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Il segmento testuale Egitto è stato estratto automaticamente da un complesso algoritmo di KosmosDOC di tipo "autogeno", ossia sulla sola analisi dei segmenti testuali tra loro.
Nell'intera base dati, stimato come nome o segmento proprio è riscontrabile in 117Analitici, di cui in selezione 6 (Corpus autorizzato per utente: Spider generico. Modalità in atto filtro S.M.O.G.: INTERO CORPUS (AUTORIZZATO)FILTRO S.M.O.G+ passivo). Di seguito saranno mostrati i brani trascritti: da ciascun brano è possibile accedere all'oggetto integrale corrispondente. (provare ricerca full-text - campo «cerca» oppure campo «trascrizione» in ricerca avanzata - per eventuali ulteriori Analitici)


da Mario La Cava, Il grande viaggio in KBD-Periodici: Nuovi Argomenti 1954 - 5 - 1 - numero 8

Brano: [...]aveva capito che il matrimonio si sarebbe fatto.
«Dopo tutto quello che si son dettò da una parte e dall'altra! » disse Rosaria.
« Tu credi che tutti sono come noi che siamo andati troppo per il sottile? » rispondeva Agata.
« A me non me ne importa niente. Che sposino o non sposino é lo stesso. Mi dispiace che ho dovuto correre tutti i campi per trovare questa minestra! » aggiungeva Peppina.
Parlarono allora di nuovo dei fratelli lontani, in Egitto : li avevano sposato tutt'e due, e da molti anni non venivano. Ma si ricordavano dei genitori ai quali ogni mese mandavano qualche cosa. E proprio il giorno prima avevano scritto una lettera.
y
IL GRANDE VIAGGIO 93
« Filippo dice che la moglie é abortita per la terza volta, e così é rimasto senza nemmeno un figlio. Ma dico io che moglie s'é scelta che non sa fare figli? » disse la madre, che si interessava alle cose della famiglia e aveva la mente lucida. Il padre sembrava assente, era tutto occupato a fiutare tabacco.
« Ah! Ah! » rise Rosaria. « Deve essere forse qualche pupa di legno, b[...]

[...]bra; i volti non si vedevano e, nell'attesa di accendere il lume, mentre i figliuoli s'erano chetati, Rosaria parlava. « Il padre ha domandato tanto di te — diceva al marito —. Si lagna che non ti vede mai, che non vai a trovarlo; e se passi davanti alla porta, non ti fermi nemmeno... ».
Era la verità, e Giuseppe che sentiva il torto taceva. Rosaria continuava: «Ci vuole tutti con sé. Non fa che domandare quando Filippo e Antonio ritornano dall'Egitto... ».
«Aspetta, che ritorneranno!...» esclamò Giuseppe.
« Certo un padre vuole sempre i figli vicino! ».
« Questo si ».
« Ma nemmeno loro stanno tanto bene in Egitto colle malattie che dicono di avere avuto. Tutt'e due hanno sposato, e nessuno ha avuto figli... ».
IL GRANDE VIAGGIO 95
« Se non fosse stato per le malattie... Colle malattie non si sta bene in nessun posto n concluse Giuseppe.
Prima ancora che Giuseppe si fosse fidanzato con Rosaria o avesse pensato di fidanzarsi, aveva conosciuto i due fratelli di lei: con Filippo aveva fatto il soldato assieme e si erano voluti tanto bene da rivedersi anche dopo, più volte; con Antonio la conoscenza era avvenuta in un negozio di pelli del paese della marina, dove Giuseppe andava a comprare la roba occor[...]

[...]nzato con Rosaria o avesse pensato di fidanzarsi, aveva conosciuto i due fratelli di lei: con Filippo aveva fatto il soldato assieme e si erano voluti tanto bene da rivedersi anche dopo, più volte; con Antonio la conoscenza era avvenuta in un negozio di pelli del paese della marina, dove Giuseppe andava a comprare la roba occorrente per il suo lavoro, e dove Antonio aiutava il padrone nella vendita.
In seguito i due fratelli erano partiti per l'Egitto, ma il destino aveva voluto che Giuseppe si fidanzasse con la loro sorella, Rosaria, che prima di allora non aveva conosciuta. Il matrimonio stava per fallire, perché Giuseppe, troppo giovane, si era pentito del passo che stava per fare; ma fu per un riguardo ai fratelli lontani che tutto si aggiustò, decidendosi alfine a sposare la donna che, del resto, per la dote che portava, non era un partito sconveniente per lui.
Dall'Egitto i due fratelli mantennero buone relazioni sia con Rosaria che con Giuseppe: non scrivevano spesso, ma_nelle feste non mancava mai una loro cartolina o una lettera; di tanto in tanto mandavano regali o per le bambine o per l'adornamento e le comodità della casa : ed era strano come si fossero dimenticati delle condizioni e delle abitudini della famiglia e del luogo, inviando oggetti non facilmente adoperabili, come cuscini di cuoio dipinti, boccette di profumo, ninnoli di vetro o d'altro che non potevano servire a niente. Recentemente avevano mandato ad Ernesta una cucinetta in lamiera per la [...]

[...]llo che avrebbe scritto la prossima volta, concludeva, passando però ad altro ragionamento: « Perciò ti dico che fai male a non pensare a tempo alla tua famiglia, ora che sei giovane, e qui si sta bene e si guadagna, nonché mia moglie vi vuole conoscere tutti, tanto é innamorata delle bambine, e anch'io che non le ho potuto avere per me, e un matrimonio senza figli non é matrimonio. Parla quindi a Rosaria e convincila che ti lasci partire, qui l'Egitto é grande, figurati che il Cairo è una città che non finisce mai, e c'é posto per tutti. Tu potresti venire prima e poi potresti ritirare Rosaria con le bambine, tanto più che le donne si possono impiegare, e io ho mia moglie che guadagna quasi più di me. Pochi anni di sacrifizio e poi potresti ritornare in Italia a fare il proprietario... ».
« Dice di andare al Cairo, ci vuole li a tutti i costi... » spiegò Giuseppe, ridendo.
« Ah! » esclamò semplicemente Rosaria.
« Prima vuole che vada io a vedere come si sta; e poi ti manderei l'atto di richiamo perché mi raggiungessi... ».
t~ E lascere[...]

[...] esclamò semplicemente Rosaria.
« Prima vuole che vada io a vedere come si sta; e poi ti manderei l'atto di richiamo perché mi raggiungessi... ».
t~ E lasceremmo tutto ? » disse Rosaria.
« Bah! Poi si vedrà... ». concluse Giuseppe. La moglie rimase pen
f

IL GRANDE VIAGGIO 97
sierosa, mentre il ragazzo incominciò: «In questa settimana partirà zio Carlo per l'America ».
« Certo l'America é più lontana ». disse Giuseppe; ma per Rosaria l'Egitto o l'America era la stessa cosa. Il marito, scherzando ancora, aggiunse : « Non si danno pace che sono senza figli; e vogliono, si vede, avere bambini dello stesso loro sangue per casa... ».
« Quanto godrebbero vedere da vicino le figliuole; le fotografie che abbiamo mandate non sono chiare, non si capisce niente! ».
« Tu, poi, vorresti le fotografie proprio al naturale! » disse Giuseppe; e dovendo finire per quella sera stessa la scarpa che aveva lasciato sulle ginocchia, riprese il lavoro.
Rosaria prese la lettera e, dopo avere indugiato alquanto, disse: « Ora vado dalla mamma ».
« Va » [...]

