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da Vittorio Strada, Per una teoria del romanzo russo in KBD-Periodici: Belfagor 1980 - maggio - 31 - numero 3

Brano: [...], borghesi, aristocratici », dove « ogni classe ha le sue tradizioni, i suoi costumi, e fino a un certo punto la sua lingua ». Sul romanziere inglese, lo voglia esso o no, agisce « una pressione continua, che tende all'ammissione
* A Bellagio, alla Fondazione Rockfeller, ha avuto luogo nell'agostosettembre 1979 un convegno internazionale sul romanzo russo. Il testo che qui si pubblica fu letto a Bellagio in una redazione in lingua russa.
1 The Russian Point of View apparve in «The Common Reader », serie I, 1925. Lo cito nella traduzione italiana nel volume V. WOOLF, Per le strade di Londra, Milano 1963, pp. 4654.
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di queste barriere: cosi gli sono imposti un ordine e una specie di forma; egli è piú predisposto alla satira che non alla compassione, all'esame della società che non alla comprensione degli individui stessi ». Per la letteratura russa, invece (la Woolf parla qui esplicitamente di Dostoevskij, ma il suo discorso ha un senso generale) queste limitazioni non esistono e « essere nobile o contadino, vagabondo o[...]

[...]amo in che cosa consista e su che terreno poggi quel « punto di vista russo » che ha generato un universo romanzesco cosi singolare.
L'espressione « punto di vista russo » è particolarmente appropriata in questo caso perché il romanzo russo non è che la piú alta espressione poeticointellettuale di un'esperienza storica nazionale che, a livello di autocoscienza, si può compendiare in un particolare « punto di vista »: il « punto di vista » della Russia moderna sull'Europa occidentale e su se stessa in quanto parte organica dell'Europa e insieme alterità autonoma rispetto ad essa.
In questo senso l'esperienza russa col suo correlato « punto di vista » rappresenta un fatto del tutto nuovo della storia mondiale, che in forme cosí specifiche non si è piú ripetuto, anche se, come diremo, per certi aspetti la Russia moderna, in quanto cosciente di sé nel suo rapporto di affinità e opposizione rispetto all'Europa, ha prefigurato altre forme di autocoscienza culturale di nazioni e continenti.
La novità del « punto di vista russo » non sta soltanto nella particolare angolazione e prospettiva, ma prima ancora nel fatto di essere tale, di costituire cioè il primo « punto di vista » sull'Europa.
L'Europa moderna ha avuto il privilegio di « vedere » e di non « essere vista ». Potremmo legare questo monopolio della visione a un'ideologia e a una situazione « coloniale » e, a partire dalla scoperta dell'America[...]

[...]ato, pur nella disgiunzione loro, si saldano in un tutto che deve essere superato come « preistoria » 2.
È in questo contesto che si colloca l'inizio del romanzo russo (e in generale della cultura russa moderna). Il suo « punto di vista » è quello di una nazione che per la prima volta abbraccia col suo sguardo l'intera storia europea nel suo passato e nel suo presente e che solo attraverso questa visione dell'Europa può vedere se stessa. Tra la Russia, in quanto soggetto del « punto di vista », e l'Europa, in quanto suo oggetto, c'è un rapporto che è insieme di alterità e di omogeneità: la Russia non è il
« totalmente altro » rispetto all'Europa e la sua visione.. non è quindi
« etnografica »: la Russia è una parte speciale della cultura europea e il suo atteggiamento verso l'Europa è dialogico: interrogandosi sul significato della storia europea, la Russia si interroga sulle possibilità della sua propria storia. Il rapporto tra Russia e Europa non è quello del « selvaggio » rispetto al « civile » (anche se la cultura europea dapprima tende a interpretarlo secondo questo schema tradizionale), ma quello tra il tarde veniens e chi è giunto alla maturità, per cui la querelle tra antichi e moderni qui tende a porsi come querelle tra moderniantichi (l'Europa) e modernifuturi (la Russia). In termini piú concreti, il confronto tra Russia
e Europa, e quindi anche lo svolgimento del romanzo russo, si pone in un periodo che, per la Russia, è postrivoluzionario (successivo cioè alla rivoluzione francese) e prerivoluzionario (precedente alla rivoluzione russa). Dopo questo periodo, cioè dopo la rivoluzione russa, nel periodo cosiddetto
« sovietico », anche per il romanzo russo, come vedremo, oltre che per il rapporto Russia/Europa, si apre una fase nuova.
D'altra parte, per la cultura russa il problema del rapporto con la cultura europea si intreccia con quello del rapporto tra la sua fase moderna di sviluppo (successiva alle riforme di Pietro il Grande) e i sette secoli del suo sviluppo antecedente, problema che riguarda anche il romanzo russo, nato nella Russia moderna, ma, come diremo, legato anche alle forme narrative russe preromanzesche. Tutto ciò, a sua volta, apre il problema del
2 Ho qui esposto brevemente la parte iniziale di una mia comunicazione intitolata Il populismo come punto di vista letta a un Seminario sul populismo russo organizzato dalla Fondazione Luigi Einaudi (Torino, maggio 1978).
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rapporto tra due diverse strutture del mondo medievale e tra due diverse manifestazioni della spiritualità cristiana, ovvero il problema del rapporto tra Oriente e Occidente europei e non solo europei.
Il conc[...]

[...]ere letterario » intendiamo non una struttura formale normativa, ma una concreta modalità che la coscienza sociale e individuale ha per aprirsi sul mondo e su se stessa. La prima difficoltà sta proprio nel fatto che mentre nell'Europa occidentale il romanzo ha trovato la sua patria di formazione e si è costituito attraverso un secolare processo (qui non ci interessa optare per una particolare teoria circa l'origine e lo sviluppo del romanzo), in Russia il romanzo si è affermato secondo un modello già esistente e maturo (quello europeooccidentale appunto). Cosa che comporta non solo il problema del rapporto tra romanzo russo neonato e romanzo europeo antico (contemporaneo e precedente a quello russo), ma anche il problema non meno centrale e intricato del rapporto tra il romanzo russo e le precedenti forme narrative (preromanzesche e nonromanzesche) propriamente russe (un'altra questione, assai importante, riguarda poi il rapporto dinamico tra il romanzo e, in generale, la narrativa russa e gli altri « generi » come la lirica e il dramma).
[...]

[...]giovane nobile russo di fronte alla vita politica e culturale dell'Europa a lui contemporanea » 4. Queste due opere, la Storia e le Lettere, sono, per altro, la sintesi simbo
3 B. EJCHENBAUM, O proie, Leningrad 1969, p. 204.
4 S. E. PAvLoviè, Puti razvitija russkoj sentimental'noj proxy xviii veka, Saratov 1974, pp. 6162.
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lica, sulla soglia del romanzo russo, delle due direzioni del « punto di vista » russo: l'Europa e la Russia, e delle due dimensioni del soggetto di questo « punto di vista »: la formazione, l'educazione (la Bildung) attraverso l'esperienza (il « viaggio ») di tutta la civiltà europea, e la coscienza epica del proprio passato nazionale. È all'incrocio di queste due direzioni
e dimensioni del « punto di vista russo » che troviamo l'opera propriamente narrativa pii interessante di Karamzin: La mia confessione (1802), prefigurazione di tante situazioni del romanzo russo (in particolare, di Dostoevskij) e prefigurazione anche di una delle forme predilette di questo stesso romanzo, la « confessione » ap[...]

[...]o anticipate le posizioni fondamentali del romanzo e della cultura russa successiva, si è detto solo una parte di verità. Perché all'avvio del romanzo russo moderno troviamo un altro libro anticipatore: il Viaggio da Pietroburgo a Mosca di Radiséev. A differenza del « viaggio » esterno e estero di Karamzin, che è una scoperta della cultura europea e una costruzione dell'« io » del protagonista, il
« viaggio » di Radiscev non è solo interno alla Russia, ma è interno anche all'autore, nel senso che è un viaggio puramente ideologico che trova nella realtà la cruda illustrazione e conferma di una verità intellettuale preacquisita e si risolve in un'opera che è insieme di alta pedagogia politica e di alta retorica morale. Il Viaggio di Radiséev è importante nella storia della narrativa russa non solo perché apre idealmente la linea della letteratura
« sociale » che troverà nel Che fare? di Cernysevskij il suo punto piú alto, ma anche perché il rapporto RussiaEuropa qui è interiorizzato e implicito: è la visione del mondo intellettuale europeo [...]

[...]o puramente ideologico che trova nella realtà la cruda illustrazione e conferma di una verità intellettuale preacquisita e si risolve in un'opera che è insieme di alta pedagogia politica e di alta retorica morale. Il Viaggio di Radiséev è importante nella storia della narrativa russa non solo perché apre idealmente la linea della letteratura
« sociale » che troverà nel Che fare? di Cernysevskij il suo punto piú alto, ma anche perché il rapporto RussiaEuropa qui è interiorizzato e implicito: è la visione del mondo intellettuale europeo (nel caso di Radiscev, delle idee illuministiche con un'impronta pietistica) dal « punto di vista russo » che porta poi l'osservatore russo a guardare, alla luce di questa visione, la sua propria realtà nazionale e a trarne le conseguenze teoriche e pratiche. La visione russa è comparativa e stereoscopica: vede la Russia sullo sfondo dell'Europa e viceversa.
La visione culturale e romanzesca russa ha il suo soggetto non nel russo in generale, ma in quel russo assai particolare che è l'intellettuale (dapprima nobile, poi, per lo piú, plebeo e borghese) e lo scrittore. Il che vuol dire che anche l'oggetto della visione non è soltanto l'Europa, né è soltanto la Russia nella sua astratta generalità e nel suo rapporto di com
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parazione con l'Europa, bensí è essenzialmente la Russia nella sua stratificazione fondamentale tra intelligencija « europea » e popolo puramente
« russo » (un'altra stratificazione, non meno importante, è quella tra intelligencija e popolo, da una parte, e autocrazia e burocrazia, dall'altra). Potremo dunque dire che il « punto di vista russo » col suo sguardo « interno » discerne la dialettica tra il proprio soggetto (l'intellettuale) e il proprio oggetto (il popolo e l'intellettuale nel suo rapporto col popolo, nonché il rapporto di intellettuale e popolo verso il potere), mentre col suo sguardo « esterno » mette a confronto questa complessa re[...]

[...]l popolo, come in vari personaggi tolstojani); « intellettuale penitente », figura analoga alla precedente, ma di altra estrazione sociale (ricorre in vari romanzi populisti); « povera gente », secondo il tipo che si trova in Dostoevskij; « anime morte », simbolo generato dal romanzo di Gogol'.
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spettrale, russoeuropea, Pietroburgo, mito problematico che di continuo si ripresenta nel romanzo e nella cultura russa, oppure una Russia provinciale e contadina che trova la sua caratteristica in un illimitato spazio amorfo gravitante intorno al suo centrocapitale.
Sul piano delle forme narrative si è già detto di Karamzin, della sua Storia che apre lo spazio epico in cui si svolgeranno le prove epicoromanzesche « minori » dell'Ottocento (da Puskin a Gogol') e quella maggiore
e suprema che è Guerra e pace, e si è detto anche delle sue Lettere, che aprono la via dell'anima e della mente russa al contatto formatore con la realtà europea (si pensi allo scritto di Dostoevskij Osservazioni invernali, pur con tutta la diversità di[...]

[...] tutto un romanzo ironico, con un'ironia rivolta dall'autore prima di tutto verso se stesso e il suo lavoro, il che non gli impedisce di prendere sul serio il suo protagonista
e il suo mondo; e le Anime morte, col loro progetto tripartito di caduta, purgazione e redenzione del protagonista, sono prima di tutto una sintesi senza pari di picarismo e lirismo, una perlustrazione dell'anima malata e fiduciosa di Gogol' e una visione fantastica della Russia da un « punto di vista » remoto (dalla « bellissima lontananza » dell'Europa occidentale). Si può dire che tutti i grandi romanzi russi hanno questa incertezza strutturale di « genere » e di oggetto narrativo: non sono quasi mai romanzi
« puri » (se prendiamo per campione quelli dell'Ottocento inglese, francese e tedesco) e non sono per lo piú romanzi orientati sulla Società come insieme organico e stabile di istituti, ma, attraverso un complesso gioco ottico di riflessioni russoeuropee, si aprono sulla storia e sulla metastoria della Russia in quanto « punto di vista » sull'Europa.
In gene[...]

[...]i può dire che tutti i grandi romanzi russi hanno questa incertezza strutturale di « genere » e di oggetto narrativo: non sono quasi mai romanzi
« puri » (se prendiamo per campione quelli dell'Ottocento inglese, francese e tedesco) e non sono per lo piú romanzi orientati sulla Società come insieme organico e stabile di istituti, ma, attraverso un complesso gioco ottico di riflessioni russoeuropee, si aprono sulla storia e sulla metastoria della Russia in quanto « punto di vista » sull'Europa.
In generale si può dire che nel romanzo russo non si ha una ricerca della forma, come in Occidente, bensì sulla forma, cioè per il romanzo russo non si tratta di creare una nuova struttura narrativa (romanzesca appunto), già costituita e collaudata nella letteratura europeooccidentale,
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bensí di rinnovare, ampliare e superare questa struttura, di liberarsene e contemporaneamente di adattarla alla particolare esperienza spirituale della Russia. In questo senso, oltre al tradizionale confronto tra romanzo russo
e [...]

[...]nel romanzo russo non si ha una ricerca della forma, come in Occidente, bensì sulla forma, cioè per il romanzo russo non si tratta di creare una nuova struttura narrativa (romanzesca appunto), già costituita e collaudata nella letteratura europeooccidentale,
PER UNA TEORIA DEL ROMANZO RUSSO 257
bensí di rinnovare, ampliare e superare questa struttura, di liberarsene e contemporaneamente di adattarla alla particolare esperienza spirituale della Russia. In questo senso, oltre al tradizionale confronto tra romanzo russo
e romanzo europeooccidentale (confronto giustificato anche dal rapporto storico diretto tra essi), sarebbe interessante anche un confronto tipologico tra romanzo russo e romanzo americano (sia settentrionale che meridionale) e quindi ii confronto tra questi romanzi (russo e americano), insieme europei e noneuropei, col romanzo europeooccidentale, analizzando il modo diverso in cui il rapporto con l'Europa si pone nella cultura russa
e in quella americana. Si scoprirebbero una serie di equivalenze funzionali, ad esempio, tra[...]

[...]a europea e quindi il confronto tipologico loro col romanzo europeooccidentale sarebbe piú produttivo di quello, comunque non ignorabile, tra le forme di narrativa europea e quelle di una civiltà del tutto autonoma come quella cinese.
Abbiamo detto che l'Europa, abituata a vedere coi suoi occhi l'« altro » (il « selvaggio » o il « primitivo »), per la prima volta è stata «vista» globalmente da quel suo « altro » consanguineo e omogeneo che è la Russia. E abbiamo precisato che la Russia che guarda l'Europa è, in realtà, la Russia colta, la Russia intellettuale, che attraverso la visione europea cerca di vedere se stessa. In quanto « europea », questa Russia ha, come l'Europa, un suo proprio « altro » che nel romanzo russo ha tutta una linea di sviluppo non trascurabile. Questo « altro » dell'intellettuale e dello scrittore russo è costituito da una figura che assume vari sembianti: gli zigani di Puskin, i cosacchi di Gogol' e di Tolstoj, il mugico di tutti (fino a Cechov, che respinge questa possibilità dell'« altro », e sospende anche il confronto con l'Europa, illustrando il trionfo del byt, di una Russia quotidiana e feriale che trova il suo « altro » soltanto in un indefinito futuro ironicolirico). Il mondo del romanzo russo è lo spazio libe[...]

