Brano: Giuseppe Montesano In alcune [...] la ritraggono in quella giovinezza che non [...] Anna Maria Ortese si offre allo sguardo [...] come un aerolito venuto da un altro [...] è un incrocio di operaia anni [...] e di [...] fatale sfacciatamente timida, di [...] vita e di idolo senza età, con [...] ferite non rimarginate e occhi spalancati fissamente [..[...]
[...]e e occhi spalancati fissamente [...] se [...] cupo delle origini o [...] tempesta liberatrice che non verrà. Ma che cosa guardavano [...] Dove era rivolto quello sguardo tra impavido [...] Fissava davvero lo stesso mondo che tutti guardano [...] La Ortese aveva la seconda vista di cui [...] il terzo occhio che nuota sotto la [...] come appaiono, il guizzo di chi coglie [...] un battito di ciglia e la nudità [...] osserva così crudelmente che alla fine persino [...] devono trovare la parola. Ma che co[...]
[...]iuta forse anche a [...] di molti equivoci sul cosiddetto «reportage narrativo» [...] parla a ogni occasione, perché nel momento [...] La lente scura sembra essere proprio un antenato [...] gli volta invece le spalle e felicemente [...] in altro. La Ortese era spinta da [...] doppio movimento di [...] da una parte il bisogno [...] lacerare il velo che copre la realtà, [...] quello di inventare attraverso le [...] realtà più vera di quella [...] a tutti sembrava [...] possibile. In una tarda prefazione[...]
[...]] la cosiddetta realtà: il [...] che sorgono nel tempo, e dal tempo [...]. Questa realtà era per [...] allucinante». Ma nei pezzi di [...] che compongono La Lente scura fu proprio [...] febbrile di insoddisfazione immedicabile verso la realtà, [...] Ortese toccò i limiti sia della narrativa che [...] il mondo mentre invece non fa che [...] di ogni presunta capacità della scrittura di [...] con più «buonsenso» e con più «obiettività» [...]. Ma quale buonsenso e [...] mai far fronte allo strapotere dell[...]
[...]i ogni presunta capacità della scrittura di [...] con più «buonsenso» e con più «obiettività» [...]. Ma quale buonsenso e [...] mai far fronte allo strapotere della realtà, [...] che le superfici hanno di accecare gli [...] loro evidenza fasulla? La Ortese più importante [...] sepolta, di Il mare [...] Napoli, di questo La lente scura e da [...] anche di Corpo celeste e di Alonso [...] sente con tutto il proprio corpo che [...] e ingannevole è dentro la realtà stessa, [...] può smascherare solo attrav[...]
[...]della Lente [...] immeschinite da piccoli narcisismi [...] senza nessuna finta umiltà [...] minimalismo degli eterni minorenni per dire «io» [...] colpa, ma con [...] radicale di chi sente [...] mettere la superbia conoscitiva al livello delle [...] Ortese che dice «io» a ogni riga [...] dare la parola al contrario [...] al mondo. Ma ciò che appare davanti [...] suoi occhi è il mondo come lo vedono solo [...] poeti: [...] del realismo scemo succube di [...] che imita, [...] del [...] «così [...]. È pe[...]
[...]a [...] ormai nella psiche stessa, nelle cellule [...] nella [...] biologia. [...] continua per il mondo [...] mondo che sembra a tratti [...] di un demiurgo indifferente [...] è il pozzo nero da cui affiora [...] cuore che aguzza la scrittura della Ortese, [...] strada in mezzo al soffocamento per arrivare [...] per arrivare come lei stessa scrisse là [...] è un respiro». Ma per trovare questo [...] finalmente a essere umano, il poeta è [...] nelle cantine [...] senza ripari: e da [...] è costretto a[...]
[...] lei stessa scrisse là [...] è un respiro». Ma per trovare questo [...] finalmente a essere umano, il poeta è [...] nelle cantine [...] senza ripari: e da [...] è costretto a guardare, ma a sentire [...] tutti gli altri esiliati. Nella visione della Ortese [...] del mondo operata dai forti a danno [...] totale, perché ad essa partecipano tutte le [...] e metafisica si stringono al collo [...] in un solo nodo [...]. [...] sepolta appare un dio [...] che somiglia a quello [...] il pupazzo del mondo in u[...]