[...] qui; Giuseppe ha tanto lavoro; non gli conviene lasciare la clientela; lo scriveremo a Filippo. In seguito si vedrà.. ».
«Aspettate prima ad invecchiare, come siamo invecchiate noi! » commentò amaramente Agata. E poi: «Ma io glielo dirò a Giuseppe che sbaglia, sbaglia davvero!... ».
Entrarono le bambine ch'erano fuori con altre a giocare a righetta e parvero, così come cinguettavano, folate di uccelli al tramonto. « Lo zio Filippo vi vuole in Egitto! » disse la madre.
Poi ritornarono tutte a casa loro; Giuseppe aveva già finito di lavorare, e si lavava le mani e il viso; quella sera voleva uscire. Sentiva il bisogno di conversare con amici.
Si diresse verso la spiaggia del mare e si fermò nei pressi del cancello di passaggio, dove sempre si riuniva gente e quella sera c'erano parecchie persone che ancora indugiavano; ' il tempo era mite, vento non tirava, e cogli occhi rivolti al mare che col calare delle ombre diveniva sempre piú cupo, era bello stare là a chiacchierare.
C'erano Luigi il pescatore, il padre di Sebastiano, di quegli c[...]

[...] piú cupo, era bello stare là a chiacchierare.
C'erano Luigi il pescatore, il padre di Sebastiano, di quegli cioè che doveva sposare la figlia dei Crispini, qualche cantiniere, un fabbro e vari altri pescatori: la maggior parte di loro era stata una o più volte in America, migliorando la propria posizione. Proprio Luigi rimpiangeva che non aveva i mezzi di andare e, se fossero continuati quei tempi, mai sarebbe partito.
« A me mi chiamano dall'Egitto i fratelli di mia moglie, mi pagano tutto loro, e quando volessi andare li ci avrei sempre il posto del lavoro trovato e ogni aiuto... » disse Giuseppe.
« E che aspetti ad andarci? » domandò Luigi.
IL GRANDE VIAGGIO 99
« Sentite á me, che conosco l'America meglio del mio paese, si può dire, — disse un pescatore padrone di barca — se volete andare in qualche posto per lavorare, non avete che andare in America... ».
« Che Egitto ed Egitto! » disse il padre di Sebastiano.
«Noi abbiamo l'America, ed andiamo in Egitto? » fece un altro.
«L'Egitto é buono per chi va là e non intende più ritornare; non dico che non si stia bene; ma quanto a fare soldi, é come da noi » spiegò il fabbro.
«Non esagerare, ora! » non poté fare a meno di ribattere Giuseppe. Parlò ancora delle ragioni che forse lo avrebbe spinto ad andare in Egitto, dove aveva parenti tanto affezionati; ma concluse che per il momento non si sarebbe mosso. Tutti gli diedero addosso, che sbagliava, che non si sapeva regolare.
A casa quella sera stessa non si parlò più dell'Egitto; ma l'indomani Rosaria, svegliatasi, disse non aveva potuto dormire bene, per via di quel pensiero dell'Egitto.
In seguito fecero la lettera di risposta a Filippo: lo ringraziavano, ma per il momento non era il caso di parlare di viaggi; più in là qualche cosa certamente sarebbe maturata.
Agata venne una sera a parlare con Giuseppe. « Ma siete pazzo di trascurare un'occasione come questa? Se Filippo vi invita, si vede che ha le sue ragioni. Avrà trovato un buon posto per voi. Io gliel'ho detto a Rosaria : ti pentirai! » disse la donna.
« Certo bisogna pensare seriamente. Intanto aspettiamo cosa scrivono sia Filippo che Antonio. Di Antonio é parecchio che non abbiamo notizie » rispose Giuseppe.
Arr[...]

[...]orreva che Giuseppe si preoccupasse; quanto al posto del lavoro Giuseppe o avrebbe continuato a lavorare da calzolaio oppure sarebbe andato con Filippo a lavorare nella costruzione della diga sul Nilo.
Tuttavia Giuseppe per il momento non decise niente; però é strano che la bambina, scrivendo a scuola un tema dato dalla maestra e che riguardava una lettera a un parente lontano, dichiarasse che presto sarebbe partita colla famiglia per andare in Egitto a raggiungere gli zii.
La vecchia madre era contraria : tanto é vero che una volta disse
100 MARIO LA CAVA
a Giuseppe, mentre era presente Rosaria, nella casa del padre: « Se andate, io non vi vedrò più! ».
« Macché, ci rivedremo presto! » rispose Giuseppe, d'accordo con la moglie; e nessuno dei due pensava alla tarda età di lei, e più ancora alla sua debole salute in seguito alla caduta.
Il vecchio fabbro Felice allora intervenne, col suo solito fare sentenzioso, e disse: «Chi vede il bene e lo lascia, é pazzo! Se vi conviene, che state ad aspettare? ». La madre non aggiunse parola, res[...]

[...]non vi vedrò più! ».
« Macché, ci rivedremo presto! » rispose Giuseppe, d'accordo con la moglie; e nessuno dei due pensava alla tarda età di lei, e più ancora alla sua debole salute in seguito alla caduta.
Il vecchio fabbro Felice allora intervenne, col suo solito fare sentenzioso, e disse: «Chi vede il bene e lo lascia, é pazzo! Se vi conviene, che state ad aspettare? ». La madre non aggiunse parola, restando mesta e pensierosa.
I fratelli d'Egitto sempre insistevano; ma chi sembrava potesse dissuadere dal far intraprendere il viaggio al marito, fu commare Carmela dei Crispini, che disse: « Commare Rosaria, per carità! Non fate partire vostro marito, perché vi pentirete! Come mi sono pentita io! E tanti anni che il marito se n'è andato in America, e ora non ho speranza di vederlo piú, senza utile inoltre: perché che cosa è accaduto di bene per me e per i miei figli? ».
Invece il marito di commare Carmela aveva mandato soldi, aveva migliorato la propria posizione, e aveva potuto sposare bene le figlie. Tutte queste cose la donna sembrav[...]

[...]e scorrevano per la mamma vecchia, cadevano abbondanti per le parole dell'amica carezzevole.
«Ma non capisci che lo fá apposta, per non vedere migliorata la nostra posizione? » interveniva Giuseppe, irritato, dannandosi l'anima che la moglie cadesse in trappola, alle parole lusinghevoli.
«No, non credo a tanto! » rispondeva la moglie; ma a lei davano addosso le sorelle, più astute e che sognavano la realizzazione delle proposte dei fratelli in Egitto.
Di modo che a poco a poco si confermò nell'anima di Giuseppe l'idea della convenienza di un viaggio in Egitto; era passata l'estate e fra breve sarebbe incominciato l'autunno: in quella stagione il caldo
IL GRANDE VIAGGIO 101
non si sarebbe sentito e sarebbe stato possibile intraprendere il viaggio.
Ma non sarebbe andato solo : con sé avrebbe portato fin da principio la famiglia da cui non si sapeva distaccare e senza cui non aveva l'ardire di muoversi. Le bambine erano nell'età della crescenza, quando mutano giorno per giorno: ed egli avrebbe potuto lasciarle, per vederle poi tanto diverse da non riconoscerle piú? La moglie, soprattutto, che aveva già tanti capelli bianchi, era all'inizio del tra[...]