[...], come l'Europa, un suo proprio « altro » che nel romanzo russo ha tutta una linea di sviluppo non trascurabile. Questo « altro » dell'intellettuale e dello scrittore russo è costituito da una figura che assume vari sembianti: gli zigani di Puskin, i cosacchi di Gogol' e di Tolstoj, il mugico di tutti (fino a Cechov, che respinge questa possibilità dell'« altro », e sospende anche il confronto con l'Europa, illustrando il trionfo del byt, di una Russia quotidiana e feriale che trova il suo « altro » soltanto in un indefinito futuro ironicolirico). Il mondo del romanzo russo è lo spazio libero tra queste due forze universali antitetiche: le forme conchiuse della civiltà europea
e l'amorfa sconfinatezza di una vita « primigenia » o di un futuro rinnovatore.
Ma lo spazio romanzesco russo non si estende su un piano orizzontale soltanto: esso (o una sua parte decisiva, almeno) ha anche una dimensione verticale: il sovrammondo simbolicoreligioso di Dostoevskij e di Tolstoj. Già notiamo tra i titoli dei maggiori romanzi russi alcune associazioni[...]

[...]ella vita intellettuale russa e europea, ma come una summa « polifonica » (nel senso in cui Bachtin usa questo termine) di tutto un secolare sviluppo della coscienza europea e della sua crisi cosí come è confluita nell'esperienza storica russa ed è illuminata dal suo « punto di vista ». Si può definire il romanzo dostoevskiano come « romanzo ermeneutico », come grandiosa interpretazione dialogica della cultura europea in quanto partecipata dalla Russia e della cultura russa in quanto parte speciale dell'Europa. Lo spazio ermeneutico del romanzo dostoevskiano non solo è aperto a un infinito dialogo interno di voci, ma rimanda a un piano metafisicoreligioso che è privo di una consistenza dogmatica e diventa un nuovo punto di riferimento problematico del dialogo, in cui è coinvolto anche quello che sembrerebbe l'unico suo centro intangibile: la figura di Cristo.
Lo slavofilismo e il populismo, per quanto cristallizzati in un loro sistema intellettuale, contribuirono potentemente a portare il « punto di vista » russo a una nuova visione (e vis[...]

[...]esperienza rivoluzionaria russa, oltre che variamente riflessa nei romanzi, ha la sua massima espressione letteraria nell'opera di Herzen e, in particolare, nel suo Passato e pensieri, che è la storia della formazione (Bildung) di una coscienza intellettuale che cresce e resiste attraverso le prove e le crisi della storia. In questo senso Passato e pensieri è l'antitesi del maggior Bildungsroman tedesco, il Meister goethiano, intorno al quale in Russia si ebbe un significativo scambio di idee all'inizio degli anni Cinquanta. In un articolo dedicato al Meister, Apollon Grigor'ev dalle sue particolari posizioni slavofile respinge la « concezione tedesca » come « concezione del protestantismo », « tutta risolta nell'individualità e an
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gusta come la sfera dell'individualità » 6. Goethe è, per Grigor'ev, appunto il rappresentante di questa poesia dell'individualismo germanico, della « bella individualità » (schone Individualität), che mai sa rinunciare a se stessa. È significativo che l'unico romanzo russo [...]

[...]tipo ascetico e rigoristico dell'« uomo nuovo ». Ma se questo personaggio è un paradigma che si propone come un modello di comportamento poi fin troppo meccanicamente seguito e imitato, l'autentica Bildung rivoluzionaria della letteratura russa è incarnata in Herzen, nel suo Passato e pensieri, libera sintesi di un doppio ordine di svolgimento temporale: interiore e eticopsicologico l'uno, storico e politicomorale l'altro.
In Herzen il rapporto RussiaEuropa diventa non solo centro di una esperienza di vita, ma nucleo di una teoria dello sviluppo storico e dell'azione politica (il cosiddetto « socialismo russo »), che accoglie posizioni slavofile e inaugura la dottrina populista. Rispetto ad altre successive concezioni dell'originalità storicoculturale (si pensi, ad esempio, alla fortuna di una simile concezione nell'America Latina), l'idea dell'originalità storica russa ha la caratteristica di non esaurirsi in una meccanica contrapposizione alla cultura europeooccidentale, ma di porsi in un rapporto di dialettica continuità rispetto a essa[...]

[...]concezioni dell'originalità storicoculturale (si pensi, ad esempio, alla fortuna di una simile concezione nell'America Latina), l'idea dell'originalità storica russa ha la caratteristica di non esaurirsi in una meccanica contrapposizione alla cultura europeooccidentale, ma di porsi in un rapporto di dialettica continuità rispetto a essa su una base comune: quella del cristianesimo e del socialismo. A costruire l'ossatura di questo rapporto EuropaRussia interviene la filosofia della storia dell'idealismo tedesco, e di Hegel in particolare, e poi la filosofia della storia marxiana, nata essa stessa da quella hegeliana. Per il romanzo russo questo orizzonte filosoficostorico ha importanza costante. In un certo senso lo sviluppo storico viene vissuto come lo sviluppo di un intreccio romanzesco, poiché è proprio delle filosofie della storia di costruire uno schema « narrativo » di sviluppo storico. E il
6 Stat'i Lorda Dzeffri o Vil'gel'me Mejstere, in « Moskvitjanin », 1854, t. n, n. 8, kn. 2, otd. kritiki, p. 172. Cfr. al proposito V. ZIRMUNSK[...]

[...]toria di costruire uno schema « narrativo » di sviluppo storico. E il
6 Stat'i Lorda Dzeffri o Vil'gel'me Mejstere, in « Moskvitjanin », 1854, t. n, n. 8, kn. 2, otd. kritiki, p. 172. Cfr. al proposito V. ZIRMUNSKIJ, Gete y russkoj literature, Leningrad 1937, pp. 48692.
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romanzo russo si presenta quasi come una metafora di questo grandioso romanzo filosoficostorico nel cui intreccio entra un nuovo e decisivo personaggio: la Russia appunto. Una struttura filosoficostorica articola variamente il mondo del romanzo russo, secondo principi che variano da autore a autore. In Leskov, dove una filosofia della storia è assente come momento esplicito e consapevole, c'è tuttavia una impostazione di racconto secondo i moduli di una tradizione « orale » e nella direzione di realtà « indigene » che risalta su un implicito sfondo di « modernità » europea. In Tolstoj la rivolta contro la civiltà moderna è, evidentemente, una rivolta antieuropea che si fa esplicita in Guerra e pace, entrando a far parte della stessa struttura narrativa[...]

[...]tato del futuro eticoutopico e della trascendenza metafisicoreligiosa: in Platonov e Bulgakov, in Pasternak e Solzenicyn.
Se il romanzo russo « classico », abbiamo detto, può essere visto come una metafora dell'intreccio filosoficostorico universale, il romanzo russo sovietico può essere interpretato come una metafora del suo proprio sviluppo, della sua caduta e del suo riscatto e, piú ampiamente, come la cifra spirituale di tutta la vita della Russia moderna codificata nel suo romanzo ottocentesco. E se il romanzo russo classico si era svolto tra due eventi epocali (la rivoluzione francese e la rivoluzione russa) e all'interno di un confronto tra due entità storicosimboliche (la Russia e l'Europa), il romanzo russo sovietico si svolge in un tempo aperto postrivoluzionario e in uno spazio cosmicostorico che non si risolve piú nell'opposizione bipolare RussiaEuropa, ma che trova il suo centro nel rapporto della Russia col suo proprio complesso passato e presente e, di riflesso, col destino dell'intera umanità.
L'intreccio della storia universale è aperto sulla « cattiva infinità » o sulla cattiva catastrofe. Il romanzo non solo russo, ma mondiale non vive piú nel presagio di un'epoca nuova o nella delusione di questo presagio, ma nella prospettiva di una lunga fine. E nella ricchezza di un grande passato. Il « punto di vista russo » è ancora un ottimo punto di osservazione romanzesca su Russia e nonRussia, ma si apre su un paesaggio spaziotemporale ormai profondamente mutato, pur nella continuità della su[...]

[...]sato e presente e, di riflesso, col destino dell'intera umanità.
L'intreccio della storia universale è aperto sulla « cattiva infinità » o sulla cattiva catastrofe. Il romanzo non solo russo, ma mondiale non vive piú nel presagio di un'epoca nuova o nella delusione di questo presagio, ma nella prospettiva di una lunga fine. E nella ricchezza di un grande passato. Il « punto di vista russo » è ancora un ottimo punto di osservazione romanzesca su Russia e nonRussia, ma si apre su un paesaggio spaziotemporale ormai profondamente mutato, pur nella continuità della sua struttura geologica. Un paesaggio al quale, come faceva Virginia Woolf, possiamo dare il nome desueto ma autentico di « anima ». L'anima di un mondo che cerca e non trova la propria identità.
VITTORIO STRADA
7 A. GLADKOV, Slova, slova, slova..., in « Rossija/Russia », 1974, n. 1, pp. 185
240.



da Orazio Barbieri, Tradizioni della musica e del teatro italiano nell'URSS in KBD-Periodici: Rinascita - Mensile ('44/'62) 1955 - numero 10 - ottobre

Brano: [...]i questi tanto auspicati scambi, offrono sufficienti spunti per ripensare e riconsiderare l'inopportunità di quegli ostacoli non soltanto perchè — ed è essenziale — il nostro teatro lirico sofferente di una grave crisi strutturale e economica ha bisogno di espandersi e di contatti con nuove esperienze, ma anche perchè proprio nel caso dei rapporti con l'URSS si trattava di riprendere una nobile e non dimenticata tradizione del teatro italiano in Russia fino da tempi assai remoti. La prima rappresentazione di opera italiana a Pietroburgo risale al 1730 in occasione dell'incoronazione di Anna Joannovna, per la quale Augusto II, re di Sassonia, inviò il suo complesso italiano di commedianti. Gli artisti italiani ebbero grande successo. Non minore successo ebbe la compagnia capeggiata dal vecchio conte Tommaso Ristori che da Varsavia era venuto con trentasei persone a Mosca il 15 febbraio 1731 trovandovi un solo primitivo teatro. Altri artisti italiani presero in quel tempo la via della Russia ove riscossero non indifferenti successi. Interessa[...]

[...]e al 1730 in occasione dell'incoronazione di Anna Joannovna, per la quale Augusto II, re di Sassonia, inviò il suo complesso italiano di commedianti. Gli artisti italiani ebbero grande successo. Non minore successo ebbe la compagnia capeggiata dal vecchio conte Tommaso Ristori che da Varsavia era venuto con trentasei persone a Mosca il 15 febbraio 1731 trovandovi un solo primitivo teatro. Altri artisti italiani presero in quel tempo la via della Russia ove riscossero non indifferenti successi. Interessante sarebbe ricercare i motivi di questa emigrazione, stabilire se a intraprendere quei viaggi furono spinti dalla difficoltà di trovare in Italia un'occupazione e un guadagno o se attratti dal miraggio di compensi eccezionali nella nascente società mondana russa. E' certo che non si può ritenere che quelli fossero artisti falliti in patria nè inferiori di talento ai colleghi tedeschi già da tempo approdati alla Corte russa. Si sa ad esempio che Luigi Madonis. musicista veneziano arrivato a San Pietroburgo nel 1733, fu presto, per il suo tale[...]

[...]alliti in patria nè inferiori di talento ai colleghi tedeschi già da tempo approdati alla Corte russa. Si sa ad esempio che Luigi Madonis. musicista veneziano arrivato a San Pietroburgo nel 1733, fu presto, per il suo talento, uno dei più apprezzati nella orchestra di corte e nel 1757 aveva eclissato Johann Hubner (1). Non meno fortunata fu la carriera del napoletano Pietro Mira, considerato uno dei primi violinisti d'Italia. Questi, recatosi in Russia intorno al 1734, entrò ben presto nelle grazie di Anna Joannovna, ed ebbe da lei ampi poteri per recarsi in Italia per reclutare una tr*oupe che permettesse alla sovrana di realizzare finalmente il suo sogno di un teatro permanente. Secondo il Mooser, Pietro Mira avrebbe ottenuto crediti molto importanti dalla Joannovna « poiché egli riuscì a reclutare a Venezia un insieme di artisti Scelti con tanto discernimento e gusto, insieme che, lo si vedrà, non comprenderà soltanto i migliori cantori. commedianti e danzatori dell'epoca, ma ancora un maestro di cappella, secondato da un gruppo di dec[...]

[...]tale russa, nel 1735, si sentirono in dovere di creare in ogni pezzo la scena del coro e gli dettero uno splendore incomparabile» (2). (1) M. M. I VANOV, Proscloe intalianskogo teatra v PeterlurgMArchivi del Teatro Imperiale, 189495. ! (2) A LOIS OOSER, M Annales de la musiqiie et des musici cn Russie aiuti XXVIII siècle.w rinascita
643
L'arrivo di Francesco Araja a Pietroburgo segna l'ingresso ufficiale, incontrastato, dell'opera italiana in Russia, e con esso il sorgere del teatro italiano dell'opera a Corte che eserciterà per il futuro una influenza decisiva jn tutta la vita artistica del paese.
Il 29 febbraio 1736 fu rappresentata l'opera di Araja la forza dell'amore e dell'odio sulle scene del Palazzo d'inverno a San Pietroburgo, inaugurando con la partecipazione di artisti tutti italiani, «il regno dell'opera seria in Russia ». E a completare il successo di questo genere di rappresentazione dato dagli italiani contribuirono i balletti sontuosi dati negli intermezzi per la regia di Antonio Rinaldi.
La corrispondenza di P. Metastasio ci narra che nel 1736 Anna Joannovna chiese al nostro drammaturgo di scrivere un'opera per le scene di San Pietroburgo, richiesta che Metastasio non potè esaudire perchè impegnato in altri urgenti lavori per la corte di Vienna.
Il successo degli artisti italiani fu incontrastato e per ben venti anni Araja alimentò il repertorio del dramma per la musica, per le scene russe ove il comp[...]

[...]era succeduta nel 1742 Elisabetta Petrovna la quale pure ebbe un interesse per la musica e il teatro. Sotto il suo regno la « conquista » delle scene russe da parte degli italiani doveva allargarsi e poi diffondersi in tale misura che le cronache teatrali e mondane dell'epoca son piene di nomi italiani. Vale ricordare che Giovan Battista Locatelli, che lavorava a Praga, lasciò la capitale boema (e tutti i debiti che aveva contratto) e si recò in Russia ove prevedeva di ottenere grandi successi per l'opera buffa nella quale si era specializzato. Il 13 settembre 1757 contrasse un impegno per passare al servizio della Corte, impegno che sarà poi rinnovato per altri cinque anni per ordine della sovrana. L'estro creativo del Locatelli potè dispiegarsi liberamente per offrire un più vario piacere al pubblico della capitale. A tale scopo egli fece venire nel 1758 a Pietroburgo una numerosa compagnia di brillanti coreografi fra cui il maestro Antonio Sacco. Così pure per l'orchestra Locatelli fece venire in Russia un certo numero di violinisti dall[...]