[...] economica, della [...] come summa [...]. Senza valore economico non [...] né quindi riconoscimento, né quindi esenzione dal [...] strazio esercitati dai forti sui deboli. La libertà, oggi, è [...] del diritto di forza, la forza economica, [...]. La Ortese più grande [...] centro esatto della contraddizione tra bellezza e [...] caos per essere fedele alla verità ultima [...] la non dicibile faccia del bene. I momenti superbi di La [...] suoi libri che hanno [...] la sfida della realtà, sono belli fino[...]
[...]centro esatto della contraddizione tra bellezza e [...] caos per essere fedele alla verità ultima [...] la non dicibile faccia del bene. I momenti superbi di La [...] suoi libri che hanno [...] la sfida della realtà, sono belli fino [...] in essi la Ortese ha adoperato i [...] per arrivare oltre la poesia, in un [...] è solo estetico ma che senza [...] sarebbe irrecuperabile alla modernità [...] è toccata in sorte. Il suo amore per [...] forme e per il potere [...] della poesia era così [...] a volte [...]
[...]«fare poesia» direttamente con il [...] così Il cardillo addolorato [...] freni alla favola pura e finiva con [...] maniera da anime belle temi trattati in [...] «ideologia» e con più ambigua e sfaccettata [...]. Perché accadeva questo? Perché [...] Ortese [...] poesia autentica nasceva solo dal suo contrario, [...] di perenne sbattere la testa contro un [...] che si accende quando una pietra si [...] o un pensiero si scontra con il [...]. Pochi scrittori contemporanei hanno [...] il fantasma della Be[...]
[...][...] neutralità della Natura: allora per lei la Natura stessa [...] mettersi in moto, deve scoprirsi umana così come [...] deve imparare da essa [...] non [...] inflitta da una necessità naturale [...] a Dio sullo stesso altare dove regna [...]. La Ortese invocò giovanissima [...] fine la forza poetica come guarigione del [...] bastare [...] a cambiare la realtà? La [...] di La lente scura o di Il [...] Napoli valeva infiniti trattati di sociologia e [...] non era sufficiente, perché alla giustizia d[...]
[...]scura o di Il [...] Napoli valeva infiniti trattati di sociologia e [...] non era sufficiente, perché alla giustizia della [...] preferibile la giustizia della realtà: «Il più [...] giustizia (non [...] dire verità o compassione) [...] libro». [...] Ortese aveva riconosciuto come Elsa Morante [...] omicida [...] occidentale inebriata nella Tecnica e [...] Progresso, [...] convinto che il profitto sanerà [...] ferita inferta alla natura e [...] beato di spingere la [...] colonizzazione fin dentro gli u[...]
[...]vinto che il profitto sanerà [...] ferita inferta alla natura e [...] beato di spingere la [...] colonizzazione fin dentro gli ultimi [...] umani. A una intervistatrice, che [...] attacco [...] unilaterale concludeva a un [...] più «di sinistra», la Ortese rispose: «Ma [...]. Sogno la resurrezione dei Padri [...] tutti i morti [...]. Ma per conservare senso [...] bianca tra nuvole basse» che era per [...] bisognava sospettare della Storia come della Natura, [...] sempre più in basso, [...] da ogni ten[...]
[...].] di violenza intellettuale, [...] esistenza dove la ragione [...] riconcilierà col corpo, [...] nella [...] vista a Genova o [...] Alonso e i visionari, e ancora più [...] splende «lo sguardo mite degli Ultimi». Era un luogo reale [...] Anna Maria Ortese? O esisteva soltanto [...] delle sue frasi, nel [...] della [...] prosa? Non è importante [...] ora, e certo non può essere fatto [...] di esilio» che abitiamo, non dal ventre [...] mediatico diventato interiore che trasforma in menzogna [...] possi[...]
[...]ssere fatto [...] di esilio» che abitiamo, non dal ventre [...] mediatico diventato interiore che trasforma in menzogna [...] possibile verità. Per ora e per [...] da provare a leggere come ne andasse [...] ha scritto per salvarsi e salvare la [...] Ortese e con gli altri nomadi in [...] avvelenata, via di [...] con tutti i messi [...] anche solo nella patria miserabile delle parole, [...] mette insieme per sapere, [...] di fiammella della poesia che manca. Dal ritratto di don Milani [...] in Urss: [.[...]