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Nell'intera base dati, stimato come nome o segmento proprio è riscontrabile in 342Analitici, di cui in selezione 22 (Corpus autorizzato per utente: Spider generico. Modalità in atto filtro S.M.O.G.: INTERO CORPUS (AUTORIZZATO)FILTRO S.M.O.G+ passivo). Di seguito saranno mostrati i brani trascritti: da ciascun brano è possibile accedere all'oggetto integrale corrispondente. (provare ricerca full-text - campo «cerca» oppure campo «trascrizione» in ricerca avanzata - per eventuali ulteriori Analitici)


da relazione di Costantino Lazzari sotto presidenza Azimonti, Discorso Lazzari in Resoconto stenografico del 17. congresso nazionale del Partito socialista italiano : Livorno, 15-20 gennaio 1921 : con l'aggiunta di documenti sulla fondazione del Partito comunista d'Italia

Brano: [...] per le nostre condizioni di Partito di lotta e di Partita di avvenire, o non siano piuttosto il frutto di un qualche artificio o il prodotto di propositi e di sentimenti i quali sono in contrasto con quella che dovrebbe essere la giusta e ragionevole spinta che deve animare tutti i compagni che si iscrivono al Partito socialista italiano. Io non esito a dichiarare che se la situazione, che il Partito ha affrontato l'anno scorso nel Congresso di Bologna, era già una situazione intricata e difficile, oggi essa è diventata ancora piú grave perché appunto il risultato del Congresso di Bologna è stato quello di introdurre negli usi, nelle abitudini, nei programmi del nostro Partito, come mezzo di azione, il mezzo della violenza: il mezzo della violenza che è ripugnante in un Partito sorto, come il nostro, per reazione contro il vecchio culto ed il vecchio fanatismo di credere che le questioni sociali possano essere risolte col mezzo della violenza.
Nel 1892 il Partito socialista in Italia è sorto appunto spogliandosi di tutte queste vecchie fantasie che ci erano lasciate in eredità da tutto
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quell'atavismo delle generazioni passate, che aveva consumato se stesso per poter dar[...]

[...]resso venne fatta trionfare questa esaltazione dei mezzi della violenza, che noi non abbiamo mai negato, ma che noi contestiamo continuamente possano e debbano essere uno dei mezzi di azione programmatici del, nostro Partito, ci ha convinti che non si è fatta abbastanza propaganda di questa verità fondamentale del nostro .movimento. Ed anche oggi noi siamo dominati da questa esaltazione per cui, forse, coloro che hanno trionfato nel Congresso di Bologna l'anno scorso, dovrebbero sentire pesare qualche rimorso per la situazione difficile che si è venuta creando a Bologna, a Ferrara ed in altri luoghi, ove appunto la facilità e l'illusione di credere che gli atti di violenza armata possano servire a maturare maggiormente i destini della classe lavoratrice d'Italia e l'avvenire della civiltà socialista, hanno messo il Partito in condizione inestricabile e difficile. (Applausi).
Noi consideriamo la violenza come una storica necessità, ma una triste necessità. Si è secondo i metodi e gli incitamenti della classe dominante, che la violenza degli sfruttati, dei dominati, può essere utile e necessaria. Però vi è anche una violenza inutile. Ed a questo proposito io [...]

[...] socialista italiano ». Noi ci siamo lasciati, poi gli avvenimenti ci hanno travolto e oggi troviamo il compagno Lenin e gli altri compagni di Russia informati imperfettamente, non vogliamo dire artificiosamente informati, sulla situazione in cui ci troviamo. Oggi essi vengono a con
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sigliarci ed a spingerci continuamente verso la scissione fra noi, che non è né utile né necessaria.
La direttiva di questa scissione quale è? L'anno scorso a Bologna noi eravamo agitati da questa visione che naturalmente si era introdotta anche nelle file del nostro Partito e che era conseguenza dello scatenarsi della violenza della guerra, della violenza armata cosí perfetta, cosí sistematica, cosí bene organizzata dal capitalismo che aveva cagionato il conflitto, ed aveva fatalmente, logicamente portato l'animo di molti nostri compagni ad apprezzare questa forma della violenza armata come una forma di risoluzione delle questioni e dei conflitti che esistono continuamente. Quindi si capiva che il nostro Partito era costretto a dibattersi con questa visio[...]

[...]i principi comunisti portati dal « Manifesto » di Carlo Marx.
Per evitare questa contraddizione noi diciamo chiaramente che non accettiamo questa distinzione, che è artificiale, che viene fatta in perfetta buona fede. Ah ! sí. Purtroppo il compagno Serrati é costretto a scontare oggi quella tentazione, quella debolezza che anche egli ha avuto, di essersi lasciato trascinare l'anno scorso su questo terreno nella discussione fatta al Congresso di Bologna che era la conseguenza di questa specie di fanatismo per il miracolo della violenza e del mezzo di azione della violenza, che non era certo da adottare per un Partito come il nostro. Certo vi sono nel nostro Partita elementi i quali hanno continuamente periodi di oscillazione: sono elementi che in generale nella loro vita hanno avuto una base continuamente mobile, movimentata, e quindi nella loro mente pare di mancare al loro compito ed al loro dovere se non vanno continuamente ad elaborare teorie nuove, dottrine nuove, punti di vista nuovi. C'é della gente a cui pare mancare al loro scopo, a[...]

[...]overno italiano. (Approvazioni).
Voce: Rifare l'Italia ! (Tumulto).
LAZZARI: Cosí tutto va a risolversi in uno spirito di egemonia in questi uomini che hanno la superbia di credersi la parte piú avanzata, piú cosciente, che sentono quindi la volontà di diventare i dittatori del movimento del Partito. (Approvazioni, applausi della maggioranza).
Questo spirito di egemonia è quello che ha servito l'anno scorso per venirmi addosso al Congresso di Bologna. Ma oggi noi diciamo: Sí, voi dovete giustamente esercitare il vostro spirito di egemonia, ma esercitatelo in quei modi ed in quelle forme che siano realmente l'espressione del grande spirito di uguaglianza con tutti i vostri compagni. Soltanto in questo modo avrete diritto legittimo di esercitare questa egemonia, non separandovi, non creando una debolezza fra di noi, perché la debolezza nostra sarà anche la vostra, sarà una debolezza comune.
Uno degli araldi principali di questa separazione, di questa teorizzazione, di questo cambiamento di nome e di domicilio del socialismo italiano è, tra[...]