[...]e 1757 contrasse un impegno per passare al servizio della Corte, impegno che sarà poi rinnovato per altri cinque anni per ordine della sovrana. L'estro creativo del Locatelli potè dispiegarsi liberamente per offrire un più vario piacere al pubblico della capitale. A tale scopo egli fece venire nel 1758 a Pietroburgo una numerosa compagnia di brillanti coreografi fra cui il maestro Antonio Sacco. Così pure per l'orchestra Locatelli fece venire in Russia un certo numero di violinisti dalla Germania e dall'Italia. Elisabetta Petrovna fu talmente affascinata dalla rappresentazione della prima opera che fece dono al Locatelli di 5 mila rubli. « Bisogna credere — scrive il Mooser — che l'eco
dei successi riportati dall'opera buffa a Pietroburgo era giunta fino alle orecchie dei moscoviti e aveva svegliato una ben viva curiosità poiché Locatelli si trovò ben presto costretto ad ampliare la costruzione del suo teatro sul terreno che, d'ordine della sovrana, gli era stato concesso nel luogo denominato Krasni Proud. L'edifìcio fu già terminato alla [...]

[...]era buffa a Pietroburgo era giunta fino alle orecchie dei moscoviti e aveva svegliato una ben viva curiosità poiché Locatelli si trovò ben presto costretto ad ampliare la costruzione del suo teatro sul terreno che, d'ordine della sovrana, gli era stato concesso nel luogo denominato Krasni Proud. L'edifìcio fu già terminato alla fine dell'anno e potè essere inaugurato nell'ultimo giorno del gennaio 1759 » (4).
Ma gli artisti italiani presenti in Russia non essendo sufficienti per soddisfare la folla di richieste del pubblico, Locatelli chiamò a Mosca il giovane compositore Vincenzo Manfredini in qualità di direttore d'orchestra e successivamente un certo numero di altri artisti fra i quali si sa che figuravano cantanti di grande fama come Leonilda Burgioni, il basso A. E. Erhardt e introdusse l'abitudine di far recitare a Mosca alcuni dei suoi artisti della capitale. Il Mooser nella sua opera Annales de la musique et de musicierus en Russie aux XVIII siècle, che è fondamentale per successive ricerche in questo campo, fornisce un lungo elenc[...]

[...] Leonilda Burgioni, il basso A. E. Erhardt e introdusse l'abitudine di far recitare a Mosca alcuni dei suoi artisti della capitale. Il Mooser nella sua opera Annales de la musique et de musicierus en Russie aux XVIII siècle, che è fondamentale per successive ricerche in questo campo, fornisce un lungo elenco nominativo di musicisti, ballerini, ecc. presenti in quel tempo a Pietroburgo e a Mosca.
Da questa epoca l'opera degli artisti italiani in Russia non riveste più carattere d'eccezionalità tanto è oramai acquisita la loro presenza e indiscusso il loro talento. Vedremo quindi a Pietroburgo Tomaso Traetta che succede al maestro B. Galuppi, Paisiello, Sarti, Cimarosa.
Contemporaneamente all'attività degli artisti italiani, tedeschi e francesi, andava facendosi strada un gruppo di autori e di attori russi. Fu infatti in questo periodo, sotto il regno di Elisabetta Petrovna, che si affermò un repertorio nella lingua nazionale. Lomonòssov, Sumarokov e Tredjakovskij furono i primi autori impegnati ad applicare non soltanto quanto avevano appr[...]

[...] il quale, ancor giovane, riuscì a fondare un piccolo teatro in provincia e poi a organizzarne uno a Pietroburgo e uno a Mosca.
Sotto il regno di Caterina II, autrice ella stessa di commedie di discusso valore stilistico ma tipiche di un particolare ambiente russo e improntate alle sue ambizioni pedagogiche, l'impulso agli spettacoli teatrali si accrebbe e incoraggiò ancor più l'afflusso di artisti italiani. Fu infatti Caterina II a chiamare in Russia il compositore Tomaso Traetta il quale vi resterà fino al 1775, mentre nello stesso periodo altri due italiani, Beimonti e Giuseppe Cinti, per alcuni anni terranno il monopolio degli spettacoli a Mosca. Ma le prospettive di diffusione degli spettacoli teatrali nelle diverse composizioni erano oramai tali da indurre il Belmonti e il Cinti a chiedere il permesso di assumere persone provenienti dai più diversi ceti sociali per avviarle alle scene. Sostanzialmente a essi può essere ascritto il merito di avere fondato la prima scuola teatrale in Russia. Così oramai la vita teatrale e musicale ferv[...]

[...] due italiani, Beimonti e Giuseppe Cinti, per alcuni anni terranno il monopolio degli spettacoli a Mosca. Ma le prospettive di diffusione degli spettacoli teatrali nelle diverse composizioni erano oramai tali da indurre il Belmonti e il Cinti a chiedere il permesso di assumere persone provenienti dai più diversi ceti sociali per avviarle alle scene. Sostanzialmente a essi può essere ascritto il merito di avere fondato la prima scuola teatrale in Russia. Così oramai la vita teatrale e musicale ferve nell'impero russo. Traetta presenta le sue nuove opere L'isola disabitata e YAntigono al Palazzo d'Inverno, Vincenzo Manfredini compone una serie di concerti, il violinista Giuseppe Passerini esegue concerti e nel 1772 la celebre Caterina Gabrielli affascina il pubblico con la sua fresca e duttile voce. In(4) Alois Mooser,, op. cit.w
rinascita 644
tanto la direzione dei Teatri imperiali dà l'incarico a Marco Coltellini, già noto per il suo libretto per VIf igenia in Tauride, di poetalibrettista e nel 1773 manderà sulle scene la sua Amore e Psic[...]

[...]i concerti, il violinista Giuseppe Passerini esegue concerti e nel 1772 la celebre Caterina Gabrielli affascina il pubblico con la sua fresca e duttile voce. In(4) Alois Mooser,, op. cit.w
rinascita 644
tanto la direzione dei Teatri imperiali dà l'incarico a Marco Coltellini, già noto per il suo libretto per VIf igenia in Tauride, di poetalibrettista e nel 1773 manderà sulle scene la sua Amore e Psiche. Gli anni successivi vedranno l'arrivo in Russia di altri italiani : il violinista Cipriano Coriner, una compagnia ambulante diretta da Melchiore Groti.
Importante per la vita musicale russa sarà il 1776, l'anno che vede l'apparizione di Giovanni Paisiello, chiamato a coprire la successione di Tomaso Traetta come primo maestro di Cappella e di Antonio Catena, chiamato da Venezia per insegnare nelle classi musicali della Casa di educazione e dell'Università. Paisiello, arrivato in Russia nel 1777, assume il ruolo di primo maestro di Cappella e di compositore e nello stesso anno mette sulla scena del Teatro imperiale la sua prima opera scritta in Russia : Nitteta e negli anni successivi fa rappresentare Lucbnda e Armidoro, La sorpresa detti dei, Achille in Sciro, I filosofi immaginari, Demetrio, L'idolo cinese, Matrimonio inaspettato. Soltanto quando, nel 1783, Ferdinando IV re di Napoli lo nominerà « maestro di Cappella, compositore di musica per drammi, per il servizio della Corte reale», Paisiello lascerà la Russia. Ciò malgrado per nulla diminuirà la presenza degli artisti italiani e del melodramma in quella Russia imperiale che reprime ogni anelito di libertà e respinge ogni spinta verso riforme sociali, ma che'moltiplica gli sfarzi della vita di corte e la pompa delle feste.
Nel 1779 ha luogo una solenne esecuzione dello Stabat Mater di Pergolesi e negli anni seguenti al 1785 saranno rappresentate le opere di Giuseppe Sarti (che giunge in Russia nel 1784) Idalide, I finti eredi, Fra i due litiganti, Armida e Rinaldo (in occasione dell'inaugurazione delHermitage), Castore e Polluce, La scelta d'amore, Zenoelea e Amore artigiano di C. Cannobbio su libretto di Goldoni, La scuola dei gelosi di Solieri.
Un periodo importante — seppure non lungo, dal 1786 al 1789 — 'e fecondo per la vita di Domenico Cimarosa, è segnato dal tempo in cui questo compositore fu in Russia. Egli fu ingaggiato dalla direzione del Teatro imperiale per sostituire Giuseppe Sarti. Cimarosa compose in quel periodo La messa prò defunctis, la cantata pastorale La felicità inaspettata, Atene edificata, una cantata drammatica, La vergine del Sole, Cleopatra. Successivamente compose il Coro di guerrieri, La sorpresa e La serenata non preveduta, Il matrimonio segreto. Nel 1788 il teatro di San Pietroburgo mise nel suo repertorio due opere di Cimarosa che erano state date a Roma : Le dònne rivali e I due baroni di Rocca Azzurra. Circa 500 sono i lavori che Cimarosa ha composto durante il su[...]

[...]e La felicità inaspettata, Atene edificata, una cantata drammatica, La vergine del Sole, Cleopatra. Successivamente compose il Coro di guerrieri, La sorpresa e La serenata non preveduta, Il matrimonio segreto. Nel 1788 il teatro di San Pietroburgo mise nel suo repertorio due opere di Cimarosa che erano state date a Roma : Le dònne rivali e I due baroni di Rocca Azzurra. Circa 500 sono i lavori che Cimarosa ha composto durante il suo soggiorno in Russia, forse non tutti conosciuti in Italia, le cui partiture sono raccolte nella biblioteca musicale dei teatri di Leningrado.
L'attività dei compositori e degli attori italiani era destinata a lasciare larga impronta fra gli artisti russi. Moltissime delle opere italiane erano tradotte in lingua russa e non pochi furono gli attori russi che le interpretarono. Da Sarti studiarono compositori russi quali S. Davydov, autore dell'opera popolare russa al principio del XIX secolo La ninfa del D\niepr, e S. Segtiarev, autore dell'oratorio patriottico Minin e Pogiarski. Allievo di Galuppi fu il composit[...]

[...]u l'attività musicale dell'italiano
Cavos a Pietroburgo ove ha lavorato in qualità di « m stro di Cappella » dell'opera russa e musicato opere testo russo tentando d'innestarvi motivi della musj popolare russa. Ma oramai il fervore dell'attività art* stica delle grandi città russe vede sempre più autorevol mente presenti e attivi i compositori e i cantanti italiani mentre continua la produzione di Giuseppe Sarti che scrive anche II genio detta Russia, si mette in scenìi h Didone di Paisiello, L'Italiana in Londra di Cimarosa Il Barbiere di Siviglia e Nina di Paisiello, La scuola del gelosi di A. Solieri, La lanterna di Diogene di G. Gu glielmi, Zenobia in Palmira di P. Anfossi con la parte cipazione dei cantanti italiani Teresa Maeiurletti, Giulio Gasparini, Paolo e Stefano Mandini, Santo Nencini, Angelo Testore, quasi tutti della compagnia di Astaritta Verso la fine del secolo, mentre appaiono sulle scene le nuove composizioni di Cimarosa (7 due supposti canti Chi dell'altrui si veste, presto si spoglia, ecc.), e si eseguono le composizi[...]

[...]fani ai quali si insegnava anche l'arte drammatica, la musica e la danza.
Ma l'autore che doveva lasciare tanta impronta di sè e suscitare tanti entusiasmi fra il pubblico russo fu Rossini (5). Intorno al 1820 comincia la sua popolarità. Odessa fu la prima città ad essere scossa dalla musica della Semiramide, dell 'Italiana in Algeri, Cenerentola, Otello, Mose, La gmzza ladra, Il Barbiere di Siviglia e da Odessa queste opere risalirono tutta la Russia, per non lasciare .mai più i cartelloni dei teatri russi. Nel 1819 a Pietroburgo è rappresentato il Barbiere di Siviglia. Pusckin ricorderà nel suo Eugenio Oneghin il successo di Rossini presso il pubblico russo e Ciaikovski definisce il Barbiere di Siviglia « perla di pregio inestimabile dell'opera italiana » (6). Eppure tanto successo nell'animo semplice e musicale del popolo russo doveva essere superato da un altro autore italiano, da Verdi. Verdi è stato ed è tutt'ora l'autore preferito in Russia e nell'Unione sovietica. La sua prima opera rappresentata in Russia fu I Lombardi nella stagi[...]

[...]i russi. Nel 1819 a Pietroburgo è rappresentato il Barbiere di Siviglia. Pusckin ricorderà nel suo Eugenio Oneghin il successo di Rossini presso il pubblico russo e Ciaikovski definisce il Barbiere di Siviglia « perla di pregio inestimabile dell'opera italiana » (6). Eppure tanto successo nell'animo semplice e musicale del popolo russo doveva essere superato da un altro autore italiano, da Verdi. Verdi è stato ed è tutt'ora l'autore preferito in Russia e nell'Unione sovietica. La sua prima opera rappresentata in Russia fu I Lombardi nella stagione 184546 a Pietroburgo. Nell'anno seguente furono rappresentate I due foscari, Emani, interpretata dal tenore Guasco. Successivamente furono rappresentate Giovanna d'Arco (184950) ; Nabucco (185152) ; Rigoletto (185253). Nel repertorio della stagione 185556 a Pietroburgo figurano già cinque opere di Verdi : Machbet (sotto il titolo Sivard il Sassone), Rigoletto, Emani, I Lombardi, Il Trovatore. Alla solenne riapertura del Boi sci oi Tcatr di Mosca, ricostruito dopo l'incendio, venne rappresentata per la prima volta la Traviata interpretata dalla
(51 A. Klokholovhin[...]

[...]on ebbe successo k riè presso il pubblico, nè presso la critica, tuttavia le fepere di Verdi — quelle di cui si è detto e quelle che Kji nostro compositore scriverà : Trovatore, Aida, Falstaff, mk)on Carlos — continueranno ad .essere rappresentate da ■lomplessi italiani fino al 1859 e successivamente saranno Bnesse in scena del teatro russo (7).
I Una base molto stabile avrà l'opera italiana a R Corte dal 1848 al 1885. In questo periodo sono in Russia i cantanti italiani Rubini, Viardo, Tamburini, Frezzolini, Mirisi, Persiani, Tomberlik e la ballerina Tagliani. Più Riardi saranno sulle scene dei teatri russi Battistini, Ma^ sini, Tamagno, Caruso, Titta Ruffo, Adelina Patti, TeRtrazzini, Paolina Lucca.
Una più approfondita indagine critica meriterebbe la Rricerca delle ragioni di tanto successo della musica itaBiiana in Russia, ma gli stessi critici russi ci aiutano a B|omprendere che essa va ricercata anche nella simpatia, Rnel trasporto di quel popolo verso l'Italia, verso un paese
■ conosciuto come terra di sole, di vita e di lotte. Il critico russo Serov scriveva : « Verdi rispecchia la propria na■ zionalità e la propria epoca ; non dell'Italia pigramente Wsonnecchiante, spensierata nella sua allegria, nelle sfere R comiche e pseudoserie di Rossini e di Donizetti, non delB'Italia sentimentale, tenera, elegiaca di Bellini, ma delBl'Italia che si è svegliata per diventare cosciente, Italia Ragitata da tempeste p[...]



da Baratono (relatore per la mozione unitaria) con presentazione di Argentina Altobelli (presidente), e Giovanni Bacci, Discorso di Baratono in Resoconto stenografico del 17. congresso nazionale del Partito socialista italiano : Livorno, 15-20 gennaio 1921 : con l'aggiunta di documenti sulla fondazione del Partito comunista d'Italia

Brano: [...]che si ribelli al nuovo, l'antica mentalità che non vuol cedere al fermento del nuovo pensiero; e mi domandavo, anche, se non fosse l'avvenimento che era sotto i nostri occhi questa mattina null'altro che un episodio di quella meravigliosa lotta che la Terza Internazionale va combattendo in tutto il mondo, lotta la quale non ha importanza soltanto nell'interno dei nostri Partiti, ma anche nella compagine di tutte le nazioni moderne.
Perché è la Russia che fa la politica internazionale, non soltanto dall'armistizio in poi, ma da prima dell'armistizio; è la Russia che ha condotto la guerra al suo logico fine: è la Russia che ha provocato la disfatta delle armi nella guerra, la disfatta di tutte le armi; è la Russia che ha provocato poi, davanti al pappagalleggiamento di Wilson, lo smascheramento di Versailles, dell'Intesa, e che ancora oggi seguita a fare la piú grande politica internazionale.
E mi domandavo se questo fatto che qui nell'interno del Partito socialista italiano avviene non fosse che un semplice episodio di questa grandiosa, meravigliosa lotta che la Terza Internazionale sostiene per preparare il domani a tutti i paesi; mi domandavo se non fosse altro che il medesimo di ciò che è avvenuto, per giustissima imposizione russa, nelle altre nazioni vicine a noi.
Ma quando — compagni, è tutta[...]

