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[...] / SABATO 24 AGOSTO [...] dava il braccio a [...] Alessandro ricordò che solo un [...] prima era stato male, anzi malissimo. Ma in tredici giorni [...] anzi, aveva già dato ordini di preparare [...] conquistare [...]. E adesso sposava la [...] Dario; ma aveva già sposato la figlia di [...]. A volte gli pareva [...] rapporto col tempo. Gli sembrava di [...] tutto o troppo e [...] cui mancavano i ricordi. E man mano che [...] gli anni, ì ricordi diventavano realtà; non [...] succedeva agli altri. Ecco, per esempio [...]. Lui non [...] manco la guardava, poco [...] quale stanza finisse questa o quella notte, [...] di doni e altre sciocchezze come fosse [...]. Ma quando [...] conosciuta, se [...] sempre [...] trovava in mezzo a [...]. Sapeva alla perfezione più [...] lingue e dialetti, ma quando li aveva [...] Aveva [...] la luna in tutti i posti del [...] sfarfallare, adombrarsi, schiarirsi, [...] perire. Ma qual era stata [...] ogni tanto poi gli tornava qualcuno [...] qualche posto in cui [...] o gli rendeva grazie qualche re, reuccio, [...] tacca che non aveva mai sentito nominare. Questo Nearco, ad esempio, [...] ma nel golfo Persico [...] mandato? E a fare poi [...] dunque si era appena [...] già benissimo [...] moglie; lui possedeva una [...] Susa e se [...] già trovata così; anzi, [...] indietro qualche pezzo invece di [...] lui si scopriva a [...] già fatto, non di dover fare; lui. Ma in questo volle [...] chiaro. Stette molto attento segnandosi [...] ore e minuti, e scoprì lentamente di [...] cose che erano già avvenute. E fu quando senza [...] nel sole che batteva fra gli sterpi, [...] dei soldati e stanco della mediocrità dei [...] uno dei suoi più [...] insigni strateghi, in [...]. Sessanta giorni dopo si [...] in missione [...] «ci vediamo fra due [...]. [...] ciò eli sembrò prima impossibile, [...] ridicolo, infine spaventoso. /// [...] /// Si trovò un anno [...] piedi un re vinto (dove? quando?) e [...] via, perché non ricordava [...] battuto. Un mese dopo se [...] fronte in battaglia lui e i suoi [...]. Lo attaccò di fianco [...] Io [...]. Si chiamava Poro: non lo [...] mai più. Dicono che Alessandro Magno [...]. Dicono che avesse un [...] uno scuro. I Greci addirittura dicono [...] greco, perché aveva sempre lasciato la loro [...] conquistati, senza insegnare mai niente di greco. Alessandro non rideva perché [...] da ridere; aveva gli occhi dello stesso [...] chiari nel tempo, e in questa [...] vita [...] poco gli importava di [...] frigio o persiano. Tutta la [...] tristezza gli nasceva dalle [...] futuro è [...] aperto come il cielo; [...] scrìtto e incancellabile. Andare verso il futuro [...] tutto può ancora essere diverso, tutto è [...]. Nessuno che vada incontro [...] può [...] a malapena può supporre [...] coi particolari [...] luoghi, può contestare le [...] dirà, ma sa che saranno [...] luoghi e quelle parole, [...] Alessandro conobbe bene col tempo, e fece grandi [...] stretto, per non sentirsi finito. Provare il trionfo ad [...] e [...] senza nemmeno [...] combattuto: non essersi conquistato [...] improvvisamente davanti; balli sfrenati [...] non più vergini a quattordici anni, re [...] le [...] battuti. La luna che va [...] sera, la donna che ti esce dal [...] poco dopo sai com'era, perché t'è piaciuta, [...] con che sputo con che smorfia di [...] sognare; la mosca che schiacci e un [...] ancora lì che vola e [...] che chiami e più [...] più hai sete, più hai fame. /// [...] /// Di questo era certo, [...] al contrario degli altri. Tutto quello che conquistava [...] dopo non [...] più. Radunava i generali nella [...] e gli dicevano andremo, faremo, prenderemo. Lui [...] già andato, aveva già fatto, [...] perdono chissà poi di cosa, prima ancora di essere [...] incontrati, [...]. Li lasciava parlare. E parlavano di donne, [...] sentieri; riferivano i discorsi degli esploratori, il [...] calcolo delle probabili notti a venire, i [...] i naturalisti, ì mille animali, la biada, [...] la strada più breve, il vino di Persia, [...] migliori alla caccia; parlavano e avevano gli [...] tutto davanti, e tutto possibile, e tutto [...]