteva subito [...] aveva molte pause. Si incantava davanti allo specchio [...] che puliva con [...]. Lo sguardo rimaneva fisso [...] raccoglieva da sotto il letto, e sotto [...] e canottiere. Una volta un bastone. Aveva domandato se era [...] mobile rotto, il figlio grande aveva risposto: «È [...] bastardi domenica prossima». Faceva fiuta di niente [...] Univano per [...] appena li contraddiceva. [...] da sola, la domenica pomeriggio [...] sentiva libera al punto che le veniva [...] di ballare. Si osservava le gambe [...] varicose e correva in bagno a mettersi [...] le aveva prescritto il dottore. Uso regolare, ogni sera. Suo marito voleva che [...] la mattina [...] gli ungeva il pigiama [...] che i loro corpi si toccavano Insomma [...] lei girava in salotto, nel corridoio, stava [...] spazzolarsi i capelli, a tagliarsi le unghie, [...] cortile e vedeva i vicini ancora seduti [...] gli avanzi del pranzo, la televisione accesa [...] lontano, oltre i caseggiati in fila, le [...]. Era tutto un superlativo [...] con i cinque sensi, in pace, interamente. /// [...] /// Erano II i maschi [...] e tre buttati sul divano, [...] annoiata e anche un [...]. Sembrava ce [...] persino con lei. Si slogavano, battute cattive, [...] che lei doveva accogliere con eguale disponibilità. Questa storia delle partite [...] tolto il suo meritato riposo, [...] di suoni, la quiete [...] nutriva avida. Cosi aveva cucinato un arrosto [...] le lasagne, e persino una torta, per [...] mangiare e stare zitti. Ma era durato poco. Copiando dai vicini, la [...] un volume insopportabile, suo marito ruttava perché [...] che satollo, i due figli, rosi [...] del loro abituale piacere, [...] da venire alle mani. A un certo punto, [...] avanzava molto faticosamente, il più giovane era [...] per sedersi con gli amici sui motorini. Si trastullavano senza sapete [...] lare, dai loro discorsi al piano terra [...] al cinema a vedere un film di [...]. Il figlio più grande [...] sulla poltrona, incollato allo schermo. Il figlio aveva mugugnato distratto [...] della conduttrice televisiva, imbambolato. Si era allora girata [...] per ottenere un appoggio alla [...] proposta. /// [...] /// Le labbra appena dischiuse, [...] lo stomaco [...] si gonfiava, sembrava un [...] vita. Senza [...] ìttite cambiava il paesaggio esteriore. [...] bicchieri dappertutto, un golf [...] e nella stanza dei figli non si [...] per mettere in ordine. Squillava il telefono e [...] di costernazione riempivano la casa, si chiamavano [...] dei giocatori, delle gradinate. I suoi uomini erano [...]. [...] che per lei erano un [...] Parole inutili che per [...] sentiva ogni domenica, a [...] toni possibili. Parole, si era [...] alle [...] I [...] erano altri, tutte quelle parole [...] precise, smodatamente ripetute senza vergogna. I fatti erano elle [...] motto, appena fuori [...] stadio. Lei avrebbe voluto fatti [...] nella [...] vita anche le parole [...] dette urta voliti per sempre. Ora spera soltanto che [...] campionato riprenda senza morti, ogni partita nel [...] il tifo, e magari qualche trasferta che [...] intero. Le sue gambe sono [...] le unghie lunghe, i capelli [...] bisogno della fiuta. Ci vuole [...] di applicazione [...] sia uniforme. Elei [...] se no. /// [...] /// Elei [...] se no. (0) (0) ![]()
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