[...]o le porte di fronte; la vita costava poco: legumi ed ortaggi se ne avevano quanto se ne avesse voluto; e per le bambine datteri in quantità, banane dolci come il miele, e zucchero da succhiare nella canna, che si sarebbero fatte grasse come una palla.
«Io ti accompagnerò »! aveva detto la moglie; e nell'entusiasmo del viaggio, né i genitori e i parenti, né le vicine o il paese che avrebbe dovuto lasciare, si presentavano alla sua mente: solo l'Egitto lontano, dai vaghi contorni come un paese di fiaba, dove vi erano le palme dei datteri e tante altre cose preziose, esisteva nella sua fantasia. La bellezza e la ricchezza splendevano dinanzi agli occhi; e tutto appena era appannato dallo sgomento di una lontananza che doveva essere grande se il Bambino Gesù nei tempi dei tempi vi si era recato col Padre e la Madre per sfuggire ai pericoli.
Senza inciampi o complicazioni si arrivò così al giorno della partenza: i bagagli erano stati fatti, i saluti ai vicini e ai parenti completati. Una piccola folla di gente s'era raccolta nel vicoletto; i [...]

[...]qua, ché ti piglia meno vento ». « Si pue) chiudere il finestrino n propose un viaggiatore, gentile. Le figliuole vollero guardare gli alberi che correvano, e si attaccarono agli sportelli; parole di scusa vennero dette ai compagni di viaggio.
Il treno filava; ormai il paese non si vedeva piú, e nemmeno la sua campagna e le colline vicine. Nuovi campi, nuove case, gente diversa si avvicendavano nella corsa. Italia era ancora, e già pareva che l'Egitto, il paese lontano e sconosciuto della loro vita futura, fosse arrivato fin là.
A Messina, nel pomeriggio della stessa giornata, guidati dall'agente, dei viaggi, s'incamminarono verso la nave che doveva portarli via. Una nuvola sembra la nave, tanto è grande. E su di essa, circondati da una folla che uguale solo nella festa di S. Francesco si vide al paese, salgono, confusi e distratti.
Avanti andava Giuseppe, colle due valigie per mano; dietro lo seguiva Rosaria che aveva poggiato sul petto il sacco di biancheria, e per mano la figliuola piccola, tenuta pure all'altro lato da Ernesta, che l[...]

[...] Ernesta soffriva per il mare, addormentandosi ogni tanto agitata e poi svegliandosi di soprassalto; il viaggio sembrava non dovesse finire piú.
Al mattino uscirono tutti sopracoperta; il sole illuminava tutta la nave; e il vento fresco allietava i volti d'ognuno.
Attorno c'era solo mare; comparvero altre navi. All'improvviso l'occhio, guardando, si fermò su una linea bianca. Non era lontana, e subito si vide ch'era a due passi dalla nave.
«L'Egitto! L'Egitto! » esclamò Giuseppe. «Siamo arrivati. Quello é l'Egitto! » spiegò, voltandosi a guardare la moglie.
Ma la donna che in altre circostanze avrebbe gridato di gioia, ora, bianca in volto, nemmeno rispose. Sospettosa negli occhi, strinse a sé le piccine, le chiamò, se le mise sotto le ali della sua protezione come una chioccia fa coi pulcini.
Quel giorno stesso in cui arrivarono al porto di Alessandria, partirono col treno per il Cairo, dove giunsero la sera, ch'era già notte. Soffrirono il caldo lungo il percorso come se fosse ancora l'estate del loro paese, refrigerio trovando solo quando il treno costeggiava di tanto in tanto il Nilo.
« Guarda c[...]

[...]vevano abbandonati i genitori, mariti che si erano dimenticati, a torto o a ragione, delle mogli.
« Molte disgrazie perciò sono avvenute! » dichiarò Rosaria.
«E si sa come succede! » rispose Antonio.
« Vedendo tutto quel movimento, perciò mi sono incoraggiato a venire; poiché chi stava indietro non concludeva nulla ed era perduto! » disse Giuseppe.
«Noi ve l'avevamo detto! » aggiunsero i fratelli.
« C'era chi mi dava torto a voler venire in Egitto, anziché andare in America... » continuò Giuseppe.
« Sciocchezze! » fece Filippo.
«Si, e voi sapete come io la penso!» concluse Giuseppe.
Certamente egli avrebbe voluto continuare anche in Egitto la bella vita, pur nella povertà, che faceva nel borgo; quando lavorava nelle ore che voleva, e si riposava a suo piacimento; quando chiacchierava
IL GRANDE VIAGGIO 111
coi clienti, seduto davanti al deschetto, e di essi conosceva il piede meglio di quello che non sapesse la faccia.
Ma ciò ormai non era più possibile: al laboratorio del Cairo egli non aveva che una parte limitata nella costruzione delle scarpe, non faceva che le cuciture colla macchina; il maestro di una volta s'era trasformato in uno dei tanti lavoranti d'una bottega più vasta che non era a contatto del pubblico, e la sod[...]

[...] la piccola Lidia, che non sempre usciva cogli zii, appena lo vedeva, gli si buttava tra le braccia. La sua salute era delicata, brevi febbri di tanto in tanto la colpivano; il padre quasi non si preoccupava, ma come affettuosamente si rivolgeva a lei, sollevandola in alto nelle braccia, come la prediligeva al confronto della maggiore, che godeva tanto a fare la signorina colle zie!
Ernesta sola, si può dire godesse in pieno della permanenza in Egitto : il clima non le diede nessun disturbo, le novità che vide la rallegrarono un mondo. Rosaria, invece, cominciò a soffrire agli occhi per la troppa luce che prendeva al mattino quando andava al mercato e per la polvere del terribile vento che ogni tanto imperversava. Quel vento turbinava nelle vie, penetrava, pur attraverso le imposte chiuse, nella casa, e pareva che si volessero scatenare le fondamenta del cielo.
Come allora l'aria nativa, il bel clima del paese era vagheggiato da Rosaria nel suo cuore! Ricordava il venticello fresco della sera nelle
giornate calde d'estate, il bel sole sp[...]

[...]amai le bambine dovevano essere grandi. Non solo un anno, ma due erano passati e il terzo stava per finire. E dunque? Le promesse così si mantenevano?
D'altronde, perché non sarebbero partiti pure Filippo e Antonio colle loro mogli, per una breve permanenza al paese, se proprio non avessero voluto rimanervi per sempre, come ella consigliava?
Ma dire una cosa é più facile che farla e il progettare viaggi più semplice del realizzarli: per quanto Egitto fosse, le necessità della vita imponevano a tutti non poche restrizioni; e una di queste era di non poter correre di tanto in tanto a vedere i vecchi genitori e le sorelle al paese.
Si rimandava il viaggio come se quelli fossero sempre giovani e non dovessero mai morire; alla loro morte nessuno pensava; e meno di tutti forse la stessa Rosaria che pure qualche anno prima aveva potuto vedere quanto fossero cadenti.
Agata, da lontano, non aveva fatto capire niente, forse per non allarmare senza necessità. Ma così fu che improvvisa e tragica arrivò un giorno la notizia della morte della povera [...]

[...]te. — Un altro po' di sacrifizio e poi avrete il piacere di ritornare a casa vostra... ».
Matilde da sola continuava : « E non ci vedremo più qui al Cairo ? Giacché io verrò di tanto in tanto al vostro paese... ».
« Verremo, verremo! » prometteva Vanda.
Rosaria non rispondeva, ma sorrideva, perduta nel sogno del suo paese natale.
« Ella non si é mai adattata alla vita del Cairo! » dichiarava Antonio.
« Non so perché non ti è mai piaciuto. l'Egitto » continuava Filippo. « Eppure non sei stata ammalata, altro che un po' agli occhi, e la bambina ha avuto qualche febbre... ».
« Febbre me la chiami? Stava per morire, povera piccina mia! » rispondeva Rosaria.
« Si, ormai é stabilito. Col lavoro straordinario che farò, sarò in grado di raggranellare presto i soldi che ci vogliono per le cinquemila lire! » assicurava Giuseppe.
Rientrava in quel momento dalla casa di una compagna di scuola, Ernesta; e quasi prima della sua aggraziata persona si avverti la sua voce squillante di bambina felice.
« E questa qui non ce la lasciate ancora per qu[...]