. Così, ritirate le carte [...] saluti, Alessandro guardava la luna. Eppure, ogni tanto, in [...] andava a svegliare qualcuno, perché gli sembrava [...] quel gioco di andare a ritroso da [...] ragione. Mandava a svegliare il [...] senza parere, magari chiedendo notizie di casa [...] belli i suoi figli cercava di scoprire [...] da qualche improbabile svista se lui già [...] doveva accadere. Ma perse il suo [...] per tutte le volte che fece delle [...] prevedesse il futuro, sgranarono gli occhi, si [...] quasi che fosse un [...] un fulmine di guerra. A volte [...] la sera [...] tristezza. Poi si guardava di [...] là e si chiedeva perché. A chi poteva [...] Ai suoi generali? Ma [...] la gente che avrebbero ucciso domani. Ai saggi? Ai logografi? Ai [...] Neppure per sogno. /// [...] /// [...] poi lo tradiva con tutti [...] però Io avrebbe amato, tornando [...] un giorno lo avrebbe amato). Le altre mogli, poi, [...] le aveva viste il giorno del matrimonio, [...] stranamente prima. E poi basta. Amici nessuno, a parte [...]. Doveva tenersi tutto per [...]. E in fondo comincio [...]. Pensò che aveva ancora [...] suo padre, per esempio, che conosceva benissimo [...] mai visto. Filippo e quella troia [...] Cleopatra, Filippo che non aveva parole per [...] madre. Ricordò così un giorno [...] venire. Nessuno sa come possono [...] nevi in Macedonia. E suo padre [...] sfidato a resistere [...] sul bacino del [...] solo poche misure di [...] vedere chi fosse più uomo. Filippo che si sbronzò [...] e fu salvato dalla guardia reale mentre [...] nulla e rimase otto giorni al gelo [...] fame né sete. Sarebbe proprio tornato bambino? Avrebbe [...] era tutto un sogno, [...] tutto [...] gli faceva paura. Aveva ormai guarnigioni su [...] e sapeva che le avrebbe ritirate una [...] ordinare di presidiare [...]. Eppure, si diceva, [...] mi fa schifo. Eppure proprio lì gli [...] 1 idea ai cambiare il tempo e [...]. Sapendo cosa succedeva dopo, [...] diversi prima. Avrebbe stravolto la storia. Tutto ciò gli parve bellissimo. Poteva cambiare il tempo [...] già [...] la fine e il [...]. Tutto, d'altronde, dipendeva solo [...]. Quella notte pensò «Peccato, [...] Dario mi piaceva», e si addormentò pensando [...] di puttana che sarebbe stato suo padre. Aspettò che i tempi [...]. Si segnò bene la [...] e scoprì che era [...] di [...]. Vide [...] rarefatto [...] di Dario. Segnò [...] Vecchioni è nato a Carate Brianza [...] 1943 e si è affermato nella musica [...] scrivendo canzoni per la Vanoni, la [...] e la Zanicchi. Si è poi imposto [...] con un repertorio molto personale, quasi sempre [...] surreale. È laureato in lettere [...] mantenuto [...] incarico di professore in [...]. Dalla [...] discografia, citiamo: [...] di fine stagione, Il [...] che si gioca il [...] Samarcanda. [...] e altri [...] Come salvarsi la [...] a San Siro, [...] Viaggio di piacere. La prima [...] ROBERTO [...] forze in campo, temperatura, terreno, [...] favorevoli. Aspettò il momento di [...]. E il momento venne. Dario, già [...] e strapazzato da Isso (e [...] Alessandro era dopo, non prima), [...] ad [...] tutta [...] occidentale e talenti a bizzeffe. Capì che accettando lo [...] estrema rovina. E così se lo [...] senza un solo alleato, [...]. [...] sapendo bene che tutte [...] ed erano tante, sarebbero corse in aiuto [...]. E si tolse dai piedi [...] con una scusa banale ma [...]. Non poteva correre il [...] vincesse questa battaglia. E invece le satrapie [...] Dario, e [...] trasgredendo gli ordini, arrivò [...]. Alessandro non capì perché, [...] capire. Ma aveva ancora in [...] battaglia di Isso che tutti i luogotenenti [...]. Per Isso non lasciò [...] doveva perdere e sbugiardare se stesso, la [...] che aveva già vissuto e sentito. Fece tutto alla perfezione. Sapeva che la parte [...] di Dario era il fronte, e il [...] attaccare. Inutilmente i generali lo [...] diritti sulla pianura, era [...] meglio scegliere a destra e a sinistra, [...] troppo, visto oltretutto che si era in [...]. /// [...] /// Voleva perdere la battaglia [...] Isso [...] perduta. E invece la vinse. Dario solo da un pazzo [...] sarebbe aspettato un attacco frontale con [...] po' po' di immortali [...] aveva lì davanti e aveva [...] le forze maggiori sui Iati. Fu preso alla sprovvista, [...] lasciò ai Macedoni le figlie e la [...] via finché gli basto il fiato. Alessandro provò anche altre [...] contro, ma sempre con meno voglia, e [...] più. Una volta credette quasi [...]. Fu sul [...] quando caricò spudoratamente i Persiani, [...] andare incontro a morte quasi certa (ma [...] morire). Un tal Gito gli [...]. [...] parte il solito [...] con la cavalleria tessala [...] 40. Ormai Alessandro sperava solo di [...] indietro. A volte la notte, [...] gli tornava in mente [...] di madre che non [...]