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Suggerimento: provare anche F.I.A.T.Il segmento testuale FIAT è stato estratto automaticamente da un complesso algoritmo di KosmosDOC di tipo "autogeno", ossia sulla sola analisi dei segmenti testuali tra loro.
Nell'intera base dati, stimato come nome o segmento proprio è riscontrabile in 153Analitici, di cui in selezione 3 (Corpus autorizzato per utente: Spider generico. Modalità in atto filtro S.M.O.G.: INTERO CORPUS (AUTORIZZATO)FILTRO S.M.O.G+ passivo). Di seguito saranno mostrati i brani trascritti: da ciascun brano è possibile accedere all'oggetto integrale corrispondente. (provare ricerca full-text - campo «cerca» oppure campo «trascrizione» in ricerca avanzata - per eventuali ulteriori Analitici)


da Alberto L'Abate, Tre storie di emigrati in KBD-Periodici: Nuovi Argomenti 1960 - 1 - 1 - numero 42

Brano: [...] mesi di carcere e lo volevano denunciare all'alta corte. Poi, per fortuna, si sono ricordati che era solo un cavolo e l'hann.o lasciato libero. Il nostro comandante, invece, in quel periodo, faceva il contrabbando.
Di mestiere faccio l'alesatore, in una ditta che fabbrica macchine utensili. E da tre anni e mezzo che lavoro in Svizzera. Prima lavoravo a Modena, la mia città. Ho fatto fino alla quinta industriale poi sono entrato a lavorare alla FIAT. Ma dopo la guerra di Abissinia il lavoro diminuì, così mi licenziai ed andai a lavorare da un'altra ditta. Poi scoppiò la guerra ed andai militare. Ero in uno dei reparti pompieri dell'esercito e lavoravo nel carro attrezzi, ma non sono mai stato un buon militare. Ho sempre detto a tutti che facevo parte del battaglione « lepre » (o « scappa »). A quei tempi ero giovane, non pensavo che a mangiare, quando avevo la pancia piena ero contento. Mi ricordo che una volta, quando ci si trovava sempre in Sicilia, andammo ad aiutare un proprietario a fare dei lavori. Quando si ebbe finito ci portò un[...]

[...] paesino.
Finita la guerra tornai a Modena, ma ero in incognito, per non essere richiamato dai fascisti, allora c'era la Repubblica di Salò; e così, per un po' di tempo, dovetti arrangiarmi a fare tutti i mestieri, per vivere. Ho pulito mosti, poi sono entrato in una bottega per riparazioni di macchine da scrivere. Siccome non ero dichiarato non avevo tessere per i viveri e non ce la facevo, avevo sempre fame. Alla fine decisi di rientrare alla FIAT dove cercavano degli alesatori; non l'avevo mai fatto, ma, con la mia esperienza di tornitore, non mi ci volle molto ad impararlo. Intanto ero entrato in contatto con il movimento di liberazione ed avevo cominciato a leggere cose serie; mi erano capitati tra le mani due opuscoletti di Giustizia e Libertà
TRE STORIE DI EMIGRATI 173
che mi influenzarono moltissimo: uno di John Stuart Mill sulla libertà, l'altro era l'ultimo discorso di Matteotti alla Camera. Mi piacquero tutti e due ma il primo mi colpì particolarmente. C'era come una unità tra quello che trovavo scritto e quello che sentivo [...]

[...]ancora, ma è qualche cosa di più che mi fa aborrire tutti gli strumenti di guerra. Così preferivo fare l'altro lavoro.
Alla fine del '44 lasciai il movimento G.L. e cominciai a lavorare con il P.C.I.: credevo che quest'ultimo lavorasse più in profondità e creasse più che ogni altro le condizioni di un rinnovamento totale dell'Italia. Ero capocellula. Ero molto attivo: quasi tutte le sere facevo qualche riunione. Nel frattempo ero rientrato alla FIAT. Restai nel partito un anno. Ma c'era qualcosa che non mi andava. Si facevano le riunioni, per esempio, e non è che si chiedesse alle persone presenti di discutere su un problema. Ognuno avrebbe potuto portare la sua esperienza e ne sarebbero venute fuori delle cose importanti. Alla fine, semmai, avremmo potuto leggere cosa dicono, su quel problema, i grandi del marxismo. Arrivava invece uno scritto, di una o due pagine, con sopra quello che il partito pensava su quell'argomento. Si leggeva il biglietto alla gente ed alla fine si faceva un sermoncino in cui si diceva che ognuno poteva prender[...]