[...]he qui nell'interno del Partito socialista italiano avviene non fosse che un semplice episodio di questa grandiosa, meravigliosa lotta che la Terza Internazionale sostiene per preparare il domani a tutti i paesi; mi domandavo se non fosse altro che il medesimo di ciò che è avvenuto, per giustissima imposizione russa, nelle altre nazioni vicine a noi.
Ma quando — compagni, è tutta qui la questione — quando, per bocca del compagno Kabaktceff, la Russia . ci dice che noi, tendenza unitaria, maggioranza del Partito, siamo degli opportunisti, che soltanto per accarezzare le masse fingiamo di essere favorevoli alla Terza Internazionale; quando la Russia ci dice che noi ci accontenteremo di espellere dal nostro Partito due, tre, cinque riformisti per mantenere il
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riformismo dentro il nostro Partito, allora io mi rivolgo ai compagni comunisti e dico loro: compagni, credete veramente voi questo?
Molte voci dai palchi e dai banchi dei comunisti: Sí, sí ! (Rumori violentissimi. Interruzioni vivacissime, scambio di apostrofi. Tumulto prolungato).
ALTOBELLI, presidente: Io debbo altamente protestare contro questa intolleranza. Se si continua cosí non si potrà andare avanti. Voi non fate che provocare dei tumulti, facendo perdere un tempo ch[...]

[...]lla gola a questa gente: le couteau à la gorge. E col coltello alla gola, se è necessario, anche noi porremo questa domanda ai nostri destri d'Italia, quantunque dobbiamo riconoscere, come è giusto e leale, che i nostri destri d'Italia corrispondono poi ai sinistri di altre nazioni. Ma ciò non importa niente (applausi vivissimi della maggioranza, ululati dei comunisti), anzi è gloria nostra di essere all'avanguardia degli altri paesi (esclusa la Russia) nella posizione che ha il socialismo di fronte ai problemi rivoluzionari. Non importa niente, anzi non siamo tenuti dalla stessa storia del nostro passato ad un maggior rigore; ed oggi qui noi, ripeto, anche col coltello alla gola, metteremo ai compagni dell'ala destra la doman
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da se accettano o non accettano da ora in poi i 21 punti di Mosca, ossia i principi sanciti dalla Terza Internazionale. (Commenti animati).
E con questo noi siamo perfettamente in regola di fronte alla Terza Internazionale, di fronte ai doveri della disciplina internazionale.
La questione non può quindi fondar[...]

[...]noi siamo d'accordo che la rivoluzione, pur essendo un fenomeno internazionale, debba incominciare in qualche posto, e che il luogo nel quale possa incominciare la rivoluzione nell'Europa occidentale potrà essere benissimo l'Italia, perché in condizioni piú favorevoli degli altri.
Una voce: Manca il pane !
Voci: Compratelo ! (Vivissima ilarità. Commenti).
BARATONO: Dove, invece, per esempio, non andiamo piú d'accordo è quando i compagni della Russia, e specialmente in una delle ultime lettere inviate agli italiani, ci dicono con tutta tranquillità che non appena il movimento sarà scoppiato in Italia, immediatamente ci verrà l'aiuto della Francia, della Inghilterra, della Russia stessa. (Commenti. Rumori vivissimi).
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MISIANO: Non dice cosí, gesuita ! (Rumori vivissimi e prolungati. Scambio di apostrofi).
ALTOBELLI, presidente: Noi torniamo ad invitarvi a non interrompere.
BARATONO: Dice proprio cosí. È la penultima lettera firmata <c II Comitato esecutivo della Terza Internazionale », pubblicata anzi prima sull'Avanti ! di Torino, 1'11 dicembre, e poi su quello di Milano, dove c'era un periodo molto chiaro che parlava perfino, compagni, di invio di grano, aiuti da parte della Russia. Ed in quella lettera si diceva che immediatamente ci sarebbe venuto il sosteg[...]

[...]sí, gesuita ! (Rumori vivissimi e prolungati. Scambio di apostrofi).
ALTOBELLI, presidente: Noi torniamo ad invitarvi a non interrompere.
BARATONO: Dice proprio cosí. È la penultima lettera firmata <c II Comitato esecutivo della Terza Internazionale », pubblicata anzi prima sull'Avanti ! di Torino, 1'11 dicembre, e poi su quello di Milano, dove c'era un periodo molto chiaro che parlava perfino, compagni, di invio di grano, aiuti da parte della Russia. Ed in quella lettera si diceva che immediatamente ci sarebbe venuto il sostegno dei Partiti socialisti delle nazioni consorelle.
È una piccola questione: in fondo noi siamo d'accordo, cioè non ci facciamo illusioni, ma il non farsi illusioni implica naturalmente, non il fatto che si esiti o che si voglia andare indietro, ma il fatto che non si voglia quello che potrebbe mal riuscire domani; il fatto che si possa domani avere una diversa valutazione dell'opportunità particolare nazionale, locale, nella quale siamo noi i giudici competenti. E questo solo noi rispondiamo a Mosca. Rispondiamo a[...]

[...]si possa domani avere una diversa valutazione dell'opportunità particolare nazionale, locale, nella quale siamo noi i giudici competenti. E questo solo noi rispondiamo a Mosca. Rispondiamo a Mosca: permetteteci di valutare la situazione nostra coi nostri occhi in ciò per cui questa situazione è nazionale, è fatto nostro, di cui noi conosciamo le condizioni, di cui noi conosciamo le cause, la portata, gli effetti.
E diciamo ancora ai compagni di Russia: non siamo affatto alieni, non escludiamo affatto che se a voi, compagni dell'Internazionale, pei bisogni dell'Internazionale, sembrasse un giorno necessario anche il sacrificio del Partita d'Italia, noi saremo pronti a farlo: ma almeno questo vi domandiamo: di poterne discutere con voi, di poterci sentire uniti con voi, non di ricevere ordini ma di avere con voi una collaborazione continua, di avere un contatto continuo fra la Direzione del Partito socialista italiano e la Commissione esecutiva della Terza Internazionale. (Bene!). Vi domandiamo un contatto piú stretto, una intimità piú amich[...]

[...] presenza di qualche destro nel nostro Partito avrebbe proprio impedito alla rivoluzione di aver luogo. (Interruzioni).
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Io non ne parlerei (come non citerò, se non per esemplificare, questioni particolari e tacerò del tutto di questioni personali) non ne parlerei se non ci fosse la circostanza che io era nella Direzione del Partita e che nessun altro fra gli oratori potrà riferirne come testimone oltre Gennari, perché Serrati era ancora in Russia, quantunque una vignetta lo rappresenti addormentato, in quei giorni.
Ed anche qui mi rivolgo al compagno Gennari: poniamo la questione nel fatto, senza nessuna intenzionalità, e cerchiamo di ricostruire la storia di quei giorni.
Io ricordo ciò che ho osservato; quelle ore, le ho seguite, le ho vissute; se voi credete che venga in malafede a parlare e a cercare di modificare i fatti, ditemelo subito, piuttosto che interrompermi dopo, ed io tacerò; ma se voi ammettete la buona fede di un uomo, la storia é questa, molto semplice, esposta non per difendere uomini o tendenze riformistiche, ma p[...]

[...]c'è quest'accusa !
BARATONO. ...accetti questa accusa dei compagni russi, che anche questa mattina ci hanno mosso: di aver noi tradito la rivoluzione; quest'accusa per lo meno di debolezza a di codardia, di avere sabotato una rivoluzione, che secondo Lenin e Zinowieff sarebbe riuscita vittoriosa, nella piccola Italia ! mentre all'intorno già erano caduti gli altri tentativi e infieriva ovunque la piú atroce reazione; mentre le stesse armi della Russia bolscevica erano state infrante a Varsavia; in Italia, piccolo povero paese senza risorse, che non poteva realizzare le speranze concepite a Bologna, non già per l'intervento di Turati o D'Aragona, ma per cause piú profonde e generali.
Noi discordiamo dai compagni di Mosca in questa critica che riguarda il passato recente del Partito socialista. Siamo d'accordo in ciò che riguarda l'avvenire; siamo perfettamente d'accordo coi compagni di Mosca nel desiderare un accentramento maggiore nel Partita socialista italiano, e un disciplinamento piú efficace, nonché una piú stretta
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dipendenza d[...]

[...]e politica al di fuori della scienza... (applausi) — non è ammissibile che in quel momento voi veniate fuori con una critica a questa nostra azione parlamentare.
Non è possibile, caro Turati, il giorno in cui noi tutti riconosciamo che l'orientamento di tutti i Partiti del mondo deve essere verso l'Internazionale, perché essa deciderà delle sorti di tutto il mondo, perché se abbandonassimo l'Internazionale, se dovesse cadere l'Internazionale in Russia, sarebbe finito per ora tutto il nostro movimento socialista... (Applausi vivissimi).
Voci: Siamo d'accordo !
BARATONO: E quello che dimostro !... non è ammissibile che tu venga fuori con una prefazione che mette in valore un libercolo... (applausi), perché quello che dice il libro non ha importanza come fatto e io posso dipingere lo stesso quadro che si fa delle condizioni della Russia, se vi descrivo molti paesi della nostra Sicilia dove trovo la stessa miseria e la stessa incapacità ad organizzarsi, mentre questa miseria e questa disorganizzazione che è oggi in Russia c'era anche prima, al tempo dello czarismo, e la rivoluzione non poteva modificare in un giorno. Ma a quei fatti dà valore la tua interpretazione di socialista, e quindi è assurdo che tu possa in nome della libertà di pensiero svalutare tutta quanta l'opera rivoluzionaria nel giorno che il Partito la prende ad esempio, sia pur leggendario e simbolico, della propria azione.
Voi avete inventato, compagni concentristi, una libertà che è un astratto.
Che cosa è libertà? È come la democrazia. La stessissima questione. Come la questione del diritto individuale. Ma la libertà ha un limite, è relat[...]

[...]oluzione, ad adoperare questi metodi, che sono generali per tutte le rivoluzioni, nello stesso identico modo con cui sono stati adoperati dai compagni russi, e da formare quindi in Italia, prima un Partito politico rivoluzionario di congiura contro il Governo borghese, al solo ed unico scopo della presa di possesso violenta e armata del Governo, e poi un'instaurazione del Governo socialista sul figurino preciso ed esatto di ciò che è avvenuto in Russia.
I russi dicono — badate, ce lo ha dichiarato Graziadei — che essi non impongono nulla di tutto ciò, che non intendono dettare le leggi precise circa la tattica, le circostanze, l'adattamento di quelli che sono i principi generali della rivoluzione per tutti i paesi del mondo. Non intendono di forzarci la mano, di darci il figurino del nostro Governo, della nostra azione specifica di un certo momento.
Per noi comunisti, per noi che discendiamo dal « Manifesto » di Carlo Marx e di Federico Engels, la dittatura del proletariato è semplicemente una concezione rivoluzionaria che si oppone alla [...]

[...]della vita politica si possa e si debba imporre agli altri. Se si fa in qualche posto, si fa benissimo. Nego che si possa assumere ciò come nostro programma; soprattutto nego, e insisto ancora sulle condizioni reali dell'Italia, e vi dico che se voi intendete accaparrarvi il diritto ad una dittatura proletaria in Italia nei senso di dare l'assoluto potere nelle mani di una piccola minoranza, non potreste mantenere questo potere in Italia come in Russia (applausi), appunto perché la psiche italiana è diversa da quella russa, perché noi non siamo orientali e questo consesso lo dimostra ampiamente.
Se in Italia ci fondiamo solamente sulla credenza che una minoran
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za possa mantenere il potere, perché minoranza e quantunque minoranza, sulla maggioranza degli operai, corriamo dietro a una chimera. Ciò sarebbe fattibile solamente a condizione di fucilare continuamente la massa dei compagni ribelli, perché in Italia tutti siamo ribelli e ci ribelliamo anche al piú intelligente, al piú onorato, al piú vecchio, al piú austero che ci voglia det[...]

[...]possa mantenere il potere, perché minoranza e quantunque minoranza, sulla maggioranza degli operai, corriamo dietro a una chimera. Ciò sarebbe fattibile solamente a condizione di fucilare continuamente la massa dei compagni ribelli, perché in Italia tutti siamo ribelli e ci ribelliamo anche al piú intelligente, al piú onorato, al piú vecchio, al piú austero che ci voglia dettar legge, di cui non siamo consensualmente persuasi.
L'Italia non è la Russia e non sperate di istituire un Partito di selezione, un Partito di congiure segrete, com'era il Partito dei rivoluzionari russi prima della rivoluzione, non sperate dopo di istituire un Governo sul tipo di quello che oggi esiste in Russia.
Analogamente circa la questione della violenza. Anche qui pub darsi che ci siano dei malintesi e degli equivoci. (Segni di vivissima attenzione).
Purtroppo nella mentalità di tanti nostri compagni, nelle nostre Sezioni, si chiamano rivoluzionari quelli che son pronti a menar le mani e si chiamano riformisti quelli che non hanno questa inclinazione. (Commenti animatissimi). E si confonde il problema della violenza con lo strumento della rivoluzione, che è tutt'altra cosa, compagni !
Purtroppo si è formata questa mentalità, che discende in parte dalla guerra, dalla teoria dell'assalto front[...]



da relazione di Costantino Lazzari sotto presidenza Azimonti, Discorso Lazzari in Resoconto stenografico del 17. congresso nazionale del Partito socialista italiano : Livorno, 15-20 gennaio 1921 : con l'aggiunta di documenti sulla fondazione del Partito comunista d'Italia

Brano: [...]ialista diventa piú grande e vada invadendo la grande massa del popolo italiano. (Applausi).
Dunque restiamo a terra, e restiamo in terra italiana, per vedere se il rimedio che viene proposto, della scissione, risponda realmente ad
una necessità del nostro movimento.
Il compagno Graziadei, che è venuto a parlare qui lungamente e che può portare la impressione piú fresca della sua permanenza a Mosca, nel centro della rivoluzione proletaria di Russia, ci ha comunicato l'impressione, i propositi, i risultati della missione alla quale egli ha partecipato. Noi abbiamc ascoltato con molta attenzione ciò che egli diceva per vedere se le sue conclusioni rispondevano oltre a quelle che
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sono le esigenze del movimento internazionale, a quelle che sono le esigenze del nostro movimento nazionale. In verità il compagno Graziadei ha creduto necessario, dopo il suo primo discorso di ieri mattina, di venire alla tribuna a fare una specie, non dico di atto di contrizione, ma una specie di spiegazione che poteva parere una giustificazione perché com[...]

