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Il Sud bi-sogna [...] dal tempo e dallo spa-zio, [...] per sempre dalla male-detta Storia: [...] Sud, per [...] bi-sogna far macchina indietro. In-dietro tutta, verso il [...]. Così si conclude Terroni (Theo-ria, [...] opera di Giancarlo De Cataldo, [...] paro-le che ben disegnano [...] che [...] si porta dentro, [...] avvinta ad un sentimento di [...] e di rabbia per la [...] tormentata e [...] terra [...] la Pu-glia. Ne ho quaranta, ma [...] ne avessi trenta. I dieci anni che [...] di un lungo apprendistato per entrare [...] di un paese rigidamente [...] un paese geograficamente preordinato [...] Sud». Giudice a [...] nella prima Corte [...] di Roma, scrittore, nonché [...] nel senso un [...] desueto di un im-pegno [...] volta in volta si fa impegno esistenziale, [...] Giancarlo De Catal-do, tarantino, carattere esube-rante e generoso, [...] atti-vo, oltre che [...] decenna-le attività di magistrato, [...] di vari libri, di cui due romanzi [...] Nero [...] il cuore (Interno giallo, 1989) e Contessa [...] 1993), ambien-tati entrambi a Roma, [...] adottiva. Nel secondo romanzo, invece, Roma [...] cinica capitale degli affari sporchi, pullulante di [...] di quella generazione che visse ado-lescente il [...] approdò alla prima maturità [...] di [...]. In questa Roma si [...] Valentino [...] scaciato e timido idealista, [...] migliori stilemi del grande noir americano: «Diceva Chan-dler, [...] giudice scrittore -che quando la società è [...] occorre che [...] si stagli solitario». Nero come il cuore fu [...] fra [...] e [...]. Come giudice mi è [...] testa il referendum [...] a tutti ben noto. La tv è malridotta, [...] malridotti. Siamo governati da [...] e questa è una cosa [...] pesa. Insomma, non è facile. E allora [...] è uno contro». Valentino [...] personaggio ben riuscito, tanto [...] Giancarlo Giannini lo inter-preterà per un film tv, nasce [...]. E da «un deside-rio di [...]. Quella di De Cataldo [...] Taranto. /// [...] /// Dove bambi-no e ragazzino [...] la vera dimensione del suo piacere. E da allora non ho [...] smesso. Pensavo anche che, se non [...] un morto, una bella fanciulla da salvare, un castello [...] fiamme e dei guerrieri [...] nessuna storia vale la pena [...] essere rac-contata. Sono, come si dice, [...] del plot». I racconti [...] e [...] non fu però [...] solitaria. Ad un certo punto, verso [...] anni, sco-primmo la fantascienza. Anda-vamo a [...] quelle or-ribili bottegucce dove certi [...] da orchi vendeva-no i romanzi [...] di Urania. La fantascienza fu un [...] i suoi mostri ed i viaggi nel [...]. Ci sarebbe piaciuto esse-re [...] perché avevamo la consapevo-lezza che certe avventure [...] vivere in Italia, e so-prattutto a Taranto. E quindi so-gnavamo di [...] film Ai confini della realtà». Alla scoperta del cinema Fu [...] altro oggetto di passione, che il futuro [...] avrebbe voluto davvero fare nella vita. Cer-to, alla fine bisognava [...] della speranza che alberga nel cuore di [...]. Ma sbertucciavano male, perché quella [...] stata veramente una scuola di vita, una palestra di [...]. E noi ragazzi lo [...] serio. [...] Graffiti, Messag-gero [...] di Losey, Morte a Venezia, [...] attesi come eventi, che quando arrivavano si faceva la [...] per [...] a vedere. Quel-lo di Antonioni mi [...]. Pensai: [...] cosa fa-rò da [...]. E allora: a Roma, [...] Roma. Fu [...] a giurispru-denza, per una strada [...] è stata una vocazione -che apriva prospettive di fuga [...] provin-cia. Anche se si trattava [...] che negli anni 70 era [...]