[...]uasi a sostenere il suo punto di vista ma poi si mettevano tutti d'accordo sul da farsi. Nella lettura dei loro giornali e nei loro libri trovai ciò che sentivo confusamente in me, spiegato in modo chiaro e trovai in quelle idee una etica ed un senso di libertà che da tanto tempo cercavo. E da allora sono restato anarchico, mi ci trovo bene perché ognuno può pensare come crede, mi sento libero nei miei pensieri e mi sento qualcuno.
Nel '55 alla FIAT di Modena ci furono i famosi licenziamenti, 200 circa. Dissero che non erano politici ma intanto licenziarono tutte e due le commissioni interne al completo. Io non c'ero più, ne avevo fatto parte qualche anno prima, subito dopo la guerra; ero molto attivo, allora. Ero
174 ALBERTO L'ABATE
stato anche a Torino per una riunione di tutte le commissioni interne. Ne avevo approfittato per visitare anche la FIAT centrale. A quei tempi esisteva anche il consiglio di gestione ma, nella nostra fabbrica, ha sempre avuto poco valore. I dirigenti lo chiamavano ogni tanto, solo per dargli informazioni su qualcosa di secondario, ma non ha mai avuto un valore effettivo. In quel tempo, però, i padroni avevano ancora bisogno degli operai e si dimostravano gentili con loro. Ci dicevano « Noi non siamo nemici, dobbiamo collaborare insieme per ricostruire la fabbrica, abbiamo bisogno l'uno dell'altro » e così via. Ma a poco a poco che la fabbrica era rimessa su hanno incominciato ad essere sempre più duri ed a dir[...]

[...]lub universitario. Ultimamente hanno dato « La terra trema », di Visconti. Che film! L'ho rivisto tre volte e mi piace sempre di piú. È difficile capire il dialogo, con quel dialetto, ma come film è stupendo.
Leggo anche molto. Ora sto leggendo Proust: « Un amore di Swann »; scrive molto bene. Compro libri usati sulle bancherelle, oppure me li faccio prestare da amici che hanno delle buone biblioteche. Ora mi piacerebbe leggere « Inchiesta alla Fiat », che hanno pubblicato su Nuovi Argomenti. Ma qui non si trova. Potrebbe procurarmela in Italia?
TRE STORIE DI EMIGRATI 177
III
In un bar alla periferia di Ginevra, nella zona industriale, ho fatto la conoscenza di un operaio italiano. E un tipo di circa 35 anni, basso, un poco calvo. Lavora come meccanico in una grande fabbrica, da circa 8 anni. Viene da una cittadina del Nord Italia, dove lavorava alla Breda. Ecco il suo racconto:
« Durante la guerra, la Breda della nostra città è stata completamente distrutta. Fu il Comitato di liberazione che decise di ricostruirla e convertirla in p[...]



da Pier Paolo Pasolini, Saggio per una antologia con poesie di Francesco Leonetti, Pier Paolo Pasolini, Elio Pagliarani, Roberto Roversi in KBD-Periodici: Nuovi Argomenti 1960 - 9 - 1 - numero 46

Brano: [...]e, non fate
finta di niente, aiutateci
con dure apparenze,
non si può correre là,
e stiamo più male che ai banchi di scuola,
anche quella ci manca che allora sembrava
la libertà.
E' la natura infinta, coperta,
é circuire l'amore,
è la vittoria professionale
una cancelleresca sapienza...
per il mondo diverso
(se ancora non sorridiamo del sogno)
solo un'utopia ci resta.
Ma le più esatte
previsioni conoscono
che nei tempi varrà,
soffiatrice di pochi potenti
dell'industria moderna,
in ogni prato la pubblicità:
la convenienza persuasa,
la generale condotta,
la critica simulata;
essa piuttosto varrà,
d'influssi immani,
passatempi misti,
e imponendo il più ponzio sapone
per lavarsi le mani,
alle ragioni dei cristi.
40 SAGGIO PER UNA ANTOLOGIA NELLA BOTTEGA DELL'ANTIQUARIO
Come mi piace questo
oriuolo vecchio... che è nato nel secolo
dove si passa dal cembalo
al pianoforte profondo. Non solo,
non solo é un orologio: il che sarebbe
infine, poco. Ma teneramente
parla a ogni cuor...
Io fanciullino allora me ne st[...]

[...] vedremo col petrolio.
Sorta nel Nord l'industria per le leggi
economiche, per le leggi economiche si accentua
la concentrazione industriale. La divisione del lavoro
la produzione in serie, i cicli e le catene
di lavorazione comportano strutture
monopolistiche, vale a dire il prodotto industriale
ha minor costo di quello artigianale: Ha ragione il monopolio!
se non facciamo confusione
fra costi e prezzi — ma di ciò altra volta. Nasce la FIAT coi suoi
settantamila
operai, può chiudere la FIAT? Si può buttare
sul lastrico operai settantamila? Non si può piú. Teniamocela la
FIAT.
E se c'é la Volkswagen che fa concorrenza
mettiamo le dogane alte.
(Il MEC condurrà l'acciaio all'allineamento
mille lire il prezzochilo?)
— Sei fuori strada, resta nel tema, il Sud che cosa c'entra?
C'entra perché
chi compra un'auto
al Nord o al Sud
paga di più
trecentomila lire,
trecentomila lire
gli son rubati.
Con questa differenza:
al Nord quei soldi
in parte tornano
sotto la voce
SAGGIO PER UNA ANTOLOGIA 57
salari operai
che i bravi operai
fan circolare.
Al Sud invece
niente ritorna
perdita secca
ecco perché é legittimo
dire che il Sud
al Nord si sfrutta.
(E[...]