[...]inosamente. Era giusto. Lo avevamo preveduto. Ma ricordo che nelle ultime riunioni della Direzione durante la guerra, prima di essere arrestato, si prevedeva e si faceva già un quadro preventivo di quello che si doveva stabilire sui prevedibili successi dell'organizzazione del nostro Partito per la condotta ehe si teneva durante la guerra. Però chi ha facilitato in modo eccessivo l'andamento delle nostre forze è stata appunto la deliberazione di Bologna dell'anno scorso, la quale ha aperto il varco a tutti i fanatici della violenza i quali credevano che si potesse facilmente servire questa ,causa colla preparazione e l'esecuzione della violenza armata. Le discussioni avvenute l'anno scorso a Bologna hanno chiaramente espresso quali erano i propositi della Direzione del Partito che allora trionfava. Attraverso questa seduzione, attraverso la credenza nella forza e nella potenza di una violenza che possiamo preparare per opporre alla violenza dei nostri nemici, è stato facile raccogliere tanti elementi che nella loro passione hanno il desiderio di potere manifestare per mezzo della violenza la forza della loro convinzione e della loro volontà. Pare ad essi che la causa della rivoluzione sociale non si possa servire che in questo modo, e purtroppo noi vediamo come essi sono costretti a mett[...]

[...] questo modo, e purtroppo noi vediamo come essi sono costretti a mettersi sullo stesso terreno spiacevole nel quale si trovano i nostri avversari, i quali possono comandare solamente con la forza della violenza brutale che è affidata ad incoscienti che servono da mercenari e da sicari.
Si capisce che il giorno che voi nelle vostre deliberazioni, vi sarete rifiutati di accettare questa scissione, che non è dipendenza della discussione avvenuta a Bologna, vi saranno elementi che non troveranno piú soddisfazione nelle vostre file perché il loro fanatismo non può piú essere soddisfatto e si allontaneranno da noi. Ma non temete, compagni, che in questo modo possano essere minate la forza di espansione e di coesione del nostro Partita. Ho sentito parecchi che attraverso la discussione delle Sezioni dicevano « che se noi comunisti non riusciremo a dominare nel Partito torneremo nelle file del Partito ». (Proteste .vivaci dei comunisti, rumori).
Voce: E vero ! è vero ! (Tumulto).
LAZZARI: Se vi sono anche fra di noi quelli che subiscono questa in[...]

[...]conseguenze fatali nella situazione nella quale si trova la compagine dei proletari.
Per tutto questo voi vedete che, quando si consideri a fondo quale sarebbe la conseguenza della scissione consigliata dalla Terza Internazionale, dobbiamo fare un grande esame di coscienza. Adesso quella che ci viene proposta possiamo chiamarla una specie di revisione delle nostre basi statutarie e programmatiche, anche piú grave di quella fatta l'anno scorso a Bologna. Ebbene, io vi dico: Sí, è giusto, è legittimo che gli uomini che sono raccolti sotto una bandiera, che hanno fatto un esame della loro situazione debbano venire alla necessità della loro revisione. I revisionisti di Germania del tempo passato erano i revisionisti del riformismo di allora e si sono poi impadroniti del potere ed il sapiente degli eruditi, il pozzo di sapienza, Kautsky, il traditore della intesa internazionale del movimento proletario, è indicato da Lenin come il piú pericoloso e nefasto degli scienziati che hanno illustrato la storia del socialismo mondiale. Kautsky è un pozzo[...]

[...]i ! (Tumulto). La Russia ha un programma agricolo del <c Pipi ». (Nuovo tumulto violentissimo, con scambio di apostrofi fra i due gruppi nella sala e nei palchetti).
LAZZARI: Quindi, noi siamo in questa condizione favorevole. Io vi ricordo, compagni, che le vostre deliberazioni conclusive che prenderete, dovete prenderle con piena libertà di coscienza e di voto. Io non so se si sia adottato ancora il sistema deplorevole adottato al Congresso di Bologna, dei voti imperativi. Noi il giorno che abbiamo ricevuto il mandato di sostenere le ragioni dei nostri compagni organizzati, abt biamo ricevuto il mandato di venire in mezzo ai fratelli con piena libertà di coscienza di fronte a quelli che sono i diversi apprezzamenti su questa questione. Se io mi sento sullo stesso terreno di uno qualsiasi
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dei propugnatori delle varie tesi, voglio essere libero di esprimere per me e per loro l'intera espressione del mio diritto sovrano di decisione. Spero che sarete venuti in questo Congresso con questa piena libertà di coscienza nel decidere. Ricordat[...]

[...]o fare al nostro movimento?)». Allora non esito a dichiarare che l'unico bene, inapprezzabile, indistruttibile che noi abbiamo a nostra disposizione, è l'unità colla quale possiamo portare alla Terza Internazionale una forza reale, effettiva e devota. Con una scissione si porterebbe una debolezza ed una frazione. Ora noi abbiamo il nostro precedente. Il Partito socialista italiano, sia per mezzo della sua Direzione, nel 1919, sia al Congresso di Bologna dell'anno scorso, ha confermato continuamente la sua entusiastica solidarietà colla Terza Internazionale e la sua adesione alla causa della rivoluzione mondiale. Noi manterremo questa nostra decisione, la confermeremo, anche se venisse la scissione fra noi. Coloro però che a nome di un comunismo che in Italia non è che artificiale per dividere le nostre forze, resterebbero aderenti alla Terza Internazionale potranno vantarsi di avere seguito ciecamente le norme che sono state prescritte per l'organizzazione della Terza Internazionale..
Voce da un palchetto: Piú quelle che le vostre ! (Rumori[...]



da Baratono (relatore per la mozione unitaria) con presentazione di Argentina Altobelli (presidente), e Giovanni Bacci, Discorso di Baratono in Resoconto stenografico del 17. congresso nazionale del Partito socialista italiano : Livorno, 15-20 gennaio 1921 : con l'aggiunta di documenti sulla fondazione del Partito comunista d'Italia

Brano: [...]gni d'Italia, critiche che in gran parte noi avevamo accettato perché riguardanti l'orientamento e la tattica interna del nostro Partito.
Tutte queste critiche, come io osservavo nella mia relazione, in generale vengono fondate sopra una ragione di interpretazione storica, di interpretazione di fatti. Riandando alla vita del nostro Partito, da Bo_ogna ad oggi, si dice che essa presenti delle gravi avarie: che il Partito socialista italiano dopo Bologna, avrebbe avuto occasione di fare una rivoluzione vittoriosa, e non la colse per la presenza nel suo seno di elementi riformisti.
Questa è la piú grave critica che si faccia, ed è una semplice interpretazione di avvenimenti accaduti sotto i nostri occhi, dei quali noi siamo competentissimi a giudicare, perché li abbiamo vissuti.
Ancora questa mattina, in quella lettera lettaci dal compagno di
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Bulgaria, si ripetevano le stesse accuse, si alludeva agli stessi fatti; ancora questa mattina si diceva: Voi, socialisti italiani, siete stati sul punto e nella condizione di poter fare la vostra[...]

