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Venerdì 5 luglio [...] pagina i Esce «E [...] fu», raccolta di testi, folgorazioni, [...] del comico toscano. Ce lo racconta lui [...] La [...] cosa che Benigni tiene a [...] appena ci incontriamo [...] Casali di Cesena, è [...] è un campione di [...] sul tipo del bridge, un tresette con [...] però si dichiara . Dice che il portiere, [...] piuttosto in carne e [...] il miglior giocatore di Cesena, II che [...] equivale a dire del mondo, visto che [...] è un po' la patria del [...]. Fa dei calcoli incredibili, [...] Einstein, mica scherzi! [...] il ghiaccio è rotto. Ma chissà perché mi [...] scrivere un articolo tutto senza punti, mi [...] mi impedisca di rendere [...]. Per me la dolce [...] di Benigni e [...] delle sue mosse da [...] po' come le [...] di Proust, nel senso [...] recuperare voci che di solito restano sepolte: [...] Benigni rendono tutto più puro, le sue [...] cose a posto. Senti la voce di Benigni [...] la luna torna nuovamente a sorgere sulle [...] con gli amici sbracati fuori a qualche [...] a carte, su quella gioia assoluta e [...] che viene dallo stare insieme, lo in [...] questo che voglio parlare con lui. E comincio da [...]. [...] gli dico, di quando tuo [...] ti ha. E poi a me [...] mistero del perchè mio padre amasse tanto [...]. Era questo che di [...]. Va bene, ma da qualche [...] cominciato. Ma io, sai, quando [...] seguire i poeti a braccio sono rimasto [...]. [...] degli arzigogoli con la [...] prima di trovare la rima. Poi, se i poeti [...] tra loro e si incazzavano proprio, partivano [...] allora diventava una cosa micidiale, Perché quelli [...] e [...] è a rima alternata. [...] come quella [...]. Però [...] una differenza, perché le [...] insieme a rima alternata e Incatenata, nel [...] rispondeva doveva prendere come prima rima [...] di chi [...] preceduto. Quindi non se la [...]. Ti faccio un esempio, Fai [...] io dico (e improvvisa): «Slamo [...] due tipi tranquilli e [...] a hotel Casali». Allora tu mi rispondi, [...] prima rima deve fare rima con «ali». Anzi ne devi far [...] endecasillabo, il terzo e il quinto. Ora che succedeva? Che [...]. Allora quel poveraccio stava [...] voce, aspettando che gli venisse la rima. Se era bravo se la [...] con le parole spezzate, tipo «Son [...] gre/ve», roba [...]. Le usa pure Dante le [...] spezzate, lo restavo incantato dalla loro bravura, [...] uno, Tulli di Vinci, Madonna [...] con un occhio storlo, [...] due mani che erano due [...] di cemento. Era una cosa, Dio santo, [...] Jean Gabin. Ma quando cantava era una [...] incredibile, sembrava Gigliola [...]. Quando cantava si estasiava [...] un canto che era una farfalla, pieno [...]. Però era uno durissimo [...]. Poi [...] Carlo Monni, che cantava [...] in inglese ai maiali. Proprio i sonetti quelli [...] da Ungaretti, Andava in giro col libro [...] sporco di merda di vacca, di fango. E era [...] inglese che parlava, quello [...] ne conosceva. Perché a lui gli [...] sabato e la domenica andava a imbroccare [...] a piazza della Signoria e declamava i [...]. Con una pronuncia, insomma, [...] per gli americani, però lo parlava. Monni aveva una biografia spettacolare. Lui aveva vinto il concorso [...] la più bella maiala della Toscana, e andava in [...] con la fotografia della [...] maiala« Io, filosofo in [...] far ridere BRUNO [...] Recensire Benigni? È una [...] dietro al vento. Dietro a un uragano, nel [...] tentativo di [...] in bottiglia. Forse ci vorrebbe la [...] pacioso alla Mollica. Ma anche ad averle, quelle [...] non lo infilzeremmo mai il [...] tanto mobile e riottosa è la preda. Prova ne sia che [...] Mollica quanto il Garboli, e dio ci perdoni [...]. /// [...] /// Il [...] di solito con gridolini ironici [...] intrisi di stupore. [...] evocando esilaranti fondatori italici [...] francese, capaci di far piegare [...] due persino Re Sole. Ed è la strada [...] da Garboli, in appendice al volume che [...] «recensire»; E [...] fu, parole e musica [...] Roberto Benigni, levigate appena da Vincenzo Cerami e Giuseppe Bertolucci, [...] di Marco Giusti (Einaudi, [...]. E allora, che fare [...] di Benigni? E cos'è un libro di Benigni? E [...] che ci fa Benigni in un libro? Cominciamo [...] ci si dimena, nel libro, da un [...]