[...]ome impiegato, nel campo dei lavori edilizi, sarebbe stata la cosa più semplice di questo mondo.
In tal caso sarebbero potuti ritornare anche i cognati, se avessero voluto; ma è strano come essi si fossero dimenticati del paese natio; forse non si erano dimenticati, ma lo davano a vedere, se non volevano ritornare.
«Sono le mogli che li trattengono» diceva Giuseppe alla moglie per spiegare la cosa.
«No, nemmeno questo — ormai hanno fatto dell'Egitto un altro loro paese ».
E nessuno dei due sospettava che tanto Antonio che Filippo, che del resto sembrava tanto impulsivo ed entusiasta, calcolassero meglio di loro le possibilià di vita nell'Egitto e quelle del loro paese.
« Qui spendono molto. E anche noi, accanto a loro, abbiamo speso tanto » diceva Giuseppe.
« Pazienza! Ma tu lo hai voluto, accettando di fare in tutto vita in comune con loro... ».
« Volevi anche tu allora... ».
IL GRANDE VIAGGIO 117
« Non é vero. Io l'avevo capito, e tu non l'hai voluto. E siamo rimasti tanto tempo lontani da casa! » concludeva Rosaria.
«"In questi mesi in cui non si va in nessun posto, si può risparmiare parecchio... » diceva Giuseppe.
Rosaria allora non si frenava dal criticare : « Sanno che i mariti sono in lutto e vanno lo stesso a diverti[...]

[...]era quella che meno era libera e meno poteva disporre del futuro; si chinava a baciare le bambine, stringendosele al seno e piangendo, ed imitata in tutto da Vanda che a sua volta esclamava : « Si, certamente! ». Mentre Rosaria si univa a loro, desolata, pronunziando : « Come son brutte le partenze, Dio mio! ».
Bisognò alfine partire e a poco a poco il treno prima, il grande vapore poi, strappò dai loro occhi quanto ancora rimaneva della vita d'Egitto. In senso inverso fu fatto il viaggio che all'andata era sembrato tanto oscuro e pauroso. E ora invece, pur nel rammarico per la perdita di parenti tanto cari e di abitudini prese, era così pieno di dolce soddisfazione.
Giuseppe non era ormai quel povero operaio confuso che non sapeva dove mettere i piedi, né Rosaria era quella donna stordita che
118 MARIO LA CAVA
poteva perdere i figli in mezzo alla folla : Giuseppe era diventato un uomo vestito bene, con un leggero soprabito scuro che gli dava l'aspetto di un vero emigrato che aveva fatto fortuna; la sua donna, semplice
e popolana come [...]

[...]e, doveva restituire i denari avuti, altre volte gli toccava sudare parecchio per poter avere a pezzetti quello che gli spettava.
Diventava perciò preoccupato e malinconico : quella continua agitazione, alla quale non era abituato, lo stancava, e non solo i tempi beati di quando faceva il calzolaio e aveva a che fare con tutto un
IL GRANDE VIAGGIO 121
popolo docile, che gli era cliente, erano rimpianti, ma anche l'epoca dura della sua vita in Egitto, durante l'ultima estate, dove aveva tanto lavorato. Forse aveva fatto male a ritornare in Italia, meglio sarebbe stato se egli fosse rimasto ancora per qualche anno al Cairo, e avesse soltanto mandato la moglie colle bambine a rivedere il padre. Ma ormai le cose erano andate tosi, e bisognava aspettare che migliorassero, come certamente sarebbe accaduto.
I risparmi però si assottigliavano gradatamente e la povertà compariva all'orizzonte, se egli avesse perduto quel posto che aveva. Rosaria avrebbe dovuto saperlo; e invece restava così spensierata e leggera, quando non compiangeva colle sor[...]

[...]tamente sarebbe accaduto.
I risparmi però si assottigliavano gradatamente e la povertà compariva all'orizzonte, se egli avesse perduto quel posto che aveva. Rosaria avrebbe dovuto saperlo; e invece restava così spensierata e leggera, quando non compiangeva colle sorelle la fine temuta del padre, nelle sue chiacchiere con commare Carmela e le altre vicine.
Solo conforto per Giuseppe erano le ingenuità delle sue bambine, che dopo il ritorno dall'Egitto avevano continuato sempre a star bene; e più sere si diverti a sentirle cantare e a vederle passeggiare insieme nel vicoletto davanti alla casa, colle braccia congiunte, la più piccola che arrivava all'altezza degli omeri la più grande, mentre sul capo s'erano messe mazzetti di fiori e attorno al collo coroncine intrecciate.
Passeggiavano cantando, e le loro voci argentine squillavano nel cielo sereno. S'avvicinava il padre, e rivolgendosi a Lidia diceva: « Vieni, che t'ho portato le caramelle per te ed Ernestina! ». Lidia si avvicinava e le prendeva, donando la sua parte alla sorella; e poi[...]

[...]vano invano.
Venne il carro del comune, durante la stessa notte, e il cadavere fu messo a posto: senza accompagnamento e senza cerimonie fu portato al cimitero. E tutto essendo 'accaduto in un baleno, prima che i genitori angosciati avessero potuto considerare la gravità della sciagura toccata, parve che la bambina fosse stata rapita da banditi in una notte tempestosa, cosí come una volta era stata perduta in mezzo al mare durante il viaggio in Egitto, senza speranza piú di poterla ritrovare.
Per tutto il giorno e la notte il grido della madre, prima più alto e terribile, poi sempre piú fioco, echeggiò lugubremente nella casa colpila dalla sventura. «Fuoco! Fuoco mio! Ahi! Ahi! » gridava, torcendosi su se stessa e battendosi con le palme il viso.
« Dolore mio grande! » esclamava; e nella confusione della sua mente non sentiva che l'irreparabilità della disgrazia, la crudeltà della sorte; non si fissava sull'essenza del suo tormento, l'anima sua annebbiata vagava nei regni dell'orrore e del vuoto. Il padre era là curvo sotto il peso di un[...]

[...]primi giorni, si presentarono i vicini, rassicurati dopo l'iniziale sbigottimento: volevano offrire da mangiare, dicevano che bisognava fare in tal modo o in tal altro per ottenere conforto. Agata e Peppina gentilmente respinsero, dicendo che ormai potevano provvedere da loro.
Commare Carmela trovò che il morbo, a quanto aveva sentito dire lei dalla sorella del capostazione, era conseguenza delle sofferenze che la povera bambina aveva subito in Egitto: tutto si sarebbe evitato se i genitori non fossero andati in Egitto. La moglie di Luigi, il pescatore, ammise, invece, che la colpa era del medico: un medico più bravo avrebbe salvato la bambina. In molti casi il medico Sbo aveva conseguito la guarigione. La figlia di commare Carmela, quella che si era sposata a Sebastiano, pensava da parte sua che più volte l'intervento della fattucchiera di Siderno aveva fatto miracoli.
Come il cuore, allora, di Rosaria si spossava a sentir tante parole! La sua fantasia pigliava il volo, la triste realtà era dimenticata e i sogni del probabile e del verosimile turbinavano nella sua mente.
Certo Giuseppe si risentiva quand[...]

