Brano: [...]oggiato di lato. Nel buio, nel gelo, [...] e alberi, i due gruppi armati avevano [...] tra loro in un caos indescrivibile e [...] che fischiavano da tutte le parti. Ad un tratto, per [...] luce di una torcia elettrica, avevo visto Paolo Zardo [...] «Paese Sera» che cercava di traversare una [...] bene conto di quello che stava accadendo. Allora mi ero messo [...] un pazzo: «Paolo, Paolo, buttati giù. [...] sparano tutti». Il colonnello Mori, mi [...] il cappotto per mettermi al riparo. Ma io continua[...]
[...]den verde in quella [...] di freddo paura e angoscia. Caro Paolo, quanto lavoro [...] in nome della verità, della giustizia. E con la profonda [...] combattendo per una Italia migliore, contro le [...] il golpismo imperante e per la democrazia [...] paese. Ma di quale giornalismo [...] si va raccontando? [...] le trame nere e [...] dei brigatisti rossi che, stranamente, sparavano ai [...] onesti o a semplici carabinieri e poliziotti [...] e mezzo al mese. Subito dopo gridavano di [...] «colpito al cu[...]
[...]a il cuore, per [...] sede di tante cose. Il tuo era quello [...] di una persona leale e onesta. Onesta e testarda come [...] i veneziani. Quelli che, quando scelgono, [...] fondo, costi quel che costi. Viene da ridere a [...] cronista e inviato di «Paese Sera» [...] avrebbe voluto lavorare, come atto di fede, [...] vecchi tempi, davano lo stipendio di un [...]. Al grande e diffusissimo «Paese Sera», [...] paga era, invece, quella sindacale. Insomma, eri uno dei [...] in nome di quel tuo essere comunista [...] Pci, di guadagnare ancora di meno, lavorando [...] allora nel giornale di Gramsci e di Togliatti. Ovviamente non ti accontentarono[...]
[...]a [...] Pci, di guadagnare ancora di meno, lavorando [...] allora nel giornale di Gramsci e di Togliatti. Ovviamente non ti accontentarono [...]. Tra i banconi della [...] grandi stanze a vetrate della vecchia sede [...] Taurini, eri necessario per «Paese Sera» che [...] cronisti con i fiocchi che credevano davvero [...] il naso in quel che stavano facendo. A volte, negli intervalli [...] parlavamo fuori, facendo due passi. Ci raggiungeva Gianni Rodari [...] dolcezza, ti diceva di [...]. Eri un comun[...]
[...]...]. Lo facciamo ora. Nato nel 1928, Paolo Zardo, [...] musicisti, era subito entrato in contatto con [...]. Era [...] di essere un veneziano puro, [...] autentico. Nel 1958 era arrivato [...] Roma [...] lo avevano piazzato subito nella cronaca di «Paese Sera». Era curioso, onesto. Scriveva con misura e [...]. Quando aveva in mano [...] riusciva sempre ad arrivare fino in fondo. Dopo una certa attesa (allora [...] era facile [...] lo avevano promosso «inviato di [...] per i grandi fatti». Così, Zard[...]