[...]nale. No, noi non crediamo di avere meriti speciali:. noi crediamo, semplicemente — ed io che sono stato uno degli artefici responsabili dell'andamento del Partito durante la guerra — di avere sempre fatto il nostro dovere, tutto quel dovere che potevamo fare di fronte al dilemma della compagine socialista nazionale ed internazionale. Tutto quello che dovevamo, che potevamo fare, abbiamo cercato di farlo e quindi domandiamo ai nostri compagni di Russia non un riconoscimento dei nostri meriti, ma la valutazione chiara della situazione nella quale noi ci troviamo. Ecco perché noi non domandiamo eccezioni, ma facciamo semplicemente appello alle stesse deliberazioni della Terza Internazionale, un appello certamente molto modesto, ma onesto, per cui nella mia mozione è appunto espresso chiaramente come la nostra adesione alla Terza Internazionale abbia una sua caratteristica
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speciale. Noi abbiamo data quella adesione prima di tutti gli altri Partiti in Europa e prima ancora di quelli che hanno risposto al messaggio del marzo 1918, perché l[...]

[...]potere essere considerato nei destini della civiltà moderna borghese come una forza reale ed effettiva; quindi nella determinazione dei rapporti internazionali fra gli Stati, l'Italia, come ha contato poco prima della guerra, come ha contato poco durante la guerra, conta ancora meno dopo la guerra e dopo la vittoria. È per questo che i compagni della Terza Internazionale, nel loro bisogno di servire giustamente, legittimamente, la rivoluzione di Russia, come il faro, il centro del fuoco, della fiamma inestinguibile della rivoluzione mondiale, hanno bisogno che in questo paese, che non ha un grande valore sul bilancio dell'equilibrio internazionale e mondiale della borghesia, si desti e si sviluppi quella fiamma rivoluzionaria proletaria che purtroppo è stata una entità trascurabile in mano dei Par
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titi socialisti della Francia, dell'Inghilterra e della Germania, Partiti so cialisti che avevano tradizioni e passato maggiori del nostro, mezzi ed estensione maggiori del nostro, ma che erano, inizialmente, Partiti socialisti socialdemocra[...]

[...]e noi cerchiamo di imprimere al nostro Partito perché il nostro Partito possa essere all'altezza dei tempi, all'altezza del movimento e degli avvenimenti che si preparano e possa affrettare questi avvenimenti con la sua forza compatta ed omogenea, sempre piú omogenea. Voi sapete che da quando si è creato il Partito, tanto lavoro si è fatto per spogliarlo delle sue scorie, dei suoi pericoli, dei suoi danni. Noi dobbiamo dire ai nostri compagni di Russia, ai nostri compagni della Terza Internazionale, i quali sono venuti a questa tribuna a dirci tante belle cose, a darci tanti bei consigli, ad esprimerci tante belle considerazioni, che debbono tener conto della situazione in cui si trova il Partita socialista d'Italia e debbono riconoscere quello che noi abbiamo fatto per la nostra vita ed anche a favore dei Partiti di tutto il mondo.
Vi ricordate nel 1912 quando il nostro Partito ha liquidato i socialpatrioti e i socialdemocratici che esistevano nel nostro Partito? I Bono mi, i Cabrini, i Podrecca, i Bissolati sono stati espulsi dal nostro [...]

[...]tti senza ricorrere a questa scissione la quale ci viene consigliata da coloro che non conoscono la nostra storia, che non hanno cognizione della vera situazione in cui ci troviamo. Da chi sono stati informati? Le informazioni che io ho dato al compagno Lenin ed al compagno Trotzki nelle riunioni di Zimmerwald e di Kienthal non portavano certamente alle conclusioni a cui essi sono venuti. (Approvazioni). Io mi ricordo che salutando i compagni di Russia, insieme ai quali facevo parte di diverse Commissioni, salutando quei compagni, perché si avvicinava il primo maggio ed era quindi necessario che io fossi in Italia, dissi al compagno Lenin: « Noi andiamo in Italia. Io ho la direzione del Partito socialista italiano. Io vi dico, compagni di Russia: Siamo nel pieno della guerra, nel pieno dei furori, degli orrori che sono scatenati nel mondo dal conflitto degli interessi degli sfruttatori del lavoro. Noi socialisti d'Italia non possiamo promettervi di fare grandi cose: vi promettiamo una cosa sola: noi non ci curveremo mai di fronte al misfatto dei nostri dominatori ». (Bravo !). Il compagno Lenin ha detto: « Questo basta per la nostra coscienza, per assicurarci della fede e della bontà del Partito socialista italiano ». Noi ci siamo lasciati, poi gli avvenimenti ci hanno travolto e oggi troviamo il compagno Lenin e gli altri compagni d[...]

[...]ro. Noi socialisti d'Italia non possiamo promettervi di fare grandi cose: vi promettiamo una cosa sola: noi non ci curveremo mai di fronte al misfatto dei nostri dominatori ». (Bravo !). Il compagno Lenin ha detto: « Questo basta per la nostra coscienza, per assicurarci della fede e della bontà del Partito socialista italiano ». Noi ci siamo lasciati, poi gli avvenimenti ci hanno travolto e oggi troviamo il compagno Lenin e gli altri compagni di Russia informati imperfettamente, non vogliamo dire artificiosamente informati, sulla situazione in cui ci troviamo. Oggi essi vengono a con
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sigliarci ed a spingerci continuamente verso la scissione fra noi, che non è né utile né necessaria.
La direttiva di questa scissione quale è? L'anno scorso a Bologna noi eravamo agitati da questa visione che naturalmente si era introdotta anche nelle file del nostro Partito e che era conseguenza dello scatenarsi della violenza della guerra, della violenza armata cosí perfetta, cosí sistematica, cosí bene organizzata dal capitalismo che aveva cagionato i[...]

[...]ti, gli ignoranti e gli indifferenti dai quali siamo circondati.
Ecco, cari compagni, perché vi chiamo a considerare gravemente,. seriamente, ed anche tristemente, la situazione nella quale ci troviamo, di fronte alla necessità di decidere che abbiamo, perché la Direzione del Partito ci ha portati a decidere su questa base. La Terza Internazionale, la quale è stata male informata, in piena buona fede, ma imperfettamente, ed i nostri compagni di Russia ci consigliano continuamente, ci spingono a fare sí che questa scissione avvenga per la necessità del loro movimento e fanno appello agli organi loro speciali in Italia, coi quali si vede hanno rapporti diretti e che sono considerati come il loro Vangelo.
L'Ordine Nuovo di Torino. Sí, noi abbiamo visto con molta simpatia, anche per i muri delle città, i manifesti di questo giornale, significanti il mondo legato con le catene ed il proletariato che spezza queste catene che cascano nell'abisso del creato. È l'ordine nuovo ! Mi ricordo di essermi fermato davanti a quel manifesto. Ma guarda un p[...]

[...]a: Viva il Comunismo ! (Applausi dei comunisti, tumulto).
LAZZARI: Il compagno Nicola Barbato mi ha consigliato di accettare il mandato dei contadini di Piana dei Greci di rappresentarli a questo Congresso appunto per questa, che è una ragione fondamentale e programmatica, di risolvere la questione nella quale ci troviamo di fronte a questa proposta, a questo progetto di scissione del Partito.
Io capisco perfettamente come i nostri compagni di Russia abbiano dovuto accettare questa distinzione, abbiano dovuto chiamarsi « comunisti » invece di socialisti di fronte alla confusione, alla mistificazione avvenuta nel campo socialista internazionale. Poiché bisogna pensare che in Russia anche i « riformisti » si chiamano « rivoluzionari ». Qui, in Italia, i nostri compagni sarebbero spaventati solo a chiamarsi « rivoluzionari ». In Russia la nuova organizzazione ha portato a questa distinzione; è stato necessario opporre come mezzo di selezione e di distinzione per le direttive che debbono seguire i proletari, di opporre la concezione comunista a quella che era la concezione generica, perché quelli che si chiamano comunemente « socialisti » erano tutti dei transigenti, degli accomodanti, della gente collaborazionista con le classi dominanti ed hanno dovuto scegliere questo precipitato, questo termine di distinzione, nel Comunismo, il quale rappresenta appunto il futuro ordinamento economico della società comunista. E stato nec[...]

[...]to noi diciamo: Pensate a quello che fate.
Voce: Non siamo anarchici noi ! (Rumori).
LAZZARI: Questa scissione viene consigliata nell'interesse della Terza Internazionale. E veniamo a decidere su questa scissione. Il compagno Graziadei vi ha richiamati alla lettura delle pagine di questo libretto; ebbene, io vi ricordo, come ho ricordato in varie discussioni cui ho preso parte nelle diverse Sezioni, come l'alta coscienza dei nostri compagni di Russia abbia loro consigliato a definire chiaramente quale è la linea di condotta che si doveva tenere per servire realmente la Terza Internazionale e per servirla nei diversi paesi di Europa e del mondo. L'alta coscienza loro ha suggerito l'art. 16, la condizione sedicesima. Io non so se avete letto e meditato. A me è capitato leggerla e commentarla nelle riunioni preparatorie, e piú la rileggo, piú mi convinco, tanto piú legandola alle diverse frasi del manifesto, che essa rappresenta lo scrupolo dal quale si sentivano presi i compagni russi sulla possibilità per la Terza Internazionale di potere [...]

[...]o illustrato la storia del socialismo mondiale. Kautsky è un pozzo di sapienza. Io ho avuto il piacere, la combinazione, di salutarlo e non ho esitato a dirgli: « No, la vostra dottrina è traditrice; vale piú la nostra pratica in
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Italia ». (Approvazioni). Noi non abbiamo scritto trattati, ma abbiamo fatto un'opera continua come quella del compagno Serrati che combatteva di fronte alla grande forza intellettuale anche dei nostri compagni di Russia. E una bellissima cosa. Noi italiani siamo di un'altra natura. Facciamo pochi trattati, pochi manuali e facciamo molte opere. (Commenti, approvazioni).
E da poveri, da semplici, da modesti uomini e proletari che siamo, abbiamo creato in Italia un movimento col quale le classi dominanti devono fare i conti oggi e dovranno capitolare domani. Ieri è venuto qui il rappresentante della Bulgaria a ricordarci le deliberazioni della Terza Internazionale anche sulla questione agraria. Vi siete mai accorti, leggendo i diversi manuali mandati da Mosca e da Pietrogrado come sono belli, pedagogici i cons[...]

[...]licata e temuta. Noi in Italia abbiamo la superbia di avere affidato la trattazione di questa questione agraria alla Federazione nazionale dei lavoratori della terra, che è il lavoro piú avanzato, piú perfetto, piú grandioso del movimento di organizzazione dei contadini, dei lavoratori della terra che esiste in tutta Europa. (Approvazioni, interruzioni da parte dei comunisti).
MAZZONI: Cosa volete sapere voi, manica di ignoranti ! (Tumulto). La Russia ha un programma agricolo del <c Pipi ». (Nuovo tumulto violentissimo, con scambio di apostrofi fra i due gruppi nella sala e nei palchetti).
LAZZARI: Quindi, noi siamo in questa condizione favorevole. Io vi ricordo, compagni, che le vostre deliberazioni conclusive che prenderete, dovete prenderle con piena libertà di coscienza e di voto. Io non so se si sia adottato ancora il sistema deplorevole adottato al Congresso di Bologna, dei voti imperativi. Noi il giorno che abbiamo ricevuto il mandato di sostenere le ragioni dei nostri compagni organizzati, abt biamo ricevuto il mandato di venire i[...]

[...]ione. Se io mi sento sullo stesso terreno di uno qualsiasi
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dei propugnatori delle varie tesi, voglio essere libero di esprimere per me e per loro l'intera espressione del mio diritto sovrano di decisione. Spero che sarete venuti in questo Congresso con questa piena libertà di coscienza nel decidere. Ricordatevi delle conseguenze alle quali andremo incontro se volete accettare questa scissione che ci viene consigliata dai nostri compagni di Russia, i quali hanno giudicato noi per le imperfette ed incomplete informazioni che hanno avuto del nostro movimento. Se volete tenere presente tutto il quadro storico del nostro movimento, credo che la maggioranza di voi dirà: « Noi siamo qui a decidere fra la unità e la scissione; quale è il maggior bene che noi possiamo fare al nostro movimento?)». Allora non esito a dichiarare che l'unico bene, inapprezzabile, indistruttibile che noi abbiamo a nostra disposizione, è l'unità colla quale possiamo portare alla Terza Internazionale una forza reale, effettiva e devota. Con una scissione si porterebb[...]



da [I Documenti del convegno. Appunti per le relazioni e Comunicazioni] A. Caracciolo, A proposito di Gramsci, la Russia e il movimento bolscevico in Studi gramsciani

Brano: Alberto Caracciolo
A PROPOSITO DI GRAMSCI,
LA RUSSIA, E IL MOVIMENTO BOLSCEVICO
1. Uno studio della posizione e del pensiero di Gramsci in rapporto alla Rivoluzione russa, al partito bolscevico, all'Internazionale comunista, ci fa pensare a quello, piú volte intrapreso ed oggi rinnovato da valenti studiosi, sulle relazioni tra giacobinismo italiano e Francia repubblicana. Anche qui, mutati tanti altri elementi, si tratta infatti di individuare quanto vi sia nel pensiero e nel movimento politico di autoctono, antecedente all'importazione di idee da un grande paese rivoluzionario, e quanto vi sia di acquisito ex post. Nel nostro caso naturalment[...]

[...]one storica piú consapevole abbisogna di cautele, riflessioni, apporti critici molteplici. Non avendo dietro di noi un lavoro abbastanza completo, ci limiteremo dunque ad esporre nella presente comunicazione alcune avvertenze metodologiche o tecniche, e a suggerire una prima posizione di problemi, rimandando ad altra occasione un'analisi piú diffusa. E limiteremo il discorso strettamente agli anni della rivoluzione e della direzione leniniana in Russia.
96 1 documenti del convegno
2. La ricerca è resa difficile anzitutto da alcune circostanze che valgono per ogni studio gramsciano, ma che pensiamo doveroso segnalare nuovamente in questa sede. In primo luogo sta quella di possedere ancora una edizione assai parziale degli scritti anteriori al carcere. Gli scritti del 191718, ripubblicati su Rinascita quest'anno, lasciano ancora desiderare altri articoli dello stesso periodo che solo adesso, a dodici anni dalla Liberazione, sono in corso di ristampa. Quelli dell'Ordine Nuovo, benché raccolti in volume, contengono omissioni che ognuno di noi[...]

[...]rrere alle complicate «letture fra le righe » che si rendono necessarie per cogliere le divergenze nei successivi periodi del Comintern o del Cominform. Basti pensare alle grandi discussioni del 19211923 fra i vari gruppi italiani (ordinovisti, bordighiani, socialisti di Serrati) e la centrale esecutiva, per le quali disponiamo ancora di vasto materiale.
Non mancano naturalmente serie lacune nelle fonti. Riguardo al problema dei rapporti con la Russia sovietica, alle lacune dovute al carattere semiclandestino dell'opera di Gramsci e alle distruzioni fasciste, se ne aggiungono altre. Vi è intanto una povertà di documentazione da parte di testimoni oculari. I protagonisti della Internazionale comunista, che potevano recare importanti testimonianze da vari angoli visuali, sono in gran parte scomparsi, o nelle rare pubblicazioni memorialistiche hanno mostrato di restare strettamente legati, nella protesta o nella disciplina, agli strascichi attuali di antiche polemiche. Questo non ci fa disperare, perché è nel mestiere dello storico muoversi f[...]