. Sentiva una specie di dolcezza [...] come dopo un cavallo domato o come quando si [...] su [...] piena di fiori, [...] vento. /// [...] /// Cosa poteva mai esserci [...] così diverso da tutte le altre donne [...] posseduto, o soltanto [...] interrogativo bastò per un [...] a [...] da altre imprese impossibili. Per la prima volta [...] conoscere cosa [...] prima gli sembrò bello, [...]. Finalmente venne il gran [...]. Partì per [...] nella [...] coi pochi soldati che [...] pochi forse che si [...] e in primavera era già in Macedonia, [...] di assurdi ordini e supposizioni [...] cui non faceva più [...]. [...] lo stupì parecchio. Per la prima volta [...] più giovane e insicuro, e poi non [...] notata quella balbuzie. Non era bello, ma [...] fascino, perché non gli aveva mai chiesto [...] tenda la sera? Perché [...] mai accarezzato [...] il viaggio chiese mille [...] tanto che gli ammira-, proprio lui. E infatti più si [...] ricordava di [...] studiato precisamente i venti [...]. Ma tanto non gli [...]. E finalmente fu alla [...] Pella. Se [...] più grande. Immenso è il ricordo [...] ti manca. /// [...] /// Riconobbe subito i [...]. E riconobbe il melo [...] era già alto, più alto di quelli [...] aveva seminato. Aveva vent'anni, e di [...] suo padre sarebbe stato pugnalato. Lo sapeva benissimo, lo [...] e insieme sapeva che non [...] niente più da fare. Pausania, [...] il [...] prima (o dopo?) [...] disse, mentre [...] glielo disse senza sapere se [...] gloria o sacrilegio quello [...] aveva fatto, quello che stava [...] fare. Fu proprio allora che comincio [...] capire cosa [...] di diverso in [...] madre da tutte le altre [...]. [...] amata tan-o, dopo per prima. Tutte le altre cominciavano [...] finivano e cominciavano. [...] madre no. Com'era, era sempre: ilf rimo [...] uguale [...] lo stesso amore, non per [...] viveva o le rispondeva Alessandro. Lo stesso amore per Alessandro. A [...] madre non importava il [...] faceva ingannare, lei, dalle vittorie o dai [...]. Non esisteva per lei Alessandro [...] o di più. E così fu forse [...] persona nella [...] vita che non visse [...] perché di [...] o di là [...] fece caso ai dolori per Filippo, perché [...] cose di cui non doveva [...]. Ma [...] intensamente per tutti gli anni [...] tornavano con una dolcezza corrispondente [...] e col dispiacere di non [...] più vedere da grande, perché grande era già stato. Imparò ad andare a [...] già andarci benissimo e i suoi maestri [...] poco. Quando suo padre Io [...] i Tebani a [...] pensò che stesse scherzando: [...] di lui che aveva conquistato [...]. E intanto si avvicinava [...] conoscere questo Aristotele. Alessandro ne conservava un [...] conti fatti non sapeva spiegarsi. Ed era proprio curioso [...] faccia di uno che gli aveva messo [...] idee. Lo conobbe a sedici [...] proprio la faccia di uno che mette [...] idee. Altero, antipatico, perennemente alticcio; [...] e per giunta presuntuoso; brutto come pochi [...] di essere baciato da Dio in fronte [...] fare sufficiente verso il principino ché tanto Io [...] soldi e quel che aveva da [...] scritto. Man mano che tornava [...] sempre più demoniaco. Gli faceva paura. A tredici anni progettò [...] e il suo universo «in re» che [...] fosse. Scoprì uova di vipera [...] nel letto perche le scaldasse suo malgrado [...]. Morì invece un servo [...] pulizie. E per tre giorni [...] Aristotele [...] coricò fra le uova. Col passare del tempo [...] più sbiadito e lontano. Finché finalmente andarono a [...] con cui arrivava e di lui non [...] niente. [...] poi che [...] in Grecia un gran saggio [...] poteva [...] meglio [...] innamorato. [...] madre che gli parlava [...] avrebbe mai visto e gli sembrò dalle [...] infame, e due o tre compagni di [...] portavano via tutte le palline. /// [...] /// Questo non sapeva poi perché, [...] una bambola frigia bellissima che [...] portava a ietto e si stringeva ogni sera. I medici dissero che non [...] stato nulla, figu-rarsi, ci voleva [...] il conquistatore della Pen [...] e [...]. Si guardò intorno e [...] posto. Gli dissero che era [...] Babilonia. Di lì a poco [...] ambasciatori di Grecia e di Oriente a [...]. Doveva [...] per le sue mogli, per [...] che tornava dal Solfo Persico, per tutte le [...] che aveva già vinto, per [...] a rovescio chissà quante volte ancora la stessa straordinaria [...] di vivere che aveva già vissuto. /// [...] /// Doveva [...] per le sue mogli, per [...] che tornava dal Solfo Persico, per tutte le [...] che aveva già vinto, per [...] a rovescio chissà quante volte ancora la stessa straordinaria [...] di vivere che aveva già vissuto. (0) (0) ![]()
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