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tipologia: Analitici; Id: 1543200


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Tipologia Documento di Convegno
Titolo [I Documenti del convegno. Appunti per le relazioni e Comunicazioni] A. Sabetti, Il rapporto uomo-natura nel pensiero del Gramsci e la fondazione della scienza
Responsabilità
Sabetti, Alfredo+++   autore+++   
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Alfredo Sabetti
IL RAPPORTO UOMO-NATURA NEL PENSIERO DEL GRAMSCI E LA FONDAZIONE DELLA SCIENZA
L'atteggiamento assunto dal Gramsci di fronte a questa ptoblema s'inserisce nella lotta che egli svolge nei suoi Quaderni contro la cultura e le concezioni filosofiche dominanti nell'Italia del tempo in piena coerenza con le premesse metodologiche e ideologiche del suo marxismo. Tuttavia ciò non comporta puramente e semplicemente il rifiuto del pensiero idealistico in merito al problema del valore della scienza, ma implica contemporaneamente una revisione dell'atteggiamento che alcuni esponenti del pensiero marxista avevano avuto nei confronti del problema stesso. S'intende che per il Gramsci il problema non può sussistere sotto il profilo puramente teorico, ma s'inserisce nel processo di organizzazione della cultura in stretta dipendenza dalla situazione storica effettiva quale è determinata di volta in volta dai rapporti strutturali.
In primo luogo occorre tener presente il fatto che per il Gramsci, in quanto marxista, il problema di una scienza della natura si pone di necessità come problema dell'accordo tra scienza e filosofia. Nella società borghese, egli sostiene, il dissidio tra scienza e filosofia si spiega per le limitazioni stesse, che la cultura borghese subisce, in quanto espressione di una società divisa in classi; e il crocianesimo del resto rappresenta la piena conferma di tale assunto. Per un marxista invece non può esservi dissidio tra scienza e filosofia, in quanto l'una e l'altra vanno inquadrate in una visione « totale » della realtà, corrispondente ad una forma di cultura non piú espressione ideologica degli interessi di una determinata classe sociale, ma dell'umanità intera. La quale ha superato il presupposto
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classista, proprio della società borghese, e rivolge la sua attenzione all'ambiente sociale e naturale in cui vive e in cui quell'umanità si compie appieno senza differenze e dissidi. Cosí il Gramsci ci appare particolarmente acuto nel fare l'analisi di una certa situazione, che si era venuta a determinare nella cultura italiana tra la prima e la seconda guerra mondiale e nel denunziare le tare di una particolare organizzazione della cultura, di cui ancora oggi risentiamo le conseguenze. K Le correnti filosofiche idealistiche — egli scrive — (Croce e Gentile) hanno determinato un primo processo di isolamento degli scienziati (scienze naturali o esatte) dal mondo della cultura. La filosofia e la scienza si sono staccate e gli scienziati hanno perduto molto del loro prestigio. Un altro processo di isolamento si è avuto per il nuovo prestigio dato al cattolicesimo e per il formarsi del centro neoscolasti•co. Cosí gli scienziati " laici " hanno contro la religione e la filosofia piú diffusa: non può non avvenire un loro imbozzolamento e una " denutrizione " dell'attività scientifica che non può svilupparsi isolata dal mondo della cultura generale... Questo disgregarsi dell'unità scientifica, del pensiero generale, è sentita: si è cercato di rimediare elaborando, anche in questo campo, un " nazionalismo " scientifico, cioè sostenendo la tesi della " nazionalità " della scienza. Ma è evidente che si tratta di costruzioni esteriori estrinseche, buone per i congressi e le celebrazioni oratorie, ma senza efficacia pratica... Il pericolo piú grande pare essere rappresentato dal gruppo neoscolastico, che minaccia di assorbire molta attività scientifica sterilizzandola, per reazione all'idealismo gentiliano » 1.