[...]ica.
Vi è poi un altro fatto deplorevole, ed è la mancanza assoluta, al giorno d'oggi, di fonti russe utili a questo genere di ricerca: carte degli archivi di partito, di governo, della Internazionale. La questione è stata
98 I documenti del convegno
sollevata piú volte, per esempio al congresso internazionale di scienze storiche dei 1955, per quanto riguarda gli archivi diplomatici. Lo scorso anno sembrò che si andasse verso la riapertura in Russia di tutti gli archivi. Di fatto però non si vede niente di nuovo, o si osservano utilizzazioni di documenti cosí evidentemente lacunose che inducono a chiedersi se non valga meglio il silenzio 1. Certo è che molto ameremmo sapere, attraverso fonti russe, del periodo di permanenza di Gramsci nell'Unione sovietica, dei suoi studi, delle sue conoscenze malgrado la scarsa simpatia che ha circondato fin qui in URSS la storia della Internazionale e la figura stessa di Gramsci. È da augurarsi che una piú distesa temperie politica e autonomia scientifica possa migliorare in avvenire la disponibilità d[...]

[...]urle tutte intere alla misura della propria passione.
Un importante esempio di questo modo di vedere si trova nella questione del rapporto tra Soviet russi e Consigli di fabbrica italiani. E si può cominciare da qualche rilievo sulla precisione stessa dei dati d'informazione adoperati da Gramsci nel suo tentativo di istituire un parallelismo fra le due esperienze. Prendiamo il caso dell'apporto fisico di operai alla direzione delle fabbriche in Russia, nel 1921. Pur avvertendo i pericoli di burocratizzazione che si stanno manifestando in quel periodo 1, Gramsci manifesta fiducia nelle capacità di autogoverno operaio in Russia, e la conferma con cifre ottimistiche sulla presenza di operai alla direzione industriale: « In regime comunista... l'industria sarà amministrata dagli operai stessi... In Russia le competenze industriali sono uscite dai Consigli di fabbrica, non dalla burocrazia sindacale: in Russia il 60 % [corsivo nostro} delle officine sono dirette oggi da operai che si sono formati nei Consigli di fabbrica, vivendo la vita rude del lavoro industriale » 2. Ora, non sappiamo da. quali fonti Gramsci traesse queste cifre, ma è da osservare che proprio in quel torno di tempo un'inchiesta ufficiale aveva rilevato, come riporta il Dobb, che nelle aziende censite l'apporto operaio non avrebbe invece superato il 36 %, di fronte a una maggioranza di eximpiegati, exproprietari, exdirettori, ecc.3. Le stesse preoccupazioni su sviluppi burocratici in nuce, benché presenti, passavano dunque per Gr[...]

[...]amsciano, che lo distingue dal pensiero di Lenin e che a sua volta distingue il movimento dell'« Ordine Nuovo » — tutto generato dal basso, articolato, autogovernato — dal movimento dei Soviet russi tendente alla centralizzazione.
Non si può confondere il ruolo dei Soviet nella rivoluzione e dopo, col ruolo dei Consigli di fabbrica torinesi. Innanzitutto i Soviet, come organi di potere, erano diversi dai veri e propri Consigli di azienda che in Russia (seppure con compiti modesti, per la povertà dell'iniziativa proletaria in molti luoghi e anche per l'accentramento in atto, fin dalla primavera 1918, nella direzione economica dello Stato) erano stati creati. E cosí non si può parlare in Russia di gestione operaia nel senso proprio di questa parola, neppure dopo il « decreto sul controllo » del 14 novem bre 1917, benché Gramsci scriva piú volte che « l'esistenza del Consiglio dà agli operai la diretta responsabilità della produzione », e che « nell'organizzazione per fabbrica si incarna dunque la dittatura proletaria » 1_ Il paragone gramsciano cosí consueto, fra i Soviet ed i Consigli torinesi, imperniati appunto sull'idea del « controllo operaio », della autonomia dei produttori, di un potere statale nascente dalla fabbrica, appare pertanto arbitrario nei fatti. Esso vale piuttost[...]

[...] che « nell'organizzazione per fabbrica si incarna dunque la dittatura proletaria » 1_ Il paragone gramsciano cosí consueto, fra i Soviet ed i Consigli torinesi, imperniati appunto sull'idea del « controllo operaio », della autonomia dei produttori, di un potere statale nascente dalla fabbrica, appare pertanto arbitrario nei fatti. Esso vale piuttosto, agli occhi di una nostra critica, come indicazione di una tendenza di cui Gramsci riconosce in Russia alcuni elementi, e che si sforza di immaginare vittoriosa e di portare nel proprio paese fino alle estreme conseguenze. Per questo, laddove egli piú liberamente prefigura il significato di un movimento consiliare che giunga al potere dello Stato, abbiamo davanti agli occhi un quadro già molto diverso da ciò che era in atto in Russia. Attraverso l'esperienza e la propaganda, egli dice, le istituzioni consiliari « si svilup
1 « Sindacati e consigli », dell'ottobre 1919, giá ripubblicato nel volume L'Ordine Nuovo, pp. 3839.
Alberto Caracciolo 101
parono, si incorporarono nuove e piú importanti funzioni amministrative, e finalmente, diventati organi costituzionali dello Stato proletario, realizzarono l'autonomia sovrana del lavoro nella produzione », ecc.', e quindi la Rivoluzione russa confermerebbe che « la costruzione dei Soviet politici comunisti non può che succedere storicamente a una fioritura e a una prima sistema[...]

[...] per Gramsci garantisce che vi sia pienezza di egemonia proletaria, e organica partecipazione alla direzione statale. Attraverso il controllo esercitato dai Consigli, « la classe operaia, essendosi conquistata la fiducia e il consenso delle grandi masse popolari, costruisce i1 suo Stato » 2. Il momento dell'egemonia, del consenso è essenziale alla rivoluzione.
Ora per Gramsci l'esempio russo soddisfa compiutamente a questa esigenza. Perché « in Russia tende a realizzarsi cosí il governo col consenso dei governati, con l'autodecisione di fatto dei governati, perché non vincoli di sudditanza legano i cittadini ai poteri, ma si avvera una compartecipazione dei governati ai poteri. I poteri esplicano una immensa opera educatrice, lavorano a rendere colti i cittadini, lavorano alla realizzazione di quella Repubblica di saggi e di corresponsabili che è il fine necessario della rivoluzione socialista... » 3.
Emerge l'idea di una egemonia che deve essere in atto già prima della rivoluzione, e nel corso di essa e dello stabilimento delle basi del [...]

[...]rande rilievo teorico. E vero comunque che nelle speranze e nei giudizi del primo Gramsci è viva l'idea dell'egemonia come condizione per il potere. Essa è abbastanza vicina a quella di Lenin, ma non ha nulla a che fare con la prassi staliniana di una attribuzione al gruppo dirigente di partito, per un periodo di tempo indefinito, dei poteri essenziali della società e dello Stato. E sarà poi da vedere se ed in quale misura, dopo la sua andata in Russia nel 192223, Gramsci non sarà indotto a temperare il suo ragionamento, almeno per quanto riguarda l'esperienza sovietica. Un articolo del 1926, se scritto dalla sua penna, farebbe pensare ad una accettazione dell'idea di una egemonia che si compia dopo la presa del potere, dove si dice che « il gradualismo socialista diventa possibile solo quando il potere è passato nelle mani della classe operaia e quella ha creato un nuovo Stato al posto dello Stato capitalistico » 3. Comunque vari passi dei Quaderni e gli stessi sviluppi
« Note sulla rivoluzione russa », Il Grido del popolo, 29 aprile 1917[...]



da Kabaktceff (delegato dei comunisti bulgari e delegato come membro del Comitato della Terza Internazionale) [traduzione dal francese dell'onorevole Misiano], Discorso Kabaktceff in Resoconto stenografico del 17. congresso nazionale del Partito socialista italiano : Livorno, 15-20 gennaio 1921 : con l'aggiunta di documenti sulla fondazione del Partito comunista d'Italia

Brano: [...]ricani chiudono le fabbriche e gettano sul lastrico milioni di operai in preda alla disoccupazione, nel tempo stesso in cui i popoli europei cadono in una miseria piú nera a cagione della mancanza di prodotti industriali. D'altra parte, i paesi industriali, che hanno bisogno di materie prime, come, ad esempio, l'Inghilterra, per timore della rivoluzione russa, privano se stessi e l'Europa intera della sorgente piú importante di materie prime: la Russia. La produzione cessa in alcuni paesi, perché é stato molto prodotto e non si può esportare; la produzione cessa in altri paesi a cagione della mancanza di materie prime.
Durante la guerra, la borghesia ha trovato il collocamento migliore dei suoi capitali nelle grandi industrie militari e nei prestiti per l'esercito. Le ricchezze colossali, da essa accumulate durante la guerra, non sono oggi collocate nelle industrie, perché questa borghesia non vi può trovare il medesimo utile. Insieme con i capitali accumulati, la borghesia accumula anche le materie prime ed i prodotti di largo consu
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[...]

[...]ta.
Qual'è il dovere dei Partiti comunisti e dell'Internazionale comunista nella presente epoca rivoluzionaria? Il loro compito è di unificare la lotta rivoluzionaria del proletariato internazionale e dirigerla verso lo scopo supremo: la conquista del potere politico e l'instaurazione della dittatura proletaria. I Partiti comunisti e la Internazionale comunista, traggono profitto dalle esperienze colossali e preziose della rivoluzione russa. La Russia è il primo, e contemporaneamente è il piú grande paese capitalista nel quale il proletariato si è impadronito del potere statale ed ha stabilito la propria dittatura di classe. In realtà il proletariato russo applica, per la prima volta nella storia, i metodi rivolu
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zionari per la demolizione dello Stato capitalista e per il consolidamento di un nuovo Stato proletario socialista; organizza in pratica la dittatura del proletariato ed ha già incominciata l'organizzazione della costruzione della società comunista. Il proletariato internazionale, non soltanto non pub trascurare l'esperienza [...]

[...] condotta dei comunisti unitari, dei centristi. Non è vero che il Congresso di Mosca e che il C.E. non conoscano le condizioni speciali dell'Italia. Dopo il Congresso i fatti hanno provato al contrario che la I.C. conosceva perfettamente queste condizioni quando prendeva le sue decisioni concernenti il Partita italiano.
È invano che il compagno Serrati ed i comunisti unitari cercano di dissimulare la loro simpatia e la loro solidarietà verso la Russia sovietista. I riformisti ed i semi riformisti del mondo intero, manifestano la stessa solidarietà: perché l'intero proletariato internazionale è per la rivoluzione russa e la Russia sovietista.
SERRATI: L'abbiamo dimostrato quando eravamo soli !
MISIANo: Gli opportunisti sanno benissimo che se essi si dichiarano apertamente e francamente contro la Russia sovietista e la rivoluzione proletaria russa, perderebbero la loro influenza sulle masse. (Applausi, rumori). E quindi per timore di divulgare e smascherare la loro politica opportunista sono costretti a fingere una politica ipocrita verso la Russia dei Soviet. (Applausi).
Voce: Cattive informazioni !
MISIAN0: I comunisti unitari, che si dichiarano contrari alla frazione comunista ed all'I.C. pretendono in pari tempo di essere pure nemici dei riformisti. In altri termini essi formano il centro e non devano protestare quando noi li chiamiamo centristi. Ma il centro ed i
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centristi sostengono la parte piú nefasta nel movimento operaio dopo la guerra imperialistica. I riformisti ed i socialpatrioti, che durante la guerra sono stati apertamente in favore della pace civile con la borghesia, che hanno cioè sostenuto la guerra imperialist[...]

[...]si aderivano. Ma oggi i nemici piú pericolosi della rivoluzione proletaria sono i centristi perché essi, mentre a parole si dichiarano nemici dei riformisti, di fatto ne continuano la politica. Prendete ad esempio ció che hanno fatto i centristi in Germania dopo la rivoluzione del novembre 1918. Nel momenta piú decisivo, quando davanti al proletariato tedesco era aperta la via di una piú stretta alleanza colla rivoluzione proletaria russa, colla Russia sovietista, una alleanza che avrebbe consolidato definitivamente la rivoluzione proletaria russa, una alleanza che avrebbe risparmiato molte vittime al proletariato tedesco ed avrebbe accelerato la vittoria della rivoluzione proletaria universale, proprio in quel momento il centro ed i centristi tedeschi, guidati da Kautsky, Haase, Dittmann, Crispien, ecc., hanno respinto la mano tesa loro dal proletariato russo, I partigiani di Scheidemann e gli indipendenti del centro hanno preferito stringere un tacito patto di alleanza con l'imperialismo dell'Intesa ed in questo modo essi hanno commesso i[...]

[...]rso una nuova guerra imperialistica per la conquista dei paesi dell'Oceano Pacifico, dell'Asia centrale ed orientale e per il dominio del mercato internazionale. Se la rivoluzione proletaria universale non impedisce ai Governi imperialisti di realizzare i loro scopi sanguinari, i popoli saranno presto condotti ad un nuovo macella, ad una rovina, ad una catastrofe ancora piú orribile. Per soffocare il focolare della rivoluzione internazionale, la Russia sovietista, i Governi capitalistici hanno fatto tutto cid che era loro possibile. Ma non vi sono riusciti. Il popolo rivoluzionario russo ha respinto eroicamente tutti gli attacchi, ed oggi la grande Repubblica sovietista è piú forte che mai, tanto che se sarà spinto contra di essa qualcun altro degli Stati vassalli dell'Intesa, essa ha forze sufficienti non solo per respingere l'attacco, ma per passare dalla difensiva alla offensiva, per mettere fine a queste provocazioni e per garantire il suo pacifico sviluppo. Ma essa può fare ciò ad una sola condizione: che il proletariato europeo le ten[...]

[...]cun altro degli Stati vassalli dell'Intesa, essa ha forze sufficienti non solo per respingere l'attacco, ma per passare dalla difensiva alla offensiva, per mettere fine a queste provocazioni e per garantire il suo pacifico sviluppo. Ma essa può fare ciò ad una sola condizione: che il proletariato europeo le tenda una mano fraterna e si risollevi per unire le sue forze a quelle del proletariato russo. Perciò oggi non basta piú, nei riguardi della Russia, usare la parola neutralità. Anche il proletariato europeo deve passare dalla difensiva all'offensiva e l'Internazionale comunista non fa altro che unire, organizzare e centralizzare le forze proletarie del mondo intero per questa offensiva.
In queste condizioni il Partita comunista italiano ha un dovere supremo ed urgente, quello di creare subito una organizzazione ben centralizzata e disciplinata del proletariato italiano, di unificare e coordi
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nare gli sforzi rivoluzionari parziali in un grande e profondo movimento rivoluzionario e di dirigerlo coscientemente verso la conquista del p[...]