. Scalcia, urla [...] e geniali sproloqui. Con quella voce bislacca da [...] aretino, [...] in Vergaio. In quella specie d'Arno [...] è il dialetto dì Prato. Urla come un matto, [...] platee di [...]. /// [...] /// A volte discetta pure. Rarefatto come un filosofo Zen. Esempio: «Essere niente, puro [...]. Come si sta bene. Essere perfettamente inutili. /// [...] /// Mai sporcati da [...]. Dunque Benigni in questo [...] raccoglie spettacoli e «riflessioni») si dimena e [...]. Né c'è contrasto, nel [...] ne vien fuori. Perchè [...] il matto del villaggio, [...] di lambiccarsi in silenzio sulla [...] specialità: il «materialismo comico», [...] «cosmico» sono lo stesso. E all'insegna di una tenace [...] è il mondo stesso, non [...] la vera stravaganza. Per non [...] dei suoi dei, del suo Dio. Con tutte le leggende [...] che si tira a appresso. Perciò, meglio [...] mondo, maiale come la Maremma: «E [...] lu», altro che luce! Era di lì, dai [...] Dio aveva cominciato con Adamo! Dio Bono mi piaceva [...] -«Fattene [...]. Metto un albero di [...] se mi pigliano anche quelli». E insomma, toscaneggia Benigni [...] Voltaire, [...] duemila anni che ci fa battezzare per [...]. E poi, nella valle [...] c'è [...] che «nacque e nocque» [...] Sgarbi, [...] a botte di «che cazzo me ne [...] diventa presidente della Commissione Cultura. E Previti, che con [...] Madonnina, «non lo toccheresti manco con la canna [...]. E Berlusconi, che, «mi [...] universale «lo vorrei a Brescia». E Bossi (sublime! Ormai [...] capito: un libro di Benigni [...] repertorio di suoni. Corrivi, saggi, [...]. Che fanno a pezzi [...] mondo e lo rifanno [...] come Cristo comanda però. E come Verbo Comico [...]. Perciò quel libro va [...]. Chiudendo gli occhi tra [...]. Per vedere il folle, [...] saltare sul proscenio, e [...] stralunato. E ridere, ridere a [...] star male, e poi star bene. Perchè il comico, massimamente quello [...] ha questo di bello: ci libera dal male che [...] opprime. Deformando e dilatando certi [...]. Schiantando le corazze dei [...] più vulnerabili e non visti. /// [...] /// Ma taciuti per ignavia. Per [...] serietà, e assuefazione [...] quotidiano. Chissà allora se lo [...]. Ma ecco infine che [...] libro di Benigni: semplicemente [...] in scena, mentalmente. Anzi, [...] strepitare da solo. E a quel punto [...] su di voi. /// [...] /// Una cosa, ti dico, [...] Carlo Monni. Mi stavi raccontando di [...] a frequentare i poeti. /// [...] /// Io ho cominciato ad andare [...] o nel [...] quando avevo nove o dieci [...]. Loro erano [...] perché [...] questo mistero che i figli [...] volevano più cantare e cercavano qualche ragazzino che volesse [...]. Mìo padre era [...] dai poeti. Poi a quel tempo [...] sulla fine della guerra, tipo quello che [...] «Povera Italia e poveri italiani, in mezzo al pianto [...] rovine, è tutto in mano degli americani, [...] signorine». Mio padre mi ha [...] la sentivo, e io sono andato. Ho imparato i primi [...]. [...] che se un verso non [...] proprio un endecasillabo ce lo puoi far diventare con [...] canto. Poi impari a prepararti [...] e quarta rima, in modo da non [...] muto. Non puoi mai essere [...] magari quello che ti sei preparato non [...] almeno sali sul palcoscenico un po' più [...]. La prima volta sul [...] prima volta stavo a Vergaio, [...] paese, e ero [...] perché lì davanti [...] tutti i miei compagni [...] persone che conoscevo. Insomma, qualcosa ho sbagliato, [...] le rime o ne facevo sei invece [...]. Però passato il primo [...] la tremenda cosa della prima salita sul [...] vecchietti che mi davano la pacca sulla [...] cominciato a diventare bravo, mi chiamavano dappertutto. Anche perché [...] una cosa, Che col [...] persa la cattiveria, le Invettive non si [...] diventati tutti [...]. E io invece ho [...] le parolacce, che loro non si permettevano [...]. Facevo le rime con [...] con SANDRO [...] che sono plateali e [...] niente e cadi di brutto, ma che [...] bene possono diventare bellissime, soprattutto se tu [...] in un canto, fatto [...]