Se non è passibile accettare la posizione assunta dall'idealismo nei confronti della scienza, il rapporto uomo-natura e la conseguente fondazione della stessa scienza non possono implicare per il Gramsci il ritorno puro e semplice alle posizioni del positivismo e dello scientismo del secolo scorso, alle concezioni cioè di un materialismo acritico e dogmatico, nel quale quel rapporto non è visto in funzione dell'azione costante che l'uomo esercita sul suo ambiente naturale per modificarlo ed assoggettarlo ai suoi fini umani, ma sulla base dell'accettazione della teoria evoluzionistica intesa nel suo significato meccanico e deterministico. Anzi il Gramsci reagisce a tale tendenza che indubbiamente si delinea nelle forma-
1 I., pp. 46-47.
Alfredo Sabetti 245
zioni culturali marxistiche piú superficiali e meccaniche, quando denun- zia la presentazione che si fa nel Manuale popolare di sociologia marxista del Bukharin della concezione oggettivistica della realtà del mondo esterno, presentazione da lui definita appunto acritica, quale quella del peggiore positivismo'. Egli reagisce contro la posizione che le scienze naturali ed esatte possono venire ad assumere « nel quadro della filosofia della prassi di un quasi feticismo, anzi della sola e vera filosofia o conoscenza del mondo » 2. Appellarsi al senso comune, per sostenere in nome di esso la cosí detta « realtà del mondo esterno », sostiene il Gramsci, contro il soggettivismo e l'idealismo che quella realtà tendono a negare, « ha unsignificato piuttosto " reazionario ", di ritorno implicito al sentimento. religioso » 3. « Poiché tutte le religioni hanno insegnato e insegnano che il mondo, la natura, l'universo è stato creato da Dio prima della creazione dell'uomo e quindi l'uomo ha trovato il mondo già bell'e pronto, catalogato e definito una volta per sempre, questa credenza — scrive il. Gramsci — è diventata un dato ferreo del " senso comune " e vive con. la stessa saldezza anche se il sentimento religioso è spento e sopito » 4.
Bisogna d'altra parte riconoscere che « la concezione soggettivistica è, propria della filosofia moderna nella sua forma piú compiuta e avanzata, se da essa e come superamento di essa è nato il materialismo storico, che nella teoria delle superstrutture pone in linguaggio realistico e stori-cistico ciò che la filosofia tradizionale esprimeva in forma speculativa.... Fa anzi maraviglia che il nesso tra l'affermazione idealistica che la realtà del mondo è una creazione dello spirito umano e l'affermazione della storicità e caducità di tutte le ideologie da parte della filosofia della. prassi, perché le ideologie sono espressioni della struttura e si modificano. col modificarsi di essa, non sia stato mai affermato e svolto convenientemente» 5. Il Gramsci rivendica in tal modo l'origine del materialismo storico, il suo carattere storicistico ed umanistico in contrasto con ogni forma di materialismo meccanicistico negatore implicitamente dell'effet
1 M. S., p. 118 sgg.
2 M. S., p. 139.
3 M. S., p. 138.
4 M. S., p. 138.
5 M. S., p. 139.
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tivo valore dell'uomo e ancora legato ad una concezione metafisico-teologica della realtà; egli pone in rilievo l'intimo nesso esistente tra le filosofie a carattere idealistico, che hanno avuto il merito di affermare la centralità dell'uomo di fronte alla realtà della natura, anche se quella centralità hanno concepito in senso puramente speculativo, e il pensiero marxistico, che ha saputo sviluppare quella problematica fino alle estreme conseguenze e superare lo storicismo ancora astratto dell'idealismo per fondare il suo concreto umanesimo.
Ma la valutazione positiva del pensiero idealistico, che fa il Gramsci, non implica l'accettazione di una concezione a carattere « soggettivistico », come egli stesso si esprime, in opposizione al feticismo scientifico e al materialismo deterministico, e quindi l'adesione al punto di vista dell'idealismo per quel che riguarda il rapporto uomo-natura; anzi « occorre dimostrare — egli scrive — che la concezione " soggettivistica ", dopo aver servito a criticare la filosofia della trascendenza da una parte e la metafisica ingenua del senso comune e del materialismo filosofico, può trovare il suo inveramento e la sua interpretazione storlcistica solo nella concezione delle superstrutture, mentre nella sua forma speculativa non è altro che un mero romanzo filosofico » 1. Allo storicismo mistificato dell'idealismo sottentra l'autentico storicismo, quello marxista, per il quale la scienza della natura acquista il suo vero valore legata com'è al processo stesso della storia, ideologia essa stessa, che si svolge in funzione del rapporto effettivo che l'uomo concreto pone con il suo ambiente naturale e sociale.