[...]rcato di consolare la madre con i discorsi e i ragionamenti. Poi avevano invitato Ernestina ad uscire con loro all'aria aperta, perché non intristisse nel buio della stanza chiusa. La figliuola aveva accettato e s'era messa perfino a giocare con una delle nipoti di commare Carmela non aveva resistito a lungo e dopo poco era corsa nuovamente dalla madre.
Un giorno arrivò finalmente, con qualche ritardo, la lettera di condoglianze dei fratelli in Egitto. Essi in breve, come sogliono fare gli uomini, espressero il loro compianto per l'irreparabile perdita. Le mogli, Matilde e Vanda, completarono la lettera, scrivendo a lungo e rievocando fatti della vita felice di ún tempo, quando viveva la bambina. Vanda, che nella sua precisione, era alquanto indiscreta, trovò che la bambina forse si sarebbe potuto salvare, se fosse rimasta in Egitto. Li v'erano tanti bravi dottori, specialmente il professor Puricelli, tanti specialisti, ospedali, case di cura... Era stato certo un errore partire per il paesello nativo.
Fosse stato nei primi giorni della disgrazia, Rosaria si sarebbe esaltata al ricordo del passato, i sogni dell'impossibile e dell'inattuabile avrebbero turbinato come meteore nella sua mente. Questa volta, invece, restò attonita e confusa; poi, piegando il capo sulle spalle della sorella
IL GRANDE VIAGGIO 127
Agata che, nell'assenza del marito, le aveva letto la lettera, ebbe un singulto, dal quale non uscirono le lagri[...]

[...]nuto migliore.
Si rivolgeva allora Giuseppe al commerciante Carabino che aveva anche una vasta proprietà fondiaria da amministrare. Questi non gli rispose né si né no. Giuseppe stette con l'animo sospeso per molto tempo. E non ne guadagnò che il rancore dell'appaltatore Artù che non ammetteva per il suo dipendente il diritto di cercare altra strada se con lui non poteva vivere.
Ora Giuseppe era divenuto come ai primi tempi del suo ritorno dall'Egitto, quando lungamente dovette affaticarsi per ottenere un posto civile nel suo paese, adatto alle nuove pretese: con la differenza che prima aveva qualche soldo in tasca, la moglie era più attiva e l'animo era sereno; mentre oggi come tutto era enormemente ingrandito in peggio!
I soldi sfumavano a vista d'occhio; già se avesse voluto intraprendere un viaggio d'emigrazione, avrebbe dovuto chiederli in prestito. Inoltre aveva vergogna di rivolgersi ai cognati, che di là, dall'Egitto, scrivevano convinti che s'era sistemato bene, come se con ciò avesse dovuto confessare la sua incapacità a mantene[...]

[...]affaticarsi per ottenere un posto civile nel suo paese, adatto alle nuove pretese: con la differenza che prima aveva qualche soldo in tasca, la moglie era più attiva e l'animo era sereno; mentre oggi come tutto era enormemente ingrandito in peggio!
I soldi sfumavano a vista d'occhio; già se avesse voluto intraprendere un viaggio d'emigrazione, avrebbe dovuto chiederli in prestito. Inoltre aveva vergogna di rivolgersi ai cognati, che di là, dall'Egitto, scrivevano convinti che s'era sistemato bene, come se con ciò avesse dovuto confessare la sua incapacità a mantenere la moglie e la figlia.
Certamente egli in Egitto non sarebbe più ritornato; aveva fatto una volta l'esperienza dell'Egitto, e non voleva ripeterla. L'America sarebbe stato il paese del suo avvenire; e poiché nel nord non si poteva andare o bisognava aspettare lungamente per ottenere il permesso, egli avrebbe potuto andare nel sud, in Argentina, dove vi erano tanti paesani. Li avrebbe trovato la fortuna che in Egitto gli era sfuggita di mano e qui in Italia era completamente scomparsa.
IL GRANDE VIAGGIO 133
Ma come fare per andare? E chi avrebbe convinto Rosaria? E come avrebbe confortato se stesso che per la prima volta si sarebbe dovuto separare dai suoi?
Pensava a Rosaria, dimagrita dopo la disgrazia, con tante rughe in faccia da non riconoscersi piú. Ecco, la sua gioventù era per sempre finita. Non più il suo cuore palpitava di amore, non più si rivolgeva al marito come al suo uomo.
E pure Giuseppe, con un dente di sopra mancante, stanco per i dispiaceri e le preoccupazioni, cos'era più del giovan[...]

[...]sarebbe sorta nel paese, e gli errori di prima non si sarebbero ripetuti.
Parlò a Rosaria dei suoi progetti. « No, no, meglio restare qua. Non sarei capace di partire dalla terra dove so che dorme la mia bambina! », rispose la moglie che aveva creduto di doverlo accompagnare.
« Tu resterai qui con la bambina. E io in pochi anni farò fortuna. Poi ritornerò. Vedi come ogni cosa mi va male, vedi come è stato un errore ritornare troppo presto dall'Egitto! ».
« E perché non vuoi ritornare al Cairo, dove i fratelli potrebbero aiutarti? ».
« So che in America si possono fare guadagni maggiori coi quali ritornerei più presto a casa... ».
« Io non so... Ma ho paura di restare sola! Vedi come sono ammalata e stanca...».
134 MARIO LA CAVA
«Se tu stessa ti rivolgessi alla famiglia Chirico che sempre ti ha voluto bene, potresti ottenere un prestito per il viaggio con poco interesse, o senza affatto interesse... ».
« Ma davvero vuoi dunque partire? », gridò Rosaria e si mise a piangere come una bambina.
In seguito si discusse a lungo della cosa.[...]

[...]er il viaggio con poco interesse, o senza affatto interesse... ».
« Ma davvero vuoi dunque partire? », gridò Rosaria e si mise a piangere come una bambina.
In seguito si discusse a lungo della cosa. Agata e Peppina questa volta non insisterono per la partenza, pur mostrando di non essere scontente. Al contrario, commare Carmela vantò la convenienza di un simile viaggio, dimenticando quanto aveva detto in proposito al tempo della partenza per l'Egitto. Rosaria restava senza parola, mentre la decisione poco per volta si confemava.
Andò, secondo il desiderio del marito, a chiedere i denari alla famiglia Chirico; ma si comportò così confusamente che quelli credettero li volesse avere in dono, per l'amicizia che c'era; e risposero di no.
Giuseppe non ottenne nulla né dall'appaltatore Artú né da altri amici, tra cui Sebastiano ch'era ,in grado di favorirlo. Si rivolse alla Banca, e ottenne il prestito. Col primo viaggio sarebbe partito. L'Argentina, con le sue favolose ricchezze, era il paese dove egli avrebbe passato alcuni anni di lavoro.
[...]



da Voce enciclopedica di G.Pr [Giovanni Primavera], Siria in Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S)

Brano: [...] subendo da allora un processo di decadenza protrattosi fino al dissolvimento dell'Impero Ottomano seguito alla Prima guerra mondiale. Già da alcuni decenni i nazionalisti arabi lottavano per l'indipendenza del paese e il 30.9.1918 i guerriglieri beduini, capeggiati da Faisal (figlio del re dell'Arabia) e dall'agente britannico D.H. Lawrence, a fianco delle truppe inglesi comandate dal maresciallo E. Hinman Allenby (futuro alto commissario per l'Egitto e il Sudan), entrarono a Damasco. Nel luglio 1919 il Congresso nazionale siriano, riunito nella Capitale, rivendicò l'indipendenza politica per uno Stato comprendente i territori degli attuali Siria, Libano, Giordania e Israele, da erigersi In unica monarchia costituzionale sotto Faisal, ma tale progetto fu respinto dalle potenze colonialiste che si contendevano il dominio dell'intero settore. In effetti fin dal 1916 (accordo segreto SykesPicot) i governi di Francia e Gran Bretagna avevano deciso di spartirsi tra loro tutta la vasta regione, tradendo le promesse fatte ai nazionalisti arabi pe[...]