[...]
È la Valle Padana, il Nord ancora
sono gli agrari di Bologna che fanno la parte
del leone: in Sicilia non c'é grano da vendere a prezzo doppio
a doppio prezzo in Sicilia c'è solo pane da comprare (2).
I terroni sono invadenti, ipocriti, ruffiani.
La sogliola ha il colore della sabbia
per sfuggire ai pescicani.
Amo le lodi, specie quelle false indice di potenza.
(1) E' implicito nel componimento, ma qui aggiungiamo esplicitamente che la FIAT — nell'attuale situazione della nostra società uno degli organismi meno parassitari — è citata come un esempio tra i più evidenti, e facili, di un processo economico che ha voluto dire: necessaria tendenza al monopolio, iaccentuazione dello squilibrio fra Nord e Sud d'Italia.
(2) La distribuzione geografica delle coltivazioni di frumento in Italia è in questi ultimi anni in parte mutata (e non c'è Stato, si dice, che non rabbia agricoltura protetta): ma anche qui è bene ripetere che per giudicare abbiamo fatto riferimento al dato eminente, al risultato globale, e non soltanto all'ultimo, di [...]



da [Gli interventi] Roberto Battaglia in Studi gramsciani

Brano: [...]vera, la decisiva esperienza di Gramsci si verifica piuttosto nelrimmediato dopoguerra e si dispiega pienamente nell’opera di direzione dell’Ordine Nuovo. Quando si parla di questa esperienza in genere ci siRoberto Battaglia

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richiama soltanto ai suoi elementi interni, cioè al concetto dei consigli di fabbrica, ai rapporti fra sindacato e partito, ma si dimentica troppo spesso l’avversario contro cui si muove Gramsci. L'avversario è la FIAT, cioè il primo grande monopolio, ed egli acquista un’effettiva concezione dell’età dell’imperialismo lottando e penetrando nella lotta le caratteristiche del 'nemico di classe. Si porrebbe fare molte citazioni a questo proposito. Mi sembra che una delle più interessanti sia quella relativa al modo con cui Gramsci si accorge come nella nuova età il capitale finanziario si stia distaccando dalla produzione, cioè come si renda conto di uno degli elementi essenziali dell’imperialismo e cioè del prevalere del capitale finanziario.

Egli ci dice a proposito della FIAT : « SÌ tratta di un gigantes[...]

[...]trando nella lotta le caratteristiche del 'nemico di classe. Si porrebbe fare molte citazioni a questo proposito. Mi sembra che una delle più interessanti sia quella relativa al modo con cui Gramsci si accorge come nella nuova età il capitale finanziario si stia distaccando dalla produzione, cioè come si renda conto di uno degli elementi essenziali dell’imperialismo e cioè del prevalere del capitale finanziario.

Egli ci dice a proposito della FIAT : « SÌ tratta di un gigantesco apparecchio industriale che corrisponde a un piccolo Stato capitalista, che è un piccolo Stato capitalista e imperialista perché detta legge all’industria meccanica torinese, perché tende con la sua produttività eccezionale, a prostrare e assorbirle tutti i concorrenti: un piccolo Stato assoluto che ha un autocrate: il' comm. Giovanni Agnelli, il più audace e tenace dei capitani d'industria italiani, un 66 eroe ” del capitalismo moderno. ÌLI capitalismo annienta i suoi 66 eroi ”, il capitalismo sta annientando il comm. Giovanni Agnelli. Il capitalismo è diventat[...]

[...]a i suoi 66 eroi ”, il capitalismo sta annientando il comm. Giovanni Agnelli. Il capitalismo è diventato plutocrazia, è diventato alta banca... In pochi mesi rorganizzazione (o lo sfacelo) capitalistica ha compiuto molti passi in avanti; la plutocrazia siderurgica ansaldiana ha rinnovato l’assalto, è passata sopra il cadavere del capitano d’industria ».

Ora non interessa qui tanto verificare se le indicazioni date da Gramsci a proposito della FIAT siano tutte esatte e se la sua analisi si è compiutamente avverata; interessa piuttosto che egli colga cosi chiaramente la sostanza del processo capitalistico, cioè il fatto che nella nuova età è finita l’epoca dei capitani d’industria, l’epoca del capitalismo industriale produttivo e s’inizia quella del dominio dell’alta banca, delloligarchia finanziaria.

Cosi il modo con cui egli si avvicina a un’altra caratteristica fondamentale deirimperialismo, al problema dell’espansione coloniale, all’esigenza assoluta che il capitalismo ha in questa fase di lottare per la spartizione dei mercati ne[...]


Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine FIAT, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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