Il rapporto uomo-natura non può per il Gramsci essere spiegato dal punto di vista dell'idealismo, che quel rapporto considera in funzione si della centralità dell'uomo rispetto alla realtà oggettiva, ma dell'uomo inteso come spirito astratto, in modo da determinare per conseguenza quella scissione tra filosofia e scienza, che riduce i concetti scientifici a pseudo-concetti ed esclude la storia della scienza dal processo stesso della storia in quanto sviluppo dello spirito. Questa posizione corrisponde sul pi no ideologico ad una determinata fase storica, esprime sul piano concettuale le esigenze di una società divisa in classi, in cui gli intellettuali si pon- gono come un'élite, la quale consacra ideologicamente quell'antitesi tra teoria e prassi, a cui corrisponde la divisione tra lavoro intellettuale e
1 M. S., p. 141.
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lavoro manuale e l'esistenza di classi subalterne escluse dalla direzione economica e politica della società. In effetti sia le filosofie idealistiche che quelle che si ispirano al materialismo deterministico e professano una sorta di feticismo scientifico hanno escluso la scienza dalla storia, nel senso che non hanno saputo concepire la scienza stessa come mezzo per dare all'uomo l'effettivo dominio sulla natura, per attuare quell'integrazione dell'uomo stesso nel suo ambiente naturale, che è indispensabile per la realizzazione di una migliore forma di società e per liberare l'umanità da ogni forma di soggezione.
Per il Gramsci, la scienza è, marxisticamente, un processo storico di cui tutte le fasi e posizioni vanno comprese e valutate realisticamente, cioè storicamente. Non si tratta di trovare ciò che è eternamente vero e discriminarlo da ciò che è eternamente falso, ma si tratta di impadronirsi della dialettica del reale, cosí come storicamente è dato a noi di perfezionarla dal punto di vista conoscitivo e introdurvisi dentro per trasformare questa realtà, saldando il distacco tra teor_a e pratica. Non c'è niente di assolutamente ed inequivocabilmente vero; c'è solo una storia della conoscenza scientifica che fa parte della storia dell'umanità ed è da questa condizionata. « Porre la scienza a base della vita, fare della scienza la concezione del mondo per eccellenza, quella che snebbia gli occhi da ogni illusione ideologica, che pone l'uomo dinanzi alla realtà cosí come essa è, significa ricadere nel concetto che la filosofia della prassi abbia bisogno di sostegni filosofici all'infuori di se stessa. Ma in realtà anche la scienza è una superstruttura, un'ideologia » 1.
Una volta concepita la scienza come ideologia, legata nel suo processo alle trasformazioni strutturali della società, l'accettazione da parte del pensiero di ispirazione marxista in un determinato momento del processo storico della concezione meccanicistica e positivistica della scienza, si giustifica per il Gramsci quando si pensi che quell'accettazione coincide con un periodo della lotta sociale, in cui il proletariato non aveva ancora assunto una funzione egemonica nella società dell'epoca, e l'ideologia marxista ritrovava pertanto nel determinismo scientifico il mezzo per giustificare la sua fede nell'ineluttabilità del progresso, che avrebbe dovuto determinare naturalmente un mutamento dei rapporti sociali. « Si può osservare — scrive il Gramsci -- come l'elemento deterministico, fata-
1 M. S., p. 56.
17.
248 I documenti del convegno
listico, meccanicistico sia stato un " aroma " ideologico immediato della filosofia della prassi, una forma di religione e di eccitante (ma al modo degli stupefacenti), resa necessaria e giustificata storicamente dal carattere " subalterno " di determinati strati sociali. Quando non si ha l'iniziativa nella lotta e la lotta stessa finisce quindi con l'identificarsi con una serie di sconfitte, il determinismo meccanico diventa una forza formidabile di resistenza morale, di coesione, di perseveranza paziente e ostinata... La volontà reale si traveste in un atto di fede in una certa razionalità della storia, in una forma empirica e primitiva di finalismo appassionato che appare come un sostituto della predestinazione, della provvidenza, ecc. delle religioni confessionali » 1.