[...](Commenti animatissimi).
GENNARI: E incompatibili. Di qui la necessità della separazione. Voci: Ecco la scissione !
Altre voci: L'ordine del giorno era di Bucco. Ricordatevelo ! (Rumori vivissimi. Scambio di apostrofi).
BARATONO: Io dico questo perché noi, unitari, veniamo accusati di voler difendere i riformisti e il riformismo. E non è vero. Noi difendiamo solamente, per debito di lealtà, questi che sono ancora oggi nostri compagni, perché Bologna ha consentito che fossero ancora nostri compagni, dall'accusa di essere dei traditori, dall'accusa di essere dei complottisti, dei conniventi con la borghesia.
Questa è una posizione di lealtà che noi dovevamo assolutamente lrendere di fronte a quei compagni di Mosca che asserivano: « voi avete nel vostro seno dei traditori e degli opportunisti ». Non avevamo di fronte a noi, quel giorno, dei traditori e degli opportunisti; di fronte a noi quel giorno avevamo uomini che in buona fede, onestamente, secondo la loro convinzione... (Interruzioni. Rumori vivissimi), secondo la loro convinzione ch[...]

[...]ne; quest'accusa per lo meno di debolezza a di codardia, di avere sabotato una rivoluzione, che secondo Lenin e Zinowieff sarebbe riuscita vittoriosa, nella piccola Italia ! mentre all'intorno già erano caduti gli altri tentativi e infieriva ovunque la piú atroce reazione; mentre le stesse armi della Russia bolscevica erano state infrante a Varsavia; in Italia, piccolo povero paese senza risorse, che non poteva realizzare le speranze concepite a Bologna, non già per l'intervento di Turati o D'Aragona, ma per cause piú profonde e generali.
Noi discordiamo dai compagni di Mosca in questa critica che riguarda il passato recente del Partito socialista. Siamo d'accordo in ciò che riguarda l'avvenire; siamo perfettamente d'accordo coi compagni di Mosca nel desiderare un accentramento maggiore nel Partita socialista italiano, e un disciplinamento piú efficace, nonché una piú stretta
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dipendenza degli organismi sindacali. Siamo pronti ad accogliere tutte quelle riforme che voi, comunisti puri, vogliate portare nella riorganizzazione del Partit[...]

[...]to strada insieme ed in perfetta unità e di pensiero e di azione. E volevo dimostrarvi che soltanto artificiose o almeno esagerate interpretazioni dei fatti storici sono quelle che hanno creato le ragioni della odierna scissione fra comunisti.
Non posso per?) piú fermarmi tanto sopra questa parte, e debbo passare oltre per necessità del tempo.
Noi, comunisti della tendenza unitaria, non neghiamo certamente che vi è una parte di socialisti, che Bologna ha lasciato nel Partito socialista, i quali sono alla destra del Partito. Siamo, però, discordi nel valutare il colorito speciale di questa tendenza, in modo da poterle dare una precisa qualifica, come si fa invece dai compagni di Mosca. Siamo stati in disaccordo non sull'ammettere o non ammettere che Turati, che Treves, che D'Aragona siano alla destra del Partito, ma solamente nel criterio storico su questa tendenza, nella valutazione di socialpatriottismo, alla quale avete poi rinunziato, o di socialdemocrazia, alla quale non rinunziate, intendendola come sinonimo di riformismo,
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nel s[...]

[...]questo punto, senza equivocazione.
Dicevo: esistono dei riformisti di destra che sono tali per mentalità acquisita, ed essi ormai appartengono alla famiglia borghese. I loro argomenti sono delle volte stampati sulle cantonate, nei manifesti, come ragioni contro di noi, e questa ci fa ancora onore: vuol dire che la borghesia ha bisogno di scegliere tra noi gli uomini che ci possano combattere. (Bravo ! Applausi).
Tuttavia, compagni, il passo da Bologna a Livorno deve essere propria questo; rivedere la formula « libertà di scuola nella disciplina dell'azione ».
Ieri Graziadei ricordava che egli si è giovato in altri tempi di questa principio: « libertà di pensiero, disciplina d'azione » perché le differenze erano minori. È il contrario, mi pare. Allora le differenze erano molto maggiori, allora veramente c'erano una destra ed una sinistra opposte nel Partito socialista. Ma egli ha ugualmente ragione di concludere, che oggi questa formula é assurda, perché allora non era esiziale, per il Partita, che esistessero degli uomini che parlassero i[...]

[...]Comprendo che ci siano forse altre ragioni che ci dividono, o meglio che distinguono alcuni che capeggiano il movimento della frazione comunista da noi unitari. Può darsi che se noi andiamo ad esaminare minutamente gli scritti di alcuni nostri compagni, troviamo altre differenze, forse piú profonde. Può darsi che ci sia una diversa valutazione, non tanto della storia del nostro Partito, quanto degli ideali del nostro Partito. Può darsi che noi a Bologna ci siamo ubriacati dicendo tutti le stesse parole — Internazionale, comunismo, rivoluzione — ma non ci siamo compresi. Può darsi che qui stia la differenza, e che sia necessaria una chiarificazione sui fini rivoluzionari, sul contenuto rivoluzionario della nostra azione.
In tal caso facciamo anche questa chiarificazione.
La Terza Internazionale ci indica esplicitamente come metodo rivoluzionario, la necessità di adoperare due grandi leve che debbono ri
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muovere il macignó borghese: « la dittatura del proletariato, e l'uso della violenza ». Ebbene, può darsi che qui sia il dissenso, per[...]

[...]ludiamo alcuno nel nostro ordine del giorno di Firenze. Si intensifichi il lavoro di preparazione legale ed anche extra legale: non siamo contrari ad ogni integramento di una tale preparazione, non siamo esclusivisti, ma non si voglia confondere soprattutto la tattica socialista, comunista, con la tattica anarchica. (Applausi vivissimi).
Io concludo, compagni; non abuserò molto della vostra pazienza, della vostra disciplinata pazienza.
Ormai a Bologna non ci si può piú restare, bisogna superare le posizioni di Bologna, soprattutto bisogna superare il compromesso che si fece a Bologna in omaggio specialmente alla figura di Costantino Lazzari. Bisogna fare un passo avanti; siamo tutti d'accordo, tutti lo vogliamo. Questo passo coincide perfettamente con l'ordine che ci viene da
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Mosca. Poiché da Mosca viene un ordine a tutti i paesi di separare il Partito comunista dagli elementi riformisti e dai gruppi riformisti, noi desideriamo la stessa cosa. (Benissimo).
Non accettiamo piú che nello stesso Partito possano coesistere le cosiddette scuole diverse, che poi si riducono ad attività diverse di ordine anche soprattutto intellettuale, di propositi diversi nello stesso Pa[...]