[...] consiste nel fatto che il Partito diventi veramente l'avanguardia del proletariato rivoluzionario, un Partito completamente comunista, incapace di dubbi e di debolezze nel momento decisivo, un Partito che riunisca in sé il piú grande fanatismo, la piú assoluta devozione alla rivoluzione, l'energia, l'audacia, la decisione... ».
Compagni, operai italiani, non dimenticate l'insegnamento della storia di tutte le rivoluzioni: gl'insegnamenti della Russia e dell'Ungheria, negli anni 1917 e 1920. I piú grandi combattimenti attendono il proletariato italiano, le piú grandi difficoltà, i piú grandi sacrifici. Dall'esito di questi combattimenti, dall'insieme della disciplina e della devozione delle masse operaie dipende la vittoria sulla borghesia, il passaggio del potere al proletariato ed il rafforzamento della Repubblica sovietista in Italia. La borghesia d'Italia e di tutti i paesi del mondo farà tutto il possibile, commettendo ogni sorta di delitti e di ferocie, per impedire al proletariato di prendere il potere e di abbattere quello della bo[...]

[...]oro, perché la loro causa é quella degli operai del mondo intiero, perché non vi é altra via di uscita e di. salvezza, dalle nuove guerre già preparate dagli imperialisti, dagli orrori della schiavitú e dell'oppressione capitalistica, che la Repubblica operaia dei Soviety.
Coloro che non hanno fede nella rivoluzione insistono sul pericolo a cui essa esporrebbe il proletariato. Essi disegnano a colori neri la situazione delle masse operaie della Russia dei Soviety e dicono che la ,condizione del proletariato italiano nella rivoluzione sarebbe anche piú
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difficile perché l'Italia sarebbe subito bloccata ed attaccata dall'Inghilterra e dalla Francia. Sí, compagni, il proletariato russo ha sopportata privazioni e sofferenze terribili. Ancora oggi, quantunque la situazione sia considerevolmente migliorata, esso è esposto a privazioni ed a sofferenze. Ma io vi chiedo: forse che la condizione delle masse operaie nei paesi del mondo capitalistico, esposte al continuo aumento del prezzo della vita, all'aumento delle imposte indirette ed alla di[...]

[...]ivide un Partito, non si fa un sf grande torto alla rivoluzione, perché si sa che voi, proletariato italiano, dovete essere all'avanguardia in questa battaglia, come finora era il proletariato russo facendo quello che ha fatto.
Noi, compagni, in Svizzera siamo in un altro caso. Noi tendiamo alla scissione perché nel nostro Partito, quelli che hanno finora la maggioranza, non vogliono aderire alla Terza Internazionale, non vogliono andare con la Russia, con Lenin, con Trotsky, ma vogliono andare coi Dittmann: vogliono andare a Vienna: noi vogliamo, invece, essere con la Terza Internazionale e perciò ci scindiamo da loro e andiamo col proletariato internazionale.
Concludo il mio breve discorso invitandovi a gridare insieme a me: « Viva la Terza Internazionale comunista !». (Applausi).
La seduta é tolta alle ore 13.
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da [Le relazioni] P. Togliatti, Gramsci e il leninismo in Studi gramsciani

Brano: [...]a sua ricerca, egli dice, tende a « illuminare la scena attuale del mondo civile, tratteggiarla nei suoi contorni, nel suo interiore aspetto e nell’intreccio delle forze che la configurano e la sorreggono ». Sono termini che indicano tutta la consueta complessità del pensiero del Labriola. E cosi egli parla, venendo al concreto, della politica imperialistica degli Stati di quella fine di secolo, della guerra del Transvaal, della espansione della Russia nell’Asia, che rifà a rovescio l’invasione mongolica. Egli tenta quindi anche una definizione del periodo precedente. Vuol dire che cos’è il secolo che si chiude, e cosi lo definisce: «Il secolo precedente non è cominciato nel 1800, è cominciato, chissà mai, il 14 luglio 1789, o un dipresso, o come altro piaccia di datare il vertiginoso erompere dell’èra liberale. Il secolo che si chiude è 1’“ èra liberale ” ».

Ma che cosa potrà essere il secolo che si apre? Mancano, al vecchio marxista italiano, gli elementi di analisi, di dimostrazione e di convinzione che gli consentano di affermare che[...]

[...]possiamo accettare e non sono accettabili. Mi riferisco particolarmente al famoso articolo intitolato « La rivoluzione contro il “ Capitale ” » 1 dove il « Capitale » è il libro di Carlo Marx, e la rivoluzione è quella dei bolscevichi russi neH’Ottobre 1917. L’impostazione, come si vede, è errata ed errati sono alcuni giudizi. Ma da questo scritto mi pare emerga quasi un grido di liberazione del giovane Gramsci che, vedendo ciò che è avvenuto in Russia, finalmente sente che ci si può liberare dal (pesante e ingombrante involucro dell’interpretazione pedantesca, grettamente materialistica e positivistica che era stata data del pensiero di Marx in Italia, e che era stata data anche da grandi e ben noti agitatori del socialismo.

Il Capitale in Russia era diventato — si legge in questo articolo — « il libro dei borghesi, più che dei proletari. Era la dimostrazione critica della fatale necessità che in Russia si formasse una borghesia, si iniziasse un’èra capitalistica, si instaurasse una civiltà di tipo occidentale,

1 II grido del popolo, 5 gennaio 1918. Vedilo ripubblicato integralmente in Rinascita, a. XIV, n. 4, apr. 1957, pp. 146147.Paimiro Togliatti

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prima che il proletariato potesse neppure pensare alla sua riscossa, alle sue rivendicazioni di classe, alla sua rivoluzione. I fatti hanno superato le ideologie. I fatti hanno fatto scoppiare gli schemi critici entro i quali la storia della Russia avrebbe dovuto svolgersi secondo i canoni del materialismo storico ».

Qui è l’erro[...]

[...]ica, si instaurasse una civiltà di tipo occidentale,

1 II grido del popolo, 5 gennaio 1918. Vedilo ripubblicato integralmente in Rinascita, a. XIV, n. 4, apr. 1957, pp. 146147.Paimiro Togliatti

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prima che il proletariato potesse neppure pensare alla sua riscossa, alle sue rivendicazioni di classe, alla sua rivoluzione. I fatti hanno superato le ideologie. I fatti hanno fatto scoppiare gli schemi critici entro i quali la storia della Russia avrebbe dovuto svolgersi secondo i canoni del materialismo storico ».

Qui è l’errore, ma non è di sostanza. Quella che Gramsci denuncia e respinge era stata, infatti, la falsa interpretazione che del materialismo storico avevano data i cosiddetti marxisti legali. Ma egli prosegue: « I bolscevicki rinnegano Carlo Marx, affermano con la testimonianza dell’azione esplicata, delle conquiste realizzate, che Ì canoni del materialismo storico non sono cosi ferrei come si potrebbe pensare e si è pensato... Ecco tutto... [Essi] non hanno compilato sulle opere del Maestro una dottrina esteriore, di [...]

[...]attraverso questi contatti (civiltà) una volontà sociale, collettiva, e comprendono i fatti economici, e li giudicano, e li adeguano alla loro volontà... Marx ha preveduto il prevedibile. Non poteva prevedere la guerra europea, o meglio non poteva prevedere che questa guerra avrebbe avuto la durata e gli effetti che ha avuto. Non poteva prevedere che questa guerra, in tre anni di sofferenze indicibili, di miserie indicibili, avrebbe suscitato in Russia la volontà collettiva popolare che ha suscitata ».

Ho indicato quali sono, in questo notevole scritto, alcune affermazioni errate. Ma conta la sostanza, che è, ripeto, un grido quasi di liberazione, per aver trovato alfine la necessaria guida, a liberarsi dalle interpretazioni pedantesche, grettamente materialistiche ed economistiche del marxismo. In tutti i commenti, dei successivi due o tre anni, agli avvenimenti di Russia dopo la conquista del potere, sempre meglio viene elaborato e precisato questo momento da un lato, mentre dall’altro lo studio è vólto430

Le relazioni

a cogliere il nesso tra il momento internazionale e il momento nazionale della rivoluzione. Ciò che i bolscevichi russi sono stati in grado di fare è conseguenza di una trasformazione qualitativa della situazione internazionale. La catena deirimperialismo si è rotta. Si è aperto un nuovo periodo della storia mondiale. Ma la vittoria della classe operaia e dei bolscevichi è stata possibile perché questi sono stati x migliori interpreti di[...]

[...]odologia questo modo di intendere la storia. Quello che egli cerca è invece un’esatta definizione di ciò che questi ceti hanno fatto, il che gli deve servire per dare una definizione esatta della struttura della società italiana, quale esce dalla rivoluzione nazionale. Né si può negare che, nei momenti critici della storia, le classi dirigenti possono fare cose diverse. Lenin applicò questo criterio alla analisi dello sviluppo del capitalismo in Russia, e del modo come avrebbe potuto venire risolta, in particolare, la questione agraria, quale era posta dallo sviluppo secolare dell’economia russa, dalla sopravvivenza del regime feudale. Erano possibili due strade; quale avrebbero scelto le classi dirigenti russe? e quale strada sceglie il proletariato? La via che venne scelta dalle classi dirigenti fu l’espressione di un determinato blocco storico, nel quale ebbe un sopravvento, — e avrebbe anche potuto non averlo — il gruppo sociale dell’aristocrazia terriera, alleato in modo particolare, — e anche questa alleanza avrebbe potuto essere dive[...]

[...] tu, tesoretto mio? — Si. — No, nella risposta deve essere sempre ripetuta la domanda, in questo modo: Si, ti amo, topolino mio! ».

Nella risposta che Lenin ha dato ai problemi della Rivoluzione russa non era contenuta la domanda che Rodolfo Mondolfo crede si debba fare al politico a seconda del modo come egli interpreta il marxismo. Era però

29.440

Le relazioni

contenuta la risposta adeguata alla realtà dello sviluppo storico della Russia, della vita sociale, economica, collettiva del popolo russo.

Ma la dottrina del partito conterrebbe dunque la giustificazione di una tirannide? Si possono trovare in Gramsci, soprattutto nelle primepagine delle Note sul Machiavelli, affermazioni che, staccate dal loro contesto, possono spaventare un ignaro. Sono invece affermazioni dei tutto comprensibili, logiche, giuste, quando la dottrina del partito è intesa come Lenin e Gramsci la intesero.

Gramsci affronta questo problema in modo assai vario e complesso,, perché riconosce che il pericolo può esserci. Egli ne aveva avuto esperienza[...]

[...]rivoluzionario della classe operaia, in differenti situazioni storiche. Anche qui, la guida è Lenin. Colui che è andato più avanti e si è mosso con più coraggio, nella individuazione delle diversità storiche444

Le relazioni

oggettive e nell’affermare la necessità di adeguarsi ad esse, è stato proprio il Capo della Rivoluzione bolscevica. Basta ricordare come scrivendo, nel 1921, ai comunisti georgiani, cioè di un paese che era parte della Russia, ma diverso per la struttura economica e politica, egli raccomandava di non attenersi allo schema russo, ma di seguire una diversa via per risolvere i problemi dell’organizzazione della produzione, dei rapporti con la piccola e media borghesia produttrice e con le sue formazioni politiche. Basta ricordare come Lenin giungeva a parlare di variazioni nelle forme del potere, quando fossero entrate in azione le grandi masse umane deirOriente, come oggi sta avvenendo.

Il pensiero di Gramsci si è mosso per questa via, che è la via dello sviluppo creativo del marxismo. Su di essa è stato guidato [...]



da (Nove domande sullo stalinismo) Giuseppe Chiarante in KBD-Periodici: Nuovi Argomenti 1956 - 5 - 1 - numero 20

Brano: [...]eva raggiunto un sufficiente livello teorico, non aveva precisato pienamente una prospettiva rivoluzionaria adeguata alle condizioni storiche in cui si trovava ad operare. Ogni qualvolta infatti si trattò di assumere in positivo la direzione politica e sociale dei paesi dell'Occidente, i partiti comunisti, non potendo disporre di uno schema statuale altrettanto adeguato ai sistemi sociali di tali paesi quanto lo era stato quello sovietico per la Russia, finirono col pregiudicare la loro intesa coi ceti medi e talvolta col compromettere l'alleanza stessa tra operai e contadini. Ogni aspetto, insomma, dello sviluppo storico ulteriore non può che confermare l'esattezza del giudizio staliniano.
Ma c'è di piú: non solo le condizioni rivoluzionarie obiettivamente mancavano in Occidente; ma esse anche in linea di principio non potevano esistere, e quindi era assurdo sollecitarne con impazienza lo sviluppo. Non solo la tesi staliniana era la più prudente e realistica ma anche l'unica scientificamente esatta.
Noi oggi possiamo infatti ve[...]

[...] diverse correnti politiche e culturali,
e in particolare dalla socialdemocrazia di sinistra. Si può infatti obiettare: ammettiamo pure che l'opera di Stalin rappresenti la necessaria linea di sviluppo, nelle concrete condizioni in cui si trovava l'Unione Sovietica, della rivoluzione leninista del 1917. Ciò non toglie che essa rappresenti una via di edificazione del socialismo adeguata soltanto alla situazione di un paese arretrato quale era la Russia, e perciò di gran lunga inferiore alla via, gradualistica nei suoi metodi e rispettosa nella sua sostanza dei classici istituti dello Stato liberale, indicata già da tempo dall'interpretazione socialdemocratica del marxismo.
E chiaro qual è il corollario che discende da questa tesi: la rivoluzione sovietica non è in alcun modo un fatto di' valore mondiale
e perciò da essa ben poco ha da apprendere l'evoluto socialismo europeo; anzi la Russia stessa, colmato il distacco che la separava nel grado di sviluppo economico dalle più progredite nazioni dell'Occidente, è a sua volta destinata, per uscire dall'ancor barbarica autocrazia staliniana, ad assumere le più « civili » strutture politiche delle moderne democrazie occidentali.
Quest'obiezione, che conduce, necessariamente, a misconoscere il grande valore della rottura storica operata dalla Rivoluzione d'Ottobre e a patrocinare una sbrigativa liquidazione di tutta l'esperienza politica staliniana (e al fondo anche di quella leninista), è stata variamente formulata nel corso degli u[...]

[...]ri, sia pure sotto una veste più raffinata e scaltrita di quella tradizionale.
Nel periodo fra le due guerre, infatti, una simile valutazione della rivoluzione sovietica portava fatalmente, date le difficoltà in cui ancora questa si dibatteva, a considerarla quasi esclusivamente come un fatto « asiatico », da cui nessun contributo neppure indiretto poteva venire all'edificazione del socialismo in Occidente. Dopo il grande concorso portato dalla Russia alla guerra antifascista e le vicende internazionali degli ultimi anni, una simile posizione é divenuta invece difficilmente sostenibile: e così oggi la socialdemocrazia di sinistra (si pensi, ad esempio, ad un Bevan o al gruppo francese di France Observateur) é stata portata ad assumere nei confronti dell'URSS un atteggiamento che appare, almeno in superficie, meno frettoloso e meglio criticamente fondato. Da parte di tale corrente, infatti, si tende ora a riconoscere che l'Unione Sovietica può svolgere, a determinate condizioni, un ruolo positivo sul piano internazionale, e che anche talune[...]

[...]nviene invece ricercare una diversa via di sviluppo, in cui la libertà si congiunga alla giustizia, in cui le necessarie trasformazioni economicosociali non entrino in opposizione con i classici ordinamenti democratici ?
La conseguenza di una tale obiezione è evidentemente questa: che si riconosce in certa misura l'importanza storica dell'opera staliniana, specie in considerazione delle caratteristiche die paese premoderno proprio della vecchia Russia zarista; ma che si stabilisce un bilancio fra evolute democrazie occidentali e regime sovietico di dittatura del proletariato che può chiudersi, valutati gli elementi positivi e negativi presenti nell'uno e nell'altro assetto, tutt'al più in pareggio.
Dare una compiuta risposta a questa posizione richiederebbe evidentemente un discorso molto ampio: è chiaro infatti che per
GIUSEPPE CHIARANTE 31
qúesta via rientra in gioco anche tutta la polemica leninista con la Seconda Internazionale sulla dottrina della dittatura del proletariato. Mi pare tuttavia, pur senza alcuna pretesa di dar fondo i[...]