Siamo in un periodo, in cui, per opposte ragioni, l'atteggiamento della cultura marxista e quella della cultura borghese in merito al valore da dare alla scienza coincidono. Il feticismo scientifico positivistico, accettato da una certa parte del pensiero marxista nel secolo scorso, è condiviso dalla borghesia dell'epoca. La quale, nel determinismo meccanicistico della scienza positiva, trova modo di esaltarsi come forza naturale, come ordine costituito. Si potrebbe dire che il determinismo meccanicistico del positivismo rappresenti l'ideologia culturale della borghesia all'acme della potenza politica ed economica, tra la prima e la seconda metà del secolo scorso, allorché essa è tutta volta all'affermazione del dominio dell'uomo sulla natura attraverso la potenza tecnica e l'organizzazione industriale in un momento, in cui fare della scienza il fondamento essenziale di tutta la visione del reale significava opporsi al vacuo e vuoto spiritualismo dell'età della Restaurazione ed affermare in tal modo una nuova Weltanschauung piú rispondente agli interessi del nuovo ceto industriale e commerciale. Ben presto però la cultura borghese ha rinnegato le concezioni positivistiche per ripiegare su ben diverse posizioni. L'empirio-criticismo e l'idealismo esprimono questo mutato atteggiamento, per il quale al feticismo della scienza del periodo positivistico si è sostituito da parte della cultura borghese, o almeno di gran parte di essa, lo scetticismo nel valore obiettivo della conoscenza scientifica. Ciò si spiega col mutamento verificatosi nella struttura economica e sociale. La borghesia imperialistica della prima metà del Novecento ha ripudiato il feticismo scientifico propugnato dalla cultura borghese liberale del secolo prece-
1 M. S., pp. 13-14
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dente per ripiegare verso ideologie culturali piú confacenti alla nuova posizione reazionaria e conservatrice da essa assunta nei confronti del proletariato.
Ma proprio per questo, proprio perché il proletariato ha assunto, malgrado le dittature fasciste, in questo secolo XX, una funzione rivoluzionaria di gran lunga piú importante e decisiva per il corso della storia di quella, da esso avuta nel secolo procedente, il marxismo deve ripudiare il meccanicismo scientifico. « Quando il " subalterno " diventa dirigente e responsabile dell'attività economica di massa — scrive i1 Gramsci —il
meccanicismo appare a un certo punto un pericolo imminente, avviene una revisione di tutto ii modo di pensare perché è avvenuto un mutamento nel modo sociale di essere. I limiti e il dominio della " forza delle cose" vengono ristretti: perché? Perché, in fondo, se il subalterno era ieri una cosa, oggi non è piú una cosa ma una persona storica, un protagonista, se ieri era irresponsabile perché " resistente " a una volontà estranea, oggi sente di essere responsabile perché non piú resistente ma agente e necessariamente attivo e intraprendente » 1. Cosí la scienza viene ricondotta alla vita e all'attività dell'uomo, viene in altri termini riconosciuto il valore « umano » della scienza, il che significa riconoscere concretamente quella centralità dell'uomo rispetto alla realtà esterna, che le filosofie « soggettivistiche » di tipo idealistico gli riconoscono su di un piano puramente spirituale, senza cioè considerare l'interazione uomo-mondo dal punto di vista attivo e concreto.
Oggetto della scienza d'altra parte non è il cosmo in sé metafisicamente inteso, ma il rapporto tra l'uomo e la realtà. « Se le verità scientifiche non sono neanche esse definitive e perentorie, anche la scienza è una categoria storica, è un movimento in continuo sviluppo. Solo che la scienza non pone nessuna forma di " ,inconoscibile " metafisico — scrive il Gramsci —, ma riduce ciò che l'uomo non conosce a una empirica " non conoscenza " che non esclude la conoscibilità, ma la condiziona allo sviluppo degli strumenti fisici e allo sviluppo dell'intelligenza storica dei singoli scienziati. Se è cosí, ciò che interessa la scienza non è tanto dunque l'oggettività del reale, ma l'uomo che elabora i suoi metodi di ricerca, che rettifica continuamente i suoi strumenti materiali che rafforzano gli organi sensori e gli strumenti logici (incluse le matematiche) di