[...]h ! Non vogliamo equivoci ! (Commenti animatissimi).
BARATONO: Ma non cercate voi di equivocare ! Non giuochiamo a male intenderci, compagni ! Non è concepibile, e non è mai stata concepibile una disciplina nel Partito che non sia una disciplina morale perché, qual genere di disciplina potete istituire? Quella del carcere? Disciplina vuol dire consenso sempre, e cosí è sempre stato nel nostro Partito. Ditelo, quando ciò non è stato?
Voci: Dopo Bologna.
BARATONO: Non c'è mai stato, compagni, a parte gli atti di disonestà politica, che qui non sono in questione, perché ci possono essere dei disonesti anche nelle file del nostro Partito; non c'è mai stato tra noi patto politico interno del Partito che non abbia implicata l'adesione di tutto lo spirito, di tutta la volontà a quello che si pattuiva !
Vuol dire che fino ad oggi il patto era piú largo, era piú lento, era possibile fino ad oggi ed era ammessa la convivenza delle diverse dottrine; oggi non sarà piú ammessa. E quando si domanda ad uomini onesti, ad uomini che fino a ieri furono i [...]

[...]rà con l'Internazionale. Ci intendiamo ormai in questo: sarà con la rivoluzione. Sarà con la dittatura del proletariato, come ci siamo intesi. Sara con la preparazione piú intensa del Partita, sarà con la concentrazione piú stretta delle nostre forze, con la subordinazione piú stretta dell'Organizzazione sindacale verso il Partito. Sarà per tutte le riforme che volete, sarà per quella che è la via di domani, nella quale Livorno avrà oltrepassato Bologna.
Chi firma firmerà dando il suo consenso. Se mancherà, da destra come da sinistra, ci vorrà disciplina, inflessibile rigore.
Questa la posizione, come vedete, non tanto di una frazione quan to proprio del Partito, che io vi ho esposto con la massima sincerità e con la massima obbiettività.
Che cosa domandiamo noi, unitari? Non abbiamo mai detto che unità voglia dire, se oggi ci sono 250 mila persone nel Partita, mantenerle tutte e 250 mila. Il nostro Partito si è sempre andato epurando.
Se vorrete, cari compagni comunisti, istituire la revisione periodica delle Sezioni, oh, noi abbiamo tu[...]



da Graziadei (relatore), Discorso Graziadei in Resoconto stenografico del 17. congresso nazionale del Partito socialista italiano : Livorno, 15-20 gennaio 1921 : con l'aggiunta di documenti sulla fondazione del Partito comunista d'Italia

Brano: [...]nsiderare che come il movimento di un piccolo gruppo di armati in un grande esercito potentemente accentrato contro l'accentramento borghese. (Applausi da parte dei comunisti. Commenti animatissimi).
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Ma, o compagni, la situazione del nostro Partita in rapporto alla Terza Internazionale, è tanto piú grave, perché noi siamo stati, e fino a questo momento lo siamo ancora formalmente, aderenti alla Terza Internazionale.
È stato il Congresso di Bologna del settembre dell'anno passato che ha, fra grandi applausi, approvato l'opera della Direzione del Partito che qualche mese prima ancora aveva data la sua adesione alla Terza Internazionale !
Voci: C'erano le elezioni ! (Commenti animati).
GRAZIADEI: Compagni, vi prego, se avete delle domande da rivolgermi, e degli errori da correggermi, mi fate un grande piacere ad interrompermi; in caso contrario vi prego di astenervene perché le mie condizioni di salute non sono buone.
Ora, compagni, badate, noi aderimmo alla Terza Internazionale fino dal settembre dell'anno passato; orbene, amici, la T[...]

[...]munista fortissimo,
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sono per il massimo rispetto ed il massimo sviluppo dell'organizzazione sindacale. E perciò appunto nelle principali tesi della Terza Internazionale ci sono dei concetti contro l'anarchismo, contro il sindacalismo rivoluzionario vecchio stile, alla francese, di cui abbiamo visto i risultati... (interruzioni dell'on. Matteotti. Rumori).
E giacché, o compagni, l'on. Matteotti, che parlò in modo cosí acceso al Congresso di Bologna, dice: « Ma, accettano anche gli anarchici ! », io gli rispondo subito che questa, intanto, non è questione di principio, ma di tattica, e poi, per una strana combinazione, non è cosí, perché la Terza Internazionale, in una delle sue tesi piú caratteristiche, cosí si esprime sul movimento anarchico, e si esprime in una forma nobilmente fraterna, comunista e socialista — e, badate — dopo aver condannato tutte le tesi dell'anarchia: « Il Congresso richiama l'attenzione di tutti i compagni, specialmente dei paesi romani (sarebbero i latini) ed anglosassoni, sul fatto che dopo la guerra fra gli a[...]

[...]er volontarismo dei singoli, ma per leggi storiche immanenti, in un periodo rivoluzionario, e che da questo periodo dobbiamo trarre le conseguenze logiche, ne segue anche, ed ecco un altro punto fondamentale della Terza Internazionale che molti compagni non hanno capita, che precisamente perché il periodo storico rivoluzionario esiste, in esso e per esso il problema preminente diventa la conquista del potere politico.
Modestamente io ho detto a Bologna, lo ripeto oggi, che se vivessimo in un periodo storico come quello anteriore in cui la ricchezza, sia pure attraverso l'ingranaggio borghese, si accresceva sensibilmente e la classe operaia poteva ottenere grandi vantaggi materiali ed anche morali, certamente ragionerei in un altro modo, cioè come ragionavo allora, perché ho sempre pensato che i periodi storici rivoluzionari non si inventano per magia di uomini o di romantici; ma poiché viviamo in un altro periodo, in quello in cui l'economia borghese non può dare miglioramenti veri alla classe operaia, poiché viviamo in un periodo di crisi,[...]