[...]assetto borghese), la rottura rivoluzionaria operatasi in URSS attraverso la dittatura del proletariato, mi pare sia pure dimostrata, in linea indiretta ma non confutabile, dall'inevitabile fallimento della via socialdemocratica. Non va infatti c:. nenticato che il tentativo socialdemocratico di portare al massimo la pressione politica e sociale del proletariato, senza la capacità e la possibilità di operare quella radicale rottura compiutasi in Russia nel '17, ha portato nel primo dopoguerra, in quei paesi in cui piú vigorosi erano i partiti socialisti e cioè in Italia e in Germania, alla tragedia fascista; mentre ha
(9) Lenin, Opere, vol. XXXII pag. 358.
GIUSEPPE CHIARANTE 35
condotto in Francia ad una progressiva decadenza nazionale. In altri termini tale tentativo, anziché consentire di superare la dialettica delle contraddizioni borghesi, non ha fatto che sollecitarle sino al loro sbocco catastrofico: laddove invece l'esperienza sovietica ha stabilito un punto fermo da cui é oggi possibile muovere per un ordinato sviluppo dell'asset[...]

[...]me l'oppressione di una minoranza sul resto della popolazione, ma deve trovare la sua giustificazione nel fatto di esprimere gli interessi della grande maggioranza del popolo;
b) che la dittatura del proletariato non é il dominio esclusivo di una sola classe, ma é essenzialmente una formula di alleanza, in cui il proletariato é egemone, tra forze distinte (forze che possono essere semplicemente classi sociali diverse, come é stato il caso della Russia, ma che possono essere anche, in una situazione più evoluta quale quella occidentale, forze politiche che si differenziano per tradizioni, cultura e patrimonio ideale, e tuttavia convergono in una comune lotta per l'uscita dall'assetto borghese).
Non mi pare sia necessario sottolineare l'importanza di entrambi questi motivi ai fini di uno sviluppo non più rigorosamente dialettico, ma sempre più ampio e comprensivo della rivoluzione proletaria.
III
Mi rendo conto che quanto ho scritto sinora può suonare, sostanzialmente, come un panegirico quasi incondizionato dell'opera politica staliniana[...]



da (Nove domande sullo stalinismo) Alberto Moravia in KBD-Periodici: Nuovi Argomenti 1956 - 5 - 1 - numero 20

Brano: ALBERTO MORAVIA
1. — Significa, secondo me, che con queste critiche crolla definitivamente l'idolatria del demiurgo, dell'uomo della provvidenza, del dittatore, che é stato un fenomeno europeo prim'ancora che russo e ha dominato la storia d'Europa negli ultimi cinquant'anni. Il crollo di questa idolatria a suo tempo voluta e imposta dalle masse meno educate politicamente del nostro continente (Germania, Russia, Italia) può forse anche significare che queste masse hanno finalmente raggiunto una relativa stabilità e maturità politica. Nel caso di Stalin il fenomeno fu tanto più grave in quanto si trattava di un'idolatria innestata sul tronco di un'autentica rivoluzione; ossia di un'abnorme deviazione individuale, di carattere psicologico piuttosto che politico, che tentò e per qualche tempo riuscì ad imporsi come fatto storico. Le critiche al culto della personalità tendono a ricomporre in parte l'accordo della politica con la morale e con la verità che il culto stesso aveva compromesso quasi irrepar[...]

[...]o, loro proprio, originale. Quest'aspirazione é naturale: il cambiamento del linguaggio è la controprova di un cambiamento della realtà; un linguaggio immutato pa trebbe far pensare che anche la realtà sia rimasta immutata.
5. Indubbiamente, come è stato già detto, Stalin é stato. il più «russo» dei capi della rivoluzione comunista. Per molti aspetti, la sua figura e la sua opera rassomigliano alla figura e all'opera del primo innovatore della Russia, Pietro il Grande. Diremo per questo che lo stalinismo non rappresenta alcuna novità nella storia della Russia che esso non è che il logico sviluppo di certe tradizioni storiche e politiche ? No, diremo piuttosto che le tradizioni storiche e politiche della Russia spiegano gli aspetti nazionali dello stalinismo e ne costituiscono al tempo stesso il limite insuperabile. La formula staliniana fu quella della rivoluzione socialista in un paese solo; che lo stalinismo sia stato quello che è stato, dimostra soprattutto che le tradizioni storiche e politiche della Russia non potevano fornire alla rivoluzione socialista che determinate componenti e non altre.
6. — Le misure coercitive adottate da Stalin per affermare e mantenere la sua dittatura non erano probabilmente necessarie che in piccola parte. In altri termini la dittatura poteva benissimo poggiare sul consenso popolare e su un minimo di misure di sicurezza. Nelle misure coercitive adottate da Stalin c'è un «eccesso» e un' «originalità» che non si possono spiegare.né con l'opposizione dei vecchi comunisti, né con la situazione interna della Russia, né
con la volontà di portare a termine i piani quinq[...]

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6. — Le misure coercitive adottate da Stalin per affermare e mantenere la sua dittatura non erano probabilmente necessarie che in piccola parte. In altri termini la dittatura poteva benissimo poggiare sul consenso popolare e su un minimo di misure di sicurezza. Nelle misure coercitive adottate da Stalin c'è un «eccesso» e un' «originalità» che non si possono spiegare.né con l'opposizione dei vecchi comunisti, né con la situazione interna della Russia, né
con la volontà di portare a termine i piani quinquennali. Esse derivano dal carattere individuale di Stalin, dalla sua personalità fortemente determinata da fattori ancestrali e locali. Tutte le dittature adottano misure coercitive; ma, tanto per non citare che gli episodi oggi deplorati dalla nuova direzione collegiale, l'affare dei medici, la confessione di Raik, la scomunica a Tito, sono affatto caratteristici della mentalità staliniana. Per questo penso che questo particolare terrore sia cessato con la morte di Stalin, pur non essendo del tutto scomparsi i mezzi di cui egli si servi [...]

[...]ale ben nota della colpa oggettiva. Ossia Raik e i medici erano oggettivamente colpevoli di tradimento in quanto deviazionisti e in quanto la loro condanna giovava oggettivamente alla causa in quel determinato momento. Tutto questo, naturalmente, potrebbe essere detto e spiegato in termini psicologici e politici tradizionali (come, infatti, si é fatto da parte dei commentatori occidentali): Stalin non si fidava di alcuni gruppi di cornu nisti in Russia e fuori, e volle dare un giro di vite; il comunismo, nonostante la sua apparente unità, non é esente da lotte interne di correnti; etc. etc. Ma, come ho già osservato, tradurre il linguag
100 9 DOMANDE SULLO STALINISMO
gio comunista in quello tradizionale non serve a gran ché, dal momento che la rivoluzione è tuttora in corso e la diversità di linguaggio sta a indicare la volontà persistente di creare una realtà diversa. A riprova; la condanna di Stalin è stata contenuta nei limiti del linguaggio comunista: Stalin ha commesso degli « errori » non ha dedicato sufficiente « attenzione » ai pr[...]



da Bruno Bongiovanni, Ritratti critici contemporanei. Maximilien Rubel in KBD-Periodici: Belfagor 1980 - maggio - 31 - numero 3

Brano: [...]riale? ", risposta socialista alle tesi di James Burnham, il cui libro The Managerial Revolution — del quale oggi sappiamo che fu in gran parte un plagio ai danni di un testo allora sconosciuto dell'italiano Bruno Rizzi 12 — nega che il declino del capitalismo debba condurre al socialismo, al posto del quale comparirà, secondo il sociologo americano, un regime totalitarioburocratico la cui classe dominante verrà costituita, come già accade nella Russia sovietica e come si è intravisto nella Germania nazista e nell'America del New Deal, dai managers e dai dirigenti dell'impresa pubblica e privata, destinati ad essere, in luogo del proletariato, i veri becchini della borghesia e del capitalismo. Léon Blum è un po' spaventato dall'ipotesi terrificante di Burnham, ma reagisce, sul versante socialista democratico, esattamente come agli albori della seconda guerra mondiale Lev Trockij, sul versante leninista rivoluzionario, aveva reagito alle identiche tesi di Bruno Rizzi, opponendo cioè l'ottimismo alla possibilità dell'imminente catastrofe buro[...]

[...] de lettres entre Lassalle et Marx, n. 32, 1949; La Russie dans l'oeuvre de Marx et d'Engels, n. 36, 1950.
22 Cfr. Réflexions sur la société diréctoriale, in « Revue Socialiste », n. 44, 1951.
MAXIMILIEN RUBEL 289
Nell'ottobre dello stesso anno, inoltre, Rubel si sente in dovere d'intervenire in polemica con il socialista Robert Mossé che scrive che la teoria di Marx è totalmente da rigettare sulla base dei risultati della sua applicazione in Russia 23. Rubel afferma che vuole stupire Mossé scompaginando
i dogmi, professati dai sovietici e, con segno negativo, dallo stesso Mossé. Schematicamente sostiene: 1) Non esiste una teoria marxista del valore. Non vi è in Marx che una critica delle teorie classiche del valore. 2) Il dualismo antagonistico delle classi non è una realtá sempre ed ovunque presente, ma esprime semplicemente la tendenza storica delle società capitalistiche. 3) Per Marx la concezione materialistica della storia non era né una filosofia né una scienza, ma solo un modo di affrontare lo studio della società.
All'inizio d[...]

[...]mpre ed ovunque presente, ma esprime semplicemente la tendenza storica delle società capitalistiche. 3) Per Marx la concezione materialistica della storia non era né una filosofia né una scienza, ma solo un modo di affrontare lo studio della società.
All'inizio degli anni Cinquanta, Rubel, sempre sulla « Revue Socialiste », ma anche su « Preuves », dedica alcuni saggi polemici alle modalità di pubblicazione delle opere di Marx e di Engels nella Russia staliniana: in particolare modo si occupa della censura cui vengono sottoposte, dallo sciovinismo staliniano, le Rivelazioni sulla storia diplomatica segreta del XVIII secolo di Marx e la Politica estera degli zar di Engels 24. Si apre cosí un nuovo capitolo nella biografia intellettuale di Rubel, un capitolo che concerne il repertorio e la storia delle edizioni marxiane.
3. La bibliografia tra utopia e scienza. — Non è cosa nuova definire il clima ideologicoculturale degli anni Cinquanta come scisso tra isteria maccartista e cupa oppressione staliniana. Non sono molti i documenti a nostra d[...]

[...]RUBEL 291
pensava alla possibilità di una Gesamtausgabe (raccolta completa), ma dopo la sua morte questa possibilità si allontanò, anche per il gran numero di eredi, spesso in contrasto tra loro: Eleanor Marx, Kautsky, Bernstein, Bebel, Mehring 28. Solo con la rivoluzione del 1917, quando già molti frammenti del grande mosaico erano stati, sia pure in modo disperso, pubblicati nell'ambito della SPD, questa possibilità tornò a farsi concreta. In Russia vi era anche la persona giusta, per erudizione, indipendenza critica, perizia filologica e capacità di ricerca: Rjazanov, lo studioso che già si era dedicato all'esame degli scritti e dei manoscritti marxengelsiani su incarico della socialdemocrazia tedesca. Lenin forní grandi mezzi a Rjazanov, che riuscí a portare a Mosca e ad assicurare agli archivi dell'Istituto MarxLenin, le fotocopie ed alcuni originali della quasi totalità dei testi costituenti il colossale lascito intellettuale di Marx ed Engels, fino a quel momento dispersi negli archivi della socialdemocrazia tedesca ed in archivi e [...]

[...]a, il confronto sempre istituito tra Napoleone I e Napoleone III, le valutazioni sulla guerra di Crimea e sul sistema europeo di alleanze con tutti i connessi problemi di storia diplomatica, sul regime pretoriano e sul « socialismo » imperialmilitare del Bonaparte minor, sui rapporti francorussi e sulle affinità tra bonapartismo e zarismo (modello, quest'ultimo, di ogni dispotismo integrale), sulle avventure messicane, sulla fatale guerra francoprussiana. Particolarmente interessanti le pagine che commentano la guerre d'Italie, dove si mette in luce come, di contro a Lassalle, prevalesse in Marx ed Engels l'ipoteca antibonapartista sull'esigenza « nazionale » dell'unificazione italiana 43
L'interesse particolare che il bonapartismo suscita deriva però dall'essere esso da Marx identificato come il momento di supremo antagonismo tra lo Stato e la società: il bonapartismo non è tanto il comitato d'affari della borghesia, l'espressione di una classe dominante, è un fenomeno politico particolare grazie al quale si può osservare l'astrazione del[...]

[...]un'analisi serrata degli scritti di Marx senza, prima o poi, porsi il problema della natura sociale di quello Stato e di quella società che, ufficialmente, al pensiero di Marx si richiamano:.. lo Stato e la società dell'uRs S. Rubel, nel 1957, comincia una riflessione che proseguirà negli anni successivi 46 e che condurrà in piena armonia con i risultati delle sue analisi marxologiche. Rubel comincia con il ricordare che Lenin, a proposito della Russia sovietica, parlava di capitalismo di Stato sorvegliato e diretto dal potere operaio, un potere che si identifica nel partito bolscevico,
44 Cfr. AUGUST THALHEIMER, Sul fascismo, in RENZO DE FELICE (a cura di), Il fascismo. Le interpretazioni dei contemporanei e degli storici, Laterza, Bari 1970. Cfr. anche GIAN ENRICO RuscoNl, La teoria critica della società, Il Mulino, Bologna 1968, pp. 176187.
' Cfr. Karl Marx devant le bonapartisme, cit., p. 160. ..
46 Cfr. La croissance du capital en U.R.S.S. (1957), The relationship of Bolshevism to Marxism (1968), La fonction historique de la nouvell[...]

[...]periori a quelle della rivoluzione industriale nei paesi occidentali. Marx, secondo Rubel, ha concepito, in pagine profetiche, un sistema capitalistico allo stato puro che è stato realizzato dalla società sovietica, la quale ha fatto di necessità virtú ed è riuscita a mettere in moto un'accumulazione capitalistica di grandi dimensioni senza fare ricorso ai tradizionali uffici della classe borghese. Marx aveva studiato le condizioni sociali della Russia, guardato con interesse ai suoi istituti comunitari ed auspicato che, grazie alla permanenza di tali istituti ed al rapido affermarsi della rivoluzione in Occidente, la Russia potesse avere la ventura di passare al socialismo senza attraversare il necessariamente intermedio purgatorio capitalistico: ma già negli ultimi anni di vita questa possibilità gli appariva remota. Ed ancora piú remota apparve ad Engels, negli anni successivi alla morte di Marx. In ogni caso, la rivoluzione russa avrebbe dovuto essere di tipo costituzionaldemocratico: non c'è alcun dubbio, restando fedeli alla lettera dell'ultimo Engels, che l'ipotesi menscevica fosse quella « ortodossa » e la bolscevica quella « revisionista » 47. Il bolscevismo, secondo Rubel, ha svolto il ruolo giacobino d[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine Russia, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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