. Era una vivacità, tra [...] dei-deologizzata: non ce ne impor-tava [...] della politica. Sì, [...] i fascisti, [...] i gruppi ed il Pci. Poi [...] noi, ra-gazzi che avevano come [...] per i libri, per la [...] e per il cinema. Ricordo gli spettacoli notturni [...] della mezzanotte, sempre pieno solo di giovani. Avevamo molta me-no dipendenza [...] sport. E poi non esisteva [...]. [...] pro-babilmente più tempo e [...] investire in questa macchina di sogni, perché [...] nostro fermento serviva a sognare, a sognare [...]. Finalmente nella Capitale «A Roma, [...] ebbi finito di fare tutte le file [...] mi sono presentato al centro sperimentale di [...]. [...] un portiere alto, al [...] si fa a fare il [...]. Quello si mise a [...]. /// [...] /// Non fe-ci più niente, neppure [...] richie-sta. Quel riso mi aveva [...]. Mi è successo tante [...]. A [...] tu non hai una grande [...]. E non [...] tu, non rie-sci neppure [...] degli altri. E poi io non [...]. Fu comunque, quello degli [...] con 110 e lo-de «perché gli studi [...] un periodo esaltante. Correva [...] periodo tremendo per chi era [...]. [...] il terrori-smo, la città [...] quartieri, i giovani sparavano. Per me quelli sono [...] rifugio totale nel-la cultura, nei libri, nella [...]. La vi-ta di caserma, [...] Modena, [...] un tuf-fo in [...] sconosciuta. Conobbi i ragazzi che [...] da certi posti [...] del Tri-veneto, che vivevano [...] mondo, in un altro secolo, in un [...]. Una varietà di tipi [...] può riscontrare e stu-diare così solo nel [...]. [...] vinto il concorso in [...] De Cataldo divenne infat-ti giudice di sorveglianza, attento ai [...] suo lavoro. Un giudice riservato. In seguito sareb-be stato [...] pro-cessi importanti, che hanno an-che attirato [...] delle cro-nache, da cui [...] rifug-gito. Giudice di sorveglianza, dun-que. In questa veste, carico [...] giustizia e democrazia, piomba [...] dei gironi car-cerari. Aveva ragione il presi-dente [...] da quegli uomini senza [...] da imparare qualcosa». Parole tratte da Minima [...] 1992), un reportage sul [...] ma anche una tesa e inquieta riflessione [...] pena e sulla giustizia italiana. A dieci anni scrivi [...] raccontare storie, e poi, attraver-so varie fasi, [...] un ottimo modo per lasciarti una via [...] che non sia solo quella del tuo [...]. Così, almeno fino ad [...] De Cataldo ha risolto il suo dilemma di come [...] che sedici anni fa lo ha condotto [...] Roma. La scrittura e il [...] «Questo [...] doppia natura è un discorso che mi [...] sempre, ma che ormai esprimo tranquillamente: sono [...] dallo Stato per fare delle sentenze, ma [...] uomo che ama scrivere. Credo che sia un [...] se ciò a volte mi viene rimproverato: [...] lavoro, perché vuoi farne un altro?». /// [...] /// Desidera spiegarsi bene. E così conclude: «Io [...] discorso: se tutti noi fossimo un [...] meno avidi della considerazione [...] dà il nostro ruolo, e un [...] più immersi nella società, [...] comprensione. Di solito il gelido [...] solo di cultura si rivela incapace di [...] non cono-sce la realtà, vive in un [...]. È lo stesso rischio [...] il giudice, quello di vi-vere chiuso nel [...]. E allora finisce per [...] formule». Gian-carlo De Cataldo, [...] tarantino, giudice a [...] nella prima Corte [...] di Roma, ama scrivere. Soprat-tutto romanzi gialli (ne [...] Nero come il cuore e Contessa). Ma è anche autore [...] cinematografici e sceneggiature. /// [...] /// Ma è anche autore [...] cinematografici e sceneggiature. (0) (0) ![]()
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