[...] l'attuazione pratica del provvedimento alla fine della guerra. Nel marzo 1943 venne ripristinata la costituzione e, nelle elezioni del luglio, il Blocco nazionale conquistò la maggioranza, eleggendo alla presidenza della repubblica Shukri Al Quwali. Le truppe francesi abbandonarono il paese nel 1946.
Secondo dopoguerra
La sconfitta dei paesi arabi nella guerra araboisraeliana del 1948 (v. Israele), cui la Siria aveva partecipato a fianco dell'Egitto, della Transgiordania, dell'Iraq e del Libano, aggravò la già difficile situazione economica e sociale del paese. Oltre alla eterogeneità etnica e religiosa (tra musulmani sunniti, alauiti, drusi e varie confessioni cristiane), in Siria erano infatti presenti gravi sperequazioni sociali ed economiche fra abitanti dei centri urbani da una parte, contadini e nomadi dall'altra, tali da rendere esplosiva la situazione. Notabili e latifondisti (per la massima parte sunniti), che avevano guidato la lotta per l'indipendenza, si dimostrarono incapaci di gestire lo Stato unitario uscito dal mandato. A[...]

[...]strati dal sempre più accentuato sbilanciamento americano a favore dello Stato sionista. La situazione si aggravò con il cosiddetto patto di Baghdad (24.2.1955) tra Turchia e Iraq, un patto che altro non era se non un'estensione della N.A.T.O. nel vicino Medio Oriente, il che per la Siria equivaleva a un vero e proprio accerchiamento militare.
Nel 1955 Shukri Al Quwatli, rielet, to presidente, firmò allora un trattato di alleanza militare con l'Egitto, dove Nasser stava consolidando il proprio potere proponendosi come leader del movimento di unità panarabo. Grazie alla mediazione egiziana la Siria poté quindi ottenere una prima fornitura di armi dai paesi dell'Est europeo. Nel 1956, durante la crisi di Suez (v. Egitto), Ouwatli si recò a Mosca per stabilire diretti rapporti con i sovietici, mentre un commando siriano sabotava l'oleodotto irakeno che attraversava la Siria. Per rovesciare un governo che ormai potevano considerare nemico i servizi segreti U.S.A. ordirono in Siria un nuovo complotto, ma la congiura fu tempestivamente scoperta e neutralizzata: il Ba'th lanciò a questo punto la proposta di governare il paese attraverso un Fronte popolare e, presentandosi unita alle elezioni del 1957, la sinistra siriana ottenne un successo quasi plebiscitario.
Per non rinchiudersi in una pericolosa strettoia in[...]

[...] delle potenze occidentali. La politica del nuovo presidente americano Eisenhower contribuì ad allargare il fossato, facendo crescere nell'area la tensione bellica, tanto che a un certo momento il governo siriano decretò la mobilitazione: il 17.10.1957 truppe egiziane sbarcarono a Latakia in appoggio al governo siriano e l'U.R.S.S. inviò due navi da guerra a protezione della costa: la politica americana aveva di fatto permesso all'U.R.S.S. e all'Egitto di porsi come protettori della Siria di fronte agli attacchi dell'Occidente.
La Repubblica Araba Unita
Dalla fine del 1957 l'influenza sovietica in Siria crebbe, rafforzando il Partito comunista siriano, ma all'interno del paese gran parte della borghesia era tutt'altro che favorevole a tale situazione e lo stesso partito Ba'th preferiva affidarsi piuttosto al regime nasseriano. Cominciò in tal modo a prendere piede l'idea di una unione federale con l'Egitto, quale primo nucleo di una più vasta unità araba. II Partito comunista siriano guidato da Begdash (vecchio quadro formatosi in Francia[...]

[...] come protettori della Siria di fronte agli attacchi dell'Occidente.
La Repubblica Araba Unita
Dalla fine del 1957 l'influenza sovietica in Siria crebbe, rafforzando il Partito comunista siriano, ma all'interno del paese gran parte della borghesia era tutt'altro che favorevole a tale situazione e lo stesso partito Ba'th preferiva affidarsi piuttosto al regime nasseriano. Cominciò in tal modo a prendere piede l'idea di una unione federale con l'Egitto, quale primo nucleo di una più vasta unità araba. II Partito comunista siriano guidato da Begdash (vecchio quadro formatosi in Francia sotto la guida della Terza Internazionale) era il meglio organizzato del Medio Oriente e profondamente legato all'Unione Sovietica, ma il successo di questo partito in Siria dipendeva molto dal suo rapporto con una borghesia nazionale che non aveva alcuna intenzione di creare un regime comunista e mirava a una democrazia parlamentare, nella quale la presenza dei comunisti avrebbe garantito l'appoggio dell'Unione Sovietica. A ciò si opponeva tuttavia il Ba'th c[...]

[...] suo rapporto con una borghesia nazionale che non aveva alcuna intenzione di creare un regime comunista e mirava a una democrazia parlamentare, nella quale la presenza dei comunisti avrebbe garantito l'appoggio dell'Unione Sovietica. A ciò si opponeva tuttavia il Ba'th che non aveva alcuna intenzione di perdere la propria egemonia a favore dei comunisti e, dal momento che anche i militari premevano fortemente per costituire una federazione con l'Egitto, il governo siriano indisse un referendum popolare che vide il 91,75% dei votanti favorevoli a fondare la R.A.U.. II relativo patto di fusione tra Egitto e Siria venne siglato 1'1.2.1958 al Cairo. Pochi giorni dopo, analogamente a quanto era accaduto in Egitto, i comunisti (accusati di essersi opposti alla fusione) vennero messi fuori legge e Begdash dovette lasciare il paese.
Se l'obiettivo del Ba'th era di mantenere l'egemonia in Siria, ben diverse erano le intenzioni di Nasser, secondo il quale l'esercito siriano non avrebbe più dovuto occuparsi di politica e tutti i partiti si sarebbero dovuti sciogliere per far convergere i loro iscritti nell'Unione nazionale, partito unico di modello egiziano. In realtà Nasser mirava a fare della Siria un polo di attrazione per le popolazioni arabe con essa confinanti, quindi l'unione tra i due paesi si dimo[...]

[...] sovietico. Questo rivolgimento iracheno offriva ai siriani un'alternativa concreta, per cui i rapporti degli egiziani con il Ba'th e con la borghesia siriana si deteriorarono rapidamente. A ciò si aggiunse una pesante situazione economica, inasprita dalla concorrenza dei capitali e delle industrie egiziane nonché dal fallimento della riforma agraria.
11 28.9.1961 la situazione sfociò in un nuovo colpo di stato militare che staccò la Siria dall'Egitto. 11 15 novembre dello stesso anno fu promulgata una costituzione provvisoria e l'1 dicembre vennero indette nuove elezioni: il Ba'th ottenne soltanto 24 seggi su 165 e Nazim Al Qudsi fu eletto presidente. La guida del paese fu assunta da un governo di restaurazione che abolì la nazionalizzazioni imposte dalla R.A.U., corresse drasticamente la riforma agraria e ricercò l'alleanza irakena. Ma, di fronte a questa involuzione, i giovani ufficiali del Ba'th costituirono un'organizzazione clandestina e, 1'8.3.1963, fecero il loro colpo di stato, costituendosi in Consiglio nazionale del comando dell[...]