1 M. S., p. 14.
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discriminazione e di accertamento, cioè la cultura, cioè la concezione del mondo, cioè il rapporto tra l'uomo e la realtà con la mediazione della tecnologia. Anche nella scienza, cercare la realtà fuori degli uomini, inteso ciò nel senso religioso e metafisico, appare niente altro che un paradosso. Senza l'uomo, cosa significherebbe la realtà dell'universo? Tutta la scienza è legata ai bisogni, alla vita, all'attività dell'uomo. Senza l'attività dell'uomo, creatrice di tutti i valori, anche scientifici, cosa sarebbe 1'" oggettività"? Un caos, cioè niente, il vuoto, se pure cosí si può dire, perché realmente, se si immagina che non esiste l'uomo, non si può immaginare la lingua e il pensiero. Per la filosofia della prassi l'essere non può esser disgiunto dal pensare, l'uomo dalla natura, l'attività dalla materia, il soggetto dall'oggetto; se si fa questo distacco si cade in una delle tante forme di religione o nell'astrazione senza senso » 1.
Ci pare che questo passo, malgrado la perplessità che può ingenerare la affermazione che l'oggettività senza l'attività dell'uomo sarebbe il caos o il nulla, sia abbastanza chiaro ed esplicito al fine di porre a fuoco la posizione assunta dal Gramsci in merito al valore della scienza e al problema del rapporto uomo-natura. Quell'oggettività riportata al pensiero e all'azione dell'uomo non ha nulla a che vedere con l'oggettività della natura risolta idealisticamente nell'attività dello spirito, ma vuole indicate il fatto incontestabile che non può esistere scienza là dove l'uomo non abbia sviluppato i mezzi idonei ad attuare il suo dominio sulla realtà naturale, in cui vive e di cui è parte, e rivendicare alla scienza stessa il suo carattere tecnico-pratico senza per questo ridurla ad una mera giustapposizione e somma di nozioni o fatti empirici. u La formulazione di Engels che " l'unità del mondo consiste nella sua materialità dimostrata... dal lungo e laborioso sviluppo della filosofia e delle scienze naturali " contiene appunto il germe della concezione giusta, perché si ricorre alla storia e all'uomo per dimostrare la realtà oggettiva. Oggettivo significa sempre — scrive il Gramsci — " umanamente oggettivo ", cid che può corrispondere esattamente a " storicamente soggettivo ", cioè oggettivo significherebbe " universale soggettivo " » 2. L'oggettività della scienza, in altri termini, è una oggettività storicamente legata alla presenza dell'uamo e alla sua attività gnoseologico-produttiva, ed è sempre dipendente dall'at-
1 M. S., p. 55 sgg. Il corsivo è nostro.
2 M. S., p. 142.
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tività teoretica che collega i fatti e le osservazioni in una visione generale del mondo la quale è appunto una visione umana, cioè storica e quin• di umanamente soggettiva. « E indubbio — aggiunge il Gramsci — che l'affermarsi del metodo sperimentale separa due mondi della storia, due epoche e inizia il processo di 'dissoluzione della teologia e della metafisica,
e di sviluppo del pensiero moderno, il cui coronamento è nella filosofia della prassi. L'esperienza scientifica è la prima cellula del nuovo metodo di produzione, della nuova forma di unione attiva tra l'uomo e la natura. Lo scienziato-sperimentatore è anche un operaio, non un puro pensatore e il suo pensare è continuamente controllato dalla pratica e viceversa, finché si forma l'unità perfetta di teoria e pratica » 1.