[...]à del Partito non è secessionista, chi non ama l'unità del Partito è secessionista.
Bisogna intenderci. Non è mio compito, altri lo faranno, che, essendo piú valorosi e piú giovani, possono, con minor dolore e con minore strappo di tanti carissimi ricordi, distruggere la piaga rovente, non sta a me discutere se ci sono o non ci sono nel nostro Partito la concezione e la pratica socialdemocratica e socialpacifista. Io credo che ci siano e fin da Bologna mi permisi di scongiurare i compagni di destra a riflettere alla loro posizione, giacché dichiarare che essi restavano fedeli al programma di Genova, quando c'era già un nuovo programma del Partito, significava aprire fin d'allora la vera scissione nella nostra fede. (Bene ! da parte dei comunisti).
Io mi limito ad osservare che nella mozione dei nostri compagni di destra è detto esplicitamente che è necessaria per il nostro Partito la coesistenza di due scuole. Essi si riconoscono una scuola.
Ebbene, compagni, io dico che è impossibile esistano due scuole È impossibile !
LAZZARI: È stato [...]

[...]ipi della Internazionale, all'abisso profondo che c'è tra le due diverse concezioni inconciliabili circa il modo come adoperare il dopo guerra per il trionfo del proletariato. Non voglio oltre indugiarmi in un compito per me troppo amaro, mi limito solo a dire che una delle cause, non l'unica, ma una delle cause della crisi, non di numero, non di apparente conquista, ma la crisi vera e profonda di impotenza rivoluzionaria del nostro Partito dopo Bologna, una delle cause è appunto la coesistenza di due scuole e di due concezioni, che si neutralizzano sempre l'una con l'altra.
Non è l'unica causa, ce ne sono tante altre, ci sono stati tanti che alla vigilia delle elezioni hanno adoperato a Bologna un vocabolario romanamente rivoluzionario (applausi da parte dei comunisti), e ci sono stati tanti altri che malgrado la diversità e la serietà del momento storico hanno ancora accarezzato la utopia delle piccole vittorie senza armi o con armi insufficienti ►.
Mi sia consentito, giacché io mai caddi in questo errore, ma sempre lo combattei a viso aperto, di dire che riconosco queste altre cause, ma una delle cause essenziali è quella che vi ho detto, ed è una causa che va studiata all'infuori dell'accrescimento apparente del numero dei deputati e delle Amministrazioni comunali, perché l'accr[...]

[...]ale, che, specialmente allora, prima della guerra, dava degli utili risultati, e rendendo imponente il movimenta politico.
Ebbene, questi due esempi vi dicono che il Partito ha applicato la formula quando era il caso, non l'ha applicata quando non era il caso. Orbene, come il Partito non ha applicato la formula di fronte agli anarchici, né di fronte ai sindacalisti rivoluzionari, allo stesso modo il Partita ha commesso un grave errore, quando a Bologna ha creduto di poter conservare la disciplina, lasciando la libertà del pensiero.
Lo dissi e lo ripeto: quando dei compagni ci vengono a dire: voi avete votato il programma di Bologna, ma noi restiamo fedeli al programma di Genova, perché quello di Bologna è errato, da quel giorno nel Partito ci sono due programmi, cioè c'è l'impotenza, la contraddizione, ci sono due scuole, due parti incompatibili.
E, amico Lazzari, ecco perché è parzialmente vero quello che tu dici, ma è anche vero quello che dico io, che il Partito, nei momenti piú gravi, in cui le differenze di idee e di pensiero erano profonde, non ha applicata la formula.
E mai la differenza è piú profonda di oggi; la differenza tra noi e gli anarchici e i sindacalisti è molto meno grande di quelle che sono le differenze, oggi, tra coloro che tacitamente od esplicitamente hanno simpatia[...]



da Orazio Pizzigoni, Alle ore 16 funerale di Di Vittorio. Da Milano a Roma centinaia di migliaia di persone piangendo l'hanno visto passare per l'ultima volta. Da Milano a Roma in KBD-Periodici: l'Unità - Nuova serie - Edizione nazionale 1957 - - novembre - 6

Brano: [...]nsegnavi a, esclama. Poco lontano. appoggiato all'asta di u n a bandiera arrotolata. piange un lavoratore. E Come tu ci hai insegnato ,. rir1!>c e le ultime parole si perdono dietro il convoglio
ORAZIO PIZZIGONI
L' ULTIMO VIAGGIO DELLA' SALMA DI " GIUSEPPE DI VITTORIO
Era una parte di ciáscuno di.floi
che se ne andava col treno carico di. fiori
Attraverso la terra emiliana Il saluto dei contadini L'addio degli operai di Modena La sosta a Bologna e a Firenze In ogni città, i dirigenti sindacali hanno pronunciato brevi e commossi discorsi di saluto
(Continuazione dalla 1. pa&Ina)
cite riprende la stat marcia.
Piacenza, ore 11,25 — La folla occupa tutto il marciapiede della stazione con bandiere, corone e fiori, tanti, tanti, fiori. Alcune donne scoppiano in lacrime. Una di esse, con i capelli gin bianchi, accarezza ntatername►tte le assi del vagone che porta ht salma eli c Peppino s. Su un altro marciapiedi. siletsziosi, le braccia incrociate, sono schierati una decina di ferrovieri. Non piangono, ama i loro visi tredisco►to ¡c1 te[...]

[...]tti! ..
Modena. ore 12.55 — Già ai passaggi a livello, pr;ma di giungere alla stazione. c'e gente coi ie bandiere. Ila portato anche i fiori. il treno passa reloce. Davanti alla fabbrica Maserati per dirersi metri gli operai schierati salutano con il pugno alzato.
Alla stazione migliaia di persone sono in attesa di p o t ere rendere l'estremo omaggio al compagno Di Vittorio. Dalla folla rentono gettati centinaia di garofani sul carro funebre.
Bologna, ore 13,30 — Allo scalo ferroviario gli operai del deposito locomotive, a capo scoperto. sono in attesa del passaggio del treno. Dalle strade che corrono parallele alla ferroria ¡agente solista.
Alla stazione di Bologna la gente non si conta: occupa tutto il marciapiede e un vasto spiazzo: il sindaco Dozza e venuto a portare il saluto della città. Forni, segretario della C'antcra del Laroro. pronuncia un brerc discorso. ¿ Compagni lavoratori — dice — a nome dei cittadini della nostra città... ?. Poi la roce gli si rompe per la commozione. ' Coraggio'. io conforta ii compagno Santi che si trova ricino a lui. c A nome della nostra città — proscmmte Forni — e delia nostra provincia porgiamo il nostro omaggio al nostro indimenticabile compagno, amico. f ratcllo Di Vittorio:. ¿ Ricordiamo i suoi insegnamenti. pro[...]