[...]retti all'esilio. Alla testa del nuovo governo fu posto Yusuf Zuwayyin, ma l'azione era stata ispirata dal generale Salah Jedid.
Riprese quindi il cammino verso una ristrutturazione economica di tipo socialista all'interno, mentre in politica estera si aveva un'avvicinamento all'U.R.S.S. e un miglioramento dei rapporti con Nasser (a sua volta orientatosi, nel frattempo, verso il "socialismo scientifico"). La partecipazione siriana a fianco dell'Egitto, cioè all'attacco militare egiziano contro Israele nella cosiddetta "guerra dei sei giorni"
e la conseguente disfatta del giugno 1967 che costò alla Siria la perdita delle alture del Golan, indebolirono grandemente la posizione del governo ba'thista (nel quale il Partito comunista siriano era entrato a far parte nel 1966) e determinarono una nuova crisi: del dissidio tra comunisti e Ba'th poterono profittare i militari, dimostrandosi ancora una volta la forza dominante del regime ba'thista. All'interno della sinistra del Ba'th acquistò grande potere il generale Hafez El Assad, un alauita che[...]

[...]ificante), e fronteggiando l'opposizione interna dei Fratelli musulmani con i Servizi di sicurezza, il regime di Assad si è posto il compito di realizzare gli obiettivi strategici dei governi che l'hanno preceduto: stabilire la supremazia siriana nella "mezzaluna fertile" attraverso il controllo del Libano, della Giordania e della Palestina (ossia dell'O.L.P.) , cercando di tener fuori da questa zona, attraverso vari sistemi di alleanza, Iraq ed Egitto. In tale quadro sono da considerare l'intervento del 1976 ire Libano (cioè, in giugno, l'occupazione militare della valle della Beqaa e, nell'ottobre, il riconoscimento del protettorato siriano in Libano da parte degli altri paesi arabi), i tentativi di controllare sempre più da vicino l'O.L.P. (v.) , i relativamente buoni rapporti con libanesi e iraniani.
Pur mantenendo strette relazioni con l'U.R.S.S., il governo di Damasco ha riallacciato i rapporti diplomatici con gli U.S.A. (1974) e ha adottato un approccio estremamente cauto nei confronti del problema israeliano, aspirando a ricoprire [...]

[...]to del protettorato siriano in Libano da parte degli altri paesi arabi), i tentativi di controllare sempre più da vicino l'O.L.P. (v.) , i relativamente buoni rapporti con libanesi e iraniani.
Pur mantenendo strette relazioni con l'U.R.S.S., il governo di Damasco ha riallacciato i rapporti diplomatici con gli U.S.A. (1974) e ha adottato un approccio estremamente cauto nei confronti del problema israeliano, aspirando a ricoprire quel ruolo che l'Egitto ha dovuto abbandonare dopo l'accordo stipulato dal premier Sadat a Camp David, ripudiato come un vero e proprio tradimento dai paesi arabi. Dal 1986, la posizione internazionale della Siria si è tuttavia aggravata in seguito alle accuse rivolte dagli U.S.A. e dall'Inghilterra al governo di Damasco di organizzare e sostenere attività terroristiche a livello internazionale (accuse che i dirigenti siriani hanno fermamente respinto).
G. Pr.



da Giorgio Rochat, Varietà e documenti. Il genocidio cirenaico e la storiografia coloniale in KBD-Periodici: Belfagor 1980 - luglio - 31 - numero 4

Brano: [...]la deportazione in corso della popolazione, ma continua a dare come dimoranti nelle regioni di origine gli 80.000 seminomadi che, secondo una lettera di Graziani al ministro De Bono, alla stessa data erano rinchiusi nei campi di concentramento tra Bengasi e la Sirtica 7. Dovrebbe invece essere utilizzabile il censimento del 1936, quando ormai la Cirenaica era pacificata, i campi di concentramento disciolti e iniziato il rientro dei profughi dall'Egitto: ebbene, questo censimento dà una popolazione araba di 142.500 anime (E. Migliorini, Il territorio, cit., p. 98).
Si ha quindi la scomparsa di circa 60.000 persone tra le valutazioni ufficiali degli anni Venti ed i censimenti degli anni Trenta. In piccola parte si tratta di un'emigrazione forzata verso l'Egitto, che nel 1934 accoglieva ancora circa 12.000 dei 20.000 seminomadi che vi si erano rifugiati negli anni piú duri della repressione italiana 8; ma la maggior parte degli scomparsi non può che essere addebitata, direttamente o indirettamente, alle operazioni italiane del 193031 per lo schiacciamento della resistenza. Si tratta di circa 50.000 arabi (assai di piú, se si prende per buona la valutazione ufficiale del 1928), da rapportare non al totale della popolazione cirenaica (gli abitanti delle città e delle zone circostanti ormai inseriti nell'economia urbana e quelli delle oasi dell'interno,[...]

[...]sizione 150, cartella 22, fascicolo 98. Nella preparazione della sua opera La colonizzazione dell'Africa del nord (Padova, Cedam, 1960) il De Leone aveva visto questo archivio e questo stesso fascicolo, senza però utilizzare i documenti che avrebbero offuscato il quadro idilliaco da lui fornito della « pacificazione » della Cirenaica.
8 Graziani ed EvansPritchard, con valutazioni separate, fanno ascendere a 20.000 anime l'emigrazione forzata in Egitto negli anni della repressione. Secondo il « Bollettino informazioni del comando delle truppe della Cirenaica », parte di questi fuggitivi morirono di fame e malattie; alla fine del 1934 ne erano rimpatriati circa 2.250, mentre altri 12.000 restavano in Egitto. Rinvio al mio articolo 1973 ed alla mia relazione in corso di stampa per l'indicazione delle fonti d'archivio. La cifra di 6.500 fuorusciti data in E. DE LEONE, La colonizzazione cit., vol. it, p. 561, è priva di qualsiasi base.
452 VARIETÀ E DOCUMENTI
furono esonerati dalle operazioni di deportazione), bensì ai 120130.000 seminomadi del Gebel, del Bengasino e delle regioni predesertiche, dove piú forte era stata la resistenza senussita.
Dinanzi all'eloquenza di queste cifre, la storiografia coloniale tradizionale ha scelto il silenzio. Valga l'esempio del volume che la ministeriale colla[...]

[...]la repressione italiana è data dalle cifre disponibili sulle vicende del bestiame cirenaico, incomplete, talora contraddittorie e sempre discutibili, ma ugualmente capaci di segnare una tragica linea di sviluppo. Limitiamoci a capre e pecore, la principale risorsa delle popolazioni, che ne possedevano poco piú di un milione (secondo testimonianze diverse tra il 1910 e il 1928), tanto da alimentare un'esportazione annua di 100150.000 capi verso l'Egitto (secondo fonti italiane) I1. Nella primavera del 1928 pecore e capre salivano ancora a 1.100.000 secondo il Ciasca, il piú autorevole storico colonialista italiano 12; ma due anni piú tardi le popolazioni deportate ne poterono condurre con
9 Cfr. E. DE LEONE, La colonizzazione cit., vol. II, p. 558, secondo cui « ad elAqaylah fu costituito un vero e proprio campo di concentramento per 3.500 persone considerate piú indiziate ». Frasi come questa presuppongono lettori cosí inesperti da non rilevare che Graziani, in due libri pubblicati da Mondadori negli anni Trenta e largamente diffusi, parla[...]