. È roba antica, se [...] perfetta le parolacce sono belle. Dette in ottava, poi. [...] è tremenda, a me [...] io ho iniziato da lì. [...] è il più tremendo [...] fa andare a fuoco il cervello. Non è un caso [...] Tasso [...] è diventato scemo, e Ariosto quasi. [...] è micidiale, peggio che [...] perché nasce da tremori aritmetici. [...] deve essere poetica, deve essere [...] perfetta [...] la rima incatenata non deve [...] mai, e in più deve far rìdere, riuscire a [...] ironica, riuscire a dare una botta [...]. E poi è lunga, [...] un lavoro micidiale, specialmente in due. Se sei in tre [...] ti riposi un po', acchiappi dagli altri [...] le chiama Cerami, i richiami, ma in [...] perché devi stare attento a quello che [...]. Poi [...] deve essere sempre in [...] stabilisce subito. Perché ognuno aveva un [...] arrivava, per esempio, e diceva (improvvisa): «E [...] ci diamo il tema, [...] son D'Ale-ma». Quando ho iniziato [...] le rime con [...] e chi se le [...] successo assicurato, perché la gente impazziva. Ma poi [...] tutti i personaggi del [...] di parlare dei vicini di casa, dei [...] tradizione dantesca. Porca zozza, Dante è questo [...]. Poi le sistemavo nei [...] sera le dicevo. Il successo era assicurato, [...] impazzisce se vede che parli di lui. Era come se io [...] dicevo del sindaco che aveva [...] per esempio, di quella [...] un figlio ma non si sapeva con [...] non lavorava mai, e tutte le chiacchiere [...] facevo [...] e le risate arrivavano [...]. Lavoravo tanto, perché per [...] dentro il testo lavoravo ogni giorno due [...] ma ne valeva la pena. Senti, io vedo in [...] go tre livelli: il primo è quello [...] porta [...] il tuo discorso: Berlusconi, il [...]. Poi, c'è quella che [...] «la botta di fianco», che arriva ogni [...] imbatti in un personaggio e gli fai [...] quasi buttata via, tipo: «Previtì: se lo [...] e poi riprendi a raccontare. Infine ce n'è un [...] fatto di battute velocissime ma [...] Inserisci [...] in contesti invece bassi: «Il [...] un benissimo nulla», oppure «Parlare del corpo [...]. Insomma è come se [...] la voce dei tre fantasmi della nostra [...]. Mi fa piacere questa [...]. Non è che ci [...] è vero che io cerco sempre di [...] molto complessi, anche per sicurezza. Perché è vero che lo [...] una sequela di cose che [...] così, improvvisando. [...] giusto, così deve essere. Però tutto invece deve [...]. [...] può dare delle cadute da [...] non ti rialzi più. A volte è questione [...]. Mi è successo di [...] di dire un "infatti" invece di un [...] e di non sentire arrivare una risata [...] in cui le altre sere si rivoltava [...]. Perciò [...] deve essere sempre preparata [...] tempo lasciarsi anche dei varchi che possono [...] che una sera puoi aprire e altre [...] seconda di come mi sento io [...] di come è il [...]. A questo serve quella [...] la botta di fianco. E questa è anche la [...] il fatto che non afferri [...] mai una cosa funziona. A volte rileggendo i [...] i sudori freddi, perché capisco che senza [...] corpo, [...] proprio fisica dello spettacolo [...] funzionerebbero. È un impasto miracoloso, [...]. Mi ha emozionato quello [...] Garboli. È vero, c'è proprio [...] che è importante, lo lo sento quando [...] tre ore a saltare e ballare davanti [...]. È proprio gioia pura, [...] impalpabili, siamo contenti tutti e due, io [...]. [...] davvero un mistero, questo [...]. Ma quando è che [...] che lo spettacolo può andare bene? lo [...] non so perché, che sia tuo padre II [...] di riferimento. Porca zozza, è una domanda [...] questa [...]. Parlare del mio babbo [...] come parlare del Vesuvio, è tutto un [...] di lava bollente dentro. È una zolla, il mio [...]. Quando ero piccolo, stava [...] lavorare, eppure è lui che mi ha [...] questo mestiere. E poi mio padre [...] gli piacciono le cose diffìcili, mica sì [...]. Se sì accorgeva che [...] buttavo via facile, sì arrabbiava. Mio padre è uno [...]. Quando è uscito Berlinguer [...] ha fatto come quando andava in balera, [...] biglietto e è rimasto nel cinema dalle [...]. [...] visto otto volte, il [...]. È una di quelle persone [...] sapienti, ecco. Sì, posso dire che [...] un punto dì riferimento, un modello. E allora chiudiamo [...] questa intervista che non [...] evoca soltanto. Come piace a me [...] a Benigni. /// [...] /// Come piace a me [...] a Benigni. (0) (0) ![]()
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