[...] gli si rompe per la commozione. ' Coraggio'. io conforta ii compagno Santi che si trova ricino a lui. c A nome della nostra città — proscmmte Forni — e delia nostra provincia porgiamo il nostro omaggio al nostro indimenticabile compagno, amico. f ratcllo Di Vittorio:. ¿ Ricordiamo i suoi insegnamenti. proseguiva quindi con fora, rafforziamo l'unità dei In
voratori s. Poi Forni, vinto dalla commozione, scoppia in pianto. E con lui piange tutta Bologna, quella Bologna che il Primo Maggio oli quest'anno aveva accolto Di Vittorio con tutto l'entusiasmo proletario di cut è capace, ohe lo aveva salutato con le sue cento e cento bandiere. Sembrava ieri, diceva un giovane bracciante di [mola che era sceso a 13ologna in bicicletta, sperando di vederlo un'altra volta. il compagno Fabiani, i socialisti, i segretari della CISL. Un uomo, forse un impiegato, si fa largo portando tura grande corona di fiori..Avrà ulta cinquantina d'anni, ma singhiozza come un bambino.
Sembrava ieri che, agitando le mani come se volesse abbracciare tutti. ci salutava, con il suo sorr[...]

[...] dell'Entiliu. Gli operai addetti u!la linea. nel tratto BolognctFirenze, al passaggio del treno sospendono un attimo il lavoro e lentamente si tr►1gono il berretto. Prato viene incontro a Di Vittorio con le sue bandiere rosse e tricolori e tanti garofani rossi che vengono depositati nel catione che segue il feretro. Un compagno (il se(rctario della C.d.L.) prima che il treno riprenda la corsa pronuncia un breve discorso. Anche a Firenze, come a Bologna. dalle case a balcone sulla ferrovia, la gente saluta. alcune donne si segnato. Poi, gente e ancora gente lungo il percorso. Anche dove it treno non sosta, nelle piccole sta ioni. un gruppo di lavoratori con Lina bandiera sosta iii attesa, saluta eon il pugno alzato.
Firenze, ore 14.45 — Tanta e tanta folla alla stazione. La gente. operai delle fobbriche della città che sotto giunti in delegazioni e che si distinguono per le tute azzurre, donne, giovani affollavano per u►► lungo tratto il nturciapiedi. Il segretario della Camera del lavoro fiorentina, Bitossi, esprime parole di cordoglio a[...]



da Orlando P. [attribuzione Orlando Parizzi, curato da Danilo Montaldi], Vita di Orlando P. scritta da lui stesso (continuazione del numero precedente) in KBD-Periodici: Nuovi Argomenti 1955 - 11 - 1 - numero 17

Brano: [...]
dico sulla faccia: mi a detto tuo fratello che vai a trovarlo — in questo momento tutti gl'altri rivolgono lo sguardo verso di hit e noi si morta sul treno abbiamo il nostro compartimento riservato e più nessuno ci disturba ora i carabinieri mi dicono: glie lai fatta bella a quello — e si ride — così imparerà per un'altra volta essere meno curioso dite rapo questi ferri sono un pò troppo stretti non si può slacciarli un pò li devo tenere fino a Bologna e prima di smontare li stringerete un'altra volta e così faremo il viaggio un pò più comodo vi pare? — Si ordina al carabiniere di lentare un pò i ferri. Fatta questa operazione si incomincia a parlare e si arriva a Fidenza si smonta per aspettare il diretto Milano Bologna dopo una mezzora arriva e noi di nuovo si prende il nostro scompartimento e via si diverte a vedere i paesi che si passa si arriva a Parma e l'appetito incomincia a farsi sentire noi abbiamo il pane aprono una scatoletta di carne ci levano i braccialetti e si mangia il vino l'abbiamo e si consuma una spece di colazione si arriva a Modena e infine siamo a Bologna là vi è un baccano indiavolato ci mettono in camera di transito che non è troppo igenica le nostre pareti sono di sbarre di ferro e là ve ne sono degl'altri tutti diretti ai confini per sovversismo qui è lo smistamento perché ci dividono per poi proseguire ognuno al suo destino e fra di noi si fa le conoscenze si domanda tu dove sei diretto diversi sono diretti a Ventottenne parte a Ponza parte invece, vanno a Terra ferma sarebbe la Calabria a secondo le pene inflitte. Là incomincio a sentire l'odore dei rivoluzzionari benché messi in questi luoghi che mi da l'impressione d'essere diventati t[...]

[...]o e si entra in Napoli verso le undici di notte con meraviglia vedo passare la prima stazione sotteranea e se ne conta ben 5. All'ultima ci fermiamo si smonta del treno e per l'uscita vi è una scalinata da salire per andare fuori quando siamo giunti al'esterno si da un'occhiata in giro ma non si vede la solita carozzella che mi deve portare al mio destino allora di nuovo andiamo nella camera di transito governativa che sarebbe una come quella di Bologna con le sbarre di ferro e i sedili di marmo e si attende il vetturino. Passa un'ora passa due e nessuno si vede a comparire io sono un po' stanco e mi sdraio sopra una di queste panche levo le scarpe la mia valigetta la metto sotto la testa e poi rivolgo la parola ai miei accompagnatori cari miei ragazzi credo che questa notte la dobbiamo passare sul duro letto fate anche voi come me vi sdraiate e quando verranno a chiamarci andremo tanto non si può prendere il sonno queste molle sono troppo dure e casi fanno anche loro si coricano senza levarsi le scarpe perché loro sono in servizio e dopo ci[...]



da m.m.[M. Marchi], scheda sintetica di «Lingua e stile» in KBD-Periodici: Rinascita 1975 - 8 - 29 - numero 34

Brano: [...]le
Quadrimestrale di linguistica e critica letteraria diretto
da Luigi Heilmann,
comitato di direzione: B. Cazacu, D. L. Bolinger, A. Martinet,
A. Pasquinelli, E. Raimondi, L. Rosiello, H. Wemrich, comitato editoriale: M. Alinei, M. L. Altieri Biagi, E. Arcaini,
B. Basile, A. M. Cirese, F. Coco, T. De Mauro, L. Muljacic,
D. Parisi, A. Puglielli, P. Ramat, W. Romani, G. Sandri,
S. Scalise, S. Stati, P. Valesio.
Società editrice Il Mulino, Bologna,
formato: cm. 21,5x14,5.
Rivista quadrimestrale nata a Bologna nel 1966 come continuazione dei Quaderni dell'Istituto di glottologia dell'Università degli studi di Bologna fondati da G. Bottiglioni, per assumere in seguito la fisionomia più autonoma di rivista « di linguistica e critica letteraria », secondo il nuovo sottotitolo adottato a partire dal 1970. Diretto da Luigi Heilmann fin dall'inizio delle sue pubblicazioni, il periodico ha visto progressivamente allargare il pubblico dei suoi lettori in conseguenza del graduale ridimensionamento dell'impostazione di partenza, eccessivamente tecnicospecialistica, a favore di un sempre più ampio accoglimento di problematiche affrontate e indirizzi metodologici rappresentati. Fondamentali gli interessi strutturalis[...]