Se non si può ammettere l'obiettività assoluta delle leggi scientifiche, perché questo finirebbe col negare alla scienza stessa il valore storico e quindi umano che il Gramsci le dà, ciò non implica affatto che esse abbiano valore puramente prammatico, e, se la polemica del Gramsci si volge essenzialmente verso le concezioni materialiste del Bukharin ed egli tende a distinguere nettamente l'atteggiamento del pensiero marxista di fronte al problema indicato da quello assunto dal positivismo e dal materialismo meccanicistico, ciò non implica l'adesione all'idealismo,
e ci pare di aver messo sufficientemente in luce l'essenziale differenza tra le concezioni dell'idealismo e quelle del materialismo storico, cosí come appare chiaro dall'attenta lettura degli scritti del Gramsci. Ma a conferma di questa tesi, sarà utile ricordare un passo, in cui egli, in polemica con il Lukàcs, riconferma la sua posizione coerentemente marxista in merito al problema dei rapporto uomo-natura: « È da studiare — egli scrive — la posizione del prof. Lukàcs verso la filosofia della prassi. Pare che il Lukàcs affermi che si può parlare di dialettica solo per la storia degli uomini e non per la natura. Può aver torto e può aver ragione. Se la sua affermazione presuppone un dualismo tra la natura e l'uomo egli ha torto perché cade in una concezione della natura propria della religione
e della filosofia greco-cristiana e anche propria dell'idealismo, che red-mente non riesce a unificare e mettere in rapporto l'uomo e la natura altro che verbalmente. Ma se la storia umana deve concepirsi anche come storia della natura (anche attraverso la storia della scienza) come la dialettica può essere staccata dalla natura? Forse il Lukàcs, per reazione alle
1 M. S., p. 143
1
252 1 documenti del convegno
teorie barocche del Saggio popolare, è caduto nell'errore opposto, in una forma di idealismo » 1. Per il Gramsci, cosí come per Marx, l'uomo e la natura non sono infatti congiunti soltanto verbalmente, come per gli idealisti (si pensi alla natura concepita come estraniazione dell'autocoscienza o come prodotto dell'idea), ma l'uomo stesso è natura. Si ricordi quanto Marx scriveva a tal proposito nei suoi Manoscritti economico-filosofici del 1844, allorché affermava: « La natura è il corpo inorganico dell'uomo. Che l'uomo vive nella natura vuol dire che la natura è il suo corpo, con cui deve stare insieme in costante progresso per non morire. Che la vita fisica e spirituale dell'uomo sia congiunta con la natura non significa altro che la natura è congiunta con se stessa, perché l'uomo è una parte della natura » 2.
Cosí per il Gramsci il problema del rapporto uomo-natura è risolto in base alle premesse storicistiche ed umanistiche di un marxismo ripensato alla luce delle sue esperienze di uomo di cultura e di lotta, e la scienza è vista da lui nella sua autentica funzione di riscatto dell'uomo dalla soggezione ad un mondo, che gli sarà tanto piú ostile e nemico, quanto piú gli sarà ignoto, ma di cui egli non potrà trionfare se non quando avrà realizzato una conoscenza reale di quel mondo stesso « in un sistema culturale unitario ». « Ma questo processo di unificazione storica — aggiunge il Gramsci — avviene con la sparizione delle contraddizioni interne che dilaniano la società umana, contraddizioni che sono la condizione della formazione dei gruppi e della nascita delle ideologie non universali concrete ma rese caduche immediatamente dall'origine pratica della loro sostanza » 3; e il processo stesso della scienza appare perciò legato alle trasformazioni strutturali, cosí come il trionfo dell'uomo sulla natura, il suo effettivo dominio sull'ambiente naturale si ,potrà realizzare in stretta connessione con l'attuazione di una società nuova, che attui la liberazione dell'uomo da ogni forma di schiavitú e di soggezione.
1 M. S., p. 145.
2 K. MARX, Manoscritti economico-filosofici del 1844, Torino, 1949, p. 88 sgg.
3 M. S., p. 142.
 
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in: Catalogo ISBD(G); Id: 1+++
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Livello Bibliografico Monografia+++
Tipologia testo a stampa
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Titolo della pubblicazione Studi gramsciani
Titoli e responsabilità
Studi gramsciani   atti del convegno tenuto a Roma nei giorni 11-13 gennaio 1958  Istituto Antonio Gramsci+++   promotore+++    Primo convegno Internazionale di Studi Gramsciani tenuto a Roma nei giorni 11-13 gennaio 1958+++ {Primo convegno Internazionale di Studi Gramsciani tenuto a Roma nei giorni 11-13 gennaio 1958 --- Primo convegno Internazionale di Studi Gramsciani tenuto a Roma nei giorni 11-13 gennaio 1958} 
Area della pubblicazione/stampa/distribuzione
Pubblicazione Roma+++ | Editori Riuniti+++ | Anno: 1958


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