[...]portazione: « Bisogna anzitutto creare un distacco territoriale largo e ben preciso tra formazioni ribelli e popolazione sottomessa. Non mi nascondo la portata e la gravità di questo provvedimento, che vorrà dire la rovina della popolazione cosiddetta sottomessa. Ma ormai la via ci è stata tracciata e noi dobbiamo perseguirla sino alla fine, anche se dovesse perire tutta la popolazione della Cirenaica »".
Circa ventimila seminomadi fuggirono in Egitto (o vi si erano già rifugiati negli anni precedenti), dove trovarono disoccupazione, miseria e molti di essi la morte; da ottanta a centomila furono invece deportati in cinque grandi campi di concentramento e in una diecina di minori, situati tra Bengasi e elAgheila, cioè in una regione povera di acqua e di risorse 18. Il loro bestiame fu massacrato
13 E. E. EVANSPRITCHARD, op. cit., p. 189; CARLO GIGLIO, La confraternita senussita dalle sue origini ad oggi, Padova, Cedam, 1932, p. 144.
14 Il vicegovernatore Graziani a Balbo, Badoglio e De Bono, 26 aprile 1934, in ACSFG (archivio centrale de[...]



da (Mito e civiltà moderna) Ernesto De Martino, Mito, scienze religiose e civiltà moderna in KBD-Periodici: Nuovi Argomenti 1959 - 3 - 1 - numero 37

Brano: [...] certi problemi pratici e pressanti della vita quotidiana: problema di assicurare i mezzi di sussistenza, di far sì che il sole e la luna assolvessero alla loro funzione, garantirsi la regolarità delle piene del Nilo, mantenere il vigore corporeo del re in quanto simbolo della prosperità della comunità. Vi erano anche problemi concernenti l’individuo, come la difesa dalla malattia e dalla sfortuna, o l’acquisto di una conoscenza del futuro... In Egitto e in Mesopotamia, due o tremila anni a. C., le attività

(43) Cfr. S. E. Hyman, The Ritual View of Mith and thè Mythic, in Journal of american Folklore, 68 (1955), n. 270, p. 462 sg.

(44) S. H. Hooke, Myth and Ritual, Oxford 1933 e The Labyrinth, Oxford 1935.

(45) S. H. Hooke, Ritual and Kingship, Oxford, 1958, p. 261 sg.28

ERNESTO DE MARTINO

rituali assunsero un modello adattato ai bisogni di una civiltà urbana e di una struttura sociale di cui il re è al centro (46).

Per quanto la scuola miticorituale si lasciò talora fuorviare da una unilaterale accentuazione del momento [...]

[...]zione ciclica del divenire che fu propria del mondo

(50) G. van der Leeuw, Urzeit und Endzeit, in « Eranos Jahrbuch », XVII (1949), p. 25.

(51) G. van der Leeuw, Phànomenologie der Religion, 19562, p. 438.MITO, SCIENZE RELIGIOSE E CIVILTÀ MODERNA

31

greco (52); e il Lommel, in una prospettiva diversa, aveva sottolineato che i popoli arii mancavano del senso della cronologia, mentre alcune civiltà religiose del vicino Oriente, come l’Egitto, la Persia, Israele, cominciarono ad aprirsi alla coscienza della storia nella forma rudimentalissima di coscienza cronologica delle geneaologie e delle successioni di regni. Il Lommel osservava inoltre che questa nuova sensibilità del tempo germinata nell’Oriente vicino ricevette nella tradizione giudaicocristiana un incremento così decisivo da rendere familiare per noi l’idea che sia databile anche l’evento della incarnazione di Dio (53). Il riconoscimento del particolare carattere del rapporto fra tempo e Cristianesimo giunse a maturazione soprattutto durante gli anni che seguono immediata[...]



da Franco Cagnetta, Inchiesta su Orgosolo. Parte prima: Orgosolo antica [e appunti di Ernesto De Martino sul pianto rituale sardo] in KBD-Periodici: Nuovi Argomenti 1954 - 9 - 1 - numero 10

Brano: [...]econdo giubbetto » 6.000

la benda » 15.000

zucchetto » 1.500

sottoveste » 1.500 Panello del nome (con iniziali)

gr. 50 d’oro » 15.000

i bottoni d’oro gr. 50 » 75.000

fermaglio d’oro » 10.000

corona di rosario in madreperla » 9.000

scarpe a stivaletto nere » 4.500

scarpe a stivaletto gialle » 4.5006

FRANCO CAGNETTA

sua unità, una fusione conseguita in Orgosolo e, nell’insieme, sembra precedere Israele, Babilonia, Egitto, come in un’epoca comune ai primitivi, oscuri aborigini Mediterranei.

In tutto il paese si incontrano quelle donne, in costume antico, in costume moderno, sedute ferme, impietrate sulle vie, o in continuo movimento intorno alle fontane, con le anfore in testa, che portano sempre con estrema eleganza. Le vedi anche in corsa, in affanno, per motivi che non è dato intuire, ma sempre, certamente, in faccende, mai a passeggio per diletto.

È il primo, profondo segno di quel popolo
Sullo spiazzo in fondo al paese, di fronte al precipite, gigante monte di Oliena, stanno invece, quasi tutti i g[...]

[...]or antenati, ché, nei dì delle sacre feste e nozze e di balli, gli uomini si ugnessero capelli, faccia e barba, e le donne colla faccia e le trecce ugnessero i pepli.

E che questa sia pratica vetustissima orientale, e poscia de’ Fenici e dai Pelasgi tradotta in ponente, noi il veggiamo dalle ghiande e dai vasetti unguentari babilonici, assiri, egiziani, ed anco etra90

FRANCO CAGNETTA

schi e tirrenii che si rinvengono nelle necropoli di Egitto e nei monumenti d’Etruria » (30).

Nell’Archivio di Stato di Cagliari, secondo le notìzie che traggo dall’inventario di Silvio Lippi devono essere conservati alcuni documenti che non ho potuto consultare e che risultano dalla indicazione : « Marchesato di Orani. Causa delimitazione territorio. Memorie 17081831 » (31). Ho potuto consultare, invece, i documenti su Orgosolo della Commissione parlamentare di Inchiesta PaisSerra conservati nel Fondo Depretis delPArchivio di Stato di Roma, che contengono:

1) Una « Statistica degli oziosi, vagabondi e altre persone sospette » del 4 giugno 1869 [...]



da Ernesto De Martino, Perdita della presenza e crisi del cordoglio in KBD-Periodici: Nuovi Argomenti 1958 - 1 - 1 - numero 30

Brano: [...] vivente, come l’altro da cui noi siamo nati. Nel quadro di queste considerazioni si spiega perché la nostra scelta è caduta sui rituali funebri del mondo antico, e sulle figurazioni mitiche che vi si ricollegano. Tuttavia al fine di una maggiore individuazione storiografica ci è sembrata necessaria una ulteriore delimitazione dell’argomento. Fra i vari momenti degli antichi rituali funebri spicca come loro nota costante il lamento funebre: dall’Egitto alla Mesopotamia, da Israele ad Atene e a Roma il lamento riveste una importanza culturale di primo piano. In ciascuna di queste civiltà esso fu sottoposto ad elaborazioni diverse, sollevandosi in Egitto al lamento di Iside e Nephtys per Osiride, in Israele trasponendosi nella qulnà profetica, alimentando in Grecia l’epos, la tragedia e la Urica della morte, e da per tutto collegandosi con determinati valori politici e sociali (lamentazioni collettive per il re o per il signore o per l’eroe). Ma c’è di più: il lamento funebre rituale si collega saldamente, nel mondo antico, al mito del nume che muore e che risorge, cioè a uno dei temi più importanti delle antiche civiltà religiose del Mediterraneo: questo rapporto è così organico da impedire di considerare l’antico lamento per i morti al di f[...]


Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine Egitto, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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