da [I Documenti del convegno. Appunti per le relazioni e Comunicazioni] G. Trevisani, Gramsci e il teatro italiano in Studi gramsciani

Brano: [...]sua influenza sull'espressione artistica.
La prefazione posta alla pubblicazione di Letteratura e vita nazionale avverte, per quanto riguarda le cronache e critiche teatrali, che esse offrono un quadro pressocché completo della vita teatrale torinese di quel periodo. In verità, data, come vedremo, la particolare organizzazione del teatro italiano in quel tempo, la vita teatrale di Torino era strettamente legata a quella di Milano, di Genova, di Bologna e di Roma: e quindi era parte integrante della vita teatrale italiana. Possiamo dire, senza preoccupazioni, che le note di Gramsci hanno un valore di testimonianza e di giudizio su piano nazionale.
Fu, come è noto, quello della guerra e dell'immediato dopoguerra, un periodo di grande prosperità economica per qualsiasi genere di spettacolo. Certo, i locali piú affollati erano i caffèconcerto, dove si river
sava la gente favorita dalle nuove e facili fortune di guerra e, durante la guerra, i privilegiati sottrattisi al servizio militare, spettacolo poco
edificante per i combattenti che veniv[...]

[...]era stato rappresentato dallo sviluppo dell'« esercizio » teatrale, e cioè dalla gestione dei locali, e ciò soprattutto per la costruzione, nelle grandi città, di nuovi teatri liberi dalla soggezione del « palchismo » e cioè dal condominio: e lo sviluppo era stato tale, da portare, nel tempo in cui Gramsci scriveva le sue note, alla creazione di un potente trust. I piú importanti teatri d'Italia, e cioè quelli di Milano, di Torino, di Genova, di Bologna, erano nelle mani della Società SuviniZerboni di Milano, dei fratelli Chiarella, genovesi, (con locali a Genova e Torino), del comm. Paradossi di Bologna; e questo trust sindacava anche quasi tutti i teatri di Roma.
Si era venuta, cosí, formando in Italia, dai principi del secolo, l'industria capocomicale, timida e subalterna a quella dell'« esercizio »
Giulio Trevisani 299
teatrale, a quella cioè dei gestori dei teatri, generalmente chiamati proprietari, sia che fossero proprietari sia che fossero fittuari dei relativi edifizi. La soggezione era diventata enormemente piú grave negli ultimi anni. Ed è con evidente riferimento a questa situazione che Gramsci, nella pagina già citata, vede il capocomico ridotio, sostanzialmente, alla funzione[...]



da [I Documenti del convegno. Appunti per le relazioni e Comunicazioni] R. Zangheri, La mancata rivoluzione agraria nel Risorgimento e i problemi economici dell'unità in Studi gramsciani

Brano: [...]ifetta, soccorrere altrui. Eppure dove si collocano le azioni del nostro prestito? dove le obbligazioni delle nostre ferrovie e specialmente delle meridionali? in gran parte si collocano in Francia; dunque i capitali francesi vengono qui ». Dove il Pepoli, uomo di modeste qualità e di orientamento politico certo meno avanzato, mostra di valutare la situazione in modo indubbiamente più realistico del Cattaneo. Cfr. Annali della Società agraria di Bologna, III (1863), p. 69.Renato Zangheri

òli

la spesa pubblica, cui lo Stato fa fronte con l’inasprimento del prelievo fiscale e l’emissione di cartelle della rendita pubblica. Agli inizi del ’900 Nitti osservava che in Italia, a differenza degli altri paesi, « la rendita sovrasta per importanza tutti gli altri valori mobiliari uniti insieme » \ In questo quadro, è palese la funzione decisiva del capitale straniero, che detiene, secondo le valutazioni più caute, più d’un terzo dei titoli di Stato2. A questa partecipazione imponente vanno aggiunti gli investimenti diretti in alcuni settori ch[...]

[...]ltura italiana contava nel 1952 81.000 trattori, contro i 178.000 dellagricoltura francese4.

1 J. DESSJRIER, « Indices comparés de la production industrielle et de la production agricole en divers pays de 1870 à 1928 », in Bulletin de la statistique générale de la Trance et du service d’observation des prix, t. XVIII, fase. I (oct.déc. 1928), p. 105.

2 G. Medici G. Orlando, Agricoltura e disoccupazione, I. I braccianti della Valle padana, Bologna, 1952, p. 14, e cfr. F. Coppola D’Anna, « Le forze di lavoro e il loro impiego in Italia », in Commissione parlamentare di inchiesta sulla disoccupazione, La disoccupazione in Italia, Studi speciali, voi. IV, t. 2, Roma, 1953, p. 38 sgg.

3 Parenti Bloch, l. c., pp. 261288.

4 E. Sereni, Vecchio e nuovo nelle campagne italiane, Roma, 1956, pp. 24950; Atti del Convegno nazionale sulla meccanizzazione dell’agricoltura nelreconomia italiana (Cremona, 20 settembre 1953), Bologna s. d., p. 172.Renato Zangheri

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Quanto poi alla credenza del Romeo che l’inferiorità economica del Mezzog[...]

[...]pola D’Anna, « Le forze di lavoro e il loro impiego in Italia », in Commissione parlamentare di inchiesta sulla disoccupazione, La disoccupazione in Italia, Studi speciali, voi. IV, t. 2, Roma, 1953, p. 38 sgg.

3 Parenti Bloch, l. c., pp. 261288.

4 E. Sereni, Vecchio e nuovo nelle campagne italiane, Roma, 1956, pp. 24950; Atti del Convegno nazionale sulla meccanizzazione dell’agricoltura nelreconomia italiana (Cremona, 20 settembre 1953), Bologna s. d., p. 172.Renato Zangheri

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Quanto poi alla credenza del Romeo che l’inferiorità economica del Mezzogiorno sia stata una condizione « temporanea » dello sviluppo industriale del nord, « destinata ad essere rovesciata dallo stesso sviluppo interno dell’industrialismo settentrionale», si deve dire che ciò è vero solo nel senso che l’inferiorità meridionale nasce nel corso dello sviluppo della società capitalistica, che è una formazione storica, instabile, non permanente, e nel proprio seno alleva le forze non — come sembra credere il Romeo — della sua indefinita perfettibilità, ma [...]



da Pier Paolo Pasolini, Saggio per una antologia con poesie di Francesco Leonetti, Pier Paolo Pasolini, Elio Pagliarani, Roberto Roversi in KBD-Periodici: Nuovi Argomenti 1960 - 9 - 1 - numero 46

Brano: [...]
perdita secca
ecco perché é legittimo
dire che il Sud
al Nord si sfrutta.
(E non c'é colpa
o abilità,
se non nelle strutture
per legge irresponsabili) (1).
Un accenno ai prezzo politico del grano: nei nostri porti
cost insurance freight senza dogane il grano costerebbe
la metà, se costa il doppio il guadagno è di chi ha grano
da vendere, la rimessa è di chi ha pane
da comprare.
È la Valle Padana, il Nord ancora
sono gli agrari di Bologna che fanno la parte
del leone: in Sicilia non c'é grano da vendere a prezzo doppio
a doppio prezzo in Sicilia c'è solo pane da comprare (2).
I terroni sono invadenti, ipocriti, ruffiani.
La sogliola ha il colore della sabbia
per sfuggire ai pescicani.
Amo le lodi, specie quelle false indice di potenza.
(1) E' implicito nel componimento, ma qui aggiungiamo esplicitamente che la FIAT — nell'attuale situazione della nostra società uno degli organismi meno parassitari — è citata come un esempio tra i più evidenti, e facili, di un processo economico che ha voluto dire: necessaria tendenza al[...]

[...]vescia i peccati sui capelli
degli adolescenti milionari
freddi pozzi intaccati dall'arsura;
dura la voce fiumana di fuoco,
infine tutto si quieta
e le farfalle sciamano dorate
per la piazza, inebriate
dal sole di primavera,
profumate, con una fresca cera
che la brina piovuta dall'occhio di dio
ha sfiorato appena,
e hanno del vento sulle spalle.
Una pace tragica, da urlare,
quando con le nuvole arrampanti
si rovescia il tramonto su Bologna.
Bruciano le ahane
mentre sui fianchi delle vecchie case
scende la lava;
soavemente oscure, per le piazze,
le adultere felici
(nell'età delle foglie appese ai rami)
s'allontanano lente, appena incerte
se riguardare il cielo e offrirgli un collo
senza rughe, pieno, da braciere
o fingere indifferenza ai richiami
dei satiri che frugano e deridono.
Poiché fra qualche anno ancora
sarà solo un'ombra la bellezza
che oggi le sfiora,
voglio lodarle
calme, mature, tenere, fragranti,
fremito vivo che riscalda il sangue.
63
SAGGIO PER UNA ANTOLOGIA
Fasciate in tweed che palpita soave [...]

[...]i le sfiora,
voglio lodarle
calme, mature, tenere, fragranti,
fremito vivo che riscalda il sangue.
63
SAGGIO PER UNA ANTOLOGIA
Fasciate in tweed che palpita soave
mente, piove per la nuca
il balenio dei riccioli castani;
festa di cuori, e voglie,
caldi furori esprimono
le forme di queste dee
deliziosamente perfide
mentre la notte ormai le copre e bagna.
Sopra i palazzi c'è una luna grande
e calma, respira intorno la campagna.
Per Bologna, gobba maliziosa città,
è una fola la lucida omertà —
solo ha un civile governo, oneste pietre
e tombe dure che coprono il sonno
dei glossatori,
ma al tempo degli amori
uscir fuori bisogna, volare
sopra i dossi magri d'Appennino,
sulla riva dei fiumi,
fuggire a Ravenna, a Ferrara,
a Parma coperta di tigli, celarsi
furtivi nel lume di una stanza
giovani e paurosi come poveri sposi
(tra il fieno, nelle sere emiliane,
col sereno che divaga sui monti,
dalla finestra aperta ascolti cicale cantare
e il legno del piancito scricchiolare
al passo scalzo della donna).
Trova un'ora di [...]



da g. p. t., «Tanti saluti autonomi» da Parigi all'americano Stark [sopratitolo: Con cartoline firmate da Bignami, Bifo e Guattari] in KBD-Periodici: l'Unità - Nuova serie - Edizione nazionale 1979 - - maggio - 27

Brano: Dalla nostra redazione
MILANO L'inchiesta su autonomia organizzata di Toni Negri a Padova si sta allargando ad altre città italiane: la costatazione corrisponde probabilmente a una necessità investigativa dei magistrati veneti che si impone in base a diversi elementi precisi: i collegamenti organizzati tra Padova, Bologna e Roma, tra Padova e Genova per non parlare dei collegamenti internazionali. A quest'ultimo proposito, un episodio passato un po' sotto silenzio torna di attualità. Si tratta di due cartoline, datate Parigi, che legano direttamente, a doppio filo, l'organizzazione di Autonomia con un ormai noto personaggio che il giudice istruttore bolognese Floridia ha ufficialmente individuato (e per questo scarcerato) come agente della CIA. Il personaggio è l'americano Ronald Stark, fuggito due settimane fa da Firenze.
Le due cartoline sono agli atti dell'inchiesta fiorentina su Stark: la prima porta la da[...]

[...]tare, n.d.r.) è ancora lontano».
Andiamo avanti. Pare che, pochi giorni prima di sparire da Firenze, Ronald Stark abbia chiesto al giudice Floridia il permesso di soggiornare a Vicenza (base NATO), permesso che gli viene negato. Poi la scomparsa, alla vigilia dell'operazione dei carabinieri a Genova, con la cattura di Gianfranco Faina, sospettato d'essere organizzatore di «azione rivoluzionaria», alla quale, secondo le accuse del PM Nunziata di Bologna, lo stesso Stark apparterrebbe.
I collegamenti sono inquietanti davvero: Padova, Bologna, Parigi, grande centro raccoglitore di «autonomi» e di fascisti legati ai servizi segreti «deviati» italiani: come Giannettini, a proposito del quale, in una famosa intervista al «Mondo», l'on. Andreotti disse nel '72: «Sono tuttora convinto che una centrale fondamentale che dirige le attività e i sequestri politici per finanziare i piani d'eversione e che coordina lo sviluppo terroristico su scala anche europea, si trova a Parigi